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Sul dopo regionali 2005
1. Dittatore autocratico?
Prima considerazione: Berlusconi non è quel pericoloso dittatore,
dipinto dai Fo e dai Santoro, che nel 2001 gridavano a squarciagola
contro il nuovo ventennio.
Politicamente egli ha speso le sue energie più a mediare tra riottosi
alleati, che non a imporre loro una sua dispotica volontà. Verso gli
alleati Berlusconi ha avuto una sola fermezza, riguardo alle leggi che
lo dovevano salvare da una magistratura politicizzata. Per il resto
non sarà un caso se, dopo 4 anni di governo il suo partito Forza
Italia ha perso molti voti a vantaggio degli alleati. Né sarà un caso
se l'obbiettivo più essenziale del suo programma, quello che gli stava
più a cuore, il rilancio dell'economia mediante la riduzione delle
tasse è arrivato tardivamente, e così smussato da risultare
inefficace.
Economicamente sotto il suo governo la sua azienda leader, Mediaset ha
perso colpi nei confronti della rivale, la RAI. Mai la RAI era andata
così bene, come ascolti e come incassi. È sotto Berlusconi che
Striscia la notizia perde la sua lunghissima, un tempo indiscussa,
leadership di ascolti. Alla faccia del conflitto di interessi! Non si
può proprio dire che Berlusconi abbia premiato la sua azienda,
strozzando la concorrenza.
2. gli errori di Silvio
Ce ne sono stati, ovviamente. A inizio legislatura, tutto il tempo
perso a imbrigliare la temuta magistratura politicizzata, emanando
leggi contestatissime, che poi hanno avuto scarso effetto.
Ma l'errore più grave oggi sembra essere stato rimasto schiavo del suo
"contratto con gli italiani", restando abbarbicato a quegli obbiettivi
a) di immagine b) nettamente definiti (la durata quinquennale del
governo, la concessione del milione di pensione minima, ecc.),
dimenticando che per raggiungere grandi obbiettivi, seppur non
solennemente sottoscritti, si possono anche sacrificare obbiettivi
anche solennemente dichiarati, ma oggettivamente secondari. Berlusconi
ha pensato che la gente non gli avrebbe perdonato la mancata fedeltà a
quegli obbiettivi, e a quelli si è testardamente abbarbicato, mentre
forse altre erano le priorità a cui la gente bada davvero.
Cambiare un governo è cosa meno grave che avere un governo che non sa
scegliere. Ed è vero che il contesto internazionale è stato
sfavorevole a Berlusconi (crisi economica, vicenda della guerra, con
la sua impopolarità), ma la cosa peggiore è stata quella di non dire
chiaramente che le difficoltà sopraggiunte, imprevedibili nella
primavera 2001, costringevano a un cambiamento rispetto alle promesse
fatte allora. La cosa peggiore è stata quella di ripetere
testardamente "va tutto bene", mentre l'umore della gente era da
tutt'altra parte.
3. et maintenant?
Crisi del berlusconismo? Forse. Forse però no. In ogni caso la crisi
del berlusconismo potrebbe non essere una tragedia. Purchè non si
configuri come una frettolosa ritirata, che sarebbe in realtà una
disastrosa rotta. In effetti Berlusconi è colui che ha federato e
compattato una congerie di forze che dieci anni fa erano le une contro
le altre armate e ha comunque dato un contributo importante alla
normalizzazione bipolaristica dell'Italia.
Ma, se ha compattato il centro-destra, ha, secondo alcuni, compattato
anche il "centro-sinistra", o meglio il sinistra-centro. È solo, o
soprattutto perché c'è lui dall'altra parte, si dice, che si uniscono
forze così eterogenee, da Mastella ai no-global. Forse, venuto meno
lui, emergerebbero le divisioni dell'altra parte. Il ragionamento non
convince del tutto, perché davanti al Berlusconi trionfante del 2001
la sinistra si era divisa, mentre si unisce oggi, davanti a un
Berlusconi agonizzante.
È chiaro che sui tempi lunghi l'anomalia Berlusconi dovrebbe cedere il
posto a una politica più policentrica. Sui tempi lunghi sarà forse un
bene che la politica si spersonalizzi. Così, tra l'altro verrebbe meno
la possibilità che un re travicello come Prodi venga sbandierato,
menzogneramente, come il leader (cattolico!) di uno schieramento il
cui asse ideologico è tutto fuorché cattolico.
Ma oggi resta ancora Berlusconi il collante decisivo che può tenere
insieme Lega e AN, UDC e liberali di Forza Italia. L'unica speranza
per la CdL è che un Berlusconi che ritrovi entusiasmo e forza, riesca
a trovare il coraggio di una svolta. Discontinuità sì, ma con
Berlusconi come leader. Non bisogna cambiare leader, bisogna che il
leader cambi.
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