Caro Valeriani
Rispondo alla sua lettera.
1) Lei dice che Marx "non vede l'uomo solo come mero essere sociale, ma come somma della storia, della società in cui vive e della cultura del periodo in cui consuma la propria esistenza, e non nega assolutamente il valore della persona perché lui stesso dice: "L'uomo è per l'uomo l'essere supremo". Si, con questa affermazione va sicuramente contro ai principi religiosi e soprattutto Cattolici, ma non si può assolutamente dire che non considera la persona umana."
Rispondo che l'uomo valorizzato da Marx, al seguito di Feuerbach, è un "essere sociale" (un'essenza generica, Gattungswesen), non la persona umana. Per persona si intende il singolo uomo, visto come portatore di un valore assoluto e infinito. Marx ritiene che il concetto di persona sia tipica della concezione borghese, che astrae dai rapporti economico-sociali, per lui è reale solo la classe sociale. Ciò a mio parere non è solo contro la fede, ma anche contro la ragione e la dignità dell'uomo. E infatti è storicamente certo che la prassi marxista ha considerato l'individuo come "carne da cannone" strumentale a finalità politico-collettive. In nome della rivoluzione la dignità personale può e deve essere cancellata.
2) "E poi vorrei le prove, vorrei vedere qualche suo scritto in cui giustifica le "più violente e sanguinose aberrazioni", per citare una vostra frase."
Posso citare una frase di Lenin, che di Marx fu (fedele, a mio giudizio) interprete: "se per instaurare il comunismo fosse necessario uccidere i 9/10 del genere umano, sarebbe giusto farlo".
3) "Mi auguro fortemente che voi con questa frase non consideriate il comunismo russo, il leninismo e lo stalinismo (le cosiddette teorie marxiste e non marxiane, proprie del filosofo) come applicazione delle sue teorie."
Potrebbe essere un puro caso che sempre i regimi polittici ispirati a Marx, dalla Russia alla Cina, dalla Cambogia a Cuba, dalla Bulgaria alla Mongolia, hanno sistematicamente violato i diritti umani, praticando lo sterminio in massa degli oppositori, e la repressione più brutale di ogni dissenso, anche all'interno del Partito?
E' tutto concatenato: non c'è un Dio che provveda, dunque l'uomo deve fare "tutto lui" e questa è l'unica vita; di qui un atteggiamento di "impazienza" e la volontà di avere subito, in questa vita, ciò che i credenti aspettano in pienezza nella vita futura; dunque pur di avere qui e subito ciò che ci spetta ogni mezzo è lecito.
D'altronde è Marx che esplicitamente parla di dittatura del proletariato, come unico mezzo per sconfiggere le forze borghesi.
"mi auguro vivamente che non siate (..) pronti a condannare qualcosa solo perché non considera una parte della cultura umana: la religione."
Le ripeto: critico Marx non perché va contro Dio, ma perché va contro l'uomo (o anche: andando contro Dio va contro l'uomo).
Distintamente
Bertoldi
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