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ricevo e invio: "Abbiamo sequestrato tre manager"

 

 

"Abbiamo sequestrato tre manager"

Tensione alla Alstom di Colleferro

Protesta degli operai. I dirigenti: "Nessun rapimento"

di Paolo G. Brera

 

Riccardo Pierbon, uno dei manager bloccati, lascia la AlstomCOLLEFERRO - «Quei tre dirigenti ci hanno detto che entro nove mesi si chiude, e li abbiamo invitati a non uscire», dicono gli operai della Alstom di Colleferro, con il sorriso duro di chi vive in bilico tra lavoro e disoccupazione. Sono rimasti chiusi per otto ore negli uffici della direzione, con ottanta operai infuriati davanti alla porta. Fanno treni: «Vede? Lì entrano le scocche vuote, e là escono le carrozze complete, direttamente sui binari della ferrovia. Abbiamo fatto il Pendolino e il "Tgv", i treni diesel Minuetto le metropolitane e i tram di Roma, Messina e Torino».

 

Posto fisso «a 1.200 euro al mese» in una multinazionale francese con tremila dipendenti in Italia e 60 stabilimenti in tutto il mondo, ma le commesse per Colleferro sono sempre meno: i 500 operai di 15 anni fa - quando i francesi non avevano ancora acquistato e l´azienda si chiamava Fiat Ferroviaria - diventano 150, e un terzo dei superstiti finisce in cassa integrazione. Una lunga storia di lotte sindacali per difendere il lavoro, poi la doccia fredda di ieri mattina, comunicata a sorpresa dai tre manager in visita allo stabilimento. Tra nove mesi si chiude, spiegano ai delegati sindacali Bruno Juillemet, vicepresidente delle risorse umane della multinazionale; Francesca Cortella, direttore del personale, e Riccardo Pierobon dell´ufficio comunicazione.

 

«Ci hanno detto che abbiamo solo una piccola commessa che garantisce occupazione per nove mesi - dice Massimo Tabolacci di Femca-Cisl - poi non vedono né lavoro né futuro. Non hanno più nulla da farci fare, e dicono che ci aiuteranno a migrare con gli incentivi». Chi vuole restare in azienda può valutare uno dei 60 stabilimenti nel mondo, «ma premono perché si vada a Nola dove hanno garantito la fornitura della manutenzione alla Ntv di Montezemolo per i nuovi treni ad alta velocità. La cosa incredibile è che lì stanno facendo un doppione dello stabilimento di Colleferro». 

 

Quando i sindacalisti riferiscono agli operai, li lasciano senza fiato. In pochi minuti incrociano le braccia e si parano davanti alla porta della direzione: «Li abbiamo sequestrati», raccontano alle agenzie che diffondono la notizia. Come in Francia, come un mese fa alla Eutelia di Roma. Arrivano i carabinieri, ma nessuno ha voglia di alzare la tensione oltre il limite. Arriva il sindaco di Colleferro, la cittadina a una cinquantina di chilometri da Roma devastata dalla recessione, un cimitero industriale che in un paio di anni ha visto andare in crisi la Rhodia, la Breed (airbag), la Caffaro, la Simmel Difesa. Da Roma parte a mille l´assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi.

 

«Per fortuna la libera circolazione dalla fabbrica è garantita da una presenza di carabinieri - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - è un tentativo di drammatizzazione mediatica che costituirebbe un pericoloso precedente». All´interno, si tratta. La mediazione si chiude con la promessa di un vertice il 16 ottobre al ministero del Lavoro, ma soprattutto con una prospettiva concreta: «Procederemo a tappe forzate - dice l´assessore Tibaldi - per realizzare un parco manutentivo del Lazio al quale conferire le commesse per le imprese dei trasporti locali. Avrà una partecipazione pubblica minoritaria con Regione, comuni di Roma e Colleferro e Provincia, e cercheremo un paio di partner privati. Alstom ha confermato di essere interessata».

 

Sono le 20. L´assedio che «non è mai stato un sequestro» si rompe. Escono i tre manager. Pierobon abbassa appena il finestrino: «Non siamo stati sequestrati e non c´è stata tensione. Una giornata come le altre, solo un po´ più movimentata. Gli operai? Una protesta legittima, ci sono spazi per trattare».

(07 ottobre 2009)




Mer 7 Ott 2009 12:12 pm

aldoarpe05
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aldoarpe05
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