martedi 17 giugno, alle ore 17.30 in Aula XII a Villa Mirafiori, sarà presentato il secondo numero della rivista Polemos dedicato al pensiero di Karl Marx.
Giovedì 29 maggio - ore 18 - Libreria Odradek (Via dei banchi vecchi 57)
Presentazione del libro di
Alessandro Hellmann (in collaborazione con Nicola Pannelli) Cuba, la rivolzione imperdonabile (Ed. Stampa Alternativa)
Intervengono: Alessandro Hellmann, Raul Mordenti, Luciano Vasapollo e Diana Bonofiglio
Esiste un “terrorismo buono” promosso e finanziato dagli Stati Uniti d’America per contrastare la Rivoluzione cubana? Cosa si nasconde dietro l’accanimento della prima potenza mondiale contro una piccola isola sottosviluppata che si ostina a non piegarsi? Gli autori rispondono a queste domande trascinando il lettore in una straordinaria cavalcata attraverso 500 anni di storia, raccontata dal punto di vista del più debole: dalla “scoperta” di Colombo al colonialismo spagnolo, dalla dittatura di Batista alla Rivoluzione, dalla Baia dei Porci alla crisi dei missili, dagli attentati degli esuli di Miami patrocinati dalla CIA al caso Elián Gonzalez, dalle guerre preventive alla vicenda dei cinque cubani condannati a pene tombali negli USA per aver portato alla luce le attività terroristiche contro Cuba.
Alessandro Hellmann, per Stampa Alternativa ha pubblicato il romanzo-inchiesta Cent’anni di veleno (2005), pluripremiato e definito dalla critica “un piccolo capolavoro di tecnica narrativa” e “un testo di elevato valore letterario e umano”. Per la sua attività di autore, che spazia dalla musica al teatro, ha ricevuto svariati riconoscimenti, tra cui spicca il “Premio Fabrizio De André”. Nicola Pannelli, attore, regista e autore teatrale, è un punto di riferimento riconosciuto del teatro civile in Italia. Dal 2001 è direttore artistico della compagnia teatrale Narramondo. Ha lavorato anche per il cinema (“Il partigiano Johnny”, Fandango 1999) e la televisione (“Love and War in the apennines”, J.K Harrison, 2000).
Odradek libreria
Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina (La Sapienza)
Nostro malgrado siamo costretti ad
assistere all’ennesimo atto violento e brutale da parte di chi ancora non
si rassegna alla scomparsa del regime fascista in Italia.
Tuttavia c’è qualcosa di
inedito. Da ora le aggressioni possono tranquillamente avvenire in pieno giorno,
in luoghi molto affollati come può esserlo un’università. Ora c’è
il governo “amico” che copre le spalle e, non abbiamo timore di
affermare, sovvenziona certe correnti e organizzazioni.
Organizzazioni evidentemente
funzionali a scopi repressivi e quindi volte a riportare in auge una sorta di
strategia della tensione. Organizzazioni non clandestine, ma perfettamente
inserite in un contesto istituzionale: basti pensare alle ultime elezioni
politiche che hanno visto “Forza Nuova” e “La Destra – Fiamma tricolore” ottenere complessivamente
un risultato che sfiora il 3%. Senza contare tutte le correnti neofasciste che
appoggiavano direttamente il partito dell’attuale presidente del
consiglio.
Non crediamo di esagerare, a questo
punto, se affermiamo che l’università La Sapienza è sotto assedio. Un
assedio neofascista!
Perché? La scorsa
notte militanti di Forza Nuova hanno passato il loro tempo facendo
affissione sui muri esterni l’università. Già stamani ragazze e ragazzi
dei collettivi universitari erano impegnati nel pulire i muri soffocati da
quella cartaccia nera. Ebbene l’aggressione squadrista non si è fatta
attendere e numerosi compagni sono rimasti feriti e contusi dopo diversi minuti
di colluttazione.
Inutile elencare le suppellettili
metalliche utilizzate per acuire il dolore e provocare la maggiore perdita di
sangue possibile. Diciamo che siamo sotto assedio, come studenti e come
persone, perché ciò che colpisce maggiormente è la rapidità con cui la notizia
che i collettivi si erano messi in moto è circolata. Le tre macchine
“littorie” che sono entrate in azione verso l’ora di pranzo
erano, molto probabilmente, già pronte per l’uso; aspettavano solo il
segnale di partenza.
Da non trascurare sono sicuramente
le cause scatenanti di questo scempio. Il preside della facoltà di lettere
della Sapienza aveva accordato nei giorni scorsi un’assemblea a cui avrebbe dovuto partecipare Roberto Fiore che presiede
appunto Forza Nuova. Dopo i fatti accaduti nelle ultime ventiquattr’ore
le compagne e i compagni dei collettivi hanno fatto in modo che
quell’assemblea non avesse luogo, oltre al blocco totale delle lezioni.
Tutto questo non è un fatto isolato.
Nei giorni scorsi nel quartiere Pigneto a Roma si
sono registrati atti di violenza e aggressione gratuita nei confronti di
migranti e delle loro attività commerciali. Poco importa che la firma di questi
atti sia una croce celtica o una svastica: un certo modo di pensare e agire, al
contrario di quanto pensavano i cultori buonisti del
“pensiero unico”, sta tornando a farsi sentire materialmente. Non
dimentichiamo i pogrom recenti avvenuti in diverse città italiane, Napoli su
tutte, a discapito di Rom e migranti in generale.
È importare tenere a mente questi
avvenimenti, perché saranno solo i primi di una lunga lista. Le elezioni
politiche hanno solo fatto da scintilla propulsiva a un fenomeno già da tempo
pronto a scattare in tutta la sua ferocia.
Non c’è da contrastare solo i
neofascisti! Anche l’indifferenza di chi si sente al sicuro e lontano da
certe dinamiche. Sapere che c’erano persone che passavano senza curarsi
del pestaggio alla Sapienza è raccapricciante e fa capire che le vette da
scalare sono almeno due: neonazismo e indifferenza.
Ci attende un compito molto arduo:
lotta totale al ritorno dello squadrismo fascista e culturale per ottenere la
massima mobilitazione possibile.
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sito, iscriviti alla nostra newsletter, sostieni e diffondi il nostro giornale.
La vittoria elettorale delle destre fa da riscontro alla scomparsa della sinistra dalle istituzioni parlamentari, conseguenza naturale del suo allontanamento dalle ragioni, dagli interessi e dai bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei movimenti. A Roma, questa situazione ha portato all’elezione di un sindaco e di una maggioranza che fanno leva sulla demagogia della “sicurezza”. Non la sicurezza sui luoghi di lavoro, non la sicurezza di un lavoro stabile, non la sicurezza di una casa per tutti, non la sicurezza di servizi pubblici ed efficienti: la “sicurezza” della destra è quella dei linciaggi razzisti, dell’impunità per le squadracce fasciste, dello scempio ambientale annunciato con la costruzione di quattro inceneritori.
I comunisti, a Roma come ovunque, devono ricostruire la propria autonomia e indipendenza, in aperta opposizione alle politiche antipopolari tanto del centrodestra che del Partito Democratico. Invitiamo tutti i compagni e le compagne ad essere protagonisti di un processo costituente di una nuova forza politica comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo.
VENERDI’ 30 MAGGIO, ALLE 18.00, IN VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (Casal Bertone)
Dibattito con:
Andrea Fioretti(Movimento per la Costituente Comunista) Nella Ginatempo (BastaGuerra) Alfonso Liberati (Coordinamento Provinciale FLAICA-CUB) Pina Vitale (Comitato Popolare di Lotta per la Casa) Siddique Nure Alam (Comitato Immigrati in Italia) Sergio Cararo (Rete dei Comunisti)
Mi scuso per il refuso sulle date. Qui sotto il comunicato definitivo.
La 2 giorni di iniziativa in solidarietà con Cuba si svolgerà mercoledì 21 (ore 16.00 - Aula Grande di Storia - Facoltà di Lettere La Sapienza)e giovedì 22 (ore 22. 00 - Festa! scalinata di Lettere).
saluti a pugno chiuso
Manuela
Il Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza
eil Comitato di Difesa della Rivoluzione(CDR-Roma)
organizzano: CUBA-LA RIVOLUZIONE è MOVIMENTO!
MERCOLEDI' 21 MAGGIO ore 16.00: Facoltà di Lettere (La Sapienza), Aula Grande di Storia
DIBATTITO con Y. Pita (Ambasciata di Cuba), L. Vasapollo (Dirett. Nuestra America), A. Riccio (Dirett. Latinoamerica), M. Baldassarri (autore di Cuba: Orgoglio e Pregiudizi)
GIOVEDI' 22 MAGGIO ore 22.00: Scalinata Facoltà di Lettere:
FIESTA Sì, LUCHA TAMBIEN! Serata benefit per la ristrutturazione dell'asilo del municipio di Alquizar
CANZONIERE della MEMORIA, IDP, RANCORE
DJ SET - FREE ENTRANCE - MOJITO BAR
“Sono d’accordo, cambiamenti!
Ma negli Stati Uniti.
Cuba ha cambiato da poco e continuerà il suo percorso dialettico.
Non ritorneremo mai al passato! Esclama il nostro popolo”
(Fidel Castro, 29/02/08)
“Martí disse: Essere colti è l’unico modo d’essere liberi,
e senza cultura non c’è libertà possibile”
(Fidel Castro, 03/04/2006)
Nei giorni 21 e 22 maggio gli studenti del Gruppo di Ricerca e Studio sull’America Latina (La Sapienza) e il Comitato di Difesa della Rivoluzione (CDR-Roma) hanno organizzato una due-giorni di Dibattito e Festa per discutere dei processi di trasformazione economica, politica e sociale in atto a Cuba in questi anni, in particolare a seguito del passaggio dei poteri presidenziali del Consiglio di Stato cubano da Fidel Castro a Raúl Castro.
Molti ricorderanno come nelle scorse settimane siamo stati vittime di un vero e proprio bombardamento mediatico sulla presunta “transizione” del sistema economico-sociale cubano, sulle “liberalizzazioni” di DVD e tostapane, sulle “aperture” in senso capitalista cui starebbe andando incontro Cuba. In realtà il contesto cubano – come e forse più di quello di molti altri paesi al mondo – sta subendo un’evoluzione inevitabile dinanzi al nuovo panorama di rapporti e relazioni internazionali che si va configurando, in cui Cuba s’inserisce e di cui è parte viva.
In particolare, i tentativi di creazione di un mercato di scambio ed integrazione solidale per il Sud America (l’ALBA) e la rinnovata disponibilità energetica dovuta al reciproco sostegno fra i paesi di Venezuela, Bolivia, Ecuador e molti altri dell’America Latina (sulla via dell’emancipazione politica e sociale), hanno consentito alla Revolución cubana di uscire dalle ristrettezze economiche cui era stata condannata negli ultimi decenni da quel bloqueo economico che è stato definito dagli USA stessi un vero e proprio “atto di guerra economica”, sostenuto di recente anche dall’UE.
Contemporaneamente il processo rivoluzionario – teso al soddisfacimento delle sempre maggiori necessità collettive, alla partecipazione democratica della massa popolare alla vita politica e sociale, all’incremento di rapporti di solidarietà umana nazionali e internazionali, alla liberazione del popolo cubano e dell’umanità intera da sfruttamento del lavoro, guerra e povertà – continua a voler mantenere saldi i principi etici e solidaristici in ambito culturale, economico e sociale che sino ad oggi l’hanno caratterizzato e vivificato.
Cuba supera ancora oggi il resto dei paesi della regione in tutti gli indicatori dello sviluppo sociale: educazione (accesso gratuito ad ogni livello di istruzione, gratuità di trasporti, mense, libri e abbigliamento scolastico), salute (moltiplicando in 30 anni le infrastrutture mediche e sanitarie oltre il 500%), sport, sicurezza sociale (più del 96% della popolazione in età lavorativa dispone di un impiego e l’85% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione in cui vive) e attenzione all’infanzia (la mortalità infantile è scesa dal 60 all’11 per mille)..
Non si tratta perciò di tessere le lodi dell’ennesimo “museo del socialismo reale”, ma di conoscere i processi di trasformazione in atto in quella che è ed è stata una delle rivoluzioni più profonde e durature della Storia ed è divenuta un laboratorio di inestimabile valore per quei popoli del mondo che ambiscano all’emancipazione dalla condizione di sfruttamento imposta dal mondo capitalista.
Otro mundo no es posible, es imprescindible !
Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza
Il Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza (GSAL)
e il Comitato in Difesa della Rivoluzione (CDR_Roma)
organizzano
CUBA.. LA RIVOLUZIONE è MOVIMENTO!
GIOVEDI' 21 MAGGIO
ore 16.00 // Facoltà di Lettere (La Sapienza), Aula Grande di Storia
DIBATTITO con Y. Pita (Ambasciata di Cuba), L. Vasapollo (Dirett. Nuestra America), A. Riccio (Dirett. Latinoamerica), M. Baldassarri (autore di Cuba. Orgoglio e Pregiudizi)
VENERDI' 22 MAGGIO
ore 22.00 // Scalinata Facoltà di Lettere:
FIESTA Sì, LUCHA TAMBIEN!
"Sono d’accordo, cambiamenti!
Ma negli Stati Uniti. Cuba ha cambiato da poco e continuerà il suo percorso dialettico.
Non ritorneremo mai al passato! Esclama il nostro popolo"
(Fidel Castro, 29/02/08)
"Martí disse: Essere colti è l’unico modo d’essere liberi,
e senza cultura non c’è libertà possibile"
(Fidel Castro, 03/04/2006)
Nei giorni 21 e 22 maggio gli studenti del Gruppo di Ricerca e Studio sull’America Latina (La Sapienza) e il Comitato in Difesa della Rivoluzione (CDR_Roma) hanno organizzato una due-giorni di Dibattito e Festa per discutere del processi di trasformazione economica, politica e sociale in atto a Cuba in questi anni, in particolare a seguito del passaggio dei poteri presidenziali del Consiglio di Stato cubano da Fidel Castro a Raúl Castro.
Molti ricorderanno come nelle scorse settimane siamo stati vittime di un vero e proprio bombardamento mediatico sulla presunta “transizione” del sistema economico-sociale cubano, sulle “liberalizzazioni” di DVD e tostapane, sulle “aperture” in senso capitalista cui starebbe andando incontro Cuba. In realtà il contesto cubano – come e forse più di quello di molti altri paesi al mondo – sta subendo un’evoluzione inevitabile dinanzi al nuovo panorama di rapporti e relazioni internazionali che si va configurando, in cui Cuba s’inserisce e di cui è parte viva. In particolare, i tentativi di creazione di un mercato di scambio ed integrazione solidale per il Sud America (l’ALBA) e la rinnovata disponibilità energetica dovuta al reciproco sostegno fra i paesi di Venezuela, Bolivia, Ecuador e molti altri dell’America Latina (sulla via dell’emancipazione politica e sociale), hanno consentito alla Revolución cubana di uscire dalle ristrettezze economiche cui era stata condannata negli ultimi decenni da quel bloqueo economico che è stato definito dagli USA stessi un vero e proprio “atto di guerra economica”, sostenuto di recente anche dall’UE.
Contemporaneamente il processo rivoluzionario – teso al soddisfacimento delle sempre maggiori necessità collettive, alla partecipazione democratica della massa popolare alla vita politica e sociale, all’incremento di rapporti di solidarietà umana nazionali e internazionali, alla liberazione del popolo cubano e dell’umanità intera da sfruttamento del lavoro, guerra e povertà – continua a voler mantenere saldi i principi etici e solidaristici in ambito culturale, economico e sociale che sino ad oggi l’hanno caratterizzato e vivificato. Cuba supera ancora oggi il resto dei paesi della regione in tutti gli indicatori dello sviluppo sociale: educazione (accesso gratuito ad ogni livello di istruzione, gratuità di trasporti, mense, libri e abbigliamento scolastico), salute (moltiplicando in 30 anni le infrastrutture mediche e sanitarie oltre il 500%), sport, sicurezza sociale (più del 96% della popolazione in età lavorativa dispone di un impiego e l’85% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione in cui vive) e attenzione all’infanzia (la mortalità infantile è scesa dal 60 all’11 per mille).
Non si tratta perciò di tessere le lodi dell’ennesimo “museo del socialismo reale”, ma di CONOSCERE I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE IN ATTO IN QUELLA CHE È ED È STATA UNA DELLE RIVOLUZIONI PIÙ PROFONDE E DURATURE DELLA STORIA ED È DIVENUTA UN LABORATORIO DI INESTIMABILE VALORE per quei popoli del mondo che ambiscano all’emancipazione dalla condizione di sfruttamento imposta dal mondo capitalista.
Otro mundo no es posible, es imprescindibile!
Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza (GSAL)
Rinnovo RSU Atesia: ottimo risultato per i COBAS (51 voti ed un
delegato). La purezza sindacale è salva!
Quanto fa seicentotrentasei più centoquarantadue più trecentonove?
Milleottantasette. Tanti quanti sono stati i voti presi da CGIL
(seicentotrentasei), CISL (centoquarantadue), UIL (trecentonove) in
Atesia per il rinnovo delle RSU. Se consideriamo che il numero dei
voti validi è stato di milleduecentosessantuno (sopra un totale di
aventi diritto di duemiladuecentotrentaquattro), possiamo vedere che
la percentuale-voti a favore dei confederali è pari all'86.20%. Se vi
aggiungiamo pure i voti gialli acciuffati dal sindacato
neocorporativo UGL (ottantotto), la percentuale sale a 93,18%. Al
sindacalismo di base, CUB (trentacinque) e COBAS (cinquantuno), anche
per via del regolmento ad hoc che lo sfavorisce pesantemente ed
ingiustamente, non sono rimaste che le briciole (6.82% complessivo).
E tuttavia, prima di far torto a qualche amante della setta,
contempliamo in rispettoso ossequio non tanto il 2.78% della CUB,
quanto lo spettacolare 4.04% dei COBAS. Ancora più spettacolare ed
invidiabile se soltanto si pensa che una simile cifra è stata
guadagnata (più un delegato: a proposito, auguri sinceri di buon
lavoro!) senza partecipare ad alcuna delle dieci Assemblee sindacali
( indette dall'ultraconcertativa CGIL, che ne ha titolo per diritto
naturale). La CUB, che invece ha scelto di presiederle esponendo la
propria piattaforma a circa un migliaio tra lavoratrici e lavoratori
alternatisi in due giorni, ha pagato a caro prezzo (sedici voti di
scarto dai cultori della lotta dura e senza paura) la perdita della
purezza sindacale. Ben gli sta: la dottrina COBAS non si tradisce!
E fortuna che esistono loro, i romantici dell'isolazionismo
dialettico, i solipsisti della lotta, i masochisti del sindacalismo
ruvido che, rifiutando la sciocchezza di una "Lista Unitaria" (al
grido de "il lavoratore si confonde!" ), hanno pure evitato lo
sfondamento di quota 7%. Una cosuccia da poco: si sarebbe insidiata
(ottantasei voti ad ottantotto) la creatura di Miss Ballarò, al
secolo Renata Polverini (UGL: due delegati!). E non consideriamo
volutamente l'effetto simpatia per la ritrovata unità di classe,
concetto forse troppo poco classista. Ma la CUB non ha perso la sfida
diretta contro il totem COBAS soltanto per una questione di metodo.
Anche nel merito sembra vi siano state delle pecche, la più grave
delle quali è non avere mai citato nelle Assemblee l'infame (lo dico
sul serio, stavolta!) bozza presentata da CGIL-CISL-UIL con cui
s'intende portare a tre anni la scadenza sia per il rinnovo normativo
che economico dei CCNL. La CUB ha però spiegato, nei pochi minuti che
aveva a disposizione prima del dibattito assembleare, tante altre
cose, cercando di parlare alla pancia di lavoratori onesti e spesso
digiuni di militanza(chè per la bozza c'è tempo!): ma l'orecchio,
solitamente attento, del titano COBAS su questi punti ha ceduto. Ne
sintetizziamo qualcuno, per completezza di informazione,
estrapolandolo dalla richiesta di varare una piattaforma largamente
condivisa di pochi ma essenziali punti per andare verso una stagione
di "risarcimento": l'obbligo dell'azienda a concedere a tutte/i i
passaggi di livello (significano cinquanta euro netti circa in più in
busta paga. Non mi pare cosa da poco, oggi); la rigidità nelle
matrici dei turni; la facoltà che tutte/i possano scegliere
volontariamente di passare dalle quattro ore part-time alle cinque o
sei; la costruzione di un asilo nido all'interno delle mura
aziendali; l'introduzione dei buoni pasto per chi fa il part-time a
sei ore; l'aggancio dei premi di produttività non alla competizione
tra lavoratori né agli indici di malattia ma ai profitti annuali; gli
adeguamenti salariali di secondo livello per rispondere all'aumento
del costo della vita, divenuto ormai insostenibile.
La CUB ha parlato di tutto questo, testimoni un migliaio tra
lavoratrici e lavoratori, ma ha omesso di parlare della bozza. Come
mai? E' sicuro che, parlando della bozza, ci avrebbero poi pensato le
masse infuriate ad accoppare nel segreto dell'urna l'infame
confederale? Non lo sapremo mai. E' però assai più probabile che se
la CUB ne avesse parlato, avrebbe dimenticato qualcos'altro: che ne
so, forse di riferire della mancanza di democrazia sui posti di
lavoro. E così via, in un vortice infinito: per questo e per quello
la CUB reciti l'atto di dolore, per favore. Tuttavia, se la CUB non è
capace di predicare concetti elementari come la pericolosità di una
bozza confederale al ribasso, non ha forse la lavoratrice, il
lavoratore, il diritto di sapere ugualmente? Se la CUB addirittura
non sa tenere il megafono in mano, perché non se lo riprende qualcun
altro? Quale migliore occasione di dieci Assemblee per farlo
presente? Quale occasione più ghiotta per farsi sentire da tutti
nella giustezza delle proprie idee? Invece no, giusta l'Assemblea,
giuste le idee purchè non si chieda ai COBAS Atesia di intervenire:
ci si sporca le mani, ci si macchia la fedina sindacale. Viene in
mente il tempo della cara mamma che diceva al figlioletto
timido: "chè, tu non ce l'hai la bocca per parlare?!". Questi
atteggiamenti hanno del curioso: si rifiutano le alleanze su "Liste
Unitarie"; non si accetta il confronto con le altre sigle nelle
Assemblee; e quando si acchiappa pure il delegato (col resto) ti
rompono pure i coglioni che non gli sei piaciuto per come parli.
COBAS, mica volete pure una fettina di coscia?
p.s.: ovviamente, inutile rimarcarlo, se CGIL-CISL-UIL sono infami
(ed i COBAS giustamente con gli infami non dialettizzano),
figuriamoci i loro milleottantasette votanti che gente deve essere..
