Sull'ultimo numero di Sette, periodico del Corriere della Sera, Galli della
Loggia fa diverse osservazioni interessanti. Anzitutto nota, e non possiamo che
concordare con lui, quanto sia falso il luogo comune che i mali principali
dell'Italia deriverebbero dall'essere un paese cattolico, piuttosto che
protestante. Giustamente Galli della Loggia nota come il protestantesimo in
molti stati non abbia affatto garantito tolleranza e pluralismo: la Ginevra di
Calvino non era certo un campione di libertà laica, ma piuttosto di fanatismo
sanguinario, e mani decisamente macchiate di sangue ebbe il protestante Olivier
Cromwell, autore di spietati massacri ai danni degli irlandesi cattolici.
Fin qui non possiamo che apprezzare l'intellettuale e politologo. Che prosegue
poi auspicando che, come la Svezia, solo da poco uscita da una commistione tra
Stato e Chiesa (per cui ad esempio ogni bambino appena nato veniva d'ufficio
iscritto alla Chiesa luterana svedese), anche l'Italia avvii una vera
separazione tra Stato e Chiesa. Come? Rinunciando, spiega Della Loggia, al
concordato e prendendo esempio dalla "separatista e laicissima Francia".
Già: la Francia. Laicissima. Eh, sì. Un paese in cui alla domenica mattina, su
importanti reti televisive, viene dato pressoché eguale spazio all'Ebraismo,
all'Islam, al Buddismo, al Protestantesimo e al Cattolicesimo. Dimenticando che
tali diverse "religioni" hanno un ben diverso peso numerico tra i cittadini
francesi. Ora, se è giusto rispettare tutti, rispettiamo appunto tutti: non solo
la minoranza, ma anche la maggioranza. Perché mai, per rispettare i non
cattolici, bisognerebbe nascondere nel privato la fede in Cristo, che da secoli
ha plasmato la civiltà europea? Quello che ci vuole è un confronto libero,
rispettoso, anche pubblico. Uno stato che si prende la briga di miscelare
paritariamente le varie fedi (dimentico della storia e dei numeri) non è laico,
non è neutro, non è tollerante: al contrario fa passare l'idea che nessuna fede
possa essere vera, ma che ci sia un supermarket del sacro, dove dare sfogo alla
capricciosità di "gusti" religiosi, soggetti ovviamente a mode. Del resto: in un
mondo in cui si cambia tutto, e tutto è indifferente, perché non provare a far
"ruotare" le fedi?
E intanto dilagano anche le sette, tra cui le sette sataniche. In omaggio alla
tolleranza e al laicismo: un'idea come un'altra, no? Tolleranza! Che cosa
importa che nei loro libri certi esponenti di tali sette raccomandino di
uccidere almeno una persona all'anno?
Comunque quello che la Chiesa chiede oggi non sono privilegi. È la possibilità
di essere presente in modo libero. Vedendosi riconosciuta, come lo si
riconoscerebbe a qualsiasi altra realtà associata, la propria utilità sociale e
pubblica, ovunque tale utilità c'è (come nel caso di scuole, enti assistenziali,
ospedali e altro). E potendo parlare liberamente, senza vedersi accusare di
ingerenza negli affari dello stato ogni volta che apre bocca. Potendo ricordare
ad esempio che la storia dell'Europa non è tutta negativa, come molti europei,
disfattisti e autodistruttivi, vorrebbero. Ci sono state pagine infauste, ma
anche molte pagine nobili, di cui essere fieri, e di cui non vergognarci: non
abbiamo motivo di svenderci a culture estranee, sputando sopra la nostra storia.
Bertoldi
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