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|Quando parlo di "chi può liberarci" parlo appunto di Dio; ma
| l'illusione della libertà di pensiero allontana dall'autorità della
| Chiesa molti giovani e il riconoscimento del carattere illusorio di
| questo ideale elimina un grande ostacolo all'accettazione della fede.
Ma le parole hanno un senso ben preciso :-)
Sono d'accordo comunque che la pretesa di una non dipendenza rende l'uomo
meno autentico, e nella misura in cui è coerentemente affermata, ne
compromette la realizzazione: poiché siamo ontologicamente dipendenti da
Colui che ci dà l'essere.
Tuttavia Dio stesso vuole che l'uomo sia, nel tempo della vita terrena,
libero di scegliere se aderire o meno al Suo disegno. Come diceva Gesù "non
vi chiamo servi, ma amici". E qui sta anche la differenza con l'Islam, che
invece concepisce una "sottomissione" non filiale a un Dio, che non può
essere detto Padre.
Siamo condannati a essere liberi: ogni istante la nostra responsabilità è
chiamata in gioco.
Siamo tentati, è vero, di scaricare la responsabilità su cause esterne a
noi: ma è una menzogna. Come dicevano i padri del deserto: "io e Te",
"non può avere pace l'uomo che non pensi come se al mondo esistessero [solo]
lui e Dio"; questo peraltro non nel senso di *escludere* gli altri, o i
"condizionamenti storici", ma nel senso che Dio è Tutto, e nessuna realtà
creata, nemmeno il diavolo, può competere con la Sua onnipotenza:
"non avresti nessun potere, se non ti fosse stato dato dall'alto".
Dunque: la verità di noi stessi è nel riconoscerci totalmente dipendenti
dall'Altro: ma questo riconoscimento, per Suo volere, è libero.
Bertoldi
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