Biffi: Immigrazione, sfida da governare
[sintesi dalla Lettera pastorale del sett. 2000
"La città di san Petronio nel terzo millennio" ]
"Qualche tempo fa, parlando con un ministro in carica,
una persona intelligente, gli ho fatto notare che uno
Stato davvero laico, che volesse risparmiare al popolo
italiano tante sofferenze, avrebbe convenienza a gestire
l'immigrazione in modo da privilegiare i cattolici
(latino-americani, filippini, eritrei). (...)".
"Non esiste il diritto di invasione. Nulla vieta allo
Stato italiano di gestire l'immigrazione in modo che
sia salvaguardata la sua identità nazionale".
[Lo Stato] "dà tuttora l'impressione di smarrimento e
pare non abbia ancora recuperata la capacità di gestire
razionalmente la situazione".
[la missione di annunciare il Vangelo può essere]
"efficacemente coadiuvata, ma non può essere in alcun modo
surrogata da qualsivoglia attività assistenziale. Essa
suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, ma non
può mai risolversi nel solo dialogo".
"I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere
solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si
preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della
nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata,
senza storia, senza una inconfondibile fisionomia culturale
e spirituale, da popolare indiscriminatamente. In ogni caso,
occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia
facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio
le tradizioni e l'identità della peculiare umanità della
quale egli chiede di far parte".
[I musulmani] "hanno una forma di alimentazione diversa (e
fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto
di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della
donna lontanissima dalla nostra (fino ad ammettere e
praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione
rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la
perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte
della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di
solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente
di essere diventati preponderanti".
"C'è la ricerca di una "libertà senza verità":
"le fantasie genetiche, il crollo della natalità, il disprezzo
della vita umana (soprattutto con la vergognosa legalizzazione
dell'aborto), la glorificazione delle devianze sessuali, la
corrosione dell'istituto della famiglia e il permissivismo
dilagante ne sono i segni più manifesti".
"Io credo che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà
musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la 'cultura del
niente', della libertà senza limiti e senza contenuti, dello
scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra
essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o
meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa 'cultura
del niente' (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità
libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico
dell'Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell'
'avvenimento cristiano' come unica salvezza per l'uomo - e quindi
solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa -
potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto".
[sintesi dalla Lettera pastorale del sett. 2000
"La città di san Petronio nel terzo millennio" ]
"Qualche tempo fa, parlando con un ministro in carica,
una persona intelligente, gli ho fatto notare che uno
Stato davvero laico, che volesse risparmiare al popolo
italiano tante sofferenze, avrebbe convenienza a gestire
l'immigrazione in modo da privilegiare i cattolici
(latino-americani, filippini, eritrei). (...)".
"Non esiste il diritto di invasione. Nulla vieta allo
Stato italiano di gestire l'immigrazione in modo che
sia salvaguardata la sua identità nazionale".
[Lo Stato] "dà tuttora l'impressione di smarrimento e
pare non abbia ancora recuperata la capacità di gestire
razionalmente la situazione".
[la missione di annunciare il Vangelo può essere]
"efficacemente coadiuvata, ma non può essere in alcun modo
surrogata da qualsivoglia attività assistenziale. Essa
suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, ma non
può mai risolversi nel solo dialogo".
"I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere
solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si
preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della
nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata,
senza storia, senza una inconfondibile fisionomia culturale
e spirituale, da popolare indiscriminatamente. In ogni caso,
occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia
facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio
le tradizioni e l'identità della peculiare umanità della
quale egli chiede di far parte".
[I musulmani] "hanno una forma di alimentazione diversa (e
fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto
di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della
donna lontanissima dalla nostra (fino ad ammettere e
praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione
rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la
perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte
della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di
solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente
di essere diventati preponderanti".
"C'è la ricerca di una "libertà senza verità":
"le fantasie genetiche, il crollo della natalità, il disprezzo
della vita umana (soprattutto con la vergognosa legalizzazione
dell'aborto), la glorificazione delle devianze sessuali, la
corrosione dell'istituto della famiglia e il permissivismo
dilagante ne sono i segni più manifesti".
"Io credo che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà
musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la 'cultura del
niente', della libertà senza limiti e senza contenuti, dello
scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra
essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o
meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa 'cultura
del niente' (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità
libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico
dell'Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell'
'avvenimento cristiano' come unica salvezza per l'uomo - e quindi
solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa -
potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto".