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#7289 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Sab 3 Mar 2012 11:14 am
Oggetto: Nuove segnalazioni su 10 Febbraio e dintorni
jugocoord
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(slovenscina / italiano)

Nuove segnalazioni su 10 Febbraio e dintorni

1) ROMA 3 MARZO: LA VERITA’ STORICA SULLE FOIBE
2) DELIRIO 2012. Rassegna di nuove "ciliegine" su "foibe" e confine orientale
3) RAI manipuliral s fotografijo slovenskih talcev
Reazioni in Slovenia a seguito del delirio revanscista di Bruno Vespa che Alessandra Kersevan ha osato "disturbare"
4) FARE RICERCA ONESTA. STORIA O “FOIBOLOGIA DI STATO”?
Nota a margine del libro "La Foiba dei miracoli" (Pol Vice)
5) Foibe: quale storia insegnare a scuola? (M. Barone)


LINK CONSIGLIATI:

CARTOGRAFIA PER PRINCIPIANTI
Per chi ignora, o vuole ignorare, “la complessa vicenda del confine orientale”, una selezione cartografica, da testi originali, per valutare l’evoluzione del confine orientale italiano tra occupazioni e guerre, con pubblicazioni sia dell’era fascista che relative alla guerra di liberazione nazionale jugoslava...
http://www.diecifebbraio.info/2012/02/cartografia-per-principianti/

DIECI FEBBRAIO MILLENOVECENTOQUARANTASETTE
Materiali di resistenza storica antifascista e internazionalista sulle questioni del confine orientale italiano
http://www.diecifebbraio.info/

LA PAGINA DI CNJ-ONLUS SULLA DISINFORMAZIONE STRATEGICA A PROPOSITO DI "FOIBE" E CONFINE ORIENTALE
http://www.cnj.it/documentazione/paginafoibe.htm


=== 1 ===

http://www.diecifebbraio.info/2012/03/roma-332012-la-verita-storica-sulle-foibe-contro-il-revisionismo-storico/

Sabato 3 Marzo 2012

alle ore 17.00

Via della Penitenza, 35 Roma

 
ASSOCIAZIONE ABITANTI IN TRASTEVERE

promuove:
 

LA VERITA’ STORICA SULLE FOIBE CONTRO IL REVISIONISMO STORICO  

Interverr:

Lo Storico  Davide Conti della Fondazione Lelio Basso

che presenter il suo libro: “L’occupazione italiana dei Balcani”

 

A finire, cena e canti partigiani.



=== 2 ===

DELIRIO 2012. Rassegna di nuove "ciliegine" su "foibe" e confine orientale

---

Cerimonia del Quirinale, 10 febbraio 2012: la II G.M. in Istria descritta come sequela di "aggressioni contro italiani inermi da parte di jugoslavi solo perch erano italiani"

<< ... L'intervento del ministro per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, Andrea Riccardi, che ha sottolineato quell’amnesia nata “dalle passioni e dalle lotte della Guerra fredda, ma oggi quel tempo finito". Ed aggiunge: "Fu una storia terribile tra italiani d'Oriente e slavi d'Occidente in una terra con una complessa stratificazione etnica". Una storia, "ripetutasi fino a ieri nei Balcani", ha continuato. Negli anni della Seconda guerra mondiale si tratt di "aggressioni contro italiani inermi [SIC] da parte di jugoslavi solo perch erano italiani [SIC] e mettevano in discussione il controllo titoista - ha ribadito il ministro - oggi sappiamo del disegno stalinista [SIC] che usava le etnie per affermarsi" [SIC - sicuramente il ministro si riferiva al disegno nazifascista - quello si, "usava le etnie per affermarsi"]. >>
Secondo Raoul Pupo << “Il fascismo si impegnato a realizzare la bonifica etnica, ma quel che ha ottenuto, stato di decapitare, impoverire ed umiliare le comunit slovene e croate che nella loro maggioranza sono rimaste salde sul territorio. Il regime di Tito invece ha proclamato la fratellanza italo-slava, ma gli italiani sono stati costretti [SIC] ad andarsene al 90%”. >> Chiosa la commentatrice, legata alla lobby neoirredentista: "Lo stesso metodo ma con risultati ben diversi". E si sbaglia, sia sul metodo (pulizia etnica da una parte, fratellanza dall'altra) sia sui risultati (esiste tuttora una comunit italiana in Istria cos come una comunit slovena in Friuli-Venezia Giulia).

Fonte: Giorno del Ricordo: la cerimonia del Quirinale - 10 febbraio 2012
http://www.anvgd.it/notizie/12602-10feb12-giorno-del-ricordo-la-cerimonia-del-quirinale.html

---

Miracolosa moltiplicazione degli "infoibati" a Trieste

Da:  Claudia Cernigoi 
Oggetto:  la moltiplicazione degli infoibati tramite la proliferazione delle onorificenze
Data:  11 febbraio 2012 10.29.23 GMT+01.00

Nel corso delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo a Trieste sono state conferite 5 onorificenze a discendenti di "infoibati", come previsto dalla legge. Si consideri che di questi 5 nominativi i seguenti erano gi stati insigniti.
ANTONINI Antonino, avvocato, gi insignito nel 2011 a Trieste. sempre tramite la figlia Antonini Maria Novella-
GHERSA Giulio, militare, gi insignito a Trieste nel 2009 e nel 2011, nel 2011 tramite Ghersa Giulio, nel 2012 tramite le figlie Ghersa Onorina e Mirella e la nipote Beatrice.
Non la prima volta che le onorificenze vengono conferite pi volte alla stessa persona. Forse anche per questo che cos difficile risalire ai nominativi.
 
Claudia Cernigoi

---

Sul Piccolo la citt di Novigrad viene italianizzata in "Novegradi"

Da:  Giorgio Ellero 
Oggetto: Miracoli dalmati: moltiplicazione di esuli e pesci - (fwd) Re: prosegue il delirio sul 10 febbraio...
Data: 9 febbraio 2012 22.14.00 GMT+01.00

Certe cose si possono leggere soltanto su Il Piccolo alla vigilia del pianto istriano. 
Succede che sulle rive dell'isola dalmata di Pag (ovviamente sulla pagina della provincia perduta Fiume Istria Dalmazia si scrive Pago, cio pago domn) causa il maltempo sono spiaggiati una quantit notevole di pesci morti, tipo miracolo dell nozze di Caanan. Vicino Zara, inoltre, hanno ritrovato pure una tartaruga 'caretta caretta', tanto caretta al giornalista estensore e firmatario dell'articolo che qui trova occasione di far bella figura chiamando la localit 'Novegradi (Novigrad)' - cos testuale sta scritto nall'articolo-, rivelando finalmente la reale origine toponomastica del luogo, ovviamente quindi italianissima terra perduta. Non sto smaltendo una brutta sbornia: potete verificare su Il Piccolo di oggi. Ripeto: l'articolo  correttamente firmato... 

Jure

---

Finalmente dei numeri attendibili! (seee magari...)


Video di "destra razionale" (pensate se fossero "irrazionali...")
 
http://www.youtube.com/watch?v=4a9X1ft4wso
 
scrivono:
 
il genocidio italiano in Istria:
350.000 esuli
200.000 infoibati (tutti civili, eh!)
TOTALE 550.000 persone
 
quanti abitanti aveva l'Istria?
 
Secondo il censimento del 1936, in Istria c'era un totale di 296.460 abitanti, a Zara 25.302 e a Fiume ed isole quarnerine 56.249, per un totale di 378.011.
(censimento riservato Perselli, da quanto ho trovato in rete, che comprende in ogni caso anche sloveni e croati, e altre minoranze, non solo gli italofoni).
 
Claudia


=== 3 ===

RAIUNO 13 febbraio 2012: ALESSANDRA KERSEVAN A “PORTA A PORTA” SMONTA LA PROPAGANDA REVANSCISTA

RASSEGNA STAMPA:
http://www.primorski.eu/stories/alpejadran/202925/
http://www.siol.net/novice/slovenija/2012/02/manipulacija_s_fotografijo_streljanja_tudi_na_rai.aspx#disqus_thread
http://www.sta.si/vest.php?id=1726191
http://www.dnevnik.si/novice/svet/1042509739
http://www.slomedia.it/nezaslisano-italijansko-fasisticno-okupacijsko-vojsko-zamenjali-za-partizane

---

http://www.rtvslo.si/svet/rai-manipuliral-s-fotografijo-slovenskih-talcev/276815

RAI manipuliral s fotografijo slovenskih talcev


Zgodovinarka Kersevan: ''V Italiji nihče ne ve nič o agresiji Italijanov nad Slovenci

14. februar 2012 ob 13:50,
zadnji poseg: 14. februar 2012 ob 17:25
Rim, Ljubljana - MMC RTV SLO


V oddaji italijanske televizije RAI so objavili fotografijo, na kateri piše Obsojeni na smrt, ker so bili Italijani, a na njej dejansko italijanski vojaki streljajo na slovenske talce.

Ob dnevu spominjanja na fojbe in eksodus Italijanov iz Istre so na italijanski televizijski mreži RAI posvetili celotno oddajo Porta a Porta temu dogodku, oddajo pa so naslovili ''Trst je naš''.

Med samo razpravo v oddaji je bila dolgo časa v ozadju sporna fotografija, ki pa v resnici prikazuje streljanje na slovenske talce v vasi Dane v Loški dolini 31. julija 1942.

V oddaji je bila med gosti tudi zgodovinarka iz Vidma Alessandra Kersevan, ki je voditelja oddaje Bruna Vespo večkrat opozorila na neskladje objavljene fotografije, a jo je ta glasno utišal z besedami: ''Lahko vi vodite oddajo in grem jaz iz studia'' in ''če ne verjame, da je ta fotografija pristna, za njeno objavo nisem odgovoren jaz''.

Kot je pisal Primorski dnevnik, so omenjeno fotografijo zasledili tudi na spletni strani desničarske Azione Universitaria. Sicer pa je lani plakat objavila občina Bastia Umbra, pojavil pa se je celo na strani italijanskega notranjega ministrstva. Takrat je zunanje ministrstvo Republike Slovenije poslalo uradno protestno noto takratnemu italijanskemu veleposlaniku Alessandru Pietromarchiju.

V Uniji Istranov, ki je bila lani povabljena na spominsko slovesnost v italijansko občino Bastia Umbria pri Assisiju, so za napako izvedli, ko je bil plakat že natisnjen. Zagotovili so tudi, da pri njeni objavi niso sodelovali.

Skrajna desnica skuša vplivati na prepričanje ljudi
Zakaj je znova prišlo do neljubega incidenta, smo na MMC-ju povprašali kar zgodovinarko, ki je sodelovala v oddaji, Alessandro Kersevan. Na vprašanja, zakaj so v oddaji sploh uporabili fotografijo, ki je v preteklosti že zanetila toliko prahu, je odgovorila, da je to delo skrajne desnice v Italiji, ki želi med ljudmi povzročiti zmedo in vplivati na njihovo prepričanje.

''V Italiji nihče ne ve nič o agresiji Italijanov nad Slovenci. Ne želijo, da bi ljudje izvedeli resnico in ne želijo, da bi govorili o tem, kar se je dogajalo v Jugoslaviji v štiridesetih letih prejšnjega stoletja. Govorijo le o nasilju, ki so ga povzročili partizani, ne pa tudi o nasilju, ki so ga nad partizani izvajali fašistični vojaki.''

Nad reakcijo voditelja Bruna Vespe, ki jo je ob njenem opozorilu, da je fotografija neustrezna, nadrl, ni bila presenečena. ''Bruna Vespo je že tako dolgo televizijski voditelj, da se zna izvleči iz takšnih situacij. Dejal je, da so vzeli fotografijo iz slovenskih knjig. A to ni pravi odgovor, saj je sliko v javnost plasiralo italijansko zunanje ministrstvo. Z njim so želeli razširiti napačne podatke, češ da so nasilje povzročili Slovenci in ne Italijani.''

Po besedah Kersevanove je fotografija le del propagande zunanjega ministrstva o tem, kaj se je dogajalo v fojbah v štiridesetih letih prejšnjega stoletja, ''v italijansko javno mnenje želijo vnesti le veliko zmede''.

Kje je slovenska vlada?
Sogovornica je izpostavila tudi to, da je zanimivo, da se na predvajano oddajo ni odzvala uradna slovenska politika. Alessandra Kersevan je za MMC dejala, da je oddaja vsebovala veliko netočnega gradiva - poleg omenjene fotografije, so predvajali tudi kratke filme, ki so vsebovali napačne podatke, ti pa so bili podani v nezgodovinskem kontekstu.

''Slovenska vlada bi lahko naredila več, da bi ljudje stvari razumeli. Morala bi poslati protestno noto na italijansko televizijo RAI, da bi ta popravila storjene napake in ne bi zavajala ljudi o tem, kaj se je v tistem času dogajalo med Slovenijo in Italijo,'' je še dodala Kersevanova.

Na MMC-ju smo vprašanje o morebitnem ukrepanju glede manipulacije s fotografijo poslali na slovensko ministrstvo za zunanje zadeve, kjer so nam obljubili, da nam bodo odgovor posredovali v sredo.

Katja Štok, Enej Česnik


=== 4 ===

http://www.diecifebbraio.info/2012/02/fare-ricerca-onesta/

FARE RICERCA ONESTA. STORIA O “FOIBOLOGIA DI STATO”?

Nota a margine del libro La Foiba dei miracoli*

 

Partiamo da qualche dato storico gi noto a chi informato correttamente.

In Istria durante la seconda guerra mondiale furono estratti da una ventina di foibe (cavit carsiche) pi di 200 cadaveri, e altri furono segnalati ma non fu possibile il loro recupero. Ci avvenne dopo il breve e confuso periodo del “potere popolare” (8 settembre – primi di ottobre 1943) subentrato alla disfatta del regime italo fascista sulle regioni a est dell’Adriatico, che non fece in tempo ad organizzarsi stabilmente perch dovette subito opporsi, senza successo, alla “operazione nubifragio”, cio alla travolgente riconquista della regione da parte delle truppe tedesche (i cosiddetti “ribelli” uccisi o fatti prigionieri, secondo una fonte ufficiale di Berlino, furono 13.000; molti di loro erano di nazionalit italiana). Alla luce della ricerca storica successiva  l’insieme di quegli episodi di “infoibamento” si pu a ragione definire un eccidio. Ma le cause, le dimensioni e le modalit di esso furono “mostruosamente” ingigantite e distorte ad opera della propaganda nazifascista, allo scopo di giustificare e far dimenticare i crimini e i massacri perpetrati prima dal regime italo/fascista e poi dagli occupanti nazisti e dai loro fiancheggiatori [La foiba...cit., p.27].

Alla fine della guerra si verificarono altri casi nella zona di Trieste e Gorizia. Alcuni (qualche decina) furono accertati o come omicidi politici (esecuzioni sommarie nell’ambito del fenomeno che fu chiamato “la resa dei conti”, che coinvolse tutta l’Alta Italia), o come vendette personali o anche delitti comuni (rapine ecc.); quasi tutti i colpevoli furono individuati, processati  e condannati (alcuni dalle stesse autorit militari jugoslave).  Ma moltissime furono le segnalazioni di “scomparsi” militari e civili, a seguito sia delle sanguinose battaglie che si svolsero in quelle zone negli ultimi giorni di guerra, sia degli arresti e degli internamenti (alcune migliaia) eseguiti nelle settimane successive da parte della polizia politica jugoslava. La drammatica mancanza di notizie sulla sorte dei propri cari fu un terreno ideale per seminare ancora in grande stile il terrorismo mediatico sulle “foibe” da parte degli ambienti nazionalisti italiani e della stampa legata al CLN anticomunista triestino. Cos crebbe ancora a dismisura il numero dei presunti “infoibati”, e furono diffuse altre mitiche “leggende”, oltre a quelle che circolavano gi dal ‘43, col sostegno di massicce campagne di propaganda.

Quelle angosciose notizie, sebbene quasi mai verificate n verificabili, riuscirono ad esasperare i sentimenti collettivi di terrore e di odio in quegli italiani giuliano dalmati che erano stati classe dominante e privilegiata durante il periodo del “fascismo di frontiera” e che si sentivano minacciati a morte dai tanto disprezzati “s-ciavi”, diventati “demoni slavo comunisti”  ed ora perfino vincitori nella guerra che avrebbe invece dovuto sancire il trionfo imperiale dell’Italia e la totale sottomissione (o espulsione) di quei “barbari”. Tutto ci, sommandosi alle reali difficolt della dura situazione postbellica in zone gi povere, port all’esodo di massa, con tutte le note conseguenze (cfr. Sandi Volk, Esuli a Trieste..., KappaVu 2004).

Tuttavia l’obiettivo principale dei neo irredentisti, cio l’assegnazione all’Italia dei territori contesi, non fu raggiunto (salvo che per Trieste e dintorni).

Per un dato di fatto che gi nell’immediato dopoguerra le “sensazionali rivelazioni sulle foibe” gi diffuse dagli agenti nazisti e dalla Xa MAS, opportunamente “aggiornate” e ulteriormente ampliate, furono usate anche al tavolo delle trattative di pace di Parigi dagli esponenti del  governo De Gasperi, come argomento “forte” a sostegno delle rivendicazioni di sovranit italiana sulle regioni del “confine orientale”. Esse infatti furono inserite in un dossier dal titolo Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l’8 settembre 1943, che fu trasmesso dal Ministero Affari Esteri – Divisione Generale Affari Politici – alle ambasciate italiane di Washington, Londra e Parigi il 28 agosto 1946. In esso si afferma in sostanza che gli slavo-comunisti avevano “occupato” l’Istria e parte della Venezia Giulia, e che vi stavano compiendo una vero e proprio “genocidio” (gi iniziato nel ’43) ai danni degli italiani l residenti.

Alcuni miti della “foibologia” riuscirono nei decenni successivi (pur con alterne fortune) a conquistare sempre pi l’immaginario collettivo, anche perch qualche storico professionista compiacente (v. p. es. R. Pupo e R. Spazzali nel loro Foibe, B. Mondadori 2003) li accett in quanto informazioni date generalmente per acquisite senza fare alcuna verifica critica, confermando cos la loro presunzione di verit. Ma soprattutto furono i riconoscimenti ufficiali da parte delle autorit statali della “nuova” Repubblica che trasformarono le montature mediatiche in “verit inconfutabili”.

Un esempio emblematico in questo senso quello del pozzo di Basovizza, dichiarato “monumento di interesse nazionale” negli anni ’80, nonostante  l’inconsistenza delle presunte “testimonianze”; nonostante le smentite delle stesse autorit alleate; nonostante l’evidenza dei risultati negativi di numerose esplorazioni e svuotamenti; nonostante, infine, che sulla lapide fatta porre dai “foibologi ufficiali” siano state scritte cifre “variabili” sia sulla profondit del pozzo (prima 250, poi 500, infine, nel 1997, 300 metri)  sia sulla quantit di “salme di infoibati” (“misurate” addirittura in metri cubi: prima 300 e poi 500), mostrando con evidenza quale fosse il grado di attendibilit delle informazioni. Eppure diversi Presidenti della Repubblica, a partire da Cossiga, andarono a celebrare solennemente, si badi bene, non i caduti nelle sanguinose battaglie  che ci furono in quella zona fra le formazioni tedesche in ritirata e quelle jugoslave negli ultimi giorni di guerra (i pochi resti trovati  nel pozzo furono infatti di militari di entrambi gli eserciti), ma i “martiri – italiani” che sarebbero stati gettati in quella “foiba” dal “furore slavo-comunista” (per saperne di pi si legga Claudia Cernigoi,Operazione “FOIBE” tra storia e mito, Kappa Vu 2005).

Un altro “mito fondativo” della foibologia quello nato nel 1945/46 con le prime “testimonianze di sopravvissuti”, che furono inserite nel dossier sopra citato e usate durante le trattative di pace a Parigi come “prove” a conferma delle tesi neo irredentiste italiane.

Abbiamo chiamato “Foiba dei miracoli” quella in cui, secondo tali racconti, all’alba di un giorno di maggio 1945 gli slavo-comunisti avrebbero gettato sei militari istriani della Milizia di difesa territoriale (Mdt), dopo averli arrestati nella zona di Pola, imprigionati e trasferiti in diverse localit, sottoposti a una lunga serie di umiliazioni, persecuzioni e torture insieme con molti altri, infine portati sull’orlo della voragine e mitragliati (in alcune versioni si legge anche di una o due bombe a mano scoppiate nell’acqua profonda dove le vittime sarebbero precipitate). Nonostante tutto ci uno degli “infoibaati” (oppure due, la cosa controversa) si sarebbe salvato (ovviamente in modo miracoloso) e avrebbe raccontato la sua avventura alle autorit alleate (di Pola e/o di Trieste).

Il libro che ha questo titolo e che porta la mia firma   il risultato di un percorso di ricerca collettiva di tutto il gruppo di Resistenza storica coordinato da Alessandra Kersevan, senza il cui determinante aiuto non avrei potuto nemmeno sperare di condurre a termine un lavoro cos impegnativo. In esso non solo si dimostra la falsit dei fatti raccontati dai presunti “sopravvissuti”, ma si analizzano puntualmente sia l’intreccio delle loro vicende personali, sia i vari passaggi nella costruzione e nella gestione politica (e mediatica) del mito da parte dei soggetti interessati.

Non intendo qui fare una presentazione generale del libro, ma solo prenderne spunto per fare una riflessione sulla delicata questione del metodo e del ruolo degli storici in questo importante e controverso settore di ricerca.

Ebbene: com’è stata presentata questa vicenda negli ultimi anni dagli storici considerati pi autorevoli sull’argomento? Come  sono state usate le fonti originarie?

Gianni Oliva all’inizio del suo libro Foibe, le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria [2002, pp. 17-18] riport una dopo l’altra due “testimonianze dirette di sopravvissuti”. Il nome (impreciso) del primo testimone, “originario da Sissano” (vicno a Pola), era Giovanni Radetticchio [recte Radeticchio; altre volte compare “Radeticchi”, “Raddeticchio” ecc.; nel suo Genocidio... Il “grande foibologo” Marco Pirina loreinvent: lo chiam “Antonio” e lo fece apparire come “unico superstite” nientemeno che dalla foiba di Vines, nel settembre del 1943!]. Di lui Oliva non dice nient’altro; si sa (da altre fonti) che nel 1944-45 era “milite del presidio di Marzana” e che “dopo aver lasciato la sua deposizione emigr in Australia”. L’altro, invece, l’ormai mitico protagonista di questa vicenda, da qualche anno giunto alla celebrit per essere l’unico “sopravvissuto alle foibe” ancora in vita: Graziano Udovisi (premiato nel 2005 con l’Oscar tv come “uomo dell’anno”, sull’onda delle celebrazioni ufficiali dei “martiri delle foibe”). Oliva scrive solo che era un “insegnante istriano”, tacendo ci che lo stesso Udovisi dichiara con orgoglio, cio che aveva aderito da sbito alla Milizia fascista dopo l’8 settembre ’43 diventando ufficiale della Mdt e comandante di presidio a soli 19 anni.

I brevi racconti riportati da Oliva parlano  di due “prodigi” diversi avvenuti in due foibe separate: Radetticchio fu portato “in direzione di Arsia” e cadde “nell’acqua profonda”, Udovisi nei pressi di “Fianona” si salv aggrappandosi a “un alberello sporgente” [Arsia/Raŝa e Fianona/Plomin sono due paesi nella zona di Albona/Labin, distanti fra loro circa 15 km]. Le fonti citate sono diverse. Vediamo la prima  in ordine di tempo: “L’eccezionale testimonianza di Giovanni Radetticchio – scrive Oliva – stata pubblicata per la prima volta il 26 gennaio del 1946 sul periodico della Democrazia cristiana di Trieste La Prora, e in seguito frequentemente utilizzata dalla pubblicistica del dopoguerra”. Anche Raoul Pupo e Roberto Spazzali nel loro Foibe [cit., pp.98-100] presentano lo stesso testo (con lievi differenze), indicando come fonte La Prora, e anch’essi attribuiscono il racconto a Radeticchio.

Solo i lettori pignoli notano che la fonte diretta di entrambe le citazioni il fascicolo Foibe ed esodo [allegato al n.3/1998 della rivista Tempi&Cultura]. Ma in realt anche qui la “testimonianza di un sopravvissuto all’infoibamento ... relativa ad un fatto accaduto nel maggio 1945” non ripresa direttamente da La Prora, bens da un opuscolo che il “Cln dell’Istria” pubblic fra la fine del ‘46 e l’inizio del ‘47 col titolo Foibe, la tragedia dell’Istria, su cui quel racconto “venne riportato integralmente” [cos si legge su Tempi&Cultura]. Nel 1990 Roberto Spazzali l’aveva scritto nel suo Foibe, un dibattito ancora aperto [p.186]: “L’articolo pubblicato da La Prora e la vicenda narrata nell’occasione (comparve) pure su una pubblicazione curata dal Cln d’Istria sulle Foibe ... per divulgare lo stato politico presente nei territori occupati dalle forze militari jugoslave”.

Si dira che servono queste “pignolerie”?

Il fatto che il recupero della fonte primaria ci ha permesso di scoprire alcune “strane” cose che si sono rivelate di estremo interesse.

Primo: il Cln Istria dichiar palesemente il falsola “testimonianza” pubblicata da La Prora non fu affattoriportata integralmente in quell’opuscolo di propaganda. Il racconto l inserito e presentato come quello “pubblicato dal giornale di Trieste La Prora, che ne garantisce l’autenticit, il 26 gennaio 1946”, in realt ne una drastica riduzione (poco pi della met), con ulteriori variazioni. Le omissioni e le modifiche pi importanti riguardano la localizzazione della foiba: “da Fianona in direzione di Pozzo Littorio” (oggi Podlabin, un sobborgo di Albona, costruito dal regime fascista) [cfr. La Prora] divent “in direzione di Arsia”, senza alcuna indicazione precedente [Cln Istria]. E’ notevole che G. Oliva attribuisca le due foibe (di Fianona e di Arsia) separatamente ai “due sopravvissuti”, mentre nel 1946 l’episodio raccontato era lo stesso, solo con diverse indicazioni di luogo!

Ma ecco la seconda “stranezza”: sia l’articolo de La Prora, sia la sua riduzione del Clni  sono rigorosamente anonimi! In essi non appare affatto il nome del “testimone sopravvissuto” (nel primo scritto solo che “l’originale, regolarmente firmato, si trova in nostro possesso”). Dunque gli storici Oliva, Pupo e Spazzali hanno “forzato” l’attribuzione di quel racconto a Radeticchio, senza fornire alcuna spiegazione.

Quanto al maestro ex tenente Udovisi, egli va sostenendo da decenni  in pubblico la sua “verità”, con crescente successo, anche se, oltre che decisamente incredibile, essa in contrasto sia con gli storici citati, sia col racconto anonimo de La Prora, sia infine, e soprattutto, coi primi documenti riservati del 1945 (riprodotti integralmente e commentati nel nostro libro) dove appare la firma di Radeticchio  (peraltro anche qui storpiata, perci di dubbia autenticit), dove chi racconta afferma di essersi salvato da solo, e dove Graziano Udovisi appare addirittura deceduto  nella foiba con gli altri!

Egli invece in sostanza afferma che lui e “un altro” si salvarono insieme, o pi precisamente che lui aiutl’amico ad arrampicarsi dopo averlo fortunosamente “abbrancato per i capelli”...

Siamo riusciti a risalire anche all’origine della “versione Udovisi”.  Nell’agosto 1945 il giovane ufficiale collaborazionista dei nazisti fu arrestato a Padova, dov’era fuggito con documenti falsi. Al processo (tenuto a Trieste  nel settembre 1946)  dovette difendersi da accuse di delazione, maltrattamento ed omicidio di prigionieri. Fu allora che present una dichiarazione, inserita dal giudice nella sentenza  (riportata nel libro): l si legge che “nel maggio 1945 presentatosi ai comandi jugoslavi, come prescritto dai bandi, venne arrestato, deportato ed infine assieme ad altri cinque compagni portato dinanzi una foiba istriana per essere giustiziato. Per egli ed un altro compagno, riuscirono, svincolandosi dai ceppi, a gettarsi nella foiba incolumi, uscendone miracolosamente salvi”. Forse anche per questo la condanna fu lieve (“anni due, mesi undici, giorni 16 di reclusione”). Dopo di allora questa “memoria” del “sopravvissuto” Udovisi rimase sepolta  negli archivi, insieme con gli atti del processo, per molti decenni senza che lui o qualche “storico accreditato delle foibe” ne abbia mai fatto cenno (vi lascio immaginare perch).

Come si vede, questa vicenda un enorme “pasticcio”. Siamo certi che esso non fu generato da una serie di “errori di memoria” o di incomprensioni in buona fede, ma il risultato di una serie di depistaggi creati ad arte fin dall’inizio per motivi precisi (che analizziamo puntualmente nel libro). Comunque una cosa chiara: evidentemente non ci si pu fidare della storiografia prodotta fino ad ora su questo argomento, per quanto “autorevole” essa sia: sembra che anche gli storici pi competenti e seri si lascino “menare per il naso” dai “foibologi”, o ne siano complici (per qualche ragione che qui non commentiamo).

Insomma, ai risultati di ricerche e studi rigorosi, che pure esistono, continua a sovrapporsi la propaganda politica, funzionale ad obiettivi nazionali(sti).  Solo che nel dopoguerra l’ambiente politico di appoggio al neo irredentismo ex fascista era quello dei democristiani anticomunisti; oggi anche quello degli ex comunisti. Lascio a voi le riflessioni sulle cause di questo sorprendente “passaggio di consegne”. Dico solo che a mio avviso anche oggi, come allora, gli obiettivi nazionali della “operazione foibe” non sembrano limitarsi alla riabilitazione del fascismo di Sal, ma si inquadrano nel rilancio “bipartisan” della politica imperialista italiana, proiettata in particolare proprio verso i Balcani, come indicano le cronache recenti: si vedano la partecipazione diretta alla disgregazione della ex Jugoslavia, l’impegno militare e di penetrazione economica in Albania, ed ora il tentativo di avere un ruolo primario nella creazione del nuovo “protettorato” NATO in Kossovo.

Per questi gravi motivi probabilmente anche questo libro sul mito dei “sopravvissuti” avr vita difficile. Ne siamo coscienti, ma non abbiamo rinunciato a farlo, perch siamo convinti che lavorare per far emergere la verit pu essere difficile e pericoloso, ma non mai inutile. [pag. 45].

Pol Vice                                                                               Maggio 2008

 

*: LA FOIBA DEI MIRACOLI, indagine sul mito dei “sopravvissuti”, ed. KappaVu Udine 2008


=== 5 ===

----- Messaggio inoltrato -----
Da: Marco Barone
Inviato:
 Mercoled 15 Febbraio 2012 0:02
Oggetto: Foibe: quale storia insegnare a scuola?

L'argomento foibe e deve essere sempre attuale.
E' compito dello studioso quello di andare alla ricerca della via che conduce alla fonte della verit, in modo libero, indipendente ed incondizionato, per dissetare quella sete di sapere che non deve trovar mai fine. Ma specialmente quello che deve fare lo studioso, a parer mio, contestualizzare gli eventi, le tragedie, nel momento storico in cui queste trovano,ahim, affermazione.
La vita umana deve essere rispettata, la dignit umana deve essere rispettata, la storia ha il compito e la funzione di determinare, prima di ogni cosa, quel senso di rispetto per la vita umana, che oggi viene meno.
In prossimit del Giorno del Ricordo avevo pubblicato una intervista realizzata alla studiosa Claudia Cernigoi , che ovviamente ha fatto discutere. Liquidare come negazionista o infoibatore chi vuole andare alla ricerca della verit atto a dir poco figlio della peggior ignoranza.
In questi giorni a Trieste sono in corso delle iniziative pubbliche proprio sulla tematica foibe, una di queste realizzata e promossa direttamente dal Ministero dell'Istruzione Universit e Ricerca.
Andando per ordine cronologico. Sabato 11 febbraio scorso a Trieste, presso il Museo della civilt istriana, fiumana e dalmata, il dottore in biologia Giorgio Rustia  ha effettuato una breve relazione  in una iniziativa che avrebbe dovuto mantenere i connotati di mero inquadramento storico. Tale Giorgio Rustia , da quello che si legge in rete, - nel  1998 si sarebbe avvicinato a Forza Nuova ,dopo aver fondato un "Comitato Spontaneo di triestini che non parlano sloveno", nel 1999  sarebbe diventato referente locale del "Progetto Contropotere", emanazione di FN.
E la studiosa Claudia Cernigoi, che ha deciso di assitere al dibattito  denuncia che 
Rustia ha sostenuto in sintesi che la guerra in Jugoslavia fu combattuta non da un esercito ma da partigiani, che come tali venivano considerati “franchi tiratori” e “terroristi” dall’esercito regolare e come tali le leggi di guerra dell’epoca autorizzavano a metterli al muro senza processo, e che (testuale) “quando vi dicono che il nostro esercito ha commesso crimini in Jugoslavia rispondete che il nostro esercito ha applicato le leggi di guerra dell’epoca e nessuno potr smentirvi”.
Senza approfondire l’argomento (che richiederebbe decine di pagine), va detto che Rustia non ha tenuto conto di alcuni “piccoli” particolari:
1) l’Italia e la Germania avevano invaso la Jugoslavia senza dichiarazione di guerra;
2) di conseguenza erano un esercito invasore e non “regolare”;
3) la convenzione di Ginevra del 1929 considerava parificati a soldati regolari i volontari che si riconoscevano in un comando unico ed erano distinguibili da un simbolo o una divisa (cosa che i partigiani jugoslavi erano, in quanto si costituirono quasi subito come Esercito popolare di liberazione, riconosciuto dagli Alleati);
4) che nessuna legge di guerra prevede l’incendio ed il saccheggio dei villaggi, la deportazione ed il massacro di civili, bambini compresi: ricordiamo i campi di Arbe e di Gonars dove morirono di freddo e di fame centinaia di civili e lo sconcio delle affermazioni del generale Gambara che scrisse di suo pugno “Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d\'ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo”.
 In conclusione Rustia, secondo quanto riporta la Cernigoi,  avrebbe sostenuto che “lo sloveno” non si “mai messo l’anima in pace” di non poter occupare territori italiani, infatti (testuale) “con la famosa storia della lotta contro il fascismo in realt contrabbanderanno anche nel futuro di voler arrivare male che vada per loro all’Isonzo”.
Ora, il punto della situazione il seguente. In quella sede, Rustia avrebbe rese note le sue intenzioni, consistenti in sostanza di condurre questi contenuti nelle Scuole.Di incontrare gli studenti, di parlare nelle scuole di tali problematiche.
Quanto oggettiva come forma sostanziale di educazione per le nuove generazioni?
La problematica foibe calda e controversa. Deve emergere, con cognizione di causa il confronto, con dati, con la contestualizzazione delle giornate controverse della terra di confine. E contestualizzare non vuol dire negare. Ed ovviamente discutibile che un soggetto attivo o simpatizzante per una forza politica di estrema destra si possa recare nelle scuole cittadine o del resto del paese per parlare di foibe, perch la "verit" da tal soggetto diffusa sar solo ed unicamente di parte.Ovviamente mi auguro che le sue intenzioni non trovino riscontro alcuno nella realt e che chi dovere proceda a diffidare gli organismi competenti perch tali posizioni non possano trovare affermazione almeno nelle scuole pubbliche statali.
Il MIUR sembra correre in una direzione discutibile.
Ovvero quella di conferire una verit condizionata.
Infatti,  il Ministero dell’Istruzione, dell’Universit e della Ricerca - Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica, in collaborazione con le Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati e con la Direzione Generale del FVG, ha deciso di organizzare per la prima volta a Trieste, nei giorni 22 e 23 febbraio 2012 il III Seminario nazionale dal titolo:“Le vicende del Confine orientale ed il mondo della scuola – Il contributo dei Giuliano-Dalmati alla storia e alla cultura nazionale”,dedicato a conservare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati dalle loro terre. L’intento, a detta loro, sarebbe quello  di consentire approfondite riflessioni sui contributi culturali dei Giuliano - Dalmati al profilo storico della Nazione.
 La partecipazione al Seminario consentita a due rappresentanti per ciascuna Istituzione scolastica. completamente gratuita per il personale della scuola poich le spese sono sostenute dal Ministero.
Vi sar quindi, un seminario, realizzato con i soldi pubblici, dove tra saluti recati alle Associazioni degli esuli istriani, fiumani, dalmati, ed interventi di studiosi noti come  Roberto Spazzali e  Fulvio Salimbeni si discuter solo di determinati aspetti della storia che hanno complessivamente riguardato la questione foibe.
Sarebbe stato auspicabile invece, organizzare un dibattito od un seminario volto al confronto tra le due tesi, quella che collega il fenomeno foibe ad una sorta di punizione comunista per il rifiuto di assoggettamento al volere titino,  con lo scopo unico e reale di compromettere i valori della Resistenza antifascista, e quella che contestualizza ilfenomeno foibe senza negare l'esistenza delle stesse. Perch chi ha contestualizzato tale evento storico non ha mai negato l'esistenza dello stesso. Eppure la cronaca "ufficiale" sia triestina che italiana tende a liquidare i ricercatori, gli storici della contestualizzazione come semplici negazionisti. Sorge il dubbio che il MIUR continui nell' intento, manifesto dello Stato vigente delle cose, di voler sostenere il processo di revisionismo storico, volto a conferire una verit parziale di una storia disumana divenuta ancor pi disumana.Anche se a dire il vero, se per revisionismo formale si intende il rivedere le posizioni ufficiali alla luce di nuove fonti e ricerche reali e non ipotetiche, allora forse i revisionisti formali, nell'essenza buona di tale termine, sono tutti quelli che cercano di riportare la questione foibe alla loro effettiva consistenza. Sarebbe stato auspicabile collegare tale seminario a delle visite per esempio al campo di concentramento italiano di Gonars, Monigo, Chiesanuova , Renicci  e Visco od a quello di  Arbe, per non parlare della Risiera.Ci sarebbe stato utile per contestualizzare e capire concretamente anche il "fenomeno" tragico delle foibe.
In tempo di guerra si diviene tutti disumani specialmente quando si subiscono violenze, abusi, negazioni di ogni status, genere ed essenza, specialmente quando si esce dalla gabbia della dittatura. Ma in sostanza si ancora in tempo di guerra. Fuggito da tale gabbia a volte prevale il senso della giustizia non scritta e non normata da alcuna legge formale, una giustizia figlia del sentimento di vendetta per le persecuzioni subite,atrocit patite, per essere stati spogliati dalla propria identit sociale e culturale, per essere stati spogliati dalla propria dignit esistenziale.  L'uomo in quel momento non pi uomo. Cos come non stato uomo in tempo di guerra.
Cos come era ancora guerra. La guerra non deve giustificare nessun tipo di violenza. 
Ma non esiste e non pu esistere una guerra senza violenza.
Ci che accaduto dal processo storico e sociale della Risiera, del 1976, in poi una sorta di operazione volta ad equiparare la Resistenza in tempo di guerra al c.d fenomeno disumano delle foibe, equiparare vittime e carnefici con il solo fine di conseguire, tramite la via dell'ignoranza, della verit di parte divenuta verit ufficiale, l'oblio dei valori fondanti la Resistenza antifascista. Per raggiungere la meta della verit, si devono confrontare i fatti, le storie, le fonti, e nelle scuole si deve insegnare a maturare uno stato di coscienza critica oggettiva e non parziale.
Violenza chiama violenza.
Ogni effetto determinato da una causa.
La storia complessa ma la verit storica non pu e non deve essere n parziale n di parte.Dunque quale storia insegnare a scuola?

