Giustizia e politica
Ancora una volta è dibattito infuocato. La maggioranza, forte del mandato esplicitamente ricevuto dagli elettori su questi temi, vuole si ammetta la possibilità che dei magistrati non siano imparziali. La sinistra giudica inammissibile questa possibilità.
Noi chiediamo: forse che i magistrati sono (tutti e sempre e sotto ogni aspetto) degli esseri infallibili? Forse che non sono uomini come tutti gli altri? Da che cosa deriverebbe loro una tale assoluta mancanza di interessi e di parzialità?
Il "legittimo sospetto" non comporterebbe che chi è indagato possa scegliersi il giudice più compiacente, ma che chieda ad altri giudici (la Cassazione) di verificare se il suo sospetto, che i suoi attuali non siano imparziali, ma prevenuti, sia o meno vero. Solo nel caso che una superiore istanza di magistrati (la Cassazione) abbia ritenuto fondato il sospetto si avrebbe, non una assoluzione, ma il trasferimento del processo presso una sede più equa e serena, scelta dalla Cassazione.
Non è solo un problema politico, ma anche antropologico. Si tratta di sapere se esistano delle istituzioni perfette, ossia se alcuni esseri umani, in virtù del ruolo che lo Stato (uno Stato divino, onnipotente, da adorare con tremore) gli affida, siano resi infallibili e meritino un Sacro Rispetto. La antropologia cristiana abilita a rispondere no. Il peccato originale è in tutti gli uomini, e dal peccato originale non guarisce l'avere un ruolo nello stato, che non è una realtà divina, ma una associazione umana, come tale fallibile. E' solo la grazia soprannaturale che guarisce dal peccato e dalle sue conseguenza. Lo Stato non rende santi. Mi dispiace per chi crede nella sacralità del Potere statale, ma a un cristiano non è consentito bruciare grani di incenso all'Imperatore, nemmeno se si chiama Di Pietro, o Caselli, o Borrelli.
Vuol dire questo mancare del dovuto rispetto allo stato, disprezzarlo? No. Si deve obbedire allo stato fin tanto che non entri conflitto con la legge di Dio (come nel caso dell'aborto), ma considerandolo per quello che è: qualcosa di profano, di laico, di limitato, di discutibile, di derivante da una mescolanza di idealità e di interessi, di cose nobili e di cose meno nobili. Senza sacralizzarlo. Come invece farebbe chi ritenesse che una casta di persone sia resa intoccabile per il fatto di occupare un certo ruolo, oltretutto nemmeno elettivo.
Fin qui, una considerazione strettamente di merito. Ma più in generale si può notare che:
1) Da ormai più di 10 anni certi magistrati in Italia sono abituati a incidere pesantemente sullo scenario politico. E' un bel potere. Certo, può far piacere a chi lo detiene, nessuna meraviglia che strilli quando glielo si vuol togliere.
Ma è un potere incostituzionale e antidemocratico.
In democrazia chi debba governare lo sceglie il popolo, non una casta autoreferenziale, tanto più se espressione di una minoranza faziosa e intollerante.
2) Anche in questa circostanza infatti si verifica una singolare convergenza tra certi magistrati e la sinistra: un puro caso? Per la sinistra è la politica ("pulita") che segue con deferente rispetto la magistratura ("imparziale"): sottinteso che quella parte politica accetterebbe di buon grado anche una magistratura che la trattasse come tratta il centro-destra, piegando dignitosamente e sommessamente il capo all'avversa sorte. Ma c'è da credergli? O non è piuttosto vero il contrario, che non è la classe politica di sinistra a piegarsi all'imparzialità della magistratura, ma è una certa classe giudiziaria (di sinistra) a piegarsi a un disegno politico, quello di distruggere in qualunque modo gli avversari politici?
3) Il processo contro Berlusconi non è iniziato dopo le elezioni, ma prima. Gli elettori che lo hanno votato sapevano delle accuse contro di lui, in questo e in altri processi. Sapevano, ma lo hanno votato. Questo voto si configura quindi come atto di fiducia nei suoi confronti (per la falsità, totale o parziale, o almeno la irrilevanza della accuse nei suoi confronti) e conseguentemente come atto di sfiducia verso quei magistrati che lo persegu[ita]/[o]no.
La maggioranza degli italiani ha dato fiducia al Berlusconi indagato da quelle che lui ha definito "toghe rosse", dunque la maggioranza degli italiani non da fiducia a quelle che lui chiama "toghe rosse". Può piacere o no, ma è così. Con buona pace di Moretti e dei vari indignati speciali.
In sintesi: a) se è giusto che nessuno sia privilegiato, per quanto ricco e potente sia, è altrettanto giusto che nessuno sia perseguitato, per quanto ricco o povero, potente o debole sia.
b) Chi debba governare un paese lo devono decidere gli elettori, non altri, non legittimati da alcun voto popolare. Si metta il cuore in pace dunque la sinistra: abbandoni finalmente Lenin, con la sua idea di prendere il potere con la forza e anche se minoranza, e accetti Montesquieu e Tocqueville, accetti finalmente la democrazia rappresentativa. E cerchi di vincere per la strada maestra di un programma e di candidati che convincano gli elettori, e non per la scorciatoia di un uso strumentale e fazioso della giustizia. Accetti di puntare più sulla bontà delle proprie proposte che sulla demonizzazione rabbiosa e cieca del "nemico". Siamo nel 2002...
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