Poi ho letto meglio l'articolo e il tuo intervento (la mia era stata una
risposta veloce veloce); ho fatto alcune ricerche su internet (purtroppo mi
connetto solo il lunedi e il giovedi quindi gli altri giorni sono oflline,
questa è un eccezione), eed effettivamente mi era sorto anche ame il dubbio, poi
verficato e confermato, che realmente laperdita di informazioni non c'era, e la
tua spiegazione sicuramente è migliore di quella che avrei dato io. L'ideadi
usare questo metodo per permettere alle piante, magari, di "ibernarsi" indati
periodi dell'anno a esse sfavorevoi, sarebbeottima, ed inolte solo laprima di
innumerevoli. Facendo una traduzione veloce (non vorrei aver tradotto male), ho,
dall'articolo, unafrase di questo tipo:
Forse gli stessi processi biochimici potrebbero essere usati per mettere in
sospensione crionica anche gli umani, e forse questa è una via ancor più
semplice della crionica.
Penso che le due cose facciano parte dello stesso ramo eche un miglior studio
della chemopreservazione possa dare una grande mano allacrionica, ma questo è un
altro discorso che si allontanerebbe troppo dall'articolo.
Penso proprio che inevitabilmente ci siano degli enzimi che proteggono le
cellule durante il processodi de-naturazione, elostudio di questi enzimi
potrebbe essere intrapreso prima in quei soggetti (animali, piante) che
manifestano naturalmente questo fenomeno, poi applicare la cosa (perchè no)
anchesull'uomo, o organismi eucrarioti complessi. Si partirebbedal cervello
(sede, a parer mio, anche dell'individualità di ogni persona, quindi bagaglio
culturale, esperienza ecc..) e poi passareal sistema nervoso.
Penso che sia improbabile che i Tardigradi ricostruiscano il loro sistema
nervoso ex-novo ogni volta che "tornano in vita": per quanto semplice possa
essere, sarebbe unacosa estremamanete complessae dispendiosa in termini di
energie: penso che applichino lo stesso concetto che gli permetteredi "andare in
letargo" anche al loro sistema nervoso.E' anche inconcepibilecome la gente non
si interessi alla crionica (e questo può anche andare, dato che magari io non mi
interesso ad altre cose che per altri son vitali), ma come lasnobbi, la prenda
in giro, laconsideri una cosa da folli. Ed è anche inconcepibile come pochi si
interessino a questo studio che potrebbe aprire scenari impensabili.
D'altro canto poi c'è chi si mangia le mani quando qualcuno ha avuto l'idea
(brillante) di approfondire questo fenomeno emagari applicarlo all'uomo.
Sono interessato alle due piante di cui si parla nell'articolo:
Myrothamnus flabellifolius, Selaginella leptophylla
, percaso potresti fornirmi qualche informazione in piu? Grandezza, dificcoltà
nel mantenerle ecc...
Altra curiosità: ti èmai venuta la voglio di muoverti in questo senso? Cioè nel
promuovere uno studio di questo tipo?
Bruno
To: crionica-ibernazione@...: homo.cogitans@...: Mon, 7
Apr 2008 16:37:20 +0000Subject: [crionica-ibernazione] Re, a Orso Bruno88 su
chemio-preservation, fabrizio
Grazie OrsoBruno per l'interesse!Nel frattempo, ho accertato che -come già
sospettavo- la "denaturazione" non causa in sé stessa una "perdita
d'informazione", nel senso che non interferisce con la "Struttura Primaria" di
una proteina (cioè con la specifica sequenza di aminoacidi che la
contraddistingue), soltanto si verifica la "fusione" della catena, con
alterazione della sua struttura tridimensionale, e quindi della sua
"funzionalità"; è un po' come se un nastro registrato si fosse ingarbugliato e
magari "incollato" in alcune parti, sì da renderne impossibile la "lettura", ma
senza cancellare le preziose informazioni impressevi; perciò -anche se ancora
non vedo risposte al mio post-, si può supporre che una Chimica avanzata, magari
a livelli nanotecnologici, possa "sciogliere" e rendere di nuovo "leggibile" il
nastro proteico... E' una vecchia teoria, -oggi molto criticata o dismessa, ma
non so quanto a ragione- che le "informazioni" relative all'apprendimento
possano essere codificate nei neuroni come specifiche sequenze di RNA,
eventualmente trascritte poi in sequenze "proteiche", e la mia opinione è che in
effetti le reti sinaptiche potrebbero avere più che altro un ruolo
nell'apprendimento di "schemi e sequenze comportamentali" e di abitudini -cosa
che richiede in effetti un tempo più lungo, per consolidarsi-, che non nel
"memorizzare" istantaneamente singole nozioni; perciò si dovrebbe capire se le
proteine sono de-denaturabili. Poi, come accennavo, è possibile che questi
organismi "disidratabili" possiedano geni (e relativi enzimi) che "proteggono"
le proteine tissutali ed enzimatiche dalla denaturazione stessa, ciò che
semplificherebbe e di molto l'intera questione! Bisognerebbe idntificare ed
isolare questi enzimi, -se ci sono- scoprire come agiscono, e provarne
l'efficacia su singoli neuroni in coltura, dapprima, su porzioni di tessuto
nervoso, poi. Quel che è certo è che i Tardigradi, "animaletti" della polvere
capaci di disidratarsi e "rivivere", hanno un -sia pure rudimentale- Sistema
Nervoso, e non credo che questo vada distrutto e sia ricostruito ex novo al
seguito delle loro biostasi!Sono però sorpreso del generale "disinteresse" verso
questi fenomeni, che la Scienza stessa sembra limitarsi a considerare come delle
"curiosità"! Da appassionato studioso e cultore botanico, ottenni e seminai vari
anni fa proprio il Myrothamnus flabellifolius, arbusto sudafricano
auto-essiccante localmente noto come "Resurrection Plant": debbo anche dire che
non notai nulla di "miracoloso", anzi le minuscole pianticelle neonate, su un
terriccio da semina drenatissimo per evitare letali ristagni idrici, morirono
precocissimamente proprio per eccessiva disidratazione (dovuta alla mia
parsimonia nell'annaffiarle); si "seccarono", semplicemente, e nessuna
successiva idratazione valse a "resuscitarle". Forse, è una proprietà che si
sviluppa solo nella pianta "adulta", i geni responsabili potrebbero essere
ancora "inespressi" nella plantula germinante...? E' piuttosto inconcepibile,
che nessun "Orto Botanico" in italia coltivi o si sia mai interessato a questa
pianta, ignorata a suo tempo anche quando personalmente ne proprosi la coltura;
per non parlare poi dei successivi approfondimenti fisiologici e biochimici,
indispensabili per capire e -forse- rendere utilizzabile il
fenomeno.Ciao,fabrizio
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