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Rispondi | Inoltra Messaggio #117 di 207 |
 
AVVENIRE Martedi 19 Marzo 2002


«Sindacati contrari al cambiamento, ma solo il 18 per cento dei colleghi è iscritto»
«Hanno paura del nuovo»

Meroni (Diesse): finalmente docenti autonomi

Lucia Bellaspiga




M.ilano. «Secondo i sindacati le associazioni professionali della scuola, cioè chi lavora per davvero, sono persone che al massimo possono parlare nelle tavole rotonde, senza dire niente di significativo sulla vita reale che conducono. Perché a questa pensano coloro i quali non insegnano un solo giorno e non fanno alcun mestiere tranne il sindacalista». Giuseppe Meroni, presidente di Diesse, è reduce dal convegno organizzato a Rimini dall'associazione dei docenti vicini alla Compagnia delle Opere, cui ha preso parte il ministro Moratti. Due le rivoluzioni chieste dai 1.500 insegnanti presenti, due le promesse del ministro: un forum delle associazioni professionali della scuola e la separazione dei contratti tra personale docente e non docente. Entrambe hanno messo in agitazione buona parte del mondo sindacale. In particolare fa paura il forum delle associazioni professionali.
Panini, il segretario generale della Cgil Scuola, fa buon viso e si dice d'accordo, ma in realtà assegna a noi che lavoriamo tutti i giorni nella scuola il puro diritto di dire in libertà come la pensiamo. Grazie, ma questo diritto ci è già dato dalla Costituzione. Noi vogliamo contare concretamente nella nostra professione, entrare nel merito delle questioni quando vengono trattate, anche a livello contrattuale, quando il contratto tocca l'area specifica della funzione docente e non questioni salariali. Se ciò avverrà, come dice il ministro, sarà una novità enorme: in Italia non esiste questa cultura liberale dell'associazionismo e della sussidiarietà.
Perché proprio i sindacati, gli organismi che portano in piazza i professori, si oppongono ai due contratti separati per docenti e personale non docente (Ata)?
Per una questione economica e di potere: il personale Ata è molto più numeroso dei docenti in termini di iscrizioni al sindacato. Per intenderci, quasi tutto il personale non docente ha la tessera, contro solo il 18% degli insegnanti. Ciò significa che le varie sigle sindacali sono mantenute dai non docenti.
Inoltre riaffiora forse una mentalità falsamente egualitarista datata e dura a morire. La Cgil rifiuta la distinzione dei contratti, dicendo che il vero problema è equiparare i nostri insegnanti (malpagati) a quelli europei. Ma come, se non si sgancia il loro contratto da quello dei bidelli?
C'è alla base la stessa logica collettivista della funzione lavoro che ha portato all'appiattimento degli stipendi e all'impossibilità di sganciare una funzione dall'altra: così da anni qualsiasi aumento o proposta a favore dei docenti non sono attuabili, perché non ci si può discostare dalla base contrattuale più bassa, che è quella degli Ata. Quella di Panini è bassa bottega politica, retrodatata. Invece noi e la Moratti vogliamo introdurre una funzione docente che non sia più l'anello di congiunzione tra il bidello e il preside.
È giusto però quanto chiedono i sindacati: che ai contratti separati corrisponda poi un lauto aumento di stipendio per i docenti?
Sì, ma noi chiediamo anche una differenziazione delle normative, perché non facciamo lo stesso mestiere degli Ata. Non capisco perché Panini, che è favorevole alla funzione particolare dei presidi-dirigenti, non lo sia per quella di noi docenti.
Lucia Bellaspiga




Positivo il giudizio delle associazioni: un passo importante in favore degli insegnanti. La soddisfazione della Gilda
Divide il contratto separato per i prof

Moratti annuncia la svolta per la professione. Ma i confederali restano freddi
Il ministro: creare un'area «ad hoc» per riconoscere la specificità di chi svolge un lavoro educativo
Enrico Lenzi




Milano. Contratto separato (come già accade per direttori didattici e presidi inquadrati nella dirigenza scolastica) e piena cittadinanza delle associazioni professionali dei docenti nella scuola. Fanno discutere e dividono le proposte che il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha annunciato domenica al XV convegno nazionale promosso dall'Associazione Diesse, gruppo di docenti vicini a Comunione e Liberazione. Parole accolte con soddisfazione dalla platea di 1500 docenti accorsi a Bellaria per il convegno «Insegnante professionista, una realtà possibile», ma che all'indomani divide il fronte sindacale, nel giorno dello sciopero generale della scuola lombarda che ha portato in piazza oltre 30mila persone a Milano. «Un segnale di attenzione nei confronti dei docenti italiani, quello preannunciato dal ministro» commenta Alessandro Ameli, coordinatore nazionale della Gilda, una delle sigle del sindacalismo autonomo. Del resto proprio la Gilda da anni va chiedendo una contrattazione separata per i docenti all'interno del contratto della scuola. Comprensibile che il giorno dopo il discorso di Bellaria, inviti ora il ministro «a far sì che le sue dichiarazioni si traducano in uno specifico atto di indirizzo all'Aran (l'agenzia che conduce le trattative sindacali a nome del governo, ndr) come preciso impegno di governo». Soddisfatto anche il presidente dell'Apef Sandro Gigliotti, altra sigla professionale della categoria docente. «Il ministro di fatto ha esplicitamente dichiarato di ritenere indispensabile un sistema di carriere per i docenti, già prefigurate nella legge di riforma degli ordinamenti», commenta.
Più prudente la posizione della Uil-scuola. «La questione delle aree separate - sottolinea il suo leader Massimo Di Menna - non è all'ordine del giorno. Se ne riparlerà, semmai, tra quattro anni. Anzi, al contrario sarebbe meglio se il ministro emanasse l'atto di indirizzo per dare avvio alla trattativa di rinnovo di un contratto scaduto ormai da tre mesi». Lapidario, invece, il commento di Daniela Culturani, segretario generale della Cisl scuola: «Aree contrattuali separate per docenti e personale tecnico e ausiliario della scuola sono materie e temi contrattuali che il ministro preferisce trattare da palcoscenici diversi piuttosto che portarli al tavolo delle trattative». Decisamente critico invece Enrico Panini, leader della Cgil-scuola. «Per noi il vero obiettivo - spiega - è quello di giungere ad una reale equiparazione degli stipendi dei docenti italiani a quelli dei loro colleghi europei. Parlare di aree contrattuali separate significa soltanto voler spostare l'attenzione». Insomma i sindacati confederali si dimostrano piuttosto freddi nei confronti della proposta di creare un'area di contrattazione separata per i docenti, mentre non commentano l'altro obiettivo illustrato dal ministro Moratti: dare piena cittadinanza alla presenza delle associazioni professionali dei docenti nella scuola, a cominciare, ad esempio, dalla elaborazione dello status giuridico dei docenti. Al ministro dell'Istruzione è stato richiesto anche di dare vita ad un Forum in cui le associazioni abbiano la parola e possano diventare interlocutori del titolare del dicastero di viale Trastevere.
E mentre si attendono le prossime mosse in questo campo, c'è da registrare la mobilitazione dei sindacati confederali contro la riforma Moratti. Ieri a scendere in piazza sono stati i docenti della Lombardia che hanno dato vita a Milano ad una manifestazione con oltre 30mila partecipanti. In corteo anche genitori e studenti, soprattutto delle superiori. Nel mirino la riforma della scuola targata Letizia Moratti e la difesa della scuola statale. E oggi a manifestare saranno i loro colleghi del Piemonte.
Enrico Lenzi




Mer 20 Mar 2002 9:29 am

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