CORRIERE DELLA SERA
Gli imbarazzi della sinistra sull’immigrazione
LE IMPRONTE DELL’IDEOLOGIA
di ANGELO PANEBIANCO
Gli imbarazzi della sinistra sull’immigrazione
LE IMPRONTE DELL’IDEOLOGIA
di ANGELO PANEBIANCO
Fu questa la ragione per cui, in ben cinque anni di governo, nessuno fece nulla di serio per contrastare lo scandalo rappresentato dal commercio di uomini (e di documenti falsi) cui si dedicano le organizzazioni criminali. Nessuno, che io ricordi, mai pose come problema urgente da risolvere, ad esempio, la misteriosa vicenda delle comunità cinesi in Italia. In molte delle quali le morti ufficiali sono rarissime. Che fine fanno i corpi? Che fine fanno i passaporti? Come mai i governi di centrosinistra non hanno mai indagato su queste stranezze? Se lo avessero fatto, come Bassanini certamente sa, avrebbero dovuto concludere che erano necessari seri controlli (impronte digitali comprese) su chi entra nel Paese, e si sarebbero allora scontrati con gli spensierati fautori di un mondo sans frontières , così numerosi in quella maggioranza.
Eppure, come i casi recenti della Francia e dell’Olanda mostrano, non basta più in Europa, per vincere le elezioni, vantare buoni risultati nel governo dell’economia. Occorre anche avere una convincente politica dell’immigrazione, sapere governare la paura e i disagi che l’immigrazione produce. E’ il nervo scoperto di gran parte delle sinistre europee, oggi. E contribuisce a spiegare i loro rovesci elettorali.
Prigioniera di un’ideologia che tratta da xenofobi tutti coloro che mostrano comprensione per le apprensioni suscitate dall’immigrazione (è sicuro, ad esempio, che si possano liquidare con sufficienza le proteste dei commercianti veneziani contro gli ambulanti abusivi?) una parte cospicua della sinistra europea - con la solita eccezione di Tony Blair - rischia, per molti anni a venire, di essere percepita dalla maggioranza degli elettori come forza «inaffidabile», non più qualificata a governare. Un bel paradosso dopo un decennio in cui le sinistre hanno governato in quasi tutti i Paesi europei.
Come anche l’intervista rilasciata ieri da Romano Prodi al Corriere segnala, l’opposizione, dopo una fase di sbandamento, ricomincia a porsi il problema della leadership in vista delle elezioni in cui, fra quattro anni, dovrà sfidare Berlusconi. Ma se vorrà essere competitiva, quella leadership dovrà prima ingaggiare una dura battaglia culturale dentro il centrosinistra. Per sconfiggere le forze che l’hanno resa fin qui così poco convincente sulla questione dell’immigrazione. Cominciando col riconoscere, per esempio, che non è «razzista» prendere le impronte agli immigrati. E’ pura incoscienza non farlo.