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celtegh · Milano celtica
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Milano magica   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #753 di 1120 |

Quando a Milano c’erano le streghe

Tra superstizione e dèmoni, la città conserva una ricca
“archeologia”
del magico

Antichi scritti parlano di acque portentose in Montenapoleone, e di
esorcismi in piazza Missori

A un serpente di bronzo che si trova ancora oggi dentro Sant’Ambrogio,
i fedeli attribuivano proprietà miracolose.


Dèmoni a Porta Genova, acqua miracolosa in Montenapoleone, scongiuri
in piazza Missori, streghe al Quadronno. Sotto il frastuono del
traffico, Milano conserva un ricca archeologia del magico con pochi
uguali in Italia. Lo rivelano gli scritti e li testimonianze di
studiosi e storici locali.
I Visconti, signori di Milano dal 1277 a 1477, furono governanti
dediti alle arti magiche tanto da essere scomunicati più d una volta.
Matteo Visconti, padre di Galeazzo, ebbe molta dimestichezza con
l'occulto. I suoi convegni magici si svolgevano nell'eremo di San
Calogero, nei pressi dell’attuale corso di Porta Genova. Lì grazie ai
buono uffizi di un eremita, si narra chi Visconti evocasse il demonio
Oriens, sul buon amico, al quale chiedeva i più svariati consigli.
Lo scrive Elisa Ghiggini nel suo «Milano Magica» (Horus 1989).
Era quella una Milano superstiziosa al punto che non si salvavano
nemmeno i simboli più genuini della fede. Secondo alcuni storici la
basilica di Sant'Ambrogio venne costruita sui ruderi di un tempio
dedicato a Esculapio, padre della medicina anticamente venerato sotto
le sembianza di un serpente.
E fu proprio un rettile di bronzo al quale erano attribuite proprietà
benefiche quello che si trova ancor oggi in Sant'Ambrogio su una
colonna di marmo. Tanto che fino agli inizi del secolo scorso le madri
milanesi facevano sostare davanti al «biscione» i loro figli il giorno
di Sant'Angelo, pensando di preservarli dalle malattie.
Anche le ossa umane rappresentarono per i milanesi un magico antidoto
contro le avversità: una superstizione tramandata dai Celti ai quali
Milano deve probabilmente la sua origine. Questi credevano che le ossa
fossero dotate di poteri magici per la loro incorruttibilità. Forse
anche in seguito a questa credenza fino al 1700 fu in vendita nella
farmacia dell'Ospedale Maggiore polvere di cranio umano, ritenuta
efficace contro l'epilessia. Il potere magico dell'acqua non fu da
meno. Sorgenti benefiche si troverebbero nel pozzo della chiesa di San
Calimero, vicino a Porta Romana, perché secondo una convinzione
popolare vi sarebbe stato gettato lo stesso martire alla fine del III
secolo (avvenimento però contestato dagli studiosi). Anche la chiesa
di Santa Maria alla Fontana deve il suo nome a una sorgente famosa per
i miracoli elargiti fin dal XVI secolo. Tanto che qualcuno si ostina a
berne anche oggi credendo che si tratti davvero di un'acqua
portentosa.
Per chi volesse verificare di persona, la fonte viene aperta tutte le
domeniche dalle 10 alle 18. Ma le sorgenti miracolose non furono
appannaggio esclusivo delle chiese. Giorgio Giulini nel suo
«All'insegna della vecchia Milano» (ed. Cebes, 1946) scrive: «Nessuna
medicina valeva a guarire qualsiasi mal d'occhio meglio dell'acqua del
pozzo di casa Videserti, situata al numero 35 di via Montenapoleone».
Era distribuita gratuitamente dai portinai a chiunque lo chiedesse. Il
pozzo fu chiuso d'autorità in epoca risorgimentale per arginare questa
superstizione.
E torniamo al Medio Evo. Nell'odierna piazza Missori sorgeva la chiusa
di San Giovanni in Conca. Dove nei periodi di grande siccità si
svolgeva un singolare esorcismo. Centinaia di cittadini accendevano un
falò sul piazzale antistante e mettevano a scaldare un pentolone
d'acqua colmo di carni salate e verdure. Seguivano tre giorni di
banchetti, nenie e libagioni in cui tutti i sacerdoti di passaggio
venivano inseguiti e spruzzati col brodo. Questo «scongiuro» pare
avesse radici nella vicenda di San Giovanni, gettato in un calderone
d'olio bollente dai persecutori e salvatosi grazie a un provvidenziale
acquazzone.
Del resto il "caldaio", era l'attrezzo principe in dotazione alle
streghe. E Milano di streghe ne ebbe a bizzeffe. Nella zona del
Quadronno, fino all'anno Mille, c'era un bosco nel quale, secondo la
superstizione, le streghe celebravano i loro Sabba (dal francese
s'esbattre, sollazzarsi). Sulla scorta di tali suggestioni si ha
notizia certa di due popolane. Sibillia Zanni e Piccina Bugatis,
bruciate in piazza Sant'Eustorgio nel 1390 con sentenza del podestà
che le aveva dichiarate «fattucchiere recidive».
Dai documenti dell'epoca riproposti da Luisa Muraro ne «La Signora del
gioco» (Feltrinelli 1976) si apprende che le streghe milanesi
organizzavano i Sabba il 2 febbraio (la Candelora); la vigilia della
notte del 1 maggio; il 1 agosto e la vigilia di Ognissanti.
Vero o falso? Per molti storici questi riti si svolsero veramente e
sono riconducibili ad alcuni culti precristiani, in particolare ai
rituali con cui veniva adorato Giano, dio di iniziazione ai misteri
della natura.


Da: “Il Giornale” di lunedì 7 febbraio 2005






Lun 7 Feb 2005 1:03 pm

ailinn2001
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Inoltra Messaggio #753 di 1120 |
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Quando a Milano cerano le streghe Tra superstizione e dèmoni, la città conserva una ricca archeologia del magico Antichi scritti parlano di acque...
Elena
ailinn2001
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7 Feb 2005
1:04 pm
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