--- In crionica-ibernazione@yahoogroups.com, "bottomline1969"
<bottomline1969@...> ha scritto:
>
> ...il quadro concettuale nel quale si inserisce il
> pensiero degli scienziati è l'evoluzionismo darwiniano, nel quale
> l'estinzione dell'essere qualche tempo dopo aver adempiuto
> all'obbligo riproduttivo è un dogma.
Si, temo che ci troviamo fra l'incudine e il martello... Per i
credenti morire e' il volere di Dio e per gli atei/agnostici/laici e'
il volere di Darwin ;-)
La domanda da un milione di euro e' come "vendere" l'idea della
crionica a coloro che abbracciano queste due diverse posizioni
mortaliste (probabilmente saranno necessari due approcci ben
distinti). Si noti che quanto segue sono piu' domande che risposte e
che temo di sconfinare, qua e la', nella psicologia da supermercato...
Religione e immortalismo: l'ostacolo principale e' ovvio. Se si crede
nell'aldila' perche' rimandare l'"inevitabile"? D'altra parte, un
credente non rifiuta gli antibiotici solo perche' crede
nell'immortalita' dell'anima, no? Inoltre il cristianesimo promette
molto di quello che promette anche il transumanesimo (il superamento
della condizione umana), anche se ovviamente con mezzi molto
diversi... Se riuscissimo a proporre cio' in modo non antagonistico,
*potremmo* avere dei successi.
Umanesimo e immortalismo: gli umanisti (inteso come tutti i non-
credenti in senso lato) non sono meno problematici. In teoria
dovrebbero essere particolarmente aperti ad un'attitudine
immortalista, ma in pratica affrontano la prospettiva del proprio
oblivio personale con null'altro che un certo stoicismo del quale
sembrano molto orgogliosi ed al quale sembrano molto attaccati. Forse
la radice del problema e' nel fatto che la maggior parte degli atei
non e' nata atea, ma ha un giorno "perso la fede" tramite un doloroso
processo. Se non altro questa e' stata la mia esperienza personale.
Francamente, sarei stato piu' che contento di poter essere un
credente, ma essendo particolarmente razionale (o almeno così mi
vedo ;-) mi risulta semplicemente impossibile. Dopo avere rinunciato
alla vita eterna, al paradiso, etc, un umanista si trova ora davanti
ad un progetto che sembra riproporne alcuni aspetti, anche se in
maniera razionale, pratica, invece che metafisica. Potrebbe essere
che, dopo aver dolorosamente perso la fede una prima volta e dopo
essersi costruiti un'armatura mentale fatta di stoicismo e
rassegnazione, ci si voglia proteggere dalla possibile delusione
inevitabilmente implicita in un'altra promessa di salvazione?
Ciao,
Fabio
--- In crionica-ibernazione@yahoogroups.com, "bottomline1969"
<bottomline1969@...> ha scritto:
>
> Per una risposta consiglio di dare un'occhiata in libreria
all'ultimo
> libro di Veronesi e Giorello dedicato a testamento biologico,
> accanimento terapeutico, eutanasia e dintorni.
> Vi si parla di un diritto del paziente terminale di morire, ma
anche,
> e questo è più interessante, di un dovere dell'essere umano di
morire.
> Questo perché il quadro concettuale nel quale si inserisce il
> pensiero degli scienziati è l'evoluzionismo darwiniano, nel quale
> l'estinzione dell'essere qualche tempo dopo aver adempiuto
> all'obbligo riproduttivo è un dogma. Altrimenti come potrebbero
> evolversi le specie ?
>
>
>
> --- In crionica-ibernazione@yahoogroups.com, Roberto
> <roberto.butinar@> ha scritto:
> >
>
> > Alcune domande...
>
> > *) perché non vi sono adesioni neppure dal mondo della scienza?
es.
> se Piero
> > Angela, oppure la Levi Montalcini, oppure la Margherita Hack,
oppure
> > Stephen Hawking, aderissero alla ALCOR il messaggio sposterebbe
> sicuramente
> > il dibattito su un piano ben più allargato all'intera popolazione.
> >
> > Dovremmo capire qual è l'ostacolo "vero" e solo in questo modo
> potremmo
> > immaginare delle azioni per invertire questa tendenza.
> > Ho il sospetto che il discorso economico (il costo delle
> operazioni, e anche
> > il fatto che la cosa sia facilmente accessibile solo da USA e UK)
> non sia il
> > vero problema. Altrimenti, appunto, (i ricchi sul nostro pianeta
non
> > mancano) avremmo in ogni caso una buona quota della popolazione
> mondiale
> > iscritta al programma. Ma ci deve essere anche poca convinzione
nel
> mondo
> > scientifico, altrimenti almeno i c.d. "scienziati benestanti" (e
ce
> ne sono)
> > avrebbero aderito in massa... non lo fanno forse per questioni
> etiche o
> > religiose?
> >
> > Da dove partire per invertire questa tendenza?
> > Voi cosa ne pensate?
> >
> > Roberto.
> >
> >
> > [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
> >
>