Come dice il vecchio saggio COBAS: "Meglio pochi ma puri.."
Francesco Fumarola
www.mercantedivenezia.org
Siamo a Verona, la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2008, nell’aria del centro vibra l’odore della festa che il giorno dopo avrebbe accompagnato le nostre e le ore di quel ragazzo, Nicola Tommasoli. Non si tratterà, nelle righe che seguiranno, la sua figura come quella di un uomo di parte, un comunista. Non è così, questo ragazzo non era politicizzato, solo portava in dote la “colpa” di avere i capelli lunghi, di aver negato una sigaretta ai cinque che si riveleranno i suoi assassini. Questi cinque non sono romeni, non sono extracomunitari, certamente non erano ubriachi, probabilmente sono ultracattolici, sono veronesi, appartengono a famiglie ricche della città veneta ma soprattutto sono neonazisti. Tutte queste caratteristiche hanno consentito loro di non subire una campagna mediatica volta all’attacco, di non subire espulsioni, di non subire sfratti; accadimenti verso i quali sarebbero andati incontro se fossero stati extracomunitari oppure di sinistra. Non è questa un’invettiva marcatamente di parte (per quanto la partigianeria è un elemento che non si può neutralizzare pena il divenire oggetti impersonali dell’indistinto fluire dei fatti e che per tale motivo non rinneghiamo), ma è una semplice lettura di ciò che negli ultimi anni è accaduto a chi, come i manifestanti del G8 di Genova 2001 oppure agli antifascisti di Milano 2006, ha subìto anni di carcere oppure condanne da scontare per la sola colpa di aver difeso i diritti dei popoli oppressi dalla globalizzazione i primi e l’antifascismo di una città medaglia d’oro alla Resistenza i secondi.
Ritornando ai fatti di Verona, abbiamo sentito in questi giorni straparlare tanti rappresentanti di quel pubblico potere veronese che, con le sue connivenze se non addirittura con le sue evidenti sponde politiche, ha permesso la nascita e la crescita di questi gruppi neonazisti. Flavio Tosi, sindaco di Verona della formazione xenofoba e razzista della Lega Nord, nel dicembre dello scorso anno capeggiò il corteo della manifestazione organizzata da Forza Nuova, Fiamma Tricolore e Veneto Fronte Skinhead contro gli immigrati. Un esempio di tale tolleranza (!) verso il diverso non poteva far altro che tentare di smorzare l’accaduto riproponendo la solita solfa di chi è consapevole di essere solidale con le assurdità che riempiono le calotte craniche di quelle belve, cioè che la politica non c’entra nulla, che questa gente è criminale, che non ci sono più i valori di una volta (alla sagra del qualunquismo manca solo il celebre “si stava meglio quando si stava peggio” o l’altrettanto famoso “non ci sono più le mezze stagioni”). Ovviamente pensiamo che Tosi, così come tutti quei rappresentanti politici che fanno proprie tali considerazioni, non siano così ciechi da non vedere le motivazioni che hanno sotteso a questo, così come a tanti altri episodi accaduti a Verona e non.
Tosi e la Giunta comunale di cui è espressione conoscono bene qual è la situazione della città scaligera, sono consapevoli della presenza dei neonazisti ed altrettanto consapevolmente la alimentano, le offrono la creazione di quell’humus di intolleranza, di odio verso l’altro, di xenofobia, razzismo nel quale questi parassiti crescono ed agiscono indisturbati. È lapalissiano in tal senso il velo di interessata omertà che la giunta comunale veronese ha partorito intorno alla vicenda, per cui nei giorni successivi all’attentato è stata convocata una seduta straordinaria del consiglio comunale nella quale è stata votata, quasi all’unanimità, una mozione in cui si rifugge ogni implicazione ed ogni motivazione politica dell’accaduto.
La posizione delle istituzioni e dei media
In queste serate abbiamo avuto l’opportunità (di cui avremmo certamente fatto a meno) di ascoltare le opinioni di qualche politico e di taluni “intellettuali” sull’accaduto. Ad esempio, la terza carica dello stato, il presidente della Camera Fini (con il suo passato da “delfino” del picchiatore fascista Almirante) ha dichiarato che questo episodio, la cui chiara colorazione politica non potrebbe essere riscontrata in maniera più agevole, sia meno grave di quello che ha visto protagonisti un gruppo di manifestanti dei centri sociali bruciare una bandiera israeliana a Torino (atto meramente simbolico peraltro rivolto ad uno stato che rivendica come legittima l’usurpazione dei territori e la ghettizzazione in campi profughi disumani del popolo palestinese). Ancora altri intellettuali, più o meno di regime, si sono affrettati a collocare l’episodio nell’alveo di una cronica mancanza di valori, di un innato nichilismo che attraversa la gioventù italiana; in tal modo si è giunti, per vie traverse, ad una loro implicita giustificazione basata sulla sollecitazione per cui non possono essere giudicati imputabili circa l’ideologia politica perché la loro mente è un contenitore vuoto in cui ha trovato diritto di cittadinanza una violenza senza senso. Noi pensiamo, al contrario, che nessun essere umano non sia portatore di valori perché ciò avrebbe significato una sua sostanziale impersonalità; riteniamo che vi siano principi e criteri di comportamento giusti o sbagliati, degni od indegni di appartenere all’uomo, ed è muovendo da tale presupposto che non temiamo di stigmatizzare il marciume che caratterizza l’ideologia politica e, di riflesso, l’atteggiamento di questi neonazisti. Noi non abbiamo alcun tipo di paura nell’affermare che non si possa confondere la pubblica opinione facendo passare un messaggio che, in povere parole, potrebbe recitare così: “chi ha posto in essere condotte che, rifiutando ed aggredendo la diversità, abbracciando il razzismo, la xenofobia e dunque i punti polari del fascismo e del nazismo, non viene già considerato come un soggetto che ha imbrattato di letame il proprio cervello, ma come un ‘uno’ che non ha identità, non ha valori e che, seguendo la strada tracciata da questo itinerario non esiste, non può essere imputabile e dunque è sempre innocente”. Non è assolutamente così. Per mascherare la connivenza che questo sistema economico-sociale ha con movimenti neofascisti e neonazisti, delineatasi come una sua caratteristica connaturata alfine di immettere nella società quella spirale di odio nei confronti di chi dissente in qualsiasi modo (anche nel portare un determinato taglio di capelli) rispetto alla pseudo-cultura dominante, ci hanno continuamente voluto far credere che questa melma agisse in modo avventuriero, che non avesse nulla a che fare con quella cosa sporca che chiamano “democrazia” (delle casseforti). A queste menzogne noi rispondiamo con l’impegno civile e politico per una società migliore che non potrà non passare attraverso il superamento di questo sistema economico-sociale-politico portatore di così tante ingiustizie e storture.
Fermiamo l’ondata razzista, xenofoba e di odio che sta attraversando il paese!
Opposizione duratura e radicale nei confronti del potere politico che, asservito a quello economico, permette l’esistenza e lo sviluppo di queste situazioni in numero sempre maggiore!
Contro i covi fascisti ovunque essi si annidino!
Per la redazione di Megafono Rosso – Giulio Stigliano
"Non si tratta di un problema di numero. Grande o piccola questa manifestazione del 1° Maggio è l'affermazione del principio di solidarietà e di unione degli operai di tutti i paesi ed è questo che farà del 1° Maggio una giornata unica nella storia del mondo".
dall'appello ai lavoratori della Gran Bretagna della Federazione nazionale delle organizzazioni operaie, 1890, 1° Maggio.
Da: unità comunista
calabria [mailto:unitacomcalabria@...] Inviato: giovedì 24 aprile 2008 9.49 A: 'unitacomcalabria@...' Cc: 'associazioneunitacomunista@yahoogroups.com';
'forum_sitoCUC@yahoogroups.com'; 'Linea-Rossa@yahoogroups.com' Oggetto: I: appello per la costituente comunista
APPELLO PER Lanciare un incontro Pubblico
Nazionale per la COSTITUENTE COMUNISTA
Per una vera Costituente
Comunista.
Il risultato elettorale delle
politiche del 2008 ha confermato quanto da tempo sostenuto da innumerevoli
compagni ovvero che i Partiti contenitori (Sinistra Arcobaleno) o i Partiti
dallo 0,5% PCL, Sinistra Critica, non sono i Partiti che possono capitalizzare
quel patrimonio comunista che è proprio del nostro Paese.
Perché anche se per la prima
volta nella Storia della Repubblica Italiana non ci sarà nessun rappresentante
in Parlamento della Sinistra Radicale , nonostante tale prevedibile sconfitta,
l’ attaccamento al potere persiste .
A parte il capro espiatorio
Bertinotti( ma che da tempo aveva fatto intendere che avrebbe lasciato la guida
spirituale della Sinistra Arlecchino…) tutti gli altri leader…sia locali che
nazionali sono rimasti ai loro posti.
Occorre azzerare tutte le
segreterie di tutti i partiti, lanciare un'unica grande e vera Costituente
Comunista, poiché leggendo i vari proclami sembra che nascerà più di una pseudo
-Costituente, e dare luogo ad una grande assemblea Nazionale dove tutti i
Compagni a prescindere dall’appartenenza a Rifondazione , Pcl ecc, devono
riunirsi per discutere e capire il che fare.
Tutti i partiti esistenti, o
quello che ne è rimasto, devono sciogliersi perché sono frivoli e non
rispecchiano la vera realtà sociale Italiana; devono sciogliersi perché il
Partito comunista non si costruisce in pochi mesi o anni, ma in un arco di
tempo molto più lungo.
E’ arrivato il momento di dire
Basta ai Liderismi., Basta alle Divisioni, lanciano un grande appuntamento che
riguardi tutti i compagni che per anni hanno aderito a vari Partiti Comunisti o
di Tendenza, Azzeriamo tutte le segreterie esistenti, sia locali che Nazionali
o Centrali, dei Vari Partiti di Sinistra Radicale e Comunista e lavoriamo
tutti insieme, lanciando la formazione di comitati spontanei territoriali,
per una Grande Costituente Comunista .
La vera tragedia non è la fine
della rappresentanza politica in Parlamento, perché un vero comunista non è per
il concetto della delega o della rappresentanza , ma disconosce questo sistema
..
La vera tragedia è la frammentazione
, la fioritura di mille partiti comunisti, il liderismo politico che ha
comportato l’allontanamento di molti compagni dalle lotte sociali, la
prevaricazione di forze di destra ed estrema destra, ed in particolare la più
grande crisi che in Occidente abbia mai avuto la Sinistra Radicale e Comunista.
Siamo tutti responsabili, ma
nessuno potrà accettare che tale Costituente venga lanciata dagli attuali
Leader della Sinistra Radicale, la vera Costituente dovrà essere lanciata
da tutti i compagni che rifiutano il partitino di sinistra senza alcuna
prospettiva reale di radicamento nella società, o peggio ancora un partito
contenitore-elettoralista, e che credono veramente, che la vera competizione
non è quella elettorale,appunto, ma quella presente ogni giorno nelle piazze,
sui luoghi di lavoro ecc, luoghi ove la Sinistra tutta vuoi per carenza
organizzativa, vuoi per speculazione vuoi per mancanza di interesse ha tratto
solo ciò che poteva tornare utile per fini lideristici o di tendenza, ma non per
lottare veramente per un radicale cambiamento della società.
E’ giunto il momento di
aggregarci tutti , di sciogliere tutti i partiti esistenti e di lavorare per la
Vera Costituente Comunista.
Basta con i falsi e
opportunistici e tardivi mea culpa!!!
E’ arrivato il momento di voltare
definitivamente pagina!!!
Lanciamo un grande
appuntamento Nazionale-Centrale per la Grande Costituente Comunista.
Negli ultimi anni il 25 aprile è diventato una celebrazione di unità nazionale e concordia tra le classi. Megafono Rosso – Per l’Unità degli Studenti in Lotta vuole invece ricordare la Resistenza come battaglia della classe lavoratrice e delle masse popolari per sottrarre il Paese alla barbarie di fascismo e guerra in cui lo avevano precipitato le classi dominanti. Il 25 aprile che ricordiamo è quello che è nato dalla lotta degli sfruttati contro il fascismo voluto dagli sfruttatori: se i lavoratori, per vent'anni, furono vittime della violenza dello Stato fascista, la borghesia italiana ne fu la principale responsabile, con la complicità della monarchia e del Vaticano. Il fascismo garantiva al capitalismo italiano quei profitti che erano stati "minacciati" dalle lotte operaie e contadine d'inizio secolo ("Biennio rosso"). Il fascismo non fu quindi un "corpo estraneo" al capitalismo italiano, ma una delle sue espressioni. La Resistenza fu, per la gran parte dei suoi protagonisti, lotta contro gli sfruttatori che dello Stato fascista si erano serviti per immiserire ancora di più le classi popolari e consolidare l'egemonia della borghesia. Per questo, ricordare la Resistenza significa ricordare, anzitutto, la lotta del proletario contro il padrone, dello sfruttato contro lo sfruttatore.
NESSUNA PACE NEL CAPITALISMO
La lotta partigiana fu anche una lotta tradita: le classi dominanti – che nei vent'anni precedenti avevano privato dei più elementari diritti civili la popolazione, perseguitato gli oppositori politici, emanato leggi razziali, oppresso altri popoli e trascinato il Paese nella guerra – sono tornate al potere. Fu responsabilità dello stalinismo, in Italia come in Europa, la mancata trasformazione della guerra partigiana in guerra rivoluzionaria: i governi nati nel dopoguerra hanno riconsegnato le redini del Paese alla borghesia, che con un volto nuovo – liberale e democratico – ha portato avanti le stesse politiche di sfruttamento, repressione, guerra. Mentre veniva garantita l'amnistia per tutti i crimini fascisti e si preservano gli interessi della grande industria che si era arricchita con la guerra, i lavoratori e le masse popolari vedevano sfumare, dopo lo sforzo generoso nella lotta partigiana, la possibilità di costruire uno Stato a difesa dei loro interessi, uno Stato socialista.
ANCORA OGGI CONTRO LE ORGANIZZAZIONI FASCISTE E I GOVERNI PADRONALI
È a partire dalla consapevolezza di questo tradimento, che ha visto alleati stalinisti e classi dominanti, che vogliamo ricordare il 25 aprile. Oggi come ieri, i governi del padronato attaccano continuamente i già minimi strumenti di salvaguardia delle condizioni di vita dei lavoratori, degli studenti e degli immigrati; finanziano nuove guerre, attuano politiche colonialiste; all'occorrenza rispolverano vecchi metodi fascisti e polizieschi e garantiscono alle organizzazioni fasciste di operare nella società. Le organizzazioni fasciste –da Blocco studentesco legata a Fiamma tricolore, a Destra universitaria e Lotta studentesca legati a Forza nuova- si sono resi responsabili di aggressioni a studenti di sinistra nelle scuole e nelle università, da Treviso a Roma. L’azione di queste forze ausiliarie dei governi padronali deve essere fermata, perchè ieri come oggi è rivolta contro i diritti e le conquiste sociali ottenuti con le lotte dai lavoratori, dagli studenti, dalle donne. Proprio per questo è necessaria la più vasta mobilitazione nelle scuole e nelle università, seguendo l’esempio degli studenti francesi che a migliaia sono scesi in piazza contro la precarietà e per il diritto allo studio e una scuola pubblica e laica.
·La lotta degli studenti e dei lavoratori non ha confini nazionali!
·Per il diritto allo studio, per un futuro senza precarietà!
·Via il numero chiuso per l’accesso all’università!
·Per una scuola pubblica, laica e gratuita!
·Fuori i fascisti dalle scuole e dai quartieri popolari!
·Via le truppe italiane ed europee dai teatri di guerra!
·Via tutti i governi di guerra e di rapina, per un governo dei lavoratori!
Comunicato stampa di solidarietà di Unità Comunista –
Vibo Valentia a Pino Masciari.
Solidarietà e vicinanza di UC –
Vibo a Pino Masciari
In
questi giorni la vicenda di Pino Masciari è tornata alla ribalta delle cronache
regionali e non solo, mettendo in evidenza per l’ennesima volta la totale
inefficienza degli apparati, burocratici e politici, dello stato italiano. La
storia di Pino Masciari la conosciamo quasi tutti e non ha bisogno di essere
ricordata a chi, in maniera furbesca, ha fatto e continua a far finta di niente
stendendo un velo di silenzio frutto della grande indifferenza di questa
regione.
La
storia di Pino, prima di essere quella di un imprenditore, è quella di un
calabrese coraggioso e onesto che ha deciso di denunciare quel sistema politico-mafioso
che contraddistingue, gestisce e distrugge questa terra. Dalla sua denuncia
sono ormai passati 11 lunghi anni di silenzio, che i partiti interrompevano
solamente nei periodi elettorali e che tornavano inesorabilmente dopo le
elezioni, che hanno completamente cambiato la sua vita creando una situazione
anomala che vede il “giusto” dietro le sbarre dell’esilio
forzato.
Se
in questo paese tutti avessero il senso dello Stato, della legalità e della
giustizia che ha Pino forse non saremmo messi così male ma è vera una cosa e
cioè che lo Stato siamo noi e chi ci dirige è li per rappresentarci e non per
pensare ad “altro”.
Ma
vogliamo sottolineare ancora una volta che la mafia (intesa in maniera generale
comprendendo ‘ndrangheta, camorra, etc) non è l'antistato. Al contrario
di quanto cercano di farci credere, la mafia è un’organizzazione
complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati
statali.
Complementare
perché, attraverso la propria presenza in aree particolarmente degradate,
assicura nel suo complesso un controllo sociale difficilmente raggiungibile con
l'ordinaria amministrazione.
Intrecciata
perché cerca di creare le proprie lobbie all'interno dello stato per tutelare i
propri interessi economici.
Non
è da questo Stato, con mafiosi che al suo interno occupano posti di comando,
che ci si può aspettare una lotta decisiva contro la mafia! Non è la mancanza di leggi
adeguate o l’insufficiente numero di magistrati e poliziotti che
impedisce di sconfiggere la mafia. È all'interno dello stato che vanno
ricercati i principali alleati della mafia e le sue rappresentanze politiche.
La lotta alla mafia deve partire dalla maturazione di una nuova mentalità che
vada contro l’attuale stato di cose.
Tutte
queste cose Pino Masciari le ha vissute e le vive sulla sua pelle e continua a
denunciarle.
Inquietante
si dimostra oggi l’assordante silenzio di partiti e istituzioni che presi
dalla voglia di spartirsi lo “spartibile” si sono dimenticati di
chi, senza paura, ha denunciato il marcio e la fogna che scorre sotto i
palazzi del potere.
L'associazione
Unità Comunista intende esprimere a Pino, e a tutti quelli che si stanno
prodigando affinché vi sia una svolta definitiva per il suo caso, la piena
solidarietà e vicinanza sperando che il suo gesto sia di esempio per tanti
altri che preferiscono stare in silenzio.
Sezione di Vibo Valentia - Aderente al Movimento per la Costituente
Comunista
Cari compagni se vi può interessare sul blog di UC – Vibo
http://unitacomunistavibovalentia.blogspot.com
sono state pubblicate le foto dello spezzone del CUC della manifestazione del 2
Febbraio e al più presto vi manderemo i link dei video sul report di UC a
Pianura sull’emergenza rifiuti.
Si apprende che la Gas Plus Italia è intenzionata a realizzare pozzi
petroliferi nella concessione denominata "Policoro" inglobante anche
una vecchia concessione del 1999 denominata "Nova Siri", quest'ultima
a ridosso del Centro Enea Sogin della Trisaia di Rotondella. La
suddetta società ha presentato istanza presso l'assessorato
all'Ambiente della Regione Basilicata che, a sua volta, ha attivato
la procedura di screening presso i Comuni interessati, finalizzata al
rilascio dell'autorizzazione ambientale per tre nuovi pozzi di
idrocarburi in località "Perla della Ghianda" sul lato sinistro del
Fiume Agri a due chilometri dal mare, proprio a ridosso del villaggio
Marinagri, in località "Torre Cantone", in prossimità del paese di
Rotondella, nonché adiacente a culture biologiche e di pregio ed in
località "Molino Vecchio", nei pressi dell'abitato di Policoro,
limitrofo alla frazione Panevino dove già esiste un pozzo estrattivo
poco distante nel comune di Tursi.
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento
apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e
Cittadini - nel denunciare un nuovo inammissibile attacco al
territorio regionale grazie ad una classe politica "connivente" con
le lobby dell'energia e dei rifiuti, in primis, giudica l'iniziativa
dell'assessorato all'Ambiente assurdo, per il fatto di imporre le
onnipresenti trivelle ad un territorio vocato al turismo ed
all'agricoltura di qualità. In secondo luogo, chiede che nei Comuni
di Rotondella, Nova Siri, Scanzano e da parte del commissariato
prefettizio del Comune di Policoro si mettano in atto tutti gli
strumenti necessari per consentire lo svolgimento aperto dei consigli
comunali a tutti i cittadini, alle organizzazioni sindacali ed
agricole. La OLA, infine, preannuncia la propria opposizione nelle
sedi più opportune per far valere le ragioni dei cittadini e della
tutela delle risorse naturali ed economiche del territorio del
Metapontino e della Magna Grecia e per opporsi fermamente a questo
ennesimo sopruso a danno dei lucani.
http://www.olambientalista.it/petrolioart47.htm
Altri link utili:
http://www.olambientalista.it/petrolioart50.htmhttp://www.olambientalista.it/petrolioart49.htm
Per tutti coloro che non vogliono andare a votare o che annulleranno la scheda...
E' importante sapere che se votate scheda bianca o nulla perchè non vi sentite rappresentati da nessun partito, in realtà , favorirete il partito con più voti.
Infatti (vedere REGOLAMENTI PER IL CALCOLO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA) anche i voti bianchi o nulli entrano nel calcolo del premio di maggioranza, favorendo chi ha preso più voti.
ESISTE UN'ARMA LEGALE CONTRO QUESTA LEGGE INDECENTE E ANTIDEMOCRATICA! Di seguito i riferimenti legali. Tutto si basa su un uso 'puntiglioso' della legge: Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104 - Par. 5 5) Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000. Illustro nei dettagli il sistema da usare:
1) ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E FARSI VIDIMARE LA SCHEDA 2) ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA), dicendo: 'Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato' 3) PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA 4) ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO METTERE A VERBALE UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad esempio 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta')
COSI FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO NULLO O BIANCO SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIU' VOTI.
Diffondere questa mail credo sia 'cosa buona e giusta'. (INVECE DELLE SOLITE CATENE).
