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Rispondi | Inoltra Messaggio #387 di 648 |
sauna crio


 


Corriere della Sera



NUOVE FRONTIERE



Una sauna al contrario

In costume a meno 110°



La crioterapia riduce il dolore e dà euforia. Dopo il Giappone, si sta
diffondendo anche in Europa























Nella camera del freddo










DAL NOSTRO INVIATO

SEEFELD (Austria) - Guai a chi tocca qualcosa: ci si rimane appiccicati.
I peli dritti sulla pelle sembrano fili d'erba. Respiri e l'aria che espelli
diventa nuvola, arriva al soffitto. Pochi secondi ed ecco l'effetto brina:
ciglia e sopracciglia si coprono di una specie di neve grattugiata. Benvenuti a
-110Ëš, al gelo che più gelo non si può. Si entra in costume da bagno.
Obiettivo: alleviare o eliminare i dolori, curare patologie croniche a livello
articolare o vertebrale, reumatismi e neurodermiti, ma anche stress e insonnia.



Guarda
il video girato nelle "camere del
freddo"



Si chiama crioterapia e parte dal principio che il freddo lenisce i dolori.
Relegata per anni a terapia localizzata, adesso la crioterapia è diventata
«total body» e, dopo le prime cliniche specializzate in Giappone, nate negli
anni Ottanta, si sono moltiplicate anche nel Nord Europa le «camere del
freddo»: in Polonia, in Germania, in Finlandia, in Russia più recentemente in
Francia, Gran Bretagna e Austria, dove due delle cinque strutture sono a pochi
chilometri dal confine italiano: a Bad Bleiberg, nel centro di cura Kurzentrum,
a venti chilometri da Tarvisio e a Seefeld, all'hotel AlpenMed Lamm, a dieci
minuti da Innsbruck. In Italia la crioterapia ancora non esiste, ma alcuni
centri termali si stanno organizzando per proporre la nuova tecnica.



Prima di ogni trattamento il medico controlla pressione e battito cardiaco.
«La crioterapia è vietata a ipertesi e cardiopatici perché con il freddo
l'organismo reagisce con una violenta vasodilatazione. Niente crio anche per le
donne incinte» spiega il dottor Georg Kettenhuber. Superata la visita, il
secondo
step è la vestizione (o meglio, svestizione): costume da bagno, calze e scarpe
da ginnastica, guanti, fascia per riparare le orecchie e mascherina da chirurgo
per proteggere la bocca e il naso. E' ora di entrare nella prima camera: -15Ëš
tanto per cominciare l'acclimatamento. Due giretti in tondo nella microstanza e
si sguscia nella seconda attraverso un portellone stagno identico a quello dei
maxi freezer delle macellerie. Qui il gelo non è uno scherzo: -60Ëš, e si
sentono tutti.

Altra breve camminata e, superata la terza porta, comincia la vera terapia, a
-110Ëš. Qui dentro è peggio dell'Antartide, dove la temperatura raggiunge
«appena» i 90Ëš sotto zero.



Da fuori l'infermiera è sempre in contatto audio e video con il paziente,
e ogni tanto segnala quanto tempo manca alla fine della terapia. Appena si
entra, la prima cosa che viene in mente per resistere a quel gelo neppure
immaginabile è correre, nell'illusione di scaldarsi un po'. Sbagliato.
L'infermiera ricorda subito che gambe e braccia vanno mosse, ma lentamente, per
mantenere la circolazione. Il respiro affannoso invece potrebbe danneggiare le
vie aeree. La pelle comincia a tirare, formicolio dappertutto. Più o meno ti
senti uno stoccafisso, ogni passo sempre più rigido. Man mano che passano i
secondi
tremi e batti i denti. Neppure le musiche di sottofondo riescono a distrarti:
l'unico pensiero è sopravvivere. Lì dentro si può resistere fino a tre minuti
e
mezzo. Poi è decisamente il caso di uscire se non si vuole fare la fine del
ghiacciolo. Si ripassa attraverso tutte le stanze e tornare ai -15Ëš è quasi
come essere alla Hawaii. All'uscita ci si sente all'inizio più o meno come uno
zombi, poi sempre più rilassati ed euforici. Ultima visita di controllo e poi
meritato relax, al calduccio.



«La sensazione di sollievo che si prova dipende dall'azione combinata del
freddo e di alcuni recettori nervosi che si trovano sulla pelle - aggiunge
Kettenhuber -. In pratica quando fa freddo i recettori mandano un segnale al
cervello del tipo "Attenzione fa freddo, bisogna coprirsi". E' un
messaggio importante, che ha la precedenza sugli altri, compreso quello del
dolore. In pratica il freddo blocca la strada ad altri stimoli nervosi in modo
che questi non giungano a destinazione. Molti dei nostri pazienti soffrono di
infiammazioni croniche e il freddo per loro è l'unico modo per non provare
dolore per qualche ora e dopo un ciclo completo provano sollievo per
settimane».



Cristina Marrone

03 novembre 2008



 











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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Lun 3 Nov 2008 6:54 pm

vittoriopavoncello@...
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Inoltra Messaggio #387 di 648 |
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Depressed Metabolism ha avviato da una settimana a questa parte una serie di interviste a personaggi attivi nel campo dell'estensione della vita ed in quello...
Mr. Brown88
orsobruno88
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3 Nov 2008
2:26 pm

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vittoriopavoncello
vittoriopavoncello@...
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3 Nov 2008
6:54 pm

Interessante notizia Vittorio, grazie per la segnalazione. Piano piano l'idea di arrivare a temperature inferiori allo 0 sta entrando nell'immaginario comune...
Mr. Brown88
orsobruno88
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3 Nov 2008
8:31 pm
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