Sul G8: a chi giova?
30 luglio 2001
Abbiamo affrontato in precedenti e-mail il tema del rapporto cattolici e antiG8, deplorando l'ingenuità ottusa di chi, credente in un Dio di pace, ha fatto confluire la propria protesta sotto gli stendardi di ideologie rabbiosamente violente. Ora vorremmo svolgere altre riflessioni, da un lato più politico.
Una domanda ci sembra fondamentale e decisiva: cui prodest, a chi giova (che le cose siano andate come sono andate)?
Potrebbe forse giovare all'attuale maggioranza, al governo? Ha forse un governo interesse a che lo si accusi di incapacità nel gestire l'ordine pubblico, e addirittura di tentazioni "cilene"? Vi è un solo possibile motivo che spiegherebbe come il governo potesse avere qualche interesse a una piega violenta degli eventi: se esso si fosse concepito non come governo italiano (interessato, se non altro per il suo buon nome, ad arginare la violenza), ma come un tassello di una diabolica internazionale del capitale, interessata a screditare il "pacifico popolo di Seattle" col rendere impossibile ogni distinzione tra un'ala pacifica e l'ala oltranzista e violenta. Se Berlusconi si fosse concepito, prima e piuttosto che come capo del governo italiano, come emissario di questo, potente e ramificato, sistema di potere economico-politico, egli avrebbe avuto interesse a dar libero spazio alle frange violente, onde poter poi dire "sono tutti così" (dunque chiunque contesti il capitalismo mondiale è violento). Sono incline a non credere vera questa ipotesi, se non forse per una frazione infinitesimale. Se non altro per il fatto che, data la situazione italiana, immolare il proprio interesse a quello di questa, largamente fantomatica, internazionale del capitale, sarebbe un suicidio, un lusso che Berlusconi non può permettersi.
Non giova al governo, quindi, quello che è successo. Giova piuttosto all'opposizione. Non gode infatti l'opposizione di poter scagliare contro il governo le accuse che infatti sta scagliando (e a dire il vero con notevole sfacciataggine)? Certo una opposizione davvero democratica e responsabile non trarrebbe pretesto da una possibile disfunzione, per attaccare complessivamente un governo, col fine, malcelato, di impedirgli di governare, di delegittimarlo, di provocare una traumatica interruzione della legislatura. Una opposizione davvero democratica e responsabile non lo farebbe: la nostra invece, egemonizzata da forze di matrice leninista, che non accetta con sincerità e convinzione il responso delle urne, la nostra lo fa. Prepariamoci a cinque anni di trabocchetti, di campagne pretestuose di strumentalizzazione, dove i disordini di piazza saranno il luogo privilegiato di questa sinistra regressiva, che dopo aver cercato per sette anni di darsi una immagine occidentale e democratica, pare percorsa da un fremito neosessantottino, da una voglia di lotta armata, tanto più in quanto incoraggiata dalle frange cattocomuniste, pronte a benedire spranghe e mazze ferrate.
Ma come avrebbe fatto la sinistra a far andare le cose come sono andate? Precisiamo che non intendiamo parlare di una vera regia unitaria, tuttavia non pare azzardato pensare a una sorta di presupposti comuni, di sottintesi largamente condivisi: la parola d'ordine è "mettere in crisi la nuova maggioranza", possibilmente farla cadere. Teniamo allora presenti alcuni elementi: 1) da un lato il G8 di Genova è stato preparato dai governi ulivisti della passata legislatura, governi che hanno anche nominato la dirigenza delle forze dell'ordine e provveduto a delineare lo scenario organizzativo complessivo del vertice; 2) dall'altro i cosiddetti pacifisti (tute bianche e GSF) appaiono largamente convergere con la sinistra nel comune obbiettivo di creare "rogne" al governo Berlusconi (che nonostante il chiaro mandato popolare non viene dai neoleninisti riconosciuto come legittimo e che pertanto si vuole con ogni preteso e ogni mezzo spodestare).
