Da Tempi, febbraio 2003
Gino Strada & company: i nuovi Calvino
Il nuovo Messia, assunto a simbolo del pacifismo nostrano, è un chirurgo al
servizio dei deboli, degli sfruttati e delle vittime della guerra, sicuramente
meritevole per quello che fa. Il problema nasce dopo, quando il chirurgo accetta
di diventare il paladino del pacifismo a senso unico, quando fa della sua azione
il vessillo dell’antiamericanismo più radicale. L’errore è di metodo e di
contenuto. Di metodo: non è detto che un uomo esemplare sia da seguire in ambiti
diversi da quello per cui si è distinto. è un vizio diffuso: gli scienziati che
smettono di parlare di scienza e pretendono di diventare opinion leaders, i
preti che smettono di fare i preti e diventano anchor men, i giudici che
smettono di fare i giudici e fanno i politici, i commercialisti che smettono di
fare i commercialisti e fanno i politici. Di contenuto: il male non è solo
l’America, il bene non è il marxismo riscaldato, peggio ancora una confusa
miscela di anarchismo, luddismo, sindacalese ultra violento, comunismo associato
a tribalismi indigeni. Non si può dimenticare il terrorismo islamico, le duemila
vittime delle Twin Towers, le violenze di Stato di paesi quali il Sudan.
Soprattutto però, non si può dimenticare che il male non è innanzitutto il
nemico da abbattere, ma è qualcosa che sta storicamente nel cuore di ogni uomo,
anche in quello dei chirurghi pacifisti. Strano proprio che i moralisti più
accesi, che attaccano l’America con toni millenaristici, confinano quel male,
che ognuno di noi può constatare in ogni sua azione, a polverosi confessionali
considerati retaggio di religioni fuori dalla modernità. è l’ideologia,
dimentica da sempre di un vecchio, ma oggi più vero “adagio”: «non si cambiano
le strutture se non si cambia il cuore dell’uomo». Chi non capisce di aver
bisogno di perdono per il male che è in lui, nella migliore delle ipotesi, è
destinato a una incapacità assoluta di proposte positive, a una confusione che
non estirpa la violenza. Semplicemente, si fa strumentalizzare dalla violenza di
alcuni contro quella di altri. Il no alla guerra può essere presagio di nuova
violenza, il pacifismo un’amara ipocrisia se non si capisce che la pace non è
una capacità, ma un dono richiesto, il frutto di tanti tentativi pieni di
errori, l’esito di un’amicizia che nasce dal quotidiano e che ci è donata.
Seguiamo fino in fondo gli accorati appelli alla pace del Papa, di quella pace
che tiene conto di tutto, di quella pace che Qualcuno porta ogni giorno a noi
che non siamo migliori degli altri. Ma Dio ci liberi dai nuovi Calvino...
di Vittadini Giorgio
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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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