Il fallimento dell'idea no-global
A quattro anni dal G8 di Genova, in cui i no-global vollero emergere
alla notorietà mondiale con i noti disordini, si può riflettere più
serenamente, ma anche chiaramente, sull'idea di fondo di tale "movimento".
L'idea può essere detta anche così: la globalizzazione è un grande
imbroglio, perchè spaccia per occasione offerta a tutti, che pretende di
mettere tutti sullo stesso piano, ricchi e poveri, quella che invece è
una furbata con cui i paesi ricchi blindano la loro truffaldina e ladra
egemonia economica (e non solo), traendo solo vantaggi e nulla
davvero rischiando.
Questi quattro anni smentiscono questa idea: il caso di India e Cina,
soprattuttutto, come di altri paesi emergenti asiatici, prova che la
globalizzaione dei mercati non è un trucco. Chi vuole può davvero
emergere. E chi è già ricco può davvero perdere quota: ben lo sa
l'Europa e l'Italia.
Tra l'altro è curioso notare come, quando vengono toccati sul loro
portafoglio, molti no-global mandano al diavolo tutte la solidarietà che
avevano predicato fino a un minuto prima. Invece di gioire che Cina e
India stiano meglio, visto che stanno meglio togliendo a noi del
benessere, imprecano. Ma come? Non dovrebbero essere contenti che il
benessere si ridistribuisce?
Con questo non stiamo dicendo che tutto della globalizzazione vada bene:
come già dicevamo quattrio anni fa, ribadiamo che si tratta di un
fenomeno sì in larga parte inevitabile e potenzialmente benefico, ma che
comunque chiede di essere governato.
"""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
il moderatore del gruppo Culturacristiana
"""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""