1) Dunque da un lato, quello istituzionale, la sinistra ha con ogni verosimiglianza, teso una trappola al nuovo governo: lo ha fatto certamente scegliendo Genova, una città difficile da gestire per la sua struttura urbanistica; lo ha fatto, e qui siamo sul piano delle ipotesi, scegliendo un piano organizzativo che facilmente costringesse le forze dell'ordine a gesti discutibili. Ma riprenderemo questo tema tra poco.
2) D'altro lato, sul fronte della piazza, appare innegabile, come ha dimostrato il blitz della polizia nella sede del GSF, che le "tute nere", apertamente violente, trovassero copertura e solidarietà da parte dei cosiddetti pacifisti. Non sto dicendo che tutti coloro che hanno sfilato sotto le bandiere del GSF fossero conniventi col terrorismo delle tute nere, sono anzi incline a pensare che la stragrande maggioranza dei loro fosse intenzionata a non arrecare troppi danni a persone e cose. Ma come spiegare la presenza delle tute nere dentro la sede del "pacifico" GSF? Come spiegare la presenza di armi, di mazze ferrate, di spranghe e altri oggetti di lotta violenta?
Il gran polverone suscitato dal modo (con cui è stato effettuato il blitz) ha oscurato la sostanza, che lì i terroristi e le armi c'erano.
Inoltre, come può definirsi pacifista chi incita a trasgredire le leggi, come ha fatto Agnoletto, che si è posto l'obbiettivo di sfondare la "zona rossa"? Incitare a violare le leggi non è forse violenza? Non è un reato? Che credibilità di pacifista può avere chi fa ciò, ben diversamente dalla vera disobbedienza civile di un Gandhi? Se in tutti i casi precedenti di contestazione al G8 i violenti si erano infiltrati e avevano fatto azioni violente, perché non scegliere chiaramente di distanziarsi, anche fisicamente, da loro? Perché per esempio non eleggere un'altra città come sede di proteste davvero pacifiche? Perché non attenersi a quanto concordato con le autorità di polizia, tanto più dopo aver preso 3 miliardi dallo stato per le proprie spese organizzative?
Si dirà: ma che interesse può avere Agnoletto a far esplodere la violenza? L'abbiamo detto: poter poi dire che Berlusconi è incapace, bugiardo e "cileno"; dunque (preparare i presupposti per) far cadere Berlusconi! Se ciò è esatto, il vero fine degli antiG8 italiani non è la lotta alla fame nel mondo, ma la lotta al governo italiano. Ne vogliamo una ulteriore prova? Chi sa oggi qualcosa in più sui problemi della fame nel mondo? E' di questo che si è parlato? Ha speso più tempo a parlar male di Berlusconi o a suggerire proposte concrete a favore dei poveri? Adesso che Genova ha subito una devastazione di forse 100 miliardi di danni, i poveri del mondo stanno forse meglio?
errori della polizia
Rimane una domanda: le forze dell'ordine hanno sbagliato qualcosa? Non parlo tanto del fatto, pur gravissimo, della uccisione del ragazzo di 23 anni, in gran parte frutto di una incontrollabile emotività, quanto dell'impianto strategico-organizzativo. A me sembra che si possano fare dei rilievi, non so quanto addebitabili al presente governo:
a) l'uso di armi letali e di metodi bruschi (manganellate alla testa) piuttosto che di armi non letali (che è peraltro tutto da sviluppare, e non solo in Italia) e di metodi più civili;
b) l'esasperazione dell'obbiettivo di proteggere la "zona rossa" rispetto ad altri obbiettivi, come il mantenimento dell'ordine nelle altre zone.
c) Inoltre la modalità del blitz nella sede del GSF potrebbe essere stata eccessivamente violenta (usiamo però il condizionale: bisognerà attendere dati più precisi, relativi alla pericolosità dei soggetti che andavano arrestati e alla loro reazione).
