Vai alla ricerca.
crj-mailinglist · JUGOINFO (Coord. Naz. per la Jugoslavia)

Informazioni sul Gruppo

  • Iscritti: 524
  • Categoria: Politica estera
  • Data di creazione: Feb 2, 2000
  • Lingua: Italiano
? Gi Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi imposatare la cronologia dei messaggi? Clicca nel link datea. le tue preferenze verranno salvate.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
Messaggi 6342 - 6371 di 7688   Pi vecchio  |  < Meno recente  |  Pi recente >  |  Pi nuovo
Messaggi 6342 - 6371 di 7688   Pi vecchio  |  < Meno recente  |  Pi recente >  |  Pi nuovo
Messaggi: Mostra riassunti messaggi Disponi per data ^  
#6342 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 11:08 pm
Oggetto: 60 anni sono troppi
jugocoord
Invia email Invia email
 

(per maggiori informazioni sulle prossime iniziative del movimento contro la guerra e contro la NATO si veda: http://www.cnj.it/INIZIATIVE/DISARMIAMOLI.htm 
Per l'Italia, ricordiamo in particolare l'iniziativa che si terr a Vicenza il 21-22 marzo per il X Anniversario della criminale aggressione della NATO contro la FR di Jugoslavia:


Testo uscito dall'assemblea antiNato di Strasburgo

Traduzione a cura della Rete nazionale Disarmiamoli! - www.disarmiamoli.org

No alla guerra - No alla NATO

Cinquecento persone provenienti da 19 paesi hanno partecipato all'incontro 
del 14 e 15 febbraio 2009 presso la Marc Bloch University di Strasburgo
organizzato dal Comitato di Coordinamento Internazionale "No alla guerra-no 
alla NATO" e ospitati dal "Collettivo anti Nato di Strasburgo", il tutto in 
preparazione delle attivit dell'anti vertice per il 60 anniversario della 
NATO che si terr a Strasburgo 1-5 aprile
.

60 anni sono troppi - questo il punto unificante tra i partecipanti 
appartenenti ai movimenti pacifisti e no global, ai partiti e alle 
organizzazioni di sinistra, ai sindacati e ai gruppi studenteschi. Sono 
tutti contrari alla politica di guerra della NATO, sono contro le guerre in 
corso, in Afghanistan e in Medio Oriente, contro la strategia di intervento 
e ripetono con forza il loro "No alla NATO". Rifiutano di accettare i legami 
dell'EU con la NATO e chiedono una drastica riduzione delle spese militari: 
"non vogliamo pagare la vostra crisi, non per le vostre guerre".

Nel contesto delle celebrazioni ufficiali per il 50 anniversario della 
NATO, che si terranno a Strasburgo e Baden-Baden il 3 e 4 aprile, i 
partecipanti all'incontro hanno stilato un elenco di azioni e mobilitazioni:

  1.. campo internazionale di resistenza 1-5 aprile a Strasburgo, con punti 
di informazione a Kehl e Baden-Baden;
  2.. manifestazione e azioni di disobbedienza civile il 3 aprile a 
Baden-Baden in occasione dell'incontro dei Ministri degli Esteri e del 
pranzo di gala dei Capi di Stato;
  3.. convegno internazionale a Strasburgo il 3 e 5 aprile con plenarie, 
gruppi di lavoro ed una "Peace Assembly" conclusiva;
  4.. punto culminante sar la manifestazione internazionale "No alla 
guerra! No alla NATO" che si terr nel centro di Strasburgo il 4 aprile;
  5.. per il 4 aprile, sempre a Strasburgo, diverse organizzazioni stanno 
preparando azioni di disubbidienza civile.

Nonostante le autorit di Strasburgo abbiano annunciato che non 
autorizzeranno le azioni non violente nel centro della citt, i partecipanti 
hanno riaffermato il fondamentale diritto democratico di assemblea, 
manifestazione e libert di espressione. Hanno sottolineato che esprimeranno 
la loro protesta e la loro richiesta di libert, nel centro della citt. 
Hanno approvato una campagna internazionale di protesta per una Strasburgo 
libera, citt di pace e democrazia. Per il sostegno alla delegazione per i 
negoziati, il Comitato di Coordinamento Internazionale ha costituito un 
gruppo di supporto internazionale e un gruppo di appoggio.

I diritti democratici fondamentali potranno essere difesi grazie alla forza 
dei movimenti extraparlamentari internazionali ed ai parlamentari dell'Unione 
Europea.

Il seguente appello stato approvato dai partecipanti alla conferenza.

Appello per sostenere il diritto democratico a manifestare contro la NATO 
nel centro storico di Strasburgo il 4 aprile

La NATO celebrer il suo 60 anniversario a Strasburgo alla presenza dei 
Capi di Stato, compreso il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

I firmatari rifiutano le politiche della NATO che significano guerre, 
interventi militari, uso di basi militari e nuove installazioni 
missilistiche, ampliamento di un armamento permanente. Lavoriamo sulla base 
dell'appello "No alla NATO, No alla guerra".

Rifiutiamo:

-         l'intervento militare della NATO in Afghanistan;

-         la logica di guerra e iper-armamento, in particolare l'armamento 
nucleare praticato dalla NATO;

-         la reintegrazione della Francia nel comando militare NATO.

Vogliamo esprimere il nostro rifiuto nei confronti di queste politiche, 
vogliamo dare, sia ai cittadini di Strasburgo sia ai movimenti sociali, la 
possibilit di rendere pubblico il loro rifiuto.

Sono queste le richieste fatte alla prefettura che ha rifiutato la proposta 
del Comitato di manifestare contro la NATO nel centro storico di Strasburgo 
il 4 aprile.

Lo svolgimento del summit della NATO far di Strasburgo una fortezza; questo 
non giusto n per i suoi cittadini n per le migliaia di manifestanti 
pacifisti provenienti da tutto il mondo.

Saranno messe in atto misure straordinarie di sicurezza: sar definita una 
zona rossa, sar stilato un elenco dei cittadini, sar organizzato un nuovo 
sistema di video sorveglianza.

Questa passerella di Capi di Stato nel centro storico di Strasburgo, e nelle 
sue vicinanze, significher per i suoi abitanti l'impossibilit di mantenere 
la propria vita quotidiana, non avere libert di movimento; tutto questo per 
noi intollerabile e ci impedisce di far conoscere il vero volto della 
NATO. Mentre i cittadini pagheranno il summit e la glorificazione della 
NATO, chi dissente sar marginalizzato.

La mobilitazione contro il summit della NATO partita a livello mondiale 
con grande successo. Il 4 aprile i cittadini del mondo verranno a Strasburgo 
ad esprimere, con spirito nonviolento, il loro "desiderio di Pace" e il loro 
"No alla NATO".

La nostra mobilitazione chiede la redistribuzione dei mezzi finanziari, 
spostandoli dalla guerra ad una politica che si occupi delle sfide che 
devono affrontare i popoli del pianeta in campo sociale, economico, 
democratico e ambientale.

Viene spontanea la domanda, quale sar a livello globale l'immagine di 
Strasburgo?

Una citt trasformata in fortezza al servizio della NATO o una citt che 
celebra i valori di democrazia e pace?

Vogliamo il diritto di manifestare nel centro storico. La richiesta che 
rivolgiamo al governo francese ed alle autorit locali di garantire il 
diritto democratico di una libera, indipendente e pacifica manifestazione.

International Activity Conference, composta da pi di 500 partecipanti, 
Strasburgo 14-15 febbraio.

La Conferenza ha significato un passo importante nella costruzione della 
mobilitazione internazionale contro la NATO e il summit per il 60 
anniversario, mobilitazione iniziata 6 mesi fa con l'appello internazionale 
di Stoccarda. Molte forze, da tutto il mondo, stanno convergendo per 
esprimere il loro desiderio di un pianeta pi giusto e pacifico. Dal 1 al 5 
aprile facciamo di Strasburgo una capitale di pace!



#6343 Da: crj-mailinglist@yahoogroups.com
Data: Dom 1 Mar 2009 11:04 am
Oggetto: File - JUGOINFO
crj-mailinglist@yahoogroups.com
Invia email Invia email
 
#6344 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Dom 1 Mar 2009 9:04 pm
Oggetto: Bagno a Ripoli (FI), 2/3: Foibe e fascismo. Il Revisionismo diventa "Storia"
jugocoord
Invia email Invia email
 

A.N.P.I. organizza

Lunedi 2 marzo 2009
ore 21:15

Casa del Popolo di Antella - Via di Pulicciano
Bagno a Ripoli (FI)

Foibe e fascismo. Il Revisionismo diventa "Storia"

interviene Alessandra Kersevan




#6345 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Lun 2 Mar 2009 12:11 am
Oggetto: Il saccheggio del Kosovo
jugocoord
Invia email Invia email
 
(italiano / srpskohrvatski)


Na Kosmetu prodato 331 društveno preduzeće


Oko 360 miliona evra dobijenih od prodaje ovih preduzeća završilo na računima u inostranstvu
Na Kosovu i Metohiji je, prema podacima iz zemljišnih knjiga i drugih dokumenata Republike Srbije i bivše Jugoslavije, u srpskom vlasništvu registrovano 58,79 odsto teritorije, od čega je 43 odsto u državnom, društvenom i vlasništvu Srpske pravoslavne crkve, a oko 15 odsto u privatnom vlasništvu. Ali gotovo sva prava nad ovom imovinom su suspendovana.
Uredbom iz 1999. godine Unmik je sebe ovlastio da upravlja državnom i društvenom imovinom i do sredine prošle godine prodato je 313 srpskih preduzeća, od čega je inkasirano oko 350 miliona evra. Novac je uglavnom završio na računima u inostranstvu.
Unmik je u okviru svog Četvrtog stuba vlasti (Ekonomski razvoj i rekonstrukcija, koji je bio pod pokroviteljstvom EU) sprovodio proces privatizacije preduzeća i to preko Kosovske poverilačke agencije (KPA, Kosovo Trust Agency) koju je osnovao 2002. godine. Za rešavanje pitanja iz nadležnosti agencije Unmik je osnovao Posebno veće Vrhovnog suda Kosova, a pravni osnov za donošenje ovih uredbi počivao je na Rezoluciji 1244 Saveta bezbednosti UN. Planirano je da sredstva od prodaje odlaze u poseban fond pod kontrolom KPA da bi se kasnije koristila za izmirenje obaveza prema poveriocima, vlasnicima i radnicima, međutim, to se nije desilo u praksi.
Nakon jednostranog proglašenja nezavisnosti institucije u Prištini osnovale su Kosovsku agenciju za privatizaciju (Privatisation Agency of Kosovo), koja je preuzela nadležnosti KPA. Ta agencija je nastavila sa prodajom društvene i državne imovine Srbije ne utvrđujući pravo vlasničko stanje. Od oktobra 2008. agencija, koja funkcioniše kao samostalno telo, na dva tendera prodala je još 18 preduzeća za 10,5 miliona evra.
Načelnik Odeljenja za pravosuđe, ljudska prava i imovinsko-pravna pitanja u Ministarstvu za KiM Igor Popović napominje da su prilikom svih ovih prodaja delovi preduzeća (filijale, organizacione jedinice i pogoni) iz centralne Srbije i Vojvodine prodavani kao posebna preduzeća koja nemaju nikakve obaveze prema matičnim firmama. „Pri tome, radnicima srpske nacionalnosti nisu isplaćivana nikakva finansijska sredstva, a kosovski Albanci su stavljani na liste nosilaca novčanih prava. Izvestan broj Srba se protiv ovakvog postupka žalio posebnoj komori Vrhovnog suda u Prištini”, kaže Popović.
Problem je i sa privatnom imovinom kosovskih Srba. Prema podacima katastra, za ukupno 1.299 katastarskih opština koliko ih je na KiM, na svakoj od 2.575.448 katastarskih parcela ubeležena je površina, vlasnik, odnosno korisnik imovine. Republika Srbija poseduje originalnu dokumentaciju za koju je svojevremeno Unmik tražio da se vrati. Ali, kako za „Politiku” kaže Slaviša Stanić, sekretar Privredne komore KiM, sve kopije su ostale u katastarskim službama, što znači da Unmik ima tu dokumentaciju. Originalni katastarski podaci su pre dolaska međunarodnih snaga preneti u Kruševac da bi se sačuvali dokazi o vlasništvu i sprečile zloupotrebe. Originalna dokumentacija nije izneta jedino iz Istoka, Peći, Kline i Orahovca. U tim opštinama je, kako navodi Popović, prema podacima kojima raspolaže Ministarstvo za KiM, zabeleženo najviše slučajeva falsifikovanja originalne vlasničke dokumentacije. Skupština Kosova je 2003. godine donela i Zakon o katastru, u kome je članom 12 predviđeno brisanje oštećenih i uništenih zgrada i stanova iz evidencije „po službenoj dužnosti”.
Po proglašenju kosovskog ustava, 15. juna prošle godine, kaže Negosava Mrdaković, asistent za odnose sa javnošću, Kosovska agencija za imovinu nastavila je da rešava pitanja imovinskih zahteva, što znači da je sve prešlo u ruke kosovskih vlasti. Ona naglašava da Agencija na Kosovu i dalje prima zahteve, a da je kancelarija u Srbiji zatvorena u decembru 2007. godine.
Privremene kosovske institucije nisu donele zakon o restituciji niti postoje naznake da to nameravaju da urade. Sva pitanja koja su u vezi sa restitucijom srpske imovine u vladi Kosova prebacuju na skupštinu, a portparol Memlji Krasnići naglašava da „je to stvar skupštine i poslanika”. Bojan Stojanović, šef parlamentarne grupe Samostalne liberalne stranke (SLS) i predsednik Komisije za prava i interese zajednica i povratak, kaže da je predlaganje zakona o povraćaju imovine isključivo u rukama kabineta kosovske vlade, koji „taj zakon nikada nije dao na predlog skupštini, pa čak ni preko ’čitanja’, nije predloženo da uđe u skupštinsku proceduru”.
„Predstavnici SLS-a koji imaju dva ministra u kabinetu Hašima Tačija, otpočetka insistiraju na ovom zakonu. Očigledno je, međutim, da naši napori ne mogu da urode plodom, pa ćemo tako morati da zatražimo da se taj zakon uradi, a najbolje će biti da to bude u kancelariji Pitera Fejta, jer smo jedino tako sigurni da će oni biti usaglašeni sa evropskim standardima”, kaže poslanik kosovske vlade.
B. Radomirović
B. Mitrinović

[objavljeno: 01/03/2009]


--- traduzione in lingua italiana ---



331 imprese sociali sono state vendute nel Kosovo-Metohija [KiM] 

Circa 360 milioni di euro, ricavati dalle vendite di queste imprese, sono finiti su conti esteri

L'Unmik ha gestito il processo di privatizzazione tramite l'Agenzia Fiduciaria del Kosovo

In base ai dati dei libri catastali e ad altri documenti della Repubblica della Serbia e della ex-Jugoslavia, il 58,79 per cento del territorio [kosovaro] registrato come propriet serba, e precisamente il 43 per cento sono beni di propriet statale e sociale, cos come della Chiesa Serba Ortodossa, mentre il 15 percento sono dei privati. Per, quasi tutti i diritti su questi beni sono sospesi.

In base a una Delibera del 1999, l'Unmik si era auto-autorizzato a gestire le propriet statali e sociali. Fino alla met dell'anno scorso, 313 imprese serbe sono state vendute per un incasso di circa 350 milioni di euro. Il denaro ha prevalentemente trovato destinazione su conti correnti all'estero.

Nell'ambito dello svolgimento della sua funzione come quarto elemento del potere (per lo sviluppo economico e la ricostruzione, che precedentemente erano sotto la sponsorizzazione dell'UE), l'Unmik ha realizzato il processo di privatizzazione tramite l'Agenzia fiduciaria del Kosovo (KPA, Kosovo Trust Agency), che ha fondato nel 2002. Per risolvere le questioni di propria competenza, l'Unmik aveva fondato un Consiglio speciale presso il Tribunale Supremo del Kosovo. La base legale per l'emanazione di queste delibere sorgeva dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza ONU. Era pianificato che i proventi della vendita fossero destinati ad un fondo speciale gestito dalla Kosovo Trust Agency, affinch in seguito venissero utilizzati per pagamenti ai creditori, ai proprietari ed agli operai. In realt, le cose non sono mai andate cos.

Dopo la proclamazione unilaterale dell'indipendenza, le istituzioni hanno fondato a Priština l'Agenzia per la privatizzazione (Privatisation Agency of Kosovo) che ha ereditato le mansioni dalla Kosovo Trust Agency. Quest'agenzia ha proceduto con la vendita dei beni sociali e statali della Serbia, senza mai appurare il vero status delle propriet di questi. Dall'ottobre 2008 in poi, l'agenzia, nella sua funzione di ente autonomo, con 2 aste successive ha venduto 18 ulteriori imprese, per un totale di 10,5 milioni di euro.

Igor Popović, responsabile del Reparto per le questioni legali, i diritti umani e la problematica legale sui beni immobili nel Ministero per il Kosovo e Metohija, sottolinea che in occasione di tutte queste vendite, parti di imprese (filiali, unit organizzative e reparti) della Serbia centrale e della Regione della Vojvodina sono state vendute sotto la definizione di imprese autonome, come se non avessero alcuna connessione con le Ditte centrali. "Con tutto ci, i lavoratori di nazionalit serba non sono stati compensati con alcun importo finanziario, mentre gli albanesi-kosovari sono stati inseriti nelle liste come intestatari dei diritti pecuniari. Un certo numero di cittadini serbi ha presentato ricorso alla Camera speciale presso il Tribunale supremo di Priština" contro queste manovre, afferma Popović.

Il medesimo problema riguarda i beni privati dei serbi-kosovari. In base ai dati catastali, per un totale di 1.299 comuni catastali nel KiM, su ciascuna particella catastale sono registrati la superficie, il proprietario ovvero l'usufruttuario del bene. La Repubblica della Serbia possiede la documentazione originale, di cui l'Unmik, a sua volta, aveva chiesto la restituzione. Ma secondo le dichiarazioni di Slaviša Stanić, segretario della Camera di Commercio del KiM, copie di tutta la documentazione sono rimaste negli uffici catastali, il che vuol dire che l'Unmik gi possiede questa documentazione. I dati catastali originali sono stati trasferiti nella vicina citt di Kruševac prima dell'arrivo delle forze internazionali, allo scopo di preservare le prove del possesso e per scongiurare ogni possibilit di abuso. La documentazione originale non stata trasferita dai comuni di Istok, Peć, Klina e Orahovac. Secondo Popović, in questi comuni, in base alle informazioni di cui dispone il Ministero Serbo per il Kosovo e Metohija, si registra il maggior numero di casi di falsificazione della documentazione originale del possesso. Nel 2003 il Parlamento del Kosovo ha emanato una Legge sul Catasto in cui, con l'articolo 12, come "atto d'ufficio" si prevede la cancellazione dagli elenchi, degli edifici e delle abitazioni danneggiate e distrutte.

Come ci informa Negosava Mrdaković, assistente per le pubbliche relazioni, dopo la proclamazione della costituzione kosovara il 15 giugno dell'anno scorso l'Agenzia kosovara per i beni immobili ha continuato a risolvere le questioni poste nelle richieste per la presa di possesso, il che significa che tutta la propriet stata trasferita al governo kosovaro. Mrdaković sottolinea che questa Agenzia in Kosovo continua tutt'oggi a ricevere delle richieste, mentre l'ufficio in Serbia stato chiuso nel dicembre 2007.

Le istituzioni provvisorie kosovare non hanno emanato una legge sulla restituzione e non ci sono indicazioni di una loro eventuale simile intenzione. Nel governo del Kosovo, tutte le questioni che riguardano la restituzione delle propriet serbe vengono trasferite al Parlamento; il portavoce Memlji Krasnići, sottolinea che questo sarebbe "affare del Parlamento e dei deputati". Bojan Stojanović, capogruppo del Partito liberale indipendente (SLS) e presidente della Commissione per i diritti e gli interessi delle comunit e per il ritorno, dice che le proposte di legge riguardanti la restituzioni dei beni sono esclusiva del gabinetto del governo kosovaro, il quale "non ha mai presentato la proposta di legge al parlamento e non stata neanche proposta una variante del suo inserimento nella procedura parlamentare in base al metodo della sola 'lettura'.

"I rappresentanti del nostro partito, che detiene due posti ministeriali nel gabinetto di Hašim Tači, dal primo inizio del mandato, insistono su questa legge. E' evidente, tuttavia, che il nostro sforzo non porter a risultati e saremo costretti a chiedere che questa legge sia davvero formulata. La soluzione migliore che sia fatta nell'ufficio di Peter Fate, perch soltanto in questo modo possiamo assicurare la sua congruit con gli standard europei", conclude il deputato del governo kosovaro.

B. Radomirović
B. Mitrinović

[pubblicato il: 01/03/2009]


#6346 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Ven 6 Mar 2009 5:27 pm
Oggetto: Pobeda srpske diplomatije ili obmana srpske javnosti?
jugocoord
Invia email Invia email
 

(Dai compagni sloveni riceviamo questo articolo intitolato: " 'Successo della diplomazia serba' oppure raggiro dell'opinione pubblica serba?".
La critica di questo articolo e' rivolta contro il governo serbo con a capo Boris Tadic, che da mesi, prima e dopo il suo discorso alle NU del settembre scorso, illude l' opinione pubblica serba e mondiale su una presunta vittoria diplomatica, 
basata sulla solidarieta' della maggior parte degli Stati membri dell' ONU a favore della Serbia sulla questione della regione del Kosmet come parte  integrante di essa e perche' il Tribunale internazionale si pronunci giuridicamente sullo status del Kosmet.
Nell'articolo si menziona il movimento progressista internazionale,  rappresentato ad esempio da Ramsey Clark, ex ministro della Giustizia americano, che 
condann l' azione criminale della NATO contro la Jugoslavia, di cui ricorre ora il X Anniversario.
Mentre tali forze progressive internazionali condannavano e tuttora condannano  l'aggressione alla Serbia, le marionette prooccidentali serbe, che sono arrivate al potere con l' aiuto delle forze imperialiste (ricordiamo i dollari consegnati dal Segretario USA, M. Albright, per destituire Milosevic), fanno di tutto perche' questo crimine venga dimenticato, il Kosovo abbandonato, e i serbi-kosovari rimasti siano abbandonati ad un amaro destino. A cura di Ivan per JUGOINFO)


SRPSKOJ JAVNOSTI NA OCENU

Pobeda srpske diplomatije, ili providna laž i obmana srpske javnosti?

(Slovenacki komunisticki odbor)

Srpska prozapadna marionetska vladajuća oligarhija, na čelu sa stateškim kormilarom Borisom Tadićem, preko medija mesecima, pre i posle septembarskog zasedanja Generalne Skupštine OUN,2008. kreštečim glasom obmanjuje srpsku i svetsku javnost o nekakvom pobedonosnom-diplomatskom uspehu, zasnovanom na podršči većine članica OUN srpskom predlogu,da Međunarodni sud oceni pravnu valjanost priznanja Kosova od strane grupe evropskih i još nekih država. Najviše o pobedi gromoglasno žutokljunski kukuriče umetnik u diplomatiji, ministar spoljnih poslova Vuk Jeremić. Pobedonosno kukurikanje bolno potseća na plotunsko lagumanje (pucanje iz puške kao znak pobede) naivnih, prevarenih vojnika tadašnje SRJ,koji su pobegli sa Kosmeta 1999.godine nakon NOTO-vog ultimatuma, sramno ostavljajući stotine hiljada sunarodnika u nemilosti šiptarskih terorista i agresorskih okupacijskih snaga NATO.

Prozapadne marionete uporno lansiraju tezu o odlučnosti, da obrane Kosovo jedino ispravnim, demokratskim, miroljubivim (ko tebe kamenom ti njega hlebom),političko-pravnim sredstvima. Verovatno je danas svakom političkom analfabeti jasno da su Međunarodno pravo pa i Povelja OUN 
podređeni volji velesila. Da nije tako, ne bi mogle velesile razbiti SFRJ niti izvršiti agresiju na SRJ 1999.godine. Isto važi za Irak,Avganistan i 
druge.

Potsetimo na značajne progesivne međunarodne faktore,koji su javno osudili podređenost navedenih svetskih institucija volji velesila. Najodlućnije 
osude su izrekli: Međunarodni društveni sud za zločine NATO u Jugoslaviji, počinjene za vreme agresije 1999. godine (Sud je ustanovljen 23.5.iste 
godine, na vanrednim Kongresu Međunarodnog saveza društvenih udruženja Sveslovenski Sabor, a sudio je u sastavu 14 eminentnih pravnika:6 iz Rusije,2 iz Nemačke, po jedan iz Gruzije, Poljske,Avganistana,Ukrajine, Meksika i Jugoslavije). Sud je opštom presudom proglasio NATO agresiju na SRJ za ratni zločin protiv mira a vojnu organizaciju NATO za zločinačku. Naredbodavce agresije proglasio je za zaverenike i zločince i predložio da se optuže za vršenje genocida nad srpskim i drugim narodima. Među ostalim, sud je uputio zahtev OUN , da osudi agresiju na Jugoslaviju i da OUN pokrene postupak za smenjivanje generalnog sekretara Kofija Anana,koji je umesto osude agresije pristao na sporazum sa agresorima i agresiju opravdao. Drugi pravno značajni faktor, Međunarodni tribunal u Nju Jorku , pod vođstvom bivšeg američkog državnog tužioca, Remzi Klarka, dana 11.Juna 2000.osudio je vlade i šefove vlada zemalja koje su učestvovale u agresiji na SRJ,kao i čelnike NATO, za zločine protiv mira,ratne zločine i zločine protiv čovečnosti te za druge prestupe sa kojima su prekršili principe Nirnberškog suda,Haške propise temelječe na Ženevskim konvencijama, Povelje OUN i druge međunarodne i nacionalne zakone. Sud je zahtevao ukidanje sankcija protiv Jugoslavije, proglašenje istih za zločinačke, ukidanje nazakonitog Haškog tribunala za zločine u Jugoslaviji kao i kompenzaciju žrtvama agresije. Iako navedene presude nemaju pravnu, imaju snažnu moralnu snagu,jer kristalno objašnjavaju zločine izvršene nad suverenom članicom OUN,koji u veoma nesrazmernom odnosu oružanih snaga, nije mogla da se uspešno odbrani.

Nedavno je i Adolfo Perez Esquivel, norveški kipar, arhitekta i bivši univerzitetski profesor,koji je dobio Nobelovu nagradu za mir, inače poznati borac za ljudska prava, govorio o uticaju velesila na međunarodne pravne institucije (objavljeno u Delo 2.12.2008). Među ostalim, on smatra da su SAD potpuno marginizovale organizaciju OUN,koja ima 192 člana, a sa njom vlada 5 velikih država. Svi stavovi ostalih članica nemaju nikakve težine i ne utiču na obklikovanje odluka sa izvršnom snagom. Zato te članice ne mogu sprečavati krize, nego obično nastupaju POST FESTUM, (po svršenom činu), kao nemočni vatrogasci u plavim šlemovima. On takodjer smatra da su posle pada Berlinskog zida,sa pozicija apsolutne sile i kao odraz nestrpljenja stvoreni novi zidovi: između Palestine i Izraela te između SAD i Meksika. Velike sile, prvenstveno SAD,ignorišu međunarodno pravo i ljudska prava. Po njemu, Buš laže svom narodu i celom svetu: govori o terorizmu a ćuti o američkom državnom terorizmu; govori o slobodi a neprekidno je uništava; govori o bogu a istovremeno ga mrzi; govori o ljudskim pravima a sitematski ih krši ( u Bagdadskom zatvoru Abu Graib, Guantanamu i brojnim drugim tajnim zatvorima). Ustanovljava sudove za nekadašnjeg svog saveznika Sadama Huseina a ne priznaje Međunarodni kazneni sud. Nobelovac navodi duhovito- Kada se Buš moli bogu, bog začepi-zatvori uši. Adolfo Perez Esquivel je početkom rata u Iraku bio u Bagdadu i video,da su Amerikanci bombardovali sklonište i u njemu ubili 600 dece i majki, izgovarajući se ,da su u zabuni mislili da gađaju bunker. U vezi navedenog događaja pisao je Bušu i pitao ga, zašto mora ubijati decu da bi se rešio diktatora,koji je pre ( za vreme rata između Iraka i Irana-napomena autora) bio njegov odani saveznik? Naravno na pismo nije dobio odgovor.

Dok je napredna međunarodna javnost osuđivala i osuđuje agresiju na Jugoslaviju i otimanje Kosmeta od Srbije,prozapadne marionete u Srbiji, uz pomoć agresivnih imperijalističkih krugova, dokopale su se vlasti (potsetimo na primanje dolara od američke državne sekretarke Olbrajtove za obaranje Miloševićeve vlasti) i čine sve da se počinjeni zločini zaborave (ljudske žrtve, proterivanje naroda, razaranje privrednih i narodnih dobara i drugi). Mnogi od njih i javno govore,da je otimanje Kosmeta svršen čin,koji se nije mogao sprečiti,niti se može promeniti. Što je najsramnije, svom snagom rade na uključenju-integrisanju Srbije u političke i vojne organizacije agresorskih imperijalističkih država. Propagiraju spasonosno rešenje u krilu vrhunske kapitalističke zapadne demokratije.

Pokorno su prihvatili uslove za integracije-ultimatumi i obaveze postupaka i ponašanja; pravila o tome, što im je zabranjeno a što dovoljeno činiti. 
Po tom osnovu, zabranjeno im je: govoriti o agresorskoj okupaciji Srbije i otimanju Kosova i o tome ,da je NATO izvršio agresiju. (NATO se je, po njihovom - hvala bogu, preformirao u mirovnjačke snage OUN, da bi popravio Miloševićev greh, počinjen odbranom dela srpske teritorije). 
Zabranio je i tužiti vođe agresorskih država i država njihovih saučesnica, da se ne pogoršaju prijateljski odnosi sa narodima tih država. Na osnovu zabrane, srpski poslušnici povukli su tužbu koju je uložila SRJ protiv država agresora, nakon izvršene agresije.

Takodje jim je zabranjeno vršiti uticaj na izbor kadrova u okupacijske strukture vlasti na Kosovu. Na te funkcije postavljaju se potomci poraženih fašističkih država i njihovih saučesnica, koji se osvetnički ponašaju na štetu Srbije i srpskog naroda i čine sve da definitivno otmu Kosovo. Njih srpski poslušnici moraju primati u posete, čašćavati i sa njima prijateljski sarađivati. Kada diplomate iz navedenih zemelja u Beogradu izriču pretnje, ucene i vrše psihološki pritisak na srpsku  javnost, zabranjen je njihov izgon (proglašenje za persone non grate). Zabranjen je i prekid diplomatskih odnosa sa sržavama koje su priznale nezavisno Kosovo, jer kako se integrisati bez diplomatskih odnosa?  Tolerantan je samo nekakav manevar, privremeno poblačenje srpskih diplomata, u svrhe obmane srpske javnosti. Posebno, za Srbiju je opasna i ugrožavajuća zabrana izgradnje sopstvene vojne doktrine i odbrambenog sistema, limitiranje kontigenta oružanih snaga, naoružanja i opreme. Sve to mora biti u sklađeno sa potrebama NATO, kako se drugačije učlaniti u tu miroljubivu vojnu organizaciju?

Sinonimi zabrane su obaveze, koje poslušnici moraju ispunjavati, kako bi imali podršku gospodara i duže ostali na vlasti. Te su obaveze nametnute kao na stotine izričite uslova za integraciju, po sistemu – uzmi ili ostavi.

Najvažnije obaveze i uslovi su: Višepartijski sistem, ukidanje saveza komunistam rasprodaja prirodnih i privrednih dobara, likvidacija društvene imovine i samoupravljanja,promena samoupravljačke pozicije radničke klase u najamni odnos prema poslodavcima – kapitalistima, zavisnost od monopola banaka i fondova, uskraćuvanje socijalne i zdravstvene zaštite. Ukratko,ukidanje svega što je bilo u socijalističkom sistemu. Naročito važna obaveza je dozvola NATO snagama da koriste srpske teritorije za manvre i borbena dejstva (kopnene i vodne komunikacije,aerodrome,baze i druge objekte), a to znači likvidaciju suverenosti i samostalnosti Srbije.