Le violenze scatenate dai seguaci "non violenti" del Dalai Lama (video)
Il servizio diffuso nel mondo (in lingua inglese) dalla televisione cinese sulle violenze scatenate a Lhasa dai seguaci del Dalai Lama ed esaltate dai media al servizio degli interessi imperialisti e delle forze interessate a creare difficoltà politiche e diplomatiche allo svolgimento delle Olimpiadi di Pechino
La situazione comincia a tornare alla normalità a Lhasa dopo una giornata di finestre infrante, negozi derubati e una moschea data alle fiamme. Il governo regionale tibetano conferma la morte di sette persone a seguito della rivolta.
I testimoni dicono che i disordini sono iniziati circa all'una di venerdì. Diverse persone si sono scagliate contro la polizia locale e hanno gettato pietre vicino al Monastero Ramogia nel centro di Lhasa, la capitale del sud-ovest della Regione Autonoma del Tibet del Sud-Ovest della Cina. I rivoltosi hanno appiccato il fuoco ai negozi lungo le due strade principali della capitale.
Sono stati segnalati almeno cinque incendi e il fumo denso copriva l'intera città. Un funzionario del governo tibetano ha detto all'agenzia di stampa cinese Xinhua, che vi sono prove sufficiente per dimostrare che il sabotaggio a Lhasa è stato organizzato dalla cricca del Dalai.
Gli atti di violenza hanno assunte varie forme, ha aggiunto il funzionario: dal saccheggio all'incendio doloso, sconvolgendo l'ordine pubblico e danneggiando cose e mettendo a repentaglio la vita delle persone. Molti i feriti, il numero esatto non è ancora noto, a seguito delle violenze ora ricoverati in ospedale.
Un altro funzionario locale ha dichiarato che i servizi del governo regionale stanno prendendo misure efficaci per gestire la situazione.
Sulla gigantesca e mistificante campagna propagandistica ( a cui non ha mai mancato di prestarsi zelantemente anche il candidato premier della "Sinistra l'Arcobaleno") in merito alla "questione Tibet":
di Alessandro Leoni, Comitato Politico Nazionale del Prc
Il carattere strumentale e politico-propagandistico dell’attuale vicenda tibetana è palese non solo per la concomitanza con una serie di altri avvenimenti politici internazionali, ma anche perché tale “mobilitazione” ideologica avviene contemporaneamente al sostanziale silenzio verso tragedie ben più grandi e gravi : da quella della così detta “Striscia di Gaza”, in Palestina, (… il più grande, per estensione e numero d’internati, “LAGER” mai esistito/organizzato ! … ) all’orrore iracheno, per non tralasciare il groviglio del Kosovo, l’Afghanistan, lo sterminio, continuo, di centinaia di migliaia di “neri” africani per fame, malattie, repressioni, guerre etnico-tribali, spesso (… o quasi sempre ! .. ) fomentate dai campioni dei “Diritti umani” del -libero e liberista- occidente ! Tutto ciò mentre negli USA si “discute” (… non al bar o in qualche segreta stanza del Pentagono ! Ma al “Congresso”, cioè in Parlamento ! … ) sul livello “legale” della tortura e il Presidente di quella che viene definita, non a scapito del senso dell’humor, la più grande e robusta “democrazia”, pone il “Veto” all’esclusione del, udite bene ( ! ), “soffocamento progressivo da immersione nel liquido” ! Tutto quanto sopra non è segreto, è noto e l’opinione pubblica ne è abbondantemente, se non quotidianamente, informata.
Ma veniamo al Tibet! Questo territorio appartiene, formalmente, al “Celeste Impero” (… così i cinesi chiamavano il proprio paese fino al 1911 ! .. ) fin dalla prima metà del XVIII° secolo in qualità di “soggetto tributario”. Nell’epoca dell’espansione colonialista-imperialista il Tibet finì nell’area d’ influenza britannica ( 1906 accordo, sponsorizzato dalla Francia in funzione antigermanica, fra Gran Bretagna e Impero zarista Russo sulla delimitazione delle zone d’interesse in Asia, dal Caspio all’estremo oriente ! … ) e il rappresentante diplomatico di Londra divenne l’ “unico” straniero ammesso a Lahsa. Il Tibet era, allora, un paese dominato da una casta “sacerdotale” ( … i “monaci buddisti”, appunto ! … ) totalmente parassitaria che viveva, certamente in grande “spiritualità” ( !?! ), sul lavoro di una massa di popolazione “servile” cioè, praticamente, schiavi ! Inutile dire che non esistevano scuole, ospedali, infrastrutture, ecc… La condizione femminile era tale da renderla di difficile descrizione: praticamente le donne erano considerate alla stregua del bestiame ( i famosi yak ! ). E’ noto l’ “interesse” del Terzo Reich nazista per la “spiritualità” buddista di rito tibetano ! Un bel film di qualche anno fa ha ricordato/ricostruito il viaggio di una delegazione di ufficiali delle “S.S.” a Lahsa, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale ( 1939 ). La collaborazione del “buddismo” lamaista con i, non propriamente gentili, “occupanti” giapponesi in Manciuria negli anni trenta e durante l’ultima guerra mondiale è fatto storico noto ed acquisito !
Un altro bel film, non fatto dal Partito Comunista Cinese, ma da un prestigioso regista italiano, mostra, sia pure incidentalmente, quel rapporto di collaborazionismo; mi riferisco, evidentemente, al film “L’ultimo imperatore” ! Dopo la vittoria della rivoluzione cinese ( 1949 ) il nuovo governo di Pechino, fra le varie incombenze, ebbe anche quella di assicurare l’integrità territoriale cinese e nel 1950 il Tibet venne riunificato allo stato cinese nel quadro della Repubblica Popolare che riconosce, formalmente, l’”autonomia” delle varie minoranze etniche che vivono in quello sterminato paese (grande quanto l’intera Europa, dall’Atlantico agli Urali !). Infatti la bandiera della R.P.di Cina mostra “cinque” stelle, ognuna, appunto, simboleggia una distinta e riconosciuta entità nazionale ( cinesi Han, mongoli, manciù, tibetani, ecc… ). Dal 1950 in poi in Tibet si è andata a compiere un’operazione di modernizzazione economica-sociale che ha aumentato la popolazione tibetana e che ha rotto, progressivamente, l’isolamento del paese dal resto del mondo ( come invece era all’epoca del dominio dei Dalai Lama ! ) ; in sintesi il Tibet è stato riportato sul pianeta Terra ! Tutto ciò non significa, evidentemente che contraddizioni, errori non siano stati compiuti, ma liquidare la vicenda con lo slogan del “genocidio culturale” è ridicolo prima ancora che palesemente falso!
Si deve tener presente, a mio giudizio, che la scelta strategica compiuta dalla leadership cinese, in questi ultimi decenni, di privilegiare radicalmente lo sviluppo delle “forze produttive”, attraverso un accelerato processo d’accumulazione capitalistico, guidato e controllato dall’autorità politico-statuale centrale, ha creato le condizioni per una eccezionale crescita economica e sociale di cui ha beneficiato anche il Tibet, ma in un tale quadro di riferimento di così spinto “pragmatismo” è altrettanto evidente l’indebolirsi dei principi “socialisti”, “internazionalisti” che non possono non avere riflessi negativi sulla solidarietà fra soggetti etnico-nazionali diversi. Tuttavia non dovrebbe sfuggire a nessun osservatore, minimamente onesto, il dato di fatto che a quasi “sessant’anni” dall’inserimento del Tibet nel quadro della Repubblica Popolare Cinese esistono decine di monasteri con “migliaia” di monaci, segno che non si è verificata nessuna volontà di liquidare l’identità tibetana ! Altra cosa è, evidentemente, l’ingerenza di una “chiesa”, di una struttura gerarchica ecclesiastica, sia essa buddista, islamica o cristiana negli affari politici pertinenti allo Stato ! E’ un principio che anche per noi italiani dovrebbe essere considerato importante ! Infine riguardo alle “parole” moderate e razionali pronunciate pubblicamente/ufficialmente del Dalai Lama si deve, quanto meno, dubitare sull’effettiva coerenza fra ciò che viene pronunciato e ciò che si indica o si ordina !
Schierati con la Cina popolare contro il Medioevo del Dalai Lama e le mene aggressive dell’imperialismo
di Massimo Ciusani, Comitato Centrale PdCI
Sulle questioni internazionali lo sbando della cosiddetta sinistra (radicale, ambientalista o di governo) è totale. Le continue folgorazioni che spesso influenzano le scelte del ceto politico di sinistra riservano sempre delle bizzarre sorprese. E’ ormai prassi quotidiana pontificare contro quei Paesi che cercano di modificare i rapporti di forza nel mondo contro l’attuale egemonia imperialista. Tra la sinistra italiana è di moda sventolare la bandiera del separatismo dei movimenti arancione: dall’Ucraina alla Bielorussia, dal Kosovo alla Cecenia per arrivare fino al Tibet.
Che la sinistra italiana abbia abbandonato ogni ipotesi di cambiamento e di trasformazione del mondo è chiaro nelle sue scelte subalterne al campo occidentale. Il separatismo è infatti un’arma micidiale usata dall’imperialismo americano ed europeo per indebolire i nemici strategici dell’impero. Secondo le esigenze si utilizza lo strumento della guerra, come è successo per smembrare la Jugoslavia, oppure in presenza di entità statuali pesanti - come la Cina e la Russia - il lavoro sporco viene gestito dai servito segreti e affidato a personaggi ed arnesi professionisti dell’eversione reazionaria reclutati in loco. Il Dalai Lama è un tipico esempio.
I comunisti invece lavorano per scardinare la supremazia Usa che è militare in particolare, ma non solo. Russia e Cina (ma anche altre importanti realtà regionali) sono ormai avviate con notevole sicurezza e decisione verso il ruolo di potenze antagoniste, mentre l’Europa è ormai - insieme allo stato canaglia di Israele - il gendarme dell’ordine imperialista. Per di più è anche venuta ad esaurimento la relativa, ma non secondaria, autonomia gollista della Francia.
I comunisti, invece, si schierano nettamente nel fronte antimperialista, nel senso preciso di una netta opposizione alle aggressioni Usa ed europee: aperte o sotterranee, con mezzi militari o con la “democrazia” finanziata con milioni e milioni di dollari, con manovre e pressioni diplomatiche, con l’intervento di gruppi finanziari e multinazionali americani, europei, italiani.
Per la sinistra quello che conta è il politicamente corretto. Per i comunisti il problema decisivo è la riduzione, in qualsiasi modo venga ottenuta, della supremazia Usa.
Si deve essere favorevoli alla resistenza irachena, pur se è inutile negare che si è in buona parte trasformata in guerra tra sunniti e sciiti. Si deve essere favorevoli all’Iran e al fatto che all’interno non prevalgano i “modernisti” e “riformisti” filoccidentali, ma non certo perché si possa nutrire particolare simpatia per idee e atteggiamenti culturali degli Ayatollah. Si deve essere favorevoli alla resistenza afgana, ma non necessariamente ai loro costumi, cultura, mentalità. Non sento invece di appoggiare i ceceni malgrado la ferocia con cui esercito e polizia russi li massacrino o i rivoltosi birmani, pur se non mi riconosco nella giunta militare.
Nel Tibet la situazione è ancora più limpida e trasparente. Con la presa del potere da parte dei comunisti cinesi inizia un lungo processo di trasformazione sociale che comprende l’abolizione della servitù della gleba e della schiavitù, la distribuzione dei pascoli ai contadini senza terra e il programma di alfabetizzazione di massa con partenza da quota zero.
Il potere popolare ha dovuto scontrarsi contro il potere religioso schierato in difesa dei privilegi delle classi possidenti e dell’oscurantismo medioevale, così come successe tra le fine degli Anni 70 nella Repubblica Democratica dell’Afghanistan e agli inizi degli Anni 80 nella Polonia Popolare.
Perché se non si capisce che la “resistenza” cecena o le “rivolte” birmana e tibetana (come la “democrazia” in Ucraina e Georgia) fanno comunque il gioco della supremazia imperialista Usa e del tentativo degli Usa di contenere e accerchiare Russia e Cina - loro antagonisti principali in questa fase storica - siamo al sostanziale analfabetismo politico, al risultato di decenni di “rincoglionimento” delle masse da parte di una sinistra buonista, politicamente corretta, subalterna ai poteri economici e finanziari internazionali e completamente incapace di una pur minima analisi di fondo, strutturale come si diceva un tempo.
Dopo le elezioni del 14 aprile è necessario porre all’ordine del giorno la battaglia per l’unità dei comunisti sganciata da ogni zavorra moderata e subalterna per mantenere aperta, qui in Italia, una prospettiva di cambiamento e di trasformazione.
La "Sinistra" smarrita nell'Altopiano Tibetano
(17 marzo 2008)
Con una modalità ed una tempistica già ampiamente conosciuta il Circo Barnum della comunicazione deviante del capitale sta dispiegando, a scala globale, la solita dis/informazione a proposito degli avvenimenti tibetani.
Ancora una volta l’abusato refrain di ipocrita esecrazione segna, inequivocabilmente, l’interessata opera di opacizzazione mediatica di quanto sta accadendo nel Tibet. Come sempre le grandi centrali della manipolazione mondializzata stanno compiendo il lavoro sporco necessario alla totale mistificazione degli avvenimenti in corso ed alla rimozione delle reali cause che sottendono i fatti odierni (e quelli già verificatesi nel passato).
Da ogni parte, particolarmente tra gli epigoni di una “sinistra” - sempre più subalterna ed integrata al credo universalistico dell’assoluta vigenza del capitalismo - assistiamo alle lodi sperticate di colui il quale viene definito il Buddha vivente e presunto campione ed incarnazione di spiritualità, fratellanza ed armonia generale..
Eppure, non da oggi, i fautori della modernizzazione (quella del turbo/capitalismo) applaudivano entusiasti al superamento ed alla cancellazione di quelle che vengono definite “religioni antiche ed arcaiche” per affermare, con la forza, la superiorità della “civiltà occidentale”. Sono decenni, oramai, che molti viaggi in giro per il mondo dei Papa, specie nei paesi di area musulmana, godono di sostanziose sovvenzioni da parte del Fondo Monetario Internazionale a testimonianza di come gli organismi sopranazionali del capitalismo hanno a cuore “l’evangelizzazione di questi paesi”.
Quando, però, si affronta il tema del Tibet cinese e del Dalai Lama la musica cambia repentinamente registro. In tale caso spuntano fuori gli apologeti del “diritto e della democrazia internazionale” con allegato l’intero armamentario propagandistico teso al rinfocolamento artificioso di tutte quelle contraddizioni storiche e sociali, che pure esistono e che potrebbero persino convivere assieme, per manometterle in una dichiarata funzione anticinese.
Non è la prima volta che gli apprendisti stregoni del capitale si mettono al lavoro in questa regione del mondo allo scopo di destabilizzarla violentemente.
L’obiettivo è sempre lo stesso: si agitano i temi dell’indipendenza del Tibet allo scopo di provocare e di mantenere alta la pressione sulla Cina.
Ciò che, sottotraccia, si imputa a Pechino è la resistenza alla penetrazione selvaggia dei capitali internazionali e, nel contempo, la sua potente ascesa politica, finanziaria e militare tra i vari soggetti della competizione globale.
In definitiva non si perdona ai cinesi il loro porre vincoli e difficoltà al rullo compressore imperialistico della rapina delle risorse, della schiavizzazione della forza/lavoro e della devastazione ambientale.
Del resto – ed è questa una risaputa pagina del corso storico del capitalismo in Asia – i cinesi, nonostante le tante ed oggettive contraddizioni, hanno sempre fatto resistenza verso ogni tentativo di assoggettamento occidentale del proprio immenso paese. Infatti l’ossessiva ostinazione con cui, nelle diverse fasi, gli occidentali si accaniscono contro questo paese/continente deriva dalla persistenza di questo dato materiale incancellabile.
Eppure, discorrendo del Tibet, andrebbe ricordato agli interessati sostenitori di questa “causa nazionale” quali erano, prima della vittoria della rivoluzione nazionale ed antiperialistica di Mao e la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, le condizioni di sopravvivenza in questa regione cinese.
Citiamo, a questo proposito, un piccolo passo di un articolo di Sara Flounders, pubblicato qualche anno fa sulla rivista statunitense Workers World, in cui si faceva una disamina della situazione: (...) Il Tibet pre-rivoluzionario era totalmente sottosviluppato... senza sistema viario... una teocrazia feudale basata sull’agricoltura, con il 90% della popolazione in servitù o schiavitù... non vi erano scuole, eccetto i monasteri riservati a pochi... l’educazione delle donne era sconosciuta. Non vi era alcuna forma di assistenza sanitaria e ospedali. (...) Un centinaio di famiglie nobili e gli abati dei monasteri (di famiglie nobili anch’essi) possedevano tutto. Il Dalai Lama viveva nel palazzo di 1.000 stanze di Potala... per il contadino la vita era breve e misera. Il Tibet aveva il più alto tasso di tubercolosi e mortalità infantile nel mondo.
Inoltre, sempre a proposito della continua azione di manomissione di costruzione artificiosa di provocazioni anticinesi, la Flounders, sempre nel suddetto articolo, cita alcuni dati interessanti: (...) Dal 1955 la CIA iniziò a costruire un esercito controrivoluzionario in Tibet... Un articolo su Newsweek del 16.8.99 descrive in dettaglio le operazioni della Cia in Tibet dal 1957 al 1965... Il Chicago Tribune del 25.1.97 descriveva l’addestramento di mercenari tibetani in Colorado... Secondo il Pentagono migliaia di loro, con circa 700 voli, furono paracadutati in Tibet negli anni ’50...Il fratello del Dalai Lama seguiva tutte queste operazioni e se ne faceva vanto... La Cia diede una rendita annuale di 180.000 dollari al Dalai Lama per tutti gli anni ’60 (...)
E’ evidente che le scomposta grida di questi giorni - a favore della “causa del popolo tibetano” – sono fortemente strumentali, come lo sono state quelle nei mesi scorsi a sostegno dei monaci della Birmania, ed alludono ad una speranza mai sopita e che ancora alberga tra i desiderata dei poteri forti a New York, a Londra, a Berlino, a Parigi ed a Roma.
Alla Cina di oggi e ai suoi attuali dirigenti non viene perdonato l’autorevole profilo assunto nel gorgo della competizione internazionale. Le teste d’uovo dell’imperialismo quando non possono colpire direttamente i loro concorrenti - magari a base di “bombe intelligenti” o di “democratici embarghi” – utilizzano tutte le leve possibili per detronizzare i paesi e gli stati che non accettano supinamente di abbassare la testa.
Questa è la vera posta in gioco di questo ulteriore passaggio della “crisi tibetane”. Tutte le altre interpretazioni sono cortine fumogene per non affrontare i reali termini della questione.
Con buona pace degli accorsati opinion maker bipartizan o presuntamene indipendenti (da un Federico Rampini ai convertiti al credo pannelliano come Sergio D’Elia..) continuiamo a non farci sedurre dalle esoteriche sottane del Dalai Lama e dalla sua antisociale dottrina.
Senza nulla cauzionare dell’operato dei dirigenti cinesi e senza alcuna apologia nei confronti di una formazione statuale che riteniamo, comunque, controparte del nuovo proletariato e delle sterminate masse di sfruttati che popolano la Cina non riteniamo di accodarci acriticamente alla “santa alleanza” contro Pechino.
Con questa premessa, di metodo e, soprattutto, di sostanza, vogliamo, al di là di qualsivoglia atteggiamento eurocentrico e spocchioso, discutere e confrontarci per far emergere un punto di vista, teorico e politico, fondato sull’ autonomia e sull’indipendenza dalla linea di condotta - già decisa e sapientemente pianificata – dalle grandi potenze occidentali.
Michele Franco
Mi dispiace, ma non mi commuovo per il Dalai Lama!
di Massimiliano Ay *
Un treno veloce collegherà a breve il Tibet al resto della Cina: l’arrivo della piena modernità agita chi coltiva progetti restauratori per quella regione del mondo in cui da cinquant’anni anche le donne finalmente vanno a scuola. C’è da constatare come a volte i fumi di certi incensi siano volti, più che alla purificazione dello spirito, all’annebbiamento della comprensione degli avvenimenti. Certo si è sempre contro violenza e repressione, ma che cosa è successo in Tibet? Gruppi di nazionalisti tibetani hanno assaltato non i luoghi del potere politico, ma i negozi dei commercianti cinesi. Morti e feriti si sono verificati tra tibetani e cinesi. Può tutto questo essere ricondotto alla solita tesi dei cattivi cinesi e dei poveri monaci? Credo di no! Siamo tutti d’accordo nel chiedere al governo cinese moderazione nella gestione dell’emergenza, ma l’isteria del “Free Tibet” spopola sui media occidentali facendo passare informazioni palesemente distorte per abituare l’opinione pubblica a vedere nella Cina il futuro nemico dell’Occidente: prima c’erano i sovietici, ora gli integralisti islamici, fra un po’ i cinesi, che oltre a dirsi comunisti sono anche dannatamente capaci sul fronte economico, ponendo seri problemi al dominio nordamericano. La Sinistra occidentale, come spesso accade, ormai del tutto disarmata da quel metodo scientifico di analisi che è il marxismo, si lascia prendere da facili emozioni pseudo-umanitarie e si scaglia senza riflettere contro il bastione cinese che non si arrende al mondo unipolare. La storia della “repressione” è però un’altra e va raccontata anche se è impopolare.
Riabilitare i nazi… La storia di quella terra la conosciamo in parte grazie al film “Sette anni in Tibet”. Un film di parte, basato sul libro di un certo Heinrich Harrer, un nazista austriaco che durante la seconda guerra era in amicizia con l’artistocrazia tibetana: il colonialismo hitleriano infatti in quel periodo era in competizione con quello inglese. Un film incentrato sul racconto di un nazista che viene sdoganato e lodato nella sale cinematografiche e nelle scuole dei nostri paesi democratici: che grande esempio di civiltà!
Il santone E in tutta questa storia campeggia una figura spirituale amata da tutti gli occidentali in cerca di una identità “alternativa”: il Dalai Lama, che vive di un vitalizio finanziario gentilmente concessogli dal governo di Washington. Il suo metodo viene definito gandhiano, nonviolento e pacifista. Strani aggettivi per uno che sosteneva i bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia! Ma al di là di ciò, questo signore è ben strano, è contro l’aborto e denuncia i gay, è nostalgico di un sistema dove vigeva la schiavitù, dove non si consideravano le donne quali esseri umani ma le si facevano dormire con gli animali, dove si gestiva una società autoritaria e teocratica basata sulle caste, dove le scuole non esistevano così come gli ospedali, e dove i figli dei contadini erano registrati come oggetti appartenenti al monaco di turno. Non è neppure necessario definirsi maoisiti per capire che i contadini tibetani hanno sostenuto l’Armata Rossa nel 1950, accogliendo con soddisfazione la ridistribuzione delle terre e l’abolizione della società feudale, piuttosto che il Dalai Lama che vive(va) a spese degli altri. Le riforme di Mao hanno portato all’innalzamento dell’età media della popolazione, alla costruzione di una rete viaria e di una rete educativa primaria e professionale in cui la lingua d’insegamento è il tibetano. Perché non si dice cosa era il Tibet prima della Rivoluzione? Da quando dei democratici – ancorché non comunisti – si mettono a difendere una società autocratica come quella lamaista? Perché non si dice che il Dalai Lama fu costretto ad andarsene anche a seguito di una rivolta popolare contro la schiavitù?