Tuttavia tutti questi possibili errori trovano ampia scusante in precedenti errori degli antiG8 e dei loro sponsor politici:
a) avrebbe potuto la forza pubblica procedere a metodi, più civili, preventivi, o non sarebbe andata incontro a una sassaiola verbale violentissima, per violazione dei diritti costituzionali e via dicendo? Se hanno dovuto essere bruschi dopo, è forse perché non hanno potuto essere decisi prima. E' ovvio che manganellare alla testa è un comportamento da evitare il più possibile. Peccato però che i filmati che ci hanno fatto vedere (e qui si apre il capitolo della imparzialità, chimerica, della RAI) mostrino sempre la fine, mai l'inizio di tali episodi: è come il contrario del detto "si sa come comincia...", lì invece, nei filmati che ci hanno propinato "si sa come è finita", ma, vedi un po' la combinazione, non si sa mai come è cominciata...
b) Se le forze dell'ordine si sono fissate, probabilmente su indicazioni dall'alto, sulla protezione della zona rossa, in modo, ammettiamo, un po' ossessivo ed esclusivo, non è anche perché il signor Agnoletto aveva dato appunto quello come obbiettivo, illegale, da raggiungere? E non è stata tale scelta, non solo illegale, ma anche sciagurata e irresponsabile per presenza della possibile violenza del terrorismo islamico contro il G8, appunto dentro la "zona rossa"?
c) Volevano i non violenti evitare di subire un blitz, forse brusco e manesco? Bastava non ospitassero i terroristi e le loro armi! Troppo comodo ospitare i violenti e pretendere di essere trattati come santerelli...
Comunque, su questo punto in particolare, aspettiamo di saperne di più. Tutte le ipotesi (tutte) sono al momento aperte. Compresa l'intenzione di esagerare, per far cadere la colpa sul governo. Lo ripeto: è solo una ipotesi, meglio una possibilità che al momento non mi sento di escludere.
E ora?
Notiamo la contraddizione della sinistra: da un lato vuole la commissione conoscitiva, il che lascia supporre che non sappia ancora, dall'altro vuole le dimissioni del ministro, il lascia invece supporre che sappia tutto, che sappia perfettamente come sono andate le cose e abbia prove certe che la colpa sia non di chi ha messo Genova a ferro e fuoco, ma di chi ha cercato di impedirlo.
L'auspicio è che la sinistra sappia rinunciare a tentazioni neoleniniste e approdi a una compiuta svolta di tipo socialdemocratico, che riconosca senza ambiguità che il governo di una nazione si raggiunge solo mediante un libero confronto elettorale (il cui responso va incondizionatamente accettato per tutto il tempo stabilito dalla legge), e non mediante agitazioni di piazza e torbide connivenze col terrorismo. Berlinguer rifiutò di appoggiarsi alle BR: speriamo i DS non si appoggino alle tute nere.
Da parte del governo è auspicabile una seria attività di inchiesta che faccia piena luce su quanto è accaduto e colpisca eventuali responsabilità. Sarebbe grave se si desse l'impressione di voler coprire possibili abusi. Di sicuro alcune cose, non chiare e inquietanti, come abbiamo poco sopra accennato, vanno convincentemente spiegate. Va bene essere un "presidente-operaio", ma l'opinione pubblica vuole risposte, non solo dai fatti, ma anche dalle parole. L'attuale premier forse rischia di trascurare questa esigenza.
Vi è poi la questione della legalità da ripristinare integralmente: incitare alla violenza e al reato è sì o no un reato? Commettere danni al patrimonio è sì o no un reato? Perché poi deve pagare la collettività dei contribuenti danni fatti sotto una ben precisa bandiera? Perché non pagano Agnoletto e soci i danni che loro hanno provocato?
Più in generale, mi sembra sia da evitare un muro contro muro, per favorire una maturazione complessiva della vita democratica in Italia. Da parte di tutti, ciò richiede un contributo e uno sforzo. Da parte dei cattolici, in più, si chiede una non abdicazione alla ragione e una sequela cordiale al Vicario di Cristo.
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