Jedna među najtežim i najponižavajućim obavezama,koju su srpski lakeji ravnodušno prihvatili, je izručenje vodeće garniture branilaca Kosova u nemilost Haškom tribunalu- produženoj ruci imperijalista-agresora na SRJ. Tragična sudbina izručenih ili je već poznata ili je izvesna. Jedni su usmrćeni represivnim inkvizitorskim merama suda, drugim predstoji ista sudbina u kazematima imperijalističkih satelitskih država. Taj niskotni podvig ne bi se mogao pravdati i kada bi se radilo o kakvom obliku kompenzacije (povratak Kosova) ili komparacije (jednakih represivnih mera prema agresorima). Na žalost, opisana situacija može se uveliko usporediti sa stradanjem srpskih vitezova u obrani Kosova od Turske imperije, 1389, sa razlikom, što su tada vitezovi umrli na bojištu, a vitezovi branioci Kosova 1999. umiru i umrijet će u navedenim kazematima. Značajna razlika u kosovskoj tragediji je i ta, što je srpska legenda izmislila izdaju, da bi ublažila težinu poraza u Kosovskoj bitci, a izdaja i izručenje branilaca Kosova nakon 1999. je stvarna ne izmišljena. U vezi otimanja Kosova treba potsetiti i na još neka upoređenja: Turska imperija,1389.,okupatori-fašisti,1941-imperijalisti-NATO agresori,1999.,oteli su Kosovo sa istim ciljem i namerom- da ga zauvek oduzmu Srbiji. Razlike su u trajanju okupacije. Turska okupacija trajala je nešto više od 500 godina, fašistička oko 4 godine, a trajanje imperijalističke NATO okupacije je neizvesno. Sigurno je da neće trajati večno!

Nemoralnim ucenama oko izručenja njihovom sudu preostala dva srpska zločinca imperijalsiti sprčavaju Srbiji normalnu međunarodnu saradnju i razmenu dobara, čime kažnavaju nedužni srpski narod. Dok su, posle II.svetskog rata svestrano pomagali fašističke države, da se rapidno rekonstruišu u imperijalističke sile i njihove saveznike za osvajanja globalnih prostora. Nisu uslovljavali razvoj poraženih fašističkih država izručenjem preostalih ratnih zločinaca (uzgred, mnogi do danas nisu izručeni Međunarodnom sudu). Naprotiv, pojedinim ratnim zločincima-fašistima pomagali su, skrivali ih i postavljali na odgovorne funkcije u rekonstruisanim fašističkim državama. I sada njihov montirani Haški sud oslobađa odgovornosti ratne zločince, koji su zajedno sa njima i po njihovom nalogu izvršili zločine nad srpskim i drugim narodima bivše SFRJ.Naravno, i o tome srpske mudre marionete moraju ćutati.




#6347 Da: Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@...>
Data: Ven 6 Mar 2009 5:34 pm
Oggetto: Fermo 13/3: Operazione Foibe
jugocoord
Invia email Invia email
 

Fermo, venerdi 13 marzo 2009
ore 21 - Molini Girola (ex stazione) 

OPERAZIONE FOIBE
Una menzogna tutta italiana

interviene Alessandra Kersevan
coordinatrice di Resistenzastorica
(collana della casa editrice KappaVu)

proiezione video
"Il cuore nel pozzo: un caso di revisionismo mediatico"
stralci da "Fascist Legacy"

dibattito

LA RESISTENZA NON CONOSCE CRISI
con l'adesione di A.N.P.I.

Molini Girola si trova un vecchio complesso manifatturiero che durante la Seconda Guerra Mondiale, fino all'8 settembre, venne utilizzato come campo di concentramento



#6348 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Sab 7 Mar 2009 6:01 pm
Oggetto: Visnjica broj 781
jugocoord
Invia email Invia email
 

L'ITALIA FASCISTA IN CUI VIVIAMO / 3


Il Manifesto, 05.03.2009, pagina 6


Neofascisti in corteo benedetti dal prete

di Alessandro Braga

Un sacerdote della setta riabilitata di recente da papa Ratzinger era in testa alla parata dei camerati messa in scena sabato pomeriggio. A fianco al prelato negazionista il segretario nazionale della formazione di estrema destra Roberto Fiore. Tra saluti romani e inni al duce. Protetti dalla polizia Il padre lefebvriano Giulio Tam ha sfilato a Bergamo insieme ai manifestanti di Forza Nuova, col braccio teso


Adesso salta fuori pure il prete che benedice (bene-duce?) i neofascisti. Sabato scorso a Bergamo, all'inaugurazione della loro nuova sede, nel quartiere pi multietnico della citt orobica, i forzanovisti non si sono fatti mancare proprio nulla. 
Manco la benedizione divina. Protagonista della santificazione don Giulio Tam. Padre lefebvriano, uno che ama definirsi gesuita itinerante. I gesti che compie, le compagnie che frequenta (e non da poco tempo), le parole che dice, porterebbero naturalmente ad un'altra definizione, ma vabb. famoso per aver lanciato la crociata del rosario per la difesa della civilt occidentale contro l'invasione islamica e per aver pregato pubblicamente contro la costruzione di una moschea. Per i suoi decisi attacchi contro la deriva di sinistra di Gianfranco Fini (una volta disse che il fascismo fu portatore anche di modernit, Mussolini pur nel contesto di un regime diede messaggi di libert e spiritualit che il vaticano dovrebbe ricordare e che l'attuale presidente della Camera si venduto rinnegando la tradizione, la terza via che superava liberalismo e comunismo). Indimenticabili suoi sermoni ai raduni dei vari gruppuscoli della destra estrema italiana (tanto da essersi meritato il nomignolo di Tam-tam dell'odio razziale). 
Bene, con un cos meritevole curriculum alle spalle, lo scorso sabato il buon pastore d'anime (famose le sue prediche in cui incita i fedeli a buttarsi come lupi in mezzo agli agnelli, alla faccia della carit cristiana) ha aggiunto un nuovo grano al suo singolare rosario. Camicia nera (con colletto bianco come vuole la divisa talare ufficiale), braccio alzato a salutare romanamente i camerati che marciavano per le vie di Bergamo, don Giulio Tam ha sfilato in testa al corteo di Forza Nuova accanto al segretario nazionale Roberto Fiore, al coordinatore nazionale Paolo Caratossidis e al responsabile provinciale Dario Astipalio Macconi. E, a quanto pare, a suo perfetto agio. Quasi a dimostrare la veridicit di un vecchio detto anticlericale che recita che l'abito scuro dei preti solamente una camicia nera un po' pi lunga, nulla pi.
Anche perch, giusto per far sentire a casa un nostalgicone come il gesuita itinerante Giulio Tam, i forzanovisti sabato scorso ci hanno messo del loro. Accompagnati, meglio dire protetti, da un folto cordone di polizia che, dopo averli lasciati sfilare tranquillamente, non ha trovato niente di meglio da fare che andarsene in giro per la citt a prendere a manganellate gli antifascisti che avevano organizzato un presidio per protestare contro l'apertura della sede di Forza Nuova e portandone una sessantina in questura e nella caserma dei carabinieri. L'olezzo di ventennio si diffondeva ovunque, grazie all'ammasso di paccottiglia neo-vetero-fascista che faceva bella mostra di s: schierati come una perfetta falange romana, i circa duecento figuri arrivati da un po' tutto il nord Italia hanno marciato per le vie della citt come in una vera parata militare. Con caschi, ben adornati da svastiche, croci celtiche e scritte per l'onore dell'Italia, e bastoni in mano. Aizzati dai loro capetti, i camerati hanno alzato pi e pi volte le loro braccia tese nel saluto romano, e lanciato beneauguranti boia chi molla, intervallati da pi teutonici Sieg Heil. Tutto questo, per la gioia di don Giulio Tam. E nell'indifferenza del loro coordinatore provinciale Dario Macconi che ancora due giorni fa negava che durante la manifestazione del suo movimento ci fossero state braccia tese, inni fascisti e ciarpame vario. Anzi, i video e le fotografie che dimostravano l'accaduto erano senz'altro fotomontaggi o immagini prese ad arte da altri cortei e modificati per buttare discredito sui suoi bravi camerati. Che ora per dovranno rispondere alle denunce che verranno presentate nei loro confronti per aver sfilato con caschi e bastoni. Dario Astipalio Macconi si dovr invece semplicemente difendere da una ben pi leggera accusa, quella di non aver mai detto a suo padre, presidente provinciale di Alleanza nazionale, il suo nomignolo di battaglia. Tanto da metterlo in imbarazzo davanti ai giornalisti che gli chiedevano se fosse suo figlio. Lui, Macconi padre, prima ha negato, poi ha ammesso: Non sapevo usasse quel nomignolo. Che, in ogni caso, dimostra il suo animo romantico (Astipales un'isola dell'Egeo ndr). Proprio romantico girare per Bergamo con un mucchio di teste rasate che inneggiano al duce. 


Chi don Giulio Tam, il Williamson italiano

di Paola Bonatelli

Messe per la Rsi e comizi

Se la Santa Sede ha avuto il suo daffare con Richard Williamson, il vescovo lefebvriano che Benedetto XVI ha riabilitato per poi "scoprire" che un negazionista, cosa dir di questo "padre" Giulio Maria Tam che partecipa con Roberto Fiore al corteo di Forza Nuova a Bergamo? Certo il soggetto, dopo aver militato in Alleanza Cattolica, l'associazione ispirata ad una delle formazioni integraliste cattoliche pi potenti (e pericolose), la brasiliana Tfp-Tradizione, Famiglia e Propriet, entrato in seminario a Ecne (fondato da Lefebvre) e l ha preso i voti. Quindi in pratica non neanche un prete vero, o almeno non del tutto. Nel 2000, dopo vari anni di peregrinazioni attraverso il pianeta spesi a portare il messaggio dei nostalgici della battaglia di Lepanto, riuscito a farsi buttar fuori persino dalla Fraternit di san Pio X, era troppo nero anche per loro.
A sua discolpa si potrebbe portare il fatto di essere nipote di Angela Maria Tam, terziaria domenicana e ausiliaria della Repubblica di Sal, fucilata dai partigiani alla fine della guerra. Comunque, nonostante tutto, Giulio Maria continua a dir messa, preconciliare naturalmente, e a fare anche di peggio. Su di lui ci sono paginate di Google, che rimandano sia ad interessanti cronache di iniziative a cui il Tam ha partecipato che ad illuminanti video che circolano su You Tube. Il nostro viene immortalato mentre partecipa ai convegni di Forza Nuova, dice messa intonando "Il canto del legionario" in diverse occasioni - dalla commemorazione dei caduti della Repubblica sociale (Rometta, Messina, agosto 2007) alle cerimonie in ricordo della quarantina di militi fucilati a Rovetta dai partigiani nel 1945 - e arringa "il popolo" nei comizi elettorali sempre per Forza Nuova (Chieti, 29 marzo 2008). 
Non un negazionista, o almeno non tratta questo tipo di temi. La sua virulenta battaglia tutta contro l'Islam e i liberal-comunisti, ossia i laici liberali e gli atei marxisti, che hanno distrutto i valori della civilt cristiana, permettendo che leggi come quelle sul divorzio e sull'aborto minassero la famiglia naturale, composta da uomo e donna. Per non parlare dell'omosessualit e della pretesa dei gay di adottare bambini, una mostruosit concessa in Spagna dal centrosinistra e in Olanda dal centrodestra. Non c' da stupirsi, dunque, se Giulio Maria Tam va a braccetto coi forzanovisti alle manifestazioni. Quello il suo ambiente di riferimento, gli otto comandamenti di Forza Nuova - tra cui lotta all'aborto, lotta a favore della famiglia, lotta all'immigrazione, ristabilimento del cattolicesimo come religione di stato - sono diventati anche i suoi. Del resto, come dimostrano le recenti vicende legate non solo al vescovo Williamson ma anche a "don" Floriano Abrahamovicz, altro religioso che ha fatto scandalo con le sue dichiarazioni sulle camere a gas naziste, l'ambiente del tradizionalismo cattolico e dei suoi legami con l'estrema destra e, al Nord, anche con la Lega, un mondo ancora in parte da scoprire. Il guaio che, a parte i Tam di turno con i loro proclami al limite della legalit, dove amministra la Lega accade spesso che gli integralisti cattolici accedano a cospicui finanziamenti per iniziative di dubbio gusto e utilit. Per fare un esempio, a Verona succede per una manifestazione spacciata come storica, la rivisitazione delle Pasque Veronesi, sommossa antinapoleonica del 1797. Organizzata da gruppi tradizionalisti locali, l'iniziativa ha visto negli anni scorsi la presenza del fior fiore non solo dei nostalgici delle Crociate ma anche dei neonazisti. Con la pretesa di occupare le piazze il 25 aprile, giorno per loro dedicato a san Marco.





#6349 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Lun 9 Mar 2009 10:42 am
Oggetto: Vicenza 21-22/3: TARGET - il programma
jugocoord
Invia email Invia email
 

ALCUNI ALLOGGI CONVENIENTI / SOME CONVENIENT ACCOMODATIONS: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/transfers.htm#hotels

Information on all the events scheduled for the 10th Anniversary of NATO's War on Serbia /
LE ALTRE INIZIATIVE PER I DIECI ANNI DAI BOMBARDAMENTI: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/index.htm
collegamenti VICENZA-BEOGRAD transportations: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/transfers.htm


TARGET
Meeting internazionale nel X Anniversario dei bombardamenti della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia

VICENZA 21-22 MARZO 2009

SALA DELLA CIRCOSCRIZIONE IV
Via Turra 70 (presso il Parco Citt - zona nordest, fra viale Trieste e via Quadri
autobus nn.3 e 5 dalla Stazione FFSS)

promuovono: 
Rete Disarmiamoli!
RdB CUB
Coord. Naz. per la Jugoslavia ONLUS / Italijanska Koordinacija za Jugoslaviju
Forum di Belgrado Italia / Beogradski Forum u Italiji
Rete Semprecontrolaguerra


Il 24 marzo 1999 la NATO scatenava, ininterrottamente per 78 giorni, la sua potenza di fuoco contro il territorio della allora R.F. di Jugoslavia - un paese gi amputato con le secessioni iniziate nel 1991, e oggi ulteriormente smembrato tra Serbia, Montenegro e Kosovo. Per i suoi bombardamenti la NATO utilizzava armi vietate dalle convenzioni internazionali (es. bombe a frammentazione), armi di grave nocumento alle generazioni presenti e future (es. all'uranio impoverito), e mirava contro industrie chimiche, infrastrutture civili, mezzi di trasporto in servizio, ambasciate di paesi terzi... 
Quei bombardamenti rappresentarono l'apice in un processo di attacco a quel paese, multinazionale e sovrano, per il quale era stata programmata la disgregazione e la svendita al capitalismo straniero. Negli anni successivi, tutti i settori-chiave dell'economia e del sistema finanziario jugoslavo venivano ceduti. Mentre le storiche strutture militari jugoslave venivano in larga parte dismesse, le piccole repubbliche sorte dalla disgregazione erano gradualmente assorbite nelle alleanze militari euro-atlantiche, e piegate agli obiettivi di queste. 
A sua volta, l'intera vicenda della crisi jugoslava, che dal 1991 non pu dirsi conclusa ancora oggi, paradigmatica della fase apertasi con l'abbattimento del Muro di Berlino: una fase che, lungi dal garantire pace e libert, stata caratterizzata da guerre e devastazioni, "vendute" alle opinioni pubbliche attraverso pelose retoriche dei "diritti"  e disoneste campagne di disinformazione. Cosicch ad esempio l'Italia, dopo avere reiteratamente violato la propria Costituzione fungendo da base di lancio per i bombardamenti e partecipando a numerose missioni di guerra in paesi vicini e lontani, si ritrova ancora ad impiegare fette crescenti del proprio bilancio statale per finanziare la macchina militare, nonostante la crisi economica e sociale che incalza... e deve ospitare ulteriori basi militari straniere sul proprio territorio!
E' in una citt nevralgica nell'ambito di questi processi come Vicenza che, in occasione del X Anniversario dell'inizio di quei bombardamenti, promuoviamo una grande iniziativa nazionale ed internazionale per raccontare che cosa hanno essi rappresentato, al di l della cortina fumogena creata dai media, e per discutere con gli occhi rivolti al futuro di attivit e prospettive nel campo della solidariet internazionalista tra i lavoratori e per il movimento che in tutta Europa si batte contro la guerra e contro le basi militari.

Hanno aderito: Rete dei Comunisti - Beogradski Forum / Forum di Belgrado per un mondo di eguali - G.A.MA.DI. - SOS Yugoslavia / SOS Kosovo Metohija - Most za Beograd / Un ponte per Belgrado in terra di Bari - Federazione di Vicenza del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Critica Vicenza ...

sabato 21/3 ore 14.45-20.20

Introduce: Roberto Luchetti (Disarmiamoli!)

I sessione (ore 15:00)
PROPAGANDA DI GUERRA: tra disinformazione strategica e deriva politico-culturale
introduce e coordina: Andrea Martocchia (CNJ Onlus)
Documentazione video
Juergen Elsaesser (giornalista): Come stata costruita l'"emergenza Kosovo"

II sessione (ore 16:00)
LE NUOVE CROCIATE: crisi macroeconomica e politiche militari
introduce e coordina: Andrea Catone (CS CNJ Onlus e Ass. Most za Beograd)
Diana Johnstone (saggista, autrice de "La crociata dei pazzi"): Le "crociate dei pazzi"
Luciano Vasapollo (Cestes-Proteo, CS CNJ Onlus): Dal Welfare al Warfare
Videointervento di Manlio Dinucci e Documentazione video 

III sessione (ore 17:30)
ECOCIDIO: gli effetti della guerra 
introduce e coordina: Cinzia Della Porta (Disarmiamoli)
Alberto Tarozzi (Universit del Molise): Le conseguenze sociali, ambientali e sanitarie dei bombardamenti sulle industrie chimiche nel 1999 in Jugoslavia
Valerio Gennaro (medico epidemiologo): Alcune proposte di medici ed epidemiologi contro la guerra
Documentazione video

Interventi a tema (ore 18:45)
Domenico Gallo (magistrato, CS CNJ Onlus): Delitto senza castigo: i crimini di guerra della NATO
Enrico Vigna (Forum di Belgrado Italia): Kosovo ieri e oggi
Documentazione video




sabato 21/3 ore 20.30-23.00

cena di autofinanziamento e serata musicale-teatrale: 

I giovani strumentisti Milenkovich
Atto scenico tratto dallo spettacolo "Target - Belgrado 1999" di e con Mario Mantilli
Orchestra serba di Vicenza 
NeMaPrObLeMa! Orkestar





domenica 22/3 ore 9.30-12.30

IV sessione
ROVESCIARE IL TARGET - E' POSSIBILE? 

La condizione dei lavoratori nei Balcani, in Italia, in Europa
introduce e coordina: Germano Raniero (RdB-CUB)
Zoran Mihajlovic (presidente del Samostalni Sindikat, Zastava Auto, Kragujevac, e vice-presidente del settore metalmeccanici Samostalni Sindikat  della Serbia): La condizione del lavoro in Serbia
Nereo Turati (RdB-CUB Migranti Vicenza): Gli immigrati jugoslavi sul territorio
Giorgio Cremaschi (FIOM-CGIL): Delocalizzazioni e sfruttamento

Dai bombardamenti sulla Zastava al grande movimento di solidariet
introduce e coordina: Gilberto Vlaic (CS CNJ Onlus e Ass. Non Bombe ma Solo Caramelle)
Alessandro Di Meo (Un Ponte per...)
Riccardo Pilato (Ass. Zastava Brescia)
Enrico Vigna (SOS Yugoslavia - SOS Kosovo Metohija)
Rajka Veljovic (Samostalni Sindikat, Zastava, Kragujevac)
Slobodanka Ciric (autrice di un nuovo libro sulle esperienze di una jugoslava in Italia)
Documentazione video


domenica 22/3 ore 12.30-14.30

Incontro-dibattito: 

Il movimento contro la guerra, le basi militari e la NATO
introducono: 
Nella Ginatempo (Semprecontrolaguerra)
Vladimir Kapuralin (resp. relazioni internazionali Partito Socialista Operaio -SRP- Croazia)
Paolo Consolaro (Disarmiamoli Vicenza)
a seguire: dibattito


e poi... a Belgrado per ricordare l'anniversario della aggressione NATO 
(su http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/ tutte le iniziative in programma)


Aderite! Partecipate! Contattateci: disarmiamoli@... oppure jugocoord@...
Tutte le informazioni ai siti: 

Per contribuire all'organizzazione dell'iniziativa invitiamo a sottoscrivere utilizzando il:
Conto Bancoposta n. 88411681 intestato a JUGOCOORD ONLUS, Roma
IBAN:  IT 40 U 07601 03200 000088411681 - causale: INIZIATIVE VICENZA 2009


#6350 Da: Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@...>
Data: Mar 10 Mar 2009 11:13 am
Oggetto: Vitomir Grbac
jugocoord
Invia email Invia email
 
(srpskohrvatski / italiano)

VITOMIR GRBAC CI HA LASCIATI

Con dolore riceviamo la notizia della scomparsa di Vitomir Grbac. Lo avevamo apprezzato in occasione della sua venuta a Roma per l'iniziativa "Partigiani!", da noi organizzata assieme ad altre realt il 7-8 maggio 2005. 
Originario di Fiume, gi partigiano, poi giornalista e scrittore, Grbac ha raccontato in "Bijela Smrt" (La morte bianca, Casa editrice Adamic, Rijeka-Fiume 2004) il sacrificio dei partigiani della marcia di Matic Poljana (nella Lika, catena montuosa nell'odierna Croazia). Grbac era allora, con i suoi 16 anni, tra i pi giovani combattenti nella Divisione di Tito. Nel suo libro descrive la marcia nella Lika, durante la quale morirono assiderati una trentina di partigiani. Alla marcia partecipava anche Antonija-Tonica Dovecar, una giovane incinta di 7 mesi, che fu portata in salvo e che dopo poche settimane diede alla luce il piccolo Ratimir (significativo il suo nome: " nato in guerra, e che viva nella pace"). Alla nostra iniziativa era presente anche Ratimir, oggi professore alla Facolt di navigazione a Portoroz in Slovenia, che appare sorridente con la "titovka" bianca in testa all'et di 2-3 anni nella foto pubblicata nel libro "Bijela Smrt".
Grbac scrisse anche "Al seguito di Tito" ("U Titovoj pratnji"), ora alla terza edizione, edito sempre dalla Adamic di Rijeka-Fiume. 
Grbac stato un instancabile combattente anche in et avanzata. E non aveva mai perso la voglia di apprendere e rinnovarsi: la notizia della sua morte ci giunge dal suo insegnante di informatica, attraverso il suo nuovo indirizzo email...
Per ricordare Grbac riproponiamo, pi sotto, il suo intervento alla nostra iniziativa del maggio 2005.


----- Original Message -----
Sent: Tuesday, March 03, 2009 9:47 PM
Subject: Tuzna obavijest

Poštovani,
imam tužan zadatak kao učitelj gospodina Vitomira Grpca kojeg sam učio do zadnjih dana radu na računalu i internetu da Vas obavijestim da je gospodin Vitomir preminuo 22. veljače 2009 godine u 83. godini, dva dana nakon operacije u bolnici. Njegov oslabljeno tijelo iscrprljeno s par prethodnih operacija jednostavno nije izdržalo.
Šaljem Vam ovo tužno pismo s njegovog računala i njegove elektroničke adrese, pa neka ovo bude i njegovo zadnje pismo koje Vam piše. Neka Vas ovo pismo podsjeti na njega. Ja kao njegov učitelj mogu reći da njegova želja za učenjem u njegovim godinama i volja za novim znanjima je bila nevjerojatna i koja se ne viđa ni kod puno mlađih ljudi.
 
S poštovanjem,
 
učitelj Predrag i supruga Sabiha
--------------------------




INTERVENTO DI VITOMIR GRBAC

"Bijela Smrt"
La marcia eroica dei 680 di Matic Poljana


Sono onorato dell'invito a partecipare a questo raduno di antifascisti e partigiani, in occasione del sessantesimo anniversario della vittoria sul fascismo, soprattutto per il fatto che ho aderito alla lotta armata prima del compimento del mio sedicesimo anno di et. In questa lotta mi ha coraggiosamente accompagnato mia madre Maria, che vi ha perso la vita l'11 agosto 1942, quale primo operatore sanitario della regione. Sono stato il pi giovane tra le guardie di Tito, e ho trascorso al suo fianco otto mesi di guerra, impegnato nelle due pi cruenti battaglie della nostra lotta. Riguardo a quest'esperienza ho pubblicato un libro intitolato "Al seguito di Tito" (U Titovoj pratnji).
Durante la seconda guerra mondiale, sotto la direzione del Partito comunista, con a capo Josip Broz Tito, in Jugoslavia stata organizzata una guerra antifascista vittoriosa e di grandi proporzioni. In essa ha svolto un ruolo di rilievo anche la Croazia antifascista, che si opposta alla dittatura di Pavelic; le stato reso merito nella Costituzione dell'attuale Stato autonomo di Croazia, che in essa viene definito "un paese fondato sulle conquiste della lotta antifascista".
Purtroppo in questa stessa Croazia, dopo i cambiamenti sociali degli anni Novanta, sono pur sempre presenti, come in nessun'altra parte al mondo, idee e attivit di estrema destra. Per illustrare quanto affermo citer solo alcuni dati. 
In Croazia, dopo i cambiamenti sociali degli anni Novanta sono stati demoliti o danneggiati 3.000 mila monumenti e lapidi dedicate alla lotta antifascista.
I diritti acquisiti dai combattenti antifascisti sono stati radicalmente limitati. Alcune vie sono state intitolate a politici fascisti (ustascia).
I libri di testo traboccano di errori storici relativi all'epoca recente, cosicch i giovani non hanno modo di trarre alcun insegnamento riguardo alla lotta antifascista. Sono stati eretti e successivamente smantellati anche dei monumenti dedicati a delinquenti fascisti. A Zara i neofascisti hanno organizzato una marcia indossando uniformi e recando insegne fasciste.
Il 27 dicembre [2004] stato minato anche il monumento al maggiore e pi noto combattente antifascista, Josip Broz Tito, nei pressi della sua casa natale a Kumrovec.
Poco tempo fa, sull'isola di Murter stato minato ancora uno dei tanti monumenti partigiani.

La lotta antifascista nel litorale croato e nella regione del Gorski Kotar si evoluta prima e in modo pi massiccio rispetto alle altre regioni croate. Vi hanno contribuito il movimento operaio consolidato prima della guerra, la forte influenza del Partito Comunista della Croazia, l'orientamento antifascista della popolazione stessa ed altri fattori.
Per tali motivi, gi nel 1941 venne creato un numero considerevole di accampamenti partigiani; sul finire dello stesso anno quello del Tuhobic contava ben 120 combattenti.
Parallelamente, evolvevano anche altre istituzioni ed organi del potere popolare legate al movimento di liberazione. Continuava ad aumentare il numero dei membri e delle organizzazioni del Partito comunista e della giovent, venivano istituite le organizzazioni del Partito comunista e della giovent, venivano istituite le organizzazioni del fronte antifascista delle donne e della giovent, che avrebbero rivestito un ruolo importantissimo nel corso della guerra.
L'entit numerica delle unit partigiane andava aumentando di giorno in giorno. Il 10 marzo 1942 il Distaccamento litoraneo montano contava 608 combattenti. Le unit partigiane portavano a termine operazioni di successo in tutte le direzioni.
L'eco di queste gesta faceva accorrere un numero sempre pi grande di nuovi partecipanti. Dalla cittadina di Delnice si unirono alla lotta ben 150 giovani.
Alla fine di marzo fu costituito ancora un battaglione. In meno di un mese il distaccamento aument di 700 nuovi combattenti, mentre il 10 aprile ne contava gi 1136.
A quei tempi, in base alle esperienze positive delle prime brigate proletarie, il Comandante supremo Josip Broz Tito diede il via ad un'azione su vasta scala, tesa a fondare truppe e battaglioni proletari d'assalto e giovanili in tutte le regioni della Jugoslavia, in quanto aveva gi una visione netta riguardo alla progressiva creazione di un esercito di liberazione popolare della Jugoslavia, poich solo un organismo militare regolare avrebbe portato alla realizzazione dei fini strategici.
Alla fine del 1942 vennero pertanto formate 28 brigate partigiane e 85 distaccamenti. Nel corso del 1943 furono istituite 21 divisioni e 90 brigate. Si prosegu inoltre con la formazione di distaccamenti partigiani il cui compito era quello di coprire e difendere i territori e mobilitare nuovi combattenti.
L'Esercito di liberazione popolare contava allora 350 mila combattenti. Durante il 1944 vennero formati 15 corpi d'armata, 35 divisioni, 180 brigate e 142 distaccamenti.
Durante l'intero corso della guerra, in Jugoslavia vennero costituite 68 divisioni, 4 delle quali italiane, 367 brigate e 556 distaccamenti partigiani. L'Esercito di liberazione popolare e i distaccamenti partigiani della Jugoslavia contavano, alla fine della guerra, all'incirca 800.000 mila combattenti.
La creazione e l'evoluzione dell'Esercito di liberazione popolare della Jugoslavia un esempio unico nella storia. Praticamente dal nulla, oltre ai 6.000 membri del Partito comunista e ai 12.000 membri della giovent comunista (SKOJ), in un clima popolare antifascista, fu costituito un esercito sotto la guida di Tito, che alla fine della guerra fu in grado di combattere ad armi pari a fianco degli Alleati, per sbaragliare il nazismo, ossia il male pi grande della storia umana.

L'Esercito di liberazione popolare della Jugoslavia s'impegn, nelle operazioni finali, a difendere parte del fronte alleato dall'Ungheria al Mare Adriatico. Sfondando il fronte dello Srijem il 12 aprile 1945, continu a procedere vittoriosamente verso occidente liberando il paese con le proprie forze. Il forte afflusso di combattenti nelle unit della regione di Brinj, port alla costituzione del Quarto battaglione battezzato col nome della coraggiosa partigiana Ljubica Gerovac, caduta il 16 aprile.
Alla compagnia delle cittadine di Susak e Kastav si accod in una quindicina di giorni un centinaio di nuovi combattenti per cui venne istituito anche il Quinto battaglione, che ebbe il nome del partigiano istriano Vladimir Gortan. di particolare importanza il fatto che esso venne costituito nei pressi del confine italo - jugoslavo, col compito di penetrare con una parte delle sue forze in Istria, per sostenere lo sviluppo del movimento di liberazione popolare.
La situazione militare e politica nel territorio della Quinta zona operativa era molto favorevole. Le azioni militari erano frequenti e di successo. La mobilitazione dei combattenti nuovi procedeva molto bene. Il comando della zona istitu pertanto due nuovi distaccamenti verso la fine del 1942.

L'occupatore non riusciva ad arginare la situazione, terrorizzava e minacciava il popolo. Inizi bruciare i villaggi e ad uccidere la popolazione inerme. Nel Castuano, il 5 giugno furono uccisi dodici giovani, mentre il 12 luglio del 1942 nel villaggio di Podhum furono fucilati oltre 100 uomini dai 16 ai 65 anni d'et; le case furono depredate e incendiate e le donne, i vecchi e i bambini furono deportati nei campi di concentramento.
L'occupatore italiano diede quindi il via all'offensiva denominata "Operazione Risnjak". Le forze impiegate erano di 20.000 uomini circa e furono dispiegate nel territorio controllato dal Secondo distaccamento. Venne per catturata nei boschi parte della popolazione che vi aveva trovato rifugio e che quindi venne deportata nei campi di concentramento.
Nel settembre 1942 l'occupatore italiano intraprese un'operazione ancor pi massiccia, denominata "Velika Kapela", diretta nuovamente al territorio del Secondo distaccamento. L'occupatore ingaggi 40.000 soldati, parte dei quali erano traditori del popolo. Il comandante della Quinta zona operativa aveva per eseguito la ritirata di tutte le forze partigiane per cui l'offensiva and a vuoto. I villaggi abbandonati furono messi a ferro e fuoco. Otto battaglioni partigiani riuscirono ad attaccare l'occupatore alle spalle infliggendogli notevoli perdite.
Fall ancora un tentativo dell'occupatore di distruggere le forze partigiane della zona litoraneo montana. Si verific invece un loro sostanziale rafforzamento, cosicch subito dopo l'operazione "Velika Kapela" (nome della montagna), il 6 ottobre 1942 a Dreznica venne fondata la prima brigata litoraneo montana, cui fece seguito la seconda il 26 novembre. Queste due unit tattico - operative diedero molto filo da torcere all'occupatore nel periodo successivo. Verso la met dell'aprile 1943 dalla loro fusione nacque la Tredicesima divisione litoraneo montana.

