OPINIONI
L'ARCITALIANO
Dai girotondi alle filastrocche
La sinistra sceglie per i manifesti la strategia delle tiritere giocose.
Ma siamo sicuri che sia la via giusta per contrastare il premier e la sua
tattica quotidiana del riso e del sorriso?
di GIULIANO FERRARA
31/5/2002
L'ultimo manifesto diessino sui muri d'Italia reca una filastrocca,
sul modello del Signor Bonaventura e del suo «milione» (vedi il Corriere
dei piccoli): « Con la legge Bossi-Fini/solo tanti clandestini ». Prosodia
impeccabile, rime azzeccate, effetto spassoso.
Ma che dai girotondi si passi adesso alle filastrocche è segnale di
persistenza, o di coazione a ripetere, che può interessare i dottori
psicoanalisti golosi di tutto quanto riguardi l'infanzia dell'Ego.
Lo slogan tradizionale, da «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» a «Ce
n'est qu'un début/continuons le combat», costruito anch'esso sugli accenti
e talvolta sulle rime, appartiene nel bene e nel male a una liturgia
politica collaudata, a tratti intimidatoria, qualche volta violenta, ma
(per così dire) «per adulti».
La tiritera è altro, è pratica cosciente della regressione infantile a
scopo di propaganda. è espressione di un nuovo rapporto della sinistra con
se stessa e con gli altri: puerile e forse giocoso, ma per l'essenza
amaro, rinunciatario e un po' triste.
Si sente il morso dell'invidia. Invidia per Silvio Berlusconi o peggio
ancora per «Silviolo», cioè per il Berlusconi capace di affabili lapsus
come « Romolo e Remolo », per quell'Arcinemico da fumetto, che a sinistra
si sono inventati, il quale procede sicuro tra corna e barzellette, tra
dossier mondiali e summit storici e citazioni dell'Estuania, paese baltico
delle favole in cui il nostro capo del governo costruisce i suoi lieto
fine, le sue parabole di imprenditore-statista lieto di esserlo.
Ma siamo sicuri che la filastrocca sia la via giusta, la misura giusta,
per contrastare il «meno tasse per tutti», la tattica quotidiana del
sorriso, e la sua straordinaria efficacia?
Giusto per fare una prova, ho chiesto a due cari amici, Pietrangelo
Buttafuoco e Andrea Marcenaro , di darmi qualche campione possibile di
filastrocca governativa o frondista, visto che a me veniva solo un banale:
«Con Rutelli e con Fassino/ un governo un po' cretino».
E mi hanno locupletato di un: « Con Rutelli e con Mastella/ impazzisce la
pastella ». Ma anche: «Or che bravo sono stato/allarghiam pure la Nato? Ma
in Europa, caro, c'è/ chi l'allarga più di te». Oppure: «Giracchiava
Bertinotti/coi no global mezzi rotti/ma D'Alema li ha avvisati/ niente
premi a Cofferati/ mentre il povero Elio Vito/ rimirava ancora il dito»,
il che è già più complesso sebbene impeccabile per accentazione e
caratteri fonici, melodici, dinamici e quantitativi. Ma, insomma, funziona
e non funziona.
è vero che « Arbasino con il rap/mette a posto pure il Trap », ma un
conto è il kokettieren, il bamboleggiare di un geniale scrittore senza
messaggio, altro paio di maniche passare dai «domani che cantano» al
fraseggio girotondino sui manifesti murali del Gran Partito dei Lavorator.
C'è al fondo un serio problema politico: la sinistra dovrebbe accettare
lo schema dell'alternanza, e farsi una ragione del governo di legislatura
dell'Arcinemico, ma al tempo stesso dovrebbe cercare una sua metodologia,
un suo stile non mutuato, con qualche goffaggine, dal sottile e
consapevole baby talk introdotto da Ronald Reagan nella destra liberista
internazionale.
Ronald Reagan, sì, il presidente della svolta mondiale che anche lui
rifiutava i formalismi diplomatici e diceva al cittadino: «Si compra più o
meno roba nei negozi con la mia cura?». Oppure, rivolto a Mikhail
Gorbaciov: «Lo tiriamo giù, sì o no, questo Muro di Berlino?».
C'è poi il problema del raccordo sintattico tra elementi diversi. Non si
può esercitare la puerilità sui muri e poi diffondersi nella vecchia
pantomima delle dichiarazioni e dei convegni e dell'impostazione
professionale e baritonale della voce. Berlusconi è un mondo a sé, un
circuito fatto anche di maschere e spalle e comprimari felici di esserlo.
La sinistra giochicchia con troppo specialismo professionale separato
dalla sua vera vita, e allora il tutto risulta artificioso.
Dalla filastrocca giocosa passi ai titoli cupi dell'Unità, e ti spari.
Vedi Piero Fassino con l'occhio generoso e stanco, il tono didascalico, la
scelta delle parole fin troppo oculata, la dizione ex ministeriale, e di
nuovo ti spari. Prova a mettere in tiritera allegra le sicurezze
agghiaccianti di Massimo D'Alema, i sofismi superintelligenti di Giuliano
Amato, e risuona un terzo colpo di pistola.
è che un certo swing, una certa capacità di orecchiare il tempo e
batterlo ogni giorno, è una dote naturale o un mestiere che si apprende
dopo lungo studio e duro tirocinio. Il nonsense è un'arte. «Ci vuol tempo
e applicazione/per far la rivoluzione».
saluti da mario palma