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BRIGANTI al contrario   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #17 di 289 |
La nostra eroica classe dirigente continua a comportarsi come quei
briganti un po' leggendari del passato, che rubavano ai ricchi per
dare ai poveri.
PURTROPPO però lo scopo è completamente rovesciato: tutta l'azione di
governo e tutti i provvedimenti amministrativi di ministeri ed enti
sono elaborati con l'obiettivo principale di sottrarre risorse e
denaro dalle tasche dei ceti subalterni, spostandole nelle mani e
nelle borse di quelli privilegiati.
Questi (P)rodi Robin Hood al contrario operano a tutti i livelli.
Quando varano le manovre finanziarie o le "riforme" in materia
fiscale e previdenziale, che "modernizzano" le norme a scapito delle
retribuzioni dei lavoratori e dei pensionati meno abbienti e
favoriscono in modo sempre consistente le imprese (continui e
diversi sgravi fiscali per le aziende, riduzione dei trattamenti
pensionistici, contratti di lavoro con aumenti insufficienti a
recuperare il costo della vita ecc... ).
Ma anche quando si cambiano le regole per far sì che benefici e
diritti dovuti per legge a tutti finiscano per essere goduti da chi
possiede già redditi elevati.
È questo il caso delle prestazioni erogate dal Credito INPDAP, ., fin
dal 1998 ha gestito l'erogazione di mutui agevolati a tassi inferiori
a quelli di mercato per l'acquisto della prima casa, a favore di
iscritti e dipendenti, utilizzando il fondo costituito con il
prelievo dello 0,35 dagli stipendi.
La gestione di questo fondo ha costituito un servizio istituzionale
dovuto nei confronti dei beneficiari, che contribuivano direttamente
al suo finanziamento ed ha dato risultati che sia dal punto di vista
sociale, che finanziario, sono da considerare ottimali, anche in
relazione al processo di dismissione del patrimonio che in questi
anni è stato portato avanti.
Improvvisamente, ,lo stanziamento di bilancio si è rivelato
insufficiente e le richieste di mutuo sono state"RALLENTATE "creando
disagi notevoli alle famiglie che sul mutuo INPDAP contavano per
mantenere i loro impegni.
INTANTO sta vedendo negli ultimi anni un progressivo ed inarrestabile
processo di cambiamento delle regole per accedervi.
Tale processo va nella direzione opposta rispetto ai principi
istitutivi di tali servizi, che sono nati da un'ispirazione di tipo
assistenziale, di mutuo soccorso, che vedeva i contributi versati dai
dipendenti essere destinati alle categorie di lavoratori che,
comprovando il loro stato di bisogno, potevano usufruire di un
ausilio per acquisire beni primari quali, ad esempio, la casa di
abitazione, oppure potevano avere un aituto per sostenere le spese
scolastiche dei propri figli.
Originariamente, infatti, esistevano limiti ben precisi
all'erogazione dei prestiti e dei mutui, che per l'appunto ancoravano
la distribuzione dei benefici ad effettive esigenze primarie: i
mutui, ad esempio, venivano concessi solo per l'acquisto di prima
casa e per abitazioni non di lusso, anche con vincoli sull'mapiezza
della superficie dell'appartamento da acquistare; inoltre non vi era
possibilità di accedere da parte dei non iscritti ai fondi; il
calcolo degli importi mutuabili era basato sulla retribuzione lorda,
cosicchè il loro ammontare, anche per un reddito medio-basso, era
sufficiente per l'acquisto.
Allo stato attuale, invece, attraverso la progressiva modifica di
queste regole, la natura stessa degli istituti creditizi è stata
stravolta.
I mututi vengono concessi, impropriamente, anche a soggetti diversi
dagli iscritti,"coperative" con evidente allargamento della platea
dei possibili beneficiari e restringimento, quindi, delle probabilità
di ottenenerli.
La loro concessione non è obbligatoriamente connessa all'acquisto di
prima casa e di abitazioni non di lusso, ma può riguardare anche
seconde case e anche abitazioni al di sopra di certe superfici e
perciò stesso catalogabili come "di lusso". Anche
questo "allargamento delle maglie"- verso l'alto come estinzione di
mutui pregressi veso le banche - aumentando la quota concessa ad ogni
singolo mutuo, va a scapito della possibilità, invece, di aumentare
il numero dei beneficiari veramente bisognosi.
Il tetto di mutuo concedibile viene calcolato sulla base della
retribuzione netta (prima si considerava la lorda) ed anche in questo
vengono favoriti gli alti redditi; se prima con uno stipendio medio
di 1200 €uro si poteva sottoscrivere un mutuo per 250.000 €, ora se
ne può ottenere al massimo uno di 140.000-150.000 € cifra largamente
insufficiente a permettere l'acquisto di un appartamento, soprattutto
con i recenti aumenti del costo degli immobili. Non è possibile
ovviare a ciò neppure ricorrendo a fidejussioni, espressamente
escluse, che potrebbero basarsi su garanzie fornite da altri iscritti
Anche con questa regola si innalza l'importo medio per ogni singolo
mutuo, si spostano maggiori somme ai mutui più alti (= alto reddito)
e si abbassa, di conseguenza, il numero dei beneficiari veramente
bisognosi che non riescono ad ottenere il beneficio in modo adeguato.
A tale quadro si aggiunga poi la situazione determinatasi a seguito
delle "cartolarizzazioni" del credito; dato che tale operazione
di "finanza creativa" (inventata dalla Destra, ma prontamente
coltivata anche dal centro – sinistra) ha tolto all'istituto la
disponibilità degli interessi che vengono pagati per le prestazioni
già concesse, esso si trova a poter disporre solo delle quote
capitale che rientrano, con l'inevitabile riduzione delle risorse da
destinare all'erogazione dei nuovi mutui e dei nuovi prestiti.
Nel 2006 il CdA INPDAP ha deliberato un bando di gara per assegnare
la gestione dei mutui alle banche aggiudicatarie della gara. si
decide che chi vorrà contrarre un mutuo usufruendo dell'agevolazione
lo potrà fare ma passando attraverso la banca, che ovviamente
applicherà al mutuo un bel tasso di mercato. L'INPDAP interviene,
pagando dal suo fondo, sulla quota differenziale tra il tasso di
interesse agevolato e quello applicato dalla banca.
Per le banche, perciò, due piccioni con una fava: 1) gli istituti
privati si riappropriano di una quota di mercato che era stata loro
meritoriamente sottratta dalla presenza degli interessi agevolati
INPDAP 2) gli stessi istituti privati si appropriano direttamente di
risorse finanziarie – sempre quelle del fondo fatto con i contributi
dei lavoratori
Vi sembra abbastanza come regalo per le banche ?
L'azione governativa (cartolarizzazioni) quindi si sposa e si
congiunge perfettamente con l'azione amministrativa (nuove regole per
i mutui); entrambe perseguono lo stesso obiettivo che, come abbiamo
dimostrato, è quello – lo ripetiamo a costo di annoiare – di
restingere la possibilità degli iscritti che sono in condizioni di
disagio di ottenere l'aiuto che sarebbe loro dovuto e di allargare i
cordoni della borsa solo per elargire sempre più denaro a chi ne ha
già in abbondanza, costringendo gli altri a ricorrere ai vampiri che
stanno in famelica attesa dentro le banche e nelle "finanziarie"
(leggasi "strozzini" o, alla romana, "cravattari")
Il meccanismo ed il copione sono quindi gli stessi applicati in altre
circostanze ed in altri ambiti.
Innescare eventi che portino un certo settore gestito dall'Istituto
ad un momento di crisi gestionale, per giustificare, anche con
l' "urgenza", l'intervento del sacrosanto "mercato" e della
benemerita "iniziativa privata", che sani tutti i mali della
gestione "pubblica".
È accaduto così colla gestione del Patrimonio immobiliare, affidato
alle cosiddette società mandatarie, con risultati finanziari
disastrosi e con un pluriennale contenzioso Ente-società. Chi ci ha
guadagnato, naturalmente solo queste ultime.
È accaduto così con l'Informatica, due mega appalti successivi; il
primo – nonostante i costi sostenuti e regolarmente pagati -
miseramente fallito; il secondo quello attualmente in corso –
pilotato verso una società con un contratto senza gara aggirando le
normative comunitarie – che, nonostante il dispiegamento di risorse
umane (oltre 500 unità presenti in Direzione Generale) sta sulla
stessa identica strada, quella del fallimento totale prossimo venturo.

