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Lenin e la sinistra   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #56 di 207 |
Lenin e la sinistra

Caro Baronti
La ringrazio per la sua pacatezza e sincerità.
Devo
però chiarire che non mi riconosco affatto nella qualifica
di "destrorso"
che lei mi attribuisce. Trovo peraltro che una persona intelligente
come Lei
è dovrebbe convenire che attribuire a Berlusconi la colpa di tutti
mali
della nostra società sia un tantino esagerato: il primato
dell'effimero è
colpa sua? Io penso piuttosto che tale primato precede e eccede
Berlusconi,
almeno tanto quanto un elefante una formica.
E' probabile che io voti per la Casa delle Libertà alle
prossime
elezioni, ma di indissolubile in politica non c'è niente. Se
voterò
per
quello schieramento è perché ritengo che, in questo momento,
sia
quello che
più favorisce la presenza di Cristo nella realtà. C'è
bisogno di
libertà
perché Cristo possa essere vissuto. Infatti non si tratta di
valori,
di
progetti che possano essere stabiliti a tavolino. Da parte dello
stato o
delle istituzioni (nemmeno da istituzioni ecclesiastiche). Il metodo
che Lui
ha scelto io ho sperimentato essere del tutto simile a quello che ha
usato
quando era presente "in carne e ossa": rendersi incontrabile in una
carne
storica. Da Tu a tu. Da persona a persona. Che chiede solo di non
essere
soffocata. Come in Italia, oggi, tende a fare più la sinistra,
ancora
imbevuta purtroppo, di statalismo (e, insisto di leninismo). Nella
illusione
di poter pianificare tutto. E nel sospetto contro tutto ciò che
non
sia
statale e istituzionale.
Non amo la deregulation totale all'americana. In ambito economico
ci può
e ci deve essere una presenza regolatrice dello stato. Ma non si
può
odiare
la spontaneità, il fiorire di iniziative "dal basso", come tende
fare
*molta* sinistra ex-PCI e ex-sinistra DC.
Sono contro l'arrivismo sfrenato, il carrierismo rampante e
diavolerie
del genere. Ma non per questo sono contro una giusta ed equilibrata
libertà
di mercato. E penso che la civiltà dell'effimero si combatta
più che
con
leggi e leggine varie, ponendo in atto esperienze di segno diverso, di
solidarietà, di no-profit, facciano vedere che "dal basso",
liberamente,
possono sorgere modi nuovi di concepire l'economia, perchè si vive
l'umano
in modo nuovo e non si vuole rinunciare alla verità di sè in
nessun
settore
della propria vita.
Grazie della sua attenzione
Bertoldi

-----Messaggio Originale-----
A: "webmaster di Cultura cristiana" <webmaster@...>
Data invio: sabato 20 gennaio 2001 01:17
Oggetto: Ragionare non semplificare


