-----Messaggio Originale-----
Data invio: venerdì 6 ottobre 2000 00:20
Oggetto: IL NOSTRO RISORGIMENTO
IL NOSTRO RISORGIMENTO
di GIANCARLO CESANA da LA STAMPA del 4 ottobre 2000
di GIANCARLO CESANA da LA STAMPA del 4 ottobre 2000
Mi sono trattenuto dall’intervenire finora perchè non volevo enfatizzare polemiche o approfondire fossati. Ma questa storia della mostra sul Risorgimento al Meeting di Rimini sta veramente avendo un’eco imprevista e pesantemente negativa. Gli editoriali dei maggiori quotidiani stanno picchiando duro e con firme prestigiose: Scalfari, Montanelli e Galante Garrone addirittura con un articolo manifesto sottoscritto da sessantasei intellettuali. Per non parlare dello stillicidio di interventi e manifestazioni contro il pericolo di una temibile prevaricazione clericale che proprio dalla mostra sul Risorgimento, variamente associata alla beatificazione di Pio IX e a Tor Vergata, potrebbe prendere l’avvio.
Mi sia consentito dire qualcosa - lo ripeto - non per aggravare lo scontro, ma per fare alcune precisazioni e domande. La mostra sul Risorgimento non ha espresso la «linea» del Meeting, né tanto meno quella di Cielle. La redazione del Meeeting - con cui Cielle c’entra solo nel senso che alcuni suoi membri (tra cui io) ne fanno parte - approva le iniziative della manifestazione non in quanto le sente ideologicamente «proprie», ma semplicemente contributi positivi e critici a una discussione più vasta. Così, per esempio, è stato favorito un intervento sulle crociate di Gad Lerner, il quale in proposito non la pensa certamente come noi. Così al Meeting sono venuti, hanno parlato e «mostrato» personaggi di fede religiosa e politica assai diversa e non faccio l’elenco perché è sotto gli occhi di tutti.
Ma veniamo alla mostra sul Risorgimento. La prima osservazione che mi colpisce è che degli insigni (lo dico senza ironia) commentatori che l’hanno attaccata, nessuno è venuto a vederla. Montanelli, con curiosa onestà, premette alle sue valutazioni un «pare che». D’altra parte, dal Meeting non è venuta nessuna richiesta di ricostituzione dello Stato Pontificio o di divisione dell’Italia. Noi amiamo questo Paese, dalle Alpi a Capo Passero, e se qualcuno di noi è a favore del federalismo, lo è in funzione di una unità più efficace (o almeno così spera).
Uno dei curatori della mostra ha detto in televisione che l’impostazione è stata volutamente provocatoria; può darsi che abbiano esagerato. Ma che esagerazione è questo piccolo episodio «politicamente scorretto» di fronte alla marea oleograficamente celebrativa che dall’unità d’Italia ha pervaso noiosamente le menti di tutti gli studenti elementari e medi? E il massacro di Bronte? E la «Questione Meridionale» di Salvemini? E l’uso del Risorgimento che ha fatto il fascismo? E il persistente problema, dopo non dieci o venti, ma centocinquanta anni del sottosviluppo del Sud? Tutto ciò non ha radici culturali e politiche in una unità troppo priva di solidarietà e di rispetto per le differenze? Antonio Gramsci, che non era un chierico, sosteneva che il Risorgimento fu borghese e antipopolare.
Nessuno nega che i padri della patria fossero grandi uomini, ma anche i grandi uomini possono sbagliare. La mostra del Meeting ha documentato un’opinione in tal senso e noi non vi abbiamo visto niente di male e neppure un attentato all’integrità del popolo, che purtroppo delle proprie origini e della propria dignità per lo più non si interessa. Forse tale disinteresse è proprio esito di un insospettato e magari anche non voluto dogmatismo culturale, che non accetta la discussione con chi la pensa diversamente e che alla fine spiega poco. È strano, ma spero non inaccettabile, che un cattolico come me, frequentemente accusato in questi giorni di integralismo, si trovi a dire queste cose di fronte a maestri (lo dico ancora senza ironia) della critica e del dubbio. In Italia sta diventando impossibile parlare? Da cattolico sottoscrivo il principio liberale per cui le opinioni altrui non vanno criminalizzate. Comunque, a me e ai miei amici il Risorgimento e la fondazione del nostro Paese interessano e per questo vogliamo discuterne...potendo!
Mi sia consentito dire qualcosa - lo ripeto - non per aggravare lo scontro, ma per fare alcune precisazioni e domande. La mostra sul Risorgimento non ha espresso la «linea» del Meeting, né tanto meno quella di Cielle. La redazione del Meeeting - con cui Cielle c’entra solo nel senso che alcuni suoi membri (tra cui io) ne fanno parte - approva le iniziative della manifestazione non in quanto le sente ideologicamente «proprie», ma semplicemente contributi positivi e critici a una discussione più vasta. Così, per esempio, è stato favorito un intervento sulle crociate di Gad Lerner, il quale in proposito non la pensa certamente come noi. Così al Meeting sono venuti, hanno parlato e «mostrato» personaggi di fede religiosa e politica assai diversa e non faccio l’elenco perché è sotto gli occhi di tutti.
Ma veniamo alla mostra sul Risorgimento. La prima osservazione che mi colpisce è che degli insigni (lo dico senza ironia) commentatori che l’hanno attaccata, nessuno è venuto a vederla. Montanelli, con curiosa onestà, premette alle sue valutazioni un «pare che». D’altra parte, dal Meeting non è venuta nessuna richiesta di ricostituzione dello Stato Pontificio o di divisione dell’Italia. Noi amiamo questo Paese, dalle Alpi a Capo Passero, e se qualcuno di noi è a favore del federalismo, lo è in funzione di una unità più efficace (o almeno così spera).
Uno dei curatori della mostra ha detto in televisione che l’impostazione è stata volutamente provocatoria; può darsi che abbiano esagerato. Ma che esagerazione è questo piccolo episodio «politicamente scorretto» di fronte alla marea oleograficamente celebrativa che dall’unità d’Italia ha pervaso noiosamente le menti di tutti gli studenti elementari e medi? E il massacro di Bronte? E la «Questione Meridionale» di Salvemini? E l’uso del Risorgimento che ha fatto il fascismo? E il persistente problema, dopo non dieci o venti, ma centocinquanta anni del sottosviluppo del Sud? Tutto ciò non ha radici culturali e politiche in una unità troppo priva di solidarietà e di rispetto per le differenze? Antonio Gramsci, che non era un chierico, sosteneva che il Risorgimento fu borghese e antipopolare.
Nessuno nega che i padri della patria fossero grandi uomini, ma anche i grandi uomini possono sbagliare. La mostra del Meeting ha documentato un’opinione in tal senso e noi non vi abbiamo visto niente di male e neppure un attentato all’integrità del popolo, che purtroppo delle proprie origini e della propria dignità per lo più non si interessa. Forse tale disinteresse è proprio esito di un insospettato e magari anche non voluto dogmatismo culturale, che non accetta la discussione con chi la pensa diversamente e che alla fine spiega poco. È strano, ma spero non inaccettabile, che un cattolico come me, frequentemente accusato in questi giorni di integralismo, si trovi a dire queste cose di fronte a maestri (lo dico ancora senza ironia) della critica e del dubbio. In Italia sta diventando impossibile parlare? Da cattolico sottoscrivo il principio liberale per cui le opinioni altrui non vanno criminalizzate. Comunque, a me e ai miei amici il Risorgimento e la fondazione del nostro Paese interessano e per questo vogliamo discuterne...potendo!