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Gli intellettuali, la politica, i pregiudizi

LA BELLA FATINA E MANGIAFUOCO

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Tra gli effetti cui sta dando luogo il governo del Polo c’è anche quello di uno scontro aspro all’interno del ceto intellettuale del Paese. Lo scontro però, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, non è tra intellettuali della sinistra e intellettuali che si riconoscono nella destra, bensì tra l’ala radicale dei primi (che ne include l’abbondante maggioranza) e coloro, della più varia origine, i quali, rifiutando ogni pregiudizievole condanna della coalizione governativa, divengono per ciò stesso rei di berlusconismo di fatto, colpevoli di una dissimulazione che prelude al tradimento, che anzi è già tradimento. Sono i «tiepidi», insomma, che ai puri e duri appaiono i più insopportabili e i più pericolosi. È uno scontro che ripropone quotidianamente alcuni perversi stereotipi ideologico-argomentativi che molta parte della sinistra non si stanca di fare tuttora propri e di adottare, nonostante le mille smentite che essi hanno avuto dai fatti. Tre mi sembrano i principali, e qui è possibile solo delinearli in modo quasi aforistico.
Il primo suona all’incirca così: «Chi non è di sinistra non può essere una persona perbene». Tutto nasce dal fortissimo retaggio storicista, ancora assai duro a morire, che ha convinto la sinistra che essa, ed essa sola, rappresenta la positività del mondo reale, dal progresso alla giustizia alla libertà. Dunque, se c’è qualcuno, specie un intellettuale, che non è disposto a riconoscere una verità così evidente, non può che essere per uno di questi due motivi: o perché è uno sciocco (dunque uno pseudo-intellettuale) ovvero perché mosso da interessi inconfessabili, come minimo è un venduto reale o potenziale al potere. Per effetto dello storicismo, la sinistra si è abituata non tanto a vedersi come portatrice di un programma politico, discutibile come tutti i programmi, bensì come la rappresentante nel mondo della verità e del bene. La sinistra insomma non vuole essere un programma, ama appassionatamente essere innanzitutto un’etica, l’etica. È per questo che i suoi avversari alla fine, gira e rigira, non possono che essere il male; ed è sempre per questo che mentre chi da destra passa a sinistra è uno che finalmente ha capito, che ha dato retta alla sua parte migliore, un «intellettuale onesto», un «sincero democratico», chi invece compie il percorso inverso è sempre un «voltagabbana», un poco di buono da tenere sotto osservazione. Del quale soprattutto - e siamo al secondo stereotipo - vanno smascherate puntualmente le intenzioni. Dal momento che agli occhi della sinistra è lì, come dicevo, che si annida la vera spiegazione dei comportamenti e delle affermazioni di chi non si allinea pregiudizievolmente contro la destra. Se infatti non ci si schiera a favore di ciò che sappiamo essere il bene, che importanza hanno gli argomenti che pubblicamente si adducono? Essi sono ovviamente una menzogna superflua. Dunque non già: «Vediamo se è vero o falso ciò che tizio dice», bensì: «Scopriamo perché lo dice: provocazione? carriera? guadagni?». Qualunque risposta va bene, naturalmente, dal momento che, come si sa, mentre i fatti sono accertabili le intenzioni non possono esserlo, e dunque sono attribuibili a piacere.
Guadagni, carriere. Ecco il terzo punto dove la sinistra intellettuale brandisce una delle sue armi invincibili espressa dalla regola: «Coloro a cui il governo dell’Ulivo offriva un incarico era perché erano bravi ed esperti, quelli a cui l’offre il governo del Polo, invece, è solo perché sono lottizzati». Non importa che nessuno, per esempio, sia mai riuscito a scoprire quale competenza potesse mai avere Luciana Castellina per essere chiamata a presiedere «Italia Cinema»; non importa che Giovanna Melandri, ministro della Cultura, per fare un altro esempio, abbia distribuito gli incarichi del suo ministero ispirandosi al più rigoroso spirito di parte, non importa nulla. «La nuova maggioranza occupa la cultura», grida indignato un titolo di ieri della Repubblica . Evidentemente quella precedente, invece, musei, teatri, cinema e mostre ignorava persino che cosa fossero. Siamo sempre lì insomma: la sinistra è la Fatina dai capelli turchini e Silvio Berlusconi è Mangiafuoco: come è possibile esitare tra i due?


Sab 16 Feb 2002 7:29 am

doctorsubtilis
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doctorsubtilis
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