Da fine aprile la gita toccherà anche la Conca Fallata
Naviglio Pavese, dopo 88 anni si avvera il sogno
Restaurata la Conchetta, le barche tornano in Chiesa Rossa. E da
domenica partono i tour guidati lungo gli storici canali
La Conchetta (Fotogramma)
I portoni in legno della Conchetta fendono l'acqua lentamente, la
barchetta a pannelli solari entra sicura nella chiusa. Venti minuti
per abbassarsi di livello, mentre a lato si sente lo scroscio
provocato dal salto. Poi tocca al taxi veneziano. Tutto ok. Si può
procedere per altri due chilometri, zona Chiesa Rossa, fino alla
Conca Fallata. Il nome non promette nulla di buono, invece le paratie
in ferro sono un altro piccolo gioiello dell'ingegneria idraulica di
inizio Ottocento. Appoggiato a un parapetto di via Ascanio Sforza,
estraniatosi dai rumori di un traffico del tutto indifferente al
piccolo evento che sta per compiersi, Empio Malara, fondatore e anima
dell'associazione Amici dei navigli, è commosso: un altro traguardo
nella sua lotta ventennale per rivalorizzare i corsi d'acqua milanesi
è stato raggiunto. Dopo 88 anni il Naviglio pavese torna a essere,
seppur per un piccolo tratto, navigabile.
Era infatti dal 1918 che il canale d'acqua più «ostico» della rete
che si dirama dalla città, realizzato in epoca napoleonica e
austriaca dopo secoli di tentativi (vi rinunciò persino Leonardo),
non veniva praticamente più solcato. E la Conchetta, ora restaurata
nella sua struttura in mattoni e legno e automatizzata, era fuori uso
dagli inizi degli anni Sessanta. Da qualche giorno l'acqua è tornata
a scorrere abbondante nei navigli, sommergendo momentaneamente la
puntuale indignazione per la quantità di rifiuti ritrovati durante la
pulitura invernale. Dunque si parte. Appuntamento domenica al numero
66 di Alzaia Naviglio Grande. Qui sono appena terminati i lavori di
restauro della sponda ed è stato allestito l'approdo delle due barche
che faranno il piccolo tour cittadino. Si percorre il Naviglio Grande
fino alla testa e attraverso la Darsena si curva nel Pavese.
Affiancati i barconi dei bar, ecco la prima delle due conche.
Tra andata e ritorno, la gita durerà un paio d'ore, una guida
spiegherà la storia dei Navigli, alla Fallata (raggiungibile fra una
settimana) verrà illustrato il funzionamento della turbina dell'Aem
che produrrà due milioni di kilowattora all'anno, tutta energia
pulita. «L'anno prossimo andremo fino al ponte di Milano Fiori»,
promette Malara. Contemporaneamente, sempre dallo stesso molo, una
barca si dirigerà verso Gaggiano, 13 chilometri tra parchi, cascine e
l'archeologia industriale di gloriose fabbriche, un servizio già
attivo da tre anni. L'altro importante battesimo, il 30 aprile, sarà
fuori città, ad Abbiategrasso. Da quel giorno per tutta l'estate si
salperà per Castelletto di Cuggiono, 18 chilometri nel parco del
Ticino, sette approdi toccando anche Albairate, Cassinetta di
Lugagnano, Robecco sul Naviglio, Magenta e Boffalora in un viaggio
tra vecchi borghi, ville patrizie settecentesche, laghi ricavati
dalle vecchie cave di sabbia e ghiaia: quello scenario di commerci e
svaghi che ebbe per secoli come spina dorsale il Naviglio.
«Sarà una stagione sperimentale, strategica per verificare la tenuta
degli argini al movimento delle barche», precisa Alessandro
Germinario, direttore della Società Navigli Lombardi Scarl. Ma la
consapevolezza è che dopo tanti rimpianti e proclami siamo a una
svolta. «I prossimi tre-quattro anni saranno decisivi. L'ultimo piano
regionale ha per la prima volta messo il turismo tra i punti da
valorizzare nell'economia di tutta la Lombardia, al pari di
agricoltura, industria, artigianato. E per i navigli noi ci affidiamo
a Leonardo. In uno studio presentato alla Bit, il grande scienziato
figura al quarto posto tra i soggetti che identificano Milano nel
mondo, dopo la moda, la Scala e i media. Sarà lui il nostro
testimonial nella creazione di un consorzio turistico dei Navigli che
lanceremo nel 2007». Nata alla fine del 2003, la Società Navigli
Scarl ha come soci la Regione, le Province di Milano e Pavia e 51
comuni. Dispone dei canoni idrici e demaniali, oltre 3 milioni di
euro l'anno in un budget che arriva a 6 milioni grazie ad attività
aziendali di progettazione per terzi.
