Caro prof. Cuccaro
ho poco tempo per risponderle in modo diffuso. Posso solo dirle che, se qualche aspetto "accidentale" di Hegel può essere salvato, il "cuore" dell'hegelismo mi appare irrimediabilmente inaccettabile.
Certo che la dialettica, intesa in un certo senso, è integrabile in una sintesi cristiana: penso a San Massimo il Confessore, ma anche ad altri pensatori, di matrice (in senso molto lato) cristiano-platonica.
Tuttavia non vedo come si potrebbe "salvare" Hegel la cui dialettica porta dritta dritta al panteismo. Dio non è coincidente col mondo, col finito: Lei ammette questo? Se sì, come può accettare Hegel? Se no, Lei non può dirsi cristiano, perché Gesù non è venuto a dirci che l'uomo è Dio, ma Lui è l'Uomo-Dio, che solo con l'adesione della nostra libertà e l'obbedienza all'incontro, storico e "carnale", con Lui ci divinizza, gratuitamente e imprevedibilmente.
Grazie
Bertoldi
----- Original Message -----From: CuccaroSent: Tuesday, October 23, 2001 10:51 PMSubject: messaggioPiano di Sorrento, 23/10/2001Egr. Prof. Francesco Bertoldi,La ringrazio per gli auguri e per avermi risposto, ma ritengo che il nostro confronto speculativo sia destinato a continuare. Condivido quasi pienamente numerose osservazioni di 'Cultura cristiana' su tanti autori, pensatori, e spunti di carattere storico e politico.E' giusto, però che io sostenga le argomentazioni concernenti la 'logica dialettica' di Hegel, ma rivista e riformulata dal Neoidealismo italiano. Forse su questo punto credo che debba difendere questa mia posizione contro i sostenitori della 'logica aristotelico-tomista'.Io riconosco la validità e l'indispensabilità della logica formalistica fondata sul principio di non contraddizione, ma ne nego, però, il carattere di 'teorìa della conoscenza' in linea con Kant, Hegel, Croce, Gentile e Raffaello Franchini. Il principio di non contraddizione non è accrescitivo del contenuto del sapere. "Un quadrato è un quadrato" e niente più. Cioè A=A, secondo un giudizio esposto in forma tautologica.La Vanni Rovighi sbagliava quando diceva che Hegel negava il principio di identità. Perchè Hegel non ha mai negato il 'principio di identità', ma l'ha inteso in una maniera diversa dai formalisti. La 'ragione dialettica' coglie l'unità delle determinazioni opposte che, invece, l'intelletto astraente divide e le separa tra loro. Bambino sta a sè come vecchio sta a sè, ma qual è la verità e l'unità di entrambi ?Hegel, nella Prefazione alla 'Fenomenologìa dello Spirito', mette in guardia me e lei dai 'pregiudizi' che corroborano le nostre considerazioni gnoseologiche. Per esempio. Quando abbiamo a che fare con una cosa qualsiasi, diciamo subito che cosa essa sia. E' naturale ! Una definizione, però, elementare di un oggetto non esaurisce tutto il nostro orizzonte conoscitivo intorno ad esso, in quanto una tale definizione un pò spicciola risponde ad obiettivi pragmatici funzionali alla vita quotidiana e ad un bisogno di mettere ordine nei nostri pensieri.Inoltre, Hegel ci dice che l'immediato non è tutto, anche se si può attribuirgli la formula A = A, con la quale l'inteleltto astraente immobilizza il reale in continuo divenire in una serie indefinita di concetti e di proposizioni morti e a sè stanti, facendoci accarezzare dall'illusione di una visione statica della vita e dell'essere. L'immediato ci appare come una determinatezza semplice ma, in realtà, è il prodotto di una mediazione e di una riflessione, le quali implicano il 'divenire' e il 'principio di negazione'. Una determinazione è suscettibile di essere superata da un'altra e così via.Non mi dilungo su questo argomento. Posso contestare -e su questo si troverà d'accordo con me- la metafisica di Hegel e il suo panlogismo ortodosso.Della sua speculazione, tuttavìa, si riscontrano delle intuizioni che sono valide ancor oggi :1) la 'verità' fa riferimento all'intelligenza dell'uomo ed è la 'figlia del tempo';2) la 'verità' coincide con la sua produzione;3) la 'eterogenesi dei fini';4) l'armonizzazione delle due concezioni ciclica e lineare del tempo;5) l'autotrascendimento dell'individuo e la sua autorealizzazione in sfere etiche superiori;6) le crisi spirituali e i loro possibili e reali superamenti nel travaglio del cammino diformazione dello spirito individuale e universale;7) una certa idea organicistica del mondo sociale ( l'Io dell'Autocoscienza e il Noi dellacomunità etica );8) la conciliazione della modernità con la tradizione. Il progresso non è che l'altra facciadella tradizione.Quanto ai pregiudizi che vogliono farci vedere un Hegel anticipatore dell'estremismo di destra, ritengo che sia stato proprio Hegel il maggior confutatore del totalitarismo. Nella 'Fenomenologìa dello spirito', in un capitolo intitolato 'La libertà assoluta e il Terrore', il filosofo tedesco ironizza sulla politica di Robespierre.Egli così sintetizza la logica dell'efferato giacobino, facendola apparire come la logica di un qualsiasi sistema totalitario, i cui caratteri sono la uniformità e la massificazione. "Il mondo è la mia volontà che non è diversa da quella degli altri membri del corpo sociale. Come tale dev'essere la volontà effettiva in modo che ciascuno possa fare tutto e sempre senza dividersi e in quanto tale è l'immediato e cosciente operare di ciascuno". Una tale libertà assoluta esige pertanto il livellamento e l'annullamento delle differenze. Come si può notare, il movimento illuminista produce un dualismo insanabile tra l'esigenza universale di una libertà e di una uguaglianza assolute e la realtà empirica che vede solo l'esercizio di una libertà assoluta di un singolo gruppo o di un singolo individuo in mezzo e contro le differenze individuali, sociali e politiche.Nella mente fanatica e criminale di Robespierre e di Saint-Just si è presentata così una contraddizione che doveva essere eliminata facendo ricorso alla violenza contro persone e cose. Le condanne a morte comminate dal Tribunale rivoluzionario, la repressione violenta delle insorgenze antigiacobine oppure antirepubblicane e il genocidio vandeano sono stati lo strumento empirico della negazione del singolo per realizzare un universale astratto. I promotori dell'Egalité hanno fatto della morte la caratteristica principale dell'idea di libertà. Robespierre ha commesso l'errore e la colpa più colossali proprio contro ciò che egli ottusamente professava : la uguaglianza di tutti ! Il partito montagnardo e il suo maggior esponente si sono arrogati il diritto di essere l'interprete esclusivo e l'espressione della volontà universale.La ringrazio per lo spazio che penso potrà e vorrà concedermi e, in attesa di un Suo eventuale riscontro, Le invio i più cordiali saluti.Prof. Francesco CuccaroL'e-mail : CUCCAROF@...