Marco Barone


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#7290 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Sab 3 Mar 2012 4:40 pm
Oggetto: 4 e 8 marzo, altre iniziative... zingare!
jugocoord
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ROMA Domenica, 4 marzo 2012
ore 18:00-21:00

Teatro Valle Occupato

Domenica 4 marzo siete invitati al Teatro Valle Occupato, dalle 18: 
"Porrajmos! Sterminio e resistenza del popolo rom".
Racconti, ritmi e vite.
Con le comunit rom e sinte per la prima volta sul palco, musiche di Assalti Frontali e Jovica Jovic (con i Muzikanti di Balval), le Chej Chelen, Antun Blazevic (Theatre rom), Simonetta Salacone e tanti altri in arrivo!

Promuovono Associazione 21 luglio e Popica. 

L’ingresso libero.
Per informazioni vai su www.21luglio.com 

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MILANO Giovedi, 8 marzo 2012
ore 20:45

dall'Associazione La Conta per la "Festa delle donne":

Desideriamo invitarvi a partecipare alla serata 
“ROMNIA' E SINTE - Le donne 'zingare' tra pregiudizio e marginalit" 
in occasione della ricorrenza dell’8 MARZO 2012, gioved 8/03/2012 alle ore 20,45, con ingresso libero e gratuito, alla CGIL Salone di Vittorio in Piazza Segesta 4, con ingresso da Via Albertinelli 14 (discesa passo carraio) a Milano

In particolare la serata sar dedicata donne Rom e Sinti attraverso i racconti, le storie, le testimonianze di Dijana Pavlovic, attrice e mediatrice culturale, e di altre donne Rom e Sinti. Sar serata di unit multiculturale ed inclusiva dei Rom e dei Sinti della nostra citt e non solo, per conoscere meglio le loro passioni, la loro condizione e la loro cultura e per contribuire ad annullare il pregiudizio e la marginalit. La serata si concluder con un buffet offerto a tutti i presenti.


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#7291 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Dom 4 Mar 2012 10:37 pm
Oggetto: Romanian workers fight cuts, prefer socialism
jugocoord
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(francais / english)

1) Romanian workers fight cuts, prefer socialism
2) Roumanie : manifestations contre les privatisations


=== 1 ===

http://www.workers.org/2012/world/romania_0223/

Romanian workers fight cuts, prefer socialism

Published Feb 20, 2012 10:26 AM

As imperialism emerged as a system, a few countries began to dominate and exploit the rest of the world. Among the first to be subjugated were the peoples of Eastern Europe. The vast natural resources and human labor to be found there have long been used to enrich capitalists elsewhere, while the people of Eastern Europe have lived in poverty.

The first and second world wars were caused by what V.I. Lenin called “inter-imperialist rivalries.” The ruling classes of Britain, France, Germany, Austria, Italy, Japan and the United States battled each other for the ability to exploit the peoples of the colonies and turn their labor and resources into profits.

In World War II, German imperialism invaded Eastern Europe and the Soviet Union, but Hitler’s armies were finally beaten back after enormous sacrifice and losses by the Soviet people. As the Red Army fought its way west, it liberated much of Eastern Europe from fascist regimes.

Romania embarks on socialist road

One of those countries, Romania, had been under fascist rule since 1940. Almost all Romanian socialists and communists in that period were either murdered, sent to concentration camps or fled to the USSR. In 1944, with Germany in retreat, the bourgeoisie of Romania defected from the Axis, brought back the monarchy and joined the Allies. But Soviet troops were occupying Romania. For two years it became a “people’s democracy,” in which the surviving communists attempted to share power with the anti-fascist capitalists and social-democrats. The monarchy remained, though stripped of its power.

However, this alliance was short-lived and unstable. By 1947, King Michael, a puppet of Western capitalists, was forced to flee. The banks, natural resources, factories, land and all other commanding heights of the economy were confiscated. The Romanian Workers Party, later renamed the Communist Party, abolished capitalism and began the struggle to construct socialism.

Even U.S. government sources have to admit that the Communist-led government immediately addressed the needs of the people. “Romania: A Country Study,” published by the Federal Research Division of the Library of Congress, confirms the many advances made during this period.

Between 1950 and 1971, the number of hospital beds per 1,000 people more than doubled in Romania. The number of doctors per 1,000 people increased by 25 percent. The infant mortality rate was reduced by more than 75 percent from 1950 to 1984.

In 1945, only 27 percent of the people were able to read and write. However, by 1966, “illiteracy was eradicated,” according to the Country Study.

By 1970, the number of teachers had tripled and the number of university professors in Romania had gone from only 2,000 before World War II to 13,000.

None of this was accomplished while foreign imperialists and capitalism dominated the country. Only when planning for human needs replaced capitalism were the Romanian working people able to advance so rapidly. The working-class government was able to mobilize the people to combat societal ills and create a better life, no longer restricted by the profit system.

However, in 1989 the Romanian working class suffered an extreme attack. After a right-wing coup d’etat and the execution of President Nicolae Ceausescu, a pro-Western capitalist government was created. The mines and factories of Romania were one by one sold off to the foreign imperialists.

There had no doubt been many problems and contradictions within the Romanian workers’ state that contributed to its eventual demise. The Ceausescu government was not consistently anti-imperialist, even entering into agreements with imperialist countries against other workers’ states. The government wound up heavily in debt to Western banks. It then cut the standard of living drastically in order to repay the debt, putting a heavy burden on the people. However, these departures from socialist development were not caused by the system but by the poverty and underdevelopment of Romania in a world dominated by imperialism.

When, after 1989, the capitalist profit system returned to Romania, unemployment, homelessness and attacks on social services returned with it.

The workers fight back

Some 48.7 percent of the youth in Romania today are at risk of poverty — the highest level in the European Union. (EUobserver.com, Feb. 8)

The health care system in Romania has been “on the verge of collapse.” The country’s hospitals are deeply in debt and routinely run out of basic supplies, such as stitches and antibiotics. (BBC News, Aug. 11, 2010)

Many Romanians have fled the country due to economic hardship. The population of Romania has actually decreased by 12 percent since 2002. (Daily Mail, Feb. 4)

As the global economic crisis unfolds, the capitalist government there, a tool of Western corporations, has responded with “austerity.” The wages of public sector workers have been cut by 25 percent. (Wall Street Journal Blog, Jan. 19)

Today, the revolutionary spirit that drove out the fascists and pushed socialist construction is re-emerging.

A law that would further privatize the health care system sparked uprisings throughout the country. Youth fought police in huge numbers and the controversial bill was scrapped.

Prime Minister Emil Boc, who led the push for cuts in social spending, had to resign on Feb. 6. The leadership of the growing revolt is unclear, but the sentiments are not. Austerity is being opposed by mass resistance.

A poll taken by the Center for the Study of Market and Opinion is quite fascinating. (See balkananalysis.com.) Although commissioned by an anti-communist foundation, the poll, taken in 2011, showed that “half the country” agreed that “life was better in Romania before 1989.” In addition, 61 percent said “communism is a good idea.”

An overwhelming 72 percent of respondents felt the state should provide employment — which the workers’ government did during the period of socialist construction, but the current government does not.

At this moment, Romania is once again a neocolony, owned and controlled by Western capitalists. It is saddled with $150 billion in foreign debt and austerity imposed from above. The polls and the massive upsurge and demonstrations show that many Romanian workers are clearly thinking about breaking their chains once again.





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#7292 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mar 6 Mar 2012 11:03 am
Oggetto: 6 marzo 1953 - 2012
jugocoord
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www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 29-02-12 - n. 398

 

Senato della Repubblica

 

Sandro Pertini commemora Giuseppe Stalin

 

06/03/1953

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi il dolore e l'angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica ed ogni accento polemico. Dinanzi a questa morte non si pu rimanere che stupiti e costernati.

 

Stupiti, per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce; sicch uomini di ogni credo politico, amici ed avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin.

 

Egli un gigante della storia e la sua memoria non conoscer tramonto. Siamo costernati dinanzi a questa morte per il vuoto che Giuseppe Stalin lascia nel suo popolo e nella umanit intera. Signori, se abbandonate per un istante le vostre ostilit politiche, come le abbandono io in questo momento, dovete riconoscere con me che la vita di quest'uomo coincide per trent'anni con il corso dell'umanit stessa. Quattro tappe, soprattutto, della esistenza di Stalin rappresentano quattro pietre miliari della storia universale.

 

Ottobre 1917: questa data costituisce una svolta decisiva per la storia del mondo, come la costitu il 14 luglio 1789. Il 14 luglio 1789 si afferm e trionf il Terzo Stato che dette una sua politica, economica e sociale, a tutto il secolo xix. L'ottobre 1917, segna l'affermazione vittoriosa del Quarto Stato, il quale soprattutto da quel giorno diviene da oggetto soggetto di storia. Per opera di quella vittoria l'utopia d'uri tempo diventa realt e quella che era una speranza a sospingere le masse diseredate ed oppresse verso la mta suprema diviene una certezza.

 

Altra tappa della vita di Giuseppe Stalin , a mio avviso, l'edificazione socialista nella sua terra. Allora erano molti i pessimisti, gli scettici che dicevano che non sarebbe stato possibile edificare il socialismo in un paese solo. Invece questo Uomo, ereditando il pensiero e lo insegnamento di Lenin, riusc a trasformare il suo popolo; riusc a dargli anche una economia industriale, che sembrava un tempo un sogno ed una pazzia, sfruttando le immense ricchezze che il suolo della sua terra racchiudeva. Port, cos, il lavoratore sovietico, liberato da ogni catena, ad un alto livllo di vita e di dignit umana. E, badate, signori, stato questo sforzo gigantesco a costruire ed a consolidare quella cittadella, contro cui pi tardi s'infranger la valanga nazista.

 

Ed ecco la terza tappa che rappresenta un'altra pietra miliare per l'unit e su cui deve essere scritta la parola Stalingrado. Signori, voi tutti ricorderete le ore angosciose che abbiamo vissuto quando la valanga nazista si rovesci sull'Unione Sovietica. Le armate naziste gi scorgevano le torri del Cremlino e le vette del Caucaso. Ebbene, noi sentivamo che se, per dannata ipotesi, fosse crollata l'Unione Sovietica, con l'Unione Sovietica - non dimenticatelo voi che mi ascoltate - sarebbero crollate tutte le speranze di un trionfo della libert sulla dittatura nazifascista. In quel momento sentivamo che uomini di tutti i credi politici trattenevano il respiro consapevoli che la loro sorte era legata alla sorte di Stalingrado. E Stalingrado divent la Valmy della Rivoluzione d'Ottobre e al mondo attonito offr il miracolo di una strepitosa vittoria, sotto la guida di Stalin. Allora comprendemmo che da Stalingrado aveva inizio la vittoria delle armi democratiche contro le armi della barbarie !

 

Vi poi l'ultima tappa, signori; altra pietra miliare sul cammino dell'umanit. Se a me, umile e piccolo uomo di fronte a tanta grandezza, fosse concesso di scoprire su questa pietra dei nomi, tre ne scriverei : Pace Roosevelt Stalin. Perch, signori, oggi noi dobbiamo tutti riconoscere che lo sforzo che ha fatto questo uomo in questi ultimi anni stato quello di gettare le fondamenta di una pace sicura e duratura. Ecco perch egli si intese subito con un altro uomo che aveva indicato al suo ed agli altri popoli la strada da seguire dopo la guerra, se si voleva veramente avviare il mondo verso la pace e non verso un conflitto mondiale : Roosevelt. Non vero che Roosevelt sia stato ingannato! Egli ha ascoltato semplicemente la sua coscienza, il suo grande spirito ; e ecco perch si intese subito con Giuseppe Stalin.

 

E Giuseppe Stalin continu su questa strada che era la strada della pace.

 

Per quale ragione, o signori, egli ebbe tanto a cuore questo bene prezioso? Vedete, chi come noi stato nell'Unione Sovietica ha avuto la esatta impressione che i dirigenti della politica dell'Unione Sovietica sentono di doversi preoccupare non soltanto delle sorti del popolo lavoratore sovietico, ma anche delle sorti dei lavoratori di tutta la terra. Ecco perch, o signori, noi respingiamo sdegnosi e sdegnati l'insinuazione fatta da un'alta autorit politica italiana ed apparsa stamani sui giornali e che cio Giuseppe Stalin non abbia avuto comprensione per il popolo lavoratore italiano. Le sorti del popolo lavoratore italiano stavano a cuore a Giuseppe Stalin come gli stavano a cuore le sorti del popolo suo e quelle di tutti i popoli della terra.

 

Egli si sempre battuto per la pace, consapevole che coloro che pagano il pi alto tributo di sangue e di sofferenze, nella guerra, sono i suoi contadini e gli operai. E da buon socialista egli sapeva che non si doveva volere la guerra per distruggere quanto la societ attuale ha costruito, bens si deve tendere a trasformare la vecchia societ per edificarne una nuova. Questa stata la sua volont ferma ; per questo egli negli ultimi anni si battuto. Ha sempre respinto ogni provocazione, ha sempre rinunciato ad atti di forza pur di difendere questo bene che appartiene non solo al suo popolo, ma a tutta l'umanit.

 

L'ultimo suo atto come statista fu precisamente un nuovo appello per la pace. Egli ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola stata di pace. Ebbene, in questa ora per noi cos triste, ci auguriamo che questo invito alla pace, che rispecchia la volont di tutti i lavoratori della terra, non cada nel vuoto, ma venga raccolto da tutti coloro che hanno nelle mani le sorti dei popoli.


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#7293 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mar 6 Mar 2012 5:28 pm
Oggetto: Il prolungato “Ottantanove” della Jugoslavia
jugocoord
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Andrea Martocchia (*)

Il prolungato “Ottantanove” della Jugoslavia

saggio allegato agli Atti del Convegno "Target" (**)


INDICE:
1 – Tra terremoto ideologico e terremoto geopolitico 
2 – L'idea nazionale jugoslava 
3 – Economia socialista di mercato 
4 - Interpretazioni
5 – L' “insostenibilit geopolitica” della Jugoslavia 
6 – Un prolungato golpe liberista 
7 - Conclusioni 
Scheda: Cronologia jugoslava, 1989-1991 (con Jean Toschi Marazzani Visconti)


SCARICA IN FORMATO PDF: 
http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/ATTI/dvd_target/docs/martocchia_opuscolo.pdf

(*) segretario, Coord. Naz. Per la Jugoslavia - onlus 
(**) Meeting internazionale nel X Anniversario dei bombardamenti della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia - Vicenza 21-22/3/2009. Gli Atti sono online: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/ATTI/atti.html


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#7294 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mar 6 Mar 2012 10:35 pm
Oggetto: FIAT 500L... e gli attacchi ai lavoratori in Serbia si intensificano
jugocoord
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(srpskohrvatski / italiano)


FIAT 500L... e gli attacchi ai lavoratori in Serbia si intensificano


1) Presentata a Ginevra la nuova 500 "Large"
da produrre a Kragujevac nella fabbrica Zastava *requisita a costo zero con tutti gli operai dentro* dalla FIAT nel 2010
2) Devastante de-industrializzazione in Serbia: Valjevo, Smederevo, Trstenik, Kragujevac
informazioni raccolte da Gilberto Vlaic al telefono con Rajko Blagojević della JSO-Zastava il 22/2/2012 e comunicato JSO del 24/2/2012
3) Lavoratori di Kragujevac deprivati dell'assicurazione sanitaria
solo a seguito di recentissimi scioperi hanno diritto al libretto sanitario... fino a giugno 2012. La solidariet delle associazioni italiane operanti a Kragujevac


ALTRI LINK SEGNALATI:

DVOLIČNOSTI FIAT-A U SRBIJI I SINDIKATI
http://noviplamen.net/2012/02/08/dvolicnosti-fiat-a-u-srbiji-i-sindikati/
(testo originale:  Le ambiguit della Fiat in Serbia - di Enzo Mangini, 26/01/2012
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Le-ambiguita-della-Fiat-in-Serbia-12392 )

AGLI SMEMORATI RACCOMANDIAMO DI RILEGGERE:
FIAT Serbia. Un caso classico di imperialismo
di Andrea Catone (su L'ERNESTO 3/2010)
http://www.cnj.it/AMICIZIA/sindacale.htm#catone2010


=== 1 ===

Presentata a Ginevra la nuova 500 "Large"

RASSEGNA STAMPA 
sull'annuncio del nuovo modello FIAT 500L, presentato in anteprima mondiale al Motor Show internazionale di Ginevra il 6 marzo 2012, che andrebbe in produzione a Kragujevac:

http://ujedinjeniregionisrbije.rs/2012/01/fijat-sumadinac-bice-fijat-500-l/
http://www.blic.rs/Auto/Noviteti/304987/Srpski-fijat-500L-Prve-zvanicne-fotografije
http://motori.corriere.it/motori/saloni/12_febbraio_02/nuova-fiat-500-l_2640c9b6-4d7f-11e1-bd39-8bec83f04289.shtml
http://www.repubblica.it/motori/attualita/2012/02/02/news/e_la_fiat_500_diventa_large_al_debutto_l_attesa_l-29196145/?ref=HRLV-5

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http://voiceofserbia.org/it/content/tadic-presentati-la-fiat-e-la-serbia

Tadic: Presentati la FIAT e la Serbia

06. 03. 2012. - 19:30 -- MRS

Alla 82esima Fiera internazionale dell’automobile a Ginevra oggi stato presentato ufficialmente il nuovo modello della FIAT 500L che sar prodotto negli stabilimenti della FIAT a Kragujevac in Serbia. Il Presidente serbo ha sottolineato a Ginevra che in questo modo  stata promossa anche l’economia serba. Questo modello sar venduto in Europa e gli Stati Uniti. I cittadini serbi potranno avere la fiducia nel loro stato. La produzione del modello 500L aumenter il Prodotto Interno Lordo della Serbia e la sua esportazione di un miliardo e mezzo di euro, ha detto Tadic. Egli ha precisato che durante il suo colloquio con il presidente della FIAT Sergio Marchionne stato constatato che gli operai della fabbrica a Kragujevac dovranno lottaare per i posti di lavoro con la qualit del lavoro. Marchionne ha detto a Tadic che con la produzione a Kragujevac la FIAT desidera diventare pi concorrente al mercato mondiale. Alla cerimonia della presentazione del modello 500L hanno presenziato anche il Ministro dell’Economia della Serbia Nebojsa Ciric, il sindaco di Kragujevac Verko Stefanovic e l’ambasciatore serbo in Svizzera Milan St. Protic. La compagnia FIAT-Chrysler ha comunicato che il prezzo del modello 500L si aggirer intorno a 16.000 euro e che esso sar prodotto in due versioni che consumeranno benzina e una che avr il motore

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http://www.glassrbije.org/članak/tadić-u-ženevi-novi-početak-za-fiat-i-za-srbiju

Tadić u Ženevi: Novi početak za "FIAT" i za Srbiju

Uto, 06/03/2012 - 19:32 -- MRS

Projekat proizvodnje novog "FIAT"-ovog automobila "500-L" u fabrici u Kragujevcu predstavlja novi početak i za tu italijansku kompaniju i za Srbiju - izjavio je predsednik Republike Boris Tadić posle sastanka sa direktorom "FIAT-Krajsler" korporacije Serđom Markioneom, na Salonu automobila u Ženevi. Imamo odličnu saradnju kroz decenije, a sada se vraćamo proverenom partneru - istakao je Tadić. On je naglasio da će kompanija "FIAT-Srbija" i u budućnosti biti pouzdan privredni subjekat. Predsednik Tadić je dodao da sa Markioneom intenzivno razgovara o modalitetima dalje ekonomske saradnje, i to ne samo u autoindustriji.


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Devastante de-industrializzazione in Serbia

Da Gilberto Vlaic della onlus Non Bombe Ma Solo Caramelle riceviamo e diffondiamo:

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Al telefono con Rajko il 22 febbraio 2012


Ho parlato a lungo con Rajko ieri per discutere problemi connessi alla campagna affidi e nuovi progetti in una scuola primaria.

Mi ha fornito informazioni importanti sulla situazione economica generale e dalla Zastava in particolare, pregandomi di inviarle a tutti. Eccovi un riassunto.


Ci si aspetta un grosso calo (dell’ordine di 40-50 mila addetti) dell’occupazione industriale e dell’indotto in Serbia durante il 2012.

I punti di crisi pi grandi sono dati da:


  1. fabbrica metalmeccanica Krusik (produce armi) di Valjevo; ha circa 3500 dipendenti diretti e versa in profonda crisi; il suo ruolo nell’economia della citt di Valjevo, che ha circa 60.000 abitanti, paragonabile a quello della Zastava a Kragujevac.

Ricordo che a Valjevo stata delocalizzata la produzione di calze della Golden Lady che ha chiuso i propri stabilimenti in Emilia.

A questo riguardo Riccardo Iacona ha appena prodotto una puntata del suo programma Presa Diretta che andato in onda su Rai 3 domenica scorsa 19 febbraio 2012; se non la avete vista potete usare questo indirizzo:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-681d9560-8816-4fda-bd7f-553fcdbe4a5d.html#p=0

Ve ne consiglio vivamente la visione dal minuto 57 e 40 per circa mezz’ora; molto interessanti le interviste al Ministro dell’economia Nebojsa Ciric e a un giornalista serbo dal minuto 1:21:40 fino al minuto 1:25:50.


  1. acciaieria di Smederevo, della quale avevo parlato nella relazione sulla situazione economica della Serbia che avevo spedito a tutti il 29 gennaio scorso. La US Steel che aveva comprato lo stabilimento nel 2003 ha appena abbandonato la Serbia; i lavoratori diretti che perderanno il posto sono circa 5.500, mentre le ripercussioni sull’indotto interesseranno almeno 10.000 lavoratori.


Per quanto riguarda Kragujevac, c’è un grave problema nel gruppo Zastava, dove per pi di 2000 lavoratori (circa 6000 persone con i loro familiari) non vengono pi pagati i contributi sanitari, per cui non hanno pi alcun diritto (gi ce ne erano pochi...) sul fronte della salute; il sindacato che cerca di sostenere le spese per i medicinali dei lavoratori. 

I lavoratori di Zastava Armi hanno occupato il 21 gli uffici del servizio di assicurazione sanitaria e ci resteranno fino a che il problema non sar risolto.

Il Sindacato ha mandato al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri il comunicato che vi allego, sia in serbo che tradotto in Italiano [si veda al punto 3].


Un cordiale saluto a tutte/i

Gilberto Vlaic

Trieste, 23 febbraio 2012


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JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA ZASTAVA
Adresa : Kosovska 4, 34000 Kragujevac
Telefon/Faks : 034/335 367 & 335 762
Elektronska posta : jsozastava @ open.telekom.rs

data: 24/2/2012

La situazione in Serbia estremamente drammatica. La crisi economica mondiale ha contribuito al peggioramento della situazione economica e sociale. Si prevedono 50.000 licenziamenti nell’anno corrente e secondo alcune analisi se ne prevedono perfino 100.000. La situazione nell’istruzione rappresenter un problema particolare perch secondo i dati dell’Unesco la Serbia tra i paesi europei che investono meno per l’istruzione.
Ufficialmente, due terzi delle scuole non sono in funzione, 40 % delle scuole non hanno acqua. Per i salari dei dipendenti viene speso il 95 % dal budget destinato per l’istruzione mentre dal resto per ogni allievo delle elementari e medie giornalmente vengono impiegati 13 dinari (0,1 euro).

Per quanto riguarda la situazione economica, sono colpite di pi le citt dove nel passato c’erano le aziende grandi – giganti che erano portatrici dello sviluppo delle citt intere. Ecco alcuni esempi :

Kragujevac : All’ epoca nella Zastava di Kragujevac c’erano 36 000 lavoratori e con l’indotto in Serbia e tutta l’ex Jugoslavia il numero arrivava fino ai 200.000 lavoratori.
Dell’ex Zastava oggi sono rimaste 20 imprese con 7000 lavoratori mentre l’ex Zastava Automobili che prima dei bombardamenti aveva 13.500 lavoratori oggi esiste come FIAT AUTO Serbia con 1150 addetti.

Valjevo : Questa citt con circa 95.000 abitanti dipendeva dall’azienda ˝Krusik˝ dove lavoravano circa 11.000 lavoratori. Producevano batterie, componenti in plastica, in metallo (fucinati) ed anche il programma per l’industria militare. Prima della privatizzazione questo complesso era composto da 12 fabbriche di cui parecchie privatizzate, la maggiorparte senza successo. Il numero totale degli impiegati in queste 12 fabbriche ora di 2100 lavoratori. A Valjevo c’è una fabbrica di calze, ˝VALI˝, il proprietario italiano ha assunto circa 1800 lavoratori con salario medio di 25.000 dinari (pari ai 220 euro). Ha inziato la produzione 6 anni fa. Facciamo presente che in questa fabbrica non esiste il Sindacato.

Trstenik : In questa citt con 30000 abitanti c’era all’epoca un gigante ˝PRVA PETOLETKA˝ con reparti anche fuori citt con oltre 14 000 lavoratori. Molti lavoratori dai paesi nei dintorni viaggiavano a Trstenik a lavorare. Questa fabbrica, oltre il programma per l’industria militare, pi precisamente le componenti per gli aerei, produceva anche componenti idrauliche e freni, servosterzi come pure il materiale idraulico completo. Oggi a ˝PRVA PETOLETKA˝ lavorano 3.500 lavoratori.

Smederevo : Nella citt, con 95.000 abitanti, c’era la grande acciaieria ˝SARTID˝ (produzione acciai e lamiere) che dopo la privatizzazione e vendita alla compagnia americana ha cambiato nome in ˝U.S. STEEL˝. Si riteneva che questa era stata una delle migliori privatizzazioni in Serbia. Verso fine dell’anno passato dopo che era pubblicata la notizia sulla perdita giornaliera di circa mezzo milione di euro, gli americani hanno semplicemente abbandonato l’acciaieria. Ora a carico del governo serbo con circa 5000 lavoratori ai quali nel periodo prossimo saranno dati i salari dal bilancio della Repubblica della Serbia, tutto con preoccupazione di una catastrofe sociale che potrebbe colpire questa citt.


Segretario
Rajko Blagojevic


=== 3 ===

Lavoratori di Kragujevac deprivati dell'assicurazione sanitaria

[Originalni tekst / la versione originale del testo seguente scaricabile da qui:
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/SamostalniKrag220212.pdf ]

Ci rivolgiamo a voi a nome delle nostre aziende e dei nostri 2165 lavoratori, di cui 250 invalidi, e 4500 membri delle loro famiglie a causa dell’irrisolto problema dell’assicurazione sanitaria di quest’anno.

Le nostre fabbriche sono in ristrutturazione gi da molto tempo e il lavoro si svolge in condizioni eccezionalmente difficili (per esempio senza riscaldamento e adeguate protezioni individuali); noi abbiamo sempre rispettato gli impegni lavorativi e tutti gli accordi presi con ministeri competenti e abbiamo cosi’ contribuito alla stabilit sia delle nostre fabbriche che pi in generale del Paese.

Nonostante i frequenti contatti con i rappresentanti della Repubblica e con i ministeri di competenza la soluzione del problema dell’assicurazione sanitaria solo all’inizio.

Chiediamo che sia risolto al pi tardi entro il 27 di febbraio prossimo.

In caso contrario saremo costretti a radicalizzare la lotta sindacale che comprende il blocco degli istituti della citt e dei punti nevralgici del traffico e infine la marcia degli operai a Belgrado.

Aspettiamo che entro la fine di questa settimana che ci convochiate per risolvere in maniera collegiale questo problema scottante.

Kragujevac, 22 febbraio 2012.


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A seguito delle mobilitazioni, a inizio marzo i lavoratori della Zastava hanno ottenuto il pagamento dell'assicurazione sanitaria fino a giugno prossimo: si legga l'articolo

RADNICIMA "ZASTAVE" OVERENE ZDRAVSTVENE KNJIŽICE DO JUNA
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/docu0005.JPG

Si vedano anche le fotografie delle mobilitazioni:
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/Photo0195.jpg
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/Photo0197.jpg
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/Photo0199.jpg
http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/Photo0202.jpg

Nel frattempo, un messaggio unitario di solidariet era stato inviato dalle associazioni italiane che da anni operano a Kragujevac:

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Procitaj ovu izjavu na srpskohrvatskom: http://www.cnj.it/documentazione/EconomiaLavoro/comunicato010312.jpg

Comunicato

  1. Al Presidente della Repubblica di Serbia Tadic, al presidente del Consiglio dei MInistri Cvetkovic e al Ministro dell’Economia Ciric
  2. Ai Sindacati dei lavoratori del gruppo Zastava di Kragujevac

Le nostre associazioni agiscono da piu’ di dieci anni in Serbia, cercando di portare solidarieta’ materiale ai lavoratori e agli ex lavoratori del gruppo Zastava di Kragujevac e alle loro famiglie attraverso la forma degli affidi a distanza dei loro figli e piu’ generalmente sviluppando progetti che vadano incontro a reali bisogni sociali della popolazione nel campo della scuola, della salute e del disagio fisico e mentale, in modo da sostenere gli ultimi, quelli che non hanno voce.

Esprimiamo la nostra piu’ convinta solidarieta’ ai lavoratori del gruppo Zastava che sono in lotta per chiedere che a loro e alle loro loro famiglie venga garantito il diritto primario alla salute, attraverso il pagamento dei contributi sanitari.

Non riusciamo a capire come un Governo, cosi’ generoso nel sostenere gli investimenti esteri nel proprio Paese, attraverso la creazione di zone franche, l’esenzione dalle tasse, altissimi contributi economici per la creazione di posti di lavoro che non si sa quanto dureranno, non sia in grado (o non voglia) garantire ai propri cittadini i diritti fondamentali, tra cui quello alla salute.

Da diverse citta’ d’Italia, 1 marzo 2012

A,B,C Solidarieta’ e Pace, ONLUS di Roma
ALJ Aiutiamo la Jugoslavia ONLUS di Bologna
Associazione Adottanti di Torino
Associazione Mir Sada - Progetto per la Pace di Lecco
Associazione Most za Beograd - Un ponte per Belgrado in terra di Bari
Associazione SOS Yugoslavia di Torino
Associazione Zastava Brescia per la Solidarieta’ Internazionale ONLUS
Non bombe ma solo caramelle ONLUS di Trieste
Un ponte per... ONLUS di Roma


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#7295 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mer 7 Mar 2012 10:18 pm
Oggetto: Roma 10/3: Criminali di guerra italiani nei Balcani
jugocoord
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Roma, sabato 10 marzo 2012
ore 15.30, Museo della via Ostiense a Porta San Paolo

Presentazione della Mostra
Criminali di guerra italiani nei Balcani. Fatti personaggi documenti

Interverranno:
Francesco Polcaro (Presidente ANPI di Roma)
Antonino Intelisano (Procuratore Militare di Roma)
Davide Conti (curatore della mostra - http://www.cnj.it/documentazione/bibliografia.htm#conti2011 )

scarica la locandina in formato PDF: 
http://www.diecifebbraio.info/wp-content/uploads/2012/03/roma100312.pdf


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#7296 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 8 Mar 2012 7:13 pm
Oggetto: Sretan 8. Mart!
jugocoord
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(Buon 8 Marzo! dal SRP - Partito Socialista dei Lavoratori, Croazia)

http://www.srp.hr/?p=980

Sretan 8. Mart!

U Hrvatskoj se 90tih krenulo putem kolektivnog zaborava i uživaljavanja u matricu nacionalnog i nacionalističkog sistema, te je žena skoro svedena isključivo na ulogu majke/stub hrvatske obitelji. Takvi svjetonazori ni danas nisu zanemarivi; žene su u pravilu nekoliko postotaka manje plaćene od muškaraca za isto radno mjesto sa istim stupnjem obrazovanja, na ženama u Hrvatskoj se eksperimentira u okviru zakona o MPO kojim se političke elite poigravaju i kalkuliraju, vjerske organizacije otvoreno pokušavaju penetrirati u obrazovni sistem, itd.

 

Danas se slobodnije prisjećamo Međunarodnog dana žena, sada se po tom pitanju rijetko prišiva etiketa koja ga posve krivo tumači; s obzirom je riječ o datumu kojeg su UN proglasile međunarodnim praznikom, pod jakim utjecajem feminističkih pokreta iz 70tih godina prošlog (20.)stoljeća. Osmi ožujka /marta simbolizira emancipaciju žena s početka XX stoljeća; u vremenu industrijske ekspanzije i proizvodnje u vrlo teškim uvjetima rada, kada je iscprljenost ili čak ugrožen život bio svakodnevnica. Tako se prisjećamo i požara u tekstilnoj tvornici u New Yorku, kada je poginulo 140 radnica, kao što se sjećamo i prvog obilježavanja Dana žena koji je organizirala Socijalistička partija Amerike 1909. godine, što je dvije godine kasnije potvrdila i Socijalistička Internacionala, na prijedlog Klare Zetkin.

 

Dvadeseto stoljeće je ženi omogućilo obrazovanje, pravo glasa, ohrabrilo smjelost da nosi hlače, moderan kupaći kostim i ostale modne detalje po svom izboru, gradi karijeru i sudjeluje u javnom životu, od showbusiness do politike ili obavljanja vojne službe. No, u nekim djelovima svijeta žene se sakati, brutalno kažnjava ili čak ubija za prijestupe koji su u drugom dijelu svijeta prihvatljiv način života. Svijet ne funkcionira po jednakim pravilima, iako su ljudi svugdje jednako sretni ili nesretni, karakterno dobri ili pokvareni,razlika je jedino u tome koliko ih sistemi uspjevaju držati pokornima; bilo preko radne ovisnosti ili silom.

 

Potpuna jednakost ljudi u smislu rodne, vjerske, rasne, nacionalne pripadnosti ili temeljem spolne orijentacije nije ni naša stvarnost, iako tzv zapadna civilizacija baštini mnoge demokratske odredbe i vrednote. Istinska je nejednakost uzidana u temelje te iste Zapadne civilizacije, koja iako bogatija od nerazvijenog i gladnog svijeta, bilježi veliko raslojavanje, osiromašenje i čak elemente postupnog raspada. U našem neposrednom okruženju su žene koje rade za “minimalac” u velikim trgovačkim lancima, opis radnog mjesta zahtjeva ljubaznost i koncentraciju – trgovina je ipak još jedina preostala cvjetajuća grana u ovoj zemlji; zatim prosvjetne radnice koje se srame javno izgovoriti koliki im je iznos mirovine kada je strpljivo zarade, službenice/činovnice, liječnice, novinarke itd Te veliki broj nezaposlenih žena koje miomilazi ovaj segment potplaćenost ili općenitog nezadovoljstva uvjetima rada.

 

Ako smo svojevremeno zaboravili i ovaj Međunarodni dan žena, dobivši nove vjerske praznike ili one koje nameće politička elita, možda smo -kao društvo- zaboravili i da je pravedniji život moguć i da ga možemo ostvariti ako o njemu razmišljamo, razgovaramo i na njega se pripremamo kroz politički rad.

 

Dan žena je nekome prilika da supruzi, djevojci, sestri, majci, kolegici..pokloni cvijet, a drugome možda podsjetnik i na društvo u kojem moramo biti jednaki pred zakonom – ljudska bića koja se nadopunjuju i obogaćuju zajednicu u svojoj različitosti.


SOCIJALISTIČKA RADNIČKA PARTIJA HRVATSKE za ekonomsku, socijalnu i političku demokraciju

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Vijest koju Slobodna Dalmacija nije htjela objaviti : 


Socijalistička radnička partija Hrvatske
Gradska organizacija Split
Zvonimirova 35 Split

 
Predmet: Izjava za javnost povodom 8. marta, Međunarodnog dana žena

 
Bunom tekstilnih radnica, u New Yorku 8. marta 1857. godine, žene pokreću nezaustavljivu borbu za svoja prava i društveni položaj, a od kada je Socijalistička partija Amerike prva obilježila Dan žena, on sve više dobiva planetarni značaj. Kako od početka ovaj datum predstavlja i klasnu borbu, da bi otupio njegov značaj, razvijeni kapitalistički Zapad mu je, svodeći ženu na majku i ljubavnicu, suprotstavio dva konzumeristička dana - Majčin dan i Valentinovo. 

Danas možemo reći da borba žena nije bila uzaludna i da se mnogo toga promijenilo, posebno na formalnoj, zakonodavnoj razini. Šta se naše zemlje tiče, formalna ravnopravnost je uglavnom zadovoljena, ali dnevna praksa, posebno na nižim društvenim razinama govori o mnogim problemima. Dok u visokoj politici ima 20-25% žena, na lokalnoj razini je to 5-6%; čest je slučaj da je za isti posao žena manje plaćena; među nezaposlenima prednjaće žene, kao i u radu na crno; žrtve nasilja većinom su žene... Danas se težište borbe sa zakonodavnog plana mora seliti u sferu primjene zakona, organizacije društva, edukacije i u porodicu. I koliko god da je žena de facto jači spol, učinimo sve da  ne mora i dalje nositi tri kantuna kuće!

Socijalistička radnička partija svim ženama čestita 8. mart, Međunarodni dan žena!
 

                                                                                Presjedništvo Gradske organizacije Split

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#7297 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Ven 9 Mar 2012 10:00 am
Oggetto: Un nomadismo forzato - ed altri libri sui rom in Italia
jugocoord
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rom in italia

IL POPOLO CHE NON SEGUE PI IL SOLE


Tre libri, tre sguardi sui rom e sinti residenti in Italia: a Torino, a Firenze, a Roma. 

Il volume Una storia da raccontare, a cura di Gabriele Guccione e Carla Osella, riassume il lavoro dell'associazione Aizo con i rom del Piemonte. Il cammino di Aizo (Associazione italiana zingari oggi) comincia 40 anni fa quando, seduti intorno al fuoco con l'immancabile tazza di caff in mano, alcuni sinti chiedono a Carla Osella <<Perch non facciamo un'associazione, un sindacato per difendere i nostri diritti?>>. Dopo averci pensato a lungo, Carla accetta e da allora quello diventa l'impegno della sua vita. Un impegno senza riserve, sulle orme del Cristo delle origini, capace di sedersi insieme agli ultimi senza chiedere nulla in cambio. Aizo nasce nel 1971, da un gruppo misto di sinti e gag (i non zingari): 431 famiglie provenienti da tutto il Piemonte. Da allora - spiega in un'intervista Osella - le condizioni di vita di rom e sinti sono cambiate. Il nomadismo quasi scomparso. Sul territorio italiano solo il 10% delle comunit attualmente nomade. finita <<sotto una montagna di semplificazioni che ne hanno esaltato gli aspetti scomodi e fastidiosi e cancellato quelli importanti e gloriosi>>. Un popolo invisibile che, per la scrittrice, ha gli occhi ancora infantili di Carmen, la zingara conosciuta a un semaforo che diventer un'amica. L'ignoranza delle straordinarie risorse della cultura roman - dice in un'altra intervista la studiosa Marcella Delle Donne - << la prima causa dell'ostilit nei confronti dei rom da parte della nostra societ. E il pregiudizio talmente radicato che stato elevato a categoria metafisica>>.