L’invasione fu davvero invasione? Si dice comunemente che la Cina maoista invase il Tibet. E giù tutti a gridare che anche i comunisti sono dei colonialisti. A dire il vero, però, il Tibet è da quasi mille anni una provincia cinese: solo dopo il 1949, anno della costituzione della Cina rivoluzionaria, gli Stati occidentali, USA in testa, iniziarono a interessarsene (in funzione anti-Pechino), creando in seguito degli eserciti controrivoluzionari. Come diceva bene il 9 gennaio 2000 sul quotidiano “Il Manifesto” Enrica Collotti Pischel: “Non ha alcun senso dire che la Cina conquistò il Tibet (…); nel 1950 le forze di Mao completarono in Tibet il controllo sul territorio cinese; nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la concessione di un regime di autonomia. Verso il 1957, nel pieno dell'assedio statunitense alla Cina, i servizi segreti inglesi e americani fomentarono una rivolta dei gruppi di tibetani (…); i cinesi repressero certamente la rivolta con pugno di ferro: nelle circostanze internazionali nelle quali si trovavano e nel loro contesto etnico non era razionale pensare che si comportassero diversamente. (…) Sullo sfondo della rivolta, il Dalai Lama dichiarò decaduto l'accordo per il regime autonomo e fuggì con la maggioranza della classe dirigente tibetana in India, dove costituì un proprio governo in esilio e il proprio centro di propaganda. (…) Recentemente la CIA (…) ha ammesso di aver finanziato tutta l'operazione della rivolta tibetana.” Ma allora, la Cina popolare cosa ha fatto di tanto “riprovevole”? Non solo ha portato diritti sociali ai contadini tibetani che prima erano schiavi del Dalai Lama, ma ha concesso al Tibet uno statuto di autonomia che garantisce la loro lingua, la loro cultura e la loro religione.
Una strategia imperialista Usciamo dal discorso buonista cui siamo abituati: sappiamo che il “dividi et impera” è una strategia tipica dell’imperialismo, utilizzata spesso dagli USA, i quali stretti da recessione e declino, operano per frantumarne l’unità della Cina e fomentare guerre civili etniche con gruppi terroristici appositamente addestrati e una asfissiante propaganda unita a qualche messaggio religioso. Si alimentano quindi i nazionalismi e gli integralismi religiosi non solo in Tibet, ma anche nello Xingian (provincia cinese a maggioranza turca): questa strategia l’abbiamo già vista applicata nella ex-URSS e nella ex-Jugoslavia, paesi che per quanto criticabili sotto determinati aspetti, erano sovrani e favorivano un mondo multipolare. Eppure, nonostante questi fatti, tutto viene confuso con quello che è diventato un dogma: il “diritto all’autodeterminazione dei popoli” che nel caso concreto è orchestrato all’estero! Per dei comunisti vale il metodo marxiano di analisi dello stato di cose presenti. Non vedere come certi princìpi, nell’evoluzione della realtà, possano diventare strumenti reazionari, significa abbandonare di colpo ogni base filosofica materialista-dialettica.
(*) Massimiliano Ay è membro del Comitato centrale del Partito Svizzero del Lavoro e gestisce il blog: http://www.sisa-info.ch/ay
Visto il più che lusinghiero riscontro alla proposta di cui sotto fatta in una prima area di conoscenze, la invio ad un’area più vasta di possibili interessati (naturalmente è tutto senza alcuna spesa).
Negli ultimi tempi ho messo a posto appunti fatti in passato su:
IL CAPITALE
I LINEAMENTI FONDAMENTALI DI CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA (i così detti “GRUNDISSE”)
evidentemente entrambi di K. Marx ed inoltre su:
L’ESSERE E IL NULLA (tentativo di tracciare i primi lineamenti di un’analisi esistenziale)
QUESTIONI DI METODO (approfondimento delle critiche alle degenerazioni teorico-politiche del marxismo scritte per una rivista polacca)
CRITICA DELLA RAGION DIALETTICA (ricerca sulla struttura dialettica dell’azione individuale come fondamento concreto della dialettica storica)
tutti e tre di J. P. Sartre
Ne sono venuti fuori opuscoli molto succinti, fatti per così dire come erano fatti i “bignamini” di moda una volta nelle scuole (per i grundisse proprio come note).
Per quelli su Marx oltre alla forma riassuntiva in generale ho cercato di rendere più facilitati possibile (almeno a mio avviso) i passaggi matematici.
Gli
appunti riguardano solo le parti teorico-scientifiche e non quelle descrittive.
Chiunque abbia interesse ad averli non ha che da dirmelo, li invierò volentieri in allegato per posta elettronica richiedendoli via e-mail all’indirizzo:
Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Oggi, dopo un secolo di lotte per i diritti e l’emancipazione delle donne, siamo costrette a scendere in piazza per difendere ciò che pensavamo ormai acquisito.
Sabato 8 marzo 2008 scendiamo in piazza e partecipiamo alla manifestazione regionale a Chioggia (Ve) per
La difesa della L. 194 (interruzione volontaria di gravidanza) con l’effettiva garanzia di medici non obiettori in numero sufficiente a garantirne una corretta applicazione in tutti gli ospedali;
La cancellazione immediata della L. 40 (fecondazione assistita);
L’esclusione del Movimento per la vita dai consultori e dai reparti di ginecologia;
Il potenziamento dei servizi pubblici a supporto delle donne, come asili nido, lavanderie e mense sociali di quartiere, centri per anziani e disabili, consultori e ambulatori pubblici diffusi nel territorio, abolendo ogni finanziamento ai servizi privati e del privato sociale;
Il controllo delle donne, delle giovani e delle immigrate sull’erogazione e la gestione di tali servizi;
La sostituzione a scuola dell’ora di religione con un’ora di educazione alla sessualità, alla contraccezione e alla salute.
questa
è una petizione del meetup degli amici di Beppe Grillo di Vibo Valentia
lanciata in risposta alla provocazione dei medici dell'ospedale di Vibo che
hanno chiesto la chiusura dell'ospedale stesso. Chiunque può firmarla
all'indirizzo http://www.petitiononline.com/asl8vibo/petition.html.
Unità Comunista di Vibo Valentia aderisce convintamente all'iniziativa, la sostiene e invita tutti a sottoscriverla
e a farla girare il più possibile.
Al
Ministro della Salute della Repubblica Italiana
e p.c.
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Regione Calabria
All’Assessore Regionale della Salute
Signor Ministro,
Le scriviamo come semplici cittadini, pensionati, lavoratori, studenti, donne e
uomini di Vibo Valentia che non chiedono la Luna, ma vorrebbero
vivere in un Paese normale, in una città normale in cui le persone oneste e
preparate nel loro campo possano emergere senza difficoltà e siano libere di
svolgere il loro compito per la società civile al meglio delle loro
possibilità; una città i cui cittadini abbiano la facoltà di esercitare
integralmente i diritti che la Costituzione della Repubblica concede loro.
E invece, siamo a Vibo Valentia…
Le vicende del nostro ospedale, signor Ministro, sono finite sulle prime pagine
della cronaca nazionale e tutto il clamore, suscitato soprattutto dai
gravissimi casi di malasanità verificatisi nell’ultimo anno, lungi dal
vederlo come una disgrazia, lo consideriamo, piuttosto, come un’occasione
unica, da non lasciarci sfuggire: oggi abbiamo, finalmente, la possibilità di
uscire dall’isolamento “omertoso” in cui abbiamo vissuto per
troppo tempo!
Le ispezioni dei N.A.S. presso l’ospedale di Vibo Valentia, ordinate in
conseguenza di questi casi, hanno denunciato circa 800 violazioni delle norme
che dovrebbero garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Eppure, una
struttura ospedaliera così fatiscente gode di risorse umane di straordinario
livello, visto che a Vibo Valentia c’è la più alta densità planetaria di
luminari… In un recentissimo articolo apparso sul Corriere della Sera
dello scorso 14 gennaio, Gian Antonio Stella ha gettato un po’ di luce
sulla situazione della ASL di Vibo Valentia: oltre 1.900 dipendenti, dei quali
386 medici (115 in
ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli
altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650
impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 in ospedale…
per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri! E se tutto questo
non bastasse, consideri, signor Ministro, che tra i medici, 40 sono i primari,
85 i dirigenti di strutture semplici e 153 i medici ad «alta specializzazione»;
in tutto sono 6 le strutture ospedaliere – di due delle quali si attende
da un decennio l’inizio dei lavori per la costruzione di nuove e
ambiziosissime sedi, Vibo e Nicotera (quest’ultima attiva solo come
laboratorio analisi!), e una, Pizzo Calabro, che in 60 anni non ha mai aperto
– per una provincia di 170 mila abitanti circa…
Il sospetto che tutto questo fiorire di carriere da luminari e di progetti
irrealizzati sia dovuto alla corruzione della classe dirigente e della classe
medica è fondato su questi dati, ma ancor più sulla nostra quotidiana
esperienza della totale inadeguatezza delle strutture sanitarie,
dell’inefficienza della gestione dirigenziale e dell’incompetenza
di tanta parte del personale medico e paramedico. Non solo, anche alcuni medici
dell’ospedale stesso sembrano pensarla così: «Purtroppo la classe medica
vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli
elargitori di prebende di carriera» ha detto il primario di un reparto
dell’ospedale di Vibo Valentia; un altro ha scritto al Presidente della
Regione Agazio Loiero parlandogli di direttori generali «addomesticati» e di
sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora».
In questa situazione di disfatta generale e di fuga precipitosa, i medici
dell’ospedale di Vibo Valentia, provocatoriamente, hanno proposto la
chiusura dell’ospedale stesso, in questi termini: «Le recenti vicende che
hanno coinvolto l'ospedale di Vibo Valentia hanno determinato un inaccettabile
clima di sfiducia e di sospetto su ogni aspetto dell'attività dell'ospedale,
indipendentemente dalle eventuali responsabilità nei casi specifici, che
andranno accertati e perseguiti. […] Ogni giorno corriamo il rischio di
essere derisi, maltrattati, oltraggiati, offesi, aggrediti, denunciati ed ormai
tutto il personale, in particolare quello medico, si sente intimidito e rischia
di perdere ogni serenità nelle valutazioni e nelle decisioni cliniche. I
recenti provvedimenti delle autorità hanno ridotto le potenzialità
dell'ospedale: chiusa la psichiatria, la pediatria, l'urologia,
l'otorinolaringoiatria, la nefrologia, dimezzata la cardiologia, la
medicina, la chirurgia, le malattie infettive, assenti la chirurgia toracica e
vascolare, la neurochirurgia, grava sul Pronto soccorso e sul 118 l'onere di gestire
i pazienti critici e di curarne il trasferimento presso gli ospedali meglio
attrezzati. […] Non e' difficile prevedere che in una simile situazione
di disagio si verificheranno numerosi casi "critici" che,
implacabilmente, riscuoteranno l'attenzione della stampa, sempre vigile
sull'"ospedale killer", unico esempio tra gli ospedali italiani e
d'Europa nel quale gli eventi infausti e le disgrazie portano alla persecuzione
quotidiana e selvaggia di un'intera categoria di professionisti. […]
Forse la chiusura dell'Ospedale sarà la soluzione di ogni problema e non
troverà nessuna opposizione da parte di noi medici perchè siamo stanchi e non
riusciamo più a difendere quello che, nonostante tutto, è stato ed è ancora un
presidio di salute. Andremo a lavorare altrove piuttosto che accettare di
imboscarci come tanti, in queste condizioni, hanno già fatto grazie ad una
raccomandazione politica. Lasceremo questa terra ingrata come altri, scegliendo
la professione e la famiglia. Si troveranno certamente altri medici, più validi
di noi, disposti a sostituirci».
Ebbene, noi cittadini, con la nostra firma in calce a questo documento,
intendiamo opporci a una soluzione del genere che, secondo il tristemente noto
principio “tutti colpevoli, nessun colpevole”, impedirebbe di far
luce sulle responsabilità oggettive non solo dei tanti casi di malasanità e
sulle morti evitabili, ma anche della gestione clientelare della sanità a Vibo
Valentia. Non solo; la chiusura dell’ospedale significherebbe la perdita
definitiva dei posti di lavoro e di un servizio essenziale e Vibo Valentia non
può permettersi né l’una né l’altra. Vadano pure a lavorare altrove
i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, se è questo che desiderano,
lascino pure questa terra ingrata: troveranno senza alcun dubbio decine di
porte aperte e centinaia saranno le strutture sanitarie che si contenderanno
l’onore e il vanto dei loro servigi!
Noi, al contrario, chiediamo una soluzione diversa:
il graduale azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia
a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito (medico, infermieristico,
ausiliario, tecnico e amministrativo) e il reintegro degli stessi tramite
nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici;
il ripristino dei reparti chiusi dell’ospedale di Vibo
Valentia, dopo il ristabilimento delle condizioni igienico-sanitarie
previste dalla legge.
Siamo un gruppo di immigrati e antirazzisti milanesi e abbiamo deciso di organizzarci per contrapporci alla campagna razzista che governo, partiti (di centrodestra, centro-sinistra) e mass-media portano avanti.
Vogliamo innanzitutto contrastare gli effetti concreti che questa campagna sta producendo: famiglie rimpatriate, lavoratori (in regola o in nero) licenziati, baraccopoli dei rom sgomberate o date alle fiamme, donne e uomini aggrediti da bande fasciste.Contro tutto questo, è necessario sviluppare la massima unità e solidarietà dal basso:l’unico approccio vincente è quello di partire dagli interessi generali dei lavoratori (qualsiasi colore della pelle abbiano) e di tutti gli sfruttati.
Ai lavoratori immigrati diciamo che è ora di organizzarsi: per difendersi; per contrastare con decisione il tentativo dei governi di dividerci per nazionalità, etnie, religioni; per poter finalmente lottare con forza e ottenere i pieni diritti per tutti.
E’ fondamentale, però,abbandonare qualsiasi illusione verso le istituzionistatal, le politiche portate avanti dai partiti parlamentari, e dai vertici dei sindacati istituzionali,finalizzate a subordinare le condizioni dei lavoratori e dei proletari al buon andamento delle aziende e della competitività dell’Italia
La politica del governo Prodi ne è stata l’ultima chiara dimostrazione: Il disegno di legge Ferrero-Amato, che avrebbe dovuto “superare” la Bossi-Fini, non cancella il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. I CPT rimangono operativi e aperti, e in più è stato varato il pacchetto sicurezza finalizzato ad aumentare la ricattabilità dei lavoratori immigrati, accompagnandolo da una propaganda che istiga all’odio razziale.
A tutto questo poi si aggiunge la drammatica condizione delle donne immigrate alle quali in molte circostanze viene impedito loro di accedere gratuitamente a cure preventive legate alla gestazione o per ricorrere all’interruzione di gravidanza (in certe situazione arrivano a pagare fino a 800 € per accedere a tali servizi) .
É con forza che denunciamo anche l’infame provvedimento della Giunta di Milano che con una circolare intende impedire l’iscrizione dei bambini, di genitori “irregolari”, nelle scuole materne e nidi. Questo dimostra ancora una volta quali siano i luoghi da cui si emanano il razzismo e la discriminazione nella società, ovvero le istituzioni centrali e locali dello Stato.
Ai lavoratori italiani diciamoche il razzismo è innanzitutto un’arma contro di loro e che sostenere l’obiettivo dei pieni diritti per tutti, è un nostro fondamentale interesse. Infatti è grazie alle leggi razziali,che legano il permesso di soggiorno e l’accesso ai diritti al possesso di un contratto di lavoro, che si è permesso ai padroni di disporre di manodopera ultra ricattabile, da utilizzare a piacimento, da far lavorare in nero con paghe da fame, abbassando, con ciò, il potere contrattuale di tutti i lavoratori e creando pesanti divisioni all’interno della nostra classe sociale.
Così come è necessario ribaltare il concetto di "sicurezza" che vorrebbero farci digerire. La sicurezza che ci serve,non si basa sulla caccia all'immigrato e sulla militarizzazione del territorio. A noi interessa: la garanzia di un salario degno,un tetto sulla testa senza svenarci o essere sfrattati,un posto di lavoro dove non si muore per mancanza di misure di sicurezza,cure mediche adeguate, una scuola gratuita per i nostri figli, vivere in territori non contaminati dai rifiuti o distrutti dalla speculazione.
Crediamo quindi che sia urgente trovare insieme, sfruttati italiani e immigrati, una via d’uscita, contrastando in maniera unitaria e con la lotta, la crescente precarietà, i salari da fame, la povertà crescente, la progressiva negazione dei diritti fondamentali, che spingono un numero sempre più alto di persone verso l’emarginazione e il degrado sociale.
Solo unendo le forze nella prospettiva di una grande e permanente mobilitazione di massa potremo riuscirci.
Invitiamo tutte le comunità degli immigrati, i comitati antirazzisti, le organizzazioni dei lavoratori, i collettivi studenteschi, le realtà di lotta presenti sul territorio ad un’assemblea cittadina dove discutere e decidere obiettivi, forme di lotta e di organizzazione adeguate.
ASSEMBLEA PUBBLICA
Domenica 3 febbraio alle ore 15:00 a Milano
Istituto Tenca in P.le Biancamano ang. Bastioni P.ta Volta
Quando chiami un Numero Verde pensi davvero che ti risponda il tuo
Comune, l'Inps, l'Azienda del Gas o la tua Università? La risposta è
NO e la realtà è molto diversa da quella che ti viene data in pasto
dall'informazione che ricevi. Atesia S.p.A, il più grande call
center d'Europa, grazie all'utilizzo di personale precario è
riuscita per anni a vincere al ribasso molte commesse per la
gestione dei servizi di assistenza telefonica al cliente/utente,
esternalizzati dalle più importanti società pubbliche e private
d'Italia. In questa azienda lavorano migliaia di persone che
rispondono proprio a te!
Con la dura lotta dei lavoratori/trici precari di Atesia e con la
pronuncia dell'Ispettorato del Lavoro del 23 Agosto 2006 era stata
acquisita la stabilizzazione senza alcuna contropartita! Grazie al
tempestivo intervento di Governo e del Sindacato venuti in soccorso
dell'azienda (il cosiddetto processo di stabilizzazione), migliaia
di persone sono state costrette a rinunciare ad un risarcimento
firmando una liberatoria pur di ottenere un lavoro part-time a 550
euro al mese. In buona sostanza è stata fatta passare la regola che
in questo Paese per lavorare a tempo indeterminato bisogna
pagare!!!! Chiusi i conti con la giustizia grazie alla sanatoria
delle pendenze civili e penali (articolo di legge in Finanziaria
2007), il Gruppo Almaviva, la holding che controlla Atesia, ha
annunciato con una lettera inviata alle Istituzioni e alle Org.
Sindacali, di avere così gravi problemi economici da
prospettare "una chiusura totale delle attività site su Roma".
Sappiamo che le aziende hanno molti modi per fingere una crisi e
tutto ciò sembra una farsa finalizzata a far sì che l'azienda,
intascati i denari pubblici (e quelli dei dipendenti, attraverso
obbligatorie conciliazioni), possa disfarsi degli stabilizzati e
riutilizzare lavoratori/trici precari per accrescere i profitti.
Questa manovra aziendale è solo l'ultima di una serie che i
dipendenti di questa azienda hanno dovuto subire negli ultimi 5
anni: mobilità, cassa integrazione, chiusura di sedi e distacchi
forzati. Ma questo calvario senza fine sembra avere una spiegazione:
il diffondersi di società che lavorano in outsourcing (nella maggior
parte gestiscono i call center di grandi aziende pubbliche e
private), inizialmente create ad hoc per liberarsi di
lavoratori/trici "troppo costosi", è in seguito diventata una
strategia generale per abbassare il costo del lavoro; in un'azienda
che lavora su commesse temporanee sarà sempre più difficile ottenere
salario e diritti perché ad ogni commessa in scadenza ci sarà sempre
una crisi e, come scritto in un comunicato della triplice, si potrà
affermare "…in tale contesto ogni investimento sulle
professionalità, su una migliore organizzazione del lavoro, sul
premio di risultato, non sarebbero più all'ordine del giorno…".
Una grande responsabilità ricade su Cgil, Cisl e Uil che
controfirmando di tutto hanno avallato questo processo di
precarizzazione del lavoro, dalle prime esternalizzazioni Telecom
alle ultime dei 270 dipendenti del call center Wind di Sesto S.
Giovanni ceduti alla Omnia Network e dei 914 di Vodafone ceduti a
Comdata, tutte società rigorosamente di outsourcing!!! A questa
situazione i lavoratori e le lavoratrici non possono che rispondere
con la mobilitazione e con tutte le iniziative possibili affinché si
possano ottenere salari dignitosi e la certezza del proprio posto di
lavoro, per progettare la loro vita…a tempo indeterminato!
NO ALLA PRECARIETÀ A TEMPO INDETERMINATO!!!
COBAS ALMAVIVA C./ATESIA
www.cobasalmaviva.org
info@...
A CUFFARO
A CHI PER LUI, CHI PRIMA DI LUI, CHI CON LUI E CHI DOPO.. GRIDIAMO
PAGHERETE CARO! PAGHERETE TUTTO!
Ma necessita una riflessione:
SE LA MAFIA È UNA
L'ANTIMAFIA È TRINA
- chi è morto ammazzato d'antimafia
non tollera presenze sull'asta
né gli alzabandiera dietro intervistatori
- chi fuori d'ogni ordine di legge
propone critico consumo d'informazione e pasti
non tollera l'antimafia col sigillo costituzionale
- chi la rivoluzione la sogna
mentre la mette in moto
non tollera antimafia trasversale
LA VERA ANTIMAFIA SI FA
SOLO
SE LA SI FA SEMPRE
Ask/Gap
191
zona liberata
Dopo aver incassato i soldi pubblici elargiti da questo Governo
grazie agli incentivi che accompagnavano la sanatoria delle pendenze
civili e penali (inserita in Finanziaria 2007 per risolvere
la "questione" Atesia), il Gruppo Almaviva tenta di offrire il ben
servito ai lavoratori che, costretti di fatto a firmare le
liberatorie, hanno rinunciato a migliaia di euro di pregresso. La
dichiarata intenzione dell'azienda di ritornare all'impiego in Atesia
di Lavoratori a Progetto nei servizi outbound, circostanza dichiarata
illegale dagli Ispettori del Lavoro poco più di un anno fa, è adesso
possibile grazie al Governo e ai Sindacati Confederali, i quali si
sono impegnati con tutte le loro forze per neutralizzare il lapidale
verdetto degli Ispettori del Lavoro (vedi la circolare Damiano, che
ammette l'utilizzo di lavoratori Lap sui servizi outbound, e la
Finanziaria 2007).
