Il Napoli vincente esalta i tifosi ma anche la fantasia dei giocatori.
Quando le cose vanno bene c’è voglia grande di essere protagonisti, magari
divertendosi un po’ e trasformando anche l’abbigliamento di gioco in gadget
personalizzato. In passerella fino ad ora sono saliti il capitano Gennaro
Scarlato con una fascia prodotta «ad hoc», il bomber argentino Sosa che
indossa scarpini da gioco sui quali c’è il suo nome, ma anche il brasiliano
Pià che va fiero delle sue origini e lo dimostra indossando un polsino
verdeoro. Quest’ultimo è l’unico gadget non personalizzato: il polsino con
la bandiera del Brasile non viene realizzato esclusivamente per il
talentuoso giocatore azzurro, anche se arriva direttamente dalla terra d’
origine e il giocatore ci tiene da morire, non dimenticherebbe mai di
indossarlo prima di scendere in campo. La fascia da capitano che indossa
Scarlato, invece, ha origini ben determinate, è stata pensata a Capri. Era
la notte di capodanno e il giocatore si trovava sull’isola azzurra, all’
«Anema e core» a fare festa. Guido Lembo cominciò a cantare «O’ sarracino»,
ma in onore del giocatore azzurro cambiò le parole intonando «O’ capitano»:
a fine esibizione arrivarono applausi al cantante e anche al giocatore. A
Scarlato quell’idea piacque tantissimo; così una volta tornato in città,
mise subito al lavoro i magazzinieri del Napoli: «Sulla mia fascia deve
esserci una scritta». Così quella macchina che in passato veniva utilizzata
per stampare i nomi dei giocatori dietro le casacche da gioco (e che oggi è
inutile perché in serie C i regolamenti non prevedono maglie
personalizzate), è servita per realizzare una fascia da capitano su
richiesta per Scarlato. C’è scritto grande «O’ capitano» e sotto, in
piccolo, la dedica al locale dove è nata l’idea «Anema e core». Anche gli
scarpini di Sosa hanno una storia particolare. Le scritte applicate dietro
al tallone vengono prodotte appositamente per lui ad Ascoli, sono realizzate
in cuoio e vengono cucite, non stampate. La prima versione che gli fu
regalata dall’amico Pippo era diversa da quella attuale: c’erano i nomi dei
due figli del giocatore argentino, Guadalupe e Thomas. Ma quando gli
scarpini si rovinarono e fu necessario sostituirli, al giocatore non piacque
l’idea di doversi «liberare» di quegli oggetti sui quali c’erano i nomi dei
figli. Ne parlò all’amico ascolano che trovò una soluzione: scarpe
personalizzate, ma con il soprannome di Sosa, «Pampa». Ne arrivano almeno
sette per ogni stagione, e quando bisogna buttarli via perché sono
malridotti, non ci sono più problemi «di cuore».
Altre su
http://ultrazzurri.altervista.org
Forum dei Tifosi
http://ultrazzurri.altervista.org/phpBB2/index.php