L'Italia fascista di Mussolini capitol l'8 settembre. L'Esercito di liberazione popolare della Jugoslavia si preparava gi a quest'evento. Le unit vennero indirizzate alle guarnigioni italiane per effettuarne il disarmo. Nel corso della capitolazione dell'Italia vennero requisiti grandi quantitativi di armi e materiale bellico. In tutte le regioni si manifest un'insurrezione di massa. In Istria venne fondata la Prima brigata "Vladimir Gortan".
Un gran numero di militari italiani pass all'Esercito di liberazione popolare. Si costituirono anche delle unit italiane speciali, ovvero ben 14 brigate e 2 divisioni.
L'occupatore tedesco reag tempestivamente e in modo energico, allo scopo di colmare il vuoto venutosi a creare con la capitolazione dell'Italia. Numerose unit dell'Esercito popolare, completate con gran numero di combattenti inesperti, vennero a trovarsi in una situazione difficile. Alcune di esse furono temporaneamente smembrate.

Era l'inizio dell'inverno 1943/1944, le unit della Tredicesima divisione continuavano la lotta nel territorio montano della Lika e del Gorski Kotar.
Dopo scontri cruenti con i tedeschi, circa 1.600 combattenti vennero sorpresi l'11 e il 12 di febbraio da una tremenda tormenta nella regione montana quasi del tutto disabitata, poich la popolazione si era ritirata nei boschi.
Un simile raggruppamento di soldati e civili in una regione inospitale provoc tutta una serie di problemi sia per quanto riguardava il riparo che i rifornimenti.
La Seconda brigata si trov nella situazione pi difficile. Essa si riun alla propria divisione dopo tre mesi di marce quotidiane e di scontri violenti e sfibranti, oramai ridotta allo stremo. Persero la vita, furono feriti o si ammalarono gravemente pi di 200 dei suoi combattenti. Pi della met dei rimanenti giunse priva di calzature, vestita di indumenti nient'affatto idonei al rigore dell'inverno.
Prendendo in considerazione tutto ci si fece strada l'idea di trasferire tutto il contingente in un altro territorio per evitare conseguenze tragiche.
Venne quindi approvata la proposta del comando della Seconda brigata di organizzare il trasferimento nel Gorski Kotar. Il 19 febbraio 1944, al mattino presto, dopo una frugale colazione, la Seconda brigata con 680 combattenti circa part in marcia da Dreznica diretta a Mrkopalj attraverso Jasenak e la piana di Matic (Matic Poljana).

I combattenti e i loro ufficiali erano contenti di trasferirsi in una zona che avrebbe offerto loro condizioni di sopravvivenza migliori. Nessuno di essi immaginava ci che sarebbe accaduto la tragica notte tra il 19 e il 20 febbraio. La giornata invernale era rigida ma serena. Dopo un paio di soste, la brigata giunse al villaggio di Jasenak, dove si sarebbe rifocillata e avrebbe pernottato. Qui per non trov n cibo n rifugio, per cui i combattenti proseguirono la marcia.
Gli inverni della zona sono noti per loro rigidit e lunghezza. Alle ore 17 il freddo si fece pi pungente. Nella neve alta e nel gelo i cavalli e i muli cominciarono dapprima a perdere il passo, poi a cadere ed infine a soccombere. Alcuni furono fatti tornare a Dreznica, per cui i combattenti si sobbarcarono il loro carico.
Il tempo cominci a peggiorare. La neve, cadendo sempre pi fitta, rallentava il passo e allungava la colonna dei combattenti. La stanchezza, la fame e lo sfinimento rendevano l'avanzata quasi impossibile. La tormenta non dava tregua, il vento schiantava i rami e addirittura gli alberi. La lunga colonna conduceva una battaglia impari con le forze della natura. Il freddo gelava il sangue nelle vene, sventrava gli alberi di faggio come nemmeno un'arma sarebbe riuscita a fare. Chi conosce quei luoghi dice che ci accade a temperature inferiori ai 35 sotto zero.
La colonna procedeva ormai quasi impercettibilmente; i combattenti si trascinavano le gambe quasi fossero di piombo. Il comando cercava di alleviare la marcia alternando le unit alla testa della colonna, per aprire la pista nella neve alta due metri. Parte degli armamenti pesanti venne abbandonata e nascosta. Tornare era impossibile e proseguire sempre pi difficile. La "morte bianca" (bijela smrt) affilava i suoi denti e prima ancora di giungere alla piana di Matic falci i pi esausti e affamati.
Ci fu chi spar con i fucili automatici per strappare i compagni da quello strano sonno che portava direttamente alla morte. Alcuni morirono gi lungo la salita. Il peggio per li aspettava nella piana di Matic dove la temperatura era ancora pi bassa e la tormenta pi forte.
Proprio qui, non molto lontano dal paese di Mrkopalj, designato come punto di arrivo, trovarono la morte ben 26 partigiani e circa 200 subirono pesanti conseguenze dovute all'assideramento.
Le 17 donne partigiane superarono tutte la tremenda marcia. Nessuna di esse mor per assideramento. 
Antonija Dovecar era al settimo mese di gravidanza. Due mesi dopo partor un maschietto dal peso di 5 kg destando la sorpresa di tutti. Il medico della divisione gli diede il nome di Ratimir (guerra e pace), come buon auspicio di una vita serena.

Il "partigiano" pi piccolo di questa colonna ha oggi 61 anni, professore alla Facolt di marineria di Portorose (Slovenia) ed qui tra noi, oggi.
Sua madre Antonija ha 90 anni e vive a Capodistria. Il padre, uno sloveno di nome Miroslav, combattente della prima ora, si spento vent'anni fa.

Durante questa marcia la brigata riport le perdite maggiori dal giorno della sua fondazione. Riusc per a recuperare, arricchita di forze nuove e a reinserirsi nella divisione al suo posto di combattimento. C'era ancora tanto da combattere fino alla fine della guerra, per annientare la Germania nazista. La Seconda brigata diede il suo contributo sino alla fine del suo cammino, ossia alla liberazione del paese.

La marcia eccezionale della Seconda brigata il tema centrale del mio libro intitolato "LA MORTE BIANCA".
Grazie.


Vitomir Grbac, giornalista e scrittore, master in Scienze storiche

Ringraziamo Ivan per la trascrizione dell'intervento. 




#6351 Da: Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@...>
Data: Mer 11 Mar 2009 11:33 am
Oggetto: Trieste 20/3: presentazione di due libri
jugocoord
Invia email Invia email
 

Non bombe ma solo Caramelle ONLUS
e
il Gruppo Consiliare Regionale FVG La Sinistra- LArcobaleno
INVITANO
alla presentazione dei due libri:
 
Alessandro Di Meo (dellAssociazione Un Ponte per...) 
Un sorriso per ogni lacrima. Voli a bassa quota in un dopoguerra jugoslavo
Exorma, Roma 2008. [Tutte le informazioni su: 
 
Slobodanka Ciric (di Non bombe ma solo caramelle)  
Le ceneri e il sogno
La Citta del Sole, Napoli 2009. [Tutte le informazioni su: 
 

Due esperienze di vita e di impegno segnate dai bombardamenti della NATO sulla Serbia del 1999. Due percorsi diversi accomunati da un profondo coinvolgimento nelle sofferenze seminate tra le popolazioni balcaniche. Non romanzi, non racconti ma espressioni di una narrazione che parte dalle biografie e si fa portatrice di solidarieta materiale.

 

Gabriella Musetti a colloquio con gli Autori

 

Partecipano:

Rajka Veljovic dell'Uffico Adozioni Internazionali Zastava di Kragujevac

Zoran Mihajlovic segretario del Sindacato Samostanli Zastava Auto di Kragujevac

Sala Tessitori, Piazza Oberdan 5, Trieste

20 marzo 2009 ore 17.30

A seguire, alle ore 20.00

Cena serba di solidarieta'

Alla Casa del Popolo Antonio Gramsci Via Ponziana 14, Trieste

Per la cena (14 euro) prenotare al numero 3396587490

Con il patrocinio di
Consolato Generale di Serbia di Trieste
Comunita Serbo-Ortodossa di Trieste


#6352 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mer 11 Mar 2009 5:36 pm
Oggetto: programma definitivo TARGET Vicenza 21-22/3
jugocoord
Invia email Invia email
 


Segnaliamo che proprio oggi sono state effettuate le ultime modifiche al programma della iniziativa di Vicenza. Dal sito internet si possono scaricare:

IL PROGRAMMA
http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/TARGET_finale2.pdf

L'ANNUNCIO
http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/TARGET_finale1.pdf
IL PIEGHEVOLE
http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/leaflet.pdf
IL MANIFESTO
http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/TARGET.pdf

Si notino anche alcuni aggiornamenti riguardanti:
ADESIONI: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/ades.htm
ALLOGGI: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/transfers.htm#hotels
INIZIATIVE A BELGRADO: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/beogradskiforum.htm#program

CNJ-onlus



#6353 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Gio 12 Mar 2009 7:34 am
Oggetto: Situation of Roma and Sinti in Italy
jugocoord
Invia email Invia email
 
(italiano / english)

Caccia Agli Zingari: Documentary on Roma and Sinti in Italy

24/02/2009 - The Italian state-owned channel RAI3 broadcasted a documentary on the current situation of Roma and Sinti in Italy. The documentary investigates not only recent episodes of intollerance and racism, but also makes some more general points on the political use of the 'Gypsy issue' and on nomad camps and social marginalization of these communities.

The link to the documentary in Italian language: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-PresaDiretta%5E17%5E187119,00.html



Presa diretta 2009

Caccia agli zingari

In onda domenica 22 febbraio 2009 alle 21.30

Questa settimana "Presadiretta" mostra con angolazioni diverse luniverso del popolo Rom.

La puntata inizia con lo sgombero di un campo nomadi del popoloso e centrale quartiere Testaccio di Roma, seguito da Cinzia Torriglia. Sono i Rom di Testaccio, Sinti italiani da pi generazioni costretti a lasciare il luogo dove in molti hanno socializzato e costruito abitudini, dove si sono sposati e dove i figli sono andati poi a scuola. Con continui spostamenti sono stati trasferiti sempre pi lontano dal centro di Roma e costretti a sopravvivere nelle periferie metropolitane prive di servizi essenziali e a fronteggiare lostilit crescente degli abitanti.

Riccardo Iacona torna su una vicenda che ha suscitato clamore e polemiche ovvero la costruzione di un insediamento abitativo a Mestre  per un gruppo di Sinti italiani deciso dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Contro il progetto si sono schierati dei comitati di cittadini.

Il nostro viaggio prosegue con Vincenzo Guerrizio che andato in Spagna per raccontare una convivenza possibile e documentare le politiche di integrazione per i rom attuate dal governo Zapatero.

Della controversa vicenda di Ponticelli e del presunto rapimento di una neonata da parte di una giovane rom si occupa Silvia Luzi mostrandoci testimonianze e mettendo in evidenza molte incongruenze.

Infine ci saranno anche le testimonianze raccolte da Silvia Pizzetti di tre ragazze rom che hanno raccontato la dura vita a cui sono state sottoposte nel campo fin da piccole. 

CACCIA AGLI ZINGARI

Durata: 01h 35' 16''
Pubblicato: 22/02/2009 16:17:05



#6354 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Gio 12 Mar 2009 6:11 pm
Oggetto: Visnjica broj 779 BIS
jugocoord
Invia email Invia email
 

STORACE SCHUTZ STAFFELN


( Si veda anche l'articolo di Repubblica online 


A.N.P.I. A S S O C I A Z I O N E  N A Z I O N A L E  P A R T I G I A N I  D I T A L I A  - COMITATO  NAZIONALE

 Comunicato stampa

LANPI Nazionale: non apriamo le porte con le ronde  a nostalgie del passato

Apprendiamo dal quotidiano "La Repubblica" di oggi che a Massa sono sorte le SSS (soccorso-sicurezza-sociale) su iniziativa della Destra di Francesco Storace, con la contrariet del Sindaco. Questo ultimo episodio induce lANPI a esprimere ferma opposizione e a richiamare tutti alla necessaria saggezza.

Lutilizzo di privati cittadini organizzati in "ronde" per mantenere lordine pubblico nelle nostre strade un fatto gravissimo. Aldil delle dichiarate buone intenzioni, evidente che tale provvedimento pu dare adito a scontri sociali di difficile contenimento.

Nelle nazioni democratiche a garantire ordine e sicurezza sono le forze di polizia e laddove sono carenti vanno potenziate. Questa forma di vigilanza "fai da te" fa passare nel Paese il messaggio che chiunque pu sentirsi autorizzato a procurarsi giustizia, mettendo a repentaglio la propria incolumit oltre a quella dei presunti criminali. Tutto ci inconcepibile in uno Stato di diritto.

Non apriamo le porte a eventuali nostalgie del passato.

Roma, 11 marzo 2009





Il giorno 24/feb/09, alle ore 16:59, Coord. Naz. per la Jugoslavia ha scritto:


L'ITALIA FASCISTA IN CUI VIVIAMO


Ho inviato questa lettera al Messaggero Veneto, giornale di Udine. breve perch ormai non ci sono pi tanti ragionamenti da fare.
Alessandra Kersevan

LETTERA CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Leggo sui giornali di oggi che la Destra-Fiamma tricolore e anche Alleanza nazionale si organizzano per mettere il proprio marchio sulle associazioni di volontari della sicurezza.
Poi leggo che il ministro Maroni ha detto di non chiamarle ronde, ma volontari per la sicurezza.
Mi venuto in mente che le Camicie nere si chiamavano "milizia volontaria per la sicurezza nazionale". 
Ho sentito pi di un un brivido lungo la schiena.

Grazie per l'attenzione.
Alessandra Kersevan



#6355 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Ven 13 Mar 2009 12:18 pm
Oggetto: Montreal (Canada) 24/3: Who are the War Criminals? Ten Years after...
jugocoord
Invia email Invia email
 

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12572
 
Conference: Who are the War Criminals? Ten Years after NATO's Attacks on Serbia
Global Research, March 24, 2009

The Centre for Research on Globalization (CRG) and Vanier College present


HUMANITARIAN INTERVENTION CHALLENGED

A Public Conference 10 Years After NATO Attacks on Serbia


March 24, 2009

Vanier College, Montreal


821 Ste Croix 
(Auditorium, A-103)



A day of commemorative events is organized at Vanier College, with the support of the Centre for Research on Globalization, ten years after the start of the 78-day bombing campaign in Serbia which killed thousands of civilians. 

This event will draw attention to media disinformation, the nature of war crimes, and the spirit and letter of international law in an effort to remember, to educate and to inspire us in our collective effort against the injustice of war. It will mirror similar events happening worldwide on the same date.

Central to the discussion will be the legal and moral precedent set for further 'humanitarian' bombings in Afghanistan and Iraq. 


Schedule of events and speakers:


 8:30 “The Decriminalization of Aggression” by Dr. LJILJANA PETROVIC

 10:00 “Yugoslavia: The Avoidable War” with director GEORGE BOGDANICH

11:30 Statements prepared by author and political activist Dr. DIANA JOHNSTONE to be read
and the director of the Centre for Research on Globalization Prof. MICHEL CHOSSUDOVSKY (video)

 12:00 MAIN EVENT: PANEL DISCUSSION 
EXPLORING THE HUMAN COST OF 'HUMANITARIAN' BOMBING


Former Canadian Ambassador JAMES BISSETT

Publisher, author, war correspondent and ex-Canadian soldier SCOTT TAYLOR

National best-selling author, environmental activist and political figure DAVID ORCHARD

 2:30 Film: “Kosovo | Can You Imagine?” with director BORIS MALAGURSKI


We invite you to attend any or all of the public events held at Vanier College in the auditorium (A-103). 
This is a free event. Registration is not required.


For more info: 
petrovil@... or crg.online@...


#6356 Da: Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@...>
Data: Sab 14 Mar 2009 1:24 pm
Oggetto: Torino 16/03: A 10 anni dallaggressione N.A.T.O. nei Balcani
jugocoord
Invia email Invia email
 

www.resistenze.org - segnalazioni resistenti - appuntamenti - 10-03-09 - n. 264

Torino 16/03/09 - Kosovo 1999 2009. A 10 anni dallaggressione N.A.T.O. nei balcani
  
60 ANNI SONO TROPPI - NO ALLA GUERRA - NO ALLA N.A.T.O.
 
Dal 1 al 5 aprile 2009 statisti e militari celebrano a Strasburgo, in Francia, il 60 anniversario della NATO (North Atlantic Treaty Organization), lalleanza militare tra i paesi occidentali che da decenni costringe il mondo nella morsa della guerra, della violenza, del commercio delle armi.
Ci accade in un periodo di crisi economica, per cui suona ancora pi assurdo e crimonoso lo sperpero di risorse per mantenere soldati, caserme, armamenti quando tali risorse potrebbero venire impiegate nei vari scopi sociali.
In tutta Europa e anche a Torino sono in programma varie iniziative di contrasto al 60 della NATO
 
Lunedi 16 marzo - ore 21
Centro Sereno Regis - via Garibaldi 13  Torino
 
KOSOVO 1999 2009
A 10 ANNI DALLAGGRESSIONE N.A.T.O. NEI BALCANI
 
Proiezione video e dibattito
Introduce Enrico Vigna (Associazione SOS Yugoslavia)

#6357 Da: "Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Sab 14 Mar 2009 9:08 pm
Oggetto: NATO's Global Mission Creep
jugocoord
Invia email Invia email
 
(italiano / deutsch / english)


NATO's Global Mission Creep


1) Tenth Anniversary Of NATO's Drive Into Eastern Europe (by Rick Rozoff)

2) NATO's Global Mission Creep (by DIANA JOHNSTONE)

3) NO alla NATO! Appello del Coordinamento Antimperialista e di altri
iniziatori, in Germania, per il 60.mo della NATO

4) Si  arrestata l'espansione della NATO ad est? (di Mauro Gemma)

5) Il bugiardo Jamie Shea continua a fare il portavoce della NATO:
NATO Official Keen To Bring Balkans Into Alliance / NATO-Bombensprecher als
Gastredner auf grner NATO-Jubelfeier in Berlin


di Diana Johnstone raccomandiamo anche l'importante articolo del 2004:
Clinton, Kerry e il Kosovo. L'Impostura di una "Guerra Buona" / Clinton, Kerry
and Kosovo. The Lie of a "Good War"
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3861
http://www.counterpunch.org/johnstone06242004.html


=== 1 ===

http://groups.yahoo.com/group/stopnato/message/37891

Stop NATO - March 13, 2009

Tenth Anniversary Of NATO's Drive Into Eastern Europe

Rick Rozoff


March 12 of this year marked the tenth anniversary of NATO expanding into
Eastern Europe and incorporating former members of its Warsaw Pact rival.

Nine years after the George H.W. Bush's administration's Secretary of State
James Baker had assured the Soviet Union's last president Mikhail Gorbachev that
"there would be no extension of NATO's jurisdiction for forces of NATO one inch
to the east," the Alliance, in the case of one of its new members, Poland, moved
directly to the border of Russia's Kaliningrad territory.

Om March 12, 1999 Baker's successor once-removed, Secretary of State Madeleine
Albright, gathered the the foreign ministers of the new inductees, the Czech
Republic, Hungary and Poland, to the Truman Presidential Library in
Independence, Missouri where in NATOese she "accepted the instruments of
accession to NATO of the three countries."

The speeches of all four foreign policy chiefs were larded with celebratory and
self-congratulatory effusions about the end of the Cold War, with the Hungarian,
Czech and Polish foreign ministers competing with each other in claiming that
the beginning of the new Jerusalem and the advent of post-history - or the
Eschaton - was first signaled by events in Budapest in 1956, Prague in 1968 or
Gdansk in 1981.

The Polish foreign minister of the time, Bronislaw Geremek, in noting the
proximity of Independence to another city of some note, observed that
"Fifty-three years ago, in nearby Fulton, Missouri, Winston Churchill delivered
his famous address."

Geremek was of course referring to the Iron Curtain speech of 1946 and the
official trumpet blast of the Cold War. The Polish foreign minister also
dutifully quoted the US president of the same time, Harry Truman, he who lent
his name to the doctrine of the following year, one which was immediately
implemented with the US and its Western allies intervening in civil conflicts in
Greece and Korea, the latter leading to direct combat between the United States
and China.

Forty full years of Western-instigated wars - conventional, colonial,
counterinsurgency, proxy and civil - and military-backed coups d'etat throughout
Asia, Africa, the Middle East and Latin America would be the fruits of the
policies advocated by Churchill, inaugurated by Truman and continued by his
successors in history's longest self-proclaimed crusade, that of "containing
communism."

It was the victory of that campaign that Madeleine Albright and her three
Eastern European counterparts were celebrating ten years ago by welcoming three
former Warsaw Pact nations into what was at the time and remains today the
world's only military bloc.

The Polish visitor's speech contained a line about the end of the bipolar era,
meaning that of the US and Soviet led alliances.

Many in 1991, though far fewer when Geremek spoke eight years later, hoped that
the alternative to a bipolar world be be non-polar or at any rate a multipolar
one.

The formal accession of the Czech Republic, Hungary and Poland to NATO and
events that followed close on its heels would soon dispel any such illusions.
The bipolar world had given way to history's first unipolar global order.

Even at the time of the accession ceremony the contours of the evolving
post-Cold War US- and NATO-dominated world were becoming incontestably clear.

The speeches at Independence were replete with words like freedom, democracy,
liberty, independence and self-determination; words that have in earlier periods
been noble and inspiring ones, the concepts and practices they represent causes
that countless millions have lived and often died for.

However, there have been few occasions throughout human history when even the
most ambitious and ruthless tyrants and empire-builders have not invoked one or
more of these terms, according to their own lights and for their own purposes,
to justify conquest, pillage and in the worst cases extermination.

Grand words are like coins that have become effaced by passing through too many
hands, often in illicit transactions.

How sincerely the words were used by Albright and her collaborators was
demonstrated even at the time of their meeting and with a savage vengeance
shortly thereafter.

There was an empty seat in the Truman Library on March 12 of ten years ago: That
of the foreign minister of Slovakia.

The Czech Republic, Hungary and Poland are three of the four members of Visegrad
Four grouping established in 1991 to "further European integration."

The fourth is Slovakia. All four nations joined the European Union
simultaneously in 2004.

The Visegrad Four group has been routinely characterized as an alliance of
Central European nations; not Eastern European, as the same countries were
referred to during the Cold War era.

Geography as well as terminology assume a hugh degree of plasticity in the view
of NATO nations' planners and both are harnessed to the cart of geopolitical and
military expediency.

Even more preposterously, political leaders of Estonia, Latvia and Lithuania are
now referring to their nations as being in Central Europe; all three countries
are on the Baltic Sea and border Russia in one manner or another.

Officials in Georgia and their Western sponsors frequently speak of the nation,
especially in reference to NATO membership, as "rejoining Europe." Georgia lies
to the south of Turkey and a sizeable part of the nation is to the east of the
eastern-most part of Turkey, which the West considers an Asian nation.

If integration with NATO and the European Union demands as a prerequisite and
enforces as a membership rule the uniform subordination to Brussels of a
nation's military, security, defense industry, judicial and economic
prerogatives, it also mandates that candidates and new members be whipped into
line politically.

Slovakia wasn't invited to join NATO in 1999 because it was inhabited by a
population that interpreted the words thrown around by Western power brokers,
especially self-determination and freedom of choice, in the traditional, literal
sense. That is, according to Brussels and Washington, they persistently voted
the wrong way.

In federal election after federal election Slovaks gave the political party of
the country's first prime minister Vladimir Meciar, the People's Party -
Movement for a Democratic Slovakia (HZDS), a plurality of their votes.

And just as consistently American, European Union and even NATO officials issued
the diktat that not only could the HZDS not form, it could not join, a federal
cabinet.

It took five more years before NATO considered the country sufficiently tamed
and broken in to join the Alliance.

The genuine, violent and horrific, meaning of what the new expansionist NATO
portended for Europe and the world didn't take long to manifest itself.

Only twelve days after Albright's conclave in Missouri, with herself as arguably
the prime mover, NATO launched its first sustained campaign of all-out military
aggression, the 78-day Operation Allied Force onslaught against Yugoslavia.

The Czech Republic, Hungary (which then bordered Yugoslavia) and Poland hardly
had time to catch their collective breath when they were plunged into the first
war against a sovereign European nation since Hitler's blitzkrieg assaults of
1939-1941.

Unremittingly and with increasing ferocity NATO unleashed an almost three month
attack on a small nation with 1,000 warplanes flying over 38,000 combat missions
(which included the return of the German Luftwaffe to the skies of Europe for
the first time since the defeat of the Third Reich) and, along with cruise
missiles launched from warships and submarines in the Mediterranean, spared
nothing in an aerial avalanche of cluster bombs, graphite weapons and depleted
uranium: Factories, apartment complexes, broadcasting facilities, hospitals,
power grids, passenger trains, refugee columns, religious processions and the
Chinese embassy.

A month into the conflict the NATO 50th anniversary jubilee summit was held in
Washington, DC, where the Czech Republic, Hungary and Poland were formally
inducted into the bloc, one now at war for the first time.

There can be little doubt that the timing of the attack on Yugoslavia on March
24 was coordinated with the scheduled NATO summit on April 23-24 and that the
second was planned to celebrate an anticipated capitulation by Yugoslavia and
the unveiling of the new, global NATO as the world's preeminent arbiter of
internal as well as international disputes, the redrawing of national borders
and the use of military force.

This in contraposition to the United Nations and international law, both of
which had been circumvented, subverted and supplanted by a Western military bloc
with the war against Yugoslavia with neither yet recuperating from the blow.

NATO underestimated Serbian resolve, as Hitler had done in 1941, delaying the
arrival of his Wehrmacht to the gates of Moscow for several critically important
weeks.

The NATO summit then, far from dragging the pennants of a subjugated nation cum
conquered province through the dust and conducting a triumph reminiscent of
those of the Rome of the Caesars, was on April 24 rather confronted with
considering a ground invasion of the nation it had failed to bomb into
submission.

The three new NATO members, none of whom had deployed troops for combat missions
since World War II, were close to discovering what joining the "alliance of free
nations" actually entailed.

Largely through the treachery of Finland's Maarti Ahtisaari and the complicity
of Russia's Viktor Chernomyrdin they weren't provided that opportunity in 1999
but neither did they have to wait long for another.

One of the catchphrases employed at the time that the Czech Republic, Hungary
and Poland were being integrated into NATO was mutual defense; that is, by
joining the world's sole remaining military bloc the three countries would
acquire powerful protectors - the United States, Britain, France and Germany
most notably - in the event any or all of the three were victims of armed
aggression.

This means the activation of NATO's Article 5, which obliges all Alliance member
states to offer military assistance to any other that requests it.

In 1999 Washington and Brussels had a compliant Yeltsin government in power in
Russia, one that would have ceded the West anything it asked for short of
Cathedral Square in the center of Moscow's Kremlin, so it was evident that
Article 5 in fact had nothing to do with defense but everything to do with joint
military action of another nature.

This was two and a half years before NATO and the US seized upon the alleged war
on terrorism (prior to that they were inclined in the opposite direction), so
mythic threats by non-state actors couldn't be employed as a pretext for an
urgent need to take the three new members under NATO's collective defense - and
nuclear - umbrella.

Other motives were behind doing so, including moving NATO military hardware,
surveillance, air patrols, training centers and operational contingencies
further eastward up to the Russian border.

But NATO first implemented its mutual military assistance clause because of
events and against targets in parts of the world never expected by most: The
bloc used the events of September 11, 2001 in the United States to launch a full
19-member military operation in Afghanistan.

In thirty five years as members of the Warsaw Pact the Czech Republic, Hungary
and Poland had never been called upon to send troops to a war zone; in only 30
months as NATO members they were pulled into what is soon to be an eight-year
war in South Asia.

All three nations have troops deployed in Afghanistan and all three have
suffered combat fatalities there.

The seven other Eastern European nations that followed them into NATO -
Bulgaria, Estonia, Latvia, Lithuania, Romania, Slovenia and Slovakia - and the
three that are to follow the above ten - Albania, Croatia and Macedonia - also
have troops stationed in the world's most dangerous war zone, and most all of
them, including the Czech Republic, Hungary and Poland, had troops stationed in
Iraq after March of 2003.

The last three countries have all lost troops there also.

Shortly after the invasion of Iraq and the deployment of a US military
headquarters in Baghdad and a British counterpart in Basra, a third, middle zone
around the ancient city of Babylon and Karbala was under Polish military command
(consisting of 7,000 troops) with NATO assistance.

The main Polish base was called Camp Babylon in fact and was the site of
desecration and destruction of some of the world's most treasured artifacts at
the hands of new NATO's occupation forces.

Collectively the Czech Republic, Hungary and Poland had not lost a single troop
in combat operations since World War II, but now all have done so in two
nations, with the Polish death toll in Iraq at 21 and in Afghanistan at 9.

Serving NATO at the expense of one's nation and people is not limited to killing
and dying overseas, however, as the Alliance has endangered the three states at
home in addition.

The US intends to station an X-Band radar transferred from the Marshall Islands
to the Czech municipality of Brdy as part of a global missile shield system and
NATO has constructed a radar installation in the city of Slavkov near the site
of the Battle of Austerlitz.

There is fierce and committed local opposition to both deployments, two of many
and illimitable obligations of NATO membership.

A comparable campaign exists in Hungary to stop the deployment of a NATO radar
facility on Tubes Hill near Pecs.

Poland is slated for the most provocative and threatening projects: Ten US
interceptor missile silos at or near the Redzikowo airport in Slupsk near the
Baltic Sea coast and a Patriot missile battery not too far from Russia's
Kaliningrad enclave.

Redzikowo formerly housed a Nazi German airbase, from where Luftwaffe warplanes
took off to bomb Poland itself in World War II.
....
A decade later the 1999 NATO accession was marked by expensive celebrations and
hollow speeches in Budapest, Prague and Warsaw with Madeleine Albright
condescending to visit the three capitals - recall she had summoned the foreign
ministers to Missouri to recruit them ten years earlier - and Polish Defense
Minister Bogdan Klich opening a "NATO village" on the grounds of the University
of Warsaw and decking the capital with NATO flags.

The EU's Javier Solana, NATO Secretary General during the three nations'
absorption, boasted of his own accomplishment while waxing enthusiastic over the
prospects of the bloc moving yet further east into former Soviet space.

Ex-Czech president Vaclav Havel used the occasion to call for NATO to continue
the trend by dragging in Belarus and Ukraine.

Hungarian Defence Minister Imre Szekeres was ordered to Washington during the
anniversary to get his latest marching orders from Pentagon chief Robert Gates
and current National Security Advisor and former NATO Supreme Allied Commander
James Jones.

Ten years ago there was only one NATO state bordering Russia, Norway with a
narrow corridor linking the two nations.

Now there are four new full members on Russia's borders - Estonia, Latvia,
Lithuania and Poland - and four former Soviet Republics with NATO Individual
Partnership Action Plans also abutting Russia - Azerbaijan, Georgia, Kazakhstan
and Ukraine.

Finland, a former neutral sharing a 1,300-kilometer border with Russia, is being
prepared for further NATO integration and has proven its bona fides in this
respect by deploying troops under the Alliance's command in Afghanistan.

A decade after the Czech Republic, Hungary and Poland were absorbed by NATO the
state of the world and the landscape of Europe have changed.

Yugoslavia no longer exists, even on maps.

And other nations within or against whom NATO has attacked or conducted other
military operations - Bosnia, Macedonia, Afghanistan, Iraq, Sudan, Pakistan and
Somalia - may suffer the same fate.

March 12 is not an occasion for celebration but a cause for the deepest concern
and a spur to oppose history's first attempt at creating a worldwide military
bloc ahead of its 60th anniversary summit beginning in less than three weeks.


