Caro Tantien,
certo hai ragione: se la cosa funziona perchè non
utilizzarla. Ed inoltre: è il paziente che conferisce
al terapeuta il potere di guarire.
Ma, nell'afflato appassionato delle mie
considerazioni, ho dimenticato di dire che mi riferivo
a tutti quei "casi" di persone (alcune delle quali
sono arrivate da me, altre da colleghi) che NON sono
guarite e purtroppo ne sono uscite ancora più
"alienate". Non è una cosa da sottovalutare, non
credi?
Non sarebbe allora molto più umano ed etico a questo
punto che ogni terapeuta di qualsivoglia approccio,
mantenesse un atteggiamento di attenzione e
discernimento di ciò che può essere trattato in un
modo - il loro - e ciò che probabilmente richiederebbe
un intervento di altro tipo?
Poi volevo chiederti un'altra cosa, e questo
soprattutto a livello personale: credi davvero che una
volta riconosciute le proprie parti depresse,
angosciate, infantili, ossessive, etc, etc. sia
possibile superarle?
Allora dovremmo capire cosa intendiamo per
"riconoscere" che forse vuol dire "arrivare ad amare
qualcosa in maniera così incondizionata da non volerla
nemmeno più cambiare" (perchè finchè si dice di
accettare delle parti di sè ma poi si ha sempre
l'intento di superarle mi pare non ci sia davvero
amore). Ma questa è una mia considerazione
personalissima e, mi rendo conto, magari anche un pò
sconcertante.
Perchè è davvero paradossale la cosa: da un lato è
naturale che l'uomo tenda a stare bene e quindi a
superare una situazione di dolore, dall'altro -
credimi, l'ho notato più e più volte! - finchè si
vuole cambiare qualcosa, non cambia!
Bisognerebbe arrivare ad un atteggiamento di fiducia o
di fede o di amore, che è poi la stessa cosa, in cui
va bene tutto ciò che è comunque è!
Cosa ne pensate?
Ciao.
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"Le verità superficiali sono quelle la cui negazione è contradditoria, e le
verità profonde quelle la cui negazione è ancora una verità" - Niels Bohr -
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