Malgrado lo stupore e lo sconcerto espressi da Cgil, Cisl e Uil che
adesso giocano al rimpallo delle responsabilità, la situazione
odierna non è altro che la diretta conseguenza di un accordo
sulla "stabilizzazione" che i Confederali hanno firmato al ribasso,
senza una reale contrattazione (nessuno sciopero indetto! nessuna
richiesta di mobilitazione!), e senza un esplicito mandato dei
diretti interessati: le lavoratrici ed i lavoratori! Un accordo che
rinviava ciò che spettava alle lavoratrici e ai lavoratori (di
diritto e subito!!!) ad un futuro che si sapeva già a suo tempo
essere molto remoto. Dietro questa paventata crisi economica del
gruppo, tutta da verificare, pensiamo si possa nascondere l'inizio di
una manovra "concertata" rivolta alla liquidazione del maggior numero
possibile di dipendenti a tempo indeterminato (con eventuali cessioni
di ramo d'azienda) ed a scaricare sulle spalle della collettività e
su lavoratrici e lavoratori (con eventuale cassa integrazione o
mobilità) dopo aver chiuso i conti con la Giustizia ed aver "messo
in banca" i milioni di euro di risarcimento, non più dovuti grazie
alla forzosa firma dei verbali di conciliazione. A questo proposito,
i vari spostamenti di risorse dal 119 verso il servizio Sogei-Tessera
Sanitaria, commessa che dovrebbe accogliere a fine Febbraio i
dipendenti Almaviva Contact attualmente in distacco presso la sede di
Hp, fanno temere una strategia aziendale finalizzata a giustificare,
tra circa un mese, l'impossibilità di ricollocare questi lavoratori.
Contro ogni tentativo di eliminare attraverso subdole manovre posti
di lavoro dentro questa azienda!!!
Per dire basta a chi privatizza i profitti e socializza le perdite!!!
STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE E GENERALIZZATO!!!
Massima professionalità nei tempi di risposta e blocco degli
straordinari!!!
SCIOPERO PER L'INTERO TURNO
LUNEDI' 28 GENNAIO 2008
SIT-IN ORE 10:00 SOTTO LA SEDE ASSTEL
via Barberini 11
COBAS ALMAVIVA C./ATESIA
WWW.COBASALMAVIVA.ORG
INFO@...
La situazione più grave a Milano: ferme 200 tonnellate di
corrispondenza
Tra le cause il progetto di riorganizzazione, gli scioperi e la
mancanza di mezzi
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/poste-caos/poste-
caos/poste-caos.html
Le Poste nel caos: milioni di lettere
ferme nei depositi, distribuzione in tilt
di PAOLO BERIZZI
Le Poste nel caos: milioni di lettere
ferme nei depositi, distribuzione in tilt"
src="cron_12065799_20130.jpg" width=230 MILANO - Centinaia di
tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in
agonia da ormai due mesi. Ma anche corrispondenza pregiata,
raccomandate, atti giudiziari, cumuli di "prioritaria" ancora da
spedire. Uffici postali e centri di smistamento ingolfati; molti
addirittura al collasso. I benevoli dicono che le poste italiane
hanno il fiato corto. I malevoli che stanno scoppiando. Sullo stato
di salute, forse, la verità sta nel mezzo. Nei tempi difficili che,
complici una serie di fattori - primo fra tutti, sostengono i
sindacati, gli effetti della riorganizzazione del servizio di
recapito avviata da Poste italiane - stanno rendendo la vita amara
ai 43 mila portalettere distribuiti nel nostro Paese.
La crisi delle consegne si è acutizzata a novembre del 2007. E sta
allungando le sue "criticità" in tutta Italia. Da Nord a Sud, in
particolare tra dicembre e gennaio, i tempi di recapito si sono
diluiti fino a diventare, in alcune zone, imbarazzanti. I disagi
maggiori hanno colpito la Lombardia, soprattutto Milano e provincia
con un tappo di 200 tonnellate di corrispondenza arretrata. Qui,
quattro giorni fa, l'amministratore delegato di Poste italiane,
Massimo Sarmi, ha inviato una task force di ispettori per verificare
cosa sta accadendo e perché. Ma Piemonte, Emilia Romagna, Puglia,
Sicilia e Campania non se la passano tanto meglio.
"Sono disagi che hanno riguardato in particolare Milano - dice
Sarmi - e li stiamo risolvendo. La nuova impostazione del servizio
di recapito è basata su un progetto all'avanguardia che stiamo
calando su tutto il territorio. In alcune zone si sono creati dei
piccoli problemi, è vero, ma di qui a poco tutto rientrerà nella
normalità".
Mario Petitto, segretario generale della Cisl Poste, la vede un po'
diversamente: "Il progetto di riorganizzazione ha rotto il vecchio
sistema ma, purtroppo, non è ancora decollato. Chiederemo
all'azienda di rivederlo, di aggiustare gli errori che porta con sé,
altrimenti la posta non riesce più a recapitare in condizioni
normali". (Cisl intanto ha annunciato un altro mese di sciopero
degli straordinari, dal 28 gennaio al 26 febbraio, che segue la
protesta durata dal 13 dicembre al 12 gennaio).
In sostanza, il nuovo sistema - che pure i sindacati confederali
avevano sottoscritto il 15 settembre del 2006 - prevede tre tipi di
servizi: quello classico detto "universale", che resta nelle mani
del portalettere ordinario. Quello "dedicato", con postini muniti di
furgoni che servono i "grandi utenti" (società, aziende, studi
professionali, grossi condomìni); e quello "speciale" per servizi
aggiuntivi tipo la consegna di atti giudiziari o di oggetti di
pregio. Diversificando e implementando il servizio di recapito, e
dunque ritenendolo più snello e efficiente, Poste italiane ha
stabilito di poter tagliare 4000 zone di recapito (oggi sono 42
mila). In più ha ridistribuito le forze in campo: centinaia di
portalettere anziani (10-12 anni di servizio) sono stati messi agli
sportelli e sostituiti con nuovi assunti a tempo determinato e con
anche una robusta infornata di "ricorsisti".
Tutto questo, secondo i lavoratori, ha portato a un travaso di
personale e di esperienza. E a un caos generale: con mancanza di
mezzi e strutture idonee a far partire il nuovo sistema di consegna.
Così molte zone sono rimaste scoperte. Dai paesi dell'hinterland di
Milano, Torino e Palermo, al caso di Armeno, piccolo comune montano
in provincia di Novara: 2.200 abitanti e un solo postino. Che si è
ammalato.
Risultato: quattro giorni senza posta. Realtà diffuse, come le
centinaia di cittadini che a dicembre e gennaio si sono trovate il
telefono, la luce e il gas tagliati perché "morosi" nel pagamento di
bollette arrivate in ritardo o non ancora arrivate. E' accaduto a
Boltiere, nella bergamasca. Le Procure di Bergamo e Legnano, di
fronte a decine di denunce, indagano addirittura per interruzione di
servizio pubblico.
(22 gennaio 2008)
118° anniversario della nascita del "nostro" Gramsci, mentre il Paese mostra di quale pasta è fatto, tra politici e atei devotissimi, mentre le borse vanno a picco, e il governo agonizza, oggi è giunta la notizia della morte di Arrigo Boldrini, grande partigiano e figura storica dell'Anpi. Un saluto al combattente. Ci sia d'esempio. Segnalo a chi non l'avesse ancora visto l'Appello "Anche noi cattivi maestri", sul sito www.historiamagistra.com : dove potete anche aderire e procacciare adesioni.L'obiettivo è 1000 firme entro stasera. Inizio di una mobilitazione che voglio portare avanti ben oltre questo Appello.
Un caro saluto a tutti.
Anche noi "cattivi maestri"
APPELLO DI SOLIDARIETÀ CON I COLLEGHI (E GLI STUDENTI) DELLA "SAPIENZA" DI ROMA
A proposito dei fatti relativi alla rinuncia di papa Benedetto XVI alla visita e al discorso all´Università Sapienza di Roma, in occasione della solenne inaugurazione dell´anno accademico, i sottoscritti, docenti, ricercatori e studiosi in formazione negli atenei italiani e nelle altre istituzioni scientifiche, esprimono la più ferma e convinta solidarietà ai colleghi sottoposti nelle ultime giornate a un linciaggio morale, intellettuale e persino politico, senza precedenti. Noi firmatari di questo Appello di solidarietà affermiamo che ci saremmo comportati come i 67 docenti della Sapienza, in nome della libertà della ricerca e della scienza. Se essi sono "cattivi maestri", come più d´uno li ha bollati, ebbene, lo siamo anche noi. L´invito al papa in occasione dell´apertura dell´anno accademico costituisce offesa al sapere scientifico, ovvero un esecrabile cedimento nei confronti di un preteso principio d´autorità. I colleghi della Sapienza, lungi dall´"impedire al papa di parlare" hanno semplicemente contestato l´opportunità di far inaugurare l´anno accademico - ossia il momento più solenne nella vita di un ateneo - da un capo religioso, e nel contempo capo di Stato straniero, confessionale. Tanto più che trattasi di un papa che ha espresso in reiterate occasioni l´idea che la ragione non possa che essere subordinata alla fede, la scienza alla religione, e ha assunto gravi prese di posizione che, mentre smantellano la Chiesa del Concilio Vaticano II, costituiscono continue, pesanti ingerenze nella sfera delle istituzioni politiche nazionali, dalle quali non sono giunte, generalmente, le opportune risposte. In ogni caso, la protesta dei colleghi non contro Benedetto XVI era diretta, ma innanzi tutto contro l´autorità accademica che ha commesso la leggerezza di invitare un´autorità religiosa a una cerimonia che deve essere rigorosamente laica; tanto più sbagliato, il gesto del rettore della Sapienza, in quanto ormai l´Italia è un Paese multietnico e multireligioso e ciò nonostante un regime concordatario, obsoleto anche nelle sue revisioni, che continua a privare le scuole pubbliche non universitarie della possibilità di un approccio comparativo al mondo delle religioni assegnando invece la priorità esclusiva all´insegnamento della religione cattolica. E il papa di Roma rappresenta soltanto una parte dell´opinione pubblica, anche di quella aderente a una fede religiosa. Si aggiunga l´atteggiamento di vera e propria subalternità mostrata dalle autorità accademiche, di concerto con quelle ecclesiastiche, e dal coro mediatico che ne ha accompagnato le scelte: inaccettabile, ovviamente, era la pretesa che a Ratzinger fosse riservata una zona franca, in cui le espressioni di dissenso dovessero essere impedite, quasi forme di delitto di lesa maestà. Noi sottoscritti, davanti alla campagna mediatica in atto, esprimiamo la più vibrata protesta e la più ferma preoccupazione per le parole che abbiamo letto e ascoltato in questi giorni, in un penoso unanimismo di testate giornalistiche e di forze politiche. Ci impegniamo, accanto ai colleghi della Sapienza e di tutti gli studiosi e gli studenti che con rigore e passione lavorano, e studiano, nelle istituzioni universitarie e scientifiche italiane, a lottare, con la fermezza e la costanza necessaria - ben oltre questo episodio - perché venga salvaguardato, in un Paese che sembra voler pericolosamente regredire all´epoca del "papa re", la libertà della ricerca scientifica, in ogni ambito, da ipoteche fideistiche e da nuovi e vecchi princìpi d´autorità.
Torino, 16 gennaio 2008 Angelo d´Orsi (prof. Storia del pensiero politico, Università di Torino) Post scriptum - Nella stessa data in cui il presente testo veniva redatto si consumava un fatto di gravità inaudita che ci riporta ai tempi peggiori della storia non solo repubblicana, ma del regime mussoliniano. Nella Commissione Cultura del Senato, si è soprasseduto sulla proposta di nomina del fisico Luigi Maiani - una delle massime autorità scientifiche nel campo - alla Presidenza del CNR, a causa della feroce opposizione da parte della minoranza di destra, per la quale il prof. Maiani è incompatibile con l'incarico essendo egli uno dei "67 della Sapienza". A maggior ragione, il nostro Appello deve essere considerato non soltanto un gesto di solidarietà con Maiani e i suoi e nostri colleghi, ma un momento di raccolta di quanti sono preoccupati per la triste involuzione della vita civile nel nostro Paese. Intendiamo - alcuni di noi, a partire dall´estensore dell´Appello - proporre d´altre iniziative, anche sulla base dei suggerimenti che giungeranno da parte dei firmatari, ai quali va il nostro ringraziamento, sperando che la loro firma (qualcuno all´ultimo l´ha ritirata "essendo sotto concorso"...), non debba costituire motivo di ricatto o peggio nelle loro carriere scientifiche e accademiche. (Ad´O) (per ulteriori informazioni si rinvia a:http://www.gennarocarotenuto.it/)
Per aderire scrivere - precisando nome, cognome, disciplina e sede istituzionale - all'indirizzo: g.galilei2008@gmail.com L'elenco dei firmatari sara' via via aggiornato sul sito.
Anche noi "cattivi maestri" APPELLO DI SOLIDARIETÀ CON I COLLEGHI (E GLI STUDENTI) DELLA "SAPIENZA" DI ROMA Primi firmatari 1. Angelo d´Orsi (prof. Storia del pensiero politico, Università di Torino) 2. Lucia Delogu (prof. Diritto privato, Università Torino) Aderiscono: ______________________________________________________________ 3. Benedetto Abate (Ordinario di Geologia, Università di Palermo) 4. Angelo Abbondandolo (già Professore di Genetica, Università di Genova) 5. Luisa Accati (prof. Storia moderna, Università di Trieste) 6. Paolo Acquistapace (prof. Analisi matematica, Università di Pisa) 7. Sergia Adamo (Letterature comparate, Università di Trieste) 8. Andrea Addobbati (Dipartimento di storia, Università di Pisa) 9. Daniela Adorni (Ricercatrice, Storia contemporanea, Università di Torino) 10. Aldo Agosti (prof. Storia contemporanea, Università di Torino) 11. Manuela Albertone (Prof. Storia Moderna, Università di Torino) 12. Mario Alcaro (Prof. di Storia della Filosofia, Università della Calabria) 13. Alessandra Algostino (prof. Diritto costituzionale comparato, Università di Torino) 14. Luciano Allegra (prof. Storia Moderna, Università di Torino) 15. Corrado Agnes (Dipartimento di Fisica, Politecnico di Torino) 16. Christophe Allouis (Istituto di Ricerche sulla Combustione, CNR) 17. Pietro Amodeo (I Ricercatore, Chimica Computazionale, Istituto di Chimica Biomolecolare, CNR, Napoli) 18. Giovanna Angelini (prof. Storia delle dottrine politiche, Università di Pavia) 19. Luigi Aprile (prof. Psicologia dello sviluppo e Psicologia dell'educazione, Università di Firenze) 20. Giuseppe Aragno (prof. a contratto di Storia Contemporanea,Università "Federico II", Napoli) 21. Letizia Arcangeli (prof. Storia degli antichi Stati italiani, Università di Milano) 22. Fabrizio Arciprete (Ricercatore Dip. di Fisica - Università di Roma "Tor Vergata") 23. Paolo Arduini (Dipartimento di Filologia classica, Università di Pisa) 24. Paolo Ariano (Dottore di ricerca in Neuroscienze, Università di Torino) 25. Alessandro Arienzo (Storia delle dottrine politiche, Univ. Federico II, Napoli) 26. David Armando (Istituto per la Storia del pensiero filosofico e scientifico moderno - CNR) 27. Gianmichele Arrighetti (Biologo, Istituto Cristallografia, CNR) 28. Pier Francesco Asso (Ordinario di Storia del pensiero economico, Università di Palermo) 29. Donato Attanasio (Ricercatore, Istituto di Struttura della Materia, CNR) 30. Barbara Bacchelli (Ricercatore Matematica, Università di Milano Bicocca) 31. Franco Bacchelli (ricercatore Storia della Filosofia, Università di Bologna) 32. Valeria Bacchelli (prof. Analisi matematica, Politecnico di Milano) 33. Riccardo Badini (prof. Lingue e letterature ispanoamericane, Università di Cagliari) 34. Emma Baeri (già docente di Storia moderna, Università di Catania) 35. Marcello Balbo (prof. Urbanistica - Università IUAV di Venezia) 36. Elio Ballardini (ricercatore di Lingua e Traduzione francese, Università di Bologna). 37. Edoardo Ballo (prof. di Logica, Università di Milano) 38. Franca Balsamo (prof. Sociologia dei processi culturali, Università di Torino) 39. Germana Bancone (assegnista di ric. Genetica umana, Università "La Sapienza", Roma) 40. Antonio Banfi (Dipartimento di Diritto Privato e Storia del Diritto, Università di Milano) 41. Emanuele Banfi (Cattedra di Linguistica Generale, Università di Milano-Bicocca) 42. Aldo Banni (prof. Topografia e Cartografia, Facoltà di Ingegneria di Cagliari) 43. Giorgio Baratta (già prof. di Storia della filosofia, Univ. di Urbino) 44. Donatella Barazzetti (Prof. associato, Centro di Women's Studies "Milly Villa", Facoltà di Scienze Politiche, università della Calabria) 45. Luisa Barba (Istituto di Cristallografia, CNR) 46. Alessandro Barbero (prof. Storia Medievale, Università del Piemonte Orientale) 47. Roberto Bartolino (prof. Fisica, Università della Calabria) 48. Barbara Batetta (Ricercatrice, Patologia generale, Università di Cagliari) 49. Marco Battaglia (prof. Filologia germanica, Univ. di Pisa) 50. Paolo Bazzicalupo (Dirigente di ricerca, Istituto di Genetica e Biofisica, CNR Napoli) 51. Luciana Bellatalla (docente Storia della scuola, Università di Ferrara) 52. Silvano Belligni (prof. Scienza politica, Università di Torino) 53. Riccardo Bellofiore (prof. Economia monetaria, Università di Bergamo) 54. Tamara Bellone (prof. Topografia e cartografia, Politecnico di Torino) 55. Patrizia Bellucci (prof. Sociolinguistica, Università di Firenze) 56. Tito Bellunato (INFN, sezione di Milano Bicocca) 57. Paolo Benesperi (Politiche e programmazione della formazione, Università di Firenze) 58. Paolo Berdini (Ingegnere, Urbanista) 59. Aldo Bernardini (Ordinario di Diritto internazionale, Decano Università Teramo, già Rettore Università Chieti) 60. Silvia Bernardini (prof. Lingua e traduzione inglese, SSLMIT, Università di Bologna) 61. Mariella Berra (Prof. di Sociologia delle Reti Telematiche, Facoltà di Scienze Politiche Università di Torino) 62. Giuseppe Bertola (prof. Economia politica, Univ. di Torino) 63. Federico Bertoni (prof. Teoria della letteratura, Università di Bologna) 64. Stefania Berutti (Archeologa, collaboratrice esterna presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Firenze) 65. Carmen Betti (prof. Storia della pedagogia, Università di Firenze 66. Renato Betti (prof. Geometria, Politecnico di Milano) 67. Marco Berisso (Filologia Italiana, Università di Genova) 68. Anna Emilia Berti (prof. Psicologia dello sviluppo, Università di Padova) 69. Patrizia Berti (prof. Probabilità e Statistica Matematica, Università di Modena e Reggio Emilia) 70. Piero Bevilacqua (prof. Storia Contemporanea, Univ. La Sapienza, Roma) 71. Alessandro Bianchi (ricercatore - Dipartimento di Informatica - Università di Bari) 72. Fabrizio Bientinesi (ricercatore in Storia del pensiero economico, Dipartimento di scienze economiche, Università di Pisa) 73. Paolo Biscari (prof. Fisica Matematica, Politecnico di Milano) 74. Alberto Giovanni Biuso (Filosofia della mente, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Catania) 75. Lorenzo Blini (prof. Lingua e Traduzione - Spagnolo, Libera Università degli Studi "S. Pio V", Roma) 76. Giuseppe Boatti (prof. Urbanistica, Politecnico di Milano) 77. Luigi Bobbio (prof. Scienza politica, Università di Torino) 78. Brigida Bochicchio (Ricercatrice di Chimica Organica dell' Università della Basilicata) 79. Luciano Boi (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Centre de Mathématiques, Paris) 80. Chiara Boldrini (Dottoranda in Ingegneria dell'Informazione, IIT-CNR) 81. Domenico Bolla (Prof. associato di Progettazione Architettonica ed Urbana, Università IUAV, Venezia) 82. Rosa Maria Bollettieri Bosinelli (Dipartimento Studi Interdisciplinari su Traduzione Lingue e Culture, Università di Bologna) 83. Stefania Bonatti (già Ricercatore CNR e Prof. a contratto Università di Genova) 84. Livio Boni (Chargé de recherche, Université de Paris VII Denis Diderot, Psychanalyse/Sciences Humaines) 85. Pier Carlo Bontempelli (prof. Letteratura Tedesca - Università "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara). 