Spett.le Belfer 70,
ho letto il tuo messaggio alla mailing list e mi sono chiesto in che modo
sarei potuto essere d'aiuto. Premetto che ho solo un attestato di
Practitioner e sto per conseguire il titolo di Master in PNL.
L'unico suggerimento che mi permetto di dare consiste nel ricordare che, in
genere, per applicare la maggior parte delle tecniche di PNL bisogna avere
chiaramente UN OBIETTIVO. Nella tua lettera nulla mi fa pensare che sia
stato ben individuato l'obiettivo: consiste forse nel fare in modo che non
pianga più? no di certo, perchè bisogna stabilire degli obiettivi ben
formati e quindi in termini positivi. Cosa si vuole ottenere dai colloqui
che il tuo paziente sta tenendo con te? Mi sembra che questo obiettivo non
sia stato individuato nè da te nè dal paziente.
Ma prima ancora di stabilire un obiettivo, credo che sia necessario
comprendere in cosa consista IL PROBLEMA. A questo proposito, tu fai il
raffronto tra la capacità del tuo paziente di visualizzare tutto in
positivo, che viene promossa dalla PNL, e la tristezza per la scomparsa del
parente. A questo proposito, in tutta umiltà, ho parecchie cose da dirti.
Innanzitutto, il fatto che ci sia un conflitto tra la parte conscia (quella
che gli permette di essere un manager di successo che sa visualizzare in
positivo) e la parte inconscia, che lo porta, contro la sua volontà (stando
a quel che mi pare di aver capito), a piangere è un conflitto che, ritengo,
lo trovi in quasi tutti i tuoi pazienti: se non esistessero questi
conflitti, quasi nessuno fumerebbe le sigarette (perchè quasi tutti
vorrebbero smettere di farsi del male), quasi nessuno berrebbe o mangerebbe
troppo, quasi nessuno avrebbe comportamenti di tipo compulsivo, etc. Per
seconda cosa, chiami "grosso danno" il fatto che il manager abbia seguito i
corsi di PNL: a questo proposito voglio dire che per principio ritengo che
qualunque cosa si conosca o si sappia fare non può essere mai un danno, e
tantomeno conoscere quelle tecniche. Se non le conoscesse, forse sarebbe tuo
paziente non per quanto riguarda la scomparsa del parente ma per essere
troppo depresso e di non riuscire più nel suo lavoro di manager dal quale,
molto probabilmente, verrebbe velocemente esonerato!
Ritornando alla questione di individuare IL PROBLEMA, ho ancora, in tutta
umiltà, delle considerazioni da fare. Il pianto da che cosa deriva? Se il
parente fosse deceduto a 90 anni, avrebbe avuto la stessa reazione? Piange
perchè era un punto di riferimento a cui chiedere consigli che ora gli
manca? Piange perchè teme che quanto successo al parente può succedere a
chiunque e quindi anche a lui? Piange perchè si sente in colpa che sia
avvenuto all'altro e non a lui? Piange perchè sente irrimediabilmente
perdute tutte le cose che avrebbero fatto insieme e che non hanno fatto?
Piange perchè non possono essere realizzati i progetti comuni a cui erano
dediti? Piange perchè non trova più alcun senso nel far soldi, raggiungere
il successo, ma non vuole ammetterlo a se stesso altrimenti non saprebbe che
altro fare nella vita? Se si comprendesse con maggiore precisione in cosa
consiste il problema, allora credo che sarebbe più facile stabilire un
obiettivo.
Ancora riguardo alla individuazione del problema, ritengo opportuno
ricordarti che, in questioni particolarmente importanti, all'inconscio non
piace scoprirsi e pertanto sarà più che mai necessario osservare le
incongruenze del comportamento del paziente alle sue eventuali risposte,
affinchè tu non prenda in considerazione delle risposte verbali che Freud
chiamerebbe "razionalizzazioni" e che difficilmente importano, credo, in
qualsiasi forma di terapia.
Infine, posso suggerirti una tecnica che su di me si è mostrata molto
efficace e che, per fortuna, non richiede l'individuazione di un obiettivo
ma che, per l'applicazione, richiede di partire da un comportamento che il
paziente stesso ritiene un problema (in questo caso, il pianto). E' una
tecnica contenuta nel libro "I nuclei profondi del sé" di Connirae Andreas e
Tamara Andreas (edito da Astrolabio), che potrai applicare tranquillamente
in forma discorsiva e quindi, credo, nel pieno rispetto delle regole della
ONLUS di cui fai parte.
Enrico di Bari