Per Adem Bejzak, autore insieme a Kristin Jenkins del volume Un nomadismo forzatoraccontare una <<forma di lotta>>. Nato a Pristina nel 1957, Adem un attivista rom impegnato da anni nella difesa dei diritti umani del suo popolo. Dal '93 lavora come meccanico a Firenze, dove l'ha raggiunto la sua famiglia, in fuga dalla guerra in Kosovo. I racconti di Adem e dei suoi parenti nascono nel campo dell'Olmatello, a Firenze, dove tutti hanno vissuto prima che il comune assegnasse loro una casa, nel 2006. Sullo sfondo, la guerra <<umanitaria>>, le bombe della Nato, <<la devastazione provocata dall'Uck 
(Esercito di liberazione nazionale del Kosovo) in seguito ai 78 giorni di 
bombardamenti, la disperata fuga verso l'Italia attraverso il mare Adriatico, nel '99>>. Poi, una volta arrivati a Firenze, lo shock di trovarsi a vivere fra i topi nei campi Fiorentini e sotto il peso dei pregiudizi. Ma Adem non si lascia schiacciare. In una foto del libro, lo vediamo mentre partecipa a una manifestazione contro la guerra, ad Aviano, nel 1999: 
<<Il popolo rom vuole vivere insieme senza oppressione>>, recita il suo cartello. In un'altra istantanea, partecipa alla giornata della memoria, per ricordare <<l'olocausto degli zingari>> nei campi di concentramento nazisti. In altre pagine, Adem mostra con orgoglio a Jenkins (ricercatrice che ora vive a Bristol) la sua casa di 
prima, e qualche libro scampato al disastro. Alle pareti della sua 
abitazione, c' una foto del maresciallo Tito e una di Che Guevara. Prima, racconta Aden, i rom vivevano in pace e con dignit. Poi, 
<<la guerra ha portato povert, razzismo, xenofobia e nomadismo>>. Oggi, nell'ex-Jugoslavia sono stati creati 
nuovi stati <<e i rom storici rimasti l non hanno avuto nessun riconoscimento>>. Il nomadismo dei rom - dice in sintesi il libro - molto spesso di natura forzata: come quello di Adem, <<che nasce dalla guerra>>.

Nel campo di via Salone, uno dei pi grandi e popolosi di Roma, si svolge invece la ricerca di Nicola Valentino, I ghetti per i rom (postfazione di Carlo De Angelis). Uno <<spazio di parola condiviso>> che prende il nome di <<cantiere di socioanalisi narrativa>> e che evidenzia, attraverso i racconti dei residenti e degli operatori, i dispositivi istituzionali che organizzano la vita sociale del campo e le relazioni di potere all'interno. Meccanismi che presentano, fatte le debite differenze, <<una stringente analogia con il ghetto per gli ebrei voluto nel 1500 
dalla Repubblica di Venezia>>. Allora come oggi, ai rom imposto uno spazio sorvegliato, secondo logiche securitarie dettate dal pregiudizio etnico. Il testo unico per la gestione dei campi rom dell'area romana, messo a punto dal Prefetto nella sua veste di Commissario per l'emergenza nomadi, impone regole ferree, e sanzioni pesanti per chi sgarra. Per entrare, bisogna farsi identificare: tutti gli abitanti, compresi i bambini, devono esibire una tessera munita di fotografia e dati anagrafici: <<Queste tessere sono come un tatuaggio>>, dice un residente. Una situazione difficile anche per gli operatori - come quelli della cooperativa Ermes, che ha partecipato alla ricerca - impotenti di fronte al ripetersi dei controlli, ai trasferimenti forzati, allo snaturamento del loro ruolo: <<La Polizia municipale si presentata il luned mattina all'alba, bussando alle case e intimando ai residenti di abbandonarle - raccontano - Sembrava un'operazione militare in grande stile>>. Difficile svolgere un lavoro sociale se il dispositivo vigente nel campo quello del controllo. Un conflitto simile - dice Valentino - ha portato alla chiusura dei manicomi tra gli anni '60 e '70: a un certo punto, Franco Basaglia afferma con chiarezza che nel manicomio - istituzione che genera sofferenza 
e malattia - non possibile svolgere alcuna attivit curativa e perci la sofferenza psichica potr essere curata solo fuori dal manicomio. Nel ghetto, invece, i rom sentono che la propria vita completamente in balia dell'istituzione, e che non hanno certezze per il futuro. <<Il lavoro sociale - afferma nella postfazione Carlo De Angelis, presidente per il Lazio del Coordinamento comunit di accoglienza, - proprio perch centrato sulla relazione tra persone, stimola il cambiamento e non pu certo essere ingabbiato in un sistema di sospensione del tempo, sospensione dei diritti, in un non luogo in cui non esistono e non sono date possibilit di cambiamento, vie di fuga e d'uscita>>. Di fronte all'involuzione autoritaria delle politiche capitoline e alle chiusure istituzionali, la scommessa da giocare - dice allora De Angelis -  probabilmente quella di costruire in tempi brevi <<una nuova rappresentanza credibile per il popolo rom>>.


Geraldina Colotti

Fonte: Le Monde diplomatique il manifesto febbraio 2012
http://www.monde-diplomatique.it/lemonde-archivio/ultimo/pagina.php



Una storia da raccontare - Gabriele Guccione, Carla Osella 
(a cura di), AIZO , 2011 - aizoonlus@...

Un nomadismo forzato 
...di guerra in guerra... Racconti rom dal Kosovo all'Italia
di Adem Bejzak e Kristin Jenkins
Edizioni Archeoares, 2011
7 euro, 180 p., ISBN 978-88-96889-22-0
per ordinare il libro: http://www.edizioniarcheoares.it/unnomadismoforzato - edizioniarcheoares@...
copertina: http://www.cnj.it/immagini/cover_bejzak.jpg
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I ghetti per i rom - Nicola Valentino (a cura di), Sensibili alle foglie, 2011 - sensibiliallefoglie@...


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#7298 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Ven 9 Mar 2012 12:29 pm
Oggetto: Skup omladinskih komunistickih organizacija u Kijevu
jugocoord
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(Sul recente incontro delle organizzazioni giovanili comuniste degli ex paesi socialisti europei e dell'URSS)


Kijev (Ukrajina), 18.-19. februara 2012.

Održan skup omladinskih komunističkih organizacija s prostora bivših socijalističkih zemalja Evrope i SSSR-a    


U Kijevu, Ukrajina, je 18. i 19. februara održan skup omladinskih komunističkih organizacija iz bivših socijalističkih zemalja pod radnim naslovom „Borba se nastavlja – i posle 20 godina omladina se bori za socijalizam“. Skupu je prisustvovalo oko 20 delegata iz 11 organizacija: omladina BKPT (Beloruska komunistička radnička partija) – Belorusija, KSM (Komunistički savez omladine) – Češka, Mladi socijalisti – Hrvatska, LASSA (Letonski savez radničke i studentske omladine) – Letonija, Narodni otpor – Moldavija,  FDJ (Slobodna nemačka omladina) – Nemačka, KMP (Komunistička omladina Poljske) – Poljska,  RKSM(b) (Revolucionarni savez komunističke omladine boljševika) – Rusija, Rdeči radikali (Crveni radikali) – Slovenija, SKOJ (Savez komunističke omladine Jugoslavije) – Srbija, Iskra – omladina SKU (Savez komunista Ukrajine) – Ukrajina. 
Organizacioni komitet za pripremu i realizaciju ovog skupa sačinjavali su predtsavnici 3 organizacije: KSM iz Češke, RKSM(b) iz Rusije i  naše organizacije - SKOJ. Ideja o ovakvoj vrsti skupa, koji je po prvi put održan od kontrarevolucija koje su nastupile u našim zemljama pre dve decenije, plod je intenzivne saradnje naših organizacija na međunarodnom nivou, ponajpre pod okriljem Svetske federacije demokratske omladine (WFDY). Otud je od izuzetnog značaja bilo prisustvo skupu novoizabranog presednika WFDY druga Dimitrisa Palmirisa jer i borba koja će se dalje razviti iz ove inicijative koja predstavlja samo prvi korak u konsolidaciji omladinskog komunističkog pokreta sa prostora bivših socijalističkih zemalja predstavlja i predstavljaće integralni deo borbe omladine protiv imperijalizma koju na globalnom nivou vodi WFDY. Skup je bio prilika da se sve prisutne organizacije podrobnije upoznaju s borbom WFDY,  posebno one organizacije koje formlano nisu, ili nisu još uvek punopravni članovi WFDY.
Za mesto održavanja skupa iz čisto pragmatičnih-geografskih razloga izabran je Kijev, a kao domaćini Iskra, omladinsko krilo SKU iz Ukrajine. Treba napomenuti da je cilj bio da se na ovom prvom skupu  okupe revolucionarne omladinske organizacije s kojima inače postoji najtešnja saradnja inicijatora, bilo da je u pitanju prostor bivšeg Sovjetskog Saveza, Centralne Evrope ili Balkana. Otud skupu nije prisustvovao izvestan broj omladinskih marksističko-lenjinističkih organizacija, a treba dodati i da su mnoge organizacije iz objektvnih i tehničkih razloga bile sprečene da skupu prisustvuju. Sigurno je da će inicijativa koja je pokreuta imati tendenciju daljeg omasovljenja i organizacionog razvitka.
Može se slobodno konstatovati da kao prvi ovakvog tipa, skup u Kijevu je bio od istorijskog značaja  za dalji razvoj komunističkog pokreta kao i klasne borbe uopšte na  spomenutom prostoru. Već sama činjenica da je do njega došlo predstavlja značajan pomak i organizacioni i ideološki posle 20 ili više godina od trijumfa kontrarevolucija na prostoru bivših socijalističkih zemalja Evrope i SSSR-a. Suština karaktera borbi koju naše organizacije vode je neminovno nametnula nužnost održavanja skupa na kom je bilo moguće oceniti zajedničke sadržatelje posledica koje je za sobom ostavio varvarski kontrerevolucionarni čin u našim društvima, ideološki i propagandni karakter antikomunizma sa svim svojim sličnostima i razlikama u svim našim društvima, kao i odgovor naših organizacija i komunističkog pokreta uopšte. U uslovima krize kapitalizma kada je kristalno jasna neophodnost organizacionog i ideološkog učvršćivanja našeg pokreta neophodan je iskorak iz primarno defanzione strategije odbrane nasleđa socijalističkog perioda koju su naše omladine bez izuzetka vodile, a koje će razume se i nadalje voditi. Okupljene organizacije na skupu nisu u celosti uporedive u organizacionom smislu baš kao ni u rezultatima koje su naše borbe do sada ostvarile, iako u približno istom trenutku otpočinje potpuna restauracija kapitalizma u svim ponaosob društvima i državama. To je i normalno s obzrom na logiku kapitala i kapitalističkih procesa koji se neravnomerno razvijaju. Među okupljenim organizacijama je bilo onih koje postoje tek nešto više od godinu dana kao i onih koje su nastale odmah po kontrarevoluciji. Bilo je organizacija koje su se odavno organizaciono povezale sa sindikalnim, studentskim i uopšte proleterskim pokretom u svojim zemljama, kao i internacionalno, a bilo je i onih koje tek čine svoje prve porođajne korake u tom smeru. Međutim svima su nam zajednički zahtevi za što hitnijom obnovom socijalizma kao i prilično uporedivo istorijsko iskustvo iz kog je moguće izneti niz zaključaka o strategijama nastavka naše borbe i po mogućstvu njenog združivanja u jedinstvenu silu. Iz tih razloga su tokom dvodnevnog skupa bili organizovani seminari o „Ideološkoj borbi protiv antikomunističkih klišea“, „Korišćenju socijalističke prošlosti u propagandne svrhe“ i „Razmeni iskustava izgradnji organizacija“. Pored dragocene razmene iskustava, informisanja o borbi i uslovima borbe o kojima su svi delegati govorili u svojim istupanjima, ustanovljena su „goreća pitanja“ koja će predstavljati bazu za našu dalju saradnju. Tu najpre ubrajamo strategiju kontrapropagande histeričnom antikomunizmu uz učvršćivanje međusobne solidarnosti, unapređenja koordinacije i korišćenje savremenim propagandnim sredstvima kao i razumljivim jezikom za najšire narodne slojeve, a poglavito omladinu.  Izdvajamo kao izuzetno značajnu zajedničku osudu  „levog oportunizma i revizionizma“.
Skup je usvojio dve važne zajedničke rezolucije: Rezolucija o našoj saradnji s ocenama značaja sprovedenog skupa, i rezolucija podrške antikapitalističkoj borbi naroda Grčke što predstavlja najzančajniju aktuelnost klasne borbe na širem međunarodnom planu čime je čitav skup izrazio pravilanu i potpunu internacionalističku orijentaciju naše inicijative koju bi s obirom na karakter procesa i borbe  bilo nemoguće hermetički zatvoriti samo na prostor bivših socijalističkih zemalja Evrope i SSSR-a.
Tokom prvog dana skupa delegatima se ispred rukovodstva SKU obratila liderka SKU i glavna urednica časopisa „Marksizam i savremenost“ drugarica Tamila Jabrova, a drugog dana je usledila poseta važnim spomenicima u „gradu heroju“ iz vremena Velikog otadžbinskog rata.
SKOJ se ponosi time što je bio u mogućnosti da pruži svoj organizacioni doprinos kreiranju ovakve inicijative revolucionarne komunističke omladine koji je u skladu s našom dolsednom internacionalističkom revolucionarnom orijentacijom. Ponavljamo da je ovo bio smao prvi korak u „buđenju istoka“ i razbuktavanju zajedničke klasne i revolucionarne borbe.
Samo zajedno možemo pobediti!
Pobeda će biti naša!


ZAJEDNIČKA REZOLUCIJA „BORBA SE NASTAVLJA – I POSLE 20 GODINA OMLADINA SE BORI ZA SOCIJALIZAM“    

Mi, mladi komunisti iz bivših socijalističkih zemalja, okupljeni u Kijevu pod sloganom„Borba se nastavlja – i posle 20 godina omladina se bori za socijalizam“, usvajamo sledeću rezoluciju o saradnji.
Posle dvadesetogodišnjeg perioda restauracije kapitalizma iznikla je neophodnost objedinjavanja borbi omladina naroda koje ujedinjuje istorijsko iskustvo. Pre 20 godina naši narodi su izgubili sigurnost u sutrašnjicu, dostojan život, budućnost. Sve to je ljudima istrgao kapitalizam. S novim razvitkom krize kapitalizma postaje očigledan njegov karakter, katastrofalan za čovečanstvo. U vreme krize kapitalizam se stara da osnaži svoju uzdrmanu poziciju, prebacujući svoj teret na pleća radnika i rešavajući svoje probleme cenom novih ratova. Takođe on se koristi pritom različitim propagandnim metodama, podrškom reakcionarnoj politici, represijom, cenzurom. Glavna meta buržoaske propagande je omladina – socijalno najnezaštićeniji deo društva. Omladina koja nema vlastitog iskustva života u socijalizmu je najpodložnija toj propagandi.
Došlo je vreme kada je nophodno da se ujedinimo kako bi se suprotstavili i odbacili kapitalističko varvarstvo. Naša zajednička socijalistička prošlost se može uspešno iskoristiti za ovu svrhu. Mi nismo živeli u toj prošlosti, ali nas njeno neprocenjivo iskustvo okružuje i dalje u kulturi, umetnosti, mnogo čemu što vidimo oko nas. Istorija socijalističke izgradnje pruža nam snažno oružje – istinu pred kojom se u prah raspada kompletna koncepcija buržoaske propagande. Mnogi levičari i pseudo- komunisti koji pokušavaju da spekulišu istorijskim iskustvom socijalizma u stvari samo pomažu buržoasku propagandu.
Mladi komunisti, okupljeni na skupu u Kijevu, bavili su se pitanjima ideološke borbe s antikomunističkim klišeima, korišćenjem socijalističkih dostignuća za svrhe propagande, razmenom iskustava izgradnje organizacija.
Imperijalisti u cilju kočenja narodnog pokreta, odavno već deluju združeno. Oni imaju međusobnu solidarnost. Primer tome su nedavna ubistva radnika štrajkača u Zapadnom Kazahstanu, kada su razne pristalice buržoazije, uključujući takozvanu „levicu“ na svaki način podržali ovaj krvavi masakr. Komunistički pokret bivših socijalističkih zemalja i dalje deluje odvojeno. Takvu situaciju je nemoguće dalje trpeti: ne može nam biti dovoljna spontana klasna borba, mi smo dužni da je vodimo organizovano. Dužni smo da pokažemo omladini protivrečnosti savremene epohe, naoružavajući je teorijom za praktičnu borbu. Zato je naša obaveza prema budućnosti naših naroda da udružimo sopstvene sile.
Na ovaj skup su bile pozvane omladinske komunističke organizacije zajedničke praktične borbe. Naša borba je neodvojivi deo antiimperijalističke borbe koju na međunarodnom planu vodi Svetska federacija demokratkse omladine. Mi ne želimo i nećemo se ograničavati deklaracijama, ovo je samo prvi korak našeg zajedničkog rada. Nadalje ćemo voditi zajedničku borbu s imperijalizmom.

U toj solidarnosti je zalog naše pobede!

 

DEKLARACIJA PODRŠKE ANTIKAPITALISTIČKOJBORBI GRČKOG NARODA  

Mi, delegati skupa komunističkih omladina bivših socijalističkih zemalja, održanog u Kijevu 18. i 19. februara 2012. izražavmo našu solidarnost i pružamo podršku hrabroj borbi najširih narodnih slojeva u Grčkoj, radničke klase, komunista i militantnih sindikalista.
Skorašnji dogovor između grčke vlade i EU pod vođstvom nemačkog imperijalizma osigurava interese kreditora i drugih kapitalista, napadjoš više radnička prava, spušta nivo minimalnih zarada i vodi radni narod, poglavito omladinu ka sve većoj nezaposlenosti i životu bede i siromaštva. Drastičan pad prihoda, destrukcija elementarnih prava, rastuća eksploatacija, gubitak bilo kakve sigurnosti “EU memorandumon” – sve to je samo test procedure koje će biti implementirana i drugim narodima Evrope.
Uzroci ovih pojava leže u trenutnoj krizi kapitalizma. To dokazuje da je nemoguće imati dugoročan izbalansiran razvitak unutar kapitalističkog sistema proizvodnje. To dokazuje da nema drugih rešenja do odbacivanja kapitalizma i izgradnje novog sveta – socijalizma i komunizma. Javni dug koji je stvorila kapitalistička klasa a ne radni narod je integralni deo kapitlističke akumulacije u uslovima opadajuće profitabilnosti kapitala. Kriza se manifestuje širom sveta, dok u ovom trenutku najsnažnije pogađa narod Grčke. 
Grčka je postala glavno bojno polje evropske klasne borbe dobrim delom zahvaljujući iskusnoj i organizovanoj radničkoj klasi i intenzivnim aktivnostima njene avangarde – Komunističke partije Grčke (KKE). Svojom revolucionarnom orijentacijom, KKE je uspela da stvori front anti-monopolskih snaga: radnika, siromašnih seljaka, samozaposlenih, omladine, žena i drugih. Ona predvodi uspešnu borbu i protiv kapitalističkog varvarstva i unutrašnjeg oportunizma unutar komunističkog pokreta. Tokom krize međunarodnog komunističkog pokreta, ona je imala važnu ulogu pokretačke sile rekonstrukcije evropskog i svetskog komunističkog pokreta. Revolucionarna klasna borba KKE i Komunističke omladine Grčke (KNE) se dokazala suštinskim ideološkim i organizacionim faktorom koji do danas predstavlja borbenu silu i kapacitet za mobilizacija najširih narodnih slojeva Grčke i dokazuje da samo revolucionarna teorija i praksa pružaju mogućnosti za revolucionarnu borbu koja će trijumfovati nad kapitalističkim tlačenjem.
Grčka je primer pokušaja vladajuće kapitalističke klase da prebrodi krizu prebacujući je na pleća naroda. Ali je takođe i primer organizovane borbe narodnih masa predvođenih organizovanom radničkom klasom protiv mera kapitalističkog sistema. Mobilizovani široki narodni slojevi Grčke koji su izašli na ulice i masovno poručili da odbijaju da budu žrtva profita kapitalista pokazuju put narodima Evrope.
Mi smo svesni da je svaka pobeda radničke klase Grčke takođe i naša pobeda, kao i da je i svaki poraz takođe i naš poraz. Mi u potpunosti izražavamo solidarnost sa zahtevima za narodnu vlast, za svrgavanje vladavine monopola i njihovih saveznika, za svrgavanje kapitalističke vlasti. Mi pozdravljamo borbeni narod Grčke i izražavamo našu podršku Komunističkoj partiji Grčke, našoj sestrinskoj Komunističkoj omladini Grčke i sim članovima i sledbenicima klasno orijentisanog sindikata PAME koji se bori na čelu klasne borbe evropske radničke klase.
Dole sa diktaturom monopola! Dole imperijalistička EU!
Grčka je samo početak, proširimo antikapitalistički otpor širom Evrope!

Kiev, 18.-19. februara 2012.god.



Intervencija delegata SRP-a na konferenciji u Kijevu:


Skup omladinskih komunističkih organizacija iz bivših socijalističkih zemalja, Kijev, veljača 2012

Razmišljanja hrvatske delegacije


Uvod
Prvo u ime Mladih Socijalista Socijalističke Radničke Partije Hrvatske želim zahvaliti organizatorima što su nas pozvali na ovaj važan i do sada jedinstven susret i svima koji su prisutni ovdje. Revolucionarna borba u cijeloj bivšoj socijalističkoj Jugoslaviji bila je i jest iznimno težak, a ponekad i opasan podvig. Kao tokom kontrarevolucije nacionalističke i profašističke političke snage, vjerske organizacije, kapitalističke snage itd. preuzele su masovnie medije komunikacije i cijeli javni diskurs, sav lijevo orijentirani klasni diskurs, bio on  revolucionarni ili reformistički, bio je potisnut. Režimi, ali posebno lumpenproleterski kontrarevolucionari napadali su sve one koji su kritizirali ekstremne nacionalističke politike. Kao rezultat toga većina društva postaje radikalno antikomunističko i to je posebno vidljivo danas u mladoj populaciji. U sadašnjem hrvatskom društvu postoji oko 20% ljudi koji su ekstremne nacionalističke i antikomunističke orijentacije, to je dio stanovništva koji živi ili misli da živi bolje nego u socijalizmu. Ovaj dio društva koji se sastoji od veterana građanskog rata, novih bogataša, dio javnih službenika, dio umirovljenika, neki "povlašteni" privatni zaposlenici i sl. tjera cijelu zemlju da ostane u nekim granicama javne debate, i potiskuje sve revolucionarne glasove. U tom stalnom kontrarevolucionarnom stanju vladajuća ideologija je pridobila gotovo sve intelektualce i gotovo sve borce iz 2. svjetskog rata, koji su bili temelj revolucije i socijalističkog razvoja naše zemlje.Najvažnije od svega je činjenica da je radnička klasa duboko reakcionarna i bez minimalne volje za obavljanje klasne borbe, čak i kada je očito da kapitalizam uništava njihove živote. U početku kontrarevolucije zakoni o socijalističkom radu uništeni su uz gotovo plebiscitarno odobrenje od strane radnika koji su mislili da će u kapitalizmu dobiti plaće jednake onima u Zapadnoj Njemačkoj. Sve u svemu, možemo reći da velika većina hrvatskoga društva ima duboko konzervativan seljački mentalitet u kome su privatno vlasništvo, religija i nacionalnost nedodirljive dogme. Iz tih razloga smatramo da je opstanak naše stranke na političkoj sceni u posljednjih 15 godina i njeno sudjelovanje na svim izborima od 2000. godine kada su sve ostale ljevičarske stranke nestale veliki je uspjeh po sebi usprkos tome što nismo zadovoljni s ovom situacijom i ne odustajemo od revolucionarne borbe.

O idejnoj borbi protiv antikomunističkih klišea
Kapitalistička ideologija uspjela je ispuniti neka vrlo važna obećanja što je napravila na početku kontrarevolucije u Hrvatskoj: ona je obnovila apsolutnu nedodirljivost privatne imovine, ona je vratila Katoličkoj crkvi političku i ekonomsku moć koju je imala u davnoj prošlosti,  uspjela je dati tzv "Nezavisnost" Hrvatskoj, donijela srpsku manjinu do političke, ekonomske, demografske i kulturne nemoći, uvela je Hrvatsku u civilizaciju "Zapada" i "Europe" odvojivši je od "azijskih Srba" i "azijske komunističke ideologije", ona je otvorila granice za sve vrste uvoza tako da nema više nestašica bilo kojih vrsta roba, otvorila je vrata i za ekstremne fašističke iseljenike, vezala je valutu za njemačku marku, a nakon toga za euru tako da više nema vidljive inflacije itd. 
Nije lako odgovoriti na ovu vrstu "dostignuća", čak i ako su postignuta po cijeni razornog građanskog rata, osiromašenja 80 posto građana
, neto demografskog gubitka od cca. pola milijuna građana i daljnjeg pada broja stanovnika, približno 30% nezaposlenosti, omjer gotovo 1:1 između radnika i umirovljenika, gotovo potpuni gubitak industrijske baze, inozemnim dugom 20 puta većim nego u socijalizmu, uvozom stabilno dvostrukim od izvoza, gotovo kompletne prodaje najvažnijih poduzeća (više od 90% banaka je u rukama stranih vlasnika), odustajući od životnoga standarda koji je bio u 1990 veći nego u Irskoj, Portugalu i Grčkoj, i približno isti kao u Španjolskoj ili na jugu Italije, od razine zaštite zakona o radu koji danas izgleda kao znanstvena fantastika s gotovo osiguranim poslom za cijeli radni vijek, besplatnim stanovima, besplatnim obrazovanjem na svim razinama, besplatne zdravstvene zaštite, besplatnih godišnjih odmora u radničkim i omladinskim odmaralištima, i općenito odustajanja od privrede srednje razvijene industrijske zemlje u zamjenu za privredu nerazvijene zemlje trećeg svijeta i stvaranja bezakonja nečuvenoga u prošlosti.
Na sve te nepobitne činjenice kapitalistička ideologija odgovara da je povratak u socijalizam nezamislivo ludilo jer: a) revolucija / socijalizam / komunizam su nasilne pojave i takvi su režimi diktatorski i tlače slobodu pojedinca, oni su "totalitarni" i ne dopuštaju bilo koji oblik prosvjeda / neslaganja. b) da socijalizam "krade" pojedincu njegovu privatnu imovinu što je najgori zamislivi zločin. c) socijalizam uništava vjeru i zabranjuje ljudima religiju. d) da je socijalizam neučinkovit ekonomski model i da pogoduje neefikasnosti. e) da u socijalizmu postoje nestašice roba. f) u socijalizmu je visoka inflacija. g) u socijalizmu vladaju manjine. h) u socijalizmu nema slobode putovanja. i) socijalistički režimi su duboko konzervativni. l) svatko tko misli da se socijalizam može sprovesti u budućnosti nazadan je jer "živi u 20. stoljeću", dok u 21. stoljeću svi vole liberalizam i višestranački politički sistem. m) socijalizam je militaristički i državocentričan. n) da su bogati su neophodni za napredak gospodarstva.
Kao marksisti moramo biti kritični prema drugima i samokritični prema sebi. U svim ovim tezama postoji nešto istine, ali, mi imamo metode razmišljanja koje često zaboravljamo, a to su historijski i dijalektički materijalizam. Korištenjem ovih metoda je lako pobiti neke od ovih teza i za druge dokazali da su to isto tako problemi visoko razvijenih kapitalističkih zemalja i društava. 
Za prebroditi te teze nova međunarodna politička platforma mora biti napisana radi pobijanja ovih klišeja. N
aglašavati kolektivno oslobođenje, ali i individualnu slobodu i u tom kontekstu dati revolucionarne odgovore na pitanja koja sada postavljaju znanost i društvo: eutanazija, medicinski potpomognuta oplodnja, ozakonjenje opojnih droga, intelektualno vlasništvo, netradicionalne seksualne zajednice, sloboda informiranja i komuniciranja , privatnost, itd., ali i dati odgovore na nedostatak energenata, ekološke probleme, ograničenja znanstvenog istraživanja i eksperimentiranja, demografskim neravnomjernostima, sporog nestanka fizičkoga rada i eksponencijalnog porasta nezaposlenosti.
Za sva ova pitanja revolucionarne partije nisu dale do sada jasan i nedvosmislen odgovor, a važno je snažno reafirmirati marksističke studije među članovima naših partija, ali i društva kako bi ljudi postali svjesni suvremenih problema i da pokušaju dati odgovore na njih. Na taj način moći ćemo stajati na kraj sve agresivnijem nametanju lažnih ljevičarskih pokreta koji privlače svakodnevno sve više mladih ljudi, ali i dati jači odgovor na probleme radnika i ostatka naše tradicionalne baze podrške.

O korištenju socijalističke prošlosti radi propagande
Moram reći da ono što najviše cijenim u mom narodu i mojoj zemlji je Narodno oslobodilačka borba, revolucija i socijalistički razvoj. Veliki dio kulturnih dobara poput spomenika, muzeja, kulturnih ustanova, knjižnica, itd. danas uništenih ili u zapuštenom stanju pošto je kontrarevolucija bila vrlo pedantna u uništavanju sjećanja na
revolucionarnu prošlost moje zemlje. Iz ove pozicije moramo obnoviti svijest mladih o tome što se doista dogodilo u toj prošlosti distribuirajući propagandne materijale, stvaranjem studijskih grupa, prodajom knjiga, filmova, itd. Grupnim posjetama povijesnim mjestima, izdavanjem materijala s povijesnim temama i sl. Sve to uvijek imajući na umu da to može biti potpuno novo za mnoge ljude ili da mnogi imaju u svojim glavama negativnu propagandu kapitalističke ideologije.


O razmjeni iskustva o organiziranju
U ovim posljednjim godinama Mladi Socijalisti imali su puno naglašeniju međunarodnu suradnju nego prije. To je razlog zbog čega smo uvijek otvoreni za sve kontakte i sastanke. Postoje dva ključna problema s kojima se sada suočavaju naše stranke to su nedostatak financijskih sredstava i nedostatak dovoljno kadrova. Čini nam se da moramo početi od baze sa izgradnjom nove generacije revolucionarnih kadrova, ali to nije lako pošto vladajuća ideologija plaši i pasivizira potencijalne nove članove.
Ova dva problema stalno usporavaju naše akcije i čine nas ranjivima. Shvatili smo da su internet i socijalne mreže su vrlo dobri instrumenti propagande, čak i ako je reakcija javnosti spora.
U svakom slučaju mi ​​smo spremni raditi sa svima za rješavanje problema te da bi, ako netko to traži od nas u pomogli koliko možemo.

Hvala Vam.



U ime Mladih Socijalista Socijalističke radničke partije Hrvatske
Koordinator


Davor Rakić


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#7299 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Lun 12 Mar 2012 8:14 pm
Oggetto: Riconoscimenti per gli infoibati ai criminali di guerra italiani
jugocoord
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http://www.diecifebbraio.info/2012/03/i-riconoscimenti-per-gli-infoibati-ai-criminali-di-guerra-italiani/

I RICONOSCIMENTI PER GLI INFOIBATI AI CRIMINALI DI GUERRA ITALIANI

di Milovan Pisarri
 
 

Ormai da otto anni, com’è noto, la Repubblica italiana ricorda ogni 10 febbraio le vittime italiane delle foibe e l’esodo degli italiani d’Istria e Dalmazia dalle loro terre d’origine. Nonostante vari studi abbiano nel corso di questi anni dimostrato quanto sia necessaria un’approfondita conoscenza delle vicende belliche e postbelliche di quelle regioni prima di istituire celebrazioni politicamente rischiose, ogni anno le istituzioni fanno letteralmente a gara per organizzare eventi che possano restituire alla memoria collettiva momenti di storia dimenticata.  Tra essi, il pi importante e carico di significato certamente la consegna di medaglie al ricordo di persone che persero la vita nelle foibe.

Gi da tempo Sandi Volk attraverso pazienti ricerche e confronti, ha dimostrato il senso di questa cerimonia. Nel suo bell’intervento chiarificatore intitolato Che cosa ricorda la Repubblica? pubblicato nel volume Foibe. Revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica (Kappav, Udine 2008), pagine 143-178, ha fatto un’inequivocabile luce sulla legge 92 del 30 marzo 2004 con cui venne istituita la Giornata del Ricordo e soprattutto su chi viene effettivamente ricordato. Dalle sue analisi, condotte soprattutto grazie al confronto delle stesse fonti utilizzate per concedere i riconoscimenti e di altre liberamente disponibili (Albo d’oro di Luigi Papo, Elenco caduti RSI), emerso chiaramente il quadro di quello che si ricorda: non civili italiani dell’Istria infoibati perch italiani, ma militari italiani inquadrati nelle formazioni repubblichine al servizio dei nazisti in Istria, spesso provenienti da regioni troppo distanti dall’Istria stessa per poter essere considerati istriani, uccisi dai loro nemici partigiani. Infatti, la maggior parte degli oltre duecento premiati al gennaio 2012 sono membri delle forze armate e di polizia morti in varie circostanze nel \biennio 1943-45: nel periodo cio in cui nell’Istria, a Trieste e a Gorizia i tedeschi avevano instaurato l’Adriatische Kunsterland e dove i militari italiani, arruolati esclusivamente su base volontaria, prestavano giuramento direttamente alle autorit naziste. Carabinieri, membri della Guardia di Finanza, poliziotti ma anche numerosi militi della Milizia della Difesa territoriale, di quella milizia cio che porta enormi responsabilit nella lotta antipartigiana e nei crimini commessi contro civili inermi, inclusa la consegna ai nazisti di numerose persone finite a S. Sabba o nei campi di concentramento in Germania. Numerosi, anzi troppi, anche i cosiddetti civili premiati ex appartenenti alle stesse formazioni armate; diversi anche gli scomparsi, cio coloro di cui non si mai saputa la causa di morte (presunta), e di quelli morti addirittura in combattimento; non mancano infine anche persone che hanno ricevuto due volte lo stesso riconoscimento, in anni diversi.

Gi questo di per s una questione allarmante, paradossale; si ricordano di fatto caduti italiani nazifascisti, ponendo ancora una volta in continuit, verrebbe da dire, l’Italia repubblicana a quella fascista e poi repubblichina. Probabilmente ci possibile soprattutto a causa dell’oblio che ancora oggi avvolge i territori istriani, e pi in generale di tutti quelli jugoslavi occupati dagli italiani, durante il secondo conflitto mondiale; un oblio che permette l’affermazione politica della peggiore retorica politica, ingombrante e prevaricante nei confronti della sana ricerca storica. Alla decostruzione di tali affermazioni politiche messa in atto da Sandi Volk, ci permettiamo quindi di aggiungere un ulteriore tassello.

Il problema dei riconoscimenti infatti reso molto pi grave dal fatto che tra i vari caduti ricordati dalla Repubblica ci sono anche alcuni criminali di guerra sui quali negli archivi jugoslavi esiste un dossier con capi d’accusa e prove, spesso schiaccianti. Un caso gi conosciuto quello di Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto di Zara (nel 1944, si badi bene) fucilato dopo regolare sentenza dalle autorit jugoslave nel 1947. Ai familiari di Serrentino stato consegnato il riconoscimento nel 2007, senza accennare (ma loro forse lo sapevano, sono tutti gli altri che non lo sanno) al fatto che lo stesso Serrentino ebbe a Zara e Sebenico un ruolo di primo piano nella guerra contro gli antifascisti e nei crimini contro la popolazione civile croata.

Oltre a lui, stato possibile accertare che altri cinque criminali di guerra sono stati onorati dalle medaglie della Repubblica; cinque nomi di persone i cui dati sono stati verificati prima di essere qui di seguito pubblicati. I dossier originali in lingua serbocroata o slovena sono liberamente consultabili da tutti presso l’Archivio di Jugoslavia, nel fondo numero 110 “Commissione di Stato per l’accertamento dei crimini di guerra degli occupanti e dei collaborazionisti”. Qui si trovano ben ordinati i dossier dei 3.693 criminali di guerra italiani identificati dalle autorit jugoslave nell’immediato dopoguerra. (Urge una precisazione. Come risaputo, e purtroppo mai abbastanza ripetuto, alla fine della guerra la Jugoslavia cerc l’estradizione di circa 750 criminali di guerra italiani, cosa che naturalmente non avvenne; quello che per importante sottolineare che quelli richiesti erano coloro i quali si erano macchiati dei crimini pi gravi e dei principali in ordine gerarchico: Roatta, Robotti, il prefetto Testa e cos via. In realt la Commissione jugoslava per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei collaborazionisti accert grazie ad un minuzioso lavoro di numerose sottocommissioni la responsabilit di 3.693 italiani).

Chi sono dunque i criminali di guerra premiati dalla Repubblica italiana e di cosa sono stati accusati dalle autorit jugoslave? Pubblichiamo alcuni estratti dai loro dossier. Tra parentesi indicata la collocazione di ogni singolo dossier, per chiunque volesse approfondire o verificare la veridicit di quanto scritto.

1)    Bergognini Giacomo. Riconoscimento ricevuto nel 2009

Nel suo dossier (Archivio di Jugoslavia, fondo 110, busta 234, f. br. 24978), scritto:

Come membro della compagnia di carabinieri di Ajdovšćina nel corso della guerra ha partecipato ai seguenti crimini:

-       Durante la guerra, nel comune di Ajdovščina furono arrestati, torturati e dopo oltre un mese di carcere internati 11 uomini: Bajc Matija, Kete Alojz, Zigon Anton, Berlot Anton, Lokar Marijan e Poniz Rihard (…)

-       I carabinieri insieme ai fascisti e alla polizia arrestarono nelle frazioni del comune di Ajdovšćina 120 giovani arruolandoli in battaglioni speciali, dai quali ancora non tutti hanno fatto ritorno.

-       I carabinieri insieme ai fascisti, alla polizia e alla guarnigione italiana organizzarono il giorno 8 agosto1942 una spedizione criminale a Ustje. I carabinieri avevano istruzioni ben precise, e anche se il maresciallo Marrone era stato ucciso per vendetta dai soldati del reggimento alpino, nonostante ci guidarono l’azione e bruciarono il giorno suddetto l’intero abitato di Ustje, mettendo a fuoco tutti i beni di 67 proprietari (…). Oltre a ci radunarono tutta la gente al cimitero, picchiandoli e li minacciandoli di morte. Presero poi 8 uomini, li torturanono di fronte a tutti e poi li uccisero con i coltelli o con il fucile. I nomi dei morti sono: Podgornik Avgust, Evstahi Podgornik, Strancer Metod, Stibil Milan e Anton, Vrtovec Anton, Kante Maks e Uršič Ivan. (…).

2)    Cuc Luigi, riconoscimento ricevuto nel 2011.