86. Derek Boothman (prof. Lingua e traduzione inglese, SSLMIT, Università di Bologna) 87. Anna Borghi (prof. di Psicologia, Università di Bologna) 88. Gianfranco Borrelli (prof. Storia delle dottrine politiche, Università Federico II, Napoli) 89. Elia Bosco (Ricercatore Sociologia, Università Torino) 90. Donatella Bossi (già prof. di Patologia generale,Università di Roma, La Sapienza) 91. Alessandro Bottino (Dip. Fisica Teorica, Università di Torino) 92. Marina Bouché (Professore associato in Istologia, Dip. di Istologia ed Embr Medica, Univ. "La Sapienza", Roma) 93. Michelangelo Bovero (prof. Filosofia politica, Università di Torino) 94. Sergio Brasini (Ordinario di Statistica economica, Università di Bologna) 95. Anna Bravo (già prof. di Storia contemporanea, Università di Torino) 96. Gian Mario Bravo (prof. Storia del pensiero politico, Università di Torino) 97. Andrea Brazzoduro (dottorando, Storia contemporanea, Roma "La Sapienza" - Paris X) 98. Sergio Brenna (prof. Urbanistica, Politecnico di Milano) 99. Paola Bresso (ricerc., docente Storia regionale, Università di Torino) 100. Maria Antonia Brovelli (prof. Cartografia Numerica e Sistemi Informativi Terrioriali, Politecnico di Milano) 101. Linda Brodo (Informatica, Università di Sassari) 102. David Bruni (Ricercatore Storia del cinema, Università di Cagliari) 103. Aurelio Bruzzo (Prof. di Politica economica, Università di Ferrara) 104. Ugo Bruzzo (prof. Geometria, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, Trieste) 105. Ovidio M. Bucci (prof. Campi Elettromagnetici,Università di Napoli Federico II) 106. Alberto Burgio (prof. Storia della filosofia moderna, Università di Bologna) 107. Paola Buzi (Assegnista di ricerca, Dipartimento di Archeologia, Università di Bologna) 108. Massimo Caccia (Primo ricercatore, CNR-ISSIA, Genova) 109. Fortunato Maria Cacciatore (Prof. Associato, Storia della storiografia filosofica, Università della Calabria) 110. Giuseppe Cacciatore (prof. Storia della Filosofia, Università di Napoli Federico II) 111. Vincenzo Caglioti (Prof. Ingegneria Informatica, Politecnico di Milano) 112. Eugenio Calimani (prof. Fisica, Università di Padova) 113. Antonio Calvani (prof. Didattica, Università di Firenze) 114. Giulia Calvi (prof. Storia moderna, Istituto Universitario Europeo, Firenze) 115. Franco Cambi (Prof. di Pedagogia generale e sociale, Università di Firenze) 116. Roberto Camagni (prof. Economia applicata, Politecnico di Milano) 117. Michele Camerota (Prof. di Storia della Scienza, Università di Cagliari) 118. Giovanna Campani (Dip. di Scienze dell´educazione e dei processi culturali e formativi, Università di Firenze) 119. Claudio Cancelli (prof. Fluidodinamica Ambientale, Politecnico di Torino 120. Patrizia Cancian (prof. Paleografia latina, Università di Torino) 121. Claudio Canestrari (Urbanista, ambientalista) 122. Pietro Giuliano Cannata (Prof. di Geologia Pianificazione territoriale, Università di Siena) 123. Eva Cantarella (prof. Diritto greco, Università di Milano) 124. Pilar Capanaga (prof. Lingua e Linguistica spagnola - SSLMIT, Università di Bologna) 125. Aldo Capasso (prof. Tecnologia dell'Architettura, Università di Napoli Federico II) 126. Monica Capone (Politecnico di Torino) 127. Marcello Cappuzzo (Ordinario di Letteratura Inglese, Università di Palermo) 128. Rita Caprini (prof. Glottologia,Università di Genova) 129. Oliviero Carboni (Facoltà di Economia, Univ. di Sassari) 130. Sandro Cardinali (prof. Storia della filosofia moderna, Univ. di Ferrara) 131. Mario Caricchio (docente Storia Moderna, Università di Firenze) 132. Diana Carminati (già prof. di Storia contemporanea, Università di Torino) 133. Gennaro Carotenuto (ricercatore Storia contemporanea, Univ. di Macerata) 134. Maria Carreras i Goicoechea (ricercatrice, docente di Traduzione dall'italiano in spagnolo, SSLMIT di Forlì- Università di Bologna) 135. Bruno Cartosio (prof. Storia dell´America del Nord, Univ. di Bergamo) 136. Sergio Caruso (prof. Filosofia delle scienze sociali, Università di Firenze) 137. Margherita Maria Caruso Galanti (Docente di Primo Soccorso e Educazione Sanitaria, Prato) 138. Paolo Casalegno (prof. Filosofia del Linguaggio, Universita' degli Studi di Milano) 139. Giacomo Casarino (prof. Metodologia della ricerca storica, Università di Genova) 140. Alessandro Casellato (ricerc. di Storia contemporanea, Univ. Ca´ Foscari, Venezia) 141. Stefano Caserini (Ingegnere ambientale, Politecnico di Milano) 142. Elena Casetta (dottoranda in filosofia, Scuola Europea di studi avanzati, Napoli) 143. Silvia Casilio (Dottore di ricerca in Storia contemporanea, Università di Macerata) 144. Alberto Cassetta (Istituto di Cristallografia, CNR, Trieste) 145. Cristina Cassina (ricercatrice Storia Contemporanea, Università di Pisa) 146. Leonardo Castellani (Fisica Teorica, Università del Piemonte Orientale) 147. Alberto Castelli (Ricercatore, Università di Cagliari) 148. Piero Castelli (già docente di progettazione urbanistica, Università di Cagliari) 149. Emilio Paolo Castelluccio (Istituto di Chimica Biomolecolare, CNR, Napoli) 150. Paolo Castorina (prof. Fisica teorica, Università di Catania) 151. Tullia Catalan (ricercatrice Storia contemporanea, Università di Trieste) 152. Gilda Catalano (Ricercatrice, Sociologia dell´ambiente e del territorio, Università della Calabria) 153. Carlo Catarsi (Prof. di Sociologia dei processi culturali, Università di Firenze) 154. Massimo Cattaneo (Ricercatore di Storia moderna, Università Federico II di Napoli) 155. Pietro Causarano (Ricercatore, Storia dell'educazione, Università di Firenze) 156. Marta Cavazza (Professore di Storia del pensiero scientifico, Università di Bologna) 157. Andrea Cavazzini (Dottore in Histoire et civilisations, Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris; Scienze della cultura-sezione Filosofia, Scuola Alti Studi Fondazione San Carlo, Modena) 158. Giovanna Caviglione (ITD-CNR, Genova) 159. Paolo Ceccarelli (Facoltà di Architettura, Università di Ferrara) 160. Giovanna Ceccatelli (Prof. Sociologia dei processi culturali, Università di Firenze) 161. Paolo Cecchi (prof. Storia della Musica Moderna e Contemporanea, Univesità di Bologna) 162. Eva Cecchinato (Università di Venezia) 163. Gabriele Centineo (già Prof. di Chimica, Università di Catania) 164. Luigi Cerlienco (prof. Algebra, Università di Cagliari) 165. Giovanni Cerri (prof. di Letteratura greca, Università Roma Tre) 166. Daniele Ceschin (Università di Venezia) 167. Matteo Cherchi (Assegnista di ricerca, Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e delle Telecomunicazioni, Università di Palermo) 168. Donatella Cherubini (prof. Storia contemporanea, Univ. di Siena) 169. Duccio Chiapello (Dottorando in Studi Politici, Università di Torino) 170. Giampaolo Chiappini (Primo ricercatore, ITD-CNR, Genova) 171. Silvano Chiaradonna (ricercatore CNR, Pisa) 172. Anna Chiarloni (prof. Lett. Mod./Comp., Università di Torino) 173. Francesca Chiarotto (Dottoranda in Studi Politici. Storia e teoria, Università di Torino) 174. Ileana Chirassi Colombo (prof. Storia delle Religioni, Università di Trieste) 175. Maurizio Chiurazzi (1° Ricercatore dell'Istituto di Genetica e Biofisica A. Buzzati Traverso, CNR, Napoli) 176. Alessandra Ciattini (Antropologia religiosa, La Sapienza di Roma) 177. Maria Roberta Cimberle (Dirigente di ricerca, CNR-IMEM c/o Dipartimento di Fisica dell'Università di Genova) 178. Salvatore Cingari (prof. Storia delle dottrine politiche,Università per Stranieri di Perugia) 179. Giacomo Cives (Emerito di Storia della Pedagogia - Università "Sapienza", Roma) 180. Andrea Clematis (Dirigente di ricerca, IMATI CNR, Genova) 181. Marco Clementi (Ricercatore, Storia dell'Europa Orientale 182. Amalia Collisani (Prof. di Filosofia della musica, Università di Palermo) 183. Maria Collu (Ricercatrice, Dip. Neuroscienze, Università di Cagliari) 184. Alessandro Efrem Colombi (Professore di Didattica, Libera Università di Bolzano) 185. Maria Grazia Comini (Politecnico di Milano) 186. Giovanni Consolati (prof. Fisica sperimentale, Politecnico di Milano) 187. Piergiorgio Corbetta (Professore di Sociologia, Università di Bologna) 188. Ferdinando Cordova (Ordinario di Storia contemporanea, facoltà di Lettere, "La Sapienza", Roma) 189. Gustavo Corni (prof. Storia contemporanea, Università di Trento) 190. Giorgio Cortellessa (fisico, già ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità) 191. Gastone Cottino (prof. Emerito Diritto commerciale, Università di Torino) 192. Annamaria Crescimanni (Prof. associato di statistica metodologica, Università "La Sapienza" Roma) 193. Ines Crispini (Filosofia morale, Università della Calabria) 194. Roberto Cristiano (Fisico Dirigente di Ricerca CNR - Istituto di Cibernetica E. Caianiello, Pozzuoli-NA) 195. Paolo Cristofolini (Prof. associato di Storia della Filosofia, Scuola Normale Superiore, Pisa) 196. Vittore Collina (prof. di Storia delle dottrine politiche, Università di Firenze) 197. Francesca Colosi (Archeologa, Ricercatore CNR - ITABC) 198. Mariagrazia Contini (professore di Pedagogia generale - Università di Bologna) 199. Ernesto Corbella (già Prof. associato di Propedetica I alla Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Parma) 200. Piergiorgio Corbetta (professore di Sociologia, Università di Bologna) 201. Massimo Costa (Prof. associato di Ragioneria generale, Università di Palermo) 202. Luciano Cova (Prof. Storia della filosofia medievale, Università di Trieste) 203. Renato Covino (Professore straordinario di Storia contemporanea, Università di Perugia) 204. Mauro Cristaldi (Prof. di Scienze naturali, Università "La Sapienza", Roma) 205. Corrado Crotti (Ricercatore Istituto Struttura della Materia, CNR, Trieste) 206. Adriana Dadà (ricercatrice di Storia Contemporanea, Università di Firenze) 207. Alessandro D´Adda (prof. Diritto privato, Università Cattolica del Sacro Cuore 208. Giovanni D'Alessio (Storia contemporanea, Università Federico II Napoli) 209. Francesco Dalla Libera (prof. Informatica, Università Ca' Foscari, Venezia) 210. Massimo Dal Monte (Ricercatore, Dipartimento di Biologia, Università di Pisa) 211. Maria Gabriella Da Re (Prof. di Antropologia culturale, Università di Cagliari) 212. Emilia David (prof. a contratto, Università di Udine) 213. Mari (Maria Concetta) Dentoni (ric., doc. Storia contemporanea, Università di Cagliari) 214. Adele D'Arcangelo (ricerc. Lingua e Trad. Ingl, Università di Bologna) 215. Annamaria Deagostino (ricerc. Dip. Chimica Generale e Chimica Organica, Università di Torino) 216. Luisa De Biasio Calimani (prof. a contratto di Urbanistica, Università di Camerino) 217. Andreina De Clementi (prof. Storia contemporanea, Univ. L´Orientale, Napoli) 218. Ernesto Dedò (Dipartimento di Matematica, "F. Brioschi", Politecnico di Milano) 219. Maria Dedo' (Dipartimento di Matematica, Università di Milano) 220. Andrea Deffenu (Prof. Diritto costituzionale, Università di Cagliari) 221. Antonio De Gennaro (prof. di Economia dei diritti, Università di Ferrara) 222. Alfonso De Giulio (Istituto di Chimica Biomolecolare, CNR, Napoli) 223. Claudio Del Bello (Filosofia della scienza, Roma La Sapienza) 224. Antonio Del Guercio (Già prof. Storia dell'Arte contemporanea, Univ. di Firenze) 225. Filippo Del Lucchese (Marie Curie Fellow, UPJV - Amiens / ECLS - Occidental College Los Angeles, CA, Usa) 226. Rodolfo Delmonte (Prof. associato di Linguistica computazionale, Universita' Ca' Foscari, Venezia) 227. Renata De Lorenzo (Prof. di Storia contemporanea, Università di Napoli Federico II) 228. Patrizia Delpiano (Storia moderna, Università di Torino) 229. Aldo de Luca (prof. Teoria dell'Informazione, Università di Napoli Federico II) 230. Fabio De Matteis (ricercatore Fisica, Università di Roma Tor Vergata) 231. Fabio de Nardis, (Docente di Sociologia, Università del Salento) 232. Valentina De Renzi (Ricercatrice in Fisica, Università di Modena e Reggio Emilia) 233. Eva Desana (prof. Diritto commerciale, Università di Torino) 234. Monica de Simone (Fisica sperimentale - Ricercatore CNR-INFM Lab. Naz. Tasc Trieste) 235. Paola Devoto (Ricercatrice, Dip. Neuroscienze, Università di Cagliari) 236. Francesco Di Battista (Ordinario di Storia del Pensiero economico, Facoltà di Economia Università di Bari) 237. Annalisa Di Fant (Assegnista di ricerca, Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte, Università di Trieste) 238. Danielle Emmanuele Di Gaetano Londei (Lingua e Letter. Francese, SSLM, Univ. di Bologna) 239. Alfonso Di Giovine (Prof. Diritto costituzionale comparato, Università di Torino) 240. Luca Di Mauro (Storia, Ecole Normale Superieure - Paris) 241. Biagio Di Micco (Assegnista di Ricerca, I.N.F.N Roma Tre) 242. Leonardo D´Imporzano (studente Medicina, Università di Genova) 243. Paolo Dini (Tecnologo, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Sezione di Milano-Bicocca) 244. Gianni Di Pillo (Ordinario di Ottimizzazione, Facolta' di Ingegneria, Universita' La Sapienza, Roma) 245. Elia Di Schiavi (Neurobiologia, IGB,CNR, Napoli) 246. Marco Dogo (Dipartimento di Storia e Storia dell'arte, Università di Trieste) 247. Andrea Domenici (ricercatore Ingegneria informatica, Università di Pisa) 248. Enrico Donaggio (prof. Filosofia della storia, Università di Torino) 249. Elisabetta Donini (già prof. di Fisica, Università di Torino) 250. Loredana D'Orazio (Primo Ricercatore, Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri, CNR, Napoli) 251. Francesca Emiliani (Prof. di Psicologia sociale, Università di Bologna) 252. Guido Ennas (Prof. Chimica Generale ed Inorganica, Università di Cagliari) 253. Antonio Erbetta (Prof. di Storia dell'educazione europea, Università di Torino). 254. Joséphine Errante (già prof. di Zootecnia, Università di Torino) 255. Paolo Ercolani (Filosofia - Università di Urbino) 256. Aide Esu (Sociologia politica, Unversità degli Studi di Cagliari) 257. Anita Fabiani (ricercatrice Letteratura spagnola, Università di Catania) 258. Ezio Faccioli (prof. Tecnica delle costruzioni, Politecnico di Milano) 259. Andrea Falqui (Chimica-Fisica, Università di Cagliari) 260. Giorgio Fanò (prof. Fisiologia - Direttore del Dipartimento di Scienze mediche di base ed applicate, Università "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara) 261. Paolo Fanti (SSD Entomologia generale e applicata, Università della Basilicata) 262. Erica Farnetti (Ricercatrice, Chimica Generale e Inorganica, Università di Trieste) 263. Margherita Fasano (Dipartimento di Matematica, Università della Basilicata, Potenza) 264. Paolo Favilli (prof. Storia Contemporanea e Teoria della conoscenza storica, Università di Genova) 265. Paolo Fernandes (Dirigente di ricerca, CNR, Istituto di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche, Genova) 266. Giorgio Ferrarese (Geometria, Dip. Matematica, Università di Torino) 267. Bruno Figliuolo (prof. Storia Medioevale, Università di Udine) 268. Alessandra Filabozzi (ricercatrice Fisica, Università di Roma Tor Vergata)ù 269. Carlo Filippucci (Ordinario di "Statistica Economica", Facoltà di Scienze statistiche, Università degli studi di Bologna) 270. Andrea Filpa (Prof. associato in Progettazione urbanistica, Università di Camerino) 271. Enzo Fimiani (direttore Biblioteca Provinciale di Pescara, docente Storia dei partiti politici, Università G. D'Annunzio Chieti-Pescara) 272. Marco Finazzi (prof. Fisica sperimentale, Politecnico di Milano) 273. Pietro Finelli (Docente Scuola Media, Borsista Università di Pisa) 274. Davide Fiorello (professore a contratto del Politecnico di Milano - sede di Piacenza) 275. Vinzia Fiorino (ricercatrice di Storia Contemporanea - Università di Pisa) 276. Antioco Floris (Discipline cinematografiche, Università di Cagliari) 277. Filippo Focardi (Ricercatore di Storia Contemporanea, Università di Padova) 278. Giovanni Focardi (Ricercatore di Storia contemporanea, Università di Padova) 279. Barbara Fois (prof. Storia medioevale, Università di Cagliari) 280. Federica Fontana (Dipartimento di Scienze dell´Antichità, Università di Trieste) 281. Antonio Forcina (Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica, Università di Perugia) 282. Eleonora Forenza (assegnista di ricerca di Italianistica, Università di Bari) 283. Elisabetta Forni (Sociologia urbana - Facoltà di Architettura 1 Politecnico di Torino) 284. Giorgio Forti (Emerito, Facoltà di Scienze MFN, Università di Milano) 285. Ernesto L. Francalanci (Prof. di Storia dell´arte, Facoltà di Arti e Design, IUAV, Venezia) 286. Silvia Franchini (Storia contemporanea, Università di Firenze) 287. Emilio Franzina (prof. Storia contemporanea, Università di Verona) 288. Laura Fregolent (prof. Analisi della città e del territorio, Università IUAV di Venezia) 289. Fabio Frosini (Istituto di Filosofia - Università di Urbino) 290. Marcello Frixione (Scienze della Comunicazione, Università di Salerno) 291. Gian Luca Fruci (assegnista di ricerca, Dipartimento di Storia, Università di Pisa) 292. Lia Fubini (Dipartimento di Economia, Università di Torino) 293. Sabrina Fusari (prof. a contratto Lingua e Traduzione inglese, Università di Bologna) 294. Maria Fusaro (Lecturer in Early Modern History and Director Centre for Maritime Historical Studies, University of Exeter - UK) 295. Hisao Fujita Yashima (prof. Analisi Matematica, Università di Torino) 296. Massimo Fusillo (Ordinario di Critica letteraria e letterature comparate, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università dell'Aquila) 297. Roberto Gabrielli (Ricercatore, Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, CNR) 298. Laura Gaffuri (prof. Storia delle Chiese, Univ. di Torino) 299. Marco Galiani (Tecnico-DICAT-Università di Genova) 300. Valeria Galimi (Storia contemporanea, Università di Siena) 301. Patrizia Galletti (Ordinario di Chimica Biologica, Facoltà di Medicina, Seconda Università di Napoli) 302. Luciano Gallino (Emerito di Sociologia, Università di Torino) 303. Giovanna Gallo (Ricercatrice, Lingua e traduzione, Lingua inglese, Università del Salento) 304. Franco Gallone (prof. Metodi matematici della Fisica, Università di Milano) 305. Luigi Ganapini (già prof. di Storia contemporanea, Università di Bologna) 306. Germana Gandino (ricercatore Storia medievale, Università del Piemonte Orientale) 307. Nunzia Gargano (dottoranda in Storia, Università di Salerno) 308. Maria Susanna Garroni (Storia dell'America del Nord, Università di Napoli "L'Orientale") 309. Francesca Gatta (prof. di Linguistica italiana, Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori, Università di Bologna) 310. Margherita Gavagnin (Dirigente di ricerca, Istituto di Chimica Biomolecolare, CNR, Napoli) 311. Antonio Genovese (Prof. Pedagogia interculturale, Università di Bologna) 312. Mario O. Genovese (Prof. di Diritto Romano, Università di Catania) 313. Chiara Luna Ghidini (prof. a contratto Religioni e filosofie dell´Asia orientale, Università "L´Orientale", Napoli) 314. Riccardo Ghidoni (PhD, Professor of Biochemistry,Lab Biochem & Mol Biol, San Paolo Medical School, University of Milan) 315. Giacomo Ghiringhelli (prof. Fisica sperimentale, Politecnico di Milano) 316. Sebastiano Ghisu (Storia della filosofia, Università di Sassari) 317. Paolo Giaccaria (Ricercatore, Dipartimento interateneo territorio, Università di Torino) 318. Bruna Giacomini (prof. Storia della filosofia, Università di Padova) 319. Mariuccia (Giuseppina) Giacomini (Antropologia culturale, Universita' di Milano Bicocca) 320. Maria Cristina Gibelli (prof. Tecnica e pianificazione urbanistica, Politecnico di Milano) 321. Giancarlo Gioda (prof. Geotechnical Engineering, Politecnico di Milano) 322. Loredana Giolitto (post-dottorato in Storia delle Americhe, Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Madrid) 323. Alessandra Giovagnoli (prof. Statistica, Univ. di Bologna) 324. Paolo Giovannini (prof. Sociologia, Università di Firenze) 325. Alessandra Gissi (Storia Contemporanea, Università di Napoli "L'Orientale") 326. Pietro Giudice (Dipartimento di Fisica Teorica, Università di Torino) 327. Carlo Giunti (primo ricercatore INFN, Sezione di Torino) 328. Giuliana Giusti (prof. Glottologia e Linguistica, Università Ca' Foscari Venezia) 329. Michele Goffredo (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università della Basilicata, Potenza) 330. Pietro Govoni (Università di Milano Bicocca) 331. Elisabetta Grande (prof. Sistemi Giuridici Comparati, Università del Piemonte Orientale) 332. Luciano Granozzi (prof. Storia contemporanea, Univ. di Catania) 333. Marcello Grassi (già prof. di Medicina Interna alla Sapienza-Roma) 334. Franco Graziani (Dirigente di ricerca CNR in biologia cellulare e molecolare, IGB-ABT Napoli) 335. Giovanni Greco (prof. Storia contemporanea, Università di Bologna) 336. Federico Greselin (Prof. Straordinario di Lingua e letteratura cinese, Università Ca´ Foscari, Venezia) 337. Silvio Griguolo (prof. Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università IUAV di Venezia) 338. Paolo Gronchi (prof. Chimica industriale, Politecnico di Milano) 339. Gavril Grueff (Ordinario di Cosmologia (in quiescenza), Università di Bologna) 340. Patrizia Guarnieri (prof. Storia contemporanea, Università di Firenze) 341. Luigi Guerra (prof. Tecnologie dell'educazione - Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Univ. di Bologna) 342. Maria Cecilia Guerra (prof. Scienza delle Finanze, Università di Modena e Reggio Emilia) 343. Angelo Guerraggio (prof. Storia delle matematiche, Università dell'Insubria di Varese /Università "Bocconi" Milano) 344. Diego Guzzi (Dottorando Studi Politici, Università di Torino) 345. Alexander Höbel (ricercatore INSMLI) 346. Giulio Iacoli (Ricercatore, Critica letteraria e letterature comparate, Universita' degli Studi di Parma) 347. Camillo Imbimbo (Prof. di Fisica, Università di Genova) 348. Jole Silvia Imbornone (dottoranda in Italianistica, Università di Bari) 349. Girolamo Imbruglia (prof. Storia moderna, "L'Orientale" di NAPOLI) 350. Giuseppe Impellizzeri (Prof. associato di chimica organica, Dipartimento di Scienze Chimiche, Università di Catania) 351. Giulio Iovine (Scientist, CNR-IRPI) 352. Francesco Indovina (prof. Analisi delle strutture urbanistiche e territoriali, IUAV, Università di Venezia). 