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Una falsa idea di tolleranza

Si è innescata in molte scuole una violenta campagna contro i segni esteriori della identità cristiana. Al seguito di Adel Smith, l’apostata italo-scozzese che, durante una trasmissione di Bruno Vespa, ha definito il Crocifisso un “cadaverino” nudo e impressionante, offensivo per i mussulmani, molti studenti, tra cui quelli del “Tasso” di Roma, si sono mobilitati per l’abolizione del Crocifisso dalle aule scolastiche. Analogamente, in molte scuole elementari e medie si sta affermando l’idea che non bisogna più esporre alcun simbolo delle festività natalizie, “per non offendere la sensibilità dei mussulmani”. Basta presepi, basta alberi di Natale, basta agrifogli e insegne festose, basta canzoni natalizie: si offenderebbero i mussulmani. Anzi, per qualcuno è ormai sconveniente usare la stessa parola “Natale”. E in Emilia una zelante maestrina ha aspramente redarguito una alunna perché prima di iniziare un compito in classe si è fatta il segno della croce: offendeva le sue compagne non cristiane!

1. Che dire? Va bene il rispetto per tutti. Ma ci sembra che la vera tolleranza non consista nel reprimere le identità, ma nel lasciare che esse si esprimano. Non repressione, ma espressione. La vera tolleranza non consiste nel fatto che tutti debbano tacere, ma nel fatto che tutti possano parlare. Non è censurando la propria identità e la propria storia che si crea un dialogo vero con l’altro. Solo amando la propria storia si può amare e valorizzare la storia e l’identità altrui. Lo vediamo nella nostra esperienza: un rapporto  è tanto più vero e più bello, quanto più ci si esprime in modo autentico. Solo se si è se stessi, si può essere amici; se invece ci si scherma e si finge, o se non si ha una identità, il rapporto  è al massimo formale, superficiale.

Perciò non è evitando di cantare “Tu scendi dalle stelle” che si costruisce il dialogo con “gli altri”, ma semmai ascoltando anche le loro canzoni. Stiamo attenti all’odio contro l’identità cristiana e contro l’identità europea, stiamo attenti alla demonizzazione che viene fatta della nostra tradizione. Primo perché è un delitto di ingratitudine, e secondo perché non promuove un vero amore per gli altri, ma è pura distruzione (si veda l’odio e la violenza fomentati a Genova contro l’Occidente, un odio che ha reso, per molti, benvenuto l’apocalittico attacco alle Torri Gemelle). Più che amore (all’altro) è odio (per le proprie radici).

2. In ogni caso, occorre avere il senso delle proporzioni: 4 non conta come 400. In questo senso sarebbe da vedere se davvero ci siano le condizioni numeriche perché, come in alcune scuole si è iniziato a fare, si festeggi il Ramadan, o la “festa del montone” invece del Natale. È noto il caso di una scuola vicino a Biella. Ma i casi sono ormai molti.

Del resto, mi ha colpito come a una trasmissione di Santoro, le tre ragazze mussulmane smentissero decisamente che sia loro desiderio censurare i segni cristiani, come il Crocifisso. Il problema allora non è dei mussulmani immigrati, ma di certi italiani, nati in clima cristiano e che, forse odiando la loro identità, sputano nel piatto dove hanno mangiato e rinnegano ciò che ha garantito loro molto più di quanto non immaginino, sia in termini di certezze sia in termini di benessere.

Non si tratta di coltivare sogni trionfalistici. È evidente che non si converte nessuno per il solo fatto di esporre il crocifisso o di cantare “Astro del ciel”. Il problema è anzitutto di giustizia, è un problema laico: su tratta di non commettere la violenza e l’ingiustizia di cancellare venti secoli di storia, in cui il fattore cristiano non si è limitato ad agire nell’intimo delle coscienze, ma ha plasmato il pensiero, l’arte, la musica, le leggi, l’economia, i valori di una civiltà, che, non per nulla ha unificato il mondo e a cui si ispira l’ideale di una convivenza planetaria pacifica e pluralistica, quale è espresso tra l’altro nei documenti fondamentali delle Nazioni Unite.

 

Bertoldi



Mer 5 Dic 2001 5:21 pm

doctorsubtilis
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doctorsubtilis
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