Dal suo dossier (AJ, fondo 110, busta 128, f. br. 5724):

Il criminale Cuc Luigi, in quanto brigadiere della Guardia di Finanza sull’isola di Pašman durante l’occupazione italiana nel 1943, anche se non rientrava nei suoi doveri, su propria iniziativa ricopriva una carica di polizia superiore alle sue funzioni previste dalla sua professione di capo della Guardia di Finanza locale. Indagava costantemente, denunciava e pereguitava tutti gli antifascisti. Su sua proposta e su sue informazioni venivano effettuati arresti, – invii al Tribunale speciale, invii ai campi di concentramento e fucilazioni di diversi patrioti antifascisti (…)

Il giorno 17 luglio 1943, dalla guarnigione di Sali a Dugi otok giunse sull’isola di Pašman una spedizione punitiva comandata dal famoso criminale, capitano Malocchi Ernesto, composto da soldati del primo battaglione “Granatieri di Sardegna“. Appena sbarcati a Pašman si un loro il criminale Cuc Luigi, e da lui guidati irruppero nelle case e arrestarono diversi contadini tra i quali: Pedišić Anastasije Šimin, Kraljev Augustin Matin, Pešić Toma Krstin, Kraljev Dragica moglie di Ante, Pedišić Božo Matin, Kraljev Mate figlio del defunto Mate, vecchio di 75 anni. Tutti gli arrestati vennero condotti in barca nel paese di Pašman. Qui vennero rinchiusi nella caserma della Guardia di Finanza, dove i criminali Malocchi e Cuc li interrogarono e li maltrattarono pesantemente fino alle due di pomeriggio, costringendoli ad ammettere la loro collaborazione con i partigiani (…). Dopo essere stati torturati, verso le due di pomeriggio vennero portati fuori dalla caserma e diretti di fronte ad una casa non terminata senza tetto.  L il criminale Vladković Boris li port ad uno ad uno all’interno e li uccise con un colpo di pistola; dopodich i soldati gettarono i corpi dalla finestra, e fuori altri soldati spararono sulle vittime un’altra raffica (…).

3)    Luciani Bruno, riconoscimento ricevuto nel 2007.

Dal suo dossier (AJ, fondo 110, busta 231, f. br. 24206):

Il giorno 31 dicembre 1944 gli agenti della polizia di Collotti arrestarono il ventenne Kavčič Bruno di Trieste. All’arresto parteciparono gli agenti Ciarlenco, Luciani, Nussak e Sorenzio. Kavčič Bruno fu portato alla caserma in via Cologna, dove fu interrogato e torturato. Le torture durarono fino al 15 aprile 1945, quando venne trasportato al Coroneo dove venne interrogato e torturato dalle SS. Il giorno 28 aprile 1945 venne trasportato a Opicina dove venne fucilato dalle SS (…).

Il giorno 27 novembre 1944 venne arrestata Varich Wilma dagli agenti Ciarlenco e Luciani, membri della polizia di Collotti, e venne portata nel carcere in via Bellosguardo. Qui venne interrogata. Venne legata al tavolo, picchiata e presa a pugni; questo venne fatto dal brigadiere Ciarlenco. Vedendo i torturatori che non aveva intenzione di dire nulla, cominciarono a bruciarle le mani, le gambe e le guance con l’elettricit. Dopo un’ora fu portata in cella. Il giorno successivo fu trasportata nel carcere presso i Gesuiti. Dopo ottanta giorni fu nuovamente interrogata e torturata nel carcere in via Cologna, poi trasferita al Coroneo e dopo due mesi fu internata in Germania.

Il giorno 26 novembre 1944 la polizia speciale per il Litorale adriatico il cui capo era Collotti, arrest il funzionario ventenne Battich Ferruccio. L’ordine di arresto, che venne effettuato da tre agenti della sopranominata polizia, fu dato dal brigadiere Ciarlenco. Battich venne portato presso la sede di questa polizia in via Bellosguardo. Qui venne interrogato e picchiato brutalmente dagli agenti Ciarlenco, Codegli e Luciani. Poi venne trasportato nel carcere dei Gesuiti con l’accusa di essere un collaboratore dei partigiani (…).

4)    Privileggi Iginio, riconoscimento ricevuto nel 2007.

Dal suo dossier (AJ, fondo 110, busta 214, f. br. 21168):

Un giorno imprecisato del gennaio 1944 i fascisti si recarono nel villaggio di Bujić guidati dal fascista Privileggi Iginio e Kovačič Mario. Qui arrestarono Jelovac Ivan, che venne portato a Parenzo, picchiato e torturato e lasciato senza cibo per otto giorni. Poi fu portato in un bosco e ucciso.

(…)

Il giorno 2 febbraio 1944 arrestarono Pribetić Ivan, che venne portato in carcere, maltrattato e picchiato; venne picchiato in particolare dal fascista Privileggi. Lo stresso giorno si recarono a Nova Vasi e arrestarono Viggintin Petar, che venne portato a Parenzo e ucciso con una mitragliatrice poco distante dall’abitazione di Mate Vlašić. Nel corso di questa esecuzione vennero riconosciuti i fascisti Kovačič Mario e Destilatis Ennio. In quell’occasione diedero fuoco alla casa di Vlašić Mate, e quando Vlašić Petar tent di spegnere l’incendio, i fascisti lo presero e lo portarono al cimitero, dove venne ucciso con una raffica di mitragliatrice. A quest’esecuzione parteciparono Privileggi Iginio e Ramarro Luigi. Allo stesso modo uccisero sempre a Nova Vasi Brnobić Ivan e sua moglie Vitkorija, Orahovac Antun, Jerovac Mate, Radin Gašpare, Sorčič Bruno (…).

Il criminale sopraindicato stato liquidato dalle nostre autorit come risulta dal rapporto della Commissione per i crimini di guerra in Istria numero 389.

5)    Stefanutti Romeo, riconoscimento ricevuto nel 2006 e nel 2007.

Dal suo dossier (AJ, fondo 110, busta 230, f. br. 24016):

I fascisti di diverse guarnigioni, e in particolare di quella di Oprtalj, commisero nel corso del 1944 nel territorio di Buzet una serie di crimini nei confronti della pacifica popolazione locale, con lo scopo di annientarla e di appropriarsi dei loro beni. La Commissione per i crimini di guerra in Istria ha accertato che in quel periodo critico, il milite Stefanutti Romeo partecip personalmente ai crimini di seguito descritti (…).

Dalla fine del gennaio 1944 fino alla fine del giugno dello stesso anno, nel territorio di Buzet, senza alcun motivo vennero uccisi i seguenti civili: Grizančić Mate, Grizančić Andjelo (questi venne portato al cimitero nel paese di Salež dove gli vennero cavati gli occhi, tagliate le orecchie, mentre il suo corpo venne martoriato con il coltello; poi fu fucilato), Zonta Miha, Zonta Antun, una certa Ana di Zrenja il cui cognome non si conosce (venne sgozzata), Pruhar Ivan, Mušković Antuna (venne ucciso mentre badava ai suoi tacchini, che vennero poi rubati dai fascisti), Kodelij Antun e Prodan Antun; inoltre, saccheggiarono e incendiarono 14 abitazioni, mentre arrestarono due persone e li mandarono nei campi in Germania (…).

6)    Serrentino Vincenzo, riconoscimento ricevuto nel 2007.

Dal suo dossier (AJ, fondo 110, busta 76, f. br. 80):

Nel corso del 1941 venne formato in fretta e furia a Šibenik il Tribunale straordinario, che condann a morte delle persone senza nemmeno provare la loro colpevolezza.

Tra l’altro, vennero condannati a morte da questo tribunale:

-       13 ottobre 1941 vennero fucilati: Junaković Drago Stipin, Lazić Ivan Antin, Vrljević Duško Milošev, Bujas Mate Antin, Višić Blaž Stipin e Belamarić Ante figlio del defunto Vlada, anche se erano del tutto innocenti.

-       Il 29 ottobre 1941 vennero fucilati a Vodice, nei pressi di Šibenik: Skroza Milivoj Ambrozijev, Antulov Ivan Matin, Kursar Fridrih Enrika, Jurić Ivan Vicin, Belan Šime Ivanov, Udovičić Ante Grgin, Greblja Petar Krstin, Mijat Ante figlio del defunto Luka, Mijat Cvitko Blažev, Skroza Jozo Rokov, Skroza del defunto Toma, Skroza Štire figlio del defunto Duje, anche se non avevano commesso nulla per cui poter essere condannati a morte.

Come giudice responsabile di aver emesso tali sentenze di morte ingiuste, Serrentino Vincenzo responsabile di crimini commessi da parte dell’occupante nei confronti dei nostri popoli.

Leggendo questi estratti, viene da chiedersi come mai sia stata possibile una cos grave defaillance.

Volendo essere comprensivi, potremmo rispondere che i membri della commissione che stabilisce a chi assegnare le medaglie non abbiano preso in considerazione una tale eventualit; il che la direbbe comunque tutta sulla seriet del lavoro che svolgono. D’altra parte, se teniamo presente la difficolt di consegnare medaglie a civili realmente morti nelle foibe e la facilit con cui vengono assegnate a fascisti veri e propri, forse dovremmo ripensare bene a tutta la Giornata del Ricordo.

Ci riserviamo di aggiornare l’elenco dei criminali di guerra che hanno ricevuto il riconoscimento dalla Repubblica italiana qualora emergessero nuovi nominativi.



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#7300 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mar 13 Mar 2012 10:26 pm
Oggetto: Visnjica broj 886
jugocoord
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IL PD ONORA L'AVIATORE MUSSOLINI


di Manlio Dinucci | da il Manifesto - 13 marzo 2012

Che emozione quando, il 25 marzo a Forte dei Marmi, il sindaco Pd Umberto Buratti scoprir la statua dedicata a L’aviatore. A rappresentare gli aviatori italiani apparir il figlio del Duce, Bruno Mussolini, in tuta di volo, maschio e fiero come il suo augusto genitore. 

La grande statua fu commissionata nel 1943 dallo stesso Benito Mussolini allo scultore Arturo Dazzi, artista molto apprezzato dal regime, per onorare Bruno, morto in un incidente aereo due anni prima, agli inizi della Seconda guerra mondiale. Il Duce lo ricorda, nel libro a lui dedicato, come aviatore di tre guerre, gi volontario in Africa e in Spagna, che serv in pace e in guerra l'Italia, dando nobilt imperitura al nome dei Mussolini e ispirando i giovani con la sua vita esemplare.

A tale proposito, il sindaco Buratti e la sua giunta faranno bene a organizzare visite guidate delle scuole per spiegare agli alunni, di fronte alla statua, quale fu la vita esemplare di Bruno Mussolini. 

Nel 1935 partecip con il fratello Vittorio, anche lui aviatore, alla guerra di conquista coloniale dell’Etiopia. Le loro gesta sono cos descritte da Vittorio: Le bombette incendiarie davano soddisfazione: era un lavoro divertentissimo. Bisognava centrare bene il tetto di paglia. Questi disgraziati che si vedevano bruciare il tetto saltavano fuori scappando come indemoniati. Una bella sventagliata e l’abissino era a terra. 

E anche in Etiopia, come gi avvenuto in Libia, l’aviazione italiana us, non solo contro le formazioni armate ma contro le popolazioni inermi, gas soffocanti (fosgene), vescicatori (iprite) e tossici (benzolo). 

A questo punto sar bene spiegare alle scolaresche, basandosi su un libro di F. Pedriali edito nel 1997 dall’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’aeronautica, che la guerra fu provocata dalla manifesta avversione dell’imperatore Hail Selassi ad accettare anche una semplice tutela economica italiana e che furono gli etiopi a violare le convenzioni internazionali usando pallottole dum-dum, il che costrinse gli italiani a ricorrere alle armi chimiche. 

Si potranno poi illustrare le gesta di Bruno nella guerra di Spagna nel 1937-38, quando l’aviazione di Mussolini intervenne a fianco della Luftwaffe di Hitler. E per questo Bruno fu insignito dal fascista Franco con la Cruz por la Unidad Nacional Espaola. 

Oggi la sua statua, che nel 1998 l’allora sindaco di Forza Italia non riusc a esporre a causa delle proteste, sar resa visibile a tutti da un sindaco Pd per rendere omaggio all’Aeronautica militare. 

Un messaggio politico per affermare che il Partito democratico riconosce quello che l’Aeronautica militare definisce il continuum di valori che impreziosisce il corso della sua storia, da quando nel 1911 l’Italia us per la prima volta al mondo aerei a scopo militare nella guerra coloniale di Libia a quando, nel 2011, tornata a bombardare la ex colonia. 

Un messaggio anche agli elettori in vista delle amministrative del prossimo maggio. Con il fascistissimo figlio del Duce come testimonial del fatto che il Pd ha ormai superato il vetero antifascismo. 

E dopo l’inaugurazione del Monumento all’Aviatore, con tanto di corteo e fanfara, tutti a mangiare gli italianissimi spaghetti. Il sindaco Pd ha infatti vietato i ristoranti di kebab.



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#7301 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mer 14 Mar 2012 2:15 pm
Oggetto: Pula 15/3: Javni skup SRP-a
jugocoord
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(Assemblea pubblica sul tema: "Dove ci porta il capitalismo neoliberista")

http://www.facebook.com/events/322866947778182/


Pula 15/3: Javni skup SRP-a


Javni skup na temu: 

Kuda nas vodi neoliberalni kapitalizam

gioved 15/3/2012 četvrtak
ore 17.00 sati
Dom antifašista, ulica Gabriele Emo 1, Pula

... Dođite na skup svi i pozovite svoje poznanike i sve zainteresirane ...


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#7302 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 15 Mar 2012 10:18 pm
Oggetto: Kosovo – beware triumphalism
jugocoord
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http://www.en.beoforum.rs/comments-belgrade-forum-for-the-world-of-equals/241-kosovo-beware-triumphalism.html

Posted on March 6th, 2012 in the category Kosovo by TransConflict


The EU seems bent on using the leverage of the still-to-be-granted accession date to press Belgrade for more concessions, particularly concerning north Kosovo, thereby risking an escalation of tensions.

By Gerard M. Gallucci


After squeezing everything it could from Serbia’s president, Boris Tadic, on Kosovo, the EU agreed last week to grant Serbia candidacy without a date to begin accession talks. To win that prize, Belgrade agreed to last minute deals with Pristina to informally recognize Kosovo as an independent entity and to work with it to transform the northern boundary into a functional border. These steps are, in the end, an inevitable bow to reality. Serbia has lost Kosovo – at least from the Ibar south – and nothing practical is gained pretending otherwise. The EU, however, seems bent on using the leverage of the still-to-be-granted accession date to press Belgrade for more concessions. Beware triumphalism.

It’s not clear how many Serbians focus on the meaning of candidacy without a date. The Tadic government will understandably highlight the fact that the decision in Brussels puts Serbia on the path into the EU. How long that path will be and when Serbians will begin seeing the practical benefits of being on it will perhaps be left to others to discuss. The government will continue to deny that it is giving, or will give, anything away on Kosovo. How this plays in the upcoming election remains to be seen.

However, it is clear that despite an expected election lull in talks between Belgrade and Pristina, the EU will continue its pressure on north Kosovo and for further concessions from Serbia. Various EU officials are making clear that to get a date for accession talks to begin – could be this year or whenever – Belgrade will have to reach deals on telecoms and energy and allow EULEX to establish “rule of law’ in north Kosovo.

Telecoms and energy are two big pieces of the set of property issues between Serbia and Kosovo that so far have been barely touched. Pristina has – with EU and EULEX assistance – either appropriated or dismantled energy and telecoms facilities south of the Ibar. These have included the telephone systems, the Obilić power stations and the coal mines. Ownership of these and former socially-owned or publicly-owned properties and the fate of funds gained through “privatization” is disputed between the two sides. Companies from some EU members have benefited directly from these seizures and privatizations. Energy and telecoms are not the only outstanding issues of this sort – they include Trepca and the former Jugopetrol – but backing Serbia down from maintaining its property claims would be a big win for Pristina and the EU. The same would be Belgrade’s agreement to allow Kosovo to have its own country code and international phone links.

The rule of law concessions sought by the EU include making the new border management system work – which means somehow making sure the northern Kosovo Serbs use the official crossings and remove their blockades – and somehow introducing a “Kosovo” court into the north. It may also include Belgrade finding a way to dismantle “parallel” local institutions – perhaps through not holding elections there, placing them under administration and even arresting leaders. Meanwhile, EULEX will continue testing the northern Serbs for “freedom of movement” and by closing alternative routes, and may yet take the Kosovo Albanian officials being flown to the northern Gates out of their container and into public sight. Whether springtime weather brings more direct action by Pristina, EULEX and KFOR cannot be ruled out as it would be wrong to assume the Quint would hold everything back just to help Tadic.

Quint haste and impatience over the north still runs the risk of provoking crisis. Belgrade cannot simply deliver the north, no matter how much Tadic or Nikolic might want to bring home the bigger prize of a date. If Tadic could have done it, he would have by now. Anything which smacks of a full-fledged northern border between Serbia and Kosovo – one which forces locals to pay customs to Pristina or subjects them to “control” by Kosovo Albanians – is likely to be rejected. Any effort to impose a Kosovo court with Kosovo Albanian judges and officials in north Mitrovica will likely provoke resistance. Whether it is Belgrade, EULEX or KFOR that seeks to force these, violence is possible.

It was unwise and petty of the EU to give Serbian candidacy without a date just to try to pry north Kosovo into the hands of Pristina. It would have been more mature to either withhold candidacy or to have given it with a date, and allow the remaining Kosovo issues to be resolved gradually as tensions decreased over the next few years. A dash of practical sense and continued focus on peacekeeping would have been nice.


Gerard M. Gallucci is a retired US diplomat and UN peacekeeper. He worked as part of US efforts to resolve the conflicts in Angola, South Africa and Sudan and as Director for Inter-American Affairs at the National Security Council. He served as UN Regional Representative in Mitrovica, Kosovo from July 2005 until October 2008 and as Chief of Staff for the UN mission in East Timor from November 2008 until June 2010. Gerard is also a member of TransConflict’s Advisory Board.


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#7303 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Ven 16 Mar 2012 1:45 pm
Oggetto: Vetralla (VT) 18/3: DRUG GOJKO
jugocoord
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Nell’ambito delle iniziative
"Salvate Davide Ghaleb Il Santo Editore"


18 MARZO ORE 18.00
MUSEO DELLA CITT E DEL TERRITORIO
Via di Porta Marchetta, 2 - VETRALLA


PIETRO BENEDETTI
IN

DRUG

GOJKO

REGIA DI
ELENA MOZZETTA

UNO SPETTACOLO 
PRODOTTO DAL CP ANPI VITERBO
TRATTO DAI RACCONTI DEL PARTIGIANO NELLO MARIGNOLI
IDEATO DA GIULIANO CALISTI E SILVIO ANTONINI
TESTI TEATRALI - PIETRO BENEDETTI
CONSULENZA LETTERARIA - ANTONELLO RICCI
MUSICHE - BEVANO QUARTET E FIORE BENIGNI
FOTO - DANIELE VITA
UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE A NELLO MARIGNOLI
SI RINGRAZIANO INOLTRE: * I RAGAZZI DEL CENTRO SOCIALE EX VALLE FAUL * DAVIDE BONINSEGNA * ARCI VITERBO

Biglietto d'ingresso:
ogni partecipante acquister 
un libro dal catalogo di Davide Ghaleb editore

 
QUELLO CHE DICO, DICO POCO

Note di Antonello Ricci sullo spettacolo Drug Gojko di Pietro Benedetti

L’inizio sul dragamine Rovigno: una croce uncinata issata al posto del tricolore. Il finale l’abbraccio tra madre e figlio, finalmente ritrovati, nella citt in macerie.
Cos vuole l’
epos popolare. Cos dispiega la sua odissea di guerra un bravo narratore: secondo il pi convenzionale degli schemi, in ordine cronologico.
Ma mulinelli si aprono, di continuo, nel flusso del racconto. Rompono la superficie dello schema complessivo, lo increspano, lo fanno singhiozzare magari fino a contraddirlo: parentesi, divagazioni, digressioni, precisazioni, correzioni, rettifiche, commenti, esempi, sentenze, morali.
Cos, proprio cos Nello racconta il suo racconto di guerra. Nello Marignoli da Viterbo: gommista in tempo di pace; in guerra, invece, prima soldato della Regia Marina italica e poi radiotelegrafista nella resistenza jugoslava.
Nello narratore di straordinaria intensit. Tesse trame per dettagli e per figure, una dopo l’altra, una pi bella dell’altra: la ricezione in cuffia, l’8 settembre, dell’armistizio; il disprezzo tedesco di fronte al tricolore ammainato; l’idea di segare nottetempo le catene al dragamine e tentare la fuga in mare aperto; il barbiere nel campo di prigionia: 
un ometto insignificante che si rivela ufficiale della Decima Brigata Herzegovaska; le piastrine degli italiani trucidati dai nazisti: poveri figli col cranio sfondato e quelle misere giacchette a -20; il cadavere del soldato tedesco con la foto di sua moglie stretta nel pugno; lo zoccolo pietoso del cavallo che risparmia i corpi senza vita sul sentiero; il lasciapassare partigiano e la picaralocomotiva umana, tutta muscoli e nervi e barba lunga, che percorre a piedi l’Italia, da Trieste a Viterbo; la stella rossa sul berretto che indispettisce i camion anglo-americani e non li fa fermare; la visione infine, terribile, assoluta, della citt in macerie.
Ma soprattutto un’idea ferma: la certezza che le parole non ce la faranno a tener dietro, ad accogliere e contenere, a garantire forma compiuta e un senso permanente all’immane sciagura scampata dal superstite (e testimone). 
Quello che dico, dico poco.
Da qui riparte Pietro Benedetti col suo spettacolo 
Drug Gojko. Da questa soglia affacciata su ci che non si potr ridire. Da un atto di fedelt incondizionata al raffinato artigianato del ricordo ad alta voce di Nello Marignoli. Il racconto di Nello ripreso da Pietro pressoch alla lettera, con tutti gli stigmi e i protocolli peculiari di una oralit “genuina” e filologica, formulaica e improvvisata al tempo stesso. Pausa per pausa, tono per tono, espressione per espressione. Pietro stila il proprio copione con puntiglio notarile, stillandolo dalla viva voce di Nello.
Questa la scommessa (che anche ipotesi critica) di Benedetti: ricondurre i modi di un canovaccio popolare entro il canone del copione recitato, serbando per, al massimo grado, fisicit verace del narrare e verit delle sue forme.
Anche per questo la scena scarna. Cos da rendere presente e tangibile il doppio piano temporale su cui racconto e spettacolo si fondano (quello dei fatti e quello dei ricordi): sul fondo un manifesto antipartigiano firmato Casa Pound, che accoglie al suo ingresso Nello-Pietro in tuta da lavoro; sulla sinistra un pneumatico da TIR in riparazione; al centro il bussolotto della ricetrasmittente.
Andiamo a cominciare.


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SCARICA LA LOCANDINA: http://www.cnj.it/INIZIATIVE/volantini/vetralla180312.jpg

Sulla testimonianza di Nello Marignoli, partigiano italiano in Jugoslavia, si vedano anche:
* il libro "Diario di guerra" (Com. prov. ANPI, Viterbo 2004)
* il documentario-intervista "Mio fratello Gojko" (di Giuliano Calisti e Francesco Giuliani - DVD_60’_italia_2007) 

Per info e contatti: anpi.vt@...


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#7304 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Sab 17 Mar 2012 10:18 am
Oggetto: BELGRADE 24.3.1999-2012: THEY STARTED IT WITH A LIE
jugocoord
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(srpskohrvatski / english / deutsch / italiano)

Belgrade 24 March 1999-2012: THEY STARTED IT WITH A LIE

1) COMMEMORATIVE EVENTS ON THE 13TH ANNIVERSARY OF THE NATO AGGRESSION 
Комеморативне активности поводом 13 година агресије НАТО / Programma iniziative a Belgrado per il 13.mo dell'aggressione NАТО

2) ES BEGANN MIT EINER LUEGE / IT STARTED WITH A LIE
"NATO bombed Serbia because of lies", former German member of OSCE mission says 
* Link to the Deutsche TV NDR reportage (program "Zeitreise")
* Links to the docu-film ES BEGANN MIT EINER LUEGE (2001)


LINKS:


DOCUMENTAZIONE COMPLETA sulla aggressione della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia
24 marzo - 6 giugno 1999
http://www.cnj.it/24MARZO99/index.htm


VIDEO: Michael Parenti - The U.S. War on Yugoslavia
talk given May 16, 1999 in Seattle, WA
http://www.youtube.com/watch?v=GEzOgpMWnVs


WHITE BOOKS about NATO aggression against the Federal Republic of Yugoslavia 


NATO Crimes in Yugoslavia - Documentary Evidence 
24 March - 24 April 1999 - Part One 
Belgrade, Federal Ministry of Foreign Affairs, 1999
Preface Zivadin Jovanovic - ISBN 86-7549-124-7

HTML: http://www.cnj.it/24MARZO99/dvd_target/docs/wb1/index.htm

PDF: http://www.beoforum.rs/download/white-books-nato-aggression/ISBN-86-7549-124-7.html


NATO Crimes in Yugoslavia - Documentary Evidence 
25 April - 10 June 1999 - Part Two 
Belgrade, Federal Ministry of Foreign Affairs, 1999
ISBN 86-7549-134-4

HTML: http://www.cnj.it/24MARZO99/dvd_target/docs/wb2/sadrzaj.htm

PDF: http://www.beoforum.rs/download/white-books-nato-aggression/ISBN-86-7549-134-4.html


NATO AGGRESSION AGAINST THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA - Documents Part One

PDF: http://www.beoforum.rs/download/white-books-nato-aggression/ISBN-86-7549-178-6-Part-One.html


NATO AGGRESSION AGAINST THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA - Documents Part Two

PDF: http://www.beoforum.rs/download/white-books-nato-aggression/ISBN-86-7549-178-6-Part-Two.html


=== 1 ===

Programma iniziative a Belgrado per il 13.mo dell'aggressione NАТО


venerdi 23/3: tavola rotonda sul Kosmet / prima del film "Da Belgrado a Bagdad"
sabato 24/3: deposizione corona di fiori al monumento delle vittime



Комеморативне активности поводом 13 година агресије НАТО

Поштовани,

Независна, нестраначка удружења – Београдски форум за свет равноправних, Савез удружења бораца народноослободилачког рата (СУБНОР) Србије и Клуб генерала и адмирала Србије и ове године организују комеморативне активности поводом 13. годишњице од почетка агресије НАТО пакта против Србије (СРЈ).

У петак, 23 марта 2012. године, у 11 часова одржаће се Округли сто на тему „Косово и Метохија – 13 година после агресије НАТО“.
Истог дана у 13:30 часова, одржаће се премијера филма “Од Београда до Багдада”, канадских аутора Радослава Огњеновића, редитеља и  Скота Тејлора, новинара и публицисте.
Оба ова догађаја одржаће се у Амфитеатру Сава Центра, Нови Београд, улаз из улице Милентија Поповића бр.9.

У суботу, 24 марта 2012. године, у 12 часова, организатори, друга удружења грађана и појединци, положиће венце и цвеће на споменик жртвама агресије, на Ушћу, Нови Београд.

Част нам је да Вас позовемо да присуствујете овим комеморативним догађајима како би смо на тај начин заједнички исказали поштовање према многобројним људским жртвама НАТО агресора и послали поруку мира.


С поштовањем,

КЛУБ ГЕНЕРАЛА И АДМИРАЛА СРБИЈЕ
Љубиша Стојимировић

СУБНОР СРБИЈЕ
Проф. Др Миодраг Зечевић

БЕОГРАДСКИ ФОРУМ ЗА СВЕТ РАВНОПРАВНИХ
Живадин Јовановић



Inizio messaggio inoltrato:

Da: "Zivadin Jovanovic" 
Data: 08 marzo 2012 09.27.06 GMT+01.00
 
 
Živadin Jovanović
Chairman
Belgrade Forum for a World of Equals

Belgrade, March 7th, 2012


COMMEMORATIVE EVENTS ON THE 13TH ANNIVERSARY OF THE NATO AGGRESSION


Independent, nonparty civic associations – The Belgrade Forum for a World of Equals, The League of Veterans of the People’s Liberation Struggle of Serbia and the Club of Generals and Admirals of Serbia are organizing traditional commemorative activities on the occasion of 13th anniversary of the NATO 1999 aggression against Serbia (FR Yugoslavia). The aggression has caused over 3.500 deaths, over 10.000 wounded, two thirds of whom were civilians and over 100 billion US dollars economic damage. During 78 days of constant bombings NATO has used missiles with the depleted uranium causing lasting pollution of the soil, water and food and malignant deceases and deaths.

On Friday, March 23rd, 2012, at 11 a.m. there will be held the round table “Kosovo and Metohija 13 years after NATO Aggression”, in the Sava Conference Center (Amphitheater), Main entrance, Street Milentije Popovic No.9. The Round table will be followed by the documentary film “From Belgrade to Baghdad”, of Canadian authors Radoslav Ognjenovic, Director, and Scott Taylor, journalist and publicist. Free Entrance.

On Saturday, March 24rth, 2012, at 11 a.m. delegations will lay flowers at the Monument to the children victims in the Tasmajdan Park and at 12 noon to the Monument of Eternal Flame at Usce, New Belgrade

The public is welcome to attend these events to pay respect to the victims and send common message of peace.


LVPLSS Prof. Miodrag Zecevic Chairman


CLUB OF GENERALS AND ADMIRALS Ljubisa Stojimirovic Chairman


BELGRADE FORUM Zivadin Jovanovic Chairman



[links:
http://www.en.beoforum.rs/press-releases-belgrade-forum-for-the-world-of-equals/240-commemoratiev-events-on-the-13th-anyverssary-of-the-nato-aggression.html
http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=29664 ]


=== 2 ===

http://www.b92.net/eng/news/politics-article.php?yyyy=2012&mm=02&dd=28&nav_id=79007

B92 - February 28, 2012

"NATO bombed Serbia because of lies"


VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=sy9JZk8GBlw


BELGRADE: NATO launched its 1999 war against Serbia "because of German Defense Minister Rudolf Scharping's lies", claims a former member of an OSCE mission in Kosovo.
Belgrade-based Blic newspaper writes, quoting the Vestionline website, that ahead of the start of the war, Scharping falsely presented members of the ethnic Albanian KLA "rebels" as civilian victims.
The Serbian authorities considered the KLA to be a terrorist group. 
Scharping was accused by former German police official Henning Hensch, an OSCE observer in Kosovo before the war, who spoke for Germany's NDR television. 
This OSCE observer was personally present during the investigation of the scene in Rugovo in Kosovo in January 1999, where Serbian police units fought against KLA members. 
The German television program featuring an interview with Hensch also showed Scharping in a news conference in early 1999, where he presented photographs from Rugovo of KLA members killed in battle, claiming they depicted massacred civilians. 
Furthermore, the German minister told reporters that the OSCE photos of the scene were made "secretly by a German officer", and that he would have "gladly presented him (to reporters)", but that the officer is question was "receiving medical treatment because of the traumatic experiences" that he underwent in Kosovo. 
13 years later, NDR journalists asked the German Defense Ministry to confirm that "a German officer" was in the area at the time secretly taking photoraphs, to after several weeks receive a reply that this was not the case. 
Scharping himself, said the television, could not be reached for comment. 
NATO's aerial war lasted for 78 days in the spring of 1999, and ended with the signing of the Kumanovo Agreement, and the adoption of Resolution 1244 at the UN Security Council. 

---

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=sy9JZk8GBlw

Istina o razlozima napada NATO na Srbiju 1999-te i glavnom krivcu tadašnjem ministru odbrane Nemačke Rudolfu Šarpingu.
U ovom prilogu ćete videte svedočenje gospodina Heninga koji je tada na Kosovu bio posmatrač OEBS-a i lično je prisustvovao uviđaju u Rugovu, gde se desila borba između srpskih policijskih jedinica i UČK pobunjenika.
Tadašnji ministar Rudolf Šarping je zloupotrebio čitavu situaciju i predstavio UČK pobunjenike kao civilne žrtve, što je dovelo i opravdavalo vojni napad na Srbiju.

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DOKU-FILM:

Es begann mit einer Lge
[It started with a lie / Cominci con una bugia]
Deutschland im Kosovo 99

Dieser Film zeigt, wie schon vom ersten Tag des Kosovokrieges an die Bevlkerung getuscht wurde. Dieser Film zeigt auf, wie Tatsachen verflscht und Fakten erfunden, wie manipuliert und auch gelogen wurde. Dieser Film zeigt, weshalb Bomben auf Belgrad fielen.
Documentary about the lies of German officials during the Nato war against Yugoslavia

ARD (Germany), 8/2/2011 - 43:02
http://video.google.com/videoplay?docid=-5884882720546967347

Počelo je sa jednom laži / Почело је са једном лажи
 
1 od 5 
http://www.youtube.com/watch?v=gIdSm5ZkS5M
 2 od 5 
http://www.youtube.com/watch?v=vpb8rMhocHE
http://www.youtube.com/watch?v=JQvbaRXfW7s
 4 od 5 
http://www.youtube.com/watch?v=iheHfPGQyao
 5 od 5
http://www.youtube.com/watch?v=uqCs-9-RVbI


Fernsehreportage widerlegt rot-grne Propaganda whrend des Balkankrieges
Von Dietmar Henning - 23. Februar 2001
http://wsws.org/de/2001/feb2001/koso-f23.shtml


=== * ===



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#7305 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Dom 18 Mar 2012 2:30 pm
Oggetto: Stati teocratici
jugocoord
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http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03913

Israele


Export - import di coppie miste


Ogni anno migliaia di coppie israeliane di diversa religione si sposano all’estero perch nel loro paese non esistono le unioni civili. Ne parliamo con la giornalista italo-marocchina Anna Mahjar-Barducci



Nel giugno del 2011 la piazza centrale di Larnaca, a Cipro, divenne per un giorno teatro di un vero e proprio matrimonio di massa. 170 coppie arrivate da Israele per dire s al loro amore. Non un evento eccezionale perch le statistiche parlano chiaro: ogni anno almeno 1000 coppie di futuri sposi israeliani si recano a Cipro perch nello Stato ebraico “formalizzare” il proprio amore impossibile se i promessi sposi appartengono a due fedi religiose diverse o semplicemente qualora uno dei due non abbia alcun credo. La legislazione attualmente in vigore consente infatti di sposarsi solamente all’interno di una delle dodici comunit religiose riconosciute (ebraica, musulmana, drusa e nove diverse confessioni cristiane). Non essendo contemplato il matrimonio civile (riconosciuto dalla Corte Suprema israeliana se registrato in un paese estero) migliaia di coppie “miste” sono costrette ogni anno a spendere soldi per sposarsi fuori, lontano dalle loro famiglie, e a sottoporsi ad una lunga trafila burocratica perch il loro matrimonio sia poi formalmente riconosciuto dal Ministero degli Interni. Tanto che il matrimonio a Cipro diventato una delle opzioni offerte dai pacchetti turistici delle agenzie di viaggio israeliane. Un articolo apparso la scorsa estate sul quotidiano israeliano Haaretz mette in luce come la mancanza di una legislazione sulle nozze civili sia legata alla cosiddetta haredizzazione della societ israeliana, vale a dire alla crescente influenza dell’establishment dell’ebraismo ortodosso, che detiene anche la gestione di tematiche della sfera civile, quali il matrimonio e la famiglia. Con l’appoggio palese dei vertici politici. Nel luglio 2011 il parlamento israeliano, la Knesset, ha bocciato la proposta di legge per consentire i matrimoni civili, una sconfitta in termini di libert che si deve, secondo le parole del deputato Nitzan Horowitz (del partito Meretz, promotore del disegno), alle comunit ultra-ortodosse. A riprova che lo Stato di Israele si “va sempre pi trasformando in una fortezza ebraica” citando il giornalista Johnatan Cook. “È un paese che si va sempre pi richiudendo in se stesso” dice Anna Mahjar-Barducci, giornalista e scrittrice italo-marocchina autrice di due libri, “Italo-marocchina” edito da Diabasis e “Pakistan Express” uscito per Lindau. La sua storia l’emblema delle difficolt che ogni anno le coppie “miste” e i loro figli incontrano in Israele. Cresciuta tra la Versilia, il Marocco, la Tunisia e il Pakistan, anche Anna, che non ebrea, ha dovuto recarsi a Cipro per sposare quello che diventato suo marito, un ebreo israeliano. Dopo un anno (durante il quale sulla carta di identit di suo marito apparsa la scritta “sotto investigazione”) lo Stato di Israele ha finalmente riconosciuto la loro unione. E fino a qui tutto bene. I due coniugi, affinch Anna abbia il suo permesso di soggiorno regolarmente rinnovato, devono sottoporsi a interrogatori separati condotti dal Ministero degli Interni e presentare ogni volta lettere di “raccomandazione” scritte da amici e parenti. Le complicazioni burocratiche, da vero teatro beckettiano, sono nate per quando i due coniugi hanno avuto una bambina, Hili, nell’agosto del 2009. “Non essendo io n israeliana e neppure di fede ebraica, lo Stato di Israele non ha voluto che mia figlia avesse il cognome paterno, nonostante mio marito avesse gi riconosciuto la bimba e noi fossimo regolarmente sposati, ci hanno obbligati a sottoporci ad un test del DNA. Il primo certificato di nascita di Hili non riportava n il nome del padre n la nazionalit, ma soltanto il mio cognome. Per otto mesi, Hili  stata apolide e non abbiamo potuto lasciare il paese”. Quando suo marito - che tra l’altro anche stato consigliere del premier Yitzhak Rabin e ha ricoperto alti ruoli nell’Esercito - si lamentato con il Ministero degli Interni, si sentito rispondere dall’impiegata responsabile che era "una vergogna che lui portasse degli stranieri in Israele". “Il test lo abbiamo dovuto fare a nostre spese - racconta Anna - spendendo 1000 euro, a cui si aggiungono le spese legali di quasi 2000 euro per il Tribunale della Famiglia. Soltanto dopo otto mesi dalla sua nascita, Hili ha avuto un nuovo certificato di nascita con il cognome paterno e il passaporto”. Ovviamente le voci “religione” e “nazionalità”sul suo documento sono vuote. “Ogni giorno, quando porto al parco mia figlia nel parco a Gerusalemme incontro decine di donne i cui figli sono nella stessa situazione. Questi bimbi sono cittadini israeliani a tutti gli effetti, un giorno saranno uomini e donne, pagheranno i contributi allo Stato e saranno obbligati - cos vuole la legge - a fare il servizio militare; eppure non potranno godere del diritto a sposarsi nel loro paese”. Negli anni ’60 il caso di Benjamin Shalit, sposato ad una donna cristiana, fece scalpore. Quando tent di registrare suo figlio come “senza religione”, ovvero appartenente al popolo ebraico ma non alla religione, fu costretto a rivolgersi alla Corte Suprema, che alla fine gli diede ragione. Una decisione che scaten polemiche tali da parte degli ortodossi che negli anni ’70 un emendamento approvato dal Parlamento decret che solo chi si dichiara “religiosamente” ebreo secondo l’halakha (ovvero la tradizione giuridica dell’ebraismo di cui il Gran Rabbinato l’autorit) pu essere anche considerato parte del popolo ebraico. “Anche la legge approvata nel 2010 sulle unioni civili di persone non religiose, non risolve il problema - afferma Anna -. Ancora una volta si ghettizza, trattandosi di una riforma di facciata”. Il matrimonio civile, infatti, attualmente consentito ma solo nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano certificati di nascita sui quali indicato “senza affiliazione religiosa. La sinistra israeliana non porta avanti alcuna battaglia per i diritti civili. E a destra  ancora peggio. Anche durante l’enorme ondata di protesta sociale che ha interessato il paese la scorsa estate, sono stati dimenticati i diritti civili, come se poi lo sviluppo economico e quello della societ fossero due elementi separati. Viene negato un diritto fondamentale, quello di sposare liberamente chi si ama. In questo senso Israele viola apertamente l’articolo 16 della Dichiarazione Universale per i Diritti Umani (ndr secondo cui uomini e donne, senza limitazioni relative a razza, nazionalit o religione, hanno il diritto di sposarsi e formare una famiglia)”. Anna conclude con il racconto amaro di un commento di cui stata testimone, mentre frequentava il corso di ebraico a Gerusalemme. La sua insegnante israeliana, in jeans attillatissimi, ha candidamente ammesso “non vorrei mai che mio figlio sposasse una ragazza non ebrea”. “Se una madre ‘bianca’ affermasse che non vuole che sua figlia sposi un ‘nero’ - dice Anna - sarebbe accusata di razzismo. Negli Stati Uniti puoi essere denunciato per una frase simile”.