Source: Stop NATO
http://groups.yahoo.com/group/stopnato


=== 2 ===

CounterPunch March 13 / 15, 2009
French Kissing

NATO's Global Mission Creep

By DIANA JOHNSTONE
NATO, the main overseas arm of the U.S. military-industrial complex, just keeps
expanding. Its original raison d'tre, the supposedly menacing Soviet bloc, has
been dead for twenty years. But like the military-industrial complex itself,
NATO is kept alive and growing by entrenched economic interests, institutional
inertia and an official mindset resembling paranoia, with think tanks looking
around desperately for "threats".
This behemoth is getting ready to celebrate its 60th birthday in the twin cities
of Strasbourg (France) and Kehl (Germany) on the Rhine early in April. A special
gift is being offered by France's increasingly unpopular president, Nicolas
Sarkozy: the return of France to NATO's "integrated command". This bureaucratic
event, whose practical significance remains unclear, provides the chorus of
NATOlatrous officials and editorialists something to crow about. See, the silly
French have seen the error of their ways and returned to the fold.
Sarkozy, of course, puts it in different terms. He asserts that joining the NATO
command will enhance France's importance by giving it influence over the
strategy and operations of an Alliance which it never left, and to which it has
continued to contribute more than its share of armed forces.
The flaw in that argument is that it was the totally unshakable U.S. control of
NATO's integrated command that persuaded General Charles de Gaulle to leave in
the first place, back in March 1966. De Gaulle did not do so on a whim. He had
tried to change the decision-making process and found it impossible. The Soviet
threat had diminished, and de Gaulle did not want to be dragged into wars he
thought unnecessary, such as the U.S. effort to win a war in Indochina that
France had already lost and considered unwinnable. He wanted France to be able
to pursue its own interests in the Middle East and Africa. Besides, the US
military presence in France stimulated "Yankee go home" demonstrations.
Transferring the NATO command to Belgium satisfied everyone.
Sarkozy's predecessor Jacques Chirac, wrongly labeled "anti-American" by US
media, was already willing to rejoin the NATO command if he could get something
substantial in return, such as NATO's Mediterranean command. The United States
flatly refused.
Instead, Sarkozy is settling for crumbs: assignment of senior French officers to
a command in Portugal and to some training base in the United States. "Nothing
was negotiated. Two or three more French officers in position to take orders
from the Americans changes nothing", observed former French foreign minister
Hubert Vdrine at a recent colloquium on France and NATO.
Sarkozy announced the return on March 11, six days before the issue is to be
debated by the French National Assembly. The protests from both sides of the
aisle will be in vain.
There appear to be two main causes of this unconditional surrender.
One is the psychology of Sarkozy himself, whose love for the most superficial
aspects of the United States was expressed in his embarrassing speech to the
U.S. Congress in November 2007. Sarkozy may be the first French president who
seems not to like France. Or at least, to like the United States better (from
watching television). He can give the impression of having wanted to be
president of France not for love of country, but in social revenge against it.
From the start, he has shown himself eager to "normalize" France, that is, to
remake it according to the American model.
The other, less obvious but more objective cause is the recent expansion of the
European Union. The rapid absorption of all the former Eastern European
satellites, plus the former Soviet Republics of Estonia, Latvia and Lithuania,
has drastically changed the balance of power within the EU itself. The core
founding nations, France, Germany, Italy and the Benelux countries, are no long
able to steer the Union toward a unified foreign and security policy. After
France and Germany refused to go along with the invasion of Iraq, Donald
Rumsfeld dismissed them as "old Europe" and gloated over the willingness of "new
Europe" to follow the United States lead. Britain to the west, and the "new"
European satellites to the East are both more attached to the United States
politically and emotionally than they are to the European Union that took them
in and provided them with considerable economic development aid and a veto over
major policy issues.
This expansion effectively buried the longstanding French project to build a
European defense force that could act outside the NATO command. The rulers of
Poland and the Baltic States want U.S. defense, by way of NATO, period. They
would never accept the French project of an EU defense not tied to NATO and the
United States.
France has its own military-industrial complex, totally dwarfed by the one in
the United States, but the largest in Western Europe. Any such complex needs
export markets for its arms industry. The best potential market would have been
independent European armed forces. Without that prospect, some may hope that
joining the integrated command can open NATO markets to French military
products.
A slim hope, however. The United States jealously guards major NATO procurements
for its own industry. France is unlikely to have much influence within NATO for
the same reason it is giving up its attempt to build an independent European
army. The Europeans themselves are deeply divided. With Europe divided, the
United States rules. Moreover, with the economic crisis deepening, money is
running short for weaponry.
From the viewpoint of French national interest, this feeble hope for marketing
military hardware is vastly outweighed by the disastrous political consequences
of Sarkozy's act of allegiance.
It is true that even outside the NATO integrated command, France's independence
was only relative. France followed the United States into the first Gulf War 
President Franois Mitterrand vainly hoped thereby to gain influence in
Washington, the usual mirage that beckons allies into dubious U.S. operations.
France joined the 1999 NATO war against Yugoslavia, despite misgivings at the
highest levels. But in 2003, President Jacques Chirac and his foreign minister
Dominique de Villepin actually made use of their independence by rejecting the
invasion of Iraq. It is generally acknowledged that the French stand enabled
Germany to do the same. Belgium followed.
Villepin's February 14, 2003, speech to the UN Security Council giving priority
to disarmament and peace over war won a rare standing ovation. The Villepin
speech was hugely popular around the world, and greatly enhanced French
prestige, especially in the Arab world. But back in Paris, the personal hatred
between Sarkozy and Villepin has reached operatic heights of passion, and one
can suspect that Sarkozy's return to NATO obedience is also an act of personal
revenge.
The worst political effect is much broader. The impression is now created that
"the West", Europe and North America, are barricading themselves by a military
alliance against the rest of the world. In retrospect, the French dissent
accomplished a service to the whole West by giving the impression, or the
illusion, that independent thought and action were still possible, and that
someone in Europe might listen to what other parts of the world thought and
said. Now, this "closing of ranks", hailed by the NATO champions as "improving
our security", will sound the alarms in the rest of the world. The empire seems
to be closing its ranks in order to rule the world. The United States and its
allies do not openly claim to rule the world, only to regulate it. The West
controls the world's financial institutions, the IMF and the World Bank. It
controls the judiciary, the International Criminal Court, which in six years of
existence has put on trial only one obscure Congolese warlord and brought
charges against 12 other persons, all of them Africans  while meanwhile the
United States causes the deaths of hundreds of thousands, or even millions, of
people in Iraq and Afghanistan and supports Israel's ongoing aggression against
the Palestinian people. To the rest of the world, NATO is just the armed branch
of this enterprise of domination. And this at a time when the Western-dominated
system of financial capitalism is bringing the world economy to collapse.

This gesture of "showing Western unity" for "our security" can only make the
rest of the world feel insecure. Meanwhile, NATO moves every day to surround
Russia with military bases and hostile alliances, notably in Georgia. Despite
the smiles over dinner with her Russian counterpart, Sergei Lavrov, Hillary
Clinton repeats the stunning mantra that "spheres of influence are not
acceptable"  meaning, of course, that the historic Russian sphere of interest
is unacceptable, while the United States is vigorously incorporating it into its
own sphere of influence, called NATO.
Already China and Russia are increasing their defense cooperation. The economic
interests and institutional inertia of NATO are pushing the world toward a
pre-war lineup far more dangerous than the Cold War.
The lesson NATO refuses to learn is that its pursuit of enemies creates enemies.
The war against terrorism fosters terrorism. Surrounding Russian with missiles
proclaimed "defensive"  when any strategist knows that a shield accompanied by
a sword is also an offensive weapon  will create a Russian enemy.
The Search for Threats
To prove to itself that it is really "defensive", NATO keeps looking for
threats. Well, the world is a troubled place, thanks in large part to the sort
of economic globalization imposed by the United States over the past decades.
This might be the time to be undertaking diplomatic and political efforts to
work out internationally agreed ways of dealing with such problems as global
economic crisis, climate change, energy use, hackers ("cyberwar"). NATO think
tanks are pouncing on these problems as new "threats" to be dealt with by NATO.
This leads to a militarization of policy-making where it should be
demilitarized.

For example, what can it mean to meet the supposed threat of climate change with
military means? The answer seems obvious: military force may be used in some way
against the populations forced from their homes by drought or flooding. Perhaps,
as in Darfur, drought will lead to clashes between ethnic or social groups. Then
NATO can decide which is the "good" side and bomb the others. That sort of
thing.
The world indeed appears to be heading into a time of troubles. NATO appears
getting read to deal with these troubles by using armed force against unruly
populations.
This will be evident at NATO's 60th anniversary celebration in Strasbourg/Kehl
on April 3 and 4.
The cities will be turned into armed camps. Residents of the tranquil city of
Strasbourg are obliged to apply for badges in order to leave or enter their own
homes during the happy event. At crucial times, they will not be allowed to
leave home at all, except under emergency circumstances. Urban transport will be
brought to a standstill. The cities will be as dead as if they had been bombed,
to allow the NATO dignitaries to put on a show of peace.
The high point is to be a ten-minute photo op when French and German leaders
shake hands on the bridge over the Rhine connected Strasbourg and Kehl. As if
Angela Merkel and Nicolas Sarkozy were making peace between France and Germany
for the first time. The locals are to be locked up so as not to disturb the
charade.
NATO will be behaving as though the biggest threat it faces is the people of
Europe. And the biggest threat to the people of Europe may well be NATO.
Diana Johnstone is author of Fools' Crusade: Yugoslavia, NATO and Western
Delusions (Monthly Review Press).
She can be reached at diana.josto@...


=== 3 ===

( Dieser Aufruf auf deutscher Sprache: NEIN zur NATO
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6265 )

---

http://www.lsmetropolis.org/2009/02/no-alla-nato/

NO alla NATO!

Posted By rino On 22 Febbraio 2009 @ 9:56 pm In Internazionale, NO WAR | No
Comments

Solidali con tutti coloro che manifesteranno nell'aprile del 2009 a Strasburgo e
a Baden-Baden contro il summit della NATO il giorno del 60 anniversario della
sua creazione, facciamo un appello affinch tutte queste proteste diventino il
punto di partenza di una campagna permanente contro la NATO e la
militarizzazione dell'Unione Europea, concentrandoci innanzitutto sui seguenti
punti:
In Afghanistan: ritiro di tutte le truppe straniere;
In Iraq: ritiro di tutte le truppe straniere; cessazione del sostegno militare
tedesco all'occupazione;
Solidariet con la legittima resistenza di tutti i popoli del Vicino e Medio
Oriente alla guerra e all'occupazione;
Rimozione dell'assedio imposto a Gaza, demolizione del Muro di separazione e
degli insediamenti ebraici illegali;
Cessazione delle minacce di guerra contro l'Iran;
NO all'ingerenza della NATO nei Balcani e ritiro delle sue truppe; il
riconoscimento del "Kosovo"  dichiarato immediatamente nullo e mai avvenuto;
Scioglimento dei tribunali ad hoc per il Ruanda e la Jugoslavia: sono contrari
al diritto internazionale e servono solo alla propaganda a favore della NATO e
al lavaggio del cervello;
No all'allargamento a Est della NATO (Ucraina, Georgia);
Solidariet con la resistenza allo scudo anti-missile statunitense nella
Repubblica Ceca e in Polonia.
Le nazioni alleate all'interno della NATO rappresentano un ostacolo alla
risoluzione pacifica di quasi tutti i conflitti presenti nel mondo. La NATO
impedisce ai popoli di evolvere verso la democrazia e di disporre di s stessi,
e distrugge cos le basi del benessere sociale e di una gestione rispettosa
dell'ambiente.
Dopo la lunga serie di aggressioni contro l'Iraq (1991), la Somalia (1992), la
Jugoslavia (1999), l'Afghanistan (2001) e ancora l'Iraq (2003), nonch di guerre
per procura: quelle delle milizie contro la Repubblica Democratica del Congo
(1998), di Israele contro il Libano e della Georgia contro la Russia (2008), ci
si chiede con inquietudine cosa si debba ora temere dagli Stati Uniti e dai loro
alleati. Un'intensificazione dell'occupazione in Afghanistan? Una
destabilizzazione dell'India e del Pakistan? Un bombardamento dell'Iran? Un
annientamento con la forza delle armi del cammino intrapreso da Cuba, dal
Venezuela e da un numero sempre maggiore di altri paesi latino-americani?
Davanti all'estensione della crisi economica mondiale, si ricorda che gli
imperialismi avevano tentato di risolvere quella degli anni Trenta del Novecento
con la corsa agli armamenti e la guerra che condussero all'esito catastrofico
della Seconda guerra mondiale.
La risposta del movimento pacifista alla politica della NATO dev'essere
proporzionata alle dimensioni del pericolo sempre pi grave. Per questo motivo
facciamo appello a tutte le persone che amano la giustizia: organizziamo una
campagna permanente, vasta e decisa contro la NATO.
Elaboriamo strategie coordinate per mobilitare azioni di opposizione in tutti i
teatri e in tutte le zone in cui la NATO spiega le sue attivit. Impariamo a
riconoscere per tempo i pericoli pi gravi e diamo l'allarme perch il maggior
numero di persone possa reagire e difendersi.
Smascheriamo le menzogne che servono a giustificare le guerre e opponiamo al
lavaggio del cervello l'informazione e la pedagogia.
Cerchiamo ostinatamente di ottenere dagli Stati membri della NATO il ritiro
individuale dalla struttura.
Tutto quello che indebolisce la NATO consolida le forze della pace e del
progresso in tutto il mondo. Vent'anni dopo lo scioglimento del Patto di
Varsavia  ben ora di procedere a quello della NATO.
***
L'Unione Europea si  estesa verso l'Est e il Sud-Est dell'Europa parallelamente
all'allargamento a Est della NATO. Ma  stata ancora una volta spaccata da nuove
frontiere esterne. Viene strumentalizzata nel nuovo scontro tra la Russia e la
Bielorussia. La dottrina della guerra preventiva comune alla NATO e agli Stati
Uniti  stata ripresa in ambito europeo. Sono state create Forze di intervento
rapido europee per intervenire militarmente in tutto il mondo in coordinamento
con la NATO sotto il pretesto di missioni umanitarie di lotta contro il
terrorismo o di risoluzione dei crisi. A fini di addomesticamento politico,
di controllo sui mercati e di spoliazione delle risorse naturali di paesi terzi,
la collaborazione tra l'Unione Europea, gli Stati Uniti e la NATO si 
notevolmente intensificata. L'Unione Europea impone ai suoi membri un
proseguimento della militarizzazione e della corsa agli armamenti. In perfetto
accordo con la NATO e gli Stati Uniti e con i meccanismi dell'Unione, i governi
europei hanno messo in atto delle misure mirate a limitare i diritti civili,
annullare le conquiste sociali e sviluppare delle strutture repressive contro i
movimenti popolari. L'Unione Europea sta assumendo sempre pi i tratti di
un'unione imperialista di governi europei, e questo impedisce di parlare di
autonomia europea e di rottura con la tutela della superpotenza imperiale,
nonostante occasionali deleghe di potere.
Ma le contraddizioni interne dell'Unione Europea, il consenso tra tutte le
potenze imperialiste, lo scacco della politica europea, il NO francese, olandese
e irlandese al TCE, il rifiuto e la disobbedienza civile opposti alle
regolamentazioni dell'Unione aprono delle prospettive su nuove forme di
collaborazione tra i paesi europei, con i paesi dell'ex Unione Sovietica ma
anche con i paesi del litorale mediterraneo, il mondo arabo e gli altri
continenti. Solo rifiutando il ruolo di fratelli minori degli Stati Uniti e
della NATO, resistendo a un'Europa imperialista e ritirandole la sua pretesa
"legittimit" si potr intraprendere appieno la lotta antimilitarista e
anti-NATO.
La crisi universale che stiamo attraversando e che coinvolge l'economia, la
finanza, il progresso sociale, la fornitura di materie prime e l'ambiente, 
foriera di nuovi pericoli ma anche di nuove opportunit. La politica
neoliberista ha gi dovuto riconoscere il proprio totale fallimento. L'egemonia
statunitense sul pianeta  sempre pi spesso messa in discussione. Il tentativo
di rimodellare in senso neocoloniale il Vicino e Medio Oriente  giunto a un
punto morto, perch le forze d'affermazione nazionale della regione conducono
una lotta di resistenza accanita contro il rullo compressore militare degli
Stati Uniti e dei loro alleati. In America latina si sono aperte nuove
prospettive socialiste. Vedono la luce nuove coalizioni, per esempio tra la
Cina, la Russia, il Brasile e l'India, che spingono verso un mondo multipolare.
 ormai finita l'epoca in cui si celebrava il trionfo del capitalismo sul
socialismo, la "fine della Storia". Il mondo  entrato in un periodo di nuovo
slancio delle lotte anti-imperialiste a favore dell'indipendenza, del progresso
sociale, delle nazioni e dei popoli.
Il rifiuto categorico del patto imperialista della NATO e delle sue truppe
ausiliarie dell'Unione Europea non , come vorrebbero far credere le lite
finanziarie, un ripiego isolazionista, nazionalista e autarchico, ma la
riconquista della sovranit nazionale, base essenziale di un'evoluzione verso la
democrazia e il socialismo. Bisogna opporre alla NATO e all'Unione Europea un NO
di principio se si vuole superare la crisi e creare nuove forme di
collaborazione internazionale al servizio della maggioranza dei lavoratori.
PER UN MONDO SENZA NATO  PER UN'EUROPA DEI POPOLI
Primi firmatari:
Deutscher Freidenker-Verband (Associazione tedesca di liberi pensatori)Initiativ
e.V. (Associazione Iniziativa)
Antiimperialistische Koordination (Coordinamento anti-imperialista)
Vereinigung fr Internationale Solidaritt (VIS) e.V. (Associazione per la
solidariet internazionale)
Arbeitskreis Marburger WissenschaftlerInnen fr Friedens- und
Abrstungsforschung (Comitato di lavoro degli scienzati di Marburgo per la
ricerca sulla pace e il disarmo)
Arbeiterfotografie - Forum fr Engagierte Fotografie (Fotografia operaia  Foro
per una fotografia impegnata)
Contatto: [1] redaktion@...
Per firmare la petizione internazionale vai a
[2] TLAXCALA The Translators' Network for Linguistic Diversity- NO NATO!
http://www.tlaxcala.es/detail_campagne.asp?lg=it&ref_campagne=9

Article printed from metropoLiS - Rivista Online: http://www.lsmetropolis.org

URL to article: http://www.lsmetropolis.org/2009/02/no-alla-nato/

URLs in this post:
[1] redaktion@...: mailto:redaktion@...
[2] TLAXCALA The Translators' Network for Linguistic Diversity- NO NATO!:
http://www.tlaxcala.es/detail_campagne.asp?lg=it&ref_campagne=9



=== 4 ===

http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=18040
Si  arrestata l'espansione della NATO ad est?

di Mauro Gemma

su altre testate del 03/03/2009

L'esempio dell'Ucraina

In una recente intervista concessa all'agenzia russa Interfax, il
Sottosegretario statunitense per gli Affari Politici William Burns torna sulla
questione dell'adesione di Ucraina e Georgia alla NATO, ribadendo la
tradizionale posizione USA, secondo cui "anche Ucraina e Georgia hanno il
diritto di essere membri NATO" dal momento che "ogni nazione sovrana ha diritto
di prendere la propria decisione e di scegliere i propri alleati".

Allo stesso tempo per, Burns precisa che al momento "l'Ucraina e la Georgia non
sono pronte per entrare a far parte della NATO", subordinando la decisione
definitiva in merito alla richiesta di adesione al fatto che "tutti i membri
della NATO siano d'accordo, e che i cittadini di quel paese appoggino la
decisione".

Non sfugge certamente che la relativa prudenza dei pi recenti approcci
"ufficiali" alla questione dell'ulteriore allargamento della NATO ad est, che si
coglie, oltre che in quella di Burns, anche in altre recenti dichiarazioni di
politici e diplomatici statunitensi,  in larga parte dovuta agli esiti
"disastrosi" per l'amministrazione USA della crisi caucasica della scorsa
estate, conclusasi con il rovescio della provocazione georgiana alle frontiere
della Russia, in seguito alla dura e vittoriosa reazione armata del Cremlino.

E' in particolare a partire da quel momento, che gli approcci USA
all'allargamento della NATO hanno dovuto ovviamente tener conto (come, afferma
Burns nella sua intervista) del fatto che evidentemente non tutti i partner
europei della NATO (in particolare, Germania, Francia e la stessa Italia, che
hanno svolto un ruolo relativamente autonomo nella ricerca di una composizione
della crisi tra Russia e Georgia) appaiono disponibili ad acuire gli elementi di
tensione con Mosca nell'attuale momento di profonda crisi economica che
attraversa il "vecchio Continente" e in una situazione di acuta dipendenza dalle
risorse energetiche del mercato russo.

Ma tutte queste considerazioni ci permettono di affermare con sicurezza che ci
troviamo di fronte a una frenata o, addirittura, al definitivo arresto dei piani
di allargamento ad Est del sistema di alleanze militari e politiche
imperialiste, che ebbero proprio in esperti e potenti sostenitori delle
amministrazioni democratiche USA passate e presente (Brzezinski, Soros,
Albright) i principali ispiratori e strateghi?

Uno sguardo pi attento all'evolversi della situazione nelle aree interessate,
dovrebbe indurre a maggiore prudenza molti entusiasti sostenitori di una
presunta "vocazione" della nuova amministrazione USA alla composizione dei
conflitti tuttora in corso con la Russia e con altri protagonisti della scena
internazionale, i quali danno per scontata la sua accettazione incondizionata di
un nuovo orizzonte multipolare delle relazioni internazionali, in cui non ci sia
posto per le scelte avventurose che hanno caratterizzato la precedente
presidenza Bush.

Se ci limitiamo, ad esempio, ad esaminare alcuni sviluppi degli avvenimenti in
Ucraina, il grande paese europeo considerato da sempre strategico per gli
interessi USA e oggetto, da lunghi anni, di pressioni e condizionamenti esterni,
possiamo trarre la conclusione che il tentativo di "forzare i tempi" della sua
integrazione nell'orbita occidentale non si  certo definitivamente arrestato,
che le speranze di un'accelerazione dei progetti di "colonizzazione" e
asservimento militare a suo tempo intrapresi continuano ad essere coltivate,
approfittando anche della profonda crisi economica in cui versa l'ex repubblica
sovietica, sull'orlo della bancarotta.

Anche il notevole sviluppo del movimento anti-NATO (per iniziativa, in
particolare, del Partito Comunista di Ucraina e di altre forze di sinistra), a
cui si  assistito in questi ultimi giorni, con grandi manifestazioni in diverse
parti del paese (in particolare in Crimea, scenario potenziale di un pericoloso
scontro tra le forze navali di Mosca e di Washington), sta l a dimostrare che
la consapevolezza del pericolo di definitivo assoggettamento al "carro
americano"  ben presente in larghi strati dell'opinione pubblica ucraina, che
non ha certo abbassato la guardia, neppure dopo l'avvento di Obama alla
presidenza.

Rivelatrice dell'incertezza di un futuro di "distensione" della politica USA in
quest'area, appare, ad esempio, l'intervista al quotidiano francese Le Figaro,
in cui, nei giorni scorsi, il principale ispiratore della politica estera
"democratica" verso il mondo ex sovietico, Zbigniew Brzezinski, si  espresso
per l'apertura di "sedi di dialogo" con Mosca, ma ha anche precisato che
l'approccio negoziale deve avvenire nel contesto di una concezione delle
relazioni con la Russia e gli stati dell'ex URSS, che non lascia spazio a dubbi
interpretativi: "L'inizio del dialogo con la Russia non pu avvenire a costo di
limitare le aspirazioni di quei paesi che vogliono aderire alla NATO  come
l'Ucraina e la Georgia  soprattutto perch l'Ucraina, in quanto membro della
NATO, spianerebbe la strada alla democratizzazione della Russia". Ancora una
volta, Ucraina, Georgia (e altri stati dell'ex URSS) dirette da elite fedeli ai
valori di "missione di civilt" della potenza USA, integrate militarmente nel
blocco imperialista, e garanti degli interessi USA contro una Russia ricondotta
a pi miti consigli e disposta a trattare (o meglio, a collaborare) alle
condizioni imposte. E', tra l'altro, non privo di significato che l'intervista
sia stata diffusa contemporaneamente al diffondersi di voci circa la nomina del
figlio dello stesso Brzezinski ad ambasciatore a Varsavia, capitale di un paese
che da secoli nutre velleit egemoniche sugli stati slavi europei limitrofi alla
Russia (Bielorussia e Ucraina) e che, pi di tutti, ha operato, negli ultimi
anni, a favore di una politica aggressiva nei confronti dell'amministrazione
russa, in perfetta sintonia con gli orientamenti della politica estera USA.

A met febbraio, nel corso di una visita in Georgia, il portavoce del
Dipartimento di Stato USA, Robert Wood, pur con toni meno aggressivi di quelli
che caratterizzavano l'era Bush, richiesto di un parere circa un possibile
cambiamento dell'atteggiamento della nuova amministrazione Obama nei confronti
dell'adesione di Georgia e Ucraina all'Alleanza Atlantica, ha risposto che gli
Stati Uniti "sono ancora impegnati nel migliorare e rafforzare le relazioni
della NATO" con i due paesi. E ha concluso: "a quanto ne so, non c' stato alcun
cambiamento della posizione rispetto alla dichiarazione di Bucarest (dei leader
della NATO, in aprile 2008):  evidente che questi due paesi saranno membri
della NATO".

Un altro segnale che le manovre tendenti ad integrare l'Ucraina nella NATO non
stiano subendo rallentamenti viene dalla recente visita (21 febbraio) del vice
ministro degli esteri ucraino Volodymyr Handogyi in Romania per consultazioni in
merito alle modalit che facilitino l'accesso all'Alleanza Atlantica e la
definizione dell'agenda di impegni relativi alla realizzazione delle decisioni
assunte nel vertice di Bucarest in relazione all'adesione di Kiev.

Nel frattempo, prosegue incessante la stretta collaborazione degli USA con il
governo di Kiev (peraltro alle prese con una drammatica crisi di credibilit
presso l'opinione pubblica del proprio paese) per garantire, come sottolinea il
21 febbraio l'analista politico ucraino Viktor Pirozhenko nel sito russo del
"Fondo di Cultura Strategica" (http://www.fondsk.ru/article.php?id=1936),
"un'adesione silenziosa, non formale alla NATO dell'Ucraina", che viene
considerata "membro de facto dell'alleanza, anche in assenza di una
formalizzazione giuridica". A tal scopo, sottolinea Pirozhenko,  previsto un
drastico incremento del numero degli osservatori statunitensi e una sostanziosa
crescita dell'appoggio finanziario da parte USA a innumerevoli organizzazioni
non governative ucraine (quelle, tanto per intendersi, che hanno svolto un ruolo
decisivo nella vittoria della "rivoluzione arancione" alla fine del 2004).

In effetti, pur non essendo formalmente membro della NATO, con la presidenza di
Juschenko, l'Ucraina assolve praticamente agli stessi obblighi previsti per i
membri a pieno titolo dell'alleanza militare. Ad esempio, lo spiegamento ai
confini della Russia di parte consistente delle formazioni militari di Kiev, ha
rappresentato, come ha dichiarato, nel dicembre 2008, il Capo di Stato Maggiore
S. Kirichenko, "il rafforzamento delle frontiere della NATO, fino alla linea di
confine ucraino-russa". Un altro passo che sancisce l'adesione di fatto alla
NATO si  registrato con l'accordo, siglato dal ministro della difesa Jekanurov,
che permette il transito e la dislocazione delle forze e del personale
dell'alleanza su tutto il territorio nazionale.

Un altro esempio viene dalla ratifica, il 18 febbraio, da parte del parlamento
ucraino dei "protocolli aggiuntivi" al "Memorandum di intesa" siglato dal
governo e dalla NATO, che prevede l'installazione di un "Centro di Informazione
e Documentazione della NATO" e la dislocazione in tutto il paese di ufficiali di
collegamento del blocco militare.

"Se l'Ucraina continuer ad adempiere fedelmente agli obblighi previsti per
tutti i paesi membri della NATO, pur continuando a stare fuori dall'alleanza" 
conclude l'analisi di Pirozhenko  "alla fine, i partners europei (riluttanti)
degli Stati Uniti si convinceranno che l'Ucraina dovr essere ammessa, senza
osservare le procedure normalmente richieste, ma semplicemente legittimando la
situazione esistente".



=== 5 ===



http://www.defensenews.com/story.php?i=3971666&c=EUR&s=TOP


Defense News
March 3, 2009


NATO Official Keen To Bring Balkans Into Alliance
By JULIAN HALE


BRUSSELS - A NATO official has said he strongly favors bringing Balkans
countries into NATO structures.

"We have a political debt to finish what we begun in the 1990s," said Jamie
Shea, NATO's director for policy and planning, at a debate, "Could Balkan
Newcomers to NATO and the EU Affect the Security of the West?" organized by the
Security and Defence Agenda think tank here March 2.

Arguing that the West tends to deal with countries too much on a bilateral
basis, Shea said a strategic dialogue with the Balkans as a whole is needed. He
suggested creation of a Balkans historical commission to address nationalistic
tendencies in some countries.

In addition, he recommended examining the networks of corruption that fuel
nationalism, and expressed hope that Albania and Croatia would join NATO at the
April summit.

Doris Pack, the chairwoman of the European Parliament's delegation for relations
with South East European countries, said questions remain about Croatia joining
NATO because of its border dispute with neighboring Slovenia, but she believes
this should be dealt with bilaterally.

"If a country fulfills the conditions to join, it can't be blackmailed by a
member with other interests using its membership to deal with bilateral
political problems," she said.

She argued that an EU country could have used the border dispute to prevent
Slovenia from joining the European Union but did not do it. "Germany had
problems with the Czech Republic but didn't burden the EU accession process of
the Czechs with these bilateral problems," she said.

She said Croatia should enter NATO as it would be "a good signal" for other
countries in the region.

The Turkish ambassador to NATO, Tacan Ildem, stressed the importance of NATO's
open-door policy with regard to enlargement. Addressing the dispute between the
former Yugoslav Republic of Macedonia and Greece over the name of the former
country, which calls itself Macedonia, he said it is "incumbent on Greece and
Macedonia" to reach an agreement. "I fear that if we can't reach an agreement
expeditiously, then Macedonia will feel abandoned."

With regard to Bosnia-Herzegovina, Shea argued that linking aid to multi-ethnic
cooperation could help the situation.

Shea said that, while additional NATO troops would be helpful in Afghanistan,
"we can't withdraw them from Kosovo for now."

---

http://www.jungewelt.de/2009/03-06/011.php

06.03.2009 / Schwerpunkt / Seite 3
Neue Vision vom Krieg

Jamie Shea und die Heinrich-Bll-Stiftung: NATO-Bombensprecher als Gastredner
auf grner NATO-Jubelfeier in Berlin

Von Werner Pirker

Sechzig Jahre NATO  fr die Heinrich-Bll-Stiftung, das von den deutschen
Grnen unterhaltene Zentrum fr schlichtes Denken, ist das Grund genug, eine
internationale Konferenz mit relativ prominenter Besetzung zu veranstalten.
Neben Claudia Roth und Jrgen Trittin als Vertreter der Gastgeber werden sich an
diesem Freitag und Samstag mehrere im Auftrag des westlichen Machtkartells
ttige Forschungsleiter in Berlin-Mitte die Ehre geben: Dimitri Trenin, Direktor
des US-gesponserten Carnegie Mos cow Centers zum Beispiel oder der Director for
Transatlantic Relations an der Paul H. Nitze School of Advanced International
Studies, Dan Hamilton. berstrahlt wird die Runde von Jamie Shea, inzwischen
Direktor fr Policy Planning im Bro des NATO-Generalsekretrs,
berhmt-berchtigt geworden aber als Sprecher der Allianz whrend ihres
Bombenkrieges 1999 gegen Jugoslawien.
Auch wenn es sich um eine eher ungewollte Symbolik handeln drfte: Mit Sheas
Teilnahme an der Veranstaltung zum 60. Jahrestag der Grndung des
Nordatlantikpaktes rckt das zehnjhrige Jubilum des ersten Kriegseinsatzes des
westlichen Verteidigungsbndnisses  der berfall auf Jugoslawien am 24. Mrz
1999  zwangslufig in den Mittelpunkt der grnen NATO-Jubelfeierlichkeiten. Das
Wiedersehen mit Jamie Shea ist ein fr die Grnen eher peinliches
Dj-vu-Erlebnis, das sie sich auch noch selbst ins Haus bestellt haben.