> No, mio caro Bertoldi, io non vedo e non ho visto con favore
l'abuso e la
> strumentalizzazione delle vicende giudiziare, neppure nel '92. Non
ho mai
> fatto parte del cosiddetto "popolo dei fax", di quelli per
interdendersi che
> tiravano le monetine a Craxi. Perchè ritenevo allora come ora che
> effettivamente una cosa diceva di giusto Craxi: "tutti siamo
colpevoli!". Ma
> proprio tutti, io compreso, cui il sistema garantiva sicurezze a
buon
> mercato. Non soltanto i partiti (PSI, PCI, DC ecc. ecc.) ma anche
la tanto
> lodata "società civile", che allora e forse ancora oggi a molti
appare
> vergine e santa, capace di una catarsi nazionale. Non condivedevo
invece
> (per la verità non mi convince neppure oggi, vedendo al
Congresso
di Milano
> tanti reduci nostalgici animati solo da spirito di vendetta ancor
più che di
> rivalsa) la conclusione craxiana: tutti colpevoli dunque tutti
innocenti! Il
> sillogismo craxiano, tutto impregnato di real politik, voleva
affermare,
> positivamente come diritto riconosciuto dalla legge, la realtà
corrotta.
> Purtroppo l'oggettivo convergere delle azioni del popolo dei fax,
giacobino
> ghigliottinatore, e dei gattopardi sanculotti, cioè di coloro
che,
politici
> o comuni cittadini, a destra come a sinistra avevano l'interesse a
che le
> cose continuassero come nei precedenti anni '80, ha trasformato la
cosidetta
> "Mani pulite" ( termine quanto mai improprio: come se al mondo
potesse
> esistere un solo puro dalle mani pulite!) in un'operazione
demagogica,
> sfruttata talvolta per interessi privati (fama, gloria,
pubblicità,
potere).
> Era al contrario il momento di un mea culpa generale (come quello
della
> Chiesa), di una presa di coscienza nazionale per preparsi alla
sfida della
> globalizzazione liberale e anglosassone, l'occasione per redigere
finalmente
> delle regole in politica come in economia. Ed invece! Ma detto
questo, si
> può allora affermare tranquillamente: "era meglio prima!"?
Torniamo
alla
> bella età della Milano da bere? E' possibile sperare e lottare
per
un'Italia
> dove la corruzione (che mai sarà estirpata!) non sia eretta
però a
norma (in
> quanto è norma ciò che è realtà!)? Avrà mai termine
l'eterna
insicurezza
> culturale di questa Italia che oscilla tra le spinte moralistiche
giacobine,
> pronte a bruciare sull'altare dell'utopica perfezione sociale ogni
uomo, e
> il cinismo pragmatico di chi vuole sempre e comunque dimostrare di
essere
> più furbo e ganzo (non capace o intelligente) degli altri, sia
in
politica
> come nella vita sociale ed economica?
> Per quanto riguarda la "chiara e netta condanna dei crimini del
comunismo
> reale", i dirigenti DS l'hanno compiuta, non una ma molte volte, in
modo
> esplicito. Le posso garantire che è stato fatto in modo così
preciso e non
> equivoco, al punto tale che ha sollevato molti dubbi e, dirò di
più, anche
> vibrate proteste tra gli iscritti al partito. Ecco vedi, avevo
ragione! dirà
> Lei. Certamente non voglio nascondere la verità. Io non
appartengo
alla
> tradizione comunista, perchè antisovietico da sempre, ma capisco
coloro che
> per un'intera vita hanno fideisticamente accettato una verità
che
gli era
> propinata e ora hanno perso non solo la bussola per il domani ma
anche
> l'identità di ieri. Direi che è un problema psicopatologico
prima
ancora che
> politico. Ho rispetto per queste persone; ne conosco molte e sono
spesso,
> soprattutto quelle più anziane, capaci di generosità, con un
alto
senso di
> responsabilità e moralità.Allora tutto semplice? No
sicuramente. I
dirigenti
> fanno indubbiamente fatica a trasformare la psicologia degli
iscritti; è e
> sarà un'operazione lunga e laboriosa; forse richiederà che
passino
1 o 2
> generazioni. Tutto bello? No di certo! Sono stati compiuti, a mio
avviso
> molti errori. Ne citerò soltanto due: 1) la Bolognina (per
inciso
allora io
> simpatizzavo per il PPI, mentre negli anni '70 votavo Berlinguer)
doveva
> essere fatta prima della caduta del muro di Berlino. Non si può
rincorrere
> sempre la storia, qualche volta bisogna avere il coraggio di
anticiparla,
> magari annusando pragmaticamente come va il vento (Ungheria 56,
> Cecoslovacchia 68, Polonia 90, Tien An Men) o guardando negli occhi
Breznev
> (bastava il suo muso) e non illudendosi dietro l'impossibile
impresa di
> Gorbaciov, coraggioso ma velleitario e tardivo. 2) nell'Ottobre '98
> dovevamo, caduto Prodi, andare a casa e votare; probabilmente
avremmo perso,
> (chi sa?) ma avremmo potuto iniziare un progetto culturale senza il
quale
> governare (sappiatelo anche voi della destra) è praticamente
impossibile. Ma