(12 Marzo 2012)


=== * ===



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#7306 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Dom 18 Mar 2012 3:32 pm
Oggetto: Zoran Djindjic
jugocoord
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(srpskohrvatski / english.
Nei giorni scorsi a Belgrado veniva commemorato l'anniversario dell'assassinio dell'ex premier serbo Djindjic, mentre l'anniversario dell'assassinio dell'ex presidente Milosevic nella galera dell'Aia passava in sordina. Con un duro comunicato la SKOJ - organizzazione giovanile del Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia / NKPJ - ha contestato il martirologio della figura di Djindjic, che stato tra i principali artefici del golpe del 2000, dello scioglimento della RF di Jugoslavia e della svendita della Serbia all'imperialismo straniero, ed in quanto tale fu gi criticato a suo tempo persino dalle pagine del Guardian...)

Zoran Djindjic

1) The quisling of Belgrade (Neil Clark, 2003)
2) Tragična smrt ne abolira fašistička dela (SKOJ, 2012)


=== 1 ===


Comment

The quisling of Belgrade


The murdered Serbian prime minister was a reviled western stooge whose economic reforms brought misery

Tributes to Zoran Djindjic, the assassinated prime minister of Serbia, have been pouring in. President Bush led the way, praising his "strong leadership", while the Canadian government's spokesman extolled a "heralder of democracy" and Tony Blair spoke of the energy Djindjic had devoted to "reforming Serbia".

In western newspaper obituaries Djindjic has been almost universally acclaimed as an ex-student agititator who bravely led a popular uprising against a tyrannical dictator and endeavoured to steer his country into a new democratic era.

But beyond the CNN version of world history, the career of Zoran Djindjic looks rather different. Those who rail against the doctrine of regime change should remember that Iraq is far from being the first country where the US and other western governments have tried to engineer the removal of a government that did not suit their strategic interests. Three years ago it was the turn of Slobodan Milosevic's Yugoslavia.

In his recent biography of Milosevic, Adam LeBor reveals how the US poured $70m into the coffers of the Serb opposition in its efforts to oust the Yugoslav leader in 2000. On the orders of Secretary of State Madeleine Albright, a covert US Office of Yugoslav Affairs was set up to help organise the uprising that would sweep the autocratic Milosevic from power.

At the same time, there is evidence that underworld groups, controlled by Zoran Djindjic and linked to US intelligence, carried out a series of assassinations of key supporters of the Milosevic regime, including Defence Minister Pavle Bulatovic and Zika Petrovic, head of Yugoslav Airlines.

With Slobo and his socialist party finally toppled, the US got the "reforming" government in Belgrade it desired. The new President Vojislav Kostunica received the bouquets, but it was the State Department's man, Zoran Djindjic, who held the levers of power - and he certainly did not let his Washington sponsors down.

The first priority was to embark on a programme of "economic reform" - new-world-order-speak for the selling of state assets at knockdown prices to western multinationals. Over 700,000 Yugoslav enterprises remained in social ownership and most were still controlled by employee-management committees, with only 5% of capital privately owned. Companies could only be sold if 60% of the shares were allocated to workers.

Djindjic moved swiftly to change the law and the great sell-off could now begin. After two years in which thousands of socially owned enterprises have been sold (many to companies from countries which took part in the 1999 bombing of Yugoslavia), last month's World Bank report was lavish in its praise of the Djindjic government and its "engagement of international banks in the privatisation process".

But it wasn't just state assets that Djindjic was under orders to sell. Milosevic had to go too, for a promised $100m, even if it effectively meant kidnapping him in contravention of Yugoslav law, and sending him by RAF jet to a US-financed show trial at the Hague. When a man has sold his country's assets, its ex-president and his main political rivals, what else is there to sell? Only the country itself. And in January this year Djindjic did just that. Despite the opposition of most of its citizens, the "heralder of democracy" followed the requirements of the "international community" and after 74 years the name of Yugoslavia disappeared off the political map. The strategic goal of its replacement with a series of weak and divided protectorates had finally been achieved.

Sometimes, though, even the best executed plans go awry. Despite the western eulogies, Djindjic will be mourned by few in Serbia. For the great majority of Serbs, he will be remembered as a quisling who enriched himself by selling his country to those who had waged war against it so mercilessly only a few years earlier. Djindjic's much lauded reforms have led to soaring utility prices, unemployment has risen sharply to over 30%, real wages have fallen by up to 20% and over two-thirds of Serbs now live below the poverty line.

It is still unclear who fired the shots that killed Zoran Djindjic. The likelihood is that it was an underworld operation, his links to organised crime finally catching up with him. But, harsh though it sounds, there are many in Serbia who would willingly have pulled the trigger. On a recent visit to Belgrade, I was struck not only by the level of economic hardship, but by the hatred almost everyone I met felt towards their prime minister, whose poll ratings had fallen below 10%.

The lesson from Serbia for today's serial regime changers is a simple one. You can try to subjugate a people by sanctions, subversion and bombs. You can, if you wish, overthrow governments you dislike and seek to impose your will by installing a Hamid Karzai, General Tommy Franks or a Zoran Djindjic to act as imperial consul. But do not imagine that you can then force a humiliated people to pay homage to them.

 Neil Clark is writing a book about the recent history of Yugoslavia

neil.clark@...


=== 2 ===

http://www.skoj.org.rs/67.html

TRAGIČNA SMRT NE ABOLIRA FAŠISTIČKA DELA

Tragično preminuli neofašistički premijer Đinđić ne prestaje da bude predmet radikalne idealizacije i obožavanja buržoaskih partija u Srbiji. Ovih dana uoči datuma njegove smrti smo ponovo bili svedoci različitih propagandnih manifestacija poput šetnji za Zorana, tribina za Zorana, koncerata za Zorana... Svi ti sletovi na koje se troše ogromne sume naših para buržuji koriste kako bi dalje raspirivali mit o njegovom vizionarstvu kojim pokušavaju da dočaraju sliku ojađenim i izgladnelim građanima naše zemlje o tome da je san bio tako lako ostvariv i moguć, samo da ga njegovi kerovi na lancu koji su ga u pučističkom prevratu 5. okobra doveli na vlast nisu rastrgli. Niko ne krije njegovu duboku upletenost u prljave mafijaške rabote dojučerašnjih najbližih saradnika Željka Ražnatovića Arkana, a i kako bi kada se sećamo članaka iz naše štampe u kojima je sam Đinđić govorio o Legiji kao svom velikom prijatelju, kom je uostalom imao da zahvali za lojalnost kad mu je bila najpotrebnija, bez koje ne bi oborio Miloševića, pa ga potom i uhapsio i isporučio imperialstičkom oruđu, sudu u Hagu.

Međutim kakav je to san koji smo bespovratni ispustili da dosanjamo tom ogromnom brzinom koju nam je njegov besprekorni tempo rada bio omogućio? Promovišući taj san buržuji žele da sakriju košmar bede u kojoj naše društvo svakodnevno grca, a nikakav vizionar, istinski vizionar, ne može da je previdi. Dobronamerni ljudi svesni istorijske uloge i dela ubijenog premijera, u najboljem bi slučaju za Đinđića rekli da je on bio samo jedan naivni idealista koji nije shvatio kakav nam se zapravo košmar s njegovim snom sprema. Međutim, mi kao marksisti-lenjinisti, revolucionari, ne možemo biti dobronamerni prema klasnom neprijatelju, a Đinđić je bio egzamplarni model klasnog neprijatelja radnog naroda naše zemlje.

Mi skojevci ćemo uvek između antikomunizma i fašizma podvlačiti znak jednakosti. Zoran Đinđić je bio ostrašćeni antikomunista. To potvrđuje bezbroj njegovih izjava, članaka i knjiga u kojima se on koristi autentičnom fašističkom argumentacijom kojom komunizam naziva „bolešću“, a svoju političku misiju vidi u nalaženju „leka“ za istu. Taj svoj lek on nam je prepisao na najbrutalniji način dolaskom na vlast, munjevito odstranjujući milion zaposlenih, odstranjujući besplatno obrazovanje, državno vlasništvo nad preduzećima u mnogim granama privrede, odstranjujući 50 do 70 % stočnog fonda, udvostručavanjem pa kasnije i utostručavanjem spoljnog duga, a za kasnije, sovojim naslednicima je ostavio u amanet i odstranjivanje Kosova i Metohije iz Srbije. Sve to je bio njegov lek za teško izlečive „bolesti komunizma“ koje smo spomenuli. Antikomunizam Zorana Đinđića je logična reakcija kojom su bila odgajana mnoga deca titovih oficira poput njega u revizionističkom titoizmu u Jugoslaviji, u kom su bile podsticane različite reakcionarne i antikomunističke devijantne buržoaske ideje. Tako je mladi Zoki za sebe tvrdio da je anarhista, ludo zagriženi kropotkinovac, što je samo izdigao na viši nivo odlaskom na postdiplomske studije u Saveznu Republiku Nemačku (neće sigurno iz titove Jugoslavije da ide na studije u Demokratsku Republiku Nemačku) gde je mogao da dodatno unapredi svoja reakcionarna i nenaučna anarhistička gledišta koja ga konačno vode do onoga do čega svaki napredni anarhista na kraju svog „revolucionarnog“ puta stiže – liberalzam, i to „neo“! Takav nam se Zoki vraća u domovinu zaglibanu u nasleđene „bolesti komunizma“ i njegove radikalne titoističke reakcije i „pravilno“ shvata da sve ono čega su ga naučili anarhizam i neoliberalizam može da postigne samo raspirivanjem histeričnog antikomunizma kom je najbolji saveznik oduvek bio malograđanski i šovinistički nacionalizam. Ne sedi Zoran skrštenih ruku, i kako imperijalisti otpočinju sa rušenjem naše domovine SFRJ formira stranku istočnik buržoaske i proimerijalističke misli i organizacija u Srbiji, otpočinje i rat, te on organizuje ultrancionalističke paravojne formacije, peče vola na Palama s Radovanom Karadžićem, tokom NATO agresije na SR Jugoslaviju odlazi na zapad da ih moli da dodatno intenziviraju napade kako bi on što pre došao na vlast, a na kraju svoj prljavi malograđanski pir zaokružuje uvođenjem veronauke u škole pravdajući to „visoko demokratskim činom“. Međutim, malograđanski nacionalizam koji je Đinđić tokom devedesetih jednako raspirivao kao i njegovi saborci i tobožnji protivnici iz buržoaskih partija u Srbiji pokazo se samo maskom brutalnog klasnog tlačenja koje je njegova osnovna suština i koje postaje više nego očigledno kako Đinđić preuzima apsolutnu vlast u Srbiji. Ovaj apsolutista vlada kratko i umire kako bi mit mogao da živi.

Danas, u toku predizborne kampanje bržoaskih partija kada se u Srbiji sprovodi brutalna klasna eksploatacija radnog naroda, kada nezaposlenost, spoljni dug, inflacija i školarine strmoglavo rastu, mit o Đinđiću je jedino za šta se buržuji mogu čvrsto držati u svojoj propagandi laži. Slika svakodnevice radnog naroda Srbije taj mit rastura u paran parčad, a neće još mnogo vremena proći kada ćemo jednom zauvek strgnuti tu ljagu s naše istorije u novim pobedama radnog naroda u klasnom ratu.

Savez komunističke omladine Jugoslavije

Beograd, 12. mart 2012. godine


=== * ===


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#7307 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Lun 19 Mar 2012 9:53 pm
Oggetto: Bad results of humanitarian intervention practice
jugocoord
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Yugoslavia-Iraq-Libya-Syria: 
Bad results of humanitarian intervention practice

1) Fact and Propaganda: Yugoslavia and The "Politics of Genocide"
a review of the book “The Politics of Genocide” by Edward Herman and David Peterson
Stanko Stojilkjovic - January 22, 2011 
2) Libya overshadowed by "Kosovo model"  
Wu Liming - May 23, 2011
3) 2011' Yugoslavia anniversary highlights parallels with Libya
Russia Today - March 24, 2011
4) Bad results of humanitarian intervention practice
Alexey Pilko - March 8, 2012


Source of the following documents in english language is the Stop NATO e-mail list 
Archives and search engine:
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/messages
Website and articles:
http://rickrozoff.wordpress.com


=== 1 ===

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22909

Global Research/Politika Daily - January 22, 2011 

Fact and Propaganda: Yugoslavia and The "Politics of Genocide"

by Stanko Stojilkjovic 


Is it possible that the prevailing current usage of the word genocide is “an insult to the memory of the Nazi regime's victims”? 

This incisive thought of Noam Chomsky was taken from the preface he wrote to an astonishing book titled “The Politics of Genocide” by Edward Herman and David Peterson, published in Belgrade in 2010 by Vesna info. 

Edward Herman is a professor emeritus teaching finance at the University of Pennsylvania and David Peterson is a free-lance journalist. What an unusual match, you might think at first. However, if you check the exhaustive list of references you will find out that they have worked on at least two more published books, both dedicated to the former Yugoslavia and its disintegration. David Peterson is author of another dozen published books, either alone or in cooperation with other authors.  

According to Noam Chomsky, the end of the Cold War “opened an era of Holocaust denial,” in which the humanitarian bombing of Yugoslavia (read: Serbia) is far from being the last piece of the puzzle.  

According to “Counter-Revolutionary Violence: Bloodbaths in Fact and Propaganda,” written by Edward Herman and Noam Chomsky, in the period between 1945 and 2009 the USA organized “major” military interventions in as many as 29 countries. “Thanks to its dominant position and its global counter-revolutionary efforts, the US has been the key single instigator, organizer and provider of moral and material support for some of the heaviest bloodshed that took place after the World War Two.  

"US officials, supported by the media and intellectuals close to the administration (“genocide intellectuals”), have mastered the skills of “crime management” used to draw the attention of the public away from the violence instigated and endorsed by the leading global super-power and direct the public eye towards the violence perpetrated by US enemies."

In line with this the authors [Herman and Peterson] have come up with an unusual classification of the bloodbaths into four categories: constructive, benign, criminal and mythical. 

“The largest genocidal act undertaken in the last thirty years was the economic sanctions imposed on Iraq following the invasion of Kuwait in 1990, both in respect of the number of victims and in respect of full awareness of the impact of this policy among its creators,” reads the introductory section of the book. 

The New York Times revealed that “in the long run, Iraq has been pushed back into pre-industrial times, though it still suffers from post-industrial dependence on energy and technology.” And the Washington Post, quoting a reliable source, stated that “the bombs… were targeted at everything that was vital for survival of the country.” Sounds familiar, doesn't it? 

Denis Halliday, the leading UN humanitarian coordinator in Iraq, resigned, issuing a statement that the overall effects of the sanctions were comparable to that of genocide. And Eleanor Robinson, lecturer at the Old Soul College in Oxford (England), added: ”You will have to go back in time as far as the Mongol invasion of Baghdad in 1258 to find an example of pillage of comparable magnitude.” You can guess who was doing the pillage! 

Edward Herman and David Peterson have exposed the ill doings of politicians, intellectuals and reporters who used the word genocide in their reports on the most deadly world crisis since the end of the World War Two (5.4 million dead between 1998 and 2007 in DR Congo) only 17 times, while the killing of 4,000 Albanians in Kosovo and Metohija was qualified as genocide as many as 323 times! 

George Robertson, British Defense Minister, admitted during a hearing before Parliament: “Before Račak this year (24 March 1999), the KLA was responsible for more deaths in Kosovo than the authorities of Yugoslavia”. The number of killings since 1998 was estimated at 2,000, and 500 of these killings were attributed to Serbian forces.  

“During the civil wars in the wake of the disintegration of the former SFR Yugoslavia in the nineties, the USA, Germany, NATO and EU supported national minorities which insisted on breaking away from the federal state and acted against the national group of Serbs who persisted in their efforts to save the former Yugoslavia. That is why the Western powers strongly supported first Croats and Slovenes, later Bosnian Muslims, and finally Kosovo Albanians,” explained Edward Herman and David Peterson, quoting a number of critically acclaimed works. 

We are also informed that the NATO forces supported, “even coordinated war operations, and as there were numerous cases of ethnic cleansing and ethnically motivated killings, it was only natural that expressions such as ethnic cleansing, massacre and genocide were applied primarily to the war acts of the Serbs.” Regarding the “Srebrenica massacre”, they say that there is no proof that Serbian forces killed anyone but “Muslim men capable of army service,” taking care to evacuate all children, women and the elderly by buses.  

“If Račak was a contrived crime, and we believe that it was, then the war sold to the world on the strength of this crime was based on a lie, and therefore any claims that the war was waged on humanitarian grounds must be disputed, if for no other reason then on account of this fact alone,” said Edward Herman and David Peterson, referring to their own article “CNN: Sale of a NATO War on a Global Scale” from 2009.  

“The Račak massacre” perfectly suited the needs of Bill Clinton's administration and NATO and provided them with an excuse to launch the air attacks against Yugoslavia (Serbia), which had been prepared for a long time, soon after the failure of the negotiations in Rambouillet, “one of the greatest staged deceptions in recent history.” 

When Madeleine Albright was first informed that the attacks had been launched, she commented with delight: “Spring has come early to Kosovo this year.” 

This valuable book meticulously reveals the double standards applied to war acts in Darfur (Sudan), Rwanda, Iraq, Lebanon, Afghanistan, Indonesia, Guatemala, El Salvador, and so on.                 


=== 2 ===

http://news.xinhuanet.com/english2010/world/2011-05/24/c_13890288.htm

Xinhua News Agency - May 23, 2011

Commentary: Libya overshadowed by "Kosovo model"  

Wu Liming


BEIJING: The latest moves by Western allies against Libya have shown marked similarities to "strategies" they adopted in Kosovo in the 1990s.

Catherine Ashton, EU's foreign policy chief, opened the bloc's office on Sunday in Benghazi,the Libyan opposition's base camp when he visited the city on Sunday.

Earlier last Monday, the prosecutor of the International Criminal Court (ICC) requested arrest warrants for Libyan leader Muammar Gaddafi, his son Saif Al-Islam Gaddafi and his brother-in-law Abdullah Al-Sanousi who is Libya's head of intelligence.

In retrospect, NATO adopted a three-step strategy in the Kosovo war back in 1999.

NATO first supported the Kosovo authority and launched 78-day bombings against former Yugoslavia, forcing the late Yugoslav leader Slobodan Milosevic to withdraw his forces.

The West then stirred up political unrest in Serbia, leading to the downfall of Milosevic.

The last step was to send Milosevic to The Hague to face trial at the International Criminal Tribunal for Former Yugoslavia. Later on, Milosevic died in custody.

Twelve years later, the Western allies again resorted to a similar three-step strategy in Libya.

NATO is launching continuous air strikes against Gaddafi's forces, while the Western allies are heaping political and psychological pressures on Gaddafi and openly supporting the opposition, in a bid to force Gaddafi to give up power. This was followed by ICC's issuance of an arrest warrant to bring Gaddafi to The Hague.

Yet, there are some differences between the two scenarios.

In 1999, the West unleashed the bombings without bothering to ask for a UN Security Council mandate, while 12 years later the West launched airstrikes on Libya by overstepping the authorization of UN Resolution 1973 to impose a "non-fly" zone supposedly to protect the civilians in Libya.

In addition, NATO has expanded its military actions from Europe, the defense area defined by the North Atlantic Treaty, to Africa, which is far beyond NATO's traditional legitimate defense area.

Ironically, the West has claimed to seek a "political solution" while continuing its airstrikes in Libya, but what it really means by "political solution" is something quite different from what is understood by the international community.

Since March 19 when several Western nations started air raids, the West has organized a so-called "Contact Group" on Libya and held several meetings to coordinate actions, claiming to "seek a political solution to resolving the Libya crisis."

However, the "Contact Group" has openly urged support for the Libya opposition on several occasions.

In short, what happened in Kosovo and Libya may well serve as perfect examples of the so-call "neo-interventionism" pursued by some Western powers.

Under the pretext of "human rights above sovereignty," they try to interfere in the domestic affairs of sovereign states, even to resort to military means to split them.

The strategies of these neo-interventionists are, more often than not, deceptive.

On the Libya issue, for instance, the Western powers seemed to have complied with international procedures and norms: they first tried to push UN Security Council resolutions and then seek an ICC arrest warrant to bring Libyan leader Gaddafi to justice.

These strategies, however, are merely employed on a selective basis to get rid of political figures the West dislikes, including Gaddafi and Milosevic. The West would turn a blind eye to similar cases in countries which are considered its own allies.

To put it clearly, some forces in the West are using just procedures of the international laws to serve their own political purposes.

In the 21st century, some Western countries take "neo-interventionism" as their standard practice and even try to apply the so-called "Kosovo model" elsewhere in the world. This should ring an alarm bell to the international community. 


=== 3 ===

http://rt.com/usa/news/usa-libya-yugoslavia-anniversary-war/

RT - March 24, 2011

Yugoslavia anniversary highlights parallels with Libya


In March the seasons change and sunshine falls on America. In March American politicians venture to foreign counties – to drop bombs. 

March 1999 – the United States entered Yugoslavia. 

“Our armed forces joined our NATO allies in air strikes against Serbian forces responsible for the brutality in Kosovo,” said US President Bill Clinton. 

March 2011 – the United States entered Libya. 

“The UN Security Council passed a strong resolution that demands an end to the violence against [Libyan] citizens. It authorizes the use of force,” US President Barack Obama said. 

From one democratic president to another, bombing commences. The US and coalition forces reign down on Libya over the anniversary of the Yugoslavia bombings. 

The attack on Libya was sanctioned by the UN Security Council, in contrast to the bombings in Yugoslavia. Without approval in 1999, NATO took the lead in the first time the alliance attacked an independent and sovereign nation which posed no threat to the organization’s members. Similarly, Libya poses no threat to the nations leading the campaign of aggressive attacks. 

There are many sticking parallels between the two wars.

The enemy in 1999 was Slobodan and “The New Hitler” – Milosevic. Today it is Moammar Ghadafi who has been in power in Libya for over 40 years. 

“As much as Ghadafi is this John Galliano-dressed freak show, he modernized Libya for a while,” said Pepe Escobar, a correspondent from the Asia Times. 

Nevertheless, America seeks regime change and a nation friendlier to US interests. 

“Ghadafi needs to step down and leave,” Obama stated. 

“What we are seeing is a full-fledged war, including attempting evidently to kill the head of state of the targeted country. That again is a page from a Yugoslav book from 12 years ago,” said Rick Rozoff of Stop NATO. “What has the world learned? Evidently, not much.” 

Officially, the US and allied intervention is one of humanitarian concern – the same rational argued in 1999 when bombings commenced in Yugoslavia. 

“You can bomb a country because you are coming to save its people, and essentially that was what the rationale behind the war in Yugoslavia,” explained Michel Chossudovsky, the director of the Centre for Research on Globalization in Montral. “You don’t come to the rescue of civilians with bombs and missiles, ok? Bombs and missiles are part of a killing machine, and they inevitable will kill civilians.” 

Like Yugoslavia, a no-fly zone has ignited the engine of the war machine – a green light to use bombing and airstrikes. 

The UN agreement on Libya created the no-fly zone and went further to allow “all means necessary” which opens the doors for nearly any type of assault. 

In Yugoslavia thousands of people were killed and millions displaced. 

“After the war, when they did a count, they found that US and NATO bombs had destroyed 14 tanks in Serbia. But, they had also bombed 473 schools,” said Sara Flounders from the International Action Center.

Experts are predicting a similar outcome in Obama’s war in Libya. 

The White House is promising the conflict will last only days, not week – just days. Initially, the same guarantee was given for the war in Yugoslavia. That conflict lasted two and a half months. 

“They think that a quick bit of bombing will sort the matter out, but in fact, I think they will find that it will last far longer than they’ve gambled for,” remarked journalist John Laughland. 

12 years on Serbia still remembers the losses it suffered at the hands of US led NATO bombings and the US is now entering its fourth set of attacks on foreign soil in the past 12 years.

Gerald Celente, the director of the Trends Research Institute argued that the first great war of the 21st century has now begun – in Libya. 

“Any excuse that the United States has to attack another county, they just make up,” said Celente. 

It’s all hypocrisy, he argued. The US invaded Libya over supposed humanitarian concerns, but as governments in Yemen, Somali and other nations continue to kill their people, the US is not talking about intervention and invasion there. 

“All this is the United States doing what it has become accustom to do, and that is attack any country it wants to at any time for any reason it can make up. And the new reason they made up is perfectly Orwellian – humanitarian crisis. So, you kill people to solve a humanitarian crisis and you take dictators out that you don’t like,” Celente said. 

He argued the drive to war is oil and other resources. If the major export was anything less significant, like vegetables, the US would not have invaded, Celente contended. 


=== 4 ===

http://rickrozoff.wordpress.com/2012/03/08/fruits-of-humanitarian-intervention-destruction-of-states-huge-civilian-casualties-destabilization-of-countries/

Fruits Of “Humanitarian Intervention”: Destruction Of States, Huge Civilian Casualties, Destabilization Of Countries
  
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[W]e cannot rule out that Washington is preparing to launch a military campaign against Syria. McCain’s statement is intended to prepare world opinion for an inevitable war.
In other words, the U.S. is seriously considering staging a “humanitarian intervention” in the Middle East.
 
The decision taken in Dayton [in regards to Bosnia] in fact created a protectorate controlled by NATO, the EU and the U.S., a kind of modern colony almost in the center of Europe. The solution was in the spirit of Lloyd George and Clemenceau. Thus, we can assume that the entire military operation in the former Yugoslav republic had a single goal, i.e. to strengthen the position of Western powers in the Balkans.
 
The air campaign in Yugoslavia led to the formation of a de facto independent Kosovo, where ethnic minorities live behind barbed wire and cannot even go to the store without armed guards. Another result is the appearance on Kosovo territory of Europe’s largest U.S. military base, Camp Bondsteel…
 
The Libyan tragedy began in February 2011. It has passed through all stages, from the systematic military destruction of an independent state to the unleashing of chaos and lawlessness.
 
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Voice of Russia - March 8, 2012
 
Bad results of humanitarian intervention practice

Alexey Pilko*

Republican Senator John McCain this week called for air strikes against Damascus. According to AFP, he said that it is necessary to disable the Syrian air defense system, at least in some parts of the country, to “establish and defend safe havens in Syria”. 
 
McCain makes no attempt to conceal the purpose of these “safe zones”. They could be used by an armed opposition to “organize and plan political and military activities”. The American politician openly advocated providing military assistance to the militants, “including weapons and ammunition.”
 
Of course, McCain is not the U.S. president. He lost the battle for the post to Barack Obama in 2008, and this time around he is not even standing for election. Nonetheless, the Senator has a clear influence on the formation of U.S. foreign policy. We recall that his proposal to launch an operation to oust Muammar Gaddafi received a warm response at the White House. John McCain even visited the rebel stronghold of Benghazi to show U.S. support for Libyan opposition fighters. Thus, we cannot rule out that Washington is preparing to launch a military campaign against Syria. McCain’s statement is intended to prepare world opinion for an inevitable war.
 
In other words, the U.S. is seriously considering staging a “humanitarian intervention” in the Middle East. In the American political establishment, we can find many supporters of using military force for humanitarian purposes. If necessary, they are prepared to act (and have acted before) without the sanction of the United Nations. However, the success of such operations is highly relative. They often result in a high number of victims and significantly worsen the situation in the country under the banner of “intervention with noble aspirations.”
 
Examples are easy to find. In 1995, NATO forces launched an air campaign against Bosnian Serbs, thereby getting involved in the civil war in Bosnia. 
 
In this case, NATO armed forces appeared to be intervening in the conflict on the side of Bosnian Muslims and Croats. According to eyewitnesses of those events, the Serbs’ adversaries would attack after massive NATO air raids. As a result, a very original state appeared on the political map of Europe, consisting of two parts: the Muslim-Croat Federation of Bosnia and Herzegovina and the Serb Republic. The decision taken in Dayton in fact created a protectorate controlled by NATO, the EU and the U.S., a kind of modern colony almost in the center of Europe. The solution was in the spirit of Lloyd George and Clemenceau. Thus, we can assume that the entire military operation in the former Yugoslav republic had a single goal, i.e. to strengthen the position of Western powers in the Balkans.
 
Proof of who is actually the master of the situation in Bosnia can be found in the Brcko District, which, in violation of Article 5 of the Dayton Agreement of 1999, has been given an autonomous status. This area, which has great strategic importance, is out of the control of both the Federation and the Serb Republic. The real power is in the hands of an administrator, American diplomat Roderick Moore, who has been in the position since 2010. Does he not resemble a colonial governor-general?
 
In 1999, Kosovo was the scene of dramatic events that until recently were considered a classic example of “humanitarian intervention”. The U.S. and its NATO allies actually intervened in the internal conflict (bypassing the UN Security Council) in Yugoslavia and incited armed rebellion in a Serbian province. During the three-month air campaign, the strikes hit more than just military targets. Industrial facilities, infrastructure, hospitals, schools and homes were destroyed. At the time of the Kosovo campaign, NATO waged war against the press for the first time. On the night of 22 to 23 April 1999, NATO aircraft launched a missile strike on the building of Radio Television Serbia, killing 16 journalists.
Why not draw direct parallels with the current situation in Syria? Of course, the death of Marie Colvin and Remi Ochlik in Homs is a tragedy, and the international media quite rightly put this issue at center stage. However, they were war correspondents who had been in the besieged city for a long time and entered it illegally, and they were fully aware of the inevitable risks. The killing in Belgrade in 1999, however, involved Yugoslav journalists working in their own country and city and at their workplace. They were killed deliberately, and no one took responsibility for this crime. It simply disappeared from the world’s mainstream media.
 
The air campaign in Yugoslavia led to the formation of a de facto independent Kosovo, where ethnic minorities live behind barbed wire and cannot even go to the store without armed guards. Another result is the appearance on Kosovo territory of Europe’s largest U.S. military base, Camp Bondsteel, named after an American sergeant and hero of the Vietnam War. In fact, in Europe there has appeared a second enclave (after the one in Bosnia) under the control of NATO and the European Union. Based on available information, Kosovo is now ruled by organized crime. The region has become a nexus for drug trafficking from Afghanistan and Africa to European consumers.
 
Finally, the most recent example of “humanitarian intervention” was the regime change in Libya carried out by NATO allies. Formally, it was sanctioned by a UN Security Council resolution, though the latter was completely turned on its head. It dealt with the establishment on Libyan territory of a useless zone. Let me remind you that John McCain has called for the same actions in Syria. Thus, we can guess what he has in mind for the Syrian government.
 
The Libyan tragedy began in February 2011. It has passed through all stages, from the systematic military destruction of an independent state to the unleashing of chaos and lawlessness. At present, Libya is in a state of low-intensity civil war, and the situation in the country is not completely clear. Even the countries that supported the rebels in 2011 cannot build any effective dialogue. There is a total loss of control processes in Libya. If this happens in Syria, which is one of the key states of the Arab world, the consequences for the entire Middle East would be hard to imagine.
 
These examples show that the doctrine of “humanitarian intervention” espoused by politicians like McCain only leads to one thing: the destruction of statehood, huge civilian casualties, and the complete destabilization of the country being intervened in. 
Of course, it is not a foregone conclusion that Washington will adopt Senator McCain’s proposed approach in Syria. However, statements by influential American hawks suggest it is at least being considered by the political leadership of the United States. This is quite worrying. 
 
Therefore, Russia should closely monitor the mood on Capitol Hill. And if necessary, together with countries that share the same positions as Moscow, take diplomatic and other measures to prevent armed action against Syria in defiance of the UN Security Council. In the end, has nothing in the world changed since 1999?
 

*Alexey Pilko, Associate Professor at the Moscow State University Faculty of History 


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#7308 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mar 20 Mar 2012 1:39 pm
Oggetto: FUGA NEI BALCANI, SINDACATI SPALLE AL MURO
jugocoord
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"La Repubblica" con un ampio dossier multimediale ci descrive per filo e per segno lo sfruttamento neo-coloniale praticato dalle imprese italiane in Serbia - dalla FIAT a GOLDEN LADY passando per BENETTON e tutte le grandi banche. "Bassi salari, sovvenzioni e partecipazioni... Sindacato spalle al muro". 
A pagare a caro prezzo questa "Eldorado delle aziende" non sono solo i lavoratori serbi, ma anche quelli italiani vittime delle delocalizzazioni: devono ringraziare Massimo D'Alema e la furibonda campagna anti-Milosevic che mirava in realt all'imposizione manu militari di questo "capitalismo reale" in tutte le repubbliche jugoslave, contribuendo cos alla riscrittura delle regole del mercato del lavoro. 

Ben prima di Repubblica, ovviamente, tutto questo era stato detto e scritto, non solo da noi. Si vedano ad esempio:
* il video FIGLI DELLA FIAT (RaiNews24 - 27 ottobre 2011)
http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=24899
oppure http://www.insutv.it/blog/2011/10/30/figli-di-fiat/ oppure http://www.youtube.com/watch?v=OzM6crVRQXM
* il reportage dal programma PRESA DIRETTA (Rai 3 - 19 febbraio 2012, con particolare riferimento alle riprese dalla Serbia dal minuto 57 e 40 per circa mezz’ora)
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-681d9560-8816-4fda-bd7f-553fcdbe4a5d.html#p=0
* tutta la documentazione raccolta alla nostra pagina dedicata alle questioni economiche e sindacali: http://www.cnj.it/AMICIZIA/sindacale.htm
Tra gli aggiornamenti di quest'ultima segnaliamo in particolare il documento pervenuto attraverso la Onlus Non Bombe Ma Solo Caramelle, con la spiegazione del recente contenzioso in merito alla negazione del diritto all'assistenza sanitaria per molti lavoratori di Kragujevac: http://www.cnj.it/AMICIZIA/sindacale.htm knjizice2012

(a cura di Italo Slavo)


=== http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/industria_fuga_nei_balcani-31250164/ ===


INDUSTRIA, FUGA NEI BALCANI


Due miliardi di euro negli ultimi dieci anni. E' il bilancio degli investimenti delle aziende italiane in Serbia, nuovo Eldorado della nostra imprenditoria. Sull'altra sponda dell'Adriatico trova sovvenzioni, un regime fiscale vantaggioso e un costo del lavoro quasi dimezzato rispetto a quello italiano. Dal tessile alle assicurazioni, fino a colossi come Fiat, ecco perch conviene 'internazionalizzare' a Belgrado

levostreinchieste@...


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IL REPORTAGE 1 di PASQUALE NOTARGIACOMO e PIETRO CALVISI

La Serbia fa il pieno di imprese italiane
investimenti per due miliardi in 10 anni


Fiat, Intesa San Paolo, Generali e Fondiaria. Sono i quattro principali big player italiani che fanno affari dall'altra parte dell'Adriatico. Ma le nostre aziende che operano nei Balcani sono oltre 400. Le fonti non ufficiali parlano addirittura di 1.100. I settori pi in espansione sono l'automobilistico, il bancario, il tessile e l'assicurativo. Il business impiega 20mila i dipendenti e muove 2,5 miliardi di euro annui


BELGRADO -
 "Un censimento ufficiale delle aziende italiane presenti in Serbia non esiste". Le istituzioni del nostro Paese che operano nella zona (ex Ice - Camera di Commercio Italo-Serba) lo ammettono con grande onest. Anche perch, ci dicono, stilare una statistica del genere competerebbe agli omologhi serbi. E la conferma arriva sfogliando i bollettini del settore, che oscillano sensibilmente tra un minimo di 200 e un massimo di 500 compagnie italiane attive in Serbia...

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/investimenti_italiani_in_serbia-31234386/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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Serbia, il nuovo Eldorado dell'imprenditoria straniera


Salari bassi, un regime fiscale vantaggioso e sostanziosi aiuti di stato. Cos la Serbia attira sul suo territorio sempre pi aziende da tutta Europa. L'Italia tra i protagonisti di questa 'migrazione', con 400 imprese arrivate nei blacani negli ultimi anni. Tra queste soprattutto banche e assciurazioni, industrie tessili e colossi come Fiat, che dello Stato serbo divntato persino socio in affari (di Pietro Calvisi e Pasquale Notargiacomo; traduzioni e il doppiaggio  Sara Polidoro e Maria Virginia Tomassi)


VIDEO: http://inchieste.repubblica.it/static/rep-locali/inchieste/includes/inchieste-nav.html?iframeUrl=http%3A%2F%2Fvideo.repubblica.it%2Fle%2Dinchieste%2Fil%2Dmade%2Din%2Ditaly%2De%2Dserbo%2F90342%3Fvideo&inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F

(anche in home: IL VIDEO 2
Bassi salari, sovvenzioni e partecipazioni. Cos nasce l'Eldorado delle aziende

Agevolazioni per chi assume in Serbia, sgravi fiscali e vere e proprie alleanze strategiche con capitale pubblico. Ma anche l'accesso a nuovi mercati come Russia, Bielorussia e Kazakistan. Per le nostre imprese, internazionalizzare nei balcani diventata una ghiotta opportunit di affari. E la popolazione sembra apprezzare le scelte del governo: "Manca il lavoro, l'unica possibilit attirare capitali stranieri"

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/industria_fuga_nei_balcani-31250164/ )


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REPORTAGE / 2 di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

Fiat e Benetton alla conquista dei balcani
Viaggio nei distretti del "made in Serbia"


A Kragujevac, nella Mirafiori della ex Jugoslavia dove si produceva la Zastava, la Fiat scommette sulla rinascita del settore automobilistico dando vita a una joint venture con lo Stato, che ha messo sul piatto oltre un miliardo di euro. A Nis, l’area industriale pi importante della Serbia meridionale, sbarca Benetton acquistando gli stabilimenti della Nitex


... L’ex azienda tessile Nitex, dove sorger la fabbrica del gruppo veneto, si trova fra la via Pantelejska e il fiume Nisava, in pieno centro abitato...

continua:  http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/lavori_in_corso_per_i_colossi_fiat_e_benetton_viaggio_nei_distretti_industriali_made_in_italy-31392681/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F

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FOCUS di PASQUALE NOTARGIACOMO e PIETRO CALVISI

Contratti milionari per l'energia verde
cos investiamo nel pubblico, ma in Serbia


La MX Group spa costruir in Serbia il pi grande parco fotovoltaico del mondo. Un progetto da 1,755 miliardi di euro. La Italferr, del gruppo Fs, ha vinto importanti appalti per il rinnovo della rete ferroviaria. E aumentano gli strumenti finanziari pubblici per chi vuole internazionalizzare: in primis Sace, Simest, Finest


L'ultima notizia del 23 febbraio. Un'azienda italiana, MX Group spa, costruir in Serbia il pi grande parco fotovoltaico del mondo: cento impianti da 10 mw ciascuno, installati tra il 2013 e il 2015. Valore della commessa, affidata in esclusiva dal fondo lussemburghese Securum Equity Partners: 1,755 miliardi di euro... 

continua: 
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/serbia_infrastrutture-31234192/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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L'INTERVISTA di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

Fino a diecimila euro per assunto
Cos Belgrado diventa una calamita


Bojan Jankovic,  vicedirettore della Siepa, l'agenzia del governo che dal 2001 promuove gli investimenti: "Fino ad ora abbiamo raccolto 20miliardi di euro. L'Italia tra i principali paesi per numero di progetti". Le agevolazioni principali: sovvenzioni per le assunzioni e un regime fiscale vantaggioso per Iva e tasse su utili e lavoro dipendente, ma anche un costo del lavoro particolarmente basso e l'accesso privilegiato al mercato russo. Eppure solo il 5% delle aziende ha beneficiato dei sussidi. E il possibile ingresso nell'Unione europea non fa paura

BELGRADO - Per capire cosa abbia trasformato la Serbia in un paese con condizioni uniche per gli investimenti stranieri, la visita a Via Vlajkovicva 3, Belgrado, una tappa obbligata. La moquette rossa dell'ascensore di legno ci accompagna fino al quinto piano di un palazzo a due passi dal Parlamento. Qui la nota cromatica vira su un fondo azzurro, pervasivo eppure rassicurante. A caratteri bianchi si legge dovunque: Siepa, che sta per Serbia Investiment and Export Promotion Agency...