353. Orsetta Innocenti (Letteratura Italiana, Università di Siena, sede di Arezzo) 354. Donatella Izzo (prof. Letteratura Americana, Università degli Studi "L'Orientale", Napoli) 355. Marina Lalatta (Ricercatrice, Bioetica, Università di Bologna) 356. Michele Lalla (docente di Statistica sociale, Univ. di Modena e Reggio Emilia) 357. Chiara Lalli (docente di Logica e Filosofia della Scienza, "Sapienza", Roma) 358. Maria Carla Lamberti (Storia economica, Università di Torino) 359. Giovanni Landi (Dipartimento di Matematica e Informatica, Università di Trieste) 360. Viviana Langher (Prof. associato, Facoltà di Psicologia 1, Università "La Sapienza" Roma) 361. Giovanni La Penna (Istituto di chimica dei composti organo-metallici, CNR, Firenze) 362. Maria Cristina La Rocca (prof. Storia medievale, Università di Padova) 363. Paolo La Spisa (prof. a contratto di Lingua e Letteratura Araba, Università di Catania) 364. Pierfranco Lattanzi (Professore di Mineralogia applicata, Università di Cagliari) 365. Paola Laurienzo (Ricercatrice chimica, CNR) 366. Cristina Lavinio (prof. Linguistica educativa, Università di Cagliari) 367. Adriana La Volpe (Primo Ricercatore, Istituto di Genetica e Biofisica "Adriana Buzzati Traverso", CNR) 368. Isabella Lazzarini (Prof. Storia medievale, Università del Molise) 369. Maurizio Lenarda (Dipartimento di Chimica, Università Cà Foscari, Venezia) 370. Leonardo Lenti (prof. Diritto privato, Università Torino) 371. Andrea C. Levi (Ordinario di Fisica dei Solidi, Università di Genova) 372. Simon Levis Sullam (University of California, Berkeley) 373. Franco Ligabue (ricercatore Fisica, SNS, Pisa) 374. Guido Liguori (ric., doc. Storia del pensiero politico contemporaneo, Università della Calabria) 375. Maria Pina Limongelli (prof. Tecnica delle Costruzioni, Politecnico di Milano) 376. Gigi Livio (già prof. Storia e arte del Cinema, Università di Torino) 377. Alessandro Logar (Prof. Dipartimento di Matematica e Informatica, Universita' di Trieste) 378. Maria Lombardo (prof. Tecnica del giornalismo, Università di Catania) 379. Joelle Long (ricercatrice di Diritto privato, Università di Torino) 380. Corinne Lucas Fiorato (Maître de Conférences, Université de Paris III-Sorbonne Nouvelle) 381. Laura Luche (Lingue e Letterature Ispanoamericane, Università di Sassari) 382. Salvatore Lupo (prof. Storia contemporanea, Univ. di Palermo) 383. Terenzio Maccabelli (prof. Storia del pensiero economico, Università di Brescia) 384. Alberto Maffi (prof. Storia del diritto romano, Università di Milano-Bicocca) 385. Gesualdo Maffia (Dottorando in Storia, Università di Genova) 386. Giovanni Maglio (Facoltà di Scienze Biotecnologiche, Università di Napoli Federico II) 387. Alberto Magnaghi (prof. Pianificazione Territoriale, Università di Firenze) 388. Edoardo Magnone (Università di Roma "Tor Vergata") 389. Antonio Maiello (Tecnico, CNR, Napoli) 390. Patrizia Malgieri (professore a contratto Economia e pianificazione dei trasporti, Politecnico di Milano) 391. Stefano Mambretti (prof. Ingegneria Idraulica, Politecnico di Milano) 392. Emma Mana (ricercatore, Storia Contemporanea, Università di Torino) 393. Susanna Mancini (prof. Diritto Pubblico Comparato, Università di Bologna) 394. Paola Manduca (prof. Genetica DiBio, Università di Genova) 395. Paolo Mangraviti (Sistemista, Programmatore Contrattista presso il CNR, Cosenza) 396. Andrea Mannucci (prof. Pedagogia Generale e Sociale, Università di Firenze) 397. Rita Manzini (prof. Linguistica Generale, Università di Firenze) 398. Brunello Mantelli (prof. Storia contemporanea, Univ. di Torino) 399. Annalisa Marchi (prof. Genetica, Università di Cagliari) 400. Franco Marenco (prof. Letterature Comparate, Università di Torino) 401. Franco Marenco (Ricercatore dell'ENEA, Palermo) 402. Giorgio Mariani (prof. Lingue e Letterature Anglo-Americane, Università "Sapienza" di Roma) 403. Gerardo Marletto (prof. Economia Applicata, Università di Sassari) 404. Bruno Marongiu (prof. Chimica Fisica, Università di Cagliari) 405. Giaime Marongiu (prof. Chimica generale ed inorganica, Università di Cagliari) 406. Giuseppe Marotta (prof. Economia Politica, Università di Modena e Reggio Emilia) 407. Gianna Marras (prof. Letteratura spagnola, Università di Cagliari) 408. Flavia Martinelli (prof. Analisi dei sistemi territoriali, Università Mediterranea di Reggio Calabria) 409. Guido Martinotti (prof. Sociologia Urbana, Univ. di Milano-Bicocca) 410. Francesca Martorano (Prof. Associato di Storia dell'Architettura, Università Mediterranea di Reggio Calabria) 411. Rita Martufi (Centro Studi CESTES) 412. Flavia Marzano (Docente di Scenari e Innovazione delle Tecnologie dell'Informazione, Università di Bologna - sede di Forli') 413. Massimo Mastrogregori (prof. Storia della storiografia, Università di Roma "Sapienza") 414. Alfio Mastropaolo (prof. Scienza politica - Direttore Dip. Studi Politici, Università di Torino) 415. Luigi Matt (prof. Linguistica italiana, Università di Sassari) 416. Ugo Mattei (prof. Diritto civile, Università di Torino) 417. Lorenzo Mattera (prof. Struttura della Materia, Università di Genova) 418. Carlo Maxia (Ricercatore in antropologia culturale, Università di Cagliari) 419. Federico Mazzini (Dottorando in Storia contemporanea, Università di Padova) 420. Annibale Mazzocco (Ostetricia) 421. Marco Mazzoleni (prof. Linguistica italiana e Vicedirettore SSLMIT -Università di Bologna - Polo di Forlì) 422. Anna Maria Medici (ricerc., Storia dell´Africa, Università di Urbino) 423. Patrizia Mella (assegnista di ricerca, Genetica medica, Università di Brescia) 424. Marialuisa Melli (prof. Biologia Molecolare, Dip. di Biologia, Università di Bologna) 425. Edda Melon (già Prof. Facoltà di Lingue, Università di Torino) 426. Giannino Melotti (Ricercatore, Psicologia Sociale, Università di Bologna) 427. Maurizio Memoli (prof. Geografia politica ed economica, Università di Cagliari) 428. Lodovico Meneghetti (già prof. di Urbanistica, Politecnico di Milano) 429. Daniela Meneghini (prof. Lingua e letteratura persiana, Università "Ca´ Foscari", Venezia) 430. Maria Grazia Meriggi (prof. Storia Contemporanea, Università di Bergamo) 431. Sandro Mezzadra (prof. Storia dottrine politiche, Università di Bologna) 432. Simona Micali (Assegnista di ricerca, Università di Siena) 433. Luca Michelini (prof. Storia del pensiero economico, Università LUM J. Monnet di Casamassima - Bari) 434. Franco Milanesi (dottorando in Studi Politici, Torino) 435. Fabio Minazzi (prof. Filosofia teoretica, Università del Salento) 436. Velia Minicozzi (rcercatrice Fisica, Università di Roma Tor Vergata) 437. Tommaso Minerva (Prof. Statistica, Università di Modena e Reggio Emilia) 438. Rolando Minuti (prof. Storia moderna, Univ. di Firenze) 439. Roberto Miraglia (ricercatore di Filosofia, l'Università di Milano-Bicocca) 440. Grazia Misano (Ricerc., Letteratura italiana, Università di Trieste) 441. Giuliana Mocchi (prof. di Storia della filosofia, Università della Calabria) 442. Marina Molon (prof. Progettazione Architettonica e Urbana, Politecnico di Milano) 443. Bruno Moncharmont (prof. Patologia generale, Università del Molise) 444. Marina Montacutelli (ricercatrice Storia moderna, CNR) 445. Loris Montanari (Ordinario i. q., Facoltà di Scienze MFN, Università di Catania) 446. Carlo Montangero (Informatica, Università di Pisa) 447. Maria Teresa Monti (prof. Storia della Scienza, Università del Piemonte Orientale - Vercelli) 448. Raul Mordenti (prof. Critica letteraria, Università di Roma Tor Vergata) 449. Mara Morelli (ricercatrice Lingua e traduzione spagnola, Università di Genova) 450. Umberto Morelli (prof. Storia dell´integrazione europea, Università di Torino) 451. Titti Morello (prof. Sociologia dell´Ambiente e del Territorio, Univ. di Palermo) 452. Maurizio Morandi (prof. Urbanistica, Università di Firenze) 453. Giuseppe Moretti (ricerc., Dip. di Chimica, Università Ca' Foscari Venezia) 454. Ligia Maria Moretto (Dipartimento di Chimica Fisica, Università Ca' Foscari Venezia) 455. Dolores Morondo Taramundi (Istituto di Storia e Filosofia del Diritto, Univ. di Urbino) 456. Sheyla Moroni (ricerc. Storia Contemporanea,Università di Firenze) 457. Blasco Morozzo della Rocca (Ric. Biologia Molecolare, Università Tor Vergata, Roma) 458. Antonino Morvillo (prof. Chimica Generale e Inorganica, Università di Padova) 459. Enrica Mosca (Dipartimento di Neuroscienze, Università di Cagliari) 460. Antonio Moscato (Storia del movimento operaio, Università del Salento) 461. Antonio Moschitta (Ricercatore, Dipartimento di Ingegneria Elettronica e dell'Informazione, Università di Perugia) 462. Antonio Musarò (prof. Istologia, Università di Roma Sapienza) 463. Anna Musinu (prof. Chimica Fisica, Università di Cagliari) 464. Carlo Musio (Ricercatore, Istituto di Cibernetica "E. Caianiello" CNR, Napoli) 465. Luigi Mussio (prof. Topografia e cartografia, politecnico di Milano) 466. Lorenzo Mussone (Ph.d Trasporti, BEST - Politecnico di Milano) 467. Barbara Musti (professore a contratto Diritto privato, Università di Torino) 468. Marco Musy (Dipartimento di Fisica, Università di Milano Bicocca) 469. Michele Nani (Dipartimento di Storia, Università di Padova) 470. Livio Narici (Professore Fisica, Università di Roma Tor Vergata) 471. Angelo Negro (prof. Analisi matematica, Università di Torino) 472. Gloria Nemec (Dipartimento di Storia e Storia dell´Arte, Univ. di Trieste) 473. Aldo Nemesio (Letteratura italiana contemporanea, Università di Torino) 474. Annalisa Nesi (Docente di Linguistica italiana, Università di Siena) 475. Mario Neve (Geografia, Università di Bologna) 476. Pier Giorgio Nicoletti (Primo ricercatore CNR - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Cosenza) 477. Lucio Nitsch (prof. Biologia, Università di Napoli Federico II) 478. Giancarlo Nonnoi (prof. Storia della filosofia moderna, Università di Cagliari) 479. Fabio Nuti Giovanetti (Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna) 480. Luciano Olivero (professore a contratto Diritto privato, Università di Torino) 481. Anna Oppo (Ordinario di Sociologia, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Cagliari) 482. Germano Orrù (Ricercatore Scienze Tecniche Mediche Applicate, Università di Cagliari) 483. Alessandro Orsini (ricercatore Sociologia, Università LUM "Jean Monnet" di Casamassima) 484. Guido Ortona (prof. Politica economica, Università del Piemonte Orientale) 485. Maria Luigia Paciello (Sezione di Roma-1 dell'INFN c/o Dipartimento di Fisica, Università "Sapienza", Roma) 486. Maura Palazzi (Prof. Storia contemporanea, Università di Ferrara) 487. Gaia Pallottino (già assistente SNS, Pisa, già segr. gen. Italia Nostra) 488. Gianna Palmieri (Ricercatrice, Chimica, Istituto IBP, CNR Napoli) 489. Marcella Palomba (Primo Ricercatore, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, CNR, Cagliari) 490. Andrea Panaccione (prof. Storia contemporanea, Università di Modena e Reggio Emilia) 491. Guido Panìco (prof. Storia contemporanea - Univ. di Salerno) 492. Gabriella Paolucci (prof. Sociologia, Università di Firenze) 493. Elena Papadia (Università di Perugia) 494. Felice Ciro Papparo (Prof. associato non confermato, Etica sociale, Università Federico II, Napoli) 495. Renzo Parodi (Dirigente Tecnologo, INFN-Genova) 496. Nicolò Pasero (prof. Filologia Romanza, Università di Genova) 497. Luisa Passerini (prof. Storia contemporanea, Università di Torino) 498. Fioravante Patrone (prof. Ricerca Operativa, Università di Genova) 499. Valentina Pazé (ricerc. Filosofia politica, Università di Torino) 500. Luca Pazzi (ricercatore, Dip. di Ingegneria dell´informazione, Università di Modena e Reggio Emilia) 501. Guido Pegna (prof. Fisica, Università di Cagliari) 502. Pierluigi Pellini (Prof. Letterature comparate, Università di Siena, sede di Arezzo) 503. Giovanna Pennesi (Ricercatrice CNR) 504. Laura Pepe (Ricerc. di Diritto Romano, Università di Milano) 505. Maria Enriqueta Pérez Vázquez (ricerc. di Lingua e Traduz. Spagnola SSLMIT, Università di Bologna-Forlì) 506. Gigi Perrone (Prof. Sociologia delle migrazioni, Università del Salento) 507. Carla Perrone Capano (Professore Fisiologia, Università di Napoli "Federico II") 508. Paola Persano (Assegnista di Storia del pensiero politico, Università di Macerata) 509. Maurizio Persico (Dipartimento di Chimica e Chimica industriale, Università di Pisa) 510. Giulio Peruzzi (prof. Storia della Fisica, Dipartimento di Fisica, Università di Padova) 511. Mario Pestarino (prof. Biologia dello Sviluppo, Università di Genova) 512. Barbara Petrazzini (ricercatore Diritto commerciale, Università di Torino) 513. Armando Petrini (Discipline dello spettacolo, Università di Torino) 514. Armando Petrucci (Emerito di Paleografia latina, Scuola Normale Superiore di Pisa) 515. Stefano Petrungaro (Storia contemporanea, Università degli Studi di Padova) 516. Giovanni B. Piano Mortari (Ordinario di Fisica Sperimentale - Università dell'Aquila) 517. Leonardo Pica Ciamarra (Istituto per la Storia del Pensiero filosofico e scientifico moderno - CNR, Napoli) 518. Roberta Picardi (assegnista di Filosofia, Università di Pavia) 519. Bruno Picasso (prof. Meccanica applicata, Università di Cagliari) 520. Mauro Pichiassi (Prof. associato di Didattica delle Lingue moderne, Università per stranieri di Perugia 521. Paola Pierobon (neurobiologa, prof. Istituto di Cibernetica, CNR) 522. Paolo Francesco Pieri (Università di Firenze) 523. Carmela Pignato (Università di Trieste) 524. Marco Pignotti (prof. Storia contemporanea, Università di Cagliari) 525. Valeria Pinto (prof. di Filosofia teoretica, Università di Napoli "Federico II") 526. Valter Pinto (prof. Storia dell'arte moderna, Università di Catania) 527. Anna Pintore (prof. Filosofia del diritto, Università di Cagliari) 528. Martina Piredda (Dip. Geoingegneria e Tecnologie Ambientali, Università di Cagliari 529. Ernesto Placidi (ricercatore CNR-INFM, Dip. Fisica, Università di Roma Tor Vergata) 530. Camilla Poesio (Dottoranda in Storia, Università Ca´ Foscari di Venezia) 531. Sergio Poli (Prof. Lingua e Trad. Francese, Univ. di Genova) 532. Stefano Polizzi (prof. Dipartimento di Chimica Fisica, Università Ca' Foscari di Venezia) 533. Alfonso Pompella (MD PhD, Professor of General Pathology Dept. of Experimental Pathology & BMIE / Sez. Patologia Generale, University of Pisa Medical School - Pisa) 534. Filippomaria Pontani (prof. Filologia Classica, Università "Ca' Foscari" di Venezia) 535. Marco Ponti (prof. Economia applicata, Politecnico di Milano) 536. Maria Barbara Ponti (prof. Estetica, Università di Cagliari) 537. Patrizio Ponti (Dottorando in Sociologia, Università di Milano) 538. Maria Cristina Porcu (Ricercatrice, Scienza delle costruzioni, Università di Cagliari) 539. Gianni Pozzi (prof. Microbiologia, Università di Siena) 540. Regina Pozzi (prof. Storia contemporanea, Università di Pisa) 541. Giuseppe Prestipino (già prof. di Filosofia, Università di Siena) 542. Franco Previtali (Prof. Dip. Scienze dell´Ambiente e Territorio, Università di Milano-Bicocca) 543. Mariangela Priarolo (docente a contratto di Storia della filosofia moderna, Università di Siena) 544. Claudia Principe (Primo Ricercatore Istituto di Geoscienze e Georisorse, CNR, Pisa) 545. Giovanna Procacci (prof. Storia contemporanea, Università di Modena e Reggio) 546. Enrico Pugliese (Direttore Irpps-CNR, Roma) 547. Andrea Puglisi (ricercatore postdoc di Fisica, Università "Sapienza", Roma) 548. Grazia Pulvirenti (prof. Letteratura tedesca, Università di Catania) 549. Giorgio Querzoli (prof. Idraulica, Università di Cagliari) 550. Dario Ragazzini (prof. Storia dell'educazione, Università di Firenze) 551. Gianfranco Ragona (Storia del pensiero politico, Università di Torino) 552. Paolo Ramat (Responsabile della classe di Scienze Umane, IUSS, Pavia) 553. Marco Rangone (Dipartimento di Sociologia, Università di Padova) 554. Andrea Rapini (ricerc. Storia contemporanea, Università di Modena e Reggio Emilia) 555. Andrea Rasola (Ricercatore, Dipartimento di Scienze biomediche, Università di Padova) 556. Annamaria Ravera (Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali, Università di Bari) 557. Francesca Ravera (Ricerc., Istituto per l´Energetica e le Interfasi, CNR, Genova) 558. Erasmo Recami (Prof. di Fisica, Fac. di Ingegneria, Università di Bergamo) 559. Tommaso Redolfi Riva (Dottore di Ricerca in Storia del pensiero economico, Università di Firenze) 560. Carlo Remino (Dipart. Ingegneria Meccanica e Industriale, Univ. di Brescia) 561. Silvia Resconi (tecnologo INFN, sezione di Milano) 562. Luisa Ricaldone (ricerc,. Doc. Letteratura italiana contemporanea, Università di Torino) 563. Gianni Riccamboni (prof. Scienza politica, Università di Padova) 564. Paola Rivetti (dottoranda Storia, Università di Siena) 565. Guido Rizzi (docente Fisica Matematica, Politecnico di Torino) 566. Domenico Rizzo (ricerc. di Storia contemporanea, Università "L'Orientale" di Napoli) 567. Roberto Rizzo (prof. Chimica, Università di Trieste) 568. Silvestro Roatta (Ricercatore di Fisiologia, Università di Torino) 569. Giorgio Rochat (già prof. di Storia contemporanea, Università di Torino) 570. Guido Rodriguez (Prof. associato di Neurofisiologia, Università di Genova) 571. Fabio Rodríguez Amaya (prof. Lingua e Lett. Ispano-americane, Università di Bergamo) 572. Margherita Roggero (prof. Algebra, Dipartimento di Matematica, Università di Torino) 573. Francesca Rolandi (prof. Analisi Matematica, Politecnico di Milano) 574. Laura Ronchi Abbozzo (già direttore IROE-CNR, Firenze) 575. Jacopo Rosatelli (dottorando Studi Politici - Univ. di Torino) 576. Isabella Rossatto (dottoranda Studi Politici, Università di Torino) 577. Bernardo Rossi Doria (prof. Urbanistica, Università di Palermo) 578. Riccardo Rossi (Ricercatore ENEA, Brindisi) 579. Ettore Ruberti (Naturalista - Specialista in Evoluzione biologica ed Entomologia ENEA, Dipartimento BAS) 580. Gianni Ruocco (ricerc. Storia delle dottrine politiche, Università "Sapienza", Roma) 581. Roberto Russo (1° Ricercatore, Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri, CNR, Napoli) 582. Giuseppe Saba (prof. Chimica Computazionale, Università di Cagliari) 583. Angelo Salento (ricercatore Sociologia, Università del Salento) 584. Giovanni Salesi (Professore di Fisica Generale, Fac. di Ingegneria, Università di Bergamo) 585. Fulvio Salimbeni (prof. Storia contemporanea, Università di Udine) 586. Carlo Salone (Dipartimento Interateneo Territorio Politecnico e Università di Torino) 587. Edoardo Salzano (Università IUAV di Venezia) 588. Paolo Sanjust (Dipartimento di Architettura, Univ. di Cagliari) 589. Enrico Sanna (prof. Farmacologia, Università di Cagliari) 590. Giovanna Maria (Giannina) Sanna (prof. Topografia e Cartografia, Università di Cagliari) 591. Pierluigi San Pietro (prof. Ingegneria Informatica, Politecnico di Milano) 592. Saverio Santi (prof. Chimica Fisica, Università di Padova) 593. Gianpasquale Santomassimo (prof. Storia contemporanea, Univ. di Siena) 594. Antonio Santoni Rugiu (prof. Storia della Pedagogia, Università di Firenze) 595. Salvatore Santuccio (Università di Camerino) 596. Ettore Sarnelli (ricercatore Istitituto di Cibernetica "E. Caianiello", CNR, Napoli) 597. Silvia Sartori (prof. Fisica dell'Atmosfera e dell'Oceano, Università di Padova) 598. Giovanna Savant (dottoranda Studi Politici, Università di Torino) 599. Michelangelo Savino (docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Univ. di Messina) 600. Monica Savoca (professore a contratto di Letteratura Spagnola, SSLiMIT di Forlì) 601. Luca Sbano (Mathematics Institute, University of Warwick - UK) 602. Francesco Scacciati (prof. Politica economica, Univ. di Torino) 603. Gabriella Scaliti (docente Diritto privato, Università di Torino) 604. Marco Scalvini (ph.d., New York University - Usa) 605. Francesca Scandellari (Ecologia dei sistemi produttivi arborei, Università di Bologna) 606. Barbara Scapolo (Dipartimento di Filosofia, Univ. di Padova) 607. Lucia Scardapane (Prof. Traduzione spec. Ingl.