Con questi soldi, oltre al mantenimento dei corsi d'acqua si stanno
avviando una serie di recuperi. Che si dislocano in tutti i punti
cardinali dell'area lombarda. «Sul Naviglio Pavese riattiveremo il
ponte girevole di Assago e restaureremo la conca di Rozzano. Ma qui
il prossimo passo importante sarà il recupero del tratto tra Pavia e
la Certosa. Bisogna eliminare due ponti a raso, il costo si aggira
sui 15-18 milioni. A ovest riaprirà entro tre anni il canale di
Paderno, che collega l'Adda alla Martesana e che permetterà la
navigazione dal lago di Lecco a Vaprio: 4 milioni di euro su 8 li
abbiamo già, stiamo cercando gli altri. Lo scoglio per la navigazione
sul Naviglio Grande sono le Centrali di Vizzolo e Turbigo. Lavori più
complicati perché ai due impianti non può essere tolta neppure
momentaneamente l'acqua».
L'associazione Locarno-Venezia ogni due anni compie il tragitto tra
la Svizzera e la Laguna per verificare i progressi nella
navigabilità. Nel 2008, con la conclusione dei lavori alla conca
della Miorina che regola l'ingresso del lago Maggiore nel Ticino, e
quella sul Po all'isola Serafini tra Piacenza e Cremona, i 500
chilometri di idrovia saranno tutti percorribili, comprese le
diversioni sul Mincio a Mantova e sui canali ferraresi. «Un
itinerario tra castelli viscontei, gonzagheschi ed estensi da mozzare
il fiato», assicura Malara. Resta ancora fuori Milano. «Il progetto
della navigabilità dei navigli sta in piedi se si autofinanzia. Se le
attività turistiche che stiamo per lanciare riusciranno a
intercettare una minima parte dei soldi che i milanesi spendono per
il tempo libero, in un decennio riusciremo a navigare fino a Pavia».
Dove, per congiungersi al Ticino bisognerà riattivare la spettacolare
Scala d'acqua, una costruzione in blocchi di pietra con sei salti di
cui due accollati) realizzata da Napoleone e in disuso dagli inizi
del Novecento.
«Un capolavoro architettonico, ma le guide di Pavia non ne parlano -
spiega Malara -. È incredibile la rimozione che c'è stata in Italia
sulle opere idrauliche. Eppure sin dal Quattrocento Milano era al
centro di una rete senza eguali in Europa. Il Naviglio grande è stato
il primo canale navigabile del Continente. L'abbondanza di acqua
nella città priva di veri fiumi permise coltivazioni intensive
sperimentali e la fioritura di lavorazioni manifatturiere di
prim'ordine come quella delle armature. Milano grazie all'acqua dei
navigli sfiorò la rivoluzione industriale già alla fine del XV
secolo. Non per niente a quell'epoca aveva 200 mila abitanti contro i
40 mila di Parigi». Alla Darsena sopra il fondo asciutto svetta un
cartellone con un'immagine di barconi alla fonda negli anni Settanta.
L'ultima imbarcazione di sabbia e ghiaia arrivò nel '79. Il «porto»
di Milano riaprirà nel 2008 recuperando la forma ottocentesca più
arrotondata e sarà il quartier generale dei bateau mouche: una nuova
scommessa turistica? Bisogna crederci. Malgrado il degrado attuale e
la puntuale indignazione.
NAVIGLIO PAVESE
Da domenica dalla darsena di Porta Ticinese (Alzaia Naviglio Grande,
66) è possibile provare il passaggio della Conchetta sul Naviglio
Pavese. Dal 30 aprile la gita si estenderà fino alla Conca Fallata,
presso via Chiesa Rossa: in tutto 5 km.
NAVIGLIO GRANDE
Da domenica, dalla darsena a Gaggiano (13 km). Dal 30 aprile il
tratto di 18 km tra Abbiategrasso e Castelletto di Cuggiono.
LE PRENOTAZIONI
Call-center 02/67020288
http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2006/04_Aprile/22/naviglio.
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