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Re: breve pensiero su Nietzsche   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #109 di 207 |
Caro Pavone
                    va bene il qui ed ora, "drammaticamente" vissuto e non stemperato in astrattezza, ma l'uomo ha come guida suprema (a livello naturale) la ragione, che colloca il qui ed ora in un contesto totale. Altrimenti ci ridurremmo a pura animalità. E gli animali vengono dominati dagli uomini, per quanto rabbiosamente ringhino.
    Così, per stare all'esempio che fai, trovo irrazionale il tuo attacco agli USA: non considera la totalità dei fattori (per esempio non considera che senza la forza, anche militare degli USA, il mondo sarebbe dominato da una tirannide fondamentalista sanguinaria e spietata, che vieterebbe a te e a me di discutere come stiamo facendo).
    Molto più saggia mi sembra la posizione testimoniata da Giovanni Paolo II, una posizione umana che tiene conto di tutti i fattori della realtà.
    Cordialmente
 
                        Bertoldi
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, January 09, 2002 12:25 AM
Subject: Re: breve pensiero su Nietzsche

 
----- Original Message -----
Sent: Sunday, December 30, 2001 3:56 PM
Subject: Re: breve pensiero su Nietzsche

Sono d'accordo che sia stato più sincero Nietzsche di un Hegel o di un Comte (ma non di Freud, perché mai?). Non credo però che nessun autore cristiano avesse parlato con sincerità della "vita": direi anzi che tutti i veri pensatori cristiani l'anno almeno avuta presente e alcuni l'hanno esplicitamente tematizzata (faccio solo i nomi di S.Agostino, Pascal e Kierkegaard). Tra l'altro le segnalo che in De Lubac (come può vedere nel sito) si trova una interessante valorizzazione del positivo di Nietzsche.
 