Jamie Sheas eingefrorenes Lcheln prgte das Gesicht eines Krieges, in dem
Feigheit und Verlogenheit mit ideologischer Anmaung einhergingen. Es war ein
vom UN-Sicherheitsrat nicht mandatierter und damit illegaler Krieg. Weil fast
ausschlielich und bewut gegen die Zivilbevlkerung gerichtet, erfllte er
generell den Tatbestands eines Kriegsverbrechens, wobei der Einsatz
international gechteter Waffen erschwerend hinzukam. Das Kriegsziel bestand in
der Unterwerfung eines seine Souvernitt gegen das imperialistische
Globalisierungsregime verteidigenden Landes. Als Kriegsgrund wurde ein
Nationalittenkonflikt vorgeschoben, von dem es auf der Welt mehr gibt als
Nationalitten. Ungeachtet der Tatsache, da in Jugoslawien Nationalittenfragen
stets auf hchstem Niveau der nationalen Gleichberechtigung verhandelt wurden,
wovon auch ein im Februar 1999 vorgelegter Plan zur Selbstverwaltung des Kosovo
zeugte, wurde Belgrad brutaler ethnischer Suberungen und einer systematischen
Vertreibungspolitik bezichtigt.

Der NATO-Krieg bildete die Fortsetzung der Blockadepolitik des Westens gegenber
Jugoslawien. Jamie Shea war die Aufgabe bertragen, die von NATO-Bomben
verursachte Vertreibung der Kosovo-Albaner  die Fluchtbewegung war wegen der
Bombardements um ein 30faches angestiegen  den Serben anzulasten. Wo das nicht
glaubhaft zu vermitteln war, fhrte Shea grinsend den Begriff der
Kollateralschden ein. Damit waren gettete Zivilisten gemeint.

Je ruhmloser sich die Auftritte des promovierten Historikers an der
Kriegspropagandafront gestalteten, desto mehr fhlten sich Berlins rot-grne
Politiker zu Heldentaten berufen. Joseph Fischers Erfahrungen aus dem
Frankfurter Huserkampf  legal, illegal, scheiegal  fanden ihre
vlkerrechtsnihilistische Entsprechung in den Schluchten des Balkans. Die
Pflicht zur Verhinderung eines Vlkermordes rangiere vor dem Vlkerrecht, machte
Deutschlands grner Auenminister der Welt klar. Mit Nie wieder Auschwitz gab
er gleich auch noch den vermeintlich antifaschistischen Ton der mrderischen
Bombenkampagne an. Nicht Nie wieder Krieg, sondern Krieg!.

Die pazifistische Grundstrmung bei den Grnen reagierte darauf leicht
irritiert. Doch abstrakte Postulate wie die absolute Gewaltfreiheit lassen sich
nun einmal schwer durchhalten. Es ist freilich lngst nicht mehr das Recht auf
gewaltsamen Widerstand, welches grnes Gewissen bewegt. Die Grnen haben mit dem
von oben ausgebten Gewaltmonopol lngst ihren Frieden geschlossen. Das soll
auch ihre Konferenz anllich des NATO-Jubilums zum Ausdruck bringen. Das
imperialistische Kriegsbndnis als grne Projektionsflche fr globale
sicherheitspolitische Herausforderungen. Und so suchen heute abend Jamie Shea
und Jrgen Trittin im strategischen Dialog eine neue Vision fr die NATO.

#6358 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mar 17 Mar 2009 10:18 am
Oggetto: Visnjica broj 782
jugocoord
Invia email Invia email
 
DUE MILIONI DI DOLLARI PER RICONOSCERE LA "KOSOVA"


E' questa la cifra sborsata dal miliardario Pacolli per ottenere il
riconoscimento della "indipendenza" kosovara da parte del libero Stato
delle Maldive...


Report: Maldives Officials Paid $2 Million To Recognize Kosovo UDI

     Posted by: "Rick Rozoff"
     Date: Sat Mar 14, 2009 9:25 pm ((PDT))


http://miadhu.com.mv/news.php?id=9580


Miadhu News (Maldives)
March 25, 3009


President orders investigations of IDP allegation on Kosovo


The Maldivian governments recognition of Kosovo's independence has
caused a great deal of stir in the country, with President Mohamed
Nasheed ordering a police investigation of the allegation that
government officials accepted a US $2 million bribe to recognize
Kosovo independence.

The allegations made by Islamic Democratic Party early in March have
been dismissed by Maldives Foreign Minister Dr. Ahmed Shaheed as mere
speculations aimed at discrediting the government.
....
The US $2 million bribe, as alleged by the IDP, was delivered by a
Kosovo businessman, Behgjet Pacolli. However, Pacolli, who heads the
New Kosova Alliance party (AKR), has firmly denied the allegation.
....
Pacolli, who has been promoting himself as a lobbyist for Kosovos
recognition, especially in Middle Eastern and Central Asian countries,
said that he was facing an active counter lobby from the Serbian side.
....
Just weeks after Maldives recognition of Kosovo, US Secretary of State
Hillary Clinton thanked the Maldivian government for its decision to
recognize Kosovo Independence.

In a message sent to Maldives Foreign Minister Dr. Shaheed, Clinton
stated that governments decision greatly contributes to efforts to
promote a stable and prosperous future for Kosovo and the Western
Balkans.

===========================
Stop NATO
http://groups.yahoo.com/group/stopnato

#6359 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mar 17 Mar 2009 10:56 am
Oggetto: Fljorim Ejupi
jugocoord
Invia email Invia email
 
(italiano / english / francais)

Fljorim Ejupi


Fljorim Ejupi il terrorista al soldo degli Stati Uniti d'America di cui ha riferito molto bene il giornalista RAI Iacona nel suo reportage:
LA GUERRA INFINITA. KOSOVO NOVE ANNI DOPO

Ejupi stato responsabile dell'attentato contro l'autobus di linea Nis Express, che ha causato 12 morti.
Detenuto per questo, nella primavera 2002 Ejupi lasciato "scappare" dalla base statunitense di Camp Bondsteel.
Successivamente  coinvolto anche nell'assassinio di Zahir Zemaj, un oppositore politico di Rajmush Haradinaj (leader UCK, responsabile di gravi crimini per la causa nazionalista pan-albanese e perci... prosciolto dal "Tribunale ad hoc" dell'Aia) - vedi:

Adesso la nuova magistratura EULEX, che ha giurisdizione sul protettorato-colonia del Kosovo, ha prosciolto Ejupi dalla accusa di strage "per mancanza di prove".
In merito al carattere illegale di tale magistratura EULEX si veda anche il Quesito sulla legalit della "missione PESD" e sulla opportunit di inviare magistrati italiani, inviato dal dott. Luca M. Baiada (giudice del Tribunale militare di Roma) e dal dott. Domenico Gallo (consigliere della Corte di cassazione, Roma) al CSM ed al CMM  (21 marzo 2008: http://www.cnj.it/documentazione/KOSMET/quesito.htm ).


---
(Fonti / sources: Radioyu - www.glassrbije.org - e Stop NATO - http://groups.yahoo.com/group/stopnato )
---

Il Ministero per il Kosovo ha protestato perch l’albanese Florim Elupi stato proclamato innocente

13. marzo 2009. 18:58

Il Ministero per il Kosovo ha protestato perch l’albanese Florim Elupi stato proclamato innocente dai magistrati dell’Eulex, nonostante i giudici del primo grado dell’Unmik l’abbiano condannato a 40 anni di detenzione, perch ha messo un ordigno esplosivo sotto un pullman serbo vicino a Podujevo nel febbraio del 200. Nella deflagrazione 12 serbi sono stati ammazzati e 22 sono stati feriti. Il ministero serbo ha ribadito che inaccettabile che sia proclamata innocente nella corte di secondo grado la persona la cui colpevolezza stata dimostrata in modo inequivocabile dalla corte di primo grado, anche nelle condizioni precarie in cui si svolgevano le indagini. „Speriamo che la missione dell’Unione europea in Kosovo Eulex decider di riesaminare questo caso, perch altrimenti la sua credibilit sar messa in questione. In questo modo l’Eulex dimostrerebbe a tutti che la sua instaurazione in Kosovo abbia segnato l’inizio dello stato del diritto nella regione meridionale della Serbia, stato precisato nel comunicato del Ministero del Kosovo.  

Dacic: La decisione dei giudici dell’Eulex scandalosa

14. marzo 2009.

La decisione dei giudici dell’Eulex di esonerare da ogni accusa il terrorista albanese che ha fato esplodere il pullman serbo nell’anno 2001 scandalosa e deve suscitare il malcontento in Serbia ed essere condannata dal suo esecutivo. Esistevano molte prove della sua colpevolezza, ha dichiarato il Ministro dell’Interno della Serbia Ivica Dacic. La corte della missione dell’Unione europea in Kosovo Eulex ha proclamato innocente l’albanese Ejupi, il quale stato condannato dall’Unmik a 40 anni di carcere perch ha collocato un ordigno esplosivo accanto alla strada sulla quale passava un pullman serbo. La deflagrazione ha causato la morte di 12 serbi e il ferimento di 22.

Fondo kosovaro per i diritti umani: il verdetto per Ejrupi giuridicamente inconcepibile

15. marzo 2009.

Il Fondo per i diritti umani del Kosovo ha valutato che il verdetto liberatorio per Fljorim Ejupi, accusato di attacco terroristico contro l’autobus Nis-Ekspres nei pressi di Podujevo, sia inconcepibile dal punto di vista legale, ed inaccettabile per le famiglie delle vittime e per i sopravvissuti. Data la gravit dell’atto penale sarebbe pi idoneo se la Corte suprema del Kosovo aprisse una nuova indagine, presentasse le prove ed ascoltasse i testimoni, allo scopo di rimuovere le critiche e l’insoddisfazione delle famiglie delle vittime, viene evidenziato nel comunicato. Il Fondo kosovaro per i diritti umani sottolinea che le decisioni completamente opposte della corte di primo e di quella di secondo grado, in cui hanno avuto il ruolo principale i giudici internazionali, aprono la questione della prontezza dell’EULEX ad aiutare la giustizia kosovara nel ripristino del regno dei diritti e nell’abolizione della prassi di non punire i colpevoli. La corte mista della Corte suprema del Kosovo ha liberato l’albanese kosovaro Fljorim Ejrupi il 13 marzo 2009 per la mancanza di prove, dall’accusa di attacco terroristico contro l’autobus Nis-Ekspres il 16 febbraio 2001 nei pressi di Podujevo. Nell’attacco hanno perso la vita 12, e sono rimasti feriti 22 civili serbi, e questo uno dei pi gravi crimini commessi sui serbi kosovari dopo l’arrivo delle forze internazionali nella provincia.


---


EU Court Frees Kosovo Bus Bomber Over 12 Deaths
   Posted by: "Rick Rozoff" 
   Date: Fri Mar 13, 2009 6:08 am ((PDT))


http://www.b92.net/eng/news/crimes-article.php?yyyy=2009&mm=03&dd=13&nav_id=57790

B92 - March 13, 2009

EULEX overturns bus bomber conviction 


PRISTINA - A EULEX appeal court has overturned the conviction of Florim Ejupi for an attack on a Nis Express bus near Podujevo in 2001 that caused the deaths of 12 people.

Ejupi had previously been sentenced to 40 years imprisonment for the act by an UNMIK court. The court of second instance in Pristina, run by EULEX, acquitted Ejupi yesterday for a lack of evidence.

EULEX yesteday began considering an appeal from the prosecution. 

The lawyer representing the families of the victims, Zivojin Jokanovic, said that the investigation had conclusively proven that Ejupi had been involved in the deaths of the 12 Serbs. 

Ejupi was convicted of planting, then detonating, an explosive device on the route taken by the Nis Express bus, thus causing the deaths of 12 passengers, on February 16, 2001.  



http://www.b92.net/eng/news/crimes-article.php?yyyy=2009&mm=03&dd=14&nav_id=57816

Beta News Agency/Tanjug News Agency - March 14, 2009

Dacic: EULEX freed Albanian terrorist 


BELGRADE - Interior Minister Ivica Dacic today said that the decision to acquit Florim Ejupi "must meet with a negative reaction of the public and Serbian government".

Ejupi was accused and found guilty of in 2001 planting an explosive device on a road near Podujevo, activated as a Nis Express bus was passing. The blast killed twelve Serbs and injured 22.

An EULEX-run court yesterday cited a lack of evidence when it overturned the UNMIK court verdict and acquitted the ethnic Albanian. 

"That decision is scandalous. EULEX has freed an Albanian terrorist who is guilty of murdering Serbs and other citizens, although there was clear evidence against him," Dacic told reporters in the Vojvodina village of Dobricevo, where he is touring the flooded areas. 

According to the minister, the Serbian police have information on Ejupi related to other crimes, as do their German counterparts, since some of those crimes were committed in Germany. 

The Ministry for Kosovo yesterday sent a protest note over the court decision. 

The ministry's stand is that it is impermissible to acquit a person who had been proven, even in the conditions of inadequate initial investigation, to be responsible for the death of 12 and injuring of 22 people, a statement said. 

"We hope that the international civil mission EULEX will have enough strength and credibility to review the case and bring the perpetrators to justice, and thus clearly show to all residents of Kosovo and Metohija that the arrival of the mission stands for a beginning of the rule of law in Kosovo and Metohija," the statement concluded. 

President of the Coordination Center for Kosovska Mitrovica and Metohija Zvonimir Stevic on Friday stated that the acquittal "causes a lot of doubt, mainly about the objectivity of EULEX's court and the EU mission as a whole". 

“By acquitting Florim Ejupi, the EULEX Court expressed unbelievable speed in reversing the original sentence by UNMIK's court,” Stevic told Tanjug. 

Such a speedy trial and verdict for such a serious crime, has not yet been recorded in judicial practice, said Stevic, who is also a state secretary with the Ministry for Kosovo.  


---
FLASHBACKS
---


Per aver fatto saltare in aria l’autobus Nis ekspres - 40 anni di carcere

06 giugno 2008, 17:29               

Albanese kosovaro Fljorim Ejupi, stato condannato a 40 anni di carcere per aver  collocato esplosivo sotto l’autobus „Niš ekspres“ nei pressi di Podujevo, al nord della provincia, in febbraio del 2001. Nell’esplosione sono morti 11 serbi e 10 erano feriti. L’autobus trasportava i serbi a Gračanica per visitare il cimitero al Giorno dei morti. La sentenza stata pronunciata dal Consiglio internazionale della Corte circondariale a Mitrovica. Il processo giudiziario iniziato 18 ottobre del 2007.


Kosmet: (Kosovo e Metohija); I serbi  hanno abbandonato Deciani 

06 giugno 2008, 17:09   

Tre serbi di Dečani (Kosovo occidentale) che erano ritornati, hanno abbandonato la cittadina dato che si sentono spaventati e sono preoccupati della propria sicurezza  – riportano i media di Pristina, richiamandosi alle fonti nell’UNMIK. I media riportano che il motivo principale dell’abbandono la paura dalle proteste di albanesi annunciate dopo la richiesta del capo dell’UNMIK Joachim Rucker che l’amministrazione municipale liberi l’usurpato monastero della chiesa ortodossa serba Visoki Dečani. Le fonti della missione civile dell’ONU riportano che ora incerto il destino del progetto di serbi ritornati a Dečani, il tema del quale poco tempo fa’ iniziato il dialogo fra le autorit e gli appartenenti della comunit serba. L’agenzia Beta ricorda che il mese scorso gli albanesi a Dečani hanno aggredito il serbo Božidar Tomić.


---

(fonte: Il paese di cui non si parla pi ... di Michel Collon


... Gli Stati Uniti hanno intenzione di lasciare il Kosovo? O per lo
meno di mostrarsi pi severi verso i terroristi ? La recente evasione
di Florim Ejupi prova il contrario.

Come evadere senza problemi da una base militare USA …
Chi Florim Ejupi? Un uomo dalle mani coperte di sangue … Il 16
febbraio 2001, terroristi albanesi facevano esplodere una bomba
comandata a distanza al passaggio di un’autobus serbo della linea Nis -
Gracanica: 11 morti, 40 feriti. “C’erano fumo e sangue dappertutto”,
racconta la giornalista Gorica Scepanovic, et 25 anni, “chi
sopravvissuto all’attentato rimarr segnato da quest’esperienza
orribile”. Per una volta, l’inchiesta ottiene qualcosa. “Nonostante la
si sia accusata di lentezza, si trattato di un buon lavoro di
polizia”, ha dichiarato la britannica Derek Chappell, portavoce della
polizia dell’ONU.
Vengono arrestate quattro persone, tra cui due ufficiali del Corpo di
Protezione Civile del Kosovo (l’ex UCK), ma ne viene imprigionato uno
solo, Florim Ejupi. Siccome la polizia dell’ONU supponeva che avrebbero
tentato di liberarlo con la forza, lo si trasferisce dal Centro
Detentivo di Pristina alla base USA di Camp Bondsteel.
Sembrava una buona idea, a credere alla descrizione della base fatta
dall’esperto militare canadese Scott Taylor : Piazzata sulla cima di
una collina, quest’impressionante struttura - 40 Km. - una vera
fortezza. Completamente roteata da tre file di filo spinato, con
perimetri di protezione molto larghi, torrette d’osservazione e
fotocellule dapertutto . Ma nonostante tutti questi ostacoli, Ejupi
uscito tranquillamente da Camp Bondsteel nel maggio 2002, prima d’essere
giudicato.
La reazione indignata dello stesso poliziotto britannico Chappell :
Gli americani ci hanno detto che lui aveva trovato un oggetto metallico
in una torta agli spinaci… Proprio cos, non invento niente .
C’è di che indignarsi. Come pu un prigioniero che indossa una tuta
arancio, scappare tranquillamente in mezzo a circa 5.000 soldati
statunitensi, che l’abbiano lasciato andare di proposito? ...


* en francais:

(source: LE PAYS DONT ON NE PARLE PLUS…
Deux ans plus tard,  o en est la Yougoslavie ?
Michel Collon, novembre 2002

... Les Etats-Unis ont-ils l’intention de quitter le Kosovo ? Ou, au moins, de se montrer plus svres envers les terroristes ? La rcente vasion de Florim Ejupi prouve que non.

Comment on s’évade sans problmes d’une base militaire US...

Qui est ce Florim Ejupi ? Un homme aux  mains couvertes de sang… Le 16 fvrier 2001, des terroristes albanais faisaient exploser une bombe distance au moment du passage d’un bus serbe Nis-Gracanica. 11 tus, 40  blesss. Il y avait de la fume et du sang partout , raconte la journaliste Gorica Scepanovic, ge de 25 ans, qui a survcu l’attaque du bus, mais reste toujours marque par ce choc horrible. [32] <#_ftn32> 

     Pour une fois, l’enqute a dbouch sur quelque chose. Bien qu’on nous ait accus de lenteur, cette enqute fut en ralit un exemple de bon travail policier , a dclar le Britannique Derek Chappell, porte-parole de la police de l’ONU.

     De fait, quatre personnes furent arrtes. Dont deux officiers du Corps de Protection Civile du Kosovo (ex-UCK). Mais un seul, Florim Ejupi, fut emprisonn. Et comme la police de l’ONU craignait que ses collgues ne tentent de dlivrer Ejupi par la force, elle le transfra du Centre de Dtention de Pristina la base US de Camp Bondsteel.

     Cela semblait une bonne ide lire la description qu’a dresse de cette base l’expert militaire canadien Scott Taylor : Situe au sommet d’une colline, cette impressionnante installation – 40 kilomtres carrs – est une vritable forteresse. Compltement encercle par trois ranges de barbels, avec des primtres de protection trs larges, des tours d’observation et des rayons lumineux partout. [33] <#_ftn33> Mais, en dpit de tous ces obstacles, Ejupi est sorti tranquillement de Camp Bondsteel en mai 2002, avant mme d’être jug. Raction indigne du mme policier britannique Chappell : Les Amricains nous ont dit qu’il avait reu un objet mtallique dans une quiche aux pinards. Je n’invente rien. .

     Il y a de quoi s’indigner. Comment un prisonnier portant un training orange fluo peut-il s’échapper tranquillement au milieu de 5.000 soldats US, moins qu’on le laisse volontairement filer ? ...


* in english: 

... But does the U.S. intend to leave Kosovo? Or at least to come down a little harder against the terrorists? The recent Œprison break by Florim Ejupi seems to indicate not.

How do you break out of a U.S. military base without a problem?
Who is this Florim Ejupi? A man with a lot of blood on his hands. Š February 16, 2001, Albanian terrorists exploded a remote-controlled bomb a under a Serb bus running >from Nis to Grancanica, leaving 11 dead and 40 injured. "There was smoke and blood everywhere," said the 25 years old journalist Gorica Scepanovic, who survived the attack, but remains forever scarred by the horrible shock. (Scott Taylor, Ottawa Citizen, June 22, 2002).
For once the investigation hit on something. "While in the past they have accused us of going slow, this investigation was really an example of good police work," said Derek Chappell, the British spokesman for the UN police. (Scott Taylor, Ottawa Citizen, June 22, 2002). 
In fact, four people were arrested. Two were officers of the ŒKosovo Civilian Protection Corps (ex-KLA). But only one, Florim Ejupi, was locked up. And the UN police were so afraid that his cohorts would bust him out that they transferred Ejupi from the Detention Center in Pristina to the U.S. base at Camp Bondsteel.
That seemed a good idea on paper when it was presented to the Canadian military expert Scott Taylor: "Situated at the top of a hill, this impressive installation--40 kilometres square--is a veritable fortress. Completely surrounded by three rows of barbed wire, with large defensive perimeters, and guard towers and search lights everywhere." But despite all these obstacles, Ejupi easily got out of Camp Bondsteel in May 2002, before even being tried. Heres the indignant reaction of the British policeman Chapell: "The Americans told us that he got a metal object in a spinach quiche. Im not making this up." (Scott Taylor, Ottawa Citizen, June 22, 2002).
He had good reason to be indignant. How could a prisoner wearing a bright orange jumpsuit quietly escape from the middle of 5,000 US troops, unless they purposely let him walk out? ...

(Michel Collon, november 2002)



#6360 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mar 17 Mar 2009 6:15 pm
Oggetto: Napoli 19/3-19/4: Jelena Vasiljev (installazioni)
jugocoord
Invia email Invia email
 

L'invito in formato cartolina (PDF, 2,4Mb):
http://www.cnj.it/CULTURA/VasiljevNapoli09.pdf


COMUNICATO STAMPA 

Jelena Vasiljev 

Hic sunt lupi

inaugurazione gioved 19 marzo alle ore 18.30 

19 marzo - 19 aprile 2009

Franco Riccardo artivisive, Napoli

Via Chiatamonte, 63


Tel. e Fax. +39.815444300

www.riccardoartivisive.it_ info@riccardoartivisive.it 

Lu - Ve: ore 15.30 -20.00

mostra in collaborazione con Gagliardi Art System, Torino

Franco Riccardo artivisive lieta di presentare Hic sunt lupi, la 
mostra personale dell'artista Jelena Vasiljev.

L'esposizione propone al pubblico napoletano una installazione in 
progress che invade gli spazi della galleria, composta da diversi lupi 
in gesso e numerosi disegni che per anni hanno occupato il lavoro 
dell'artista; e una video-installazione della performance Pensavo di 
essere un lupo del 2006.

Jelena Vasiljev 

Nata in Serbia nel 1976, dal 1999 vive e lavora a Milano. Dopo il 
percorso universitario presso la Facolt di Filosofia, , 
dell'Universit di Belgrado (Dipartimento di Lettere Antiche), 
intraprende gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano 
dove si diploma in Scultura. Tra le mostre personali: nel 2008 Of three 
friendly warnings, this is the third one alla galleria Gagliardi Art 
System a Torino; nel 2008 Essendo cos i lupi al Palazzo Libera a Villa 
Lagarina (TN) Paralel event to Manifesta7; nel 2008 Discomfort at the 
performance al Siemens Sanat Contemporary Art Center a Istanbul, 
Turchia; nel 2006 Pensavo di essere un lupo alla galleria Gagliardi Art 
System a Torino; nel 2005 Essendo cos i lupi / i pi difficili da 
cacciare. al MACRO ex Mattatoio a Roma; nel 2004 'Go East!' al 
Gagliardi Art System a Torino. 


L'invito in formato cartolina (PDF, 2,4Mb):



#6361 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mar 17 Mar 2009 9:32 pm
Oggetto: Conegliano Veneto 19/3: Le ceneri e il sogno
jugocoord
Invia email Invia email
 

Conegliano Veneto 

19 marzo 2009 ore 21

presso la sala comunale L'Informa Giovani

presentazione del libro di 

Slobodanka Ciric

Le ceneri e il sogno

Edizioni La Citt del Sole,
Napoli 2009, 152 pagine,  10,00

E io rimango qui, ad una fermata clandestina tra la realt e il sogno, a far da contrabbandiera di scomode storie, esiliata dalla vecchia e decomposta pelle jugoslava, senza identit, in attesa di asilo in questa mia nuova pelle serba. Attendo, nuda e vulnerabile, nascosta sotto il manto della napoletanit, che finisca la mia tormentata metamorfosi in corso.

Mi chiedo se ha senso ustionarmi cos come faccio io, rovistare tra le ceneri ancora bollenti delle verit bruciate, se ha senso gridare a squarciagola, e sentire nientaltro che leco delle proprie parole che cadono nel vuoto dellindifferenza. Ha senso questo esilio dato ad ogni buon senso?


---
L'autrice sar anche a Trieste il 20 marzo (vedi: http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6351 ) e a Vicenza il 22 marzo ( http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/program.htm )
---


Slobodanka Ciric racconta come ha vissuto qui, in Italia il dramma del suo popolo aggredito e del suo paese bombardato e smembrato.

Nel racconto autobiografico emerge il difficile e tormentato processo di identificazione che si svolge in una duplice direzione: da una parte laffermazione, per s e verso gli altri, della propria identit in un paese nuovo e in una nuova realt, identit contestualizzata senza mai prescindere dalla centralit del fattore umano, dallaltra il rafforzamento dellappartenenza ad un popolo, quello serbo, lacerato dagli orrori di un conflitto costruito scientificamente, la cui presenza storica, spirituale e culturale rivive nella dolcezza dei ricordi che le impediscono di tradire se stessa e nella memoria orgogliosa che le riaccende la speranza. 

Boba Ciric, pur nata ed educata in un paese del socialismo reale, non era una militante comunista. E, per, prima lattacco surrettizio economico e politico volto allo smembramento di quel prodigio pericoloso che era la comunit dei popoli jugoslavi, poi laggressione militare e le stragi consumate dal democraticissimo Occidente e dal suo braccio armato la NATO suscitano in lei tumultuose esigenze di rabbia, di ribellione, di solidariet che recuperano nella memoria della personale esperienza la straordinaria superiorit di valori e di relazioni umane di uguaglianza, di solidariet, di convivenza vissute inconsapevolmente nella normalit quotidiana e oggi, invece, comprese perch brutalmente negate.
Ma Boba non vive la tragedia del suo paese e del suo popolo tra la propria gente: lei al sicuro, in uno dei paesi aggressori, mentre in una situazione sempre difficile ricostruisce ostinatamente un suo percorso di vita. La lontananza la libera dalle conseguenze fisiche dellaggressione, ma tanto pi accresce la sofferenza morale. E Boba, allora, diventa una militante, non al servizio di un comunismo jugoslavo o serbo che si era gi dissolto , n di una pietas cattolica che storicamente e culturalmente non le appartiene , ma di una dimensione umana che travalica le vcende della storia e invera per opera dei carnefici i valori del socialismo assunti nella sua giovinezza.

C nel libro il racconto di unesperienza fondamentale: Boba, giovane jugoslava in visita premio a Parigi, scopre che con i pochi franchi datele dal suo governo per le piccole spese da fare nella luccicante capitale occidentale pu acquistare ben poco. Eppure se ne priva decidendo di donare quei pochi franchi ad un emarginato dello scintillante e opulento Occidente.
In questo gesto racchiusa paradigmaticamente tutta lesperienza solidale del socialismo reale novecentesco, sovietico o titino che sia stato.
Anni dopo quella stessa giovane obbligata ad esser serba, non pi jugoslava vive il dramma dello smembramento del suo paese e del massacro del suo popolo lontano dalla sua terra e dal suo martirio, mentre insegue il sogno di ricostruirsi una sua vita qui, in Italia.
Sofferenza per le ceneri a cui stata cinicamente condannata la sua gente lontana, pudore per un sogno di vita sofferto e tenacemente perseguito sono le dolenti esperienze che questo libro rigorosamente autobiografico vuole rappresentare.

(Sergio Manes, editore)

Qualora la libreria interpellata ne fosse sprovvista e avesse difficolt a richiederlo al distributore di zona, il libro potr essere richiesto direttamente a noi allindirizzo info@...: provvederemo a spedirlo con ogni sollecitudine al vostro indirizzo.



#6362 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Gio 19 Mar 2009 3:43 pm
Oggetto: Belgrade 22-25/3: 10 YEARS NATO AGGRESSION AGAINST SERBIA
jugocoord
Invia email Invia email
 

(Per maggiori dettagli sulle iniziative in programma a Belgrado, promosse da varie organizzazioni, per i 10 anni dai bombardamenti NATO, si veda anche sul nostro sito:


SOLIDARITY IN BELGRADE
10 YEARS NATO AGGRESSION AGAINST SERBIA


International Round Table: 
NOT TO FORGET: NATO AGGRESSION AGAINST SERBIA, TEN YEARS AFTER

Host: 
BELGRADE FORUM FOR A WORLD OF EQUALS,
Zivadin Jovanovic, President of the Belgrade Forum 
and Former Foreign Minister of the Federal Republic of Yugoslavia

Location (has changed!)Sava-Center, Milentija Popovica No. 9, New Belgrade / Novi Beograd 

The Round Table will take place on 23th March (all day) and 24th March (in the morning)


Sunday, March 22nd

                     Arrival of foreign guests to Belgrade
                     Accommodation
 
18.00            Opening of the Exhibition of photos and books on NATO aggression
                     Sava conference center, Milentija Popovica No. 9, New  Belgrade.
 
                     Welcome Cocktail.


Monday, March 23rd

08.30              Departure from the hotel
09.00              Registration of the participants of the Conference,                                             
                      "Sava" Center in front of 1/A conference room. 
10.00              Opening of the International Conference
                "NATO aggression on Yugoslavia (Serbia) 
                - objectives and consequences - ten years after"
.
                Invited foreign and Serbian personalities from the Yugoslavia Solidarity speak.

14.00 15.00  Lunch in the Sava center restaurant
15.00 - 19.00   Continuation of the Conference
                           Departure to the hotels by bus/car

20.00   Review of documentary films on NATO aggression at the "Sava" Conference Center.  


Tuesday, March 24rth, 2009

08.30               Departure from hotels to the Sava Conference Center              
09.00               Continuation of the work of the International Conference at the "Sava" Conference Center

09.00               Delegation of the International Conference lays flowers at the 
                         Monument to the children - 
victims of the NATO aggression
                         at the Tashmajdan Park.         

