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Rispondi | Inoltra Messaggio #161 di 207 |
Proponiamo le nuove parole di Don Giussani, per la loro capacità di andare oltre
facili schematismi.

Corriere della sera, 25 febbraio 2003

Certi pacifismi, altro odio scaraventato in piazza
di LUIGI GIUSSANI*

Caro direttore, le parti che si confrontano nella prospettiva della guerra sono
cariche di ragioni e di accuse. Ora, le ragioni fanno più colpo delle accuse e
sono, negli aspetti più rilevanti, quelle che fanno dire: «Qualunque sbaglio
facciano gli Stati Uniti, non possono essere distrutti con le bombe e il
terrorismo!», oppure: «Coi disastri che fanno le bombe, non si può permettere a
un tiranno come Saddam di usarle come vuole!». E' nel giusto chi auspica che
tutte le nazioni siano sottomesse al giudizio dell'Onu, ma siccome sembra
impossibile giungere a una decisione che dia completamente ragione agli uni o
agli altri, allora l'Iraq può dire: «Se l'Onu è al servizio degli Stati Uniti e
dell'Inghilterra, noi non lo rispettiamo».
Dall'altra parte, Usa e Inghilterra affermano: «Rispettiamo l'Onu se appoggia
quello che diciamo noi». Così gli uni e gli altri hanno le loro ragioni per
dire: «Facciamo pure la guerra».
Per uscire da questo equivoco atroce occorre riconoscere che il vero problema
non è quello di discutere o trattare - come vorrebbero certi «amanti» della
pace, che di fatto sono i più accaniti guerrafondai -, perché ognuno dei
belligeranti parte dalla persuasione che l'altro vuole la guerra per difendere o
distruggere un primato di potere: chi va contro l'Iraq difenderebbe un potere
che ha e chi si oppone agli Stati Uniti vorrebbe prendere in mano un potere che
non ha ancora. Perciò la questione appare irrisolvibile, eccetto che con l'uso
della forza: rimarrebbe solida la ragione di chi vuole trionfare con la forza,
di chi sa di avere una forza che può fare tacere l'altro. Tra l'altro, questo
dovrebbe fare riflettere anche certe guide dei movimenti pacifisti: se non sia
solamente altro odio che viene scaraventato in piazza.
La soluzione non è neppure quella di schierarsi da una parte o dall'altra.
Quando la società giunge a certi passaggi decisivi, il vero problema è che il
giudizio di lode o di condanna dovrebbe mettere in conto innanzitutto la
necessità dell'educazione dei giovani e degli adulti, cioè di tutti gli uomini,
perché sono gli uomini normali che hanno la necessità di attivare le proprie
capacità di giustizia e di bontà. Se l'umanità non è educata a una vera stima
dell'uomo, e quindi a una giustizia reale, non può sentirsi libera dai disastri
che essa stessa si procura, che così si obbliga ad affrontare, facendo diventare
scusa per un proprio male operato il fatto di applicare in un modo ritenuto
giusto lo stesso errore: quello della guerra. Il vero dramma dell'umanità
attuale non è che gli Stati Uniti vogliano distruggere l'Iraq per trarre
vantaggi dalla loro azione, o che Saddam rappresenti una minaccia per
l'Occidente, ma il fatto che sia gli uni che l'altro non hanno un'educazione
pari alla grandezza e alla profondità della lotta fra gli uomini.

E', appunto, un problema educativo, e l'unico che ne parli è il Papa, perché il
tribunale che si richiede per giudicare l'altro - ad esso ha fatto riferimento
di recente anche il Presidente Ciampi - esige un'educazione in nome di una unità
e di una giustizia vere.
La gravità del problema in cui si dibatte il mondo attuale è quella ribellione
alla verità per cui è avvenuto il peccato originale e per cui esso opera i suoi
effetti nell'uomo, nell'umanità di tutti i tempi. Per questo di fronte a quel
che accade non si può eliminare o saltare la figura di Cristo: questo è il perno
- è il perno! - della verità sull'uomo (e chi nella storia distrugge la
cristianità, ammazza l'umanità). Ecco perché la nostra autorità è il Papa, che
ha detto due cose capitali: nella storia la guerra precede la pace; per evitare
la guerra occorre la pace.
In una situazione in cui sembra che nessuno voglia la pace e i modi per
ottenerla appaiono evidentemente fasulli, fare la guerra è abominevole, è
votarsi al massacro. Perciò diciamo no alla guerra a ogni costo che gli Stati
Uniti vogliono portare all'Iraq, ma diciamo anche sì all'America, perché in essa
c'è la possibilità di un'educazione che salva realmente il desiderio della pace
e della giustizia.
Siamo tutti un po' a terra fino a quando la società umana va avanti seguendo gli
istinti che sente, in nome di una giustizia che non può fare giustizia, perché
per fare giustizia bisogna correggersi, almeno. Il problema è educare la gente a
capire questo. Il problema della giustizia è ciò per cui Cristo sarà sempre
condannato e perseguitato nel Suo corpo reale che è la Chiesa. Pertanto il modo
più vero per un cristiano per aiutare il mondo a essere più umano è quello di
incrementare il più possibile il giudizio per cui il mondo finirà quando Cristo
completerà il suo «fermento»: quindi alla fine del mondo. La resurrezione di
Cristo è, per tutta la storia di tutta l'umanità fino alla fine, il punto
iniziale di una «bomba atomica», che dominerà la storia fino al suo compimento
(dominerà, perché il dominio sarà alla fine). Per cui la fine di questa storia
non sarà mai in mano a un uomo, non c'è uomo che la possa ottenere, ma rimane
mistero del Padre.
Il Papa ha detto che la guerra è un delitto, la guerra che avviene attraverso il
peccato originale, che è presente nel mondo attraverso i peccati degli uomini,
cioè nostri. Quindi prendere il Rosario in mano e pregare la Madonna, come
chiede insistentemente di fare Giovanni Paolo II, è perché i delitti accadano il
meno possibile. L'idea fondamentale è la maturità della vocazione cristiana, che
è la fioritura della umanità di cui Cristo svela l'esempio (e questo completa
veramente il discorso).


"""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
il moderatore del gruppo Culturacristiana
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Mar 25 Feb 2003 2:24 pm

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Inoltra Messaggio #161 di 207 |
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