Con i miei migliori auguri di
 
        Buon anno
 
            Bertoldi
Buon anno Bertoldi! Ti rispondo subito (e diamoci del tu): a mio giudizio Freud è pari ai sapienti antichi (e d'ogni tempo); la scenza come fatto culturale, come presa di posizione nel mondo, come raffinato gioco degli uomini. Lo scienziato mitteleuropeo iniziò a percorrere le strade della medicina e della psichiatria mosso, ovviamente, da ben concreti interessi: i casi di isteria e per estensione i disturbi mentali. Religioso o no, chi allevia i guai umani è un grande spirito; ma mi pare che nell'evolversi della terapia freudiana a complesso sistema "filosofico" prenda pian piano piede una certa supponenza e un certo settarismo elitario proprio di ogni immanentismo pseudo-umanista e scientista: la supponenza che tutto il mondo e il suo brulicante esistere sia riconducibile, NECESSARIAMENTE (e qui sta la mia critica alla psicanalisi), alla psicologia freudiana. La psicanalisi come molte discipline pecca d'insincerità poichè pecca di mancanza della capacità di autocritica. Noi cristiani abbiamo innanzitutto nella Bibbia esempi di autocritica consapevole e aperta al perdono, all'accettazione del "contrario": a vario titolo Adamo, Eva, Aronne costruttore dell'idolo pagano ma soprattutto Giuda e Pietro. Il cristiano può essere tale solo se è capace di abbandonare la saccenza, il credersi unico centro e spiegazione del mondo, insomma il cristiano appunto "muore e rinasce una seconda volta", è capace di vivere e patire e donare pure nella condizione sconvolgente e drammatica (per il pensiero umano) di non essere il centro, di essere una particella (ma con quanto valore!) della Chiesa. Non è così supino accettare il Cristo come centro; bisogna essere "sub-umani", accettarsi quali mezzi uomini, secondo la logica del mondo, per non sentirsi e non voler essere il cardine del creato. Significa "essere condotti dove non si vuole e farsi mettere la cinghia da altre mani" tanto per ritornare alla vita di Pietro. Freud è noto anche per le critiche di questo segno che ha ricevuto dallo stesso mondo agnostico, ateo o semplicemente menefreghista di affari spirituali del '900. Ti ricordo come Popper, una delle più celebrate menti del secolo scorso, accusasse la psicanalisi specie freudiana (e con essa il marxismo, non è curioso?) di non rispettare il principio scientifico di falsificabilità. La psicanalisi non può apporre falsificabilità ipotetica alle proprie definizioni poichè è come un dogma a comando: mira e tende a calzarsi a pennello per qualsiasi realtà. Sono note anche le barzellette sulla psicanalisi che trova un principio archetipico, edipico, di inferiorità o altro praticamente per tutto, con leggiadra mancanza di scienza. Tutto ciò non è solo teoria scritta, è anche atteggiamento sempre più scoperto negli scritti di Freud.
Per quanto riguarda brevemente la "vita concreta" credo che il Cristianesimo nelle sue singole individualità, l'abbia trattata in modo eccessivamente dottrinale e sterile, appunto poco concreto. Il pensatore cristiano a mio parere è un individuo che vive lo spirito e nel viverlo, vive anche intellettualmente; che poi scriva di cose filosofiche o poetiche o di giardinaggio è altro affare. Purtroppo reputo che finora abbia spesso prevalso l'atteggiamento contrario, del pensare il vivere. Un atteggiamento passibile di infinito auto-miglioramento ma che se mal trattato può portare a reticenze, paure, connivenze persino. Gli esempi, perfetti, che citi ci insegnano che essi sono appunto esempi, e come tali si stagliano quale esigua minoranza; persone, pensa ad Agostino, che hanno vissuto, non facce da santini. La Chiesa è bella perchè ognuno riempie e compie la propria parte, cosicchè c'è chi parla di vita e chi di massimi sistemi. Ma quale atteggiamento generale di riflessione e predicazione cristiana, il tema della vita concreta non può appassire sotto le rilfessioni filosofiche o teologiche ma deve integrarsi di un vigore e di una "rabbia" che nasce appunto dal vivere ancor prima che dal pensare l'esistenza. Citare i problemi, fare nomi e cognomi di chi opera bene e chi iniquità, ricordare che il Vangelo annunzia la buona novella porprio perchè il mondo solamente umano ha fallito, tenere a mente che la lotta cristiana avviene a gochi aperti, cioè solo durante la vita. Se vogliamo convertire il mondo, non c'è cosa più tediosa per l'uomo di una rappresentazione patinata della vita e della sua sofferenza. Hai ragione, i veri "pensatori" cristiani hanno sempre avuto presente la vita e in fondo hanno per forza parlato incessantemente di essa. Ma mi concederai, la maggioranza a volte con poca cognizione di causa. Non c'è cosa più piacevole che avere per pietra fondante della Chiesa Pietro, forse il più concreto degli Apostoli. Mi auguro che la tematica della vita quotidiana diventi meno filosofica e più pastorale e soprattutto che tutti noi si prenda il coraggio di citare nomi e luoghi dei misfatti (e prendo la palla al balzo per portare in tribunale Usa, Giappone, Cina, tre paesi che pur guidando il mondo accettano volentieri la pena di morte. Governanti da cacciare, senza ricerca di dialogo. Basta col cercare mezze misure: questi governi sono assassini, e vanno indicati al biasimo mondiale, con pace dei politici che ci tengono a tener buono il Vaticano e il cristiano con l'addomesticamento monetario). La vita non è un trattato razionale, è un qui e un ora.
Scusa l'enfasi. Saluti.


Mer 9 Gen 2002 9:00 am

doctorsubtilis
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Inoltra Messaggio #109 di 207 |
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Caro Pavone va bene il qui ed ora, "drammaticamente" vissuto e non stemperato in astrattezza, ma l'uomo ha come guida suprema (a livello naturale) la ragione,...
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doctorsubtilis
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9 Gen 2002
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