14.00               Lunch in the Sava Center restaurant
15.00               Continuation of the work of the Conference

Music starting
at 15:00 in Trg Republike (Republic Square) - Beograd

17.00               Adoption of the Belgrade International Conference Declaration

        Demonstration starting
at 19:00 in Trg Republike (Republic Square) - Beograd

20.00               Review of the documentary films, the Sava Center 


---

25th March 2009

A Day's excursion to Pozarevac

Host: ICDSM / Narodni Pokret Srbije

* at 12:00 coaches leaving from Parking place in Pariska Ulica nera to the French Embassy and in front of Kalemegdan, directed to Pozarevac (trip lasts 90m)

* Wreath-Laying Ceremony at the grave of the former Yugoslav President Slobodan Milosevic 

During NATO's aggression against his country even as his home was bombed by NATO planes the former Yugoslav President Slobodan Milosevic was indicted by the NATO-initiated and financed Hague Tribunal for ex-Yugoslavia (ICTY). When it became evident that the NATO reports of genocide in Kosovo, with hundreds of thousands of deaths, were nothing more than war propaganda, the tribunal charged Milosevic, instead with crimes in Bosnia and Croatia. Western countries pressure and blackmail resulted in Milosevic's arrest and secret extradition by the newly formed, so-called democratic government of Serbia. Milosevic chose to make a political defense in front a political court. He revealed the primary responsibility of the USA and Germany for the dismemberment of Yugoslavia, the unleashing and fueling of a bloody war, the arming of all non-Serb parties to that war and the creation of a tribunal under their control. The Western version of the Balkan war(s) is based on nothing but lies and it was Milosevic who exposed those lies one after the other. In March 2006, he died in prison shortly after the chamber denied him special medical treatment. Throughout the trial, the prosecution was unable to prove any criminal conduct on his part. 

* Solidarity rally for former RTS-director Dragoljub Milanovic, followed by an international delegation's visit with Milanovic in prison 

During the NATO bombing campaign, the headquarters of Radio-Television Serbia, RTS, situated in downtown Belgrade was hit, killing 16 people, wounding 130. None of those responsible for the NATO air attack were prosecuted for this war crime. Instead the victims of this asymmetrical war were held responsible. Under pressure of NATO governments, the new Serbian puppet regime indicted and convicted Dragoljub Milanovic, director of RTS, at the time of the bombing , for not having ceased all broadcasts and sent home the crew. 
A small international delegation (Ramsey Clark, Maitre Tiphaine Dickson, Peter Handke, Vladimir Krsljanin and myself) will be able to visit Dragoljub Milanovic in prison.

A get-together, political exchange meeting in a Restaurant in Pozarevac

Welcoming Addresses by the initiators of the international solidarity campaign, Prof. Sergei Baburin, Ramsey Clark, Klaus Hartmann, Vladimir Krsljanin and Prof. Velko Valkanov.  



#6363 Da: Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@...>
Data: Ven 20 Mar 2009 9:02 pm
Oggetto: Altre iniziative per i 10 anni dalla aggressione NATO
jugocoord
Invia email Invia email
 

Le altre iniziative, in Italia e nel mondo: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/index.htm

---

Teleambiente (canale 68 a Roma e nel Lazio), 21 e 23 marzo: 

Sabato 21/3/2009 ore 22 (replica Lunedi 23/3/2009 ore 06.30)
10 ANNI DAL BOMBARDAMENTO SULLA JUGOSLAVIA

con Ivan Pavicevac di CNJ-onlus
in studio Miriam Pellegrini Ferri per il
 G.A.MA.DI.


---

Pisa 24 marzo 2009

A 10 ANNI DAI BOMBARDAMENTI - A 60 ANNI DALLA COSTITUZIONE DELLA NATO

ore 21:15 - Biblioteca Comunale - Lungarno Galilei 

intervengono: Manlio Dinucci, Ivan Pavicevac, Federico Giusti - Andrea Venturi
proiezione del video: Kosovo - il luogo del delitto



#6364 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Sab 21 Mar 2009 8:10 am
Oggetto: Fwd: Video Interview: "There Is No Humanitarian War"
jugocoord
Invia email Invia email
 

Da: Rick Rozoff 
Data: 21 marzo 2009 2:36:09 GMT+01:00
Oggetto: Video Interview: "There Is No Humanitarian War"


Interview with Zika Jovanovic, foreign minister of Yugoslavia in 1999:

"There Is No Humanitarian War"

http://www.youtube.com/watch?v=WH1Xf4zFilE

===========================
Stop NATO
http://groups.yahoo.com/group/stopnato

To subscribe, send an e-mail to:
stopnato-subscribe@yahoogroups.com

Daily digest option available.

Archives:
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/messages
==============================





#6365 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Ven 27 Mar 2009 1:11 pm
Oggetto: SOSteniamo Pijats Roman
jugocoord
Invia email Invia email
 


Oggetto: Fw: appello da sottoscrivere e diffondere

Data: 21 marzo 2009 16:10:33 GMT+01:00



Se vuoi sostenere questo appello rispondi al mittente sostienipijatsromano@... con nome e cognome, domicilio e attivit. Grazie.

 
 

SOSteniamo Pijats Roman
 
Al Sindaco di Roma Gianni Alemanno
Al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo
Al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti
Ai Presidenti dei 19 Municipi del Comune Roma
 
CHIEDIAMO:
       CHE IL PATRIMONIO RAPPRESENTATO DAI PIJATS ROMANO NON VADA PERDUTO
       CHE VENGANO AUTORIZZATI I PIJATS ROMANO DEI VARI MUNICIPI
       CHE SI SVILUPPI UN PERCORSO CHE PORTI ALLA COSTRUZIONE DI UN UNICO GRANDE (BAROPIJATS ROMANO CITTADINO CHE RIUNIFICHI PERIODICAMENTE IN OCCASIONI SIGNIFICATIVE LE VARIE MANIFESTAZIONI MUNICIPALI
 
CHE COSE PIJATS ROMANO
 
Pijats Roman una manifestazione culturale con esposizione di produzioni artigianali tipiche della cultura Rom/Sinta e di usato riciclato.
Lattivit mercatale, svolta in modo non professionistico, con vendita di manufatti frutto dellingegno e delle abilit tradizionali viene svolta da sempre dai Rom/Sinti anche se in modo non normato, spontaneo.
Sicuramente questa abilit dei Rom/Sinti nel commerciare stata favorita storicamente dal nomadismo e dalla necessit di costruire uno sbocco sul mercato ai tipici manufatti artigianali unitamente al commercio dei cavalli, una attivit praticata da sempre.
E dalla conoscenza e consapevolezza di questa secolare competenza e professionalit nellarte del commercio che a Roma le Comunit Rom e Sinti insieme allOpera Nomadi ed alle cooperative Phralip e Romano Pijats hanno dato vita ai Pijats RomanNella lingua roman Pijats significa appunto mercato, ma anche piazza a ricordarci che il mercato Rom/Sinti non un mercato come tutti gli altri ma, potremmo dire, un vetrina di una molteplicit di prodotti, frutto delle abilit artigianali nella lavorazione dei metalli e dei tessuti, ma anche riutilizzo, riciclo e riuso di tutta una serie di beni che lattuale societ consumista presume, troppo velocemente e a torto, vecchi e inutili.
 
ALCUNI CENNI STORICI
 
Se i Rom/Sinti da sempre commerciano, a Roma troviamo i primi mercati Rom AUTORIZZATI negli anni 90 a Spinaceto (XII Municipio) e a Casilino 700 (VII Municipio). Successivamente una ulteriore esperienza stata sviluppata sempre in VII Municipio a Piazza San Felice da Cantalice.
Ma sicuramente con ledizione del mercatino Rom in V Municipio dapprima di Via di Casal Tidei e successivamente a Via di Cervara 200 (un progetto sostenuto anche dalla Provincia di Roma) che questa manifestazione trova una sua stabilit sul territorio romano e diventa un vero lavoro regolare per decine e decine di capifamiglia Rom/Sinti.

Un lavoro vero che sfata il pregiudizio che vorrebbe queste comunit inoperose, che produce un reddito onesto e che da la possibilit di risiedere legalmente sul nostro territorio attraverso il rinnovo del permesso di soggiorno altrimenti impossibile con le normative in materia di immigrazione via via affermatisi.

Nel frattempo altri mercatini sono stati sviluppati come quelli del XII Municipio in Piazzale militari caduti nei lager ma soprattutto con i Pijats Roman del VII e dellXI Municipio rispettivamente nellarea parcheggio di Via Collatina (di fronte a Via Zanibelli poi spostato in Via Longoni) e nellarea di Via Lungotevere Dante (traversa Viale Marconi). Questi due ultimi nati dal recupero di due aree estremamente degradate che lAssessorato alle Politiche Sociali e il V Dipartimento del Comune di Roma hanno risanato.
Successivamente sono stati attivati quelli del V Municipio a Via Mirtillo, dellVIII Municipio in Viale Tor Bella Monaca (e successivamente Grotte Celoni), del XV Municipio a Corviale e, infine del IV Municipio a Piazzale Flaiano (una edizione definita IntegraROMa).
Da segnalare inoltre che espositori Rom e i Sinti partecipano ai mercati di Porta Portese e di Porta Portese 2 e quelli nati spontaneamente a ridosso di alcune comunit (come a Via Boccea e a Via Cesare Lombroso).
Purtroppo negli ultimi periodi molte di queste iniziative sono state sospese (a tuttoggi sono attivi solo i mercatini Rom del IV e del VII Municipio) e il problema della ricerca di ulteriori aree dove poter svolgere tale attivit non significa tanto allargamento di questa attivit ma presupposto indispensabile per lesistenza della stessa. Questo perch, per poter funzionare, lattivit mercatale dei Rom/Sinti ha bisogno di un numero determinato di posti che impediscano che, una massa sproporzionata di venditori si riversino sui pochissimi mercati funzionanti, facendoli cos collassaredata lesiguit dei posti disponibili rispetto allalto numero di Rom e Sinti che vogliono svolgere questa attivit in modo regolare.
Bisogna poi comprendere che un popolo che non concepisce separazioni, barriere e confini nazionali difficile che si adegui spontaneamente ai confini municipali con cui attualmente si svolgono i mercatini Rom.
La costruzione dei Pijats Roman a livello municipale stata una scelta importante perch ha permesso un radicamento di queste attivit sul territorio ed ha sollevato i singoli municipi dalla complessit cittadina dei mercatini rom (ad esempio ai tempi di Casal Tidei tutte le Comunit Rom/Sinte di Roma premevano per partecipare a questo unico mercato esistente con le conseguenze negative che tutti possiamo ricordare e immaginare).
Crediamo per pure che dopo questo tirocinio municipale si possa immaginare anche la costruzione di un Romano Pijats cittadino con caratteristiche e basi nuove e linserimento di singoli venditori/espositori Rom e Sinti nei mercati rionali e domenicali esistenti.
 

PIJATS ROMANO: UN MERCATO MA ANCHE UNA PIAZZA

 
Come abbiamo gi detto il mercatino Rom ha molteplici caratteri e funzionalit:
 
Carattere economico
I Rom ed i Sinti da sempre praticano la compravendita riciclano materiali usati e sviluppano attivit artigianali (rame, ferro, vestiario tradizionale, bottiglie decorate e bonsai).
Tali attivit possono avere impulso e sbocco solo con i mercati. Nello stesso tempo lattivit mercatale importante perch:
-                                             permette loro di preservare le loro caratteristiche di famiglia allargata;
-                                              in sintonia con la loro concezione del tempo e dello spazio,
-                                             valorizza le loro attitudini artigianali ed autoimprenditoriali.
I Rom e i Sinti naturalmente si sentono artigiani e commercianti e praticano questa attivit perlopi in modo spontaneo (abusivo).
 
Carattere sociale.
Per abbattere il muro dei pregiudizi e degli stereotipi legati allimmagine negativa dei Rom, Sinti e Camminanti che vivono di espedienti, che rifiutano il lavoro soprattutto inteso come valore, e distaccati da un inserimento sociale, occorre riconoscere la profonda modificazione che sta avvenendo allinterno della cultura di questo popolo. Modificazione culturale presente in tutte le comunit Rom/Sinti, ma evidentissima nei Rom, Sinti e Camminanti italiani: soprattutto per lattuale scolarizzazione dei minori, la ricerca di istruzione anche tra fasce di et adulta, lavvicinamento ad una possibile formazione professionale congeniale alla loro potenzialit.
Listruzione e la formazione con qualifiche professionali definite, diventano il primo strumento utile per abbattere il muro di pregiudizi che porta a vere discriminazioni etniche.. Esse aprono prospettive per nuove possibilit occupazionali, legate alle peculiarit originarie di ogni gruppo, sia esso costituito da Rom, Sinti o Camminanti.
Alla luce della crisi che in questi ultimi decenni ha investito la possibilit dellindipendenza economica dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti, in seguito a vari fenomeni (primo fra i quali il venir meno della civilt contadina) appare opportuno formulare concrete proposte che possano contribuire a conseguire un inserimento significativo nellassetto produttivo.
Proposte che mirano a valorizzare le potenzialit presenti in queste comunit rispettando i loro valori. Tutto ci, sia promuovendo e ridefinendo i saperi artigianali e comunque tradizionali, sia individuando nuove prospettive occupazionali e produttive compatibili con le trasformazioni in atto nel mondo dei Rom, Sinti e Camminanti.
La necessit e lurgenza nellaffrontare con questo spirito il problema del lavoro, non risponde solo alla logica di una politica occupazionale; essa assume invece, nel caso specifico, una grande importanza, anche perch costituisce una grande occasione di riscatto dallemarginazione, di prevenzione e superamento della devianza, di sviluppo e autopromozione economica non assistenzialistica, di progettualit produttiva compatibile con le istanze della cultura e dellassetto sociale del popolo dei Rom, Sinti e Camminanti.
E infine la questione legata al permesso di soggiorno per i Rom di origine balcanica fuggiti dalle guerre civili che li vedevano soccombere di fronte alle comunit maggioritarie dei nuovi Stati nazionali nati dopo la caduta del cosiddetto muro.
Senza un regolare lavoro per queste persone la possibilit di legalizzazione del loro soggiorno in Italia impossibile e i mercati Roman sono una dellepoche e di massa risposte a tale necessit in questo preciso momento storico.
Ugualmente anche i cittadini neocomunitari rumeni devono, dopo tre mesi, regolarizzare la loro posizione in Italia attraverso la iscrizione anagrafica. 
Questultima possibile solo in presenza di un domicilio e di un lavoro (o iscrizione a corsi scolastici o professionali e certificando un reddito e unassicurazione sanitaria).
 
Carattere culturale
La presenza nel mercato di saperi culture di questo popolo stato anche un momento di crescita culturale e di approccio interculturale della cittadinanza romana che ha visitato queste manifestazioni.
In particolare nei pijats roman si sono svolte le seguenti attivit culturali:
-         La musica,
-         le danze,
-         la dimostrazione da parte dei maestri artigiani rom delle loro attivit,
-         la predizione del futuro praticata da esperte rumri (donne rom) abruzzesi,
-         la mostra storico documentaria sui Rom Sinti e Camminanti
-         la mostra sullo sterminio dimenticato di questo popolo (porrajmos),
-         i giornali parlati effettuati al mercato sulle caratteristiche e presenza delle Comunit dei Rom, Sinti e Camminanti
-         il materiale informativo sui Rom, Sinti e Camminanti distribuito gratuitamente
-         i questionari somministrati
hanno fatto conoscere ai visitatori una parte della vita di queste comunit che non quasi mai portata alla luce dai mezzi di comunicazione ed per lo pi sconosciuta.

Primi firmatari
 
  1. Sejdovic Dzevad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  2. Seferovic Fadil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  3. Seferovic Pemba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  4. Sejdovic Samir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  5. Jovanovic Najdan socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  6. Hadzovic Melca socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/A;
  7. Sejdovic Nedzib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  8. Ramovic Radmila socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  9. Jovanovic Julijana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma via della Martora 12/A;
  10. Seferovic Zagorka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  11. Sulejmanovic Sakib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  12. Ahmetovic Ekrem socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  13. Ahmetovic Zumra, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  14. Sulejmanovic Sakib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  15. Halilovic socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  16. Sulejmanovic Almasa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  17. Adzovic Jasmina socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  18. Hrustic Antonio socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  19. Adzovic Grana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  20. Djordjevic Nebojsa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  21. Jovanovic Dusanka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  22. Adzovic Ekrem socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilino 900;
  23. Ahmetovic Gordana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  24. Gigovic Muhamed socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  25. Sejdic Fuad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  26. Hrustic Fatima socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  27. Tajkunovic Zivomir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  28. Hidanovic Mira, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma via della Martora n. 12/A;
  29. Piscevic Lidia socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom Roma di Via Salviati n. 70;
  30. Husovic Murat socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casina 900;
  31. Djordjevic Gordana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 70;
  32. Adzovic Naho socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  33. Hamidovic Osman socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  34. Sejdovic Camil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  35. Sulejmanovic Necko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  36. Djordjevic Natasa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  37. Omerovic Fuad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  38. Bacalanovic Nadica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 47/E;
  39. Osmanovic Cazim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  40. Cizmic Mahmut, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  41. Ahmetovic Hanka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilino 900;
  42. Hadzovic Nedelijko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a
  43. Salkanovic Suzana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilino 900;
  44. Jovanovic Radisa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta 57/e;
  45. Jovanovic Marija, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Da meta 47/e;
  46.  Halilovic Elizabeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  47. Stojik Nadzija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via del Baiardo, 50;
  48. Omerovic Delija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  49. Stevic Biljana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Da meta 57/E;
  50. Salkanovic Mamut socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilino 900;
  51. Halilovic Mauzer socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  52. Halilovic Humica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  53. Gigovic Senada socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  54. Salkanovic Romeo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  55. Abaz Ismet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601
  56. Sulejmanovic Mirabela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  57. Hadzovic Serif socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  58. Osmanovic Ismet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  59. Hamidovic Cazim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  60. Salkanovic Selvija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  61. Abaz Minire socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  62. Jovanovic Cica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  63. Adzovic Helma socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  64. Cizmic Odisey, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  65. Besic Hajrudin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  66. Nikolic Ljubisa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Bagaladi, 99;
  67. Ahmetovic Sevko, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Ardea;
  68. Ademi Lebibe socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  69. Ahmetovic Delija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  70. Zorel Dumitru socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Luigi Candoni;
  71. Ibrahimovic Brener socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  72. Ramovic Dragica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  73. Maric Jelica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via L. Candoni 91;
  74. Sejdic Fazlija, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Ostiense;
  75. Hadzovic Esad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  76. Mitic Slavoljub socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/A
  77. Sejdovic Lepa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviti 72;
  78. Sejdovic Malena socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina, 900;
  79. Petrovic Siba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/A;
  80. Halilovic Luca socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Monte Artemisio n. 10;
  81. Halilovic Rambo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Monte Artemisio n. 10;
  82. Hamidovic Kasim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  83. Ramovic Danilo, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  84. Adzovic Andriano socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  85. Sejdovic Almira, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  86. Tajkunovic Mihailo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  87. Tajkunovic Cica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  88. Adzovic Danica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  89. Sulejmanovic  Sonita socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  90. Sulejmanovic  Jasminka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  91. Hrustic Sefika socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Cesarina, 11;
  92. Halilovic Enes socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  93. Tajkunovic Maradona socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di salone 323;
  94. Sejdovic Esad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  95. Ahmetovic Barabba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  96. Hadzovic Mirsada socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  97. Sulejmanovic Borzo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  98. Halilovic Behara socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  99. Husovic Hajrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  100. Bogdanovic Stojadinka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salone n. 323;
  101. Adzovic Sajma socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  102. Halilovic Jasmin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  103. Sejdic Azim, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  104. Hrustic Hasnija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dandolo ;
  105. Hrustic Ferida, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  106. Vuckovic Ljiubisa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 70;
  107. Sulejmanovic Abi socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  108. Sulejmanovic Rambo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  109. Hrustic Alessandro socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  110. Sejdovic Emela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  111. Miftar Azra, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  112. Salkanovic Camil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  113. Ahmetovic Branko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  114. Salkanovic Sulta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  115. Sima Velizar socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 70;
  116. Cizmic Mirza, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  117. Tajkunovic Jovica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323
  118. Sejdovic Mirsad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  119. Delic Sacir, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  120. Seferovic Dzevad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  121. Hadzovic Mejra socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  122. Besic Hajrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  123. Cizmic Muhamed, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  124. Halilovic Sefko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  125. Husovic Kleo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  126. Osmanovic Sead socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  127. Osmanovic Esma, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  128. Sejdic Zlatan socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  129. Adzovic Sida socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  130. Ramovic Samir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  131. Ramovic Sevko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  132. Osmanovic Amir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  133. Hrustic Massimo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  134. Sejdovic Suvadin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  135. Sejdovic Bajram socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  136. Husovic Pemba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  137. Esadovic Jasminka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  138. Hadzovic Zehra socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  139. Sulejmanovic Aisa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  140. Sulejmanovic Renato socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  141. Sulejmanovic Romson socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  142. Hamidovic Bisera, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  143. Sejdic Kasim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  144. Hamidovic Zema, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  145. Cizmic Hasnija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  146. Osmanovic Abid socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  147. Hamidovic Sacir, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  148. Ibrahimovic Nusret socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  149. Adzovic Samanta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  150. Osmanovic Zuhdija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  151. Sejdic Mersad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  152. Djordjevic Katica, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Dameta n. 57/E;
  153. Barbu Gabriela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Luigi Candoni, 91;
  154. Suljic Semsa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  155. Omerovic Mevludin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina, 601;
  156. Zorel Dumitru socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Luigi Candoni 91;
  157. Sulejmanovic  Izeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  158. Mitic Dragoslav socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  159. Trajkovic Violeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via dei Gordiani 365;
  160. Hadzovic Manuel socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  161. Sejdovic Amir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  162. Hamidovic Vehbija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  163. Sejdic Jasmin, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  164. Bajramovic Romana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  165. Cizmic Fadil, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  166. Bacalanovic Vera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  167. Omerovic Mustafa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  168. Sejdovic Sultijana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  169. Salkanovic Giuseppe socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  170. Stojkov Vanjia, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  171. Tajkunovic Vera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  172. Halilovic Sabrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  173. Biberovic Halid socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Pontina 601;
  174. Osmanovic socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  175. Stankovic Milivoj socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  176. Stankovic Ana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati, 72;
  177. Hadzovic Habiba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  178. Husovic Jadranka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Casilina 900;
  179. Ahmetovic Safet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via di Salone 323;
  180. Besic Zubejda socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  181. Katic Milos socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Via Salviati 72;
  182. Sejdic Bisera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;
  183. Osmanovic Zarif socio Cooperativa Romano Pijats - Comunit Rom di Roma Castel Romano;

#6366 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Sab 28 Mar 2009 8:42 am
Oggetto: Fruits amers dune intervention humanitaire
jugocoord
Invia email Invia email
 


Jeudi 26 Mars 2009

Kosovo : 
Fruits amers dune intervention humanitaire

Georges Berghezan   

10 ans aprs les bombardements de l'Otan sur la Yougoslavie

Le 24 mars 1999, les bombardiers de lOTAN entamaient 78 jours de raids sanglants sur la Rpublique fdrale de Yougoslavie (RFY), y compris la province serbe du Kosovo en proie des violences sparatistes depuis trois annes. Si les bombes occidentales neurent que peu deffet sur la capacit militaire de larme serbo-montngrine 13 tanks dtruits, notamment -, elles savrrent dvastatrices pour la population civile : ponts, coles, usines, marchs, trains, convois de rfugis, stations et metteurs de radio-tlvision, et mme lambassade chinoise, furent particulirement viss.



Rvolts par ces attaques brutales quencensaient des mdias intoxiqus par une vision manichenne des conflits dans les Balkans, quelques militants dcidrent de briser le silence complice dune majorit de pacifistes. Ils proposrent la signature de la population lappel dun groupe de juristes belges dnonant, au nom du droit international, cette agression. Ces militants, de diverses sensibilits de gauche, continurent se runir aprs la guerre et donnrent bientt naissance au Comit de surveillance OTAN.

Cest donc ce conflit, il y a dix ans, qui est directement lorigine du CSO. Une dcennie plus tard, il est donc lgitime de se demander ce que sont devenues les entits qui constituaient alors la RFY, et en particulier le Kosovo, au cur du conflit.


Dcoupage balkanique

Le Montngro a totalement rompu les amarres avec la RFY en proclamant son indpendance en 2006, et entranant la dissolution de la fdration et lindpendance non souhaite de la Serbie. Le pouvoir reste depuis prs de 20 ans ! sous la coupe de linamovible Djukanovic, dont un ventuel retrait du pouvoir signifierait la fin de limmunit et un possible mandat darrt de la justice italienne qui le suspecte dtre un des principaux allis trangers de la Sacra Corona Unita et dautres mafias locales. Vendue aux milliardaires russes, les dirigeants de la petite rpublique 300.000 habitants promettent den faire le Monaco de la cte adriatique.

Aprs le renversement de Milosevic en 2000, la Serbie sest fortement rapproche de lUnion europenne et mme des Etats-Unis, tout en intensifiant ses relations avec la Russie. Si ladhsion lOTAN continue tre rejete par la population et nest officiellement pas lordre du jour, celle lUE est lobjectif prioritaire du gouvernement de Belgrade, avec bien sr la dfense de lintgrit territoriale du pays. La fin de lanne 2008 a connu une double victoire diplomatique de la Serbie, des succs qui semblent mettre fin une trs longue priode dostracisme. Dune part, lAssemble gnrale de lONU a adopt une rsolution demandant lavis de la Cour internationale de justice sur la lgalit de la proclamation dindpendance du Kosovo. Dautre part, la mission europenne EULEX, qui entendait se substituer la mission de lONU en place depuis 1999, a d se soumettre aux conditions de Belgrade pour obtenir un minimum de lgitimit et se faire adouber par le Conseil de scurit, o la position ferme de la Russie a t dcisive.

Ainsi, EULEX naura pas pour mandat de btir un Etat indpendant au Kosovo, mais dy assurer la loi et lordre , en coordination avec le KFOR, force de lOTAN dont le mandat na gure chang depuis la fin des bombardements et dont le niveau actuel slve quelque 16.000 hommes. Bien que, un an aprs la proclamation dindpendance, le nombre dincidents graves reste assez limit, le Kosovo demeure un baril de poudre, dont la mche semble localise dans la ville divise de Mitrovica. Le nord de la rgion continue vivre au rythme de la Serbie, bien quEULEX tente timidement dy tablir sa prsence. Le reste de lentit, o la majorit albanaise est plus crasante que jamais, connat le taux de chmage le plus lev dEurope et est totalement dpendante de laide extrieure, Etats-Unis et Allemagne en tte, ainsi que des contributions de limportante diaspora albano-kosovare. Les enclaves, serbes ou dautres minorits, sont de vritables ghettos qui nont gure chang depuis la mission denqute organise par le CSO durant lt 2004. La scurit, lemploi, la libert de mouvement, et mme laccs au courant lectrique, continuent dtre des notions de plus en plus abstraites pour les habitants de ces enclaves.


Sordides trafics

Par ailleurs, des faits monstrueux, commis essentiellement il y a dix ans, mais relgus alors parmi les rumeurs les plus fantaisistes, trouvent aujourdhui leur confirmation et rendent encore plus abject le soutien apport par les bombardiers et les fantassins de lOTAN aux indpendantistes de lArme de libration du Kosovo, aujourdhui au pouvoir Pristina. Une enqute sur les trafics dorganes de prisonniers serbes et peut-tre de prostitues usages de divers pays de la rgion a t lance par le Procureur pour crimes de guerre de Belgrade aprs les rvlations de Carla Del Ponte, son homologue au Tribunal de La Haye, dans son livre La Caccia , toujours non traduit en franais plus dun an aprs la sortie de son dition italienne. Des victimes sont maintenant identifies, de mme que des excutants et divers lieux dans le nord de lAlbanie o se pratiquaient ces morbides prlvements, jusqu ce que mort sen suive pour les donneurs . Une enqute a galement t commande par le Conseil de lEurope Dick Marty, le snateur suisse qui stait illustr en mettant jour les fameux vols secrets de la CIA. Par ailleurs, fin 2008 Pristina, une clinique pratiquant illgalement des prlvements et des greffes dorganes sur base commerciale ici a t dmantele et on sest vite aperu quun des mdecins arrts avait dj t cit par des tmoins impliqus dans les trafics des annes 1999-2000.

Il apparat aussi que la Mission de lONU au Kosovo a bel et bien enqut sur cette affaire en 2003, ce quelle niait il y a quelques mois encore, et que le Tribunal de La Haye a dtruit des preuves (matriel chirurgical) trouves en Albanie lors de cette enqute. Il est significatif que Del Ponte ait rvl ces crimes juste aprs son dpart du Tribunal et que ce dernier a dj avanc diverses justifications pour ne pas sy intresser, car ils nauraient pas t commis sur le territoire de lex-Yougoslavie ou pendant une priode de guerre. La complicit dofficiels de lONU en poste au Kosovo, qui auraient couvert ce trafic ou empch toute enqute srieuse, est de plus en plus souvent avance.

Certes, treize mois aprs sa proclamation, 56 pays ont reconnu lindpendance kosovare, mais il sagit essentiellement de membres de lOTAN et de micro-Etats. Cest sans surprise quon apprend que certaines reconnaissances ont t achetes : ainsi, le pot-de-vin au ministre des Affaires trangres des Maldives, le dernier pays reconnatre le Kosovo, se serait lev 2 millions de dollars. Mais il reste 138 Etats qui nont pas reconnu le Kosovo et parmi eux pratiquement tous les poids lourds dAsie, dAfrique et dAmrique latine.

Transformer le trou noir de lEurope en un Etat crdible, telle est limprobable mission que UE et OTAN se sont arroge. Le moins que lon puisse dire est que dix ans de prsence occidentale nont gure amlior le sort de la population albanaise, lexception du crime organis, infiltr jusqu la tte du gouvernement. Quant aux Serbes et autres minorits, ceux qui sont rests une petite moiti de la population davant les bombardements doivent souvent vivre dans des conditions infrahumaines, difficilement imaginables deux heures de vol de Bruxelles. Non seulement illgale et meurtrire, la glorieuse intervention humanitaire de lOccident a permis un nettoyage ethnique sans doute irrversible et plong le Kosovo dans une absence totale de perspective de dveloppement.


Source: www.csotan.org  


#6367 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Sab 28 Mar 2009 8:55 am
Oggetto: Oprations psychologiques contre le Venezuela
jugocoord
Invia email Invia email
 


Oprations psychologiques contre le Venezuela : Washington et sa guerre contre la rvolution bolivarienne

AUTEUR:  Eva GOLINGER
Traduit par  Esteban G., rvis par Fausto Giudice

Un document secret du Centre national de renseignement de l'arme de terre des USA (U.S. Army National Ground Intelligence Center), qui a t rcemment dclass en partie, en application de la Loi d'accs libre l'information (FOIA de son sigle anglais) aux USA, confirme que l'quipe des oprations psychologiques la plus puissante du Pentagone dploie ses efforts contre le Venezuela. Le document, de l'anne 2006, analyse la situation la frontire entre la Colombie et le Venezuela. Il a t rdig par le 4me Groupe (aroport) doprations psychologiques de lUS Army (4th POG) et le Centre national de renseignement de l'arme de terre des USA, un fait qui confirme que cette mme quipe de guerre psychologique travaille dans la rgion contre le Venezuela.

