Il tribunale di Milano (22 nov. 2003) ha dovuto ametterlo: la
sentenza
che aveva annullato la svendita dello SME a De Benedetti non fu una
sentenza "truccata" o comprata.
Infatti il giudice Verde, che tale sentenza emise, è stato assolto.
Cade pertanto la principale imputazione che pendeva sulla testa del
Presidente del Consiglio, e che tanta ansia aveva creato nello
schieramento che lo sostiene.
Previti è sì, condannato, ma non per lo SME, bensì per una
generica
corruzione: per aver versato somme di denaro a dei magistrati romani,
senza riuscire a spiegare perchè.
In un certo senso questa sentenza scinde i destini giudiziari di
Previti e da quelli di Berlusconi: la, parziale, colpevolezza
dell'uno
non trascina con sè la colpevolezza dell'altro.
Avevamo del resto già notato che il caso SME era tutto a favore di
Berlusconi, e che semmai sul banco degli imputati, per aver cercato
di
frodare lo stato, altri, cioè Prodi e De Benedetti, avrebbero
dovuto
sedere.
E ora?
Crolla un altro, l'ennesimo, tassello della ormai marcescente
strategia della via giudiziaria alla rivoluzione. Non funziona più.
Aveva funzionato nella prima metà degli anni '90, consentendo di
spazzar via, a colpi di avvisi di garanzia, un intero sistema
politico.
Adesso sembra proprio finita: la gente non ci crede più, e da
tempo. E
le stesse forze politiche di sinistra, con buona pace dei Violante e
degli Angius, non sembrano ormai puntare sul tale arma, da tempo
spuntata.
Resta l'amarezza di tutto il tempo che questa gente, assetata di
sangue giudiziario, ha fatto perdere al paese, costringendo il
Parlamento a occuparsi di leggi Cirami e di lodi Maccanico, per poi
arrivare a vedere che tali leggi non sono state nè utili
(perché il
processo è rimasto a Milano) nè necessarie (perché
Berlusconi è stato
virtualmente assolto).
Comunque, meglio così che peggio.
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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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