> allora i Sign.ri D'Alema e Marini (sopraffini politici con la p
minuscola!),
> consigliati da Cossiga (ahi noi, questo sì un vero grande
politico
con la p
> minuscola, cinico e sfrontato!) , dissero agli "yes men" che la cosa
> migliore era continuare a governare ed i pochi che dissentirono
non furono
> ascoltati, salvo dire oggi che forse era meglio se.... Governare
non è
> soltanto un fatto tecnico. Occorre avere un progetto culturale,
ragionare,
> discutere e dirigersi con una bussola verso una direzione. Potrei,
per la
> sua gioia, citare molti altri errori, anche più recenti (le
ripicche
> Ochetto-D'Alema, Prodi-D'Alema, la legge proibizionista sugli spot
> elettorali e lo spot tipicamente berlusconiano, altrimenti detto
> candidatura, di Rutelli). Questa è la sinistra che abbiamo!
Perchè
votarla?
> Perchè militarvi? Perchè è l'unica che abbiamo, essendo RC
un un
miscuglio
> di nostalgici antistorici, patetici utopisti velleitari,
fondamentalisti
> dell'anticapitalismo, tanto amati da Berlusconi, al quale
piacerebbe molto,
> lo comprendo, una sinistra tutta così. Perchè nonostante
tutto,
anche se
> sempre in ritardo, la sinistra riformista poi finisce con
l'imparare dai
> propri errori. Perchè malgrado gli errori è ancora la sola in
cui
sia
> rimasta un'aspirazione alla giustizia sociale e al bene pubblico,
rifugga
> per motivi genetici dalle pulsioni xenofobe e razziste (un
musulmano non si
> avvicini a meno di 50 m da una Chiesa), dalla voglia di usare la
forza della
> legge (o anche peggio) per risolvere questioni di opinione o di
cultura o di
> spirito (come la vicenda Libri di testo-Storace ha dimostrato).
Perchè
> ancora soltanto nella sinistra sopravvivono alcuni che pensano che
il mondo
> dopotutto non sia proprio tutto fondato sull'immagine, l'apparire e
l'avere.
> Non possiamo essere tutti uguali a Berlusconi. Non mi fraintenda:
la mia non
> è invidia per la ricchezza o il potere. Tutt'altro! E' solo che
combatto lo
> stereotipo mediatico dell'uomo di successo. Vorrei presentare ai
miei due
> figli altri modelli di vita, più veri: poveri come S. Francesco
o
ricchi
> come Carniege o il nostro Olivetti, operai onesti come mio suocero
o buoni
> impiegati come mio padre, grandi uomini d'intelletto come Maritain
o di fede
> come il Santo Padre. Oggi invece assistiamo, complice anche la Rai
in
> competizione con Mediaset, ad una berlusconizzazione sociale: quiz
show,
> ruote della fortuna, soldi facili, moda, lusso, fitness, GSM, SMS,
ville con
> piscina, viaggi esotici, attori, attrici, sportivi che sembrano
attori,
> politici che sono attori ecc. ecc.
> Infine la guerra in Kossovo. Anche noi abbiamo avuto i nostri
dissidenti
> interni (la sinistra DS) e vicini (RC), nonchè tutto il
variegato
mondo
> della sinistra sociale e dei cattolici di sinistra. Non si misura
così il
> tasso di liberalismo. Inoltre, ma potrebbe essere argomento di
altra e-mail,
> non è opportuno liquidare sbrigativamente come supinazione ai
voleri
> americani il nostro intervento in Kossovo. A tale proposito la
invito a
> leggersi le opinioni di Michael Novack, cattolico americano di
simpatie
> chiaramente destrorse quindi a Lei vicine, ma sicuramente di grande
cultura
> liberale.
> Mi scuso per l'eccessiva lunghezza dell'e-mail.
> Spero che voglia rispondermi con la stessa franchezza con cui le ho
scritto,
> mettendo un po' da parte i toni da crociata, perchè questo, io
penso, è un
> parlare tra uomini che cercano di capire insieme, cioè cumpetono
> (sinistra-destra), e non si odiano. Non è buonismo veltroniano,
è
> liberalismo popperiano. Mi attendo che anche Lei sappia esprimere
critiche
> alla sua parte. Se così non fosse ne rimarrei profondamente
sorpreso e
> deluso perchè ciò potrebbe soltanto significare due cose: 1)
o la
destra non
> ha alcun difetto, è ottima nelle idee, negli uomini e nei
programmi; ciò mi
> sorprenderebbe, perchè io ovviamente ho un'opinione ben diversa,
e
mi
> provocherebbe una grande delusione perchè la nostra sconfitta
prossima
> ventura sarebbe più che certa e catastrofica contro una tale
perfezione
> umana, mentre io dopotutto nutro sempre la speranza di un pareggio o
> sconfitta di misura 2) oppure il suo spirito di parte è talmente
acceso da
> ricordare, ironia della sorta, propria quella antica fede e quel
dogmatico
> consenso, tipico dei tanto vituperati comunisti, la qual cosa mi
> sorprenderebbe in un uomo di cultura e mi deluderebbe in un
cattolico.
> Con cordialità Baronti
>





Lun 22 Gen 2001 9:35 pm

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Inoltra Messaggio #56 di 207 |
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