La petite partie du texte du document secret qui na pas t censure explique comment le Plan Patriote (connu auparavant comme Plan Colombie) a pouss avec succs les actions des Forces Armes Rvolutionnaires de Colombie (FARC) vers le territoire vnzulien. Le document secret souligne explicitement que   les oprations offensives du Plan Patriote et ses contreparties de l'arme colombienne ont eu un impact important sur les actions du Bloc Oriental [des FARC]suite ces succs contre quelques fronts du Bloc Oriental en Colombie, plusieurs fronts du Bloc Oriental mnent davantage de combats et ractivent leurs actions la frontire colombo-vnzulienne. Les Mini-Blocs des Llanos et de la zone orientaleont assum des rles stratgiques diffrents en rponse au Plan Patriote 2B 

La concomitance entre larrive du 4me Groupe doprations psychologiques (4me GOP) en Colombie durant l'anne 2006 et la stratgie consistant dplacer les FARC et le conflit civil colombien en territoire vnzulien ne peut pas tre considre comme une concidence. Car cest exactement ce moment-l que le Dpartement d'tat et le Pentagone ont commenc accuser publiquement le Venezuela de collaborer avec les terroristes, en faisant particulirement rfrence des deals suppos entre le Venezuela et les FARC. Cest au cours du premier semestre 2006 que Washington a plac le Venezuela sur une liste  de pays qui ne collaborent pas suffisamment dans la lutte contre le terrorisme , en imposant ds lors des sanctions contre ce pays sud-amricain qui se sont traduites par l'interdiction de ventes d'armes de la part des USA et de toute entreprise internationale utilisant de la technologie usamricaine. Le rapport du Dpartement d'tat de 2006 disait :  la coopration du Venezuela dans la campagne internationale contre le terrorisme a t insignifiante Jusqu quel point le gouvernement du Venezuela a t-il offert son aide matrielle aux terroristes colombiens, et sil l'a fait, et quel niveau ? Ce point nest pas clairci,   (Rapport du Dpartement d'tat de 2006, disponible en anglais sur http://www.state.gov/ )

Quelques mois plus tard, en juillet 2006, la Sous-commission sur le Terrorisme International et la Non-Prolifration de la Chambre des Reprsentants US a organis une audience intitule  Le Venezuela : centre du terrorisme en Amrique du Sud ?  , o ils ont dclar :  Le Venezuela, sous le prsident Hugo Chavez, a tolr les terroristes sur son territoire et a forg dtroites relations avec des tats officiellement protecteurs du terrorisme tels que Cuba, l'Iran et la Core du Nord. Les groupes terroristes colombiens utilisent le territoire vnzulien comme un havre sr  

En mme temps, la presse internationale a commenc promouvoir des opinions prconues en liant le Venezuela au terrorisme. Des articles et des ditoriaux dans le Washington Post, le New York Times, leWashington Timesle Wall Street JournalEl Pas en Espagne, El Tiempo  Bogota, le Miami Herald, entre autres, rptaient maintes et maintes fois la liaison suppose entre le gouvernement vnzulien et les FARC, bien qu'ils n'aient jamais prsent de preuve concluante. Toutes les sources cites taient des sources  anonymes , des  hauts grads de Washington , et des  analystes , sans citer de noms ni de donnes ni de faits concrets.

LES GUERRIERS DE LA PROPAGANDE

Le 4me GOP est la seule unit active doprations psychologiques dans l'arme. L'unit est compose de 1.300 officiers et constitue 26% de toutes les units d'oprations psychologiques de l'arme, les autres 74% sont des rservistes. Pour l'anne 2011, il est prvu que ses effectifs monteront quelques 2.300 experts en oprations psychologiques. La mission officielle du 4me GOP est dtre en mesure de se dployer rapidement dans nimporte quelle partie du monde pour planifier, dvelopper et conduire des oprations psychologiques et des  affaires civiles  (entendez subversion) en appui de forces coalises et d agences gouvernementales de Washington.

Le personnel du 4me GOP comprend des experts rgionaux et des linguistes qui ont une connaissance approfondie des subtilits politiques, culturelles, ethniques et religieuses du public cibler. Ils sont galement experts dans des secteurs techniques comme le journalisme, la propagande radio, la conception graphique, la presse, limagerie et les communications tactiques de longue porte.

En 2003, le 4me GOP a inaugur un complexe d'oprations mdiatiques des Forces Spciales ayant cot 8,1 millions de dollars. Ce complexe est connu comme le centre de production du Pentagone pour toutes ses oprations psychologiques et ses  produits , comme les tracts, brochures, affiches, flash-infos pour la tlvision et la radio, qui visent tous gagner les esprits et les curs de ceux que le Pentagone souhaite attaquer. Par exemple, plus de 150 millions de tracts et brochures - tous produits et imprims dans le complexe du 4me GOP - ont t diffuss en Irak et en Afghanistan. Le Colonel James Treadwell, Commandant du 4me GOP, a soulign que plus de 16.000 heures de messages radio ont t mises par son groupe en Afghanistan, et plus de 4.000 en Irak. Limprimerie du nouveau complexe a la capacit d'imprimer plus dun million de tracts par jour.

Les soldats des oprations psychologiques tudient des techniques de  marketing  et de publicit avant de concevoir leurs  produits . Ils analysent aussi en dtail leurs impacts et leurs rs

ultats. Ils sont tous des experts en propagande et sur les meilleures faons dinfluencer l'opinion publique afin de promouvoir leur agenda. En 2005, cette unit de  guerriers de la propagande  a t amplifie avec l'tablissement de l'lment conjoint d'appui aux oprations psychologiques (JPOSE), sous le commandement du Colonel Treadwell. Aprs son transfert d'Irak au sige du JPOSE Tampa, en Floride, le Colonel Treadwell a commenc concentrer ses actions de propagande sur le sud. Dans des dclarations presse, Treadwell a confirm que sa nouvelle quipe dlite des oprations psychologiques orienterait une partie de son travail vers la Bolivie et le Venezuela. Peu aprs, un contrat (frisant les100 millions de dollars) a t accord l'entreprise Science Applications International Corporation (SAIC) pour aider concevoir les  campagnes  d'oprations psychologiques avec le JPOSE. Deux autres entreprises, Lincoln Group et SYColeman, ont aussi reu des contrats semblables, dgags du budget de l'quipe, qui dpasse les 8 milliards de dollars annuels.

Parmi ces entreprises, la SAIC a une histoire assez sale au Venezuela. Cest cette entreprise qui avait mont avec lentreprise ptrolire dtat PDVSA, une entreprise mixte baptise INTESA, qui avait commenc en 1995 automatiser l'industrie ptrolire au Venezuela. Et cest cette mme INTESA qui a commis un des sabotages les plus violents contre l'industrie vnzulienne la fin de l'anne 2002, avec l'intention de forcer le Prsident Hugo Chavez quitter le pouvoir. L'entreprise a t utilise comme plateforme pour attaquer le  cerveau de la PDVSA , en dtruisant toutes ses bases de donnes et ses systmes automatiss, lobligea       nt revenir aux oprations manuelles. Ses actions ont caus des milliards de dollars de dommages l'conomie vnzulienne et sa rputation internationale en tant que fournisseur et producteur srieux de ptrole. Cependant, ils n'ont pas russi atteindre leur objectif de renverser le Prsident Chvez et peu aprs, INTESA a t ferme et force de cesser ses activits dans le pays. Et voil que trois ans plus tard, de nouveaux contrats apparaissent pour effectuer des oprations psychologiques contre le mme gouvernement qu ils avaient essay de neutraliser une premire fois sans succs.

Depuis que la plus puissante quipe doprations psychologiques des USA sactive contre le Venezuela, on a pu voir le fruit de son travail au niveau international et aussi lintrieur du pays. Le Prsident Chvez est dj class comme  dictateur  dans l'opinion publique internationale et peu de gens doutent de sa suppose  relation  avec les FARC en Colombie - bien qu'il n'y ait jamais eu aucune preuve qui confirme cette relation. Aujourdhui, les oprations psychologiques sont considres par le Pentagone comme son  arme la plus puissante . Sur les crans, les ondes, les quotidiens, les affiches, dans le design  de vtements et d objets, ils transmettent leurs messages cibls et bien pess pour influencer subtilement l'opinion publique et sa perception sur des sujets d'intrt. C'est le nouveau champ de bataille o nous sommes tous forcs dassumer un rle, car personne n'chappe l'information et la communication dans le monde d'aujourd'hui. Cest la lutte pour la vrit et la justice contre le mensonge et la manipulation. La dcision d'tre victime ou combattant dans cette guerre irrgulire appartient chacun de nous. Ne nous laissons pas mener en bateau.


http://www.archive.org/download/Psycholo1968_2/Psycholo1968_2_512kb.mp4

Film de formation de l'arme US sur les oprations psychologiques mener dans un "pays hte" fictif (probablement en Amrique latine), pour aider le gouvernement local gagner l'appui de la population. Annes 1950.


http://www.archive.org/download/Assignme1956/Assignme1956_512kb.mp4
"Assignment, Venezuela" (Affectation : Venezuela), un film d'oprations psychologiques de 1956 sur un dirigeant d'une socit ptrolire US fictive.

Source : Operaciones psicolgicas contra Venezuela: Washington y su guerra contra la revolucin bolivariana
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7219&lg=es

Article original publi le 5/3/2009

Sur lauteur

Esteban G. est rdacteur du blog http://letacle.canalblog.com/, Fausto Giudice rdacteur du blog Basta ! Journal de marche zapatiste. Tous deux sont membres de Tlaxcala, le rseau de traducteurs pour la diversit linguistique. Cette traduction est libre de reproduction, condition d'en respecter lintgrit et den mentionner lauteur, le traducteur, le rviseur et la source.

URL de cet article sur Tlaxcala : 
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7254&lg=fr


#6368 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Lun 30 Mar 2009 8:40 pm
Oggetto: Primi report sul meeting internazionale TARGET, Vicenza 21-22/3
jugocoord
Invia email Invia email
 

(nei prossimi giorni saranno da noi diffusi  ulteriori report e videosintesi delle iniziative tenute a Vicenza e Belgrado nel decennale della barbara aggressione della NATO contro la RF di Jugoslavia)


---

Report sul meeting internazionale TARGET" svoltosi Sabato 21 e Domenica 22 marzo 09 

www.disarmiamoli.org

Sabato 21 e Domenica 22 marzo si svolto a Vicenza il meeting internazionale TARGET, promosso e organizzato da CNJ-onlus (Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia), e Rete Disarmiamoli, sindacato di base RdB-CUB, Forum di Belgrado, Retesemprecontrolaguerra, in occasione del 10 anniversario dei bombardamenti NATO sulla Repubblica Federale della Jugoslavia.

La grande e qualificata partecipazione, nonch il livello delle relazioni e dei contributi al dibattito hanno ripagato ampiamente le fatiche di chi si dedicato per mesi a costruire questa iniziativa, unica in Europa oltre a quella che si svolta a Belgrado.

Lincontro di Vicenza infatti non si limitato a ricostruire la corretta interpretazione storica delle cause, delle responsabilit, delle modalit e delle conseguenze di quella che fu chiamata, con un tragico ossimoro guerra umanitaria, dove i massacri delle stesse popolazioni da liberare furono tali che perfino i media asserviti alla NATO ebbero difficolt a farli passare come effetti collaterali.
Il meeting ha affrontato tutte le tematiche connesse con la guerra globale per la spartizione del dominio imperialista nel mondo dopo il crollo del cosiddetto blocco sovietico, di cui lo smembramento della Jugoslavia plurinazionale e socialista fu il primo, ed il pi drammatico, episodio nel cuore stesso dellEuropa.

La Propaganda di guerra (titolo della Ia sessione, con interventi di A. Martocchia, G. Chiesa, J. Elsaesser) appunto quella con cui i manipolatori della cosiddetta opinione pubblica per conto delle potenze occidentali legittimano le nuove campagne di conquista neocoloniale: Le Nuove Crociate, la cui analisi stata affrontata nella IIa sessione (A.Catone, D.Johnstone), chiarendo i rapporti fra crisi economica e politiche militari, che spiegano il passaggio dal wellfare (stato sociale) al warfare (stato di guerra), nel sistema capitalistico maturo, in cui la classe dirigente italiana inserita integralmente, nonostante le residue illusioni di qualche ingenuo. (Sul tema L. Vasapollo ha inviato un contributo scritto, mentre in video M. Dinucci ha illustrato i nuovi compiti strategici della NATO, i cui crimini sul piano del presunto - diritto internazionale e di guerra sono stati poi commentati dal giurista D. Gallo).
Gli effetti specifici della guerra in Jugoslavia sono stati presentati nella IIIa sessione, dal titolo Ecocidio (coordinata da C. Della Porta, con A. Tarozzi e V. Gennaro), e corredati da una impressionante documentazione filmata.

Dopo un cena bio-equo-solidale (ringraziamo la Fileo onlus, gruppo di volontariato sociale, che ha in parte contribuito alle spese) la serata stata riempita dallesibizione di 3 gruppi musicali e da una breve recita da Target-Belgrado1999 (di e con Mario Mantilli), che hanno intrattenuto i presenti vicentini/e (in gran parte giovani) di origine jugoslava.
Sono molte migliaia infatti le famiglie immigrate da quelle regioni che risiedono nella nostra citt e provincia, come ha esposto dettagliatamente N.Turati (Cub migranti) il giorno dopo.
Il programma di domenica mattina (Rovesciare il Target possibile?) si concentrato, da un lato, sulle questioni sociali e sindacali connesse alla situazione attuale dei lavoratori nei Balcani, in Italia ed in Europa (G. Raniero, Z. Mihajlovic); dallaltro su casi esemplari di resistenza e di solidariet, come la ricostruzione autogestita della Zastava a Kragujevac e lo sviluppo del movimento delle adozioni a distanza (G. Vlaic, A. Di Meo, R. Pilato, R. Veljovic, S. Ciric + documentazione video).
Infine un intenso dibattito ha concluso il meeting.

Un elogio particolare va dedicato a tutti coloro che hanno risposto con generosit alle richieste di collaborazione tecnica e logistica, dedicando gratuitamente tempo, mezzi e passione alla riuscita dellevento.
E prevista la produzione degli atti in forma scritta e/o video. Intanto chi lo desidera pu sentire le registrazioni audio della prima giornata sul blog di la voce dei comitati-radio cooperativa: http;//lpp.opencontent.it/?p=1374

(report a cura di Paolo C. rete Disarmiamoli Vicenza).


---


http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=22/03/2009

A 10 anni dalle bombe su Belgrado un meeting prepara la protesta anti 
Nato

A Vicenza per fermare le "guerre umanitarie"

Checchino Antonini
Vicenza - nostro inviato

Che a Vicenza ci sia Camp Ederle lo sanno tutti da cinquant'anni. Meno 
noto che da l, il comando Usa per il Sud Europa, partivano gli 
ordini per far decollare gli F16 da Aviano verso la Jugoslavia. E poi 
da Ederle si sarebbe mossa la 173ma brigata aviotrasportata Usa, 
quella del fosforo su Falluja. La prima e la seconda guerra umanitaria 
sono state ordinate da questa citt che tenta di evitare l'ennesima 
base Usa sul suo territorio. Intanto, da pochi giorni, la targa sulla 
caserma Usa avverte che tra qui e Napoli si divide Africom, il comando 
Usa per le operazioni in Africa. La guerra umanitaria al Sudan pare 
ancora pi vicina. E poi Vicenza anche il posto con la pi numerosa 
comunit di lavoratori serbi. Lavorano nel tessile e nelle fabbriche 
metalmeccaniche dell'Alto vicentino. Ecco perch la loro presenza si 
notava, ieri, tra i partecipanti a "Target", il meeting internazionale 
nel decimo anniversario dei bombardamenti Nato promosso dalle reti 
Disarmiamoli, Sempre contro la guerra, Rdb e Coordinamento nazionale 
per la Jugoslavia, una onlus che raccoglie quell'opinione contraria 
allo smembramento della repubblica federale di Jugoslavia. Una due 
giorni, con attivisti serbi e croati, che serve anche a lanciare la 
partecipazione italiana alla mobilitazione europea indetta dal Fse 
contro i festeggiamenti per il sessantesimo della Nato proclamati per 
il 4 aprile a Strasburgo.
C' una rimozione generale sulle responsabilit italiane nel sistema 
guerra, avverte Nella Ginatempo (Sempre contro la guerra). Dieci anni 
dopo, era il 24 marzo del '99, la Jugoslavia devastata, la Nato si 
appresta a rilanciare il suo ruolo: lo scudo spaziale, l'Afghanistan, 
l'allargamento a Est, l'accerchiamento della Russia, la cooperazione 
con Israele. Il contesto politico difficilissimo, segnala Roberto 
Luchetti, (Disarmiamoli). Sar perch c' una strisciante 
riabilitazione di D'Alema,il primo premier ex Pci che lanci la nostra 
aviazione, seconda solo a quella Usa, nei 78 giorni di guerra aerea 
che seminarono 23mila bombe e missili all'uranio impoverito su citt e 
campagne con lo scopo di lanciare l'Italia nella nobile cerchia dei 
Grandi. Il 10 giugno del '99 lo stesso D'Alema si compliment coi 
piloti per la loro esperienza professionale e umana. Avvenne, quella 
esperienza, dopo una campagna di bugie che prepar la guerra, evit 
accordi di pace, fece fallire l'Onu e lanci le parole d'ordine di una 
guerra umanitaria e pulita, come ha spiegato il giornalista tedesco 
Juergen Elsaesser autore di una sorta di enciclopedia delle menzogne 
su quell'aggressione. In contemporanea con eventi analoghi, a 
Salonicco e Montreal, gli interventi (tra gli altri di Domenico Gallo, 
Andrea Catone, Manlio Dinucci, Giulietto Chiesa, la statunitense Diana 
Johnstone) hanno osservato sotto ogni punto di vista la prima guerra 
dopo la fine del Patto di Varsavia, la prima "out of area" della Nato, 
contro un paese che non aveva aggredito nessuno, e tantomeno un membro 
dell'Alleanza militare che traina i tre quarti della spesa militare 
mondiale. Gilberto Vlaic e Riccardo Pilato, quel 24 marzo, scesero in 
piazza, uno a Trieste, l'altro a Brescia. Subito dopo inizi la loro 
opera di solidariet con le popolazioni colpite. Ricordano a 
Liberazione l'impulso decisivo delle camere del lavoro e delle Rsu per 
attivare forme di aiuto tra lavoratori che continuano da dieci anni. 
La pi significativa, probabilmente, l'affido a distanza per 1800 
figli degli operai della Zastava, la pi grande fabbrica dei Balcani, 
a Kragujevac, 150 km a sud di Belgrado. Citt multietnica dove i 
lavoratori non si sono mai sparati tra loro, ricorda con orgoglio 
Rajka Veljovic, di Samostalni, il maggior sindacato serbo. Dell'uranio 
impoverito non si sa ancora nulla di ufficiale, spiega la 
sindacalista, tutto coperto. Ma gi sono evidenti i danni del 
disastro ambientale dei bombardamenti su fabbriche e depositi chimici. 
Bombardare Pancevo stato come bombardare Porto Marghera, 
esemplifica Vlaic. L'embargo, le privatizzazioni, le bombe, e lo 
"spezzatino" hanno ridotto la Zastava da 36mila dipendenti (nel 99 
erano in cassa integrazione) ai 3mila attuali della fabbrica pi 
grande del gruppo, altri 700 lavorano nella Zastava camion e 2000 
nella fabbrica di armi leggere. In dieci anni la cooperazione tra 
lavoratori ha seminato studi dentistici, ambulatori, palestre, mense, 
un centro per ragazzi down, un altro per invalidi civili, tentando di 
intervenire sui bisogni reali. Ma il paese in svendita. E la Fiat 
s' appena comprata la Zastava, con un accordo firmato strategicamente 
alla vigilia delle elezioni di un anno fa. Dicono a Kragujevac che sia 
la multinazionale torinese ad avere vinto le elezioni. Poi la crisi ha 
gelato tutto, la Fiat non ha ancora cacciato un euro. E i nostri 
salari somigliano sempre pi a quelli dell'Est, avverte Germano 
Raniero, della Cub vicentina: Se l'arretratezza ci accomuna, sar 
possibile che i lavoratori si mobilitino tutti insieme?.

22/03/2009



#6369 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Mar 31 Mar 2009 8:25 pm
Oggetto: NATO's Sixty Year Legacy: Threat Of Nuclear War In Europe
jugocoord
Invia email Invia email
 

http://groups.yahoo.com/group/stopnato/message/38340

Stop NATO
March 31, 2009

NATO's Sixty Year Legacy: Threat Of Nuclear War In Europe

Rick Rozoff 


Since its birth the North Atlantic Treaty Organization has envisioned the use of nuclear weapons against non-nuclear nations.

One of the fundamental purposes for the creation of NATO in 1949 was to introduce the permanent stationing of nuclear weapons in Europe.

In a Europe that, in 1949, had no nuclear nation and no atomic bombs of its own.

Whether the United States after the devastating display of its new weapon over the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki in August of 1945 deployed atomic bombs in Europe prior to 1949 will perhaps never be revealed, though reports claim that in 1948 Washington endorsed the deployment in Great Britain of B-29 strategic bombers capable of carrying bombs with nuclear warheads.

What is certain is that after the founding of NATO on April 4, 1949 US nuclear weapons were stationed in several member countries and that several hundred remain on the continent to this day.

The launching of the alliance in no way signalled the beginning of a post-World War II reality in Europe but a continuation of the war, with the former Axis powers Germany and Italy incorporated into NATO and the Soviet Union the new adversary.

On his way to the American White House in January of 1953 General Dwight D. Eisenhower, formerly Supreme Commander of the Allied forces in Europe, became NATO's first Supreme Commander in 1951. Even the title didn't change.

What had changed was that a military alliance had been formed in Europe by the only nuclear power at the time, the United States.

The official NATO handbook, reflecting on the nuclear doctrine of the bloc since its inception, says:

"During the Cold War, NATOs nuclear forces played a central role in the Alliances strategy of flexible response....[N]uclear weapons were integrated into the whole of NATOs force structure, and the Alliance maintained a variety of targeting plans which could be executed at short notice. This role entailed high readiness levels and quick-reaction alert postures for significant parts of NATOs nuclear forces."

http://www.nato.int/docu/handbook/2001/hb0206.htm+nato+nuclear+warheads&cd=1&hl=en&ct=clnk&gl=us

NATO was inaugurated on April 4, 1949. The Soviet Union tested its first atomic bomb on August 29, 1949.

In that almost five month hiatus NATO had a nuclear monopoly in Europe. With current US and NATO plans for integrated missile defense and with ongoing air patrols over the Baltic Sea, the Alliance is attempting to reassert its strategic, nuclear dominance over the continent, a topic to be addressed in more detail later.

From 1949 onward NATO's nuclear doctrine has been one described as "flexible response"; that is, the first use of nuclear weapons against a conventional, non-nuclear opponent or for what had been a conflict with conventional weapons.

Its Article 5 mutual military assistance obligation was enforced, as noted earlier, several months before the Soviet Union had even tested an atomic weapon.

The rationale employed for this policy was that the Soviets at the time possessed conventional military superiority on the European continent and in the event of an armed conflict with the USSR the United States and its new NATO allies would resort to atomic attacks.

The Alliance's Defense Doctrine of November 1949 called for insuring the ability to carry out strategic bombing including the prompt delivery of the atomic bomb. This is primarily a US responsibility assisted as practicable by other nations.

The deployment of US nuclear weapons in Europe was effected through what is known as "nuclear sharing," the basing of nuclear weapons on the territories of NATO non-nuclear weapon states. 

By the mid-1950s the US had confirmed the deployment of nuclear arms in Britain and the Federal Republic of Germany.

The stationing of such weapons increased steadily so that by the early 1970s there were an estimated 7,300 US nuclear weapons deployed in Europe. 

As to what use these weapons might be put to, US National Security Archive documents released five years ago provide a horrifying indication.

In a meeting of the National Security Council in 1973 chaired by the National Security Adviser (and Secretary of State) of the time Henry Kissinger, the Chairman of the Joint Chiefs of Staff Vice Adm. John P. Weinel, seemingly without reservation or regret, announced this plan:

"Now our objective is (to destroy) 70 percent of the floor space of war-supporting industry. A better criterion would be the post-recovery rate plus hitting the Soviet Army to prevent it from overrunning Europe.
"Another choice is to go for people - a goal of 70 million Russians for example."
(Associated Press, November 24, 2004)

Although the bombs stored in Europe were American and under the control of the Pentagon, war plans called for their loading onto fellow NATO nation's bombers for use against the Soviet Union and its (non-nuclear) Eastern European allies.

The Alliance states hosting the weapons were Belgium, Britain, Germany, Italy, Greece, the Netherlands and Turkey.

All except for Greece still house US nuclear arms on their territory.

With the dissolution of the Soviet-led Warsaw Pact in 1989 and of the Soviet Union itself two years later, NATO scaled back on nuclear weapons stationed in its member states but has retained several hundred to the present moment.

Several hundred tactical nuclear bombs and the advanced aircraft capable of delivering them are still in NATO's arsenal in a post-Cold War Europe in which Russia is the only potential target.

The Strategic Concept adopted by the Alliance in April of 1999 - when NATO proved to be what its opponents had always suspected it was intended to be, an alliance for waging war as it was at the time against Yugoslavia -  reaffirmed its commitment to its nuclear posture:

"The supreme guarantee of the security of the Allies is provided by the strategic nuclear forces of the Alliance, particularly those of the United States; the independent nuclear forces of the United Kingdom and France, which have a deterrent role of their own, contribute to the overall deterrence and security of the Allies.

"A credible Alliance nuclear posture and the demonstration of Alliance solidarity and common commitment to war prevention continue to require widespread participation by European Allies involved in collective defence planning in nuclear roles, in peacetime basing of nuclear forces on their territory and in command, control and consultation arrangements. Nuclear forces based in Europe and committed to NATO provide an essential political and military link between the European and the North American members of the Alliance. The Alliance will therefore maintain adequate nuclear forces in Europe." 

Although the Pentagon has never and still doesn't acknowledge the true figures, the Federation of American Scientists estimates there are between 200 and 350 warheads at bases in Britain, Germany, the Netherlands, Belgium, Italy and Turkey.

A Time Magazine report of June of last year revealed that "The U.S. keeps an estimated 350 thermonuclear bombs in six NATO countries. In four of those Belgium, Germany, Italy and the Netherlands the weapons are stored at the host nation's air bases, where they are guarded by specially trained U.S. military personnel.

"A 'burden-sharing' agreement that has been at the heart of NATO military
policy since its inception. 

"Although technically owned by the U.S., nuclear bombs stored at NATO bases are designed to be delivered by planes from the host country."

The bombs include B61-3, B61-4, and B61-10 nuclear weapons at eight different bases.

The B-61 in its latest variant, the 1997 Mod 11, is a thermonuclear gravity bomb and 180 are estimated to be stationed on European airbases under the NATO nuclear sharing arrangement. It is the standard contemporary American nuclear bomb.

The basing of nuclear arms in non-nuclear-weapon states with the further intent of their being used by warplanes of the latter under NATO "burden sharing" and "nuclear sharing" agreements runs afoul of the 1968 Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons [Nuclear Non-Proliferation Treaty or NPT).

Article I of the Treaty states:

"Each nuclear-weapon State Party to the Treaty undertakes not to transfer to any recipient whatsoever nuclear weapons or other nuclear explosive devices or control over such weapons or explosive devices directly, or indirectly; and not in any way to assist, encourage, or induce any non-nuclear-weapon State to manufacture or otherwise acquire nuclear weapons or other nuclear explosive devices, or control over such weapons or explosive devices."

Article II continues:

"Each non-nuclear-weapon State Party to the Treaty undertakes not to receive the transfer from any transferor whatsoever of nuclear weapons or other nuclear explosive devices or of control over such weapons or explosive devices directly, or indirectly; not to manufacture or otherwise acquire nuclear weapons or other nuclear explosive devices; and not to seek or receive any assistance in the manufacture of nuclear weapons or other nuclear explosive devices."

Five of the six NATO nations still hosting US nuclear weapons and obligated to deploy their own aircraft to use them if ordered to are non-nuclear-weapon states: Belgium, Germany, Italy, The Netherlands and Turkey.  

Last June a spokesman for the Global Peace and Justice Coalition in the Turkish city of Adana, only a few kilometers from the Incirlik air base used for decades by the US and NATO, asserted that Incirlik contained the largest amount of US nuclear weapons outside the United States itself and "We have organized many protests for this base of war to be shut down and for the disarmament of the nuclear warheads. We do not wish to see Adana and Turkey becoming Hiroshima. We will not give up."
(Turkish Daily News, June 30, 2008)

In the same month a German federal official, Ulrich Wilhelm, stated that his nation was duty-bound to the use of nuclear arms as an alleged military deterrent and added, "For the foreseeable future....we remain of the view that a deterring military capacity includes not only conventional capacity but also nuclear components."
(Agence France-Presse, June 23, 2008)

Up to 20 US nuclear warheads are reportedly deployed at the German airbase in Buechel, where they can be mounted on German Tornado fighter planes for missions to the east. An additional 130 American warheads are suspected to be stored at the US airbase in Ramstein for similar purposes.

German peace groups and the Left Party have for years demanded the removal of the weapons and a nuclear-free Germany.

In December of 2007 the mayors of the Italian cities of Aviano and Ghedi, which both host dozens of US nuclear warheads, signed a petition demanding the abolition of all nuclear weapons.

"Stefano Del Cont, mayor of Aviano since June, said he and Anna Giulia Guarneri, the mayor of Ghedi, joined hundreds of other city leaders around the globe in seeking the ban. Theyre all members of Mayors for Peace, an organization started in the 1980s by the mayor of Hiroshima one of two Japanese cities hit by atomic bombs at the end of World War II."
(Stars and Stripes, December 18, 2007)

The references to Hiroshima by both the Turkish and Italian opponents of nuclear warheads in their nations under NATO obligations are not alarmist.

In January of 2008 an 150-page manifesto was prepared for the then upcoming NATO summit in Bucharest, Romania by General John Shalikashvili, the former chairman of the US joint chiefs of staff and NATO Supreme Commander, General Klaus Naumann, Germany's former top military commander and ex-chairman of NATO's Military Committee, former Dutch chief of staff General Henk van den Breemen, former French chief of staff Admiral Jacques Lanxade and British field marshal and ex-chief of the general staff and the defence staff Lord Inge.

It stated inter alia that "The first use of nuclear weapons must remain in the [NATO] quiver of escalation as the ultimate instrument to prevent the use of weapons of mass destruction" as well as demanding the "end of European obstruction of and rivalry with Nato," and "the use of force without Security Council authorisation...."

As recently as this January NATO Supreme Commander General John Craddock reinforced the point, stating:

"[T]he fact is there is strategic need and advantage for nuclear weapons....The alliance has made the decision to have them. There has been no debate to retrograde them out."
(GovExec.com, January 9, 2009)

Pentagon chief Robert Gates commissioned a report that was released on January 8 of this year which urged that the "United States should keep tactical nuclear bombs in Europe and even consider modernizing older warheads on cruise missiles...."

The report included the contention that "The presence of U.S. nuclear weapons in Europe remains a pillar of NATO unity."  
(Washington Post, January 9, 2009) 
  
NATO has come full circle. Or rather it has never abandoned its plans for nuclear superiority, only now not only in Europe and the so-called Euro-Atlantic sphere, but globally. And it no longer hides its intention to use nuclear weapons first and against non-nuclear nations.

Since the accession of the three Baltic nations of Estonia, Latvia and Lithuania into NATO in April of 2004, Alliance warplanes have flown air patrols over the Baltic Sea region in six month rotations by member states.

Most all the NATO partners have used the jet fighter of choice for most Alliance members, the US Raytheon-produced F-16. (France has used Mirages and Poland and Romania MIGs.)

Though a jet fighter, the F-16 is a modern multirole combat aircraft which among other capabilities has that of dropping 1,000-pound bombs as it has in Iraq and Afghanistan and of firing cruise missiles. Cruise missiles can be equipped with nuclear warheads.

Raytheon has recently successfully tested its Network Centric Airborne Defense Element missile defense system on the F-16 with the intercept of a test ballistic missile. 

The US Baltic rotations have employed the F-15 Eagle, the latest version of which, the F-15E Strike Eagle, is equipped with laser-guided Bunker Buster bombs and anti-satellite missiles.

NATO warplanes flying over the Baltic Sea states are within a four minute flight from Russia's second-largest city, St. Petersburg.

See:

Baltic Sea: Flash Point For NATO-Russia Conflict  
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/message/37592   

The most advanced current US stealth bomber, the B-2 Spirit, is described by its manufacturer, Northrop Grumman, as "a low-observable, strategic, long-range, heavy bomber capable of penetrating sophisticated and dense air-defense shields. It is capable of all-altitude attack missions up to 50,000ft, with a range of more than 6,000nm unrefuelled and over 10,000nm with one refuelling, giving it the ability to fly to any point in the world within hours."

Its prospective replacement, the New or Next Generation (2018) Bomber, will be yet more difficult if not impossible to detect with radar and repulse by air defenses and would be the warplane of choice to deliver nuclear payloads deep inside the interior of an intended target nation as it is able to "survive in hostile airspace for extended time" and can carry nuclear weapons.

The deployment of either of the above to Europe would raise an alarm in Russia for just that reason, but could be done under NATO "mutual defense" auspices, either to Poland and the Baltic states or to newly-acquired US strategic airbases in Bulgaria and Romania, directly across the Black Sea from Russia.

