Fine del berlusconismo?
Il governo ha ricevuto, per dirla con Formigoni, il suo terzo campanello
di allarme. Da non sottovalutare.
Giusta l'analisi fatta da molti: i fatti non hanno finora seguito le
promesse.
Un po' per colpa della situazione internazionale, è vero: terrorismo da
un lato e i nuovi concorrenti economici asiatici. A ciò si aggiunga pure
il disastroso impatto dell'euro sull'inflazione. E ciò è tanto vero che
in tutta Europa tutte le forze di governo, di destra o di sinistra, sono
state punite.
Ma c'è un secondo ordine di cause: una certa immobilità del governo, in
parte immaginaria (nel senso che non si sono sapute vendere bene certe
cose, buone, fatte: dalla Riforma Moratti al codice stradale alla
riforma Biagi alla Bossi-Fini), ma in parte reale. E questa parte di
reale immobilismo è dovuta a sua volta in parte al tempo che la
maggioranza ha perso (/ha dovuto perdere), soprattutto nel primo anno, per
impedire un golpe giudiziario contro il premier, e in parte alla
litigiosità interna, a cui le amministrative del 2003 hanno dato la stura.
Da allora si fronteggiano, com'è noto, due anime: quella più "tranquilla"
(nello stile e nei contenuti) di AN e UDC, attente al reddito fisso e al
mezzogiorno, e quella più irruente (nello stile e nei contenuti) di Lega
e Forza Italia (o meglio Berlusconi), vedi asse Tremonti-Lega, più
attente al mondo imprenditoriale, soprattutto del Nord.
La lettura che viene data della sconfitta elettorale da parte del primo
fronte è: si è corso troppo; da parte del secondo: non si è corso
abbastanza. Inversa la ricetta: più tranquillità (per il reddito fisso),
per i primi; più ardimento nel cambiare, sburocratizzando e togliendo
vincoli, per i secondi.
Un possibile punto di incontro: cambiare con meno remore a livello
istituzionale (che passi finalmente una riforma dello stato), ma avere
più prudente attenzione verso le esigenze del reddito fisso, senza
confondere rigore con tagli indiscriminati (penso ad esempio alla sanità
e alla scuola). Tagliando lo spreco, ma non lo stato sociale.
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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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