LA LINGUA CHE SI PARLAVA: 2. AL TEMPO DEL NT
Leggendo i brani aramaici in alcuni libri post-esilici (Daniele, di
Esdra-Nehemia) si può nutrire la convinzione che gli Ebrei, dall’esilio in poi,
abbiano effettivamente parlato solo aramaico. È scritto: «Essi [i Leviti]
leggevano nel libro della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per
far capire ai popolo quel che s’andava leggendo» (Ne 8,8). Qui accadeva un po’
come quand’ero bambino: la messa era in latino, ma poi il prete indirizzava
l’omelia in italiano; solo che allora il testo biblico veniva letto in ebraico e
i Leviti ne davano la spiegazione in aramaico. Molti studiosi hanno perciò detto
che anche al tempo del NT gli Ebrei parlassero aramaico, anche quando è scritto
che lo facessero in ebraico (anche noi chiamiamo «italiano» da secoli ciò che si
parla in Italia, sebbene Dante oggigiorno avrebbe molta difficoltà a capire la
nostra «lingua volgare»). Sorprende però che i libri profetici post-esilici
dell’Antico Testamento fossero stati scritti in ebraico. Sorprende che l’Antico
Testamento non sia stato interamente tradotto in aramaico, per affiancare o
sostituire quello ebraico, ma che ciò sia accaduto nel 3° secolo a.C. solo in
greco (Settanta). Sorprende pure che la letteratura del movimento degli Esseni,
rinvenuta a Qumran, fosse in ebraico. Argentino Quintavalle, citando vari
studiosi, ritiene che almeno in Palestina lentamente si sia passato di nuovo
dall’aramaico all’ebraico e che al tempo del Nuovo Testamento i Giudei
parlassero in Palestina solo ebraico. È un articolo interessante che segue a uno
precedente sullo stesso tema. {Nicola Martella} [Continua:
http://www.puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Aramaico_ebraico_NT_Mt.htm]
LA QUALITÀ DEL DISCEPOLATO AI TEMPI DI GESÙ
Oggigiorno fra quelli che vogliono essere discepoli di Gesù Cristo, ce ne sono
molti «all’acqua di rose», discepoli senza pretese e senza obblighi particolari
verso il loro maestro. Essere discepoli sembra essere più un’adesione mentale
che una pratica concreta di vita dietro al proprio Signore e Salvatore. Per
questo si è spesso discepoli che al loro cammino non lasciano tracce né che
spandono il «buon odore di Cristo» (2 Cor 2,15), ossia il «profumo della sua
conoscenza» (v. 14). Che cosa rivendicava il Signor Gesù dai suoi seguaci? Che
cosa rispose a coloro che volevano essere «discepoli da tempo libero»? Argentino
Quintavalle affronta queste questioni, riportando alle rivendicazioni primigenie
di Gesù di Nazareth. {Nicola Martella} [Continua:
http://www.puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Discepolato_qualita_R56.htm]
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[http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-Pena_capitale_Sh.htm]
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