-Ital., Università di Bologna - SSLMIT, Forlì) 608. Marco Scavino (professore a contratto, Storia contemporanea, Università di Torino) 609. Elisabetta Schiano (Ricerc. di Fisica, ISMAR-CNR, Genova) 610. Cristina Schiavone (Docente a contratto di Lingua Francese, Università di Bologna) 611. Agata Scordino (prof. Fisica Sperimentale, Università di Catania) 612. Romano Scozzafava (prof. Calcolo delle Probabilità, Università "La Sapienza") 613. Alberto Scrivanti (prof. Chimica Industriale, Università di Venezia) 614. Vincenza Scuderi (ricercatrice Lingua tedesca e traduzione, Università di Catania) 615. Angelo Semeraro (prof. Pedagogia della comunicazione, Università del Salento) 616. Giovanni Semeraro (prof. Università Federale Fluminense, Niterói/Rio de Janeiro) 617. Elvio Semprini (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati, CNR, Roma) 618. Stefano Sensi (MD, Ph.D, Head of the Molecular Neurology Unit, CeSI, Center for excellence on Aging, University "G. d'Annunzio") 619. Giuseppe Sergi (prof. Storia medievale, Università di Torino) 620. Luca Serino (Ricercatore, Istituto di Cibernetica "E. Caianiello", CNR, Napoli) 621. Maria Pina Serra (Ricercatrice Anatomia umana, Università di Cagliari) 622. Raffaella Setti (docente a contratto di Linguistica generale, Facoltà di Scienze della Formazione, Firenze) 623. Letizia Sgalambro (docente a contratto, Didattica della lingua inglese nella Scuola primaria - Università di Firenze) 624. Daniele Sgaravatti (Dottorando in Filosofia del linguaggio, Università del Piemonte Orientale) 625. Hugues (Ugo) Sheeren (docente di Lingua francese, Università di Bologna) 626. Alfio Signorelli (prof. Storia contemporanea, Università dell´Aquila) 627. Gabriella Silvestrini (ric. Storia delle dottrine politiche, Università del Piemonte Orientale-Alessandria) 628. Gloria A. Sirianni (già docente a contratto Dialettologia italiana, Università di Firenze) 629. Svetlana Slavkova (prof. Slavistica, SSLMIT - Università di Bologna) 630. Alberto Sobrero (prof. Linguistica italiana, Università di Lecce) 631. Luciana Sola (prof. Biologia cellulare e istologia, Roma "Sapienza") 632. Simonetta Soldani (prof. Storia contemporanea, Univ. di Firenze) 633. Marco Soresina (Storia contemporanea, Università di Milano) 634. Francesca Spada (Dipartimento di Fisica, "Sapienza", Roma) 635. Stefania Sparnocchia (Ricerc., Oceanografia fisica, CNR-ISMAR, Trieste) 636. Giuseppe Antonio Sparzani (docente di Fondamenti della fisica, Università degli Studi di Milano) 637. Luigi Spedicato (Presidente del Consiglio dei Corsi di Studio in Servizio Sociale, Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio,Università del Salento) 638. Riccardo Spezia (ricercatore CNRS in Chimica-Fisica, Université d'Evry Val d'Essonne, Francia) 639. Andrea Spini (prof. Organizzazione e gestione risorse umane - Direttore Dipartimento di Studi Sociali, Università di Firenze) 640. Alessio Squassina (Dottorando in Neuroscienze, Università di Cagliari) 641. Alessandro Squizzato (Studente, Università Ca´ Foscari, Venezia) 642. Gianfranco Staccioli (docente Metodologia del gioco e dell'animazione, Università di Firenze) 643. Salvatore Stagira (prof. Fisica Sperimentale, Politecnico di Milano) 644. Stefania Stefanelli (ric. Linguistica Italiana, Scuola Normale Superiore di Pisa) 645. Aurora Storlazzi (Ricerc. Istituto di Genetica e Biofisica "Adriano Buzzati-Traverso", CNR, Napoli) 646. Nicola Strazzanti (Lingua e letteratura angloamericana, Università di Catania) 647. Elisabetta Strazzera (prof. Economia Politica, Università di Cagliari) 648. Alfredo Strigazzi (prof. Fisica generale, Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino) 649. Antonio Mario Tamburro (prof. Chimica Organica, Rettore Università della Basilicata) 650. Maria Cristina Tanzi (prof. Bioingegneria Industriale, Politecnico di Milano) 651. Martina Tarantola (DVM PhD, Ric. Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia, Università di Torino) 652. Antonio Tarsia (ricercatore Analisi matematica, Università di Pisa) 653. Franco Tassinari (Professore f.r., Università di Bologna) 654. Giorgio Tassinari (prof. Statistica economica, Università di Bologna) 655. Roberto Tateo (Fisica teorica, Università di Torino) 656. Tullio Telmon (prof. di Dialettologia Italiana, Università di Torino) 657. Attilio Tempestini (Scienza politica, Università di Torino) 658. Settimo Termini (prof. Cibernetica, Università di Palermo) 659. Ines Testoni (prof. Psicologia sociale, Università di Padova) 660. Mario Tiberi (prof. Politica economica, Università di Roma "Sapienza") 661. Marco Todeschini (Storia della pedagogia, Univ. di Milano) 662. Chiara Tognolotti (prof. a contratto di Storia del cinema, Univ. di Firenze) 663. Massimiliano Tomba (Ricercatore di Filosofia Politica, Università di Padova) 664. Alberto Tonolo (prof. di Algebra Università di Padova) 665. Luca Tornatore (post-dottorato, Dipartimento di astronomia, Trieste) 666. Marisa Tortorelli (prof. Storia delle Religioni, Università di Napoli Federico II) 667. Fiore Traditi (prof., Igiene Generale, Università "Sapienza", Roma) 668. Annabella Tramice (Ricerc., Istituto di Chimica Biomolecolare CNR, Napoli) 669. Giuseppe Trebbi (prof. Storia moderna, Università di Trieste) 670. Dario Trevese (prof. Astrofisica, Roma "La Sapienza") 671. Antonio Trincone (Istituto di Chimica Biomolecolare, CNR, Napoli) 672. Leonardo Trisciuzzi (prof. Metologia e Didattica, Università di Firenze) 673. Simona Troilo (Università di Padova) 674. Antonio Trudu (Prof. Storia della musica moderna e contemporanea, Università di Cagliari) 675. Maria Teresa Tuccio (Dipartimento di Fisica, Università di Genova) 676. Maria Turchetto (ric. Logica, Università Ca' Foscari, Venezia) 677. Gabriele Turi (prof. Storia contemporanea, Univ. di Firenze) 678. Simonetta Ulivieri (prof. Pedagogia Generale e Sociale, Università di Firenze) 679. Ranieri Urbani (Dipart. Di Biochimica, Biofisica e Chimica delle Macromolecole, Università di Trieste) 680. Cesare Usai (Istituto di Biofisica, CNR, Genova) 681. Mario Vadacchino (prof. Dipartimento di Fisica, Politecnico di Torino) 682. Fausto Vagnetti (prof. Astrofisica, Universita` di Roma Tor Vergata) 683. Gabriella Valera (prof. Metodologia e Storia della Storiografia, Università di Trieste) 684. Massimo Vallerani (prof. Storia medievale, Università di Torino) 685. Jennifer Varney (prof. SSLMIT - Università di Bologna) 686. Luciano Vasapollo (prof. Statistica aziendale, Università "La Sapienza", Roma) 687. Gianni Vattimo (prof. Filosofia teoretica, Università di Torino) 688. Franco Vazzoler (Letteratura teatrale italiana, Università di Genova) 689. Roberto Veneziani (Lecturer in Economics, Queen Mary, University of London) 690. Giulia Venturi (Istituto di Linguistica Computazionale, CNR, Pisa) 691. Nadia Venturini (prof. Storia del Nord America, Università di Torino) 692. Claudio Venza (prof. Storia della Spagna contemporanea, Università di Trieste) 693. Giovanna Vertova (ricerc. Economia Politica, Università di Bergamo) 694. Sergio Vessella (prof. Analisi Matematica, Università di Firenze) 695. Silvia Viaggi (Ricercatrice, Genetica, Università di Genova) 696. Luciana Vianelli (prof. di Calcolo delle probabilità, Università di Palermo) 697. Carlo Augusto Viano (Emerito di Storia della filosofia, Università di Torino) 698. Alfredo Viggiano (prof. Storia Moderna, Università di Padova) 699. Giovanna Vingelli (Ricerc., Sociologia Generale, Università della Calabria) 700. Stefano Visentin (Storia delle dottrine politiche, Università di Urbino `Carlo Bo´) 701. Annamaria Vitale (prof. Sociologia dello sviluppo, Università della Calabria) 702. Libero Vitiello (Ricerc. Biologia Applicata, Univ. di Padova) 703. Gilberto Vlaic (prof. Chimica Generale, Univ. di Trieste) 704. Pasquale Voza (prof. Letteratura italiana, Università di Bari) 705. Anita J. Weston (Letteratura inglese, Libera Università San Pio V, Roma) 706. J. Stuart Woolf (prof. Storia Contemporanea, Univ. Ca' Foscari, Venezia) 707. Maria Zalambani (prof. Letteratura Russa, Università di Bologna) 708. Marco Zambon (ricercatore Storia del cristianesimo, Università di Padova) 709. Jean Claude Zancarini (Prof. études italiennes, Directeur de l'UMR 5206 Triangle, Université de Lyon-Ecole normale supérieure des Lettres et Sciences humaines) 710. Federico Zanettin (prof. Lingua e Traduz. Inglese, Università di Perugia) 711. Pier Luigi Zanonato (prof. Chimica generale e inorganica, Università di Padova) 712. Francesco Zanotelli (professore a contratto di Antropologia economica, Univ. di Siena) 713. Filippo M. Zerilli (Docente affidatario di Antropologia culturale, Università di Cagliari) 714. Riccardo Zipoli (prof. Lingua e letteratura persiana, Università Ca´ Foscari, Venezia) 715. Massimo Zucchetti (prof. Impianti Nucleari, Politecnico di Torino) 716. Alessandro Zucchi (prof. Semiotica, Dipartimento di Filosofia, Università degli Studi di Milano) 717. Paola Zuddas (prof. Ricerca operativa e teoria delle decisioni, Università di Cagliari) 718. Sara Zurletti (prof. Estetica Musicale, Istituto Suor Orsola Benincasa, Napoli)
Per ulteriori adesioni inviare emailall'indirizzo: g.galilei2008@... specificando, oltre a nome e cognome, disciplina e sede istituzionale. Le adesioni saranno aggiornate sul sito www.historiamagistra.com Ultimo aggiornamento: 22/01/2008, alle ore 14,00
Resoconto della riunione dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center,
tenutosi a Milano il 10 gennaio
Il 10 gennaio, presso la sede della Cub di Milano, si è svolto il primo
incontro fra lavoratori/trici, delegati/e di alcuni call center di Milano e
Torino. Erano presenti colleghi/e da: Comdata (call center di Torino),
E-Care (Cesano Boscone, Milano), Esternalizzati/e Wind (Sesto San Giovanni,
Milano), Europe Assistance (Milano), Omnia service (Milano), Telecom
(Milano). Erano presenti anche esponenti della FLMU-CUB, dell'ANLE e
avvocati di San Precario che stanno seguendo, in particolare, la vertenza
Wind.
Oltre ad aver scambiato le rispettive esperienze, i partecipanti, partendo
dalla consapevolezza che la precarietà oggi è insita nel contesto economico
nel quale viviamo, hanno messo al centro della riflessione le nostre
condizioni, di lavoro e di vita. Fra una miriade di aziende grandi e
piccole, delle TLC, ma anche dei servizi, è necessario ora scavalcare il
settorialismo e individuare i punti unificanti di un possibile movimento di
lotta nazionale nei call center.
Le intenzioni del percorso che si apre con questa riunuione sono quindi di
individuare obiettivi concreti sui quali aggregare le realtà di lotta e i
singoli lavoratori e lavoratrici per difendere i nostri diritti e contro
tutte le esternalizzazioni.
Obiettivi che si tramutino in punti di una possibile piattaforma di lotta
che, oltre all'odioso fenomeno delle esternalizzazioni, affronti anche i
nodi del salario - sia esso diretto, sia indiretto - dei ritmi di lavoro,
della flessibilità anche territoriale e della salute (stress, malattie
professionali al metacarpo, all'udito e alla voce), e che, combattendo anche
la falsa cultura che vuole far convergere gli inressi dei lavoratori con
quelli delle aziende o delle commesse, costruire le condizioni che portino
al più presto a una giornata di lotta nazionale dei lavoratori e delle
lavoratrici dei call center. Un obiettivo ambizioso ma che, ne siamo
consapevoli, può bloccare tutto il Paese, perchè ormai tutte le aziende
sviluppano parte della propria comunicazione, organizzazione, decisione,
vendita, ecc. attraverso i call center.
Da un punto di vista legale, importante è stato il contributo dell'ANLE
sulla possibilità di imbastire cause legali contro l'interposizione di
manodopera, quella situazione, cioè, quando l'appaltatore assume
formalmente dei lavoratori che di fatto risultano alle dipendenze del
committente, senza che quest'ultimo, stavolta illecitamente, si assuma gli
oneri e gli obblighi
derivanti dalla stipulazione di un contratto di lavoro.
La riunione si è chiusa con i seguenti passaggi operativi:
L'avvio di un lavoro d'inchiesta da sviluppare in ogni azienda, che evidenzi
anche il rapporto che c'è fra la reddività delle aziende stesse e il grado
di sfruttamento dei lavoratori, che porti alla stesura di un dossier inteso
sia come strumento di controinformazione verso i lavoratori e verso
l'esterno, sia come strumento che favorisca le lotte già in piedi e che
possa contribuire a costruirne delle altre, e a raccordarle;
La stesura di un appello a sostegno della vertenza degli esternalizzati Wind
e Vodafone, da far girare e sottoscrivere a più colleghi possibili (ma anche
ad altri lavoratori);
La formazione di una delegazione per l'assemblea nazionale del 2 febbraio,
dove riportare il lavoro che stiamo facendo e confrontarci con le altre
esperienze cittadine e regionali.
Il 17 gennaio 2008 sarà ricordata come una di quelle giornate spartiacque in cui si delinea la strategia politica di uno stato. Non perché si è tenuta l'inaugurazione del settecentocinquesimo anniversario de "La Sapienza", non perché Mastella ha ratificato il suo distacco dalla tanto amata poltrona (non ci meraviglieremmo se tra qualche mese tornasse più arrogante ed arraffone di prima!), non perché i media italiani hanno dimostrato ancora una volta d'essere uno squallido manipolo di mistificatori al servizio dei poteri forti; il 17 gennaio sarà ricordato per sempre come il definitivo passo in avanti fatto dallo stato "democratico" verso la repressione di qualsiasi spazio d'agibilità politica e di dissenso. Questo significherà nella mente dei presenti, di chi non ha avuto paura di manifestare sotto una pioggia battente e davanti a migliaia di tutori di quest'anacronistico ordine sociale. Non vorrei essere lombrosiano ma, e sfido chiunque a smentirmi, sembrava di trovarsi di fronte alla personificazione di quegli sgherri al servizio del signorotto locale che Manzoni magistralmente descrive ne "I promessi sposi". Certo, i signorotti arroganti e prepotenti all'interno della nostra università non mancavano: ce n'era per tutti i gusti, dal razzista Veltroni; al privatizzatore della cultura Mussi; al corrotto Guarini; ai bacchettoni raccomandati di Comunione e Liberazione che, amanti della par condicio, sono finanziati dal Vaticano e dallo stato italiano; fino ai docenti a cui non dispiace mostrarsi ai potenti buoni, mansueti e magari affidabili per l'assunzione di qualche posto di potere all'interno dell'ateneo. Questa la platea dell'inaugurazione dell'anno accademico, una scialba parata rappresentativa di quella che è la cultura di regime in Italia, un posto in cui hanno diritto di parola solo coloro i quali si appiattiscono sulle posizioni della pseudo-cultura dominante.
L’assurda militarizzazione dell’università
La mattina dell’inaugurazione di quello che ipocritamente Mussi chiama “il luogo della parola e del confronto” le diverse porte d’accesso all’università sono sbarrate da migliaia di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza (neanche ci fossero trecento Provenzano da arrestare!). Questa manovra assolutamente assurda ed inaccettabile ha due registi identificabili nelle grigie figure di Guarini e Veltroni. Bastava ascoltare le parole dei poliziotti che, rispondendo alle rimostranze di chi non vedeva riconosciuto l’accesso ad entrare nella propria università, rimpallavano la responsabilità della scelta talvolta al rettore Guarini, talaltra alla Questura e quindi al sindaco Veltroni.
Una militarizzazione dell’università, peraltro così imponente, non era mai stata portata in essere, neanche ai tempi del potere fascista. Questa scelta trova il suo necessario humus in tutta quella che è stata la diffamatoria e falsa campagna mediatica contro il movimento studentesco, portata avanti da tutta la grande stampa della borghesia italiana. Si è arrivati a leggere che gli studenti della Sapienza hanno messo il bavaglio al papa, che l’assenza del capo del Vaticano è stata dettata da motivi di sicurezza: una trafila di falsità tale da dimostrare l’assoluta subordinazione del “quarto potere” rispetto ai poteri forti da cui peraltro sono generosamente retribuiti.
Ma oltre al danno la beffa: all’interno dell’Aula Magna dove si teneva la parata di regime, chi ha ordinato la militarizzazione della cittadella si autoproclamava democratico, tollerante!. Preme ricordare che chi si definisce con gli aggettivi sopraccitati è il medesimo uomo politico (Veltroni) che in questi anni ha trasformato Roma in un coacervo di opportunità per palazzinari d’assalto con indiscriminate colate di cemento che vanno a diminuire la vivibilità della città; ma soprattutto è colui che ha permesso la nascita dell’ormai imperante politica razzista portata avanti dal governo Prodi, con la creazione di veri e propri lager oltre il Grande Raccordo Anulare in cui gettare intere comunità Rom, e l’avallamento delle infami scorribande di poliziotti e fascisti contro gli stranieri.
La scelta di Ratzinger e la falsità dei media
La scelta del papa, e questo i suoi prezzolati difensori lo sanno bene, non è stata dettata da motivi di sicurezza, da motivi di responsabilità dello stesso Ratzinger che, colpito da filantropia acuta, non avrebbe voluto provocare scontri e tensioni all’interno dell’università: niente di tutto questo!. Ratzinger, da consumato uomo di potere, conscio di avere dalla propria parte tutta la cricca del mondo dei mass media, è riuscito, avendo ovviamente gioco facile nel suo intento, a far passare il messaggio secondo cui l’intolleranza appartiene a chi manifesta il proprio libero pensiero e non a chi, in modo assolutistico, non le accetta trincerandosi dietro il lavoro sporco fatto dai suoi inappuntabili scagnozzi di regime.
Per quanto questa sia comunque classificabile come dimostrazione della presenza di una coscienza critica all’interno del movimento studentesco, è altrettanto giusto stigmatizzare la prontezza della pletora di servi sciocchi al servizio dei poteri forti nel criminalizzarci.
Nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere ad un’inaccettabile criminalizzazione del movimento studentesco (e per dirla tutta, anche dei docenti “dissenzienti”) in tutti i salotti televisivi padronali; abbiamo dovuto assistere ad un irritante Vespa che insisteva nel dire che il “sommo pontefice” era stato costretto o messo nelle condizioni di non entrare alla Sapienza. Abbiamo dovuto assistere, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulle dimissioni del concussionario Mastella, al richiamo da parte dei vari Casini, Maroni e di qualche altro amministratore di quella porcilaia che è il Parlamento italiano; gente che non ha principi se non quello dell’autoreferenzialità nel perpetrare il proprio dominio di classe si è permessa di sparare a zero nei confronti di chi lotta per una scuola pubblica, laica e gratuita per tutti. Per ultimo voglio elencare un uomo rappresentativo di tutto il marciume descritto sopra, quel Giuliano Ferrara che fino all’altro ieri è stato ingrassato dalla Cia ci ha descritti, forse guardandosi allo specchio, come il cancro del libero pensiero nell’università e nella società italiana. Lui che continua a portare avanti tutte le istanze più reazionarie di cui il potere ha bisogno per controllarci sempre più incisivamente, con l’ultima trovata dell’inconcepibile attacco alla già moderata legge 194 sull’aborto. Ebbene, gente di questo tipo è da considerarsi come l’aborto della ragione, l’aborto della coscienza critica, l’aborto della libertà di espressione e di dissenso, l’aborto della ragionevolezza, l’aborto di tutto ciò che un giorno, quando si parlerà di questo sistema come un triste ricordo superato dalla storia, sarà liberamente e oggettivamente realtà.
La posizione di Megafono Rosso
Megafono Rosso – Per l’unità degli studenti in lotta, presente con un visibilissimo striscione al corteo ed al sit-in davanti l’università, saluta con gioia questa ritrovata radicalità e capacità d’incidere del movimento studentesco. Partecipando fisicamente ed anche intellettualmente con un giornale di controinformazione politica abbiamo reso capillare la nostra presenza nel mondo universitario auspicando sin dalla nostra nascita come movimento e come reca anche il nostro nome la fondamentale unità degli studenti in lotta che, seppur non ancora realizzata, ha trovato un buon punto di partenza nella manifestazione del 17 gennaio. Lavoreremo con tutte le nostre forze affinché questo embrione di lotta non rimanga tale e non si disperda con il diradarsi delle criminalizzazioni nei confronti del movimento dei giorni scorsi. Consci del fatto che per rendere davvero reale il nostro proposito di cambiamento strutturale sarà necessaria un’indispensabile unità di intenti e di mobilitazione con i lavoratori. Solo così si potrà tentare di avversare realmente quest’inaccettabile mondo!.