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/sovvenzioni_e_agevolazioni_fiscali_ecco_cosa_offre_la_serbia-31392968/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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VERSO LE URNE di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

Tra sogni europeisti e capitali stranieri
un Paese diviso in vista delle elezioni


In attesa del voto politico di aprile-maggio, in Serbia sono ancora tanti i nodi da sciogliere per il governo in carica. Dalle aperture al libero mercato, fino all'avvicinamento a Bruxelles, passando per la questione Kosovo e l'alta disoccupazione. Ecco gli scogli principali che deve affrontare il presidente Tadic, sfavorito nei sondaggi

BELGRADO  -  fresca di rientro la delegazione italiana di sei ministri, guidata dal premier Mario Monti, che lo scorso 8 marzo ha incontrato nella capitale serba il presidente Boris Tadic e mezzo esecutivo, nel secondo vertice bilaterale fra i due paesi...

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/la_lunga_transizione_serba_fra_sogni_europeisti_apertura_ai_capitali_stranieri_e_rigurgiti_nazionalisti-31392537/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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IL RACCONTO di PASQUALE NOTARGIACOMO e PIETRO CALVISI

Vojvodina, il "Nord-Est" serbo
ma un lavoratore costa 600 euro al mese


Viaggio nella provincia pi ricca del Paese, al confine con Ungheria, Croazia e Romania e ben collegata con Italia e Germania. Miniera d'oro per le nostre imprese, nonostante i salari pi alti rispetto ad altre aree della Serbia, con 680 milioni di euro di investimenti. "Arriva almeno un'azienda a settimana", spiega l'agenzia incaricata di attrarre capitali stranieri. E le condizioni vantaggiose alimentano la delocalizzazione anche da Timisoara 


...
 Nel nostro giro visitiamo lo stabilimento di Progetti a Sombor e quello di Calzedonia poco lontano. Il calzaturificio delle grandi griffe del made in Italy (almeno tre dei primi cinque marchi, ammette Romano Rossi, uno dei titolari) e poco distante la fabbrica di Intimissimi... 

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/vojvodina-31234002/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F



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IL SINDACALISTA di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

"Meno diritti in cambio di pi lavoro"
ma il sindacato tenta la sua battaglia


Con una disoccupazione al 24%, facile mantenere bassi i salari e non rispettare i lavoratori. Sebbene gli investitori stranieri tentino una riduzione dei diritti, le organizzazioni provano a difenderli. L'opinione del sindacalista Zoran Mihailovic, cresciuto fra le catene di montaggio della Zastava

BELGRADO - "Per il governo sarebbe tutto pi facile se in Serbia non ci fossero i sindacati". Lo ha detto Zoran Mihailovic, il Landini in versione serba...

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/l_apertura_agli_investimenti_stranieri_meno_diritti_in_cambio_di_pi_lavoro-31392609/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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VIDEO

Il made in Italy? serbo


Due imprenditori aprono i cancelli dello loro fabbriche e raccontano perch hanno investito lontano dall'Italia. Il patron di "Calzedonia", Sandro Veronesi, spiega: "Non pi economico produrre reggiseni". Il fondatore di "Progetti", a cui tre delle cinque maggiori firme dell'alta moda italiana hanno affidato la produzione delle loro scarpe, racconta: "Il costo del lavoro serbo ci permette di realizzare i prodotti con maggior qualit"


(di Pietro Calvisi e Pasquale Notargiacomo; traduzioni e il doppiaggio  Sara Polidoro e Maria Virginia Tomassi)


VIDEO: http://inchieste.repubblica.it/static/rep-locali/inchieste/includes/inchieste-nav.html?iframeUrl=http%3A%2F%2Fvideo.repubblica.it%2Fle%2Dinchieste%2Fil%2Dmade%2Din%2Ditaly%2De%2Dserbo%2F90342%3Fvideo&inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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IL REPORTAGE foto di P. CALVISI , P. NOTARGIACOMO color correction A. RUGGERI
13 marzo 2012  Riproduzione riservata


Banca intesa, Intimissimi, Fiat. Sono solo alcuni dei cartelloni pubblicitari che affollano le strade della citt serba. Sembra quasi di essere in Italia ma siamo tra le nevi di Belgrado


FOTO: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/13/foto/serbia_le_citt_il_reportage-31469420/1/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F#1


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IL FOTOREPORTAGE 2 foto di P. CALVISI , P. NOTARGIACOMO color correction A. RUGGERI
13 marzo 2012  Riproduzione riservata


Entrano ed escono dalle fabbriche, gli operai serbi costano poco. In media 600 euro lordi al mese. Nel reportage evidente il proliferare del made in italy. Tra tutti lo stabilimento Fiat dove RE le inchieste stato allontanato


FOTO: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/13/foto/fiat_co_lavoratori_serbi_per_marchi_italiani-31470756/1/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F#1


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L'INTERVISTA di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

Oliver, un consulente sempre pronto
meglio la Serbia che la Cina o l'India


Il segretario della Camera di Commercio italo-serba, che collabora da pi di quindici anni con le imprese che internazionalizzano nella ex Jugoslavia. "Il processo di apertura ricorda quello che successo negli anni passati nell'Europa dell'Est".  E, secondo una sua stima, sono almeno 1.100 le societ con partecipazione di capitale italiano

BELGRADO - Quando un'azienda italiana prende in considerazione di investire in Serbia, c' da scommettere che uno dei primi telefoni a squillare sar quello di Oliver Lepori. E anche nel tempo che trascorriamo con il giovane (classe '75) segretario generale della Camera di Commercio italo-serba, il flusso di chiamate si interrompe solo in rari momenti...

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/oliver_cuore_a_met_tra_italia_e_serbia_il_mio_lavoro_per_le_aziende_italiane-31392781/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F

 
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IL RACCONTO di PIETRO CALVISI e PASQUALE NOTARGIACOMO

Sara, a Belgrado come interprete
"Qui lavoro e mi sento accolta"


La storia di una giovane traduttrice abruzzese che, dopo gli studi nel nostro Paese e la difficolt a trovare un impiego, ha scelto di trasferirsi in Serbia dove ormai si sente a casa. "Ero demotivata, ecco perch ho fatto i bagagli per vivere questa nuova avventura"

BELGRADO - La comunit italiana in Serbia non composta solo da imprenditori arrivati in questi ultimi anni, ma c' anche chi ha deciso di venirci a vivere fresco di laurea. la storia di Sara Polidoro, classe 1984

continua: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/12/news/l_altra_italia_a_cui_piace_la_serbia-31392465/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F03%2F12%2Fnews%2Findustria_fuga_nei_balcani%2D31250164%2F


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#7309 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mer 21 Mar 2012 10:41 pm
Oggetto: Brgerliche Qualittszeitungen als Kriegshetzer
jugocoord
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(Kurt Gritsch, saggista autore di ricerche sulla manipolazione del consenso in occasione della aggressione alla Jugoslavia, spiega perch da anni ha smesso di credere a quello che scrivono i "grandi quotidiani" - in realt puri amplificatori di propaganda guerrafondaia.)

http://derstandard.at/1331207267450/Kurt-Gritsch-Gut-inszeniert-die-Mainstream-Meinung

KURT GRITSCH


Gut inszeniert, die Mainstream-Meinung


LESER-KOMMENTAR | 14. Mrz 2012 09:15

Sind brgerliche Qualittszeitungen Kriegshetzer? Medienkritik aus Sicht eines Konfliktforschers


Lesen Sie gerne Zeitung? Und wenn ja, gehren auch Sie zu jenen, die brgerlichen Qualittsblttern wie "FAZ", "NZZ", "Sddeutscher Zeitung" oder "Die Zeit" die Stange halten? Ich bekenne: Ich gehre nicht dazu. Nicht mehr, seit ich ber viele Jahre feststellen musste, dass die publizistische Vorbereitung von Krieg dort Methode hat. Starker Tobak, meinen Sie?

Sachlage scheint "objektiv" und eindeutig

Als Student las ich 1998 von gewaltsamen bergriffen von Polizeieinheiten auf Zivilisten im Kosovo. Die Sachlage schien eindeutig, so gut wie niemand wre ohne Sympathie fr die verfolgten Albaner gewesen. Zugleich fanden wir alle, dass man Serbien mit seinem "neuen Hitler" Slobodan Milosevic, der nicht auf diplomatische Verhandlungen reagierte und "seine eigenen Brger" ermordete, zur Rson bringen musste, notfalls auch mit Gewalt. Der Krieg sollte mit Krieg gestoppt werden. Dass dadurch die Zahl der Toten am Ende mehr als verzehnfacht wrden, konnten wir uns nicht vorstellen.
Im Frhjahr 1999 schickte die NATO Kampfflugzeuge, die ausschlielich serbische Militreinrichtungen bombardierten (von den planvoll getroffenen Schulen und Krankenhusern erfuhr ich erst viel spter), was die Albaner vor einem "neuen Auschwitz" (Joschka Fischer) retten sollte. Doch als die Massenbombardements auf Serben berraschenderweise doch keine Menschenrechte schtzten, sondern zur Massenvertreibung der Albaner fhrten, kam pltzlich Skepsis auf. Irgendetwas konnte da nicht stimmen, auch wenn alle mageblichen deutschsprachigen Massenmedien weiterhin behaupteten, dass die Luftschlge (das Wort "Krieg" wurde tunlichst vermieden) erfolgreich seien.

Wurden Fakten einfach unterschlagen?

Die Mainstream-Meinung sprach nur von zwei Alternativen: eingreifen oder zusehen, wobei letzteres mit dem Vorwurf ergnzt wurde, dass man so niemals Krieg gegen Hitler htte fhren knnen. Ein dritter Weg schien nicht zu existieren (die schon 1998 vorhandenen Lsungsvorschlge der Friedensforscher schafften es nmlich erst gegen Kriegsende in die groen Medien), Fakten wurden einfach unterschlagen, wie z. B. die Strategie der albanischen Terroreinheit UCK, einen Brgerkrieg anzufachen, die eigenen Leute zu opfern und dadurch die NATO zum Eingreifen zu bewegen (von wegen Holocaust!).
Nichts zu hren war auch von politischen, konomischen und geostrategischen Interessen der Interventionsstaaten. Das Ziel der NATO war nmlich in Wirklichkeit die Wandlung des Bndnisses vom Verteidigungspakt zur globalen Eingreiftruppe gewesen. Und der Krieg hatte nicht gefhrt werden mssen, weil die Diplomatie gescheitert war, sondern weil die USA und ihre Verbndeten die Verhandlungen hatten scheitern lassen, um einen Vorwand fr den lngst entschiedenen Krieg zu bekommen. In den etablierten deutschsprachigen Massenmedien war dies 1998/99 (mit Ausnahme des sozialistischen Spektrums) allerdings nirgendwo zu lesen.

Meinung versus Fakten

So viel zum Unterschied zwischen Meinung und Fakten. Bittere Erkenntnis dabei: Was ich, was wir 1998 fr unsere Meinung gehalten hatten, war kaum mehr gewesen als ein Wiederkuen der gngigen Positionen brgerlicher Medien. Wenn "FAZ", "Sddeutsche" und "NZZ" unisono vor "ethnischen Suberungen" und einem "Genozid" an den Albanern warnten, musste Serbien doch gestoppt werden. Was lag also nher, als die Forderung nach einer militrischen Intervention zu untersttzen, weil die UNO zu schwach war?
Die Fakten sahen anders aus: Whrend UN-Generalsekretr Kofi Annan eine "politische Lsung" forderte und Serbien und die UCK gleichermaen fr die Eskalation verantwortlich machte, sinnierte z. B. "Die Zeit" nur noch darber, ob Deutschland bei einem NATO-Einsatz (das Wort "Krieg" wurde tunlichst vermieden) mitmachen sollte oder nicht. Damit rief das wohl angesehenste deutsche Wochenblatt zum Verfassungsbruch auf und half tatkrftig mit, den ersten deutschen Krieg seit 1945 vorzubereiten. Im Mai 1999 rechtfertigte es dann nochmals diese Entscheidung in einem langen Fischer-Interview unter dem vllig ironiefrei gewhlten Titel "Wie Deutschland in den Krieg geriet".

Blick zu aktuellen Brennpunkten

Wozu dieser ellenlange Blick in die Vergangenheit? Erstens, weil wir Historiker am liebsten sowieso immer bei Adam und Eva anfangen wrden. Und zweitens, weil sich die Geschichte zwar nie wiederholt, aber hufig hnelt. Eine dieser hnlichkeiten lie sich an den "Arabischen Revolutionen" feststellen: Sobald in einem Staat brgerkriegshnliche Unruhen entbrannten, waren die brgerlichen Medien zur Stelle, um als Lsung fr das publizistisch mit entfachte Krisenfeuer was anzubieten? Sie erraten es schon: einen NATO-Einsatz (das Wort "Krieg" wurde tunlichst vermieden).
Als die BRD sich im UN-Sicherheitsrat der Stimme enthielt und jene Resolution 1973, die zur Grundlage der Bombardierung und Zerstrung Libyens wurde, nicht mittrug, kritisierte "Die Zeit", Deutschland knne sich Isolationismus nicht leisten. Will heien: Bitteschn in erster Reihe marschieren und bombardieren. Der Kriegseinsatz gegen Gaddafi sei "richtig und gerecht", er verliere erst dann seine Legitimitt, "wenn der Feldzug zum Fehlschlag wird". Will heien: Erfolgreiche Kriege sind automatisch legitim. Will weiters heien: Wenn sich die NATO als das mit Abstand strkste Militrbndnis der Welt einen schwachen Staat als Gegner auswhlt, dann ist das immer legitim, weil sie nmlich erfolgreich ist.

Sprache schafft Wirklichkeit

Und dann, wenig spter, Syrien: Wieder lsst ein bser Diktator unbewaffnete Zivilisten erschieen. Um nicht missverstanden zu werden: Es steht auer Frage, dass das Assad-Regime schwerste Menschenrechtsverletzungen begeht. Die entscheidende Frage ist aber, wie man die Gewaltspirale stoppt. Und die Vergangenheit zeigt ganz klar: Bombardierungen im Rahmen sogenannter "humanitrer Interventionen" machen alles nur noch schlimmer. Weniger Gewalt ist allenfalls durch Verhandlungen und Kompromisse, selbst mit einem Diktator, zu erreichen.

Wann und wie geraten internationalen Ereignisse in den medialen Fokus?

Dass unter den laut UN im Februar 2012 geschtzten 5.000 Toten rund 2.000 Soldaten und Sicherheitskrfte sind, wird allerdings in den meisten brgerlichen Printmedien kaum erwhnt. Kein Wort davon, dass "der Westen" einen Regimewechsel erzwingen will wie in Libyen, damit das strategisch wichtige Syrien sich von Russland weg und zu den USA und der EU hin orientiert. Oder wussten Sie, dass das Assad-Regime 2011 mit Reformen begonnen hat? Dass der seit 1963 geltende Ausnahmezustand aufgehoben, Gefangene freigelassen, korrupte Gouverneure abgesetzt und die alleinigen Herrschaftsansprche der Regierungspartei aufgegeben wurden? Wo stand zu lesen, dass Teile der innersyrischen Opposition einen Machtkompromiss mit Assad einzugehen bereit sind, whrend die u. a. von den USA mit Geld untersttzte Exilopposition zu keinem Entgegenkommen bereit ist?

Reflexion ber Recherquellen

Ist dieses Verschweigen von Fakten Zufall oder Methode? Vielleicht ist die Frage zu hart: Auch Journalisten knnen nicht alles wissen. Immerhin versorgen in den USA geschulte Kampagnenaktivisten die Massenmedien mit tglichen 'Nachrichten', Videos und Telefonaten unklarer Herkunft, immerhin gibt die verbotene Muslimbruderschaft mit der in Schweden erstellten Internetseite 'Syrische Revolution 2011' ihre Ziele (Sturz Assads und Flugverbotszone - das Wort "Krieg" wird, Sie haben richtig geraten, tunlichst vermieden) als jene des "syrischen Volkes" aus.
Auch Journalisten knnen politischen und medialen Manipulationen wie der Anti-Assad-Kampagne (u. a. im Internet von AVAAZ) von EU, USA und den arabischen Verbndeten (Katar, Saudi-Arabien, Jordanien) auf den Leim gehen. Doch halt: Sollten Journalisten nicht einen geschulten Umgang in Konfliktberichterstattung haben? Mssten ihnen nicht Manipulationsversuche bekannt sein, mssten sie nicht darber Bescheid wissen, dass eine gewaltsame Einmischung in einen Brgerkrieg nur zu noch mehr Gewalt und Toten fhrt? Und woher pltzlich dieser Glaube an das Gute "der militrischen Mission Menschenrechte", wo doch im selben Atemzug NATO-Verbndete wie das als beraus demokratisch bekannte Saudi Arabien oder Katar, das seine eigenen Demonstrationen mithilfe saudischer Soldaten niedergeschlagen hat, erwhnt werden? Und ein Letztes: Msste Qualittsjournalismus nicht zumindest ein paar Grundkenntnisse darber haben, dass alle Staaten, auch die unsrigen, Interessen haben und dafr notfalls auch bereit sind, ber Leichen zu gehen?

Voreilige Stigmatisierung?

Stattdessen werden Russland und China, die mit ihrem Veto im Sicherheitsrat gegen eine militrische Eskalation stimmten, als "Helfer des Mrders" Assad diffamiert ("Die Zeit"), der "gegen das eigene Volk" kmpft. Assad, so wei es ein Kommentar in der Sddeutschen Mitte Februar 2012, "lscht das Feuer der Rebellion mit Blut". Nur konsequent fordert das brgerliche Spektrum nun also auch fr Syrien die militrische Intervention, pardon: Es spielt den objektiven Beobachter: "Die Forderung, die internationale Staatengemeinschaft msse eingreifen, wird immer lauter" ("Sddeutsche"). Die Frage, die dabei die "NZZ" beunruhigt, ist nicht etwa jene nach den Folgen der Eskalation, sondern danach, wer schlussendlich bereit ist, die Drecksarbeit zu bernehmen und Truppen nach Syrien zu schicken.
Das ist Kriegstreiberei und gehrt auch als solche bezeichnet. Es gibt nmlich noch einen anderen Weg, wie der Bundesausschuss Friedensratschlag der deutschen Friedensforscher Ende Jnner 2012 in seiner Pressemitteilung klar gemacht hat: "Wer es also wirklich ehrlich meint mit dem Wunsch nach mehr Demokratie und Partizipation der Menschen (...), muss sich jeglichem gewaltsamen Einmischungsversuch von Auen widersetzen."
Von brgerlichen Qualittszeitungen sollte erwartet werden drfen, dass sie sich zum Thema Kriege und Konflikte an die diesbezglichen Spezialisten wenden, an die Friedens- und Konfliktforscher. Denn, wie Jrgen Todenhfer in der "FAZ" im Dezember 2011 klargestellt hat: "Jeder hat ein Recht auf eigene Meinung, aber keiner auf eigene Fakten." 

(Leserkommentar, Kurt Gritsch, derStandard.at, 14.3.2012)

Autor
Kurt Gritsch, Historiker und Konfliktforscher. Forschungsschwerpunkte: Jugoslawien, vergleichende Konfliktforschung der Arabischen Revolutionen. Zuletzt erschienen: "Inszenierung eines gerechten Krieges? Intellektuelle, Medien und der Kosovo-Krieg", Georg Olms Verlag 1999.



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#7310 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 22 Mar 2012 9:13 am
Oggetto: NATO in the Balkans... more and more
jugocoord
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(Proprio alla vigilia del XIII Anniversario della aggressione del 1999, i rappresentanti della NATO intensificano le pressioni per la annessione completa delle repubbliche jugoslave nella alleanza imperialista ed il loro coinvolgimento in nuove operazioni di devastazione coloniale in paesi vicini e lontani. Le classi dirigenti locali, tutte indistintamente, si piegano al volere dei padroni.)


NATO in the Balkans... more and more

1) flashback 2011: Ambassador Konuzin: "Serbia in NATO would represent threat to Russia"
2) NATO COM NHQSA MEETS WITH CHAIRMAN OF BIH COUNCIL OF MINISTERS
3) Senator Lugar's NATO Enlargement Bill
4) NATO in the Balkans: Appetite comes with eating
5) Montenegro on track to NATO membership: NATO commander / Visit to NATO by the Prime Minister of Montenegro
6) Visit to NATO by Minister of Foreign Affairs of Croatia
7) Visit to NATO by Minister of Defence of the Republic of Slovenia


Source of the following documents in english language is the Stop NATO e-mail list 
Archives and search engine:
http://groups.yahoo.com/group/stopnato/messages
Website and articles:
http://rickrozoff.wordpress.com


=== 1 ===

http://www.b92.net/eng/insight/tvshows.php?yyyy=2011&mm=03&nav_id=73523

Danas - March 30, 2011

"Serbia in NATO would represent threat to Russia"

Jelena Tasić 


Russian Ambassador to Serbia Aleksandr Vasilyevich Konuzin told the Belgrade-based daily Danas in an interview that Russian Prime Minister Vladimir Putin’s visit last week had "completely met the principal expectations".

It went in an atmosphere of close friendship and talks about trade and economic cooperation were very concrete and pragmatic, said the diplomat. 

According to the Russian ambassador, Putin did not talk about relations between official Belgrade and NATO with Serbian President Boris Tadić and Prime Minister Mirko Cvetković. The issue, as he said, was launched by heads of parliamentary groups in the Serbian parliament who showed Putin that they were not united in their stance regarding the possibility of Serbia joining the western military alliance. 

“In that situation, Prime Minister Putin clearly presented the Russian position – Serbs should solve the issue by themselves, but Russia thinks that it is necessary to present its opinion about NATO's expansion, which is jeopardizing its security.” 

Stating a concrete example, he said that nobody asked small countries in the NATO for their opinion, but that that instead decisions were made which these countries then had to fulfill. 

“Any possible decision about missile deployment in Serbia’s territory would be a threat to Russia’s security and Russia would be forced to take military actions in order to remove that military threat. Those measures would not be aimed against Serbia but against the missiles,” the Russian ambassador explained. 

Q: Is this statement of Prime Minister Putin a “warning” to the Serbian authorities? 

A: Serbia has the right to join any organization. We will respect the decision you make on your own, but we are counting on Belgrade to respectfully approach our thoughts that NATO accession would pose a threat to Russia’s security. I personally think that it is necessary to explain to Serbia what would happen if there was a threat to Russia’s security from its territory. We have been cooperating for 800 years and such a question never appeared. On the contrary, we fought wars against joint enemies and it is not quite clear for what reason weapons pointed against Russia could be deployed in Serbia.” 

Q: The NATO forces in Kosovo and Metohija are effectively already in a part of the Serbian territory. How does Moscow assess their presence after Kosovo’s self-proclaimed independence? 

A: The Kosovo territory is a part of Serbia in accordance with the UN Security Council Resolution 1244. NATO's military base is there despite Belgrade’s wishes. This means contrary to international law, and unlawfully. Russia sees it that way. 
....


=== 2 ===

http://www.aco.nato.int/com-nhqsa-meets-with-chairman-of-bih-council-of-ministers-.aspx

North Atlantic Treaty Organization - Allied Command Operations - March 8, 2012

COM NHQSA MEETS WITH CHAIRMAN OF BIH COUNCIL OF MINISTERS


Chairman of the Bosnia and Herzegovina (BiH) Council of Ministers Vjekoslav Bevanda had an initial meeting with NATO Headquarters Sarajevo (NHQSa) Commander Brigadier General Gary Huffman and discussed BiH's path to NATO.

Chairman Bevanda said that the BiH Council of Ministers was committed to BiH becoming a full-fledged NATO member as soon as possible...Bevanda said that priorities on this path are resolving the issue of prospective immovable defense property and ensuring funds in the BiH budget for further modernization of the Armed Forces of Bosnia and Herzegovina in line with NATO standards.

General Huffman supported BiH's ambitions regarding NATO. He said that he appreciated the recent decision of the BiH Presidency to strengthen the role of Bosnia and Herzegovina in the ISAF mission in Afghanistan. General Huffman said it was an important message that BiH sent to NATO partners because BiH made a step forward and instead of being a security consumer it turned into a state that actively contributes to peace building and stability in the world.

The joint conclusion of Chairman Bevanda and Brigadier General Huffman is that the issue of the prospective immovable defense property should be resolved as soon as possible which would mean a step forward towards full-fledged NATO membership. The issue of destruction of surplus ammunition and weapons, and future cooperation between the BiH institutions and NATO Headquarters Sarajevo were also discussed at the meeting.


=== 3 ===

http://www.civil.ge/eng/article.php?id=24538

Civil Georgia - March 10, 2012

Georgia in Senator Lugar's NATO Enlargement Bill


Tbilisi: U.S. Republican Senator Richard Lugar has introduced the NATO Enlargement Bill, calling on President Obama to provide “a clear roadmap” for the accession of Bosnia and Herzegovina, Georgia, Macedonia, and Montenegro to NATO at the Chicago summit in late May.

“I am hopeful that the Senate will pass this measure before the NATO Summit in Chicago this May,” said Lugar, who is the top Republican on the Senate Foreign Relations committee.

The bill, which he says aims at encouraging further enlargement of NATO, declares “for the first time in U.S. legislation”, that Bosnia and Herzegovina, Georgia, Macedonia, and Montenegro, which currently aspire to join the Alliance, are to be considered NATO “aspirants.”

Georgia has been referred to as “aspirant” country in a final statement of NATO foreign ministerial meeting in Brussels on December 7, 2011, which triggered Russia’s protest with its Foreign Minister Sergey Lavrov saying that he had “openly warned” his counterparts from the Alliance that such statements might serve as an encouragement for President Saakashvili to undertake “an adventure similar to the one of August, 2008.”

Senator Lugar’s bill, if approved, will require reports to the Congress on U.S. efforts towards further NATO enlargement and on the readiness of Bosnia and Herzegovina, Georgia, Macedonia and Montenegro to join the Alliance, as well as a report on “U.S. policies to uphold Georgia’s sovereignty and territorial integrity.”

If approved the bill will make Bosnia and Herzegovina and Montenegro eligible to receive U.S. assistance for NATO accession under the 1994 NATO Participation Act and will reauthorize assistance under the same act for Georgia and Macedonia.


=== 4 ===

http://english.ruvr.ru/2012_03_12/68221391/

Voice of Russia - March 12, 2012

NATO in the Balkans: Appetite comes with eating


A bill on NATO enlargement that is aimed at speeding up the accession of Bosnia and Herzegovina, Macedonia, Montenegro, and also Georgia to NATO was submitted to the U.S. Congress on Friday, March 9th. Its author is a well-known Republican Senator from the State of Indiana Richard Lugar. The above-mentioned bill says that the USA “continues to support the open door policy for NATO candidate countries”. 

The document that was prepared by Senator Lugar urges U.S. President Barack Obama to present a “clear-cut roadmap on NATO” – meaning the membership of countries that were mentioned for the NATO summit in May of this year. This document reflects America’s interests. 

Asked how much the Balkan states are interested in it, an influential Russian Balkan studies expert, Georgi Engelgardt, says:

"The authorities of Macedonia and Montenegro are seriously interested in the integration of their countries into NATO. And as regards Bosnia and Herzegovina, this is really a very difficult question because opinions on that score differ. The EU High Representative for Bosnia and Herzegovina has always defended the Euro-Atlantic integration. Both the Bosnian Muslims and the Bosnian Croats have also favoured this idea while the Serbs and their political autonomous entity - the Serb Republic - are strongly opposed to Bosnia’s joining NATO. So it is not clear for the time being how Bosnia as a single whole will pass a decision on and take steps toward its integration into NATO."

According to information available, a separate chapter of the previously mentioned bill is dedicated to U.S. nuclear forces in Europe. Among other things, it says that at the upcoming talks “it will be necessary to convince the Russian Federation of the necessity to strengthen transparency in issues dealing with non-strategic nuclear weapons in Europe and to withdraw all these weapons from the borders of the territories of NATO member-states.” 

Russian Balkan studies expert Georgi Engelgardt has certain doubts on that matter.

"Of course, of great importance for the USA here would be the support by all countries of the NATO enlargement policy on the development of anti-missile defence. It would also be good for all governments to come to the defence of this project in international and European forums. And in case of need they should offer their territories for basing missile defence elements there. As it appears, the governments of Macedonia and Montenegro will be ready to do that...However, as regards Bosnia and Herzegovina, if the Muslims and the Croats favour this too, the Serbs, despite the fact that the Bosnian Serbs were also subjected to NATO bombing 18 years ago, will disapprove granting the above-mentioned territories for military facilities. As a result, many questions will arise."

However, the biggest question is this: is it accidental that the bill on NATO enlargement has been submitted for consideration shortly before the next anniversary of NATO’s aggression against former Yugoslavia? There’s reason to believe that it will remain unanswered. Well, when it comes to big money, uncomfortable questions are ignored.


=== 5 ===

http://news.xinhuanet.com/english/world/2012-03/15/c_122835574.htm

Xinhua News Agency - March 14, 2012

Montenegro on track to NATO membership: NATO commander


BELGRADE: Montenegro is on track for NATO membership, the military alliance's supreme allied commander for Europe Admiral James Stavridis said on Wednesday.

Stavridis made the comment during a visit to Montenegro's capital Podgorica, reported the Montenegrin news agency MINA.

"Continue to implement reforms and meet commitments and I believe that this will be recognized and rewarded with membership in NATO," Stavridis said after his meeting with Montenegrin President Filip Vujanovic.

Stavridis commended Montenegro's contribution to the ISAF peacekeeping mission in Afghanistan, and highlighted cooperation between NATO and Montenegro...

Montenegrin Parliamentary Speaker Ranko Krivokapic also told Stavridis that Montenegro could contribute significantly to NATO's security priorities.

---

http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_85240.htm?mode=pressrelease

North Atlantic Treaty Organization - March 20, 2012

Visit to NATO by the Prime Minister of Montenegro


The Prime Minister of Montenegro, Mr. Igor Lukšić will visit NATO Headquarters on Wednesday 21 March 2012. He will meet with the NATO Secretary General, Mr. Anders Fogh Rasmussen and will attend the North Atlantic Council.


=== 6 ===

http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_85267.htm?mode=pressrelease

North Atlantic Treaty Organization - March 21, 2012

Visit to NATO by Minister of Foreign Affairs of Croatia


The Minister of Foreign Affairs of Croatia, Mrs. Vesna Pusić will visit NATO Headquarters on Thursday 22 March 2012. She will meet with NATO Secretary General, Mr. Anders Fogh Rasmussen.


=== 7 ===

http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_85266.htm?mode=pressrelease

North Atlantic Treaty Organization - March 21, 2012

Visit to NATO by Minister of Defence of the Republic of Slovenia


The Minister of Defence of the Republic of Slovenia, Mr. Aleš Hojs will visit NATO Headquarters on Thursday 22 March 2012. He will meet with NATO Secretary General, Mr. Anders Fogh Rasmussen.


=== * ===


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#7311 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 22 Mar 2012 12:58 pm
Oggetto: Il Brasile d'Europa
jugocoord
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http://tuttomoltobello.wordpress.com/2012/03/22/la-nazionale-che-non-ce-piu/

LA NAZIONALE CHE NON C’È PI

22 marzo 2012

C’era un tempo dove si poteva sentir parlare di “Brasile d’Europa”, una squadra piena zeppa di fantasia dove non era complicato trovare numeri dieci che fan sognare le platee. Una nazionale che ad Italia ‘90 present al mondo del calcio ragazzi destinati a formare un collettivo che quell’appellativo di “Brasile d’Europa” pareva avercelo cucito addosso. Due anni dopo una terribile guerra civile distrusse in mille pezzi una nazione e con essa la Jugoslavia del calcio, dividendo per sempre un gruppo pronto a far sognare negli stadi di tutto il mondo.
Nel 1960 si gioca la prima edizione dei campionati europei. La Jugoslavia arriva in finale contro l’URSS (altra nazione che conoscer divisioni epocali) perdendo 2-1, e nel 1962 ai mondiali in Cile si ferma in semifinale. Di quel primo gruppo erano soprattutto attaccanti e registi a farla da padrone: Dragan DžajićMilan Galić attaccante che vinse l’Oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 chiudendo da capocannoniere, e il regista Ivica Osim, che poi divenne l’ultimo allenatore della Jugoslavia unita. Nel 1976 la Jugoslavia gioc in casa gli europei chiudendo al quarto posto. Dopo quell’edizione la nuova generazione non port grandi talenti in campo, e la nazionale conobbe un periodo nerissimo non riuscendo addirittura a qualificarsi per i mondiali nel 1978 e ai successivi europei. Gli anni Ottanta furono un periodo di rifondazione calcistica dove per cominciarono a crescere campioni indiscussi. A livello di club la nuova generazione si impose con la Stella Rossa di Belgrado, che a met decennio era uno squadrone quasi interamente composto da giocatori jugoslavi, che sbocciarono nella nazionale dei mondiali di Italia ’90. In quell’edizione la Jugoslavia present in campo un gruppo di giovani terribili: Robert Prosinecki, Dejan Savicevic, Alen Boksic, Davor Suker, Dragan Stojković (che con l’Olympique Marsiglia vinse la Coppa Campioni contro il Milan). Venne eliminata solo ai calci di rigori dall’Argentina di Maradona campione del mondo, che poi perse in finale. Le basi per una squadra formidabile erano state poste, e campioni ne sarebbero arrivati altri. Ma nell’estate del 1991 leader politici cominciarono a tuonare dichiarazioni di indipendenza che portarono ad una guerra civile dai drammi immensi, dove dopo cinquant’anni di distanza si risent parlare di pulizia etnica e crimini contro l’umanit.
Dopo la divisione avvenuta nel 1992, la Serbia [*] fu considerata dalla FIFA erede naturale della Nazionale della Jugoslavia, ed infatti mantenne quel nome fino al 2003. Tutt’ora bomber della nazionale  Savo Milosevic, che gioc anche a Parma per un breve periodo. Nella nazionale serba hanno giocato Savicevic, Sinisa Mihajlovic, Pedrag Mijatovic e Darko Kovacevic. Oggi gioca il talento della Fiorentina Adem Ljajic e il capitano sempreverde Dejan Stankovic. Dopo la divisione la nazionale che ha fatto meglio stata la Croazia, quarta ad Euro ’96 e poi terza ai mondiali di Francia ’98. Bomber stato per parecchi anni Davor Suker, diventando anche capocannoniere ai mondiali francesi. Giocatori del gruppo storico sono stati Robert Prosinescky, Goran Vlaovic, Alen Boksic e Mario Stanic. A dettare i tempi poi c’era il talento di Zvonimir Boban. La Slovenia pu schierare a centrocampo la fantasia di Ilicic, in Italia a Palermo, e in porta la sicurezza di Handanovic dell’Udinese. C’è poi la Macedonia di Goran Pandev e la Bosnia-Erzegovina, che schiera in attacco la punta del City di Mancini Edin Dzeko e a centrocampo i due “romani” Pjanic e Lulic. Il Montenegro di Vucinic e Jovetic  invece la nazionale pi giovane, nata nel 2006.
Oggi a mettere questi nomi tutti insieme fa impressione. Ideologie etniche invece hanno ridotto a brandelli una nazione, un territorio e una squadra di calcio. Quella che, ancora oggi e forse pi che nel passato, sarebbe stata il “Brasile d’Europa”.

(Alberto Lucchini)

[*] In realt il riferimento alla federazione tra Serbia e Montenegro (ndCNJ).


=== * ===


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#7312 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Ven 23 Mar 2012 9:22 pm
Oggetto: Crimini di guerra NATO. ATTI del convegno TARGET
jugocoord
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Il 24 marzo 2012 cade il tredicesimo anniversario dall'inizio dei bombardamenti della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia.

Quella aggressione caus circa 500 civili uccisi "sul colpo", alcune migliaia di morti considerando anche le vittime militari, e molte decine di migliaia di decessi successivi, dovuti alle ferite ed alle modalit stragiste con cui i bombardamenti furono concepiti ed effettuati. La NATO scaten infatti una guerra - bench non ebbe nemmeno la onest di dichiararla in quanto tale - che fu allo stesso tempo una guerra chimica - ricordiamo ad esempio la distruzione deliberata dei serbatoi di cloruro di vinile monomero (VCM) del petrolchimico di Pancevo - ed una guerra nucleare "a bassa intensit" - poich il territorio fu contaminato con uranio "impoverito" (U238) assieme a molti altri metalli pesanti -, causando una spaventosa impennata dei casi di tumore tra la popolazione civile negli anni successivi e fino ad oggi. 

La documentazione in merito ai crimini di guerra commessi dalla NATO e dai singoli responsabili governativi dei paesi occidentali raccolta al nostro sito: http://www.cnj.it/24MARZO99/
Di seguito riportiamo invece l'annuncio della disponibilit degli Atti della conferenza TARGET, da noi organizzata in occasione del X Anniversario (2009) di quella stessa aggressione.

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus

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La conferenza: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/ 
Gli Atti: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/TARGET/ATTI/atti.html
---



Gli Atti del Convegno sono accessibili online, assieme a molti altri documenti multimediali sui temi collegati, dalla URL:




Tutti gli interventi al convegno sono attualmente scaricabili come files audio in formato MP3. Tra gli altri materiali salienti (elencati di seguito) segnaliamo: la copia integrale PDF del libro "Menzogne di guerra" di J. Elsaesser; una versione navigabile dello "White Book" della RFSJ sui crimini commessi nel 1999; ben tre dossier ricchi di articoli; alcuni saggi, incluso uno importante di Ramsey Clark e l'inedito "Il prolungato 'Ottantanove' della Jugoslavia" di Andrea Martocchia.


