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Pace, non bandiere, parola di Formigoni   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #160 di 207 |
Pace, non bandiere


La pace è una costruzione politica, il pacifismo no. E le ragioni della pace
esigono il disarmo e il rispetto della risoluzione Onu 1441 da parte dell’Irak.
Ecco cosa dirò oggi a colazione al mio amico Tarek Aziz: “Davvero il tempo è
scaduto, ma non tutto è perduto se...


Oggi incontrerò il Viceprimoministro irakeno Tarek Aziz. Il cristiano Tarek
Aziz, l’uomo che ha sempre tenuto aperto il dialogo con l’Occidente e che io
incontrai la prima volta nel 1990 (ero allora vicepresidente del Parlamento
Europeo) alla guida della prima delegazione occidentale che visitò i paesi
arabi, dopo la crisi del Kuwait. L’uomo senza il quale, tredici anni fa,
nell’imminenza della guerra del Golfo, non avrei riportato a Milano i 264
ostaggi italiani che il regime di Baghdad si preparava a dispiegare come scudi
umani contro l’intervento militare. Mi rendo conto che davanti al formidabile e
crescente dispositivo militare accumulato dagli Usa nell’area mediorientale il
nostro tentativo per contribuire a una soluzione pacifica dell’attuale crisi si
muove entro spazi politico-diplomatici molto angusti. Il building up militare
che gli Stati Uniti vanno dispiegando contro l’Irak, sembra non concedere molte
illusioni sul come si concluderà questa ennesima crisi nel Golfo Persico.
D’altra parte, poiché non credo sia assurdo attendersi dei "miracoli" dalla
ragione e dalla libertà umane, ritengo che, proprio nella considerazione dei
rapporti che ho costruito in questi anni con alcuni uomini di Baghdad, sia mio
dovere partecipare in ogni modo allo sforzo che stanno compiendo in queste ore
le cancellerie internazionali - Papa e diplomazia vaticana in testa - per
tentare di scongiurare un conflitto che potrebbe avere conseguenze devastanti
per l’intera umanità.
Ci rendiamo conto del rischio di essere considerati dai nostri alleati americani
come un problema in più rispetto allo schema, teoricamente giusto, del ricorso
alla forza per risolvere una volta per tutte il caso Irak, cioè quello di un
regime che sin qui non ha mostrato di voler rispettare gli obblighi di disarmo e
ripristino della legalità internazionale formalmente assunti davanti alle
Nazioni Unite. Ma vorrei anche che i nostri alleati capissero che non sempre gli
schemi - per quanto possano essere studiati nei minimi dettagli - funzionano poi
nella realtà. Specie in una realtà come quella mediorientale dove è davvero
difficile prevedere con certezza gli effetti di una guerra che, dicono gli
esperti, tra l’altro si stima potrebbe causare molte vittime.

Usa, baluardo della libertà
E' ragionevole, come ci si prospetta, lo spargimento di tanto sangue? E anche se
queste stime risultassero infondate alla prova dei fatti, davvero la guerra
contro Baghdad è una via obbligata, il “male minore” rispetto alle minacce
rappresentate dal regime di Saddam Hussein? Non lo penso.
Voglio essere chiaro: la mia iniziativa è del tutto coerente e solidale
all’azione politica sin qui svolta dal governo italiano. Azione politica che ha
avuto e ha per obbiettivo la pace, che è schierata senza indugi sotto i vessilli
dell’Onu, e che in un momento di grave divaricazione politica tra i vertici
della Unione europea e l’alleato Usa, ha saputo riunire nove paesi della Ue
sotto una chiara e netta posizione di fedeltà all’Alleanza Atlantica, a fianco
di quegli Stati Uniti d’America che, pur nei limiti e negli errori che si
convengono a tutte le Nazioni, rappresentano il baluardo dei popoli liberi e
delle democrazie contro ogni forma di totalitarismo e di tirannia che
pretendessero minacciare la libertà, la sicurezza e la pace nel mondo.
No al pacifismo irresoluto e nefasto
Nemmeno vorrei che il nostro tentativo di mediazione venisse confuso con certo
pacifismo che, a mio parere, ha ben poco a che vedere con la ricerca di
un’autentica pace fondata sulla giustizia. Conosciamo quali siano stati gli
esiti nefasti di certo pacifismo che si mostrò debole e irresoluto in diverse
occasioni storiche. Parlo non solo di quel pacifismo che al tempo del dilagare
dell’occupazione nazista nel cuore dell’Europa si chiedeva se davvero la valesse
la pena “morire per Danzica”. Ma anche di quello che negli anni settanta, a
fronte della crescente minaccia del totalitarismo comunista, ebbe la faccia
tosta di riempire le piazze d’Europa al grido di “meglio rossi che morti” (e i
morti, nel famigerati Gulag, e a milioni, erano i dissidenti dell’est, non i
dissidenti dell’ovest, quelli che marciavano contro la Nato).

Perché sto con il Papa
Dunque, su cosa facciamo affidamento in questo nostro tentativo?
Sulla speranza che va al di là di ogni speranza, persuasi - come ci ha ricordato
monsignor Luigi Giussani dalle colonne del Corriere della Sera - che sia
necessario collaborare in ogni modo con tutti coloro che in queste ore stanno
tentando di scongiurare quell’avventura senza ritorno che è la guerra. E da uomo
politico, scommetto sulla possibilità (quasi impossibile) di dimostrare a Usa e
Irak che una soluzione pacifica conviene a entrambi: a patto che l’Irak scelga
di collaborare finalmente e apertamente con gli ispettori per dimostrare di non
possedere più armi di distruzione di massa, e che gli Usa accettino di
rispettare fino in fondo la via dell’Onu che essi stessi hanno saggiamente
imboccato, aspettando che gli ispettori siano eventualmente in grado di portare
la dimostrazione di un non avvenuto disarmo da parte dell’Irak.
Per questo ho accettato volentieri di incontrare Tarek Aziz, al quale dirò:
davvero il tempo è scaduto, davvero dovete collaborare con gli ispettori ai
sensi della risoluzione Onu 1441, svuotare i vostri arsenali, ristabilire le
condizioni della legalità internazionale. Questo è il modo per evitare
all’Occidente un conflitto contro l’Irak e all’Irak l’immane catastrofe di una
nuova guerra.


di Formigoni Roberto

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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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Lun 17 Feb 2003 9:50 am

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Inoltra Messaggio #160 di 207 |
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Pace, non bandiere La pace è una costruzione politica, il pacifismo no. E le ragioni della pace esigono il disarmo e il rispetto della risoluzione Onu 1441 da...
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17 Feb 2003
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