Prodi è caduto. Il suo inizio è stato sotto il segno dell'arroganza:
pur non
avendo nemmno vinto, si è comportato come se avesse stravinto.
Infatti non solo non ha cercato una grande coalizione, come sarebbe
stato
ragionevole, dati i numeri della non-vittoria nel Paese e i numeri
risicatissimi al Senato, ma anzi ha fatto il pieno di cariche
istituzionali,
presidenza di Camera, Senato e, al colmo dell'arroganza, Presidenza
della
Repubblica, carica quest'ultima che anche chi avesse stravinto
avrebbe fatto
bene a concordare con l'opposizione. Invece lui, no. Arroganza
estrema.
Poi, non tutto è stato negativo. Certe scelte sulle liberalizzazioni,
relativamente alle banche, ad esempio, o anche su altri questioni
spicciole,
non possono essere certo condannate.
In politica estera, nell'estate 2006 il governo Prodi ha potuto
gettare molto
fumo negli occhi. Tanto fumo, ma quanto arrosto?
Ora i nodi sono venuti al pettine: non è serio pretendere di
governare senza
una maggioranza. E troppe volte Prodi si è retto sul filo di pochi
voti di
senatori a vita. Per carità questi ultimi hanno tutto il dirittio di
votare
come a loro pare. Ma un governo dignitoso non può reggersi
sistematicamente
sul voto di chi non è in Parlamento per un mandato popolare.
E un altro nodo è venuto al pettine: la vera incoerenza non è dei due
ri-comunisti, che hanno sostenuto un coerente antiamericanismo, la
vera
incoerenza è di quella sinistra che per cinque anni ha urlato nella
piazze
"morte all'America", sventolando la bandiera arcobaleno della
vigliacca resa
al terrorismo, e che ora si trova in difficoltà a spiegare al suo
"popolo"
che si è antiamericani solo quando si è all'opposizione.
E adesso? Speriamo che non ci sia un Prodi-Frankestein, ricucito con
pezzi di
cadaveri politici sparsi. La cosa migliore sarebbe un governo di
unità
nazionale, che escluda. la sinistra filotalebana e prepari una nuova
legge
elettorale. Ma è chiedere forse troppa chiarezza alla contorta
politica
italiana. Prepariamoci allora a qualche minestra riscaldata...