RINGRAZIAMENTI

Sia per l'organizzazione del meeting internazionale TARGET, tenuto a Vicenza nel X anniversario dei bombardamenti NATO sulla RF di Jugoslavia (21-22 marzo 2009), che per la realizzazione della presente pubblicazione multimediale, sono stati necessari l'impegno volontario e la disponibilit generosa di molte persone.

Il principale contributo tecnico per questa pubblicazione stato fornito da D. Kovačević. I materiali fotografici e video della iniziativa sono stati procurati da A. Martocchia, D. De Berardinis e I.                 Kerečki.

La documentazione video sulla distruzione della Jugoslavia, sui bombardamenti della NATO e sulla occupazione del Kosovo stata raccolta e selezionata a cura del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus. Un particolare ringraziamento va a Carlo Pona per la fondamentale opera di digitalizzazione dei documenti VHS. Tra le opere da cui abbiamo attinto figurano:
The avoidable war (G. Bogdanich e M. Lettmayer, USA/Germany 1999-2001)
De zaak Milosevic (VPRO, Olanda 2004)
La guerra umanitaria della NATO (Cobas Alfa Romeo, 1999)
I nemici della NATO (Comitato Jugoslavia Torino e Coord. Romano per la Jugoslavia, 1999)
Papa gde ćemo spavamo (D. Stojanovski, Duke production 1999)
Pančevo - Mrtav grad (Antonio Martino, 2007)
Sedci persone (Corrado Veneziano, Besa edizioni 2005)
Kosovo - mesto zločina (Bane Milosevic, 2000)
videoclip de "Il mio nome mai pi" di Ligabue - Jovanotti - Piero Pel (1999)
I dannati del Kosovo (V. Stojiljković e M. Collon, ed. italiana a cura di SOS Yugoslavia)
Stralci di trasmissioni dalla TV della Repubblica Serba di Bosnia, da RaiTre, dalla TV della Serbia, da Canale 5, da Russia Today
(per maggiori informazioni sulle opere si veda ad esempio http://www.cnj.it/documentazione/bibliografia2.htm#audiovideo ). 
Tra gli autori ringraziamo in particolare Riccardo Iacona e Antonio Martino, per la disponibilit esplicitamente accordata al nostro utilizzo di alcune sequenze delle loro opere ai fini della iniziativa di Vicenza e della presente pubblicazione. 
Rispetto ad eventuali diritti degli autori dei video qui presentati in brevi stralci, precisiamo comunque che la nostra divulgazione di tali stralci non risponde ad altro interesse che al desiderio e necessit di informazione del pubblico. Restiamo ovviamente a disposizione dei possibili detentori di copyright, con i quali non fossimo potuti entrare preventivamente in contatto, in caso di legittimi reclami spec. ai fini della rimozione di materiali la cui pubblicizzazione fosse indesiderata agli autori stessi.

Per la due-giorni di Vicenza stato fondamentale il contributo dei militanti del locale sindacato RdB-CUB e di Paolo Consolaro in particolare. Ringraziamo di cuore la Fileo onlus per la disponibilit a provvedere ai pasti senza alcun ritorno in termini economici. Straordinariamente gradito stato l'intervento dei musicisti della famiglia Milenkovich, assieme agli altri artisti che ci hanno fatto compagnia il sabato sera: Mario Mantilli con il suo Atto scenico tratto dallo spettacolo "Target - Belgrado 1999", l'Orchestra serba di Vicenza, i NeMaPrObLeMa! Orkestar.

Per ulteriori informazioni sulle tematiche legate alla aggressione N.A.T.O. contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, alle vicende internazionali e alle attivit del movimento che si oppone alla guerra e alle basi militari, nonch per ogni aggiornamento sulla pubblicazione degli Atti del Meeting si faccia riferimento ai siti degli organizzatori - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus e Rete Disarmiamoli! . 
Per maggiori informazioni e contatti scrivere a:
jugocoord @ tiscali.it
oppure: 
disarmiamoli @ libero.it

---

I n d i c e



sabato 21 marzo 2009

INTRODUZIONE
Paolo Consolaro, Roberto Luchetti (audio MP3)

I: PROPAGANDA DI GUERRA: tra disinformazione strategica e deriva politico-culturale 


- intervento Andrea Martocchia (audio MP3)
- intervento Andrea Martocchia (testo PDF)
- intervento Giulietto Chiesa (audio MP3)
- intervento Juergen Elssser (audio MP3)
- documento: Juergen Elssser, “Menzogne di guerra”, ed. Citt del Sole 2002 (OCR PDF) 
- intervento Jean Toschi Marazzani Visconti  (audio MP3)
intervento Jean Toschi Marazzani Visconti: Le contraddizioni di un genocidio sancito a priori (testo PDF)
altre:
- intervista a Elssser e Martocchia (da Radio Cooperativa) (audioMP3)

II: LE NUOVE CROCIATE: crisi macroeconomica e politiche militari 


- intervento Andrea Catone (audio MP3)
documento: Andrea Catone, Dopo l'indipendenza del Kosovo, daL'Ernesto online del 12/03/2008 (testo PDF)
- intervento Diana Johnstone: La Crociata dei Folli Continua - testo e audio


III: ECOCIDIO: gli effetti della guerra


- intervento Cinzia Della Porta (audio MP3)
- intervento Alberto Tarozzi (audio MP3)
documento: Alberto Tarozzi, estratti dal libro Impatto tra civiltà e progetti auto sostenibili, l’Harmattam Italia, Torino 2008 (testo PDF)
intervento Valerio Gennaro: presentazione (PPT) e audio (MP3)

TEMA: Delitto senza castigo: i crimini di guerra della NATO 

- intervento Domenico Gallo (audio 
MP3)
altre:
documento: Amnesty International, L'aggressione NATO - Danni collaterali o uccisioni illegali (testo PDF - link)
White Book del Ministero degli esteri Jugoslavo, sui crimini della NATO durante l'aggressione del 1999 (in inglese): 
HTML 1. parte2. parte

sintesi in lingua italiana (testo PDF)

TEMA: Kosovo ieri e oggi


altre:
documento: opuscolo sulla crisi del Kosovo (a cura di C.Bettio,testo PDF)
contiene:
Comunicato stampa CNJ 2008
Lettera aperta al Signor Pierre Moscovici, Vice-presidente del Parlamento Europeo (Jean-Michel Berard)
"Il Kosovo deve essere indipendente" (lettera aperta di ministri dei paesi occidentali)
Varie notizie
Kosovo: quello che può comprare il denaro (R. K. Kent)
La Serbia debitrice di giustizia in Kosovo (G. Clark)
Balcani, i troppi non-detto di Massimo D'Alema (T. Di Francesco)
Piano Ahtisaari: varie notizie
Quando i media non si ricordano più di ciò che avevano riferito sul Kosovo (
D. Johnstone)


domenica 22 marzo 2009


IV: ROVESCIARE IL TARGET - E' POSSIBILE?

La condizione dei lavoratori nei Balcani, in Italia, in Europa
- intervento Germano Raniero (audio 
MP3)
- intervento Zoran Mihajlovic (audio MP3)
intervento Nereo Turati (slides PDF)
- intervento Nereo Turati (audio MP3)

Dai bombardamenti sulla Zastava al grande movimento di solidariet
- intervento Gilberto Vlaic (audio 
MP3)


intervento Slobodanka Ciric (audio MP3)


intervento Riccardo Pilato (audio MP3)
- intervento Riccardo Pilato: Solidarietà Zastava: uno splendido esempio di sostegno politico e umano che dura da 12 anni (testo PDF)


intervento Rajka Veljovic (audio MP3)
altre:
documento: Andrea Catone, FIAT Serbia. Un caso classico di imperialismoda L'Ernesto n.3-4/2010 (testo PDF)

DIBATTITO
- intervento di Nella Ginatempo (audio MP3)
- intervento di Walter Lorenzi (audio MP3)
- intervento di Paolo Consolaro (audio MP3) 
- intervento di Vladimir Kapuralin (audio MP3)
- intervento di Vladimir Kapuralin (testo PDF)


altra documentazione sulla conferenza, 

sui bombardamenti NATO 

e sulla distruzione della Jugoslavia


altri materiali sulla iniziativa TARGET:




altri materiali e link
sulla distruzione della Jugoslavia:


- documento:  Ramsey Clark, Divide et impera, 2004 
(testo PDF)

dossier: “Chi come e perch ha distrutto la SFRJ, Com. unitario contro la guerra alla Jugoslavia, Roma 1999 (PDF - link)
contiene:
TAPPE DELLO SQUARTAMENTO DELLA REPUBBLICA FEDERATIVA SOCIALISTA DI JUGOSLAVIA
IL RUOLO DELLA TURCHIA NELLA CRISI JUGOSLAVA
IL RUOLO DELLA GERMANIA NELLA DISTRUZIONE DELLA JUGOSLAVIA
LE RESPONSABILITA' VATICANE NEL CONFLITTO BALCANICO: ALCUNI ELEMENTI
SI STANNO REALIZZANDO GLI AUSPICI DEL "VECCHIO LEONE" CHURCHILL?
LA NATO IN JUGOSLAVIA. PERCHÉ?

documento: Andrea Martocchia, La rimozione della Jugoslavia, da L'Ernesto nn.3 e 4/2003 (testo PDF)

documento: Andrea Martocchia: Il prolungato "Ottantanove" della Jugoslavia (testo PDF)

documento: opuscolo sull'ingerenza della NATO (a cura di C.Bettio, testo PDF)
contiene:
Sulla guerra NATO contro la Jugoslavia (C. Bettio)
Problemi ecologici e giuridici collegati ai bombardamenti di precisione (S. Gopal, N. Deller)
Il terrorismo economico del FMI (M. Chossudovsky)
Operazione Balcani : privatizzazione della propaganda e degli eserciti (J. Becker, M. Beham)
PRESENZA MILITARE ITALIANA NEI BALCANI 2001


- LINK: altra
 Documentazione sulla aggressione della NATO contro la  Repubblica Federale di Jugoslavia (24 marzo - 6 giugno 1999) sul sito del Coordinamento per la Jugoslavia - onlus



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#7313 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Ven 23 Mar 2012 9:24 pm
Oggetto: Una iniziativa a Siena e due importanti recensioni
jugocoord
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Da: partigiani7maggio @ tiscali.it

Oggetto: Una iniziativa a Siena e due importanti recensioni

Data: 22 marzo 2012 15.28.29 GMT+01.00



I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA
Storie e memorie di una vicenda ignorata

Roma, Odradek, 2011
pp.348 - euro 23,00

Per informazioni sul libro si vedano:


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Tra i nuovi inserimenti sul nostro sito segnaliamo:

Alessandra Kersevan: Intervento-recensione per la presentazione di Milano, 14 ottobre 2011

F. De Leonardis: Recensione per la rivista "Marx21" (n.1/2012 - gennaio-febbraio 2012 - PDF)

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Siena, martedi 27 marzo 2012

ore 16:30 presso la Facolt di Scienze Politiche dell'Universit, Aula 2, Via P.A. Mattioli 10

incontro-dibattito:

I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA

Interventi dei professori Lorenzo Nasi, Paul Corner, Simone Neri Serneri,
di Andrea Martocchia (coautore del volume I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana) e del partigiano Biondo (Alfredo Merlo)

Nell'occasione saranno inaugurate le mostre fotografiche "E IO ERO SANDOKAN" e "TESTA PER DENTE"

organizzano Circolo ANPI di Ateneo "Carlo Rosselli", LinkSiena



=== * ===



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#7314 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Lun 26 Mar 2012 8:39 pm
Oggetto: 1999, la "prima volta" della ex-sinistra
jugocoord
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1999, la "prima volta" della ex-sinistra

Di seguito lo speciale sul 13.mo anniversario della aggressione NATO contro Serbia e Montenegro, apparso su il Manifesto del 24/03/2012

1) Kosovo, tredici anni di digiuno in serbo - di Alessandro Di Meo 
2) La "prima volta" balcanica - di Tommaso Di Francesco


=== 1 ===

Quaresima nelle enclave serbe a 13 anni dal 24 marzo '99 quando, per proteggere i civili, cominciarono, per 78 giorni, i bombardamenti aerei della Nato a cui partecip anche l'Italia

Kosovo, tredici anni di digiuno in serbo 

di Alessandro Di Meo 

il Manifesto, 24/03/2012

Quei raid aerei vennero motivati per i diritti umani. Viene da ridere di fronte al disastro umano di centinaia di migliaia di civili serbi e delle mafie al potere nell' indipendente Pristina

GNJLANE. Padre Ilarion un monaco ortodosso, vive nel monastero di Draganac in Kosovo. Proviene dal monastero di Decani, il pi importante per la chiesa ortodossa serba. A Draganac c' tanto da sistemare. Dalla chiesa ai locali per i monaci, da quelli per gli ospiti a quelli per gli animali. In Kosovo di monasteri e chiese serbe in questi 13 anni ne hanno distrutti, dinamitati e incendiati, ben 150. Vicino al monastero, c' una sorgente d'acqua che si crede benedetta. E quando, il primo venerd dopo la Pasqua ortodossa, si celebra la Vergine Maria, vengono in migliaia a prenderla.
Moltissimi gli albanesi che, come in altri monasteri, cercano la grazia di Dio, anche se ortodosso.
Padre Ilarion si occupa anche di altro. Ad esempio, di tante famiglie serbe che vivono in condizioni assurde. Isolate dall'intolleranza del fanatismo indipendentista made in Usa, dall'oblio di mezzi di informazione per nulla interessati alle loro vite, isolate dalla natura che, a volte, le rende irraggiungibili. Come nei mesi scorsi quando due metri di neve hanno reso la loro vita ancora pi drammatica. Per la mancanza di cibo, di acqua, per la difficolt a portare loro un aiuto.

La Cucina popolare

Queste famiglie ricevono un pasto al giorno dalla Cucina Popolare, una piccola organizzazione guidata da Svetlana, una donna serba che in questi anni riuscita a garantire pasti giornalieri a circa 800 famiglie. Ricevono aiuti anche dal monastero ed padre Ilarion che divide donazioni, sceglie beneficiari, le porta direttamente. La cosa che pi sconvolge ma che pure, incredibilmente, riconcilia con la vita vedere come queste famiglie siano piene di bambini!
Vedere come la vita scorra anche in questi posti, dove per arrivarci ci vorrebbe una di quelle jeep di ricche Ong che sfrecciano per strade umanitariamente distrutte da bombe altrettanto umanitarie.
E tu invece ci puoi arrivare solo col furgone di Radovan, del villaggio di Kos, vicino Osojane, in piena Metohija. Ci arrivi con le sue manovre, a volte improbabili, ma pure con la rabbia. Serve anche quella. Perch ti chiedi come mai nessuno racconti della vita di questa gente; e perch il vivere in queste condizioni non diventi grido di dolore da far sentire al mondo. E perch il Kosovo e la Metohija siano stati ridotti cos, senza che nessuno abbia mosso un dito. Per creare questa finta e insopportabile pseudo-libert e pseudo-indipendenza, sono stati ridotti prima a un ammasso di macerie, ora lasciati a se stessi. Che si consumino le violenze contro i serbi nella Metohija, che si consumino nell'isolamento pi totale gli stessi serbi del Kosovo!
E si costruiscano ancora alberghi lussuosi, pompe di benzina, statue della Libert (a Pristina, sopra un hotel), statue dei Liberatori (Bill Clinton, sempre a Pristina). E si lascino marcire le carogne di tanti animali ammazzati dalle auto lungo le strade. Cani, gatti, volpi, si lascino cos che il Kosovo e la Metohija sono una discarica a cielo aperto e l'immondizia la trovi ovunque. Vicino le case, lungo le strade, sparsa nei campi.

BondSteel e i Monasteri

Era questa, dunque, la libert a cui si aspirava? Era questa l'indipendenza? Era il poter sventolare bandiere dell'Albania e degli Stati Uniti su tanti, troppi balconi? Era il ricevere soldi a fondo perduto per rendere il territorio sgombro da gente scomoda? Nei pressi di Urosevac, a sud della regione, sorge Bond Steel, la pi grande base Usa in Europa. Una vera e propria citt di cui poco si sa e poco si deve sapere. E chi pu controllare un territorio da cui nulla deve trapelare meglio di mafie, malavita e narcotraffico, oggi al potere nel Kosovo libero e indipendente dove perfino proibito pronunciare la parola Metohija, dal greco terre che appartengono ai monasteri?.
tempo di Quaresima e padre Ilarion mi illustra la pratica del digiuno, osservato per sette settimane prima della Pasqua, esclusi sabati e domeniche, tanto da arrivare a 35 giorni. Un digiuno detto dell'acqua, si mangiano solo cose bollite, niente carne, pesce, proteine animali, oli, vino. Si arriver a 36,5 giorni col sabato santo e met domenica di Pasqua. Un decimo di anno di digiuno offerto al Cristo Risorto.
Ma nei villaggi di Gnjlane e Novo Brdo, visitando famiglie, non sembra necessario il rispetto di date e ricorrenze per praticare digiuni. La povert concede spesso solo pane e farinacei, la carne cosa rara.

Uranio impoverito e Marchionne

Parlare di ingresso nell'Unione Europea qui ormai fa sorridere. Cos come parlare di sacrifici per superare crisi. E fa sorridere incontrare all'aeroporto di Belgrado, al ritorno, operai specializzati della nuova Fiat che esporta lavoro. Questi lavoratori devono dire signors, ch la lettera di licenziamento pronta anche per loro. Sono quasi 1700 e stanno a Kragujevac, dove non c' pi posto per dormire, con intere famiglie serbe senza lavoro trasferitesi a casa di parenti o amici pur di affittare agli italiani la propria a prezzi stracciati per guadagnare qualcosa per sopravvivere.
Sono preoccupati, questi lavoratori, del cibo mangiato in Serbia, in questo loro distaccamento forzato, lontano dalla famiglia perch c' da formare operai serbi per farli produrre tanto pagandoli poco, a zero diritti. la cura Marchionne. Del resto non erano umani, quei diritti, ma solo roba di malattie, turni e orari decenti, tutela delle donne, ferie, pause pranzo, cose cos. Fa sorridere e anche tenerezza, che si preoccupino per il cibo. Le bombe hanno fatto danni al ciclo vitale. Uranio impoverito, plutonio, radiazioni, inquinamento chimico e batteriologico. Loro lo sanno, glielo hanno detto anche gli scienziati, ma devono arrangiarsi. Sanno pure che la gente qui si ammala sempre pi di leucemia e tumori vari a causa di quello che c' stato. Qualcuno ha dimenticato? 
Sono passati 13 anni da quel 24 marzo 1999, quando la Jugoslavia fu definitivamente affossata da 78 giorni di bombardamenti Nato, ai quali partecip anche l'Italia. Ci dissero che si andava a proteggere civili e portare democrazia e rispetto di diritti umani. S, fa proprio sorridere tutto questo. Ma anche piangere. Lo sguardo dei bambini visitati non sappiamo toglierceli dagli occhi. Alcuni sereni, nonostante tutto, altri impauriti da situazioni difficili dentro le famiglie, altri persi nel vuoto; problemi psichici, chi mai se ne occuper? S, quello sguardo ti resta appiccicato.
Professionisti dei diritti umani non vengono fino quaggi. Preferiscono la ribalta, dove c' il dittatore di turno da abbattere e fantomatici oppositori da foraggiare con armi e soldi, coi quali accordarsi per il futuro da sfruttare.
Qui no, non viene nessuno. Non ci sono dittatori. La Serbia paese democratico, si manganellano manifestanti e si finisce in carcere se protesti troppo, anche se puzzi di fame. Questo dicono che sia Kosovo, un altro governo, con a capo criminali indagati per traffico di organi umani, ma eletti democraticamente. E allora? E allora questi bambini semplicemente non esistono!
Stupidi noi che li andiamo a cercare, che torniamo con nel cuore idee per farli sorridere un po'.
Smejes se!, Sorridi!, bambina persa nel vuoto di un gioco che neppure sai sognare. Vuoi conoscere il mare? In tv l'avrai visto. Proveremo a portarti noi. Ci vorranno soldi, sar difficile trovarli, mica ci compriamo aerei da guerra! Per quelli si trovano facilmente, per il tuo sorriso no, bisogna scalare montagne e pregare. Non il tuo dio. Bisogna pregare gli umani, quelli che non si fanno scrupoli davanti all'immagine della tua povera casa, perch sanno trovare alibi.
Ma noi, cocciuti, il mare te lo faremo conoscere. E toccare. E giocare. Insieme ai tuoi fratelli, sorelle, ai tuoi amichetti del villaggio vicino, cos vicino che nemmeno riesci a giocarci insieme. pericoloso, la sera c' il coprifuoco. Passano follia e provocazione, tirano sassi alle finestre, vogliono spaventare il tuo sonno. A volte sparano. Alla fine ci riescono, ti spaventano. Ma tu chiudi gli occhi e prova a dormire. Prova a sognarlo, quel mare visto in tv. Da vicino sar pure pi bello.

* Un Ponte per...


=== 2 ===

La "prima volta" balcanica 

di Tommaso Di Francesco

il Manifesto, 24/03/2012

Alle origini criminali e dimenticate dell’Ue. L'incipit della globalizzazione armata dell'Occidente, europeo e statunitense.

Con la guerra umanitaria della Nato che scatta il 24 marzo 1999 si realizza un incipit davvero di rilievo, una vera epifania:

1 - per la prima volta (c’era stata solo un anticipo di due giorni di raid nel 1994 contro i serbi di Bosnia che assediavano Sarajevo) l’Alleanza atlantica, oltre il suo mandato costitutivo – che avrebbe dovuto essere residuale dopo il crollo dei regimi dell’est, essendo stata costituita come alleanza militare per fermarne l’eventuale aggressione – entra in guerra bombardando dal cielo, per 78 giorni, con tonnellate di missili Cruise e di cluster bomb un paese del sud-est europeo di milioni di abitanti. Distruggendo con chirurgica e intelligente precisione strade, ponti, scuole, ospedali, bus, treni, asili, citt, mercati, fabbriche.

2 - Da l, per la prima volta, la Nato ricostruir e legittimer la sua esistenza, con il vertice dell’aprile 1999 di Washington – in piena guerra – ridefinendo e trasformando in chiave offensiva ruolo e
strategia internazionale. Che poi porter l’Alleanza in guerra in Afghanistan nel 2003, in Libia nel 2011, e a definire una operativit militare in Africa e Medio Oriente.

3 - Per la prima volta, esplicitamente, la guerra contro l’ex Jugoslavia si chiamer umanitaria, non pi solo il Desert storm dell’Iraq o il Ridare speranza della Somalia.

4 - La guerra aerea, gestita in prima persona dall’aviazione statunitense, per la prima volta accrescer il potere di controllo della leadership di Washington dentro la Nato sull’Europa, fino al condizionamento dei bilanci militari dei vari paesi aderenti, rivelatisi con la guerra di bombardamenti aerei sull’ex Jugoslavia, inappropriati ai nuovi compiti bellici. E questo a ovest e, per la prima volta a est. Fino al coinvolgimento nel 2004 nella coalizione dei volenterosi, da parte del presidente americano Gorge W. Bush, di tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, Russia esclusa, nella guerra all’Iraq per fermare le armi di distruzione di massa che proprio non c’erano.

5 - Da l nasce e si rafforza, per la prima volta, la rischiosa strategia dell’allargamento a est della Nato che porter l’Alleanza atlantica ad aprire basi militari in tutto l’est europeo, ai confini
dell’ex nemico numero uno, la Russia (certo non paragonabile all’ex Urss) fino alla guerra del 2008 nel Caucaso in sostegno alla Georgia che decise, su consiglio atlantico, di attaccare militarmente l’Abkhazia che aveva proclamato la secessione da Tbilisi.

6 - Altro incipit non trascurabile: si conferma la giustizia internazionale dei vincitori. Con l’istituzione all’Aja del Tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia, ad hoc, visto che la potenza militare guida della Nato, gli Stati uniti, non riconoscono il Tribunale penale internazionale dei diritti umani. E all’Aja, in modo a dir poco manicheo, saranno processati e condannati solo i criminali doc gi additati dai media internazionali al seguito delle potenze occidentali; mentre i crimini della Nato – nei raid aerei le vittime civili secondo il governo filoccidentale di Belgrado furono 3.500 –
restano impuniti (con tanto di protesta addirittura di Antonio Cassese, gi presidente del Tribunale dell’Aja sull’ex Jugoslavia, contro il procuratore dell’epoca Carla Del Ponte). Come impuniti restano, dopo la giusta condanna internazionale del massacro di Srebrenica, le altre Srebrenica commesse dai musulmani contro i serbi, come la strage di Kazanj a Sarajevo.

7 - E se parliamo di prima volta, come dimenticare che con la guerra di bombardamenti aerei della Nato nasce, in aperto disprezzo del diritto internazionale , un nuovo Stato, il Kosovo, autoproclamatosi indipendente nel febbraio del 2008 con sostegno esplicito degli Stati Uniti. Nasce una nuova nazione grande quanto il Molise, sulla base di una secessione etnica dalla Serbia – un nuovo innesco d’incendio nei Balcani – e intorno alla megabase statunitense di Camp BondSteel, presso Urosevac. Anch’essa costruita fuori dal Trattato di pace di Kumanovo del giugno 1999. Che poneva fine alla guerra avviando una amministrazione internazionale che escludeva basi militari straniere, acconsentiva all’ingresso delle truppe Nato (e dell’amministrazione Un-Mik) in Kosovo ma pariteticamente riconoscendo l’autorit di Belgrado sulla regione, del resto culla storica della nazione, della religione e dell’identit dei serbi.

8 - Inoltre, ed per noi forse l’incipit pi importante, la guerra umanitaria del 1999 venne gestita in chiave bipartisan dal governo pi di sinistra che il Belpaese abbia mai avuto: il governo D’Alema. 
L’Italia aderiva a questa guerra che si aggiungeva al conflitto sul campo e arrivava buon ultima nelle guerre balcaniche degli anni Novanta. Alle quali, ecco l’altro incipit europeo, la nascente Unione europea che emergeva politicamente nel 1991 aveva dato il suo criminale contributo, insieme ai sanguinari nazionalismi interni. Aiutando a demolire la Federazione jugoslava – che ancora esisteva con un governo autonomo, riconosciuto in sede Onu – con i riconoscimenti delle indipendenze di Slovenia e Croazia proclamate su base etnica. Poi tutto, inevitabilmente, precipit nella Bosnia Erzegovina che in piccolo rappresentava la complessit dei popoli e delle etnie dell’intera Federazione jugoslava. Cos si abdicava, anche da parte delle forze del movimento operaio, alla nostra Costituzione fondativa. Che all’articolo 11 dichiara di bandire la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali da l che cominciata a sparire ogni identit della sinistra.


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#7315 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Mer 28 Mar 2012 9:10 pm
Oggetto: I “nostri” alleati locali di cinque guerre in venti anni
jugocoord
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http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=206

“Eroi partigiani”? I “nostri” alleati locali di cinque guerre in venti anni
di Marinella Correggia (28 marzo 2012)
*
Sono stati molti i dittatori filoccidentali appoggiati dagli Usa in nome dell’aurea regola “è un figlio di, ma  il nostro figlio di”, come ebbe a dire il presidente Franklin Delano Roosevelt del dittatore nicaraguense Somoza.
Quando poi accade che l’Occidente debba rovesciare un regime (dittatoriale o meno) inviso da sempre o caduto in disgrazia, allora subentrano altri “nostri figli di puttana”: i presunti rivoluzionari locali. E’ successo pi volte dal 1991. La tragedia che mentre i dittatori filoccidentali erano odiati da quella galassia pacifista/movimentista/ong di persone impegnate contro la guerra, le ingiustizie internazionali e la violazione dei diritti umani, ebbene questa stessa galassia pi volte ha preso lucciole per lanterne quanto ai locali “nemici dei dittatori”. Gli occidentali sono incapaci di fare rivoluzioni a casa loro; e tentano “rivoluzioni per procura”. Ma scelgono male. Prendono regolarmente per “partigiani della libertà” quelli che ben presto si rivelano un’accozzaglia del peggio. Non solo: si affidano agli stessi soggetti locali che sono sponsorizzati dall’Impero. Magari invocando giustificazioni per assurdo (della serie: “beh, se dovuta intervenire la Natoper aiutare i ribelli in Libia, anche se sappiamo che la Natoha fini propri, i ribelli hanno i loro,  l’eterogenesi dei fini“).
Naturalmente i governi occidentali interessati a defenestrare a turno i “dittatori che uccidono il loro stesso popolo” (se uccidessero un altro popolo sarebbe meglio o peggio?, vien da chiedersi davanti a questa frase collaudata) hanno tutto l’interesse a spacciare i loro interventi armati diretti e indiretti per “protezione delle popolazioni civili e disarmate in rivolta” e per “sostegno alla democrazia”. E a eleggere i loro protetti locali a “legittimi rappresentanti” di un intero popolo, sia esso schierato con la rivolta oppure no.
E’ successo in tutte e cinque le guerre occidentali per ragioni geostrategiche. En passant poi successo anche senza guerre, con l’infinit di rivoluzioni “colorate” soprattutto nell’Est europeo e con i tentati colpi di stato (si pensi a quello contro il “dittatore” Chavez del Venezuela, eletto un’infinit di volte). E sta succedendo in Siria. E, prima, in Libia, in Afghanistan, in Iraq.
*
Siria: Fides, Human Rights Watch e perfino Foreign Affairs...
Recenti notizie dalla Siria: pulizia etnica, torture, assassini, rapimenti. Le accuse che da un anno si rivolgono al governo e all’esercito, che da un anno starebbero reprimendo atrocemente una “rivoluzione disarmata o che al massimo si autodifende” (come sostiene il leader del Consiglio nazionale siriano Bhuran Ghalioun)? No. Si parla di crimini compiuti dall’opposizione armata. E non lo dice “il regime di Damasco”. Lo dicono rispettivamente un’agenzia cattolica e una multinazionale dei diritti umani.
L’agenzia cattolica Fides, leggiamo su Contropiano, riprende l’allarme lanciato dalla chiesa ortodossa siriana e il 21 marzo parla di “Pulizia etnica a Homs. Bande di mercenari di Al Qaeda provenienti da Libia e Iraq e appartenenti alla brigata Faruq vicina ad Al Qaeda cacciano decine di migliaia di cristiani dalle loro case di Homs senza permettere loro di portare nulla. I militanti jihadisti avrebbero gi espulso il 90% dei cristiani di Homs. Andando casa per casa nei quartieri di Hamydiya e Bustan al-Diwan.
Dal canto suo l’organizzazione statunitense Human Rights Watch, autrice in dicembre di un lungo rapporto di denuncia del governo siriano (redatto solo sulla base di interviste a disertori e oppositori), stavolta sulla base di video e di denunce di residenti riferisce di torture mortali, rapimenti e perfino di una impiccagione compiuti da gruppi vicini all’Esercito siriano libero (la galassia dell’opposizione armata che ha un rapporto di collaborazione con il Cns). Insomma le stesse grandi Ong, che come i media occidentali mainstream sono stati strumenti di propaganda di vari governi nel produrre una escalation della crisi e nel demonizzare il regime” (http://english.al-akhbar.com/content/new-phase-syria-crisis-dealmaking-toward-exit), scoprono improvvisamente che l’opposizione compie atti contro i diritti umani. Parlare di “rivoluzione siriana”, poi, sembra fuori luogo. E molto reale pare invece l’ipotesi del complotto straniero da parte di Stati Uniti, Israele e alcuni paesi arabi contro l’asse Tehran-Damasco-Hezbollah, ritenuto l’unico vero ostacolo all’egemonia americana e israeliana in Medio Oriente (http://www.foreignaffairs.com/articles/137338/patrick-seale/assad-family-values?page=show). Della rivolta di oggi contro Bashar Assad i Fratelli musulmani sembrano essere stati i principali destinatari di armi e finanziamenti da parte di Libia, Qatar, e altri, ed essere aiutati da jihadisti arrivati da fuori e che comunque operano sotto l’ombrello del Syrian National Council.
*
 Libia: “ribelli”, “partigiani”, “rivoluzionari”, “brave persone”....
Il Doha Statement a chiusura della conferenza del “gruppo di contatto sulla Libia svoltasi in Qatar il 13 aprile 2011, cos definiva gli oppositori al regime libico: “A differenza del regime attuale, il Consiglio nazionale transitorio un interlocutore legittimo che rappresenta le aspirazioni del popolo libico – dialogo, riconciliazione, elezioni libere, societ civile, diritti umani e costituzionali e riforme economiche”. Salvo per le ultime due parole, questa definizione degli oppositori al governo libico appariva gi allora surreale: avvantaggiati dalle bombe della Nato che avevano chiesto a gran voce, i loro capi politici rifiutavano ogni dialogo. Quanto ai diritti umani, i video con i poliziotti e i neri impiccati dai “ribelli” armati gi circolavano allora; poi sarebbe venuto l’atroce assedio a Sirte e ai suoi civili; e in seguito, nella “Libia libera post-Gheddafi”, le torture di massa, i diecimila prigionieri, la deportazione dei neri di Tawergha. Riconciliazione nazionale?La Libia nel caos della vendetta, del razzismo, del settarismo e delle milizie armate, altro che elezioni e civili.
Stanno ora in silenzio e non si scusano per il gigantesco abbaglio quelle formazioni ed esponenti della “sinistra” occidentale che di volta in volta chiamarono i gruppi armati libici “partigiani”, “giovani rivoluzionari”, “un gruppo di brave persone”, “civili attaccati armati per autodifesa”. Testuale.
*
 Afghanistan: rivoluzionari, i warlords?
C’erano una volta in Afghanistan i mujaidin che gli Usa e l’Arabia Saudita armarono per sloggiare l’Unione Sovietica e che poi distrussero Kabul e altre citt e villaggi facendosi la guerra fra “signori della guerra”, nella prima parte degli anni 1990, fino all’arrivo dei talebani. Alcune fazioni anti-talebane, come l’Alleanza del Nord guidata da Ahmad Shah Massud, entrarono successivamente nelle grazie anche di alcuni attivisti d’Occidente. Rivoluzionario, Massud? Chiedete alle donne afghane esiliate del movimento Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) e vi diranno: “L’Alleanza del Nord come gli altri gruppi armati responsabile di moltissimi crimini; quanto i talebani”. Nondimeno, nel 2001 i mujaidin che distrussero Kabul tornarono a essere gli alleati locali degli Usa, nei bombardamenti per sgominare i talebani. E il governo filoUsa post-bombardamenti ha visto i warlords in posizione dominante, a tutti i livelli (centrale e locale)
*
Iraq: i curdi “buoni”
Alleati dell’Occidente contro Saddam dal 1991 in poi furono due formazioni curde dell’Iraq del Nord, capeggiate rispettivamente da Barzani e Talabani. A loro “protezione”, una no-fly zone dell’Onu che sarebbe durata fino alla successiva guerra all’Iraq nel 2003 riusc a far diventare il Kurdistan iracheno un protettorato dell’Occidente. Che non era certo cos gentile con i curdi rivoluzionari del Pkk, operanti nella Turchia alleata della Nato. Barzani e Talabani funsero spesso da cani da guardia dell’occidente contro, appunto, i curdi “cattivi” del Pkk quando questi sconfinavano pensando di proteggersi.
*
Kosovo: i “guerriglieri indipendentisti dell’Uck”
1999: nella “guerra umanitaria” della Nato, chiamata “Forza determinata” e formalmente condotta sulla base di notizie false per “fermare il genocidio della popolazione kosovara a opera dell’esercito di Milosevic”, furono gli armati dell’Uck (Esercito di Liberazione del Kosovo) a fungere da alleati locali della Nato. L’Uck, di cui anche esponenti della sinistra europea si innamorarono brevemente, fu armato, addestrato, sostenuto da Ryiad come da Washington. Ma il governo “indipendente” di Pristina emerso dai bombardamenti della Nato nella primavera del 1999, ed emanazione dell’Uck stesso, si rivelato un focolaio di criminali: attivi nel narcotraffico, implicati (come da denuncia del Consiglio d’Europa) nell’estrazione di organi da prigionieri serbi, persecutori della minoranza serba ancora presente in Kosovo dopo una pulizia etnica pressoch totale ai suoi danni...
(Intermezzo riguardante la guerra in Jugoslavia che insanguin l’Europa nei primi anni 1990. Anche in quel caso, non solo i governi occidentali ma gli stessi “pacifisti” tendevano a considerare “buoni” i croati e musulmani contro i “cattivi” serbi. Ne risult che la missione di interposizione Mir Sada, destinazione Sarajevo – agosto 1993 – dovette fare retrofront ben presto perch... i buoni croati e musulmani non erano pi buoni e si bombardavano a vicenda e avrebbero bombardato certamente anche i poveri pulman italiani carichi di pacifisti).


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#7316 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 29 Mar 2012 6:08 pm
Oggetto: Kapitalizam i marksizam
jugocoord
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(Mentre il capitalismo crea milioni di senzatetto, disoccupati e affamati, il Papa insiste che "a Cuba il marxismo fuori tempo massimo"... )

http://www.advance.hr/vijesti/dok-kapitalizam-gomila-milijune-beskucnika-nezaposlenih-i-gladnih-papa-tvrdi-kako-je-marksizam-na-kubi-zakazao/

Dok kapitalizam gomila milijune beskućnika, nezaposlenih i gladnih Papa tvrdi kako je "marksizam na Kubi zakazao"


D. Marjanović (advance.hr)
vrijeme objave: Utorak - 27. Ožujak 2012 | 19:13


Papa Benedkit XVI stigao je na Kubu kako bi propagirao vjeru, ali - sudeći prema izjavama - i politiku. Neposredno prije njegovog dolaska na Kubu tamošnjim vlastima i narodu je poručio "marksizam je zakazao". Ako to Papa zaista misli, onda očito ne zna čitati ekonomske i druge statističke podatke.

Stanovnici Kube imaju daleko najveći životni vijek u regiji, zdravstvo i školstvo besplatno je za svih, da nitko nije gladan ili da mu ne fali krov nad glavom i dalje se brine država. Nakon raspada SSSR-a Kuba se okrenula permakulturi i lokalnoj poljoprivredi, zbog toga danas ima možda i najzdraviju hranu na svijetu - reorganizacija cijelog društva ne bi bila moguća bez pravovremene i točne intervencije države. Kuba je među prvim zemljama u svijetu po broju liječnika po glavi stanovnika.

Svaki stanovnik Kube ima krov nad glavom, ukupna renta ga stoji tek 10% godišnje plaće. Glad na Kubi je nepoznanica. Prosječni Kubanac ne živi u luksuzu, ali definitivno ima sve za život dostojan čovjeka - struju, plin, Tv, radio i sve ostale potrepštine sastavni su dio gotovo svakog doma. Koliko stanovnika danas u SAD-u mogu samo sanjati o tim osnovama?
Na Kubi možete završiti kao beskućnik jedino ako beskućništvo doživljavate kao filozofski stav.

Kuba ima pismenost od 99,8%, smrtnost novorođenčadi manja je nego u nekim razvijenim zemljama. Kuba je jedina zemlja na svijetu koja zadovoljava WWF standarde obnovljivog razvoja - drugim riječima, Kuba je jedini model prema kojem ovaj svijet može dugoročno opstati.

