Ho ricevuto due e-mail, finora, sul tema proposto. Ve ne riporto i passi più
significativi.
I. Uno, contro quello che io ho detto, da Alessandro Baronti; tra l'altro
egli scrive:
"3) E' vero esisteva ed ancora c'è un'egemonia culturale marxista e
laicista, che va combattutta non "by law" ma con gli strumenti suoi propri:
le idee. Ha ragione Sergio Soave (Avvenire 14/11) quando afferma che "il
problema era ed è tuttora di scrivere libri che vengano letti, non di
proibirne altri". Il vero liberale non desidera meno libri ma più libri, più
opinioni, più opportunità. Personalmente ho studiato argomenti storici,
negli anni '70 al liceo, contemporaneamente sul tanto vituperato
Camera-Fabietti, ma anche sul vecchio Saitta, lo Spini e il De Rosa. La
curiosità, il non sapersi mai accontetare di un solo punto di vista, questa
è la ricchezza che un bravo insegnante sa trasmettere ai suoi ragazzi. La
vogliamo regolare "ope legis"?
4) Purtroppo molti, anche fra i cattolici, sono tentati troppo spesso di
trovare sbrigativamente e facilmente soluzioni alle questioni culturali e/o
etiche mediante gli strumenti della legge positiva. L'egemonia culturale
marxista? Una Commissione Regionale di esperti e politici che scelga i
"buoni" testi. Il problema dell'immigrazione e la difficile integrazione dei
musulmani nell'Europa cristiana dei diritti umani e civili (giusta
osservazione del Card. Biffi)? Una legge che impedisca ai musulmani di
entrare in Italia o viceversa una legge che favorisca l'ingresso agli
extracomunitari cristiani. La legalizzazione dell'aborto? Aboliamo con un
atto la legge 194. Ma questo è sufficiente a contrastare la sempre più
diffusa cultura della vita intesa come capitalizzazione di solo benessere
materiale (vedi la recente sentenza francese che, individuando correttamente
nei medici i responsabili di un errore diagnostico prenatale, indennizza la
famiglia di un ragazzo con gravi handicap perchè nato; finora si conosceva
solo l'istituto dell'indennizzo per morte o danno)? Io credo di no. La
rinuncia a creare cultura (rinuncia che operarono i cattolici nel dopoguerra
dopo aver dato il meglio nella redazione della Costituzione), la paura delle
proprie opinioni e del confronto aperto e leale, la pigrizia di mettersi in
discussione con gli altri (talvolta con l'arroganza di essere gli unici
depositari del vero, spesso per un desiderio di sicurezza che le proprie
comunità di fede e di idee trasmettono alle persone) hanno, nei passati
decenni, favorito l'egemonia culturale marxista; oggi, cadute le ideologie,
consentono il diffondersi della cultura radical-libertaria, quella del
pensiero debole con il suo relativismo morale e ideale che sfocia
nell'indifferentismo. Si vuole reagire a questa situazione con la
riaffermazione delle vecchie tradizioni mediante la spada temporale, cioè la
legge dello Stato? Dubito che questo strumento possa avere efficacia nel
risolvere questioni gigantesche e complesse come ad es. l'immigrazione,
problema che oltrepassa i confini e dunque le capacità di effettivo
intervento di ogni singolo Stato, o l'aborto: come potrebbe difenderci
l'abolizione della 194 dall'aborto clandestino che inevitabilmente
aumenterebbe? quali garanzie ci darebbe una legge che perseguisse in qualche
modo le donne che si sottopongono ad interruzione della gravidanza, come da
taluni richiesto? Inoltre, da cattolico liberale, ho sinceramente paura di
ogni soluzione imposta con la forza della mano dello Stato, soprattutto in
materie così altamente delicate, che, per la loro natura squisitamente
culturale coinvolgente l'intima sfera della coscienza, mal si adattattano ad
essere rigidamente regolate dalle Istituzioni Regionali o Statali, pena la
Libertà della Persona Umana.
Alessandro Baronti Piombino (LI)
II.Un'altra lettera sostiene quanto segue.
Ciao sono valeria e vado al Leonardo da Vinci (liceo scientifico di Milano)
Comincio col ringraziarti dell'email che hai già inviato, infatti è da
queste che ho saputo per la prima volta che l'occupazione non è più
illegale, robe da matti!!
Da noi hanno iniziato a proporla mercoledì e tra i motivi, oltre alla
questione parità scolastica, c'era anche:"per arrestare sul nascere questi
tentativi di addomesticare la storia attraverso la censura e gli indici di
libri proibiti".
Detto così non si può nemmeno contestarlo, nessuno, infatti, vuole censurare
libri, tanto che vorrebbe dire impedire la libertà di stampa e di parola, e
nessuno vuole metterli all'indice.Ma è importante rilevare la tendenza dei
libri di storia verso una linea di sinistra, questo certo non lo si può
negare(io stessa ho 1 libro, del Desideri e Themelly, di questo stampo).
comunquegiovedì abbiamo deciso di tenere un collettivo a proposito di
questo, ma abbiamo scelto un tema che aveva una certa direzione:LIBERTA'
D'INSEGNAMENTO, perchè era questa la questione che ci stava più a cuore.Al
termine del collettivo, siamo giunti ai seguenti punti comune.
1)non esistono nè libri di testo nè professori oggettivi e neutrali,
2)è bene che gli studenti non considerino tutto ciò che è scritto nei
manuali come unica e assoluta verità,
3)ogni professore dovrebbe esprimere la propria posizione fin dall'inizio
dei corsi, cosicchè lo studente abbia chiaro il giudizio con cui
confrontarsi,
4)ciascuno studente deve essere libero di giudicare fatti ed eventi senza
essere un burattino nelle mani dei professori.
Ho guadagnato molto da questo dibattito, primo perchè il fatto di non sapere
nulla sulla questione Storace mi ha mosso ad informarmi e trarne un
giudizio, poi perchè pensavo che la cosa migliore fosse avere un libro il
più possibile oggettivo, quindi mi sono ricreduta, infine perchè è stata una
possibilità d'incontro con persone in gamba.
vorrei raccontare meglio tutti i fatti e le altre cose successe in questi
giorni ma purtroppo ho poco tempo, aspetto presto altre tue NEWS!!
grazie, Valeria
Ringrazio sia Baronti che Valeria e invito altri a prendere posizione.
Grazie a tutti
Bertoldi