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celtegh · Milano celtica
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El Tredesin de Marz: eventi a Milano   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #998 di 1120 |
"E quî giornad del tredesin de Marz ?
Gh'era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de
vioeur,
de girani, coi primm roeus, e tra el guardà, l'usmà, el toccà,
se vegneva via col coeur come on giardin, pensand al bell faccin de
Carolina che sotta al cappellin a la Pmela e col rosin sul sen
la pareva anca lee la primavera".

(Emilio de Marchi)



DOMENICA 12 MARZO 2006

mostra con tabelloni e un modellino alle ore 17,00 presso la
libreria Primordia di via Piacenza 20 (zona Porta Romana) Giorgio
Fumagalli ricorderà Milano ai tempi di San Barnaba.



EL TREDESIN DE MARZ:

A Milano è presente una pietra rotonda forata con tredici linee
incise conosciuta come "pietra del Tredisin de Marz" e pietra di S.
Stefano.
La pietra del Tredesin è associata al culto di S. Barnaba e agli
esordi della Chiesa milanese.
Si tratta di una pietra rotonda, con un buco in mezzo e una raggiera
di tredici linee, oggetto di grande venerazione nei secoli. Il fatto
che sia da sempre stata abbinata a S. Barnaba, colloca il culto in
tempi remoti. La ruota era conservata in origine in S. Dionigi a
Porta Venezia.
La pietra è oggi conservata sul pavimento di S.Maria al Paradiso, in
corso di Porta Vigentina al 14: la troviamo incastonata nel
pavimento centrale.
Secondo un'antica leggenda, il 13 marzo dell'anno 52 d.c. San
Barnaba predicò il vangelo di Cristo in una radura poco fuori
Milano: una località dove era ancora viva la tradizione celtica e
nella quale alcuni cittadini si erano riuniti, pare, per una
celebrazione attorno a tale pietra. Egli innalzò la croce, sopra una
rozza pietra rotonda forata, che ancora è venerata presso tale
chiesa. (In origine la pietra si trovava in S.Dionigi a Porta
Venezia).
Gli studiosi hanno formulato le più svariate ipotesi, legate al
significato simbolico del numero tredici, uguale a quello dei raggi
incisi sulla pietra, senza tuttavia prendere in considerazione un
fattore astronomico di tali incisioni.
Perché proprio 13 ? una possibile spiegazione ci viene fornita
dall'Astronomia.
13 tante quante sono le stelle che formano la Costellazione della
Vergine, che in quel periodo, il 13 marzo, era ben visibile.
I Celti, come alcuni di noi sanno, erano soliti celebrare la
ciclicità della Vita con le festività legate al movimento degli
Astri e del Sole stesso.




El Tredesin de Marz
di Nònno Angiol Martinell

Veniva dall'Oriente, era alto di statura, di bell'aspetto, con una chioma
fluente. Era arrivato a Milano, stanco ed impolverato, il 13 marzo dell'anno 52
dopo Cristo.
Con il suo magro bagaglio - una sacca a tracolla, una scodella per
attingere l'acqua alle sorgenti, ed un bastone nodoso su cui era
allacciata di traverso un'altra canna, a formare una rozza croce-si fermò nelle
boscaglie al di fuori di porta Orientale, pronto per iniziare la sua missione.
Il suo vero nome era Giuseppe, ma tutti lo conoscevano come Barnaba,
"figlio della consolazione". Aveva preso il posto dell'apostolo traditore Giuda,
ed era partito per diffondere il cristianesimo nei paesi al di qua del mare.
Nel punto in cui si fermò a riposare-il punto più elevato della
boscaglia-Barnaba fece i primi proseliti, all'ombra della croce di legno che
aveva infisso in una grossa pietra. Il predicatore, infatti, non osava entrare
in città: passare da porta Orientale significava essere obbligati a sacrificare
alle statue di dei pagani che troneggiavano agli ingressi di Milano.
Solo dopo diverso tempo-ed era una bella giornata di prima
estate-l'apostolo raccolse in corteo i milanesi da lui convertiti e,
impugnando la croce, decise di fare un giro intorno alle mura della città.
Al suo passaggio, tutte le statue pagane caddero in pezzi: e non ne rimase in
piedi nemmeno una.
Fu così che l'uomo venuto dall'Oriente riuscì ad entrare a Milano,
fermandosi poi a porta Ticinese per celebrare i primi battesimi e
continuare la sua predicazione.
Ma a Milano non si fermò a lungo: forse già l'anno dopo lasciò la città, dopo
aver consacrato il primo vescovo, il greco Anatalone. Lasciò però ai milanesi,
come pegno di fede, la sua croce di legno infissa nella pietra.
Sul posto in cui Barnaba celebrò la prima messa (con i primi battesimi) sorse
poi la chiesa di Sant'Eustorgio. E proprio qui, a ricordare il primo predicatore
cristiano della città, si fermano ancora oggi gli Arcivescovi quando fanno il
loro ingresso a Milano, per assumere l'incarico della diocesi.
Ed a ricordare l'arrivo di Barnaba in città, per secoli si tenne una
bellissima festa, detta del "Tredesin de Marz", che alle funzioni
religiose affiancava una speciale fiera di fiori ed un mercato di
dolciumi.
Oggi il "Tredesin de Marz" è diventata solo una fiera mercato
..........pussee che 'na fera l'è on gasaghee pien de carabattol e cialad e de
to fiàa a la gran pazienza de....Milan, che se fudessum minga tacàa al Navili
par de vess in del lòg in doe giren i camei,(cammelli)..... vha bhe TIREMM
INNANZ!
(sperem che se offerderà nissun, ma semper sta schisch l'è nò
giusta però).
Ma a testimoniare l'arrivo di Barnaba a Milano c'è ancora la pietra in cui
l'apostolo infisse la croce, che porta incise tredici tacche
ad indicare il giorno in cui l'Apostolo giunse a porta Orientale.
È custodita, dopo vari traslochi, nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, a
porta Vigentina.
Della croce, invece, i secoli, inclementi ed iconoclasti, hanno cancellato ogni
traccia.





Mer 8 Mar 2006 5:09 pm

ailinn2001
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Inoltra Messaggio #998 di 1120 |
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"E quî giornad del tredesin de Marz ? Gh'era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur, de girani, coi primm roeus, e tra el guardà,...
Elena
ailinn2001
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8 Mar 2006
5:13 pm
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