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Abusi intollerabili a Roma : leggete e diffondete   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #259 di 287 |

http://unitacomunistavibovalentia.blogspot.com/

Certamente non è una cosa nuova….

> Cari tutti, vi inoltro un articolo che ha scritto - Luca Trinchieri -
> giornalista. L'articolo è stato pubblicato su Liberazione
> di oggi, in terza pagina. E' un fatto che ha vissuto in prima persona
> venerdi sera; quello che vi chiedo è di inoltrarlo a tutti i contatti
> che avete nella mailing list, così almeno il passaparola può, se non
> risolvere qualcosa, almeno far riflettere.
>
> Grazie per la cortesia
>
>
> Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana
> si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie
> attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di
> venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini
> alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa.
> Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha
> tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione
> contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto
> sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine
> pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la
> mia. È un istinto di controllo.
> I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta
> sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un
> indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la
> paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un
> donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende
> quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano
> appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella
> borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco
> il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non
> stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´
> amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.
> Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare
> questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va
> e lascia il
> posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice
> senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo
> stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani
> occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la
> paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però,
> quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli,
> vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si
> toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
> Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in
> tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma
> gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le
> braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che
> avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare
> nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi
> andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un
> agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di
> Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli
> lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in
> borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano,
> Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un
> bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si
> mostra irremovibile, ma si capisce
> subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7
> persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
> A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono
> un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli
> stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via,
> identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi -
> perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo
> prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per
> fortuna non è ancora reato, comunque.
> Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri,
> tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima,
> ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco
> dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un
> collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare
> sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la
> polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se -
> dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle,
> ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di
> soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta
> veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare»,
> dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una
> risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta
> scandendo il mio nome
> per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto
> pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e
> infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a
> me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione».
> Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in
> borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere
> identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro,
> cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza,
> è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente,
> chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi
> mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si
> farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe
> la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di
> andare da lui. «Vuoi andare?»
> «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si
> spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono
> stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi
> accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo
> che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se
> tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il
> suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione
> concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul
> furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da
> fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa
> triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate.
> Evviva.
> (21 giugno 2008)
>
> -----
>



Gio 3 Lu 2008 10:15 am

nikolaj_iskra
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Inoltra Messaggio #259 di 287 |
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nikolaj_iskra
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3 Lu 2008
10:15 am
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