See: 
Black Sea: Pentagon's Gateway To Three Continents And The Middle East
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/message/37498

Cloaked in secrecy as they have been for more than half a century, if US warheads are transported from bases in Germany to Poland, Estonia or Bulgaria, it won't be reported on the evening news.

The air component is an integral part of a broader strategy that also includes nuclear cruise missiles and the third position American missile shield plan for Eastern Europe that would serve as the foundation for a NATO continent-wide missile system.

A commentary in the Russian Information Agency Novosti of almost two years ago provided this unnerving scenario:

"[L]ong-range cruise missiles should be launched from [several] areas to hit Russian ICBM silos. Their flying time to targets is between 2.5 and
three hours. The American ABM in Europe is supposed to destroy the surviving Russian missiles. This is the whole point....[T]here are numerous indications of a war in the making."

On the issue of so-called missile defense plans for NATO nations in general and new member states in Eastern Europe in particular, see:

21st Century Star Wars And NATO's 60th Anniversary Summit
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/message/36725

Last month the same above-cited Russian source warned that, "The missile defense problem has nothing to do with Iran, but it cannot be separated from Russia's relations with NATO countries. It is impossible to pluck the issue of missile defense out of the whole range of security issues in Europe....At the end of the day the possible deployment of American bases with strike weapons in the new NATO member countries is no less of a threat than the deployment of a missile defense system or the possible accession of Georgia and Ukraine to NATO."

No less a Western establishment authority as the Council on Foreign Relations recently quoted an expert acknowledging that "[Russia believes] that nuclear missiles will be deployed in Poland near Russia and these nuclear missiles will have also a first-strike capability and could hit Moscow before [Russia's response] could get airborne, so this is going to actually be seen not so much as missile defense as a deployment of first-strike capability."
(Council on Foreign Relations, March 18, 2009)

Although the deployments of US warplanes, missiles and nuclear warheads in Europe are often presented as bilateral arrangements between Washington and the respective host countries, in fact they are an inevitable and ineradicable component of NATO relations and demands.

Self-styled global, 21st Century NATO will meet for its sixtieth anniversary summit in France and Germany in three days and is expected to craft a new Strategic Concept, one that will leave few spots on Earth unaffected.

And it will reaffirm its policy of basing and when it deems fit using nuclear weapons.



#6370 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Gio 2 Apr 2009 10:59 am
Oggetto: Belgrade Forum for a world of equals
jugocoord
Invia email Invia email
 
(english / italiano / srpskohrvatski)

Belgrade Forum for a world of equals

1) INTERNATIONAL CONFERENCE, 200 FOREIGN PARTICIPANTS: A SUCCESS

2) Dichiarazione finale della Conferenza Internazionale di Belgrado del 23-24 Marzo 2009

3) Belgrado 22-23-24 Marzo 2009 - a cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia

4) Anti-NATO forces in Serbia mark 10th year since bombing of Yugoslavia

5) La delegazione guidata dal Segretario generale a Belgrado

6) Dačić: Priznavanje jednostrane secesije Kosova - nastavak agresije / Dacic: UDI is "continued NATO aggression"


=== 1 ===

INTERNATIONAL CONFERENCE, 200 FOREIGN PARTICIPANTS
Belgrade, March 23

A two-day international conference titled “Objectives and consequences of NATO aggression on Yugoslavia (Serbia and Montenegro) – ten years after” opened today in the Belgrade Sava international conference center. 

Besides Serbian scientists and other public figures it is attended by about 200 foreign guests from over 40 countries from all the continents. 

Today more than 20 speakers have presented their papers, all emphasizing that the aggression ten years ago was an act against peace and stability aimed at promoting the expansion of NATO, spreading militarization and interventionism on a global scale and the decomposing of sovereign states. 

The Conference continues on 24rth of March. It was preceded by the opening of an exhibition of photographs, books and documentary films on the aggression. 

The organizers are the Belgrade Forum for a World of Equals and the Association of Generals and Admirals of Serbia founded by high-ranking officers who lost their jobs after the “democratic” changes in that country in October 2000. 

Zivadin Jovanovic
Belgrade Forum for a World of Equals

---

BELGRADE FORUM FOR THE WORLD OF EQUALS
 
 
BELGRADE CONFERENCE SUCCESS
NATO TO BE DESOLVED, HAAG TRIBUNAL CLOSED
 
Belgrade, March 27. Two days International conference in Belgrade marking 10 years of the start of the NATO aggression on Yugoslavia (Serbia and Crna Gora) ended up with the calls to dissolve NATO as the aggressive global alliance aiming at replacing the United Nations and to close up the Hag tribunal (ICTY) as prolonged NATO anti-Serbian arm. The Conference initiated establishment of the International Tribunal of the Human Consciences (Tribunal International de la Consciance Humaine).
The participants reiterated that the 1999 NATO war on Yugoslavia was the war to weaken Europe, dislocate American troops in the Balcan, control Caspian, Middle East and Central Asia regions and to encircle Russia. the precedent to be followed later by aggression on Iraq. They stated that NATO violated the UN Charter, the OSCE Helsinki Final document and basic principles of the International relation in order to create precedent and concluded that it was a crime against peace and humanity.
The Conference considered that the first War in Europe after the Second World War was waged to justify existence of NATO, rise of military expenditure and to impose the Alliance as global police force.
The Conference supported the view that 1999 USA/NATO aggression has been continuing through the past 10 years by economic, political and propaganda means culminating by imposed illegal self proclamation of independence of Serbia’s province of Kosovo and Metohija in February 2008.
Referring to over 3.500 killed and over 10.000 wounded, two thirds of which are civilians, to the economic damage of over 100 billion of USD, the Conference reiterated the right of Serbia to the war compensation. It also called that the consequences of the massive use of nuclear weapons (ammunition with depleted uranium) during the aggression be carefully studied and findings made public.
The Conference hosted by Belgrade Forum for the World of Equals, an independent, non-party, non-profit association of Serbian intellectuals was attended by over 600 scientists, writers, diplomats, military specialists and other public figures from over 40 countries, was also attended by high Serbian State representatives in spite of the fact that the Government refused to assist its organizers.
Among the speakers were the former US Attorney General Ramsey Clark, renown Swiss ecologist Franz Weber, Canadian scientist Michel Chossudovsky, Russian general Leonid Ivashov, Former French minister of defense General Pierre Marie Galois, Greek politician Aleka Papariga, British politician Alice Mahon, Bulgarian scientist Velko Valkanov and about 60 other speakers. Ten of them were presented by special Belgrade Forum Friendship Charter for their outstanding contribution in spreading the truth and upholding the principles of Law and Justice.
 
BELGRADE FORUM FOR THE WORLD OF EQUALS



=== 2 ===


www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 31-03-09 - n. 267

Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali
 
Dichiarazione finale della Conferenza Internazionale di Belgrado del 23-24 Marzo 2009:
- "La NATO deve essere sciolta",
- " Il Tribunale dell'Aja per l'ex Yugoslavia ( ICTY) deve essere chiuso".
 
La Conferenza Internazionale di due giorni in Belgrado che ricordava i 10 anni dell'inizio dell'aggressione della Nato sulla Repubblica Federale Jugoslava (Serbia e Montenegro) si chiusa con le parole d'ordine dello scioglimento della Nato come alleanza globale ed aggressiva che mira a sostituire le Nazioni Unite e della chiusura del Tribunale dell'Aja (ICTY) come braccio anti-serbo della Nato. La Conferenza si aperta con l'intento di costituire un Tribunale Internazionale delle Coscienze Umane.
 
I partecipanti hanno ribadito che la guerra della Nato del 1999 contro la Jugoslavia stata una guerra per indebolire Europa, per la dislocazione di truppe americane nei Balcani, controllare l'area Caspica, il Medio Oriente e regioni dell'Asia Centrali e circondare la Russia.
Un precedente che poi seguito con l'aggressione sull'Iraq.
 
Gli interventi hanno evidenziato che la NATO viol la Carta dell'ONU, il documento finale di Helsinki dell'OSCE e i principi di base delle relazioni internazionali per creare un precedente, e hanno ribadito che stato un crimine contro la pace e l' umanit.
 
La Conferenza ha sottolineato come questa stata la prima Guerra in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale, ed stata intrapresa per giustificare l'esistenza della Nato, l'aumento della spesa militare ed imporre l'Alleanza come forza di polizia globale.
 
La Conferenza ha sostenuto il punto vista che l'aggressione di USA/NATO del 1999 continuata attraverso questi 10 anni passati attraverso strumenti economici, politici e di propaganda, culminati con l’auto proclamazione illegale e imposta, di indipendenza della provincia serba del Kosovo Metohija nel febbraio 2008.
 
In merito agli oltre 3.500 uccisi e gli oltre 10.000 feriti, due terzi dei quali civili, al danno economico di oltre 100 bilioni di dollari, la Conferenza ha ribadito il diritto della Serbia ad ottenere il risarcimento dei danni di guerra.
 
Inoltre stato ricordato che le conseguenze dell’uso massiccio di armi nucleari ( munizioni con uranio impoverito), durante l’aggressione sono state attentamente studiate e i loro esiti sono stati denunciati e resi pubblici.
 
La Conferenza organizzata dal Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, una associazione indipendente, apartitica, senza scopi di lucro, costituita da personalit serbe, stata seguita da oltre 600 accademici, scrittori, diplomatici, militari, studiosi e altre figure pubbliche provenienti da oltre 40 paesi.
 
Alla Conferenza hanno portato un saluto anche alti esponenti dello Stato serbo nonostante che il Governo avesse rifiutato di sostenere la sua organizzazione.
 
Tra i relatori vi erano l’ex ministro della Giustizia USA Ramsey Clark, il noto ecologista svizzero F. Weber, lo studioso canadese M. Chossudovsky, il Generale russo L. Ivashov, l’ex ministro della Difesa francese il Generale P. M. Galois, la deputata greca A. Papariga, la deputata inglese A. Mahon, l’accademico bulgaro V. Valkanov e circa altri 60 oratori.
 
Dieci di loro hanno ricevuto la speciale Carta di Amicizia del Forum Belgrado per il loro contributo straordinario nella difesa della verit e dei principi della Legalit e della Giustizia.
 
Traduzione a cura del Forum Belgrado Italia
 

=== 3 ===


www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 01-04-09 - n. 267

Belgrado 22-23-24 Marzo 2009
 
A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia
   
La dichiarazione finale del Forum Belgrado sintetizza in modo chiaro lo svolgimento e l'esito della riuscita Conferenza Internazionale intitolata: “ 1999-2009: Per non dimenticare. L'aggressione della NATO 10 anni dopo”.
 
L'apertura avvenuta la sera di domenica 22 marzo, con l'inaugurazione della mostra fotografica sugli effetti dei bombardamenti, con il saluto alle delegazioni straniere ed una lettura di poemi contro la guerra, recitati dall’attrice attivamente impegnata per il suo popolo, Ivana Zigon.
 
Luned, la Presidenza, oltre al Presidente del Forum Belgrado Z. Jovanovic, era composta dal segretario dello stesso Forum, dal segretario generale del World Peace Council e dal segretario del WPC Europa.
 
Dopo aver osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dei bombardamenti ed una emozionante recita degli “ambasciatori” del Kosovo serbo: i bambini serbo kosovari del gruppo teatrale “Peonie del Kosovo”, diretti da I. Zigon, sono poi iniziati gli interventi.
 
Come gi riportato il livello stato altissimo, con deputati russi, greci, ambasciatori di vari paesi, accademici, un esponente della Chiesa Ortodossa serba, economisti, generali e militari serbi, greci, portoghesi, russi, brasiliani, tedeschi, francesi, storici, giornalisti, esponenti di movimenti internazionali per la Pace. Per l'Italia sono intervenuti F. Grimaldi, J. Toschi Marazzani Visconti ed E. Vigna per il Forum Belgrado Italia.
 
Nella mattinata del 24, una delegazione della Conferenza si recata al Monumento dei bambini vittime dei bombardamenti della NATO ed ha deposto una corona di fiori, a nome di tutti.
 
La Conferenza si chiusa alle 18 di marted, anche per permettere ai partecipanti di andare alla manifestazione nella Piazza della Repubblica, dove hanno parlato oltre a numerosi relatori della Conferenza, esponenti delle forze patriottiche e nazionali serbe. Nonostante un clima di forte tensione emotiva, la realt stata una manifestazione assolutamente al di sotto delle aspettative, anche per la situazione in Serbia che vede una forte divisione delle forze politiche della sinistra e patriottiche, oltre a quelle nazionaliste. Tutto questo, frutto di un profondo lavoro di disgregazione diretto dall'esterno, e dalla mancanza di una forza reale capace di orientare ed indirizzare anche organizzativamente il popolo serbo verso una ripresa politica e sociale. Questa una tremenda realt, con cui tutte le forze sane ed oneste di quel paese dovranno fare i conti, sicuramente per molti anni a venire. Questo preoccupa fortemente se si pensa al possibile destino della resistenza popolare serba nel Kosovo occupato, ma questa la realt su cui i compagni ed amici di l convengono pienamente.
 
E solo da l possono venire risposte, progettualit di ripresa sociale e politica e…futuri vivibili.

---
   
Intervento/relazione alla Conferenza, 24 marzo 1999
 
Con questo intervento, intendo portare una sintetica riflessione su quale la realt del Kosovo Metohija oggi…a dieci anni dall'inizio dei bombardamenti e dell'aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia…motivata dalla necessit di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunit Internazionale: cio gli otto paesi pi ricchi della Terra, cio il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell'umanit tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l'aggressione alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.
 
“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…”.
 
Cos, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…
 
Molti autorevoli interventi in questa Conferenza hanno spiegato dettagliatamente quali erano e sono, le strategie geopolitiche e geostrategiche, che c'erano dietro la “crisi del Kosovo” e Rambouillet; io intendo soffermarmi sinteticamente sulle menzogne e sulla “disinformazione strategica” pianificate, che oggi dopo 10 anni sono di dominio pubblico, pianificate per cancellare la RFJ e annichilire il popolo serbo. User il mio tempo per parlare della situazione oggi nel Kosovo Metohija e della Resistenza del popolo serbo kosovaro per non essere annullato fisicamente, socialmente, culturalmente e moralmente.
 
Prima di tutto porto a questa prestigiosa Conferenza i fraterni saluti del Forum Belgrado Italia di cui sono onorato di esserne il portavoce per l’Italia e dell’Associazione di Solidariet SOS Yugoslavia- SOS Kosovo Metohija.
 
Il nostro lavoro in Italia si fonda su due aspetti che da sempre abbiamo ritenuto indispensabili e legati tra loro: un lavoro di Informazione e uno di Solidariet Concreta con la popolazione. L’Informazione un arma per lottare per la verit contro la disinformazione strategica, per costruire coscienza. La Solidariet Concreta come passaggio conseguente concreto, un arma per costruire legami, relazioni conoscenza e amicizia tra i popoli, ed anche questo pensiamo sia uno strumento per la lotta contro le guerre e per la pace.
 
Qual  oggi la realt del Kosovo dopo 78 giorni di bombardamenti e dopo 10 anni di “ristabilita” democrazia, di “ristabiliti” diritti umani, “ristabilita” multietnicit,,, di “ritrovata” libert?
 
Sono da cinque anni coordinatore per i Progetti di Solidariet con il Kosovo Metohija, quindi parlo di una realt che conosco direttamente sul campo, vissuta in prima persona con il popolo serbo oppresso di l (ma anche con famiglie rom, di altre minoranze e anche kosovari albanesi lealisti alla Jugoslavia ed alla convivenza multietnica), oltre che documentata e non basata su racconti o Internet.
 
I nostri Progetti sono costruiti con profughi, con lavoratori disoccupati delle enclavi, con vedove di guerra, con i figli dei rapiti del Kosovo e con l’Associazione Sclerosi Multipla del Kosovo Metohija.
 
La realt sul campo esattamente il contrario delle verit ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunit Internazionale.
 
Dopo 10 anni dove sono la cosiddetta “pulizia etnica”, il “genocidio”, “le fosse comuni” conle decine di migliaia di albanesi kosovari dentro?
 
Quando, secondo i documenti CIA, FBI, OSCE, Unmik, NATO….a tutt’oggi: sono stati ritrovati 2108 corpidi tutte le etnie; secondo l’UNCHR i primi profughi sono stati registrati il 27 marzo 1999, cio 3 giorni dopo l’inizio dei bombardamenti; sono stati uccisi dal giugno ’99 ad oggi 3.000 serbi, rom, albanesi jugoslavisti, e di altre minoranze; sono stati rapiti 1300 serbi; oggi si sa (tramite le memorie della ex procuratrice del tribunale dell’Aja per la Yugoslavia, Carla Del Ponte) che loro sapevano di 300 serbi rapiti dalle forze terroriste dell’UCK portati in Albania per estirpargli gli organi ad uno ad uno.
 
– Cos’è la democrazia quando per motivi etnici, le persone (serbi e le altre minoranze) non possono lavorare, studiare, avere l’assistenza sanitaria, camminare fuori dalle enclavi (campi di concentramento a cielo aperto) con il rischio di essere assassinati?
 
- Che significato ha il termine “diritti umani”, quando per motivi etnici un uomo, un giovane, un bambino in ogni momento pu essere ucciso? Quando oggi nel 2009, tutti i “diritti umani” fondamentali sanciti nella Carta Universale dei Diritti Umani fondante l’ONU…sono ogni giorno negati per tutti i non albanesi ed anche per migliaia di kosovari albanesi?
 
- Cosa significa la parola multietnicit, quando oggi il Kosovo una provincia etnicamente pulita, mentre fino al 1999 vivevano l 14 minoranze diverse, con gli stessi diritti sanciti nella Costituzione jugoslava? Quando 148 monasteri e luoghi sacri ortodossi sono stati distrutti dalle forze terroriste dell’UCK?
 
- Che significato ha la parola “libertà”, quando ad un popolo per motivi etnici negata la possibilit di lavorare, studiare, essere curato, privato dei diritti politici, civili o religiosi? Quando in uno stato fantoccio creato dalla forza militare della NATO, la sua leadership formata da criminali, terroristi, da trafficanti di droga, di armi, di donne, di organi umani, come indicato e documentato da svariati organismi giuridici internazionali e dalla stessa DEA (Agenzia antidroga statunitense), che ha definito il Kosovo un narcostato nel cuore dell’Europa? Un lavoratore e le persone oneste di qualsiasi etnia, sono libere in una realt simile?
 
Come pu essere libero un popolo o una regione quando sulla sua terra costruiscono una base militare straniera, come Camp Bondsteel, la pi grande base militare americana dai tempi del Vietnam? Per cosa un tale investimento di denaro e forze? Per controllare alcune decine di migliaia di serbo kosovari chiusi dentro alcune enclavi? O forse (!) per i loro disegni ed obiettivi geostrategici?
 
Menzogne! Menzogne! Menzogne!
 
Per questo dobbiamo lavorare per una informazione di verit e per una solidariet concreta per il popolo serbo del Kosovo occupato, che resiste nelle enclavi assediate dalla violenza e dall’odio.
 
La battaglia per la verit battaglia per la giustizia. Senza verit non pu esserci giustizia. Senza giustizia non ci pu essere pace per nessun popolo.
 
Indipendenza nazionali, sovranit nazionali, integrit nazionali, sono gli obbiettivi concreti e realistici, oggi da difendere e su cui costruire politiche di pace e reale sviluppo, in Serbia comeper ogni paese e popolo.
 
Cari partecipanti a questo importante e prestigioso Meeting, come modesta voce delle enclavi resistenti del Kosovo Metohija usurpato, vi chiedo col cuore e con la coscienza che possedete di uomini e donne liberi e consapevoli, di certamente non dimenticare l’aggressione criminale al popolo jugoslavo del 1999, ma altrettanto fortemente di non dimenticare la resistenza del popolo serbo del Kosovo Metohija occupato, OGGI.    
 
Grazie per avermi dato la possibilit di esporre queste schematiche parole, a nome di tutti coloro che lavorano e si impegnano in Italia con il Forum Belgrado Italia e con l’Associazione SOS Yugoslavia- SOS Kosovo Metohija; ma soprattutto GRAZIE a nome dei nostri fratelli e sorelle delle enclavi, un popolo senza pi voce, senza pi televisioni, senza pi giornali, ma ancora l in piedi, tenace e fiero a difendere la loro esistenza ma anche il diritto di qualsiasi popolo ad esistere.
 
Nel mezzo della piana, la pi ampia ampiezza. 
Nel mezzo del mare, il fondo pi profondo. 
Nel mezzo del cielo, l’altezza pi alta. 
Nel Kosovo, il campo di battaglia pi alto.
 
(Poema epico popolare serbo)
 
Grazie.
 
Enrico Vigna
 


=== 4 ===

Anti-NATO forces in Serbia mark 10th year since bombing of Yugoslavia

Published Mar 29, 2009 8:53 PM

March 23—Hundreds of representatives are meeting in Belgrade on March 23-24 to commemorate the 10th anniversary of the U.S.-led 78-day bombing of Yugoslavia and the heroic resistance of its people and military during NATO’s aggressive and illegal war. Participants came from many European countries, including Bulgaria, Belgium, Russia, Germany, Greece, Italy, Ireland, Britain, Spain, Portugal and Serbia, as well as Palestine, Angola, Brazil, Venezuela and the United States.

In 1999, thousands of courageous students rallied at huge rock concerts on bridges the U.S. and its NATO allies were bombing in Belgrade. Wearing shirts emblazoned with bull’s-eyes, they protested the criminal NATO violation of Yugoslavia’s sovereignty, proclaiming themselves “NATO targets.”

The Belgrade Forum met to “remember the defense of the county” that coincided with NATO’s first step of Western military expansion into the former socialist countries. The U.S.-led NATO assault killed over 2,000 civilians and bombed chemical and water treatment plants, resulting in permanent destruction of the country’s ecology. The Pentagon used bombs and shells with depleted uranium in Kosovo and the rest of Serbia 10 years ago. Now cancer rates there have skyrocketed to over 300 percent above prior rates.

Speakers at the two-day conference said the U.S.-NATO war—allegedly to “liberate” Kosovo—was designed to build Camp Bondsteel, now the largest U.S. military base in southeastern Europe. The U.S.-NATO plan was to transform the Balkans into a launching pad for further military expansion into Eastern Europe and Southwest Asia, which has happened.

Ivan Dimitrov from Bulgaria, one of the speakers at the Belgrade Forum, apologized to Serbs for his nation’s role as the military base from which the U.S. launched many of the aerial attacks during the 78-day war on Yugoslavia. Belgrade, he said, is unique, a city that was bombed by both the Nazis and by NATO. He continued, “The capitalist system is the focus of all the evil in the world.”

In the Yugoslavia of 1989, some 20 million people of many nationalities lived in six republics. Some 70 percent of the country’s productive capacity was publicly owned.

Since Yugoslavia’s breakup, everything has been privatized. The factories are closing. The fancy Benetton, Gap, Ann Taylor and computer stores have few customers. Unemployment is in double digits. In Kosovo, a former province of Serbia that NATO has turned into an abject colony, unemployment is 70 percent.

Protests of NATO ‘celebration’ planned

Most speakers at the Belgrade Forum condemned the world capitalist press for suppressing the truth about what NATO began in Yugoslavia, but noted that this spring marked a new beginning for a worldwide fightback against NATO militarism and the putrefying capitalist system it protects.

The most pro-capitalist, rightist and subservient politicians in Georgia, Ukraine, Azerbaijan, Poland, Bulgaria and other “new” NATO member-states came into office after establishing their loyalty to the West and to neoliberal policies supporting “globalization.” That is, they backed U.S. and European Union imperialist investment and control, turning their countries into Western colonies to defend their own narrow interests.

The workers in Eastern Europe, robbed of free health care, education, the guarantee of jobs and culture, face double-digit unemployment.

Now the U.S. and NATO look to the working-class and farmer youth of Eastern Europe’s “new” NATO members for cannon fodder for its colonial adventures. These youths’ job is to kill and die for NATO in Afghanistan, while NATO military expenditures strain the budgets of these poorer member nations.

The 60th anniversary of NATO in early April has become the focus of protest all over Europe and also in Canada, beginning now. In Montreal, Rome, Brussels and Belgrade people are gathering to say no to NATO expansion, with major protests planned for April 2-4 in and around Strasbourg, France.


Articles copyright 1995-2009 Workers World. Verbatim copying and distribution of this entire article is permitted in any medium without royalty provided this notice is preserved. 

Workers World, 55 W. 17 St., NY, NY 10011
Email: ww@...
Subscribe wwnews-subscribe@...
Support independent news http://www.workers.org/orders/donate.php

=== 5 ===


www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 25-03-09 - n. 266

da Partito Comunista della Grecia (KKE) - inter.kke.gr - in www.solidnet.org
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
La delegazione guidata dal Segretario generale a Belgrado
 
24/03/2009
 
Una delegazione del Partito Comunista della Grecia, guidata dal Segretario generale del partito, la compagna Aleka Papariga, a Belgrado per partecipare alla conferenza internazionale organizzata dal Forum di Belgrado e dal Consiglio Mondiale della Pace [WPC] in occasione del 10 anniversario dei bombardamenti della NATO.
 
La conferenza vede la presenza dei rappresentanti delle organizzazioni e movimenti antimperialisti di 45 paesi.
 
La compagna Papariga, che ha incontrato il Presidente del Parlamento serbo Slavica Djukic-Dejanovic, ha affermato che “Siamo a Belgrado per ricordare e mostrare il nostro rispetto al popolo serbo per i barbari attacchi da parte di 19 stati appartenenti alla NATO, e pi specificamente dagli Stati Uniti, Unione Europea e NATO, e per rinnovare i rapporti di amicizia tra i due popoli. Noi siamo uniti da problemi comuni per via della crisi economica, come per il fatto che la guerra non ha abbandonato la nostra regione. Col presidente del Parlamento abbiamo discusso del nostro contributo allo sviluppo delle relazioni tra i due Parlamenti. Ci che fondamentale e concreto che i popoli esercitino pressioni sul Parlamento affinch sia promosso l’aiuto disinteressato di un popolo all’altro nelle attuali pesanti circostanze”.
 
Nel primo pomeriggio di luned 23 marzo, la compagna Papariga ed i membri della delegazione del KKE hanno visitato la citt natale dell’ultimo presidente Slobodan Milosevic, Pozarevac, ed hanno deposto una corona di fiori sulla sua tomba.
 
“Siamo venuti qua per ricordare che sono trascorsi 10 anni dall'inizio della guerra imperialista contro la Yugoslavia e che i crimini non hanno un inizio e una fine. In questo momento ricordiamo il sostanziale rapimento di Milosevic, il quale ha demistificato il mito e svelato del tutto la natura della cosiddetta democrazia europea. Proprio su questa terra di Europa, che apparentemente possiede grande cultura e umanesimo, ha avuto luogo il sequestro di una persona per processarla sulla base di menzogne e morire poco prima della conclusione, ricordando che la lotta di un popolo non ha mai fine.
 
La morte di Milosevic arriv prima della sentenza finale, il popolo della Serbia ed i popoli dell'Europa devono condurre la lotta per la definitiva condanna dell’imperialismo. Al di l del castigo divino, in cui credono alcuni, esiste anche il giudizio popolare.
 
Il Segretario generale del CC del KKE, la compagna Aleka Papariga, luned 23 marzo ha incontrato le delegazioni del Nuovo Partito Comunista di Yugoslavia e del Partito dei Comunisti Serbi, mentre marted 24 marzo ha pronunciato un discorso alla conferenza organizzata dal Forum di Belgrado in occasione del 10 anniversario dei bombardamenti NATO.


=== 6 ===

Dačić: Priznavanje jednostrane secesije Kosova - nastavak agresije

23. mart 2009. 12:33     (Izvor: Međunarodni radio Srbija)

Potpredsednik Vlade Srbije Ivica Dačić, ocenio je da jednostrano proglašenje secesije Kosova i njeno priznanje od nekih država predstavlja  nastavak pritisaka i agresije, koju je NATO izvršio 1999. godine na SRJ. Dačić je, obraćajući se u ime Vlade Srbije učesnicima dvodnevne međunarodne konferencije "Agresija NATO na SRJ - deset godina posle", podsetio da je bombardovanje SRJ sprovedeno bez odluke SB UN i da su njime prekršeni Povelja UN i osnovni principi međunarodng prava. Dačić je ukazao da je do jednostranog priznavanja nezavisnosti Kosova došlo takođe bez odluke SB UN. Dvodnevnu konferenciju koja se odžava u Centru "Sava" organizovali su beogradski Forum za svet pravednih i Klub generala i admirala Vojske Srbije. Otvaranju su, između ostalih, prisustvovali predsednica Skupštine Srbije Slavica Đukić-Dejanović, predsednica Svetskog mirovnog pokreta Sokoro Gomeš i predstavnici više ambasada u Beogradu, među kojima i ruski ambasador Aleksandar Konuzin.

---

http://www.b92.net/eng/news/politics-article.php? yyyy=2009&mm=03&dd=23&nav_id=58033

Tanjug News Agency - March 23, 2009

Dacic: UDI is "continued NATO aggression"

BELGRADE - First Deputy PM and Interior Minister Ivica Dacic on Monday in Belgrade addressed a
conference dubbed, "NATO Aggression against Serbia: Ten Years After".

Dacic said that the process of the unilateral proclamation of the secession of Kosovo and its recognition
by certain states presents "a continuation of the bombing, pressure and aggression" which NATO
carried out against Serbia and then Federal Republic of Yugoslavia (SRJ) for 78 days in 1999.

Tanjug news agency reports that he addressed the gathering on behalf of the government, to point out
that the air strikes on Serbia were carried out without a decision of the United Nations Security Council,
that they present a violation of the UN Charter, the Paris Charter, the closing acts of the Organization
for Security and Cooperation in Europe (OSCE), as well as the elementary principles of international
law.

"The bombing of Serbia was a consequence of a false accusation of genocide and ethnic cleansing,
because of a stage-managed massacre, and the alleged guilt of the Serbian forces in Racak," Dacic said.

The attacks against Serbia presented the closing stage of all the pressures put on the country since the
beginning of the 1990s, according to the minister, who is also the leader of the ruling Socialists (SPS).

"It is similar today. Just as then, it also happened now that the unilateral recognition of the
independence of Kosovo and Metohija took place without a decision of the UN Security Council," Dacic
said, pointing out that "the unilateral proclamation of secession and its recognition by certain states
present a continuation of the bombing, pressure and aggression that were in force at that time".

"On the grounds of the illegal manner of the air strikes, the lack of a UN Security Council decision, and
the consequences of the bombing for the Serbian people, the NATO aggression constituted a crime,"
stated the minister.

It was announced last week that the Serbian government will on Tuesday hold a special session
dedicated to Remembrance Day for the victims of the NATO air strikes.

For the first time since 2000, throughout the country citizens will suspend their activities and observe a
minute of silence for the innocent victims as sirens are sounded at noon on March 24 -the 10th
anniversary of the beginning of the attacks.

The government session will be open to the public and it will be addressed by Prime Minister Mirko
Cvetkovic.




#6371 Da: "Coord. Naz. per la Jugoslavia" <jugocoord@...>
Data: Ven 3 Apr 2009 9:12 am
Oggetto: Visnjica broj 783
jugocoord
Invia email Invia email
 
LAVAZZA? NO GRAZIE


Cosa dicono e cosa bevono i turisti dell'orrore: giovani israeliani
mentre osservano compiaciuti da una altura il bombardamento su Gaza...
si dichiarano giusto un pochino fascisti e bevono caff Lavazza! Il
video:

http://www.youtube.com/watch?v=CdNzBHuLUts&eurl;=http://www.forumpalestina.org/n\
ews/2009/Marzo09/28-03-09GitantiBevono.htm&feature;=player_embedded

Luxus-Juden gnnen sich die groe "Sterben-Live"-Show / Sick tourist
attraction in Israel

http://www.youtube.com/watch?v=CdNzBHuLUts&eurl;=http://www.forumpalestina.org/n\
ews/2009/Marzo09/28-03-09GitantiBevono.htm&feature;=player_embedded

Messaggi 6342 - 6371 di 7688   Pi vecchio  |  < Meno recente  |  Pi recente >  |  Pi nuovo
Messaggi 6342 - 6371 di 7688   Pi vecchio  |  < Meno recente  |  Pi recente >  |  Pi nuovo
Avanzata

Copyright ? 2010 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?