Per concludere, vogliamo dare un altro esempio sempre rapportato alla
gestione del Credito, banale, ma dimostrativo della tangibilità di
questa negativa realtà: l'Istituto, tra le altre forme, eroga il
cosiddetto "piccolo prestito", concesso senza motivazioni
particolari, che sostanzialmente è una anticipazione dello stipendio;
tale prestito è calcolato come 8 volte lo stipendio; come abbiamo
avuto modo di sottolineare in altre occasioni, a tale forma attingono
a piene mani le fasce dirigenziali, magistrati, docenti universitari,
ed altri: lasciamo a voi il "divertimento" di calcolare A QUANTO
AMMONTA UN "PICCOLO" PRESTITO DI UN DIRIGENTE E A QUANTO QUELLO DI UN
DIPENDENTE DI MEDIO LIVELLO ?
Questa O.S. si chiede se gli atti che sta attuando l'INPDAP possano
essere considerati compatibili con le direttrici di politica
economica e sociale che l'attuale governo dichiara di voler seguire,
soprattutto in relazione all'utilizzo di risorse finanziarie ottenute
con il contributo dei lavoratori.

Roma
04/10/07
COBAS INPDAP





Gio 4 Ott 2007 3:44 pm

smockroll
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Inoltra Messaggio #17 di 289 |
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La nostra eroica classe dirigente continua a comportarsi come quei briganti un po' leggendari del passato, che rubavano ai ricchi per dare ai poveri. PURTROPPO...
smockroll
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4 Ott 2007
3:45 pm
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