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Da parte della sinistra radicale si sente ripetere come una litania che gli
Stati Uniti e Israele avrebbero aiutato e fonanziato il fondamentalismo
islamico. Del quale non si dovrebbero perciò lamentare, essendo colpa loro se
c'è.
Ora vanno fatte anzitutto delle correzioni a questo tipo di affermazioni.
* Gli Stati Uniti non hanno "aiutato il fondamentalismo": hanno dato
limitati aiuti, per un periodo molto limitato (inizio anni '80) in un'area
molto limitata (l'Afghanistan) a dei guerriglieri anticomunisti, le cui
motivazioni religiose potevano ancora essere prese come folklore; hanno dato
quegli aiuti, peraltro molto limitati, per contrapporsi all'invasione sovietica
dell'Afghanistan, a cui pertanto va rinviata la responsabilità prima e
principale della recrudescenza islamista in quell'area.
* Diverso è il caso di Israele, che in modo più consapevole ha favorito
l'emergere, nella resistenza paletinese, di componenti religiose: anche lì, in
funzione del contrasto di un nemico, Arafat e le componenti laiche della
guerriglia palestinese; peraltro quella fase è da molto tempo terminata e da
molto tempo Israele ha avuto modo di pentirsi di quell'errore,limitato a un arco
temporale piuttosto corto (anche lì, anni '80).
E' poi singolare che la sinistra radicale rimproveri ad americani e israeliani
scelte opportunistiche e spregiudicate 1) avvenute nel passato e 2) quando
ancora non si poteva vedere che cosa esattamente fosse il fondamentalismo
islamico in tutta la sua capacità distruttiva, mentre lei stessa, sinistra
radicale, non ieri, ma oggi, nel presente, stringe un patto d'acciao col
fondamentalismo, da cui pure la separa un abisso culturale e valoriale, solo
perchè mortalmente nemico del proprio mortale nemico, il capitalismo
demo-pluto-giudaico-massonico.
La sinistra radicale sembra guardare alla pagliuzza israelo-americana (una
limitata e più scusabile spregiudicatezza passata verso un fondamentalismo
ancora considerabile in termini folkloristici) e non vedere la propria trave (la
presente sua spregiudicata alleanza con un fondamentalismo che ha già,
chiaramente, rivelato il proprio volto mostruoso e disumano).
Questo non toglie che esista una qualche specularità nell'errore
israelo-americano da un lato e in quello della sinistra radicale: gli americani
hanno la tendenza a pensare che basti essere politicamente moderati (nel senso
di non ostili a loro) per essere culturalmente moderati, pacifici, non
fondamentalisti; così, hanno troppo basato i loro calcoli politici sull'appoggio
a regimi arabo-islamici che non erano loro ostili in campo politico, senza
curarsi del fatto che tali regimi erano fabbriche di odio culturale contro i
valori portanti della civiltà occidentale, in quanto essa ha di più
profondamente buono. E' una miopia, che riduce la dimensione culturale-religiosa
a quella immediatamente politica. Così gli USA hanno considerato Saddam Hussein
più nemico dell'Arabia Saudita, nonostante il primo fosse un dittatore laico e
meno ostile culturalmente, mentre la seconda è stata decisiva nel finanziare una
campagna mondiale di predicazione wahabita, che ha creato, nel medio-lungo
periodo, danni incomparabili in termini di scontro di civiltà.
Speculare è la miopia della sinistra radicale: si accontenta lei pure del
livello politico immediato. Le basta che qualcosa sia nemica, politicamente, del
suo nemico politico. La dimensione culturale-ideale è totalmente trascurata.
Certo, ciò dipende dalla tesi marxiana che fa della cultura un semplice
epifenomeno della base economica. Eppure, dopo un secolo e mezzo da Marx si
potrebbe anche prendere atto che quella sua idea è stata, se ce ne fosse stato
bisogno, abbondantemente smentita dalla storia. Come dimostra, tra l'altro, il
fatto che l'epicentro irradiatore del fondamentalismo, non è stata e non è
un'area povera, ma un'area ricca, e in crescente arricchimento. Pertanto
ostinarsi a leggere il fondamentalismo come figlio della povertà èun apriorismo
davvero ingiustificabile.
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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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