Što je gospodin Papa zapravo želio reći kada je, na oduševljenje korporativnih medija diljem svijeta, poručio "marksizam ne funkcionira". Da li su ovi veliki uspjesi na Kubi nastali sami od sebe? Nekim neobjašnjivim čudom? Ne, upravo je kubanski socijalizam - koji kao direktan izvor koristi djela Karl Marxa - zaslužan za sve ovo. Kuba, da nije podobnih medija, danas bi se proučavala kao glavna smjernica kojom valja krenuti. Američke sankcije i uvođenje embarga ruše države diljem svijeta, Kuba je pritisnuta njima već preko pola stoljeća i unatoč tome, unatoč svim pokušajima da je se slomi, i dalje prosperira i prkosi pred cijelim ljudskim rodom.

Zašto se gospodin Papa ne osvrne na druge zemlje? Zašto malo ne pogleda kako mu katoličko stado danas živi u Španjolskoj i Italiji? Što je tamo "zakazalo"? Mladi ljudi diljem Italije i Španjolske nemaju posao, bore se za vlastitu egzistenciju, siromaštvo eskalira, ljudi se hrane po kontejnerima - ali ne, nije kapitalizam zakazao, već socijalizam. Zašto? Zato jer vjerski vođe na Kubi ne sjede u zlatnim stolicama? 

Kapitalizam je taj koji je zakazao, kapitalizam je taj koji je proizveo sustav koji je u potpunosti suprotan s učenjima Krista.
"Lakše je devi proći kroz ušicu igle no bogatašu stići u kraljevstvo nebesko", zar te poruke koje je uputio Isus svojim učenicima danas Papi ne znače baš ništa? Gdje je na svijetu najveći jaz između bogatih i siromašnih? Na Kubi? Ili je možda među najnaprednijim kapitalizmima kao što je SAD?

Papa se svijetu predstavlja kao učen čovjek - onda Papa zasigurno zna da na Kubi nije vladao "marksizam" oduvijek već su ga revolucijom donijeli Fidel Castro, Che Guevara i ostali revolucionari 1959.
Prije socijalističke revolucije, prema UN-ovoj ekonomskoj komisiji za Latinsku Ameriku, jaz između bogatih i siromašnih (ukupna primanja najbogatijih 10% populacije podijeljena s ukupnim primanjima najsiromašnijih 10%) bio je 1 naprema 64 - nakon uspostave socijalizma taj omjer je pao na 1 naprema 4.
Ali ne, jednakost među ljudima nije dobra - za Papu je to propali sistem koji treba što prije mijenjati na onaj neo-liberalni.

Svojim politikantskim nastupom Papa je pokazao koju stranu podržava. Danas se nastoji prikazati slika u medijima da je narod Kube fanatično dočekao Papu i kako jedva čekaju da njegove ekonomsko-socijalno-političke najave postanu stvarnost. Istina je sasvim drugačija - doček nije bio nimalo spektakularan.
"za razliku od Meksika, publika je bila daleko manje entuzijastična", prenosi CBS news.

Kubanci su narod koji drži do tradicije, ali to ne znači da Papa ima velik utjecaj.
"Ako krstimo našu djecu u Katoličkoj Crkvi, to je većinom radi tradicije, jer tako su radili naši očevi i djedovi. Svećenici će onda reći kako su svi kršteni zapravo Katolici, ali i oni sami znaju da to nije istina", rekao je Lazaro Cuesta za Havana Times.

Cuesta je predstavnik najbrže rastuće vjerske zajednice, ali ona nije Kršćanstvo nego Santeria - tradicionalno afričko vjerovanje. Afro-kubanski sveci zovu se Orishas i u njih, prema Lazaro Cuestu, vjeruje oko 80%. Katolička crkva se jako protivi tom trendu.
Zašto toliki broj Kubanaca se okreće Santeriji, a ne Kršćanstvu? Cuesta daje u slijedećem pojašnjenju: "Ljepota Santerije je u tome da se bavi ovozemaljskim problemima kao što su zdravlje, ljubav, posao... Mi u Santeriji ne nudimo raj, već pomažemo jedni drugima da nam život bude bolji ovdje, na zemlji".

izvor(i): CBS | Havana Times | Telegraph
Vaši komentari: (124): http://www.advance.hr/vijesti/dok-kapitalizam-gomila-milijune-beskucnika-nezaposlenih-i-gladnih-papa-tvrdi-kako-je-marksizam-na-kubi-zakazao/

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#7317 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Gio 29 Mar 2012 7:47 pm
Oggetto: Il y a 20 ans, la Yougoslavie explosait (2e partie)
jugocoord
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(La 1e partie: http://www.csotan.org/ao/article.php?ao_id=42&art_id=550&Mois=juin&Year=2011
ou http://www.michelcollon.info/Il-y-a-20-ans-la-Yougoslavie.html
ou http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/7102 )


http://www.csotan.org/ao/article.php?ao_id=43&art_id=571&Mois=octobre&Year=2011

Il y a 20 ans, la Yougoslavie explosait (2e partie)


Bien que sa scession se soit droule pacifiquement, la Macdoine dut attendre bien plus longtemps que les autres rpubliques yougoslaves pour tre admise l’ONU, sous le vocable d’« Ancienne rpublique yougoslave de Macdoine , ou FYROM selon son acronyme anglais. Et ce n’est qu’à la fin 1993 que son indpendance, proclame en septembre 1991,fut reconnue par de premiers pays de l’Union europenne, et au dbut 1994 par les Etats-Unis, soit un an et demi aprs la Russie. En cause, dj, l’attitude hostile de la Grce, inquite que le nom  constitutionnel  du nouvel Etat ( Rpublique de Macdoine ) n’implique des revendications territoriales sur la rgion du mme nom occupant le nord de son Etat. Aprs avoir entran divers blocus grecs dans les annes ’90, cette querelle a suscit le veto d’Athnes l’entre du pays dans l’OTAN en 2008 et continue de bloquer son adhsion l’UE.

Si les mesures de rtorsion grecques peuvent paratre dmesures au regard du faible poids, tant militaire qu’économique, de la Macdoine, il faut admettre que, si Skopje voulait tout prix susciter l’ire d’Athnes, elle n’agirait pas autrement. Le centre de la capitale macdonienne est encombr de monuments et de rfrences la gloire de hros grecs antiques, en premier lieu Alexandre le Grand. On pourrait vainement chercher une quelconque filiation entre ce palo-imprialiste de gnie et la population macdonienne, peuple slave arriv dans la rgion plus d’un millnaire aprs sa mort.

En outre, cette polmique identitaire laisse de marbre les diverses minorits du pays : Turcs, Serbes, Roms et, surtout, Albanais qui constituent eux seuls plus d’un quart de la population. La tension entre ces derniers et la majorit slave a culmin en 2000 quand une manation de l’Arme de libration du Kosovo (UCK), l’Arme nationale de libration (UCK-M), a dclench une gurilla contre les forces de scurit macdoniennes. Cette  petite  guerre, qui causa quand mme un millier de morts, s’est acheve en aot 2001 par la signature de l’accord d’Ohrid. Impos sous la pression occidentale, cet accord a octroy divers droits la minorit albanophone (dcentralisation, meilleure reprsentation dans les services publics, reconnaissance de l’albanais comme langue officielle…), condition que l’UCK-M se transforme en parti politique et que – l’inverse du Kosovo – elle renonce toute ide de scession ou de  Grande Albanie . Une force de l’OTAN tait dploye pour garantir le cessez-le-feu et dsarmer les anciens rebelles.

Petite particularit de ce conflit, des instructeurs tats-uniens taient dploys dans les deux camps, arme macdonienne et UCK-M. Il fallut mme une intervention de soldats tats-uniens de la force de l’OTAN au Kosovo pour secourir un groupe de rebelles qui s’étaient aventurs dans la banlieue de Skopje. Parmi eux, se trouvaient 17 officiers de la MPRI, la firme de Virginie qui avait planifi les offensives de l’arme croate contre les Serbes de la Krajina en 1995 !

La force de l’OTAN a t remplace en 2003 par une mission militaire de l’UE, compltant la mise sous tutelle du pays par Bruxelles, qui le gratifiait un an plus tard du statut de  candidat . Bien qu’il ait t rig en modle de la Banque mondiale pour l’audace de ses  rformes ,sa situation conomique reste profondment morose, avec un taux de chmage voluant largement au-dessus de 30 %. Alors que les  questions nationales  des deux principaux groupes ethniques ne sont pas rsolues, l’écart de niveau de vie entre les Macdoniens et les autres citoyens d’ex-Yougoslavie n’a cess de se creuser.

***

Sous la direction de Milo Djukanovic, qui a altern pendant prs de vingt ans les postes de Premier ministre et de Prsident de la rpublique, le Montngro a longtemps maintenu des liens avec la Serbie. Ayant fond avec elle, en 1992, la  Rpublique fdrale de Yougoslavie  sur les dcombres de la  Rpublique fdrative socialiste de Yougoslavie  de Tito, le Montngro a progressivement pris ses distances avec Belgrade. Une vague confdration, la Communaut d’Etats Serbie et Montngro, a t forme en 2003, prlude une sparation complte en 2006, la suite d'un rfrendum sur l’indpendance remport de justesse par les scessionnistes.

Sous Milosevic, pendant la dcennie de sanctions qui ont accabl la RFY, Djukanovic a consolid son pouvoir en accroissant son autonomie vis--vis de Belgrade, encourageant une identit montngrine dans une population qui s’est longtemps considre comme une branche de la nation serbe. Mais, surtout, il a pris prtexte des embargos pour dvelopper d'importants rseaux de contrebande  pour le bien du pays . Il s’est considrablement enrichi, notamment en contrlant le trafic de cigarettes travers l’Adriatique, en collaboration avec certains clans de la mafia italienne et avec divers gros formats de la criminalit serbe et croate. Plusieurs journalistes qui ont expos ces pratiques, au Montngro, mais aussi en Croatie, ont pay de leur vie leurs rvlations. Protg par son immunit de chef d’Etat, il a jusqu’à prsent chapp la justice italienne qui l’a dans son collimateur depuis plus de dix ans.

Refuge des mafias d’une bonne partie de l’Europe, le Montngro est galement la terre d’accueil ensoleille de nombreux oligarques russes, qui rachtent de larges portions de la cte adriatique, ainsi que les quelques fleurons de son industrie, en particulier celle de l’aluminium. Cela ne l’a pas empch d’adopter, ds 2002, l’euro comme monnaie officielle et de recevoir le statut de  candidat  au club europen en dcembre 2010, moment ce point historique que Djukanovic en a profit, cdant de pesantes pressions internationales, pour se retirer de la tte de l’Etat. Il a cependant tenu garder les rnes de son  Parti dmocratique des socialistes , majoritaire au Montngro depuis sa cration sur les dcombres de la section locale de la Ligue des communistes de Yougoslavie en 1990.

Sur le plan politique, l’attention reste focalise sur les relations avec la Serbie. Ayant choisi la  montngritude  comme cheval de bataille, le pouvoir de Podgorica s’acharne promouvoir une  Eglise orthodoxe montngrine  (alors que les Montngrins sont traditionnellement de rite orthodoxe serbe) et une langue montngrine (alors que les idiomes parls en Serbie et au Montngro ne diffrent que par l’accent). Ces efforts se sont tendus au domaine de l’enseignement, o le gouvernement a voulu imposer le  montngrin  comme langue officielle unique.

Cependant, le premier recensement en 20 ans, men en avril 2011, a rvl que, si 45 % de la population s’affirme montngrine1, ils sont nanmoins 43 % dclarer parler  serbe , contre seulement 37 % disant s’exprimer en  montngrin . Conforte par ces chiffres, refusant la marginalisation de la langue d’une majorit de la population, l’opposition a, pendant plusieurs mois, refus de contribuer une majorit des deux tiers ncessaire l’adoption d'une rforme de la loi lectorale, pralable aux ngociations d’adhsion avec l’UE. Le gouvernement a finalement cd, en reconnaissant, juste avant la rentre scolaire, la variante  serbe  dans le systme d’enseignement.

Mme si cet obstacle est dsormais lev, le chemin du Montngro vers le paradis europen risque d’être encore long, certains Etats membres voquant discrtement la gne que commence leur inspirer l’absence de libert de la presse et les accointances mafieuses des cercles dirigeants dans le petit Etat se voulant le  Monaco de l’Adriatique .

***

En crant avec le Montngro la  Rpublique fdrale de Yougoslavie  en avril 1992, la Serbie, sous la prsidence de Slobodan Milosevic, se rsignait la fin de la  grande Yougoslavie  et entamait le retrait de ses troupes des champs de bataille de Croatie et de Bosnie-Herzgovine, non sans laisser aux milices serbes locales armement, conseillers et volontaires de tous poils. Si Milosevic garda assez facilement le contrle des indpendantistes serbes de Croatie, ses relations avec ceux de Bosnie, dirigs par Radovan Karadzic, furent beaucoup plus heurtes et c’est avec grand peine qu’il leur imposa l’accord de Dayton qui mit fin la guerre en novembre 1995.

A ce moment, le prsident serbe, apparatchik de la Ligue des communistes arriv au pouvoir l’issue d’un putsch interne qu’il dnomma  rvolution antibureaucratique , crut sans doute qu’il allait enfin pouvoir se dbarrasser de son image de  Hitler des Balkans  matraque par les mdias occidentaux et que les mesures d’embargo – militaire, conomique et culturel – qui isolaient le pays allaient bientt s’allger.

Il n’en fut rien. Quelques mois aprs Dayton, une formation paramilitaire, l’Arme de libration du Kosovo (UCK), lanait ses premires attaques contre des policiers et des rfugis serbes de Croatie et Bosnie installs au Kosovo. En 1989, la province mridionale de Serbie, et galement son berceau historique, mais peuple majoritairement d’Albanais, avait eu son statut d’autonomie drastiquement rduit par Milosevic, mis sous pression par la minorit serbe qui se plaignait d’être malmene par la majorit albanophone. Mens par Ibrahim Rugova, les Albanais entamaient alors une rsistance non-violente, accompagne d’un rseau d’institutions parallles. Belgrade laissa faire et ne prit pas la peine d’entamer des ngociations srieuses avec Rugova. Cela fournit l’UCK un certain soutien dans une jeunesse jugeant que les moyens pacifiques n’avaient rien donn. Entrane en Albanie par les services secrets allemands, finance par la mafia albanaise et ses revenus tirs du trafic international d’hrone, l’UCK se dveloppa rapidement, suscitant une riposte militaro-policire de Belgrade et d’invitables  bavures .

Aprs un semblant de ngociations Rambouillet, prs de Paris, l’OTAN estima qu’il tait temps d’empcher un  gnocide  et entama en mars 1999 une campagne de bombardements, qui mirent davantage mal les infrastructures civiles (industries, ponts, coles,…) de la Serbie que l’appareil militaire yougoslave. Alors que le conflit n’avait jusqu’alors provoqu qu’un nombre limit de morts et de rfugis, les bombes de l’OTAN entranrent la vritable  catastrophe humanitaire  qu’elles taient censes prvenir2. Les milices et la police serbes se retournrent contre la population albanophone, dont plus de la moiti se rfugia en Albanie et en Macdoine. Cependant, aprs 78 jours de frappes, Milosevic cda et retira arme et police du Kosovo. Avec les forces terrestres de l’OTAN, l’UCK s’empara du territoire qu’elle s’employa  purifier  de ses lments non-albanais (Serbes et Roms furent les plus viss) et de nombreux  tratres , des Albanais qui avaient collabor avec les services tatiques serbes ou yougoslaves. Mis l’écart ds avant les bombardements par les Occidentaux, dont le chri tait devenu Hashim Thaci, chef de l’UCK, Rugova et son parti parvinrent nanmoins s’imposer lors des scrutins lectoraux. Mais le vrai pouvoir, fond sur une conomie souterraine comprenant une varit sans bornes de trafics et d’activits criminelles, demeurait aux mains de l’UCK, en particulier dans celles de la faction dirige par Thaci.

Afin de restaurer un semblant de lgalit internationale – les bombardements n’avaient nullement t autoriss par le Conseil de scurit –, l’ONU dploya au Kosovo une mission charge d’administrer le territoire en attendant que son statut soit dtermin. Mais la rsolution du Conseil de scurit qui autorisait ce dploiement, et celui des troupes de la KFOR, sous commandement OTAN, charges d’en assurer la scurit, raffirmait l’appartenance du Kosovo la Yougoslavie d’alors, dont l’hritier juridique est la Serbie.

Affaibli par la perte de contrle du Kosovo, l’exception relative du Nord, peupl majoritairement de Serbes, mais surtout par des difficults conomiques croissantes et par les immixtions de plus en plus ouvertes des pays occidentaux, Milosevic, alors Prsident de Yougoslavie, fut renvers en octobre 2000, l’issue d’un scrutin controvers et de manifestations soigneusement prpares qui aboutirent la prise du Parlement et de la radio-tlvision. Huit mois plus tard, la nouvelle quipe au pouvoir – regroupe sous la houlette du Premier ministre serbe Djindjic, pro-occidental, et du Prsident yougoslave Kostunica, souverainiste – expdia Milosevic La Haye, o le Tribunal pnal international l’avait inculp de crimes contre l’humanit et de gnocide en Croatie, en Bosnie et au Kosovo. C’est galement vers cette poque que Belgrade vint bout d’une petite gurilla albanaise apparue au dbut 2000 dans la valle de Presevo, rgion de Serbie centrale bordant le Kosovo et peuple majoritairement d’albanophones. Rclamant l’annexion de cette rgion au Kosovo, voire une  Grande Albanie , cette autre manation de l’UCK perdit tout soutien occidental, et concrtement celui de la KFOR, ds que Milosevic fut renvers.

Bien que le Premier ministre fut assassiné– vraisemblablement par des lments d’une unit spciale de la police craignant que certains d’entre eux soient extrads La Haye – en 2003, le Parti dmocrate fond par Djindjic consolida progressivement son pouvoir et dploya un maximum de zle satisfaire les recettes des pontifes de Bruxelles : rformes ultralibrales dans le champ conomique, social et fiscal et, bien entendu, collaboration pousse avec le Tribunal de La Haye, jusqu’à l’extradition du dernier inculp recherch, Goran Hadzic, ancien leader serbe de Croatie, en juillet 2011. Assez curieusement, le principal partenaire de coalition du gouvernement serbe est, depuis 2008, le Parti socialiste fond par Milosevic ! Entre-temps, le partenaire montngrin avait largu les amarres et la Serbie fut sans doute le seul Etat au monde devenir indpendant sans l’avoir demand !

Alors que l’actuel Prsident, Boris Tadic, son gouvernement et une partie de l’opposition clament que les deux  priorits stratgiques  du pays sont l’adhsion l’UE et le maintien du Kosovo en Serbie, ce grand cart devient de plus en plus difficile tre crdible. Certes, l’UE  se rapproche  peu peu. Ayant profondment modifi sa lgislation et venant, notamment, d’adopter la loi de  restitution  des biens des grands propritaires de l’époque de la monarchie, la Serbie espre devenir officiellement  candidate  encore en 2011. Quant la seconde priorit proclame, depuis la proclamation d’indpendance du Kosovo en fvrier 2008, elle semble, non seulement s’apparenter de plus en plus un vœu pieux, mais tre de plus en plus inconciliable avec la premire.

Certes, plus d’une centaine d’Etats – particulirement en Amrique du Sud et en Asie – n’ont pas reconnu l’indpendance du Kosovo et la Serbie peut compter sur le soutien de la Russie et de la Chine pour bloquer son accession l’ONU et de nombreuses instances internationales. L’image de ses dirigeants issus de l’UCK a t srieusement corne par les accusations formules par le rapport de Dick Marty, publi fin 2010, les impliquant dans un trafic d’organes de prisonniers serbes pendant et peu aprs la guerre de 1999. Mais Hashim Thaci, considr comme le chef de ces sordides contrebandiers, a russi se maintenir la tte du gouvernement kosovar et se promne librement Washington et Bruxelles. L’enqute  indpendante  exige par Marty et une rsolution du Conseil de l’Europe a t confisque et pratiquement enterre par EULEX3, la mission de l’UE qui encadre le gouvernement de Pristina et qui a remplac celle de l’ONU lors de la proclamation d’indpendance.

La prsente anne 2011 a surtout t marque par l’ouverture, en mars Bruxelles d’un  dialogue  entre Pristina et Belgrade, pourparlers demands par une rsolution de l’Assemble gnrale de l’ONU prsente conjointement par l’UE et la Serbie, et, depuis juillet, par des incidents sans prcdent dans le Nord du Kosovo (voir l’encadr).

Ces vnements, caractriss par une troite coordination entre le gouvernement de Thaci, la KFOR et EULEX afin de tenter de rompre le cordon ombilical entre Serbes du Nord du Kosovo et la Serbie centrale tout en prenant appui sur des pourparlers biaiss, semblent rvler une tactique bien huile de la  gestion  des conflits balkaniques par l’Occident. En fvrier 1999, les ngociations de Rambouillet ont t organises la seule fin de justifier les bombardements qui suivirent quelques semaines plus tard ; les pourparlers de 2006 et 2007 sur le statut  final  du Kosovo, sous la houlette de Martti Ahtisaari, n’avaient comme seul objectif de montrer que son indpendance tait inscrite dans les toiles. A nouveau, le  dialogue  exig par l’UE et les Etats-Unis ne sert qu’à camoufler une politique fonde sur le chantage et l’imposition du fait accompli. Belgrade a tout intrt rompre le plus rapidement possible ce cycle infernal. Sinon, il est craindre que le Nord du Kosovo tombera rapidement sous la coupe de Pristina et que ses habitants connatront le sort rserv aux Serbes et autres minorits du reste du Kosovo, o ceux qui ont vit la mort et l’exil vivent parqus dans des bantoustans assigs.


Notes

1. Contre 29 % de Serbes, 8 % de Bosniaques, 5 % d’Albanais, etc. Les rsultats officiels du recensement sont disponibles sur www.monstat.org
2. De 1996 mars 1999, le conflit avait fait environ 2.000 morts, en majorit des combattants ; pendant les 11 semaines de bombardements, on en releva environ 10.000, surtout des civils ; dans le Kosovo occup par l’OTAN, le nettoyage ethnique cota la vie au moins un millier de personnes, uniquement des civils.
3. Voir Trafics d’organes au Kosovo : vers le sabordage de l’enqute ?, Alerte OTAN ! n 41, mars 2011


Georges Berghezan



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#7318 Da: "C.N.J." <jugocoord@...>
Data: Dom 1 Apr 2012 11:16 am
Oggetto: PROTIV REHABILITACIJE RATNOG ZLOČINCA DRAŽE MIHAJLOVIĆA
jugocoord
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[Il regime filo-imperialista che oggi governa la Serbia ha avviato un processo formale di riabilitazione del criminale di guerra Draža Mihailović, fondatore del movimento monarchico e anticomunista dei "cetnici". 
Durante la II Guerra Mondiale i cetnici, dopo una iniziale opposizione allo smembramento del Regno di Jugoslavia che li portava ad appoggiarsi naturalmente agli angloamericani, gradualmente si avvicinarono agli occupanti fascisti italiani e nazisti tedeschi e poi addirittura agli ustascia croati in una ottica di lotta senza quartiere contro il movimento partigiano guidato da Tito. Mihailović fu perci giustiziato nel 1946 a seguito di un processo per collaborazionismo, i cui Atti sono disponibili in lingua inglese nella pubblicazione riprodotta al nostro sito (PDF, 9MB):
http://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/Trial-indictment.pdf . 
La classe dirigente che ha assunto il potere in Serbia con il colpo di Stato dell'ottobre 2000 in diretta e materiale continuit con i cetnici di Mihailović in quanto esprime la stessa funzionalit ai ceti privilegiati - borghesia compradora, clero e addirittura aristocrazia (si veda: http://www.youtube.com/watch?v=KAdOZwpwhDw ), nonch la stessa totale subalternit dai colonizzatori stranieri. Tale continuit simbolicamente sancita dalla riabilitazione di Mihailović: d'altronde  solo dopo il colpo di Stato antijugoslavo dell'ottobre 2000 che viene operata in Serbia una simile riscrittura della storia contemporanea di segno revisionista, monarchico e anticomunista, con il compiacimento dei padroni statunitensi ed europei (sul tema si veda ulteriore documentazione alla nostra pagina: http://www.cnj.it/documentazione/cetnici.htm ). (a cura di Italo Slavo)]


PROTIV REHABILITACIJE RATNOG ZLOČINCA DRAŽE MIHAJLOVIĆA

1) ОТВОРЕНО ПИСМО СУБНОР СРБИЈЕ ДОМАЋОЈ И СВЕТСКОЈ ЈАВНОСТИ (SUBNOR)
2) DRAŽA ZLIKOVAC! (SKOJ)

VIDEO: 
PROTIV REHABILITACIJE RATNOG ZLOČINCA DRAŽE MIHAJLOVIĆA 
http://www.youtube.com/watch?v=csdMfvpBYE0

THE TRIAL OF DRAGOLJUB-DRAŽE MIHAJLOVIĆA 
Stenographic record - Belgrade 1946
http://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/Trial-indictment.pdf


=== 1 ===

http://www.subnor.org.rs/rehabilitacija-draze-mihailovica/#more-1209

Рехабилитација Драже Михаиловића


ОТВОРЕНО ПИСМО СУБНОР СРБИЈЕ ДОМАЋОЈ И СВЕТСКОЈ ЈАВНОСТИ

СУБНОР Србије, као баштиник антифашизма и слобадарске традиције, обраћа се домаћој и светској јавности поводом нових наговештаја о правној рехабилитацији саучесника у злочинима окупаторске нацистичке солдатеске на просторима наше земље у Другом светском рату. Последице срамног понашања власти, која се крије иза наводно независног судства, биће далекосежне по народ и државу Србију и одлука, у конкретном случају помиловање четничког вође Драже Михаиловића, већ наилази на осуду у суседству и не може да буде прихваћена међу европским и прекоокеанским савезницима који су, заједно са југословенским партизанима од 1941. до 1945. године, сламали фашистички хитлеровски и терор њихових упорних и верних помагача из наше средине.

СУБНОР је већ више пута јавно указивао да рехабилитације овакве врсте, није локалног карактера, не може се свести само на Србију, јер су и кнез Павле Карађорђевић и Слободан Јовановић, генерал Драгољуб Михаиловић и Драгиша Цветковић били на положајима општејугословенског значаја и њихово деловање се, према томе, протезало на читаву Југославију. Одлуке и потези посебно војног карактера, нарочито акције четника, оставили су неизбрисив болни траг у свим крајевима негдашње заједничке земље. Јасно је због тога да ни један суд, без обзира на то где се налази и колико је стварно или тобоже самосталан у односу на актуелну политичку вољу, не може без залажења у комплетну ситуацију на читавој територији Југославије да доноси мериторне одлуке о појединцима који су се, дакако, тешко огрешили сарађујући са окупатором и за њихов рачун и по налогу уништили хиљаде недужних људи.

Актуелна власт Србије успела је у неколико последњих година да рехабилитује у целини фашистичко квислинштво, колаборацију са окупатором у Другом светском рату, злодело хитлероваца и њихових верних сарадника, све што су часни партизани урадили у борби за слободу – то ни један историјски уџбеник у свету досад није порекао – сада се потискује у запећак и Србију, блиставу звезду у антифашистичком савезу демократског света, партијским декретом претвара у привезак фашистичког табора. У исто време се земље из бившег фашистичког заједништва грчевито боре да умање своје учешће, ограде се и оспоре сопствено фашистичко опредељење и прошлост, а актуелна власт упорно Србији намеће квислиншки фашистички огртач. Шта их тера, који пориви и чији интереси на такав неумни погибељни правац? Освета потомака и  верника колаборације и квислинштва је недовољан одговор. Има дубљег у природи саме власти, у гурању државе на страну поражених.

Четништво, војску КЈ у отаџбини, од којих су се у току Другог светског рата одрекли и савезници и влада у избеглиштву и краљ као врховни командант, а сада, после толико деценија, измишљајући нову историју без доказа, актуелна власт са партијама за себе и у опозицији, узима под своје скуте и даје рехабилитацију за сва недела. Циљ донетих закона и пресуда без призива није исправљање евентуалних грешака победника у Другом светском рату, већ давање сатисфакције појединцима за учешће и сарадњу са окупаторским насилницима.

Недавно су уз велике државне почасти рехабилитовали у Београду Слободана Јовановића не за дело које је учинио док је руководио краљевском избегличком владом у Лондону, већ за оно зашто није ни оспораван нити суђен у поратном Београду. Сличан третман је добио и Павле Карађорђевић, медији су упорно истицали његове склоности у уметности, а био је оптужен због окретања земље фашистичком лагеру и пакта са хитлеровском Немачком из марта 1941. Накнадном судском рехабилитацијом осуђен је, значи, државни удар који је поништио издајничку сарадњу са фашистима и самим тим и ослободилачка борба народа Србије и Југославије против нацистичког окупатора.

За сада су остали нерехабилитовани, међу значајнијим учеснисцима колаборације,  председник окупацијске владе генерал Милан Недић, командант четника Драгољуб Дража Михаиловић, и Димитрије Љотић, вођа фашистичког покрета и творац Српског добровољачког корпуса у саставу СС немачких трупа. И о њима се, према медијима, води судски поступак и питање је дана кад ће власт објавити, користећи правосуђе, завршни чин и одвести Србију у срамни табор фашистичких држава из Другог светског рата.

СУБНОР је непрестано указивао на такву погубну политику, али за наше протесте и мишљење нема места у информативном једноумљу Србије. Медији су више него икад продужена рука власти и партија што владају, може да се чује реч само оних што аплаудирају. Ми смо, ипак, уверења да је, што се нас тиче, у питању рачун без крчмара.

Средства информисања спроводе политику актуелне власти, потомака и поштовалаца колаборације. Непрекидно и нападно објављују „новооткривена документа и истине“ које су лажи а реаговања и покушај полемике СУБНОР и грађана завршава у кошу уредника и тако намећу неистину млађим генерацијама о НОП и НОБ, деловању њених припадника и улози окупатора, квислинга и колаборације. Циљ је да се код младих нараштаја створи лажна слика и представа о српској и југословенској историјској ратној и послератној стварности. Лаж која се непрекидно понавља.

СУБНОР Србије и антифашистичка јавност нису беспомоћни како, по свему судећи, верује актуелни режим. СУБНОР Србије има око 100.000 активних чланова, уз нашу организацију су поштоваоци, породице палих бораца и жртава квислинга, окупатора и њихових помагача, широки фронт антифашистички и антинацистичких опредељених удружења и људи разних генерација.

Одговор штетној политици власти у Србији све антифашистичке снаге, чији се покрет све више оснажује посебно у Европи којој и институционално тежимо, треба да се чује на предстојећим изборима. Србији је у Другом светском рату, часном борбом партизана, загарантовано угледно највише место у међународној историји и нико, ни једна власт или идеолошки накнадни судски и политички декрет, не могу да је искључе ни привремено из породице антифашистичких држава.

СУБНОР ће заштиту историјске истине о Другом светском рату затражити и од земаља антихитлеровске коалиције, од држава које баштине традицију слободе, ветеранских организација широм света (са којима имамо, баш због светле партизанске борбе, дуготрајну и присну сарадњу), од ОУН и Европске уније, која има утврђене критеријуме и о антифашизму, о несхватљивим рехабилитацијама квислинга и нацистичких окупатора обратићемо се и суду у Стразбуру.

Више нема сумње да је у Србији власт одлучила да заокружи разлаз са НОП и НОБ, који су од 1941. до 1945. водили борбу против фашиста и домаћих издајника. Заједничка најезда колаборациониста, окупљених око политике државних органа, јасан је обрачун са антифашистичком борбом народа Србије и носиоцима те борбе са фашистичким окупатором и квислинзима, брутално фалсификовање историјске истине. Сада суде жртвама, а џелате силом на срамоту славе. То Србија није доживела, још мање заслужила.

РЕПУБЛИЧКИ ОДБОР
СУБНОР СРБИЈЕ
П р е д с е д н и к

Проф.др Миодраг Зечевић


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http://www.skoj.org.rs/71.html

DRAŽA ZLIKOVAC!

Savez komunističke omladine Jugoslavije (SKOJ) 23. marta 2012. godine uzeo je učešće u protestu, održanom ispred Višeg suda u Beogradu, protiv postupka za rehabilitaciju kvislinga i ratnog zločinca, vođe po zlu čuvenog četničkog pokreta u Drugom svetskom ratu, generala Dragoljuba Draže Mihailovića. Aktivisti SKOJ-a, podmlatka Nove komunističke partije Jugoslavije (NKPJ), rešili su da dignu svoj glas protiv podlih buržoaskih namera da se falsifikuje istorija i skine ljaga sa fašističkog kolaboracioniste i izdajnika srpskog naroda Draže Mihailovića. Skojevci su istakli parolu “Draža zlikovac” i noseći zastave SKOJ-a i SFRJ, pevali partizanske pesme i skandirali “Sluga okupatora bruka našeg naroda”. Kako pojedini mediji čiji su novinari bili prisutni na licu mesta saopštavaju, to se skandiranje čulo i u samoj sudnici zbog čega je predsedavajući zahtevao da se zatvori prozor.

SKOJ izražava protest protiv izveštavanje buržoaskih medija koji su lažno izvestili da su se skojevci priključili skupu koji su organizovale Žene u crnom, kao i tendencioznog obmanjivanja javnosti da su centralnu ulogu u demonstracijama protiv rehabilitacije Draže Mihailovića imali pro-imperijalistički građanski elementi iz takozvanog nevladinog sektora. Žene u crnom nisu bile organizator skupa protiv rehabilitacije Draže Mihailovića tako da je laž da su im se skojevci pridružili. Takođe, rukovodeći i borbeni deo protestnog skupa činili su skojevci i pripadnici još nekih levičarskih organizacija a ne Žene u crnom, samozvana “pacifistička” organizacija čiji je zadatak da fašističku etiketu sasvim nepravilno “zalepi” borbi protiv imperijalizma, dok nikada u svojoj istoriji nije izrazila nijedan protest protiv ratnih zločina i fašističkih akcija koje su izvele Sjedinjene Američke Države, Evropska unija i NATO. Takođe, SKOJ ocenjuje da su smešne i licemerne kritike četničke ideologije od strane Liberalno demokratske partije (LDP) i Socijaldemokratske unije (SDU), koje na izborima u okviru koalicije Preokret nastupaju zajedno sa Srpskim pokretom obnove (SPO) Vuka Draškovića rodonačelnika povampirenja velikosrpske četničko-ravnogorske politike. Koga pokušava da slaže pro-imperijalistička građanska klasa u Srbiji? Proletarijat sigurno neće moći da slaže, jer on veoma jasno prepoznaje njene dvostruke aršine i slugeransko ponašanje prema imperijalistima.

Posebna podlost buržoaskog režima u Srbiji se ogleda u tome što se postupak za rehabilitaciju sluge nacističkog okupatora i reakcionarnog krvoloka vodi, simbolično, dan pred obeležavanje 13 godina od zločinačke NATO agresije na Saveznu Republiku Jugoslaviju, jednog od najtragičnijih događaja koji su ikad zadesili našu domovinu i narod. Pomahnitali anti-jugoslovenski nacionalizam, saučesnik zapadnih imperijalista u rušenju naše domovine Socijalističke Federativne Republike Jugoslavije, neostvariv je bez korenite revizije istorije (a znamo da se istorija ne može nanovo pisati, ona se može samo falsifikovati) i predstavlja opijum za narod kojim ga buržuji truju već dve decenije sejući smrt, bedu i regres, pri tom skrećući poglede radnog naroda naše zemlje sa katastrofalnih rezultata rekonstrukcije kapitalizma, podgrevajući malograđanske i nacional-šovinističke pozicije. Zato je buržujima danas, usled katastrofalne krize kapitalizma neophodna rehabilitacija najsvirepijeg simbola srpskog nacionalizma - Draže Mihailovića. Buržoaski režim u Srbiji, frustriran time što za vreme Drugog svetskog rata na prostoru Jugoslavije nije postojao građanski anti-fašistički pokret otpora, već je jedini pokret koji se borio za oslobođenje zemlje, partizanski pokret, predvodila slavna Komunistička partija Jugoslavije, izvršio je falsifikovanje istorije zakonski izjednačivši četnike i partizane. Jasno je da srpsku buržoaziju boli kolaboracija koju su pripadnici te klase, poput Milana Nedića, vladike Nikolaja Velimirovića i Dimitrija Ljotića počinili za vreme Drugog svetskog rata verno služeći naci-fašističkom okupatoru pa su zato i pokušali da prekroje istoriju i četnički pokret predstave kao “antifašistički”. Istina je naravno sasvim drugačija. Draža Mihailović i njegovi četnici ne samo da nisu bili “antifašisti” već su bili isti takvi kvislinzi kao i nedićevci, ljotićevci, ustaše, belogardejci, balisti, pripadnici “Handžar divizije”, crnogorski “zelenaši” i ostali izdajnički šljam. Takođe, Draža Mihailović nije izdao samo svoj narod i svoju otadžbinu sarađujući sa okupatorom nego čak i svog kralja Petra II Karađorđevića koji je sa svojom aristokratskom i buržoaskom svitom pobegao 1941. godine iz zemlje ostavivši narod na milost i nemilost fašističkom okupatoru, ali je u završnoj fazi rata od Mihailovića zatražio da njegove četničke trupe pređu pod partizansku komandu, što je ovaj odbio. Prethodno je, na samom početku rata, Draža Mihailović izdao saradnju koju mu je ponudilo rukovodstvo partizanskog pokreta, te je verolomno započeo građanski rat i saradnju sa okupatorima u borbi protiv partizana. Tačno je da je Draža Mihailović ratni zločinac jer su četničke bande pod njegovom komandom izvršile brojna zverstva nad hrvatskim i muslimanskim narodom, ali i nad pripadnicima sopstvenog srpskog naroda. Četnici su prednjačili u klanju, ubijanju i spaljivanju civila, među njima staraca, žena i dece i nema tog buržoaskog falsifikata koji će sakriti zlodela tih najvećih izdajnika srpskog naroda na čelu sa njihovim monstruoznim vođom Dražom Mihailovićem. Ti lažni “zaštitnici” srpskog naroda iz redova “Jugoslovenske vojske u otadžbini” ne samo da su sarađivali sa monstruoznim slugama naci-fašističkog okupatora poput nedićevaca i ljotićevaca već su zabeleženi i primeri saradnje i sa pripadnicima ustaškog pokreta u Hrvatskoj. Sve je to ista zločinačka kvislinška bratija koju su porazile oslobodilačke partizanske trupe i slavna sovjetska Crvena armija.

SKOJ poručuje buržoaskom režimu da su njegovi napori da rehabilituje velikosrpskog nacional-šovinistu i zločinca Dražu Mihailovića “pucanj u prazno”. Istina je samo jedna. Partizani su jedini oslobodioci. Četnici su bili i ostali su izdajnici. Komunisti i svi ostali iskreni antifašisti u Srbiji staće na put blaćenju svetlih slobodarskih tradicija našeg naroda, kojima izdajnik Draža ne pripada.

Sekretarijat Saveza komunističke omladine Jugoslavije
Beograd, 23. mart 2012. godine


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