Pensare responsabilmente
In questi drammatici momenti, in cui ci attanaglia l'angoscia per nuovi possibili, catastrofici sviluppi della situazione, è importantissimo pensare, e parlare, in modo responsabile. Non tutti i commentatori ci riescono, né ci riesce molta gente comune.
Eppure ne va della nostra stessa vita e della sua futura dignità e libertà. Non è esagerato dirlo.
Non ci si può permettere il lusso di arzigogolare. In particolare è bene imboccare la strada giusta al bivio tra schemi ideologici e attaccamento alla realtà. Ci sembra che si diano appunto queste due possibilità: vedere tutto in base a un preconcetto, che, sistematizzato, diventa ideologia (sia essa di destra o di sinistra, dogmatica o scettica, intollerante o relativista), oppure vedere tutto lasciandosi mettere in discussione dal reale, accusando il colpo del reale, nella totalità dei suoi fattori. In altri termini è più che mai urgente che si guardi alla realtà. Come bambini. Come bambini non quanto a difetto di articolazione logica, ma quanto a semplicità di riconoscimento del reale, un reale che non noi abbiamo fatto e da cui dipendiamo in ogni istante.
Ad esempio una cosa è o vera o falsa. Se è falsa, non diventa vera per il fatto di essere opportuna, secondo un certo calcolo. Non diventa vera, per il fatto che, dicendola, si pensa di ottenere un certo scopo, per quanto buono esso sia.
Se l'Islam contiene elementi che portano alla violenza, è irresponsabile sostenere il contrario, solo perché si vogliono (nobile e giusto scopo, ma raggiungibile altrimenti) evitare dei pogroms antimussulmani. Non sarebbe più responsabile dire tutta la verità: che l'Islam è, se lo è, carico di presupposti che, applicati, portano alla intolleranza e alla violenza verso gli infedeli, ma che esattamente al tempo stesso, tutti i mussulmani, come tutti gli esseri umani, sono nostri fratelli, e dunque non vanno odiati né perseguitati, ma amati come fratelli? Si può amare una persona, senza amare le sue idee. Si deve fare così, se e quando le sue idee sono false e gravide di conseguenze negative.
Ancora. Tipico schema ideologico, imposto violentemente alla reazione umanamente spontanea: "bisogna rispettare tutte le culture", ed è impossibile dare dei giudizi di verità assoluta. Dunque l'attacco alle Torri Gemelle è sbagliato non assolutamente, ma dal nostro punto di vista, dunque la percezione umana di orrore che quasi tutti hanno provato è un portato ideologico, da cui liberarsi. Si vede la storpiatura dello schema ideologico: ciò che è naturale, semplice, ciò che un io bambino prova, ossia l'orrore umano (non un orrore occidentale, ma un orrore umano) va castrato e rinnegato, mentre ciò che è artificiale, il giudizietto artificioso ("tutte le cultura si equivalgono", "non esiste un bene e un male"), eredità di una cultura malata e nichilista, viene spacciato per assoluto, salvo poi dire che non si accettano assoluti, e attaccare pesantemente chi è di idea diversa.
Attenti, perché se si nega la possibilità di verità assolute si deve lasciar dire che Hitler era un bravo ragazzo (e tu, amico relativista, devi tollerarlo, altrimenti sei intollerante e fascista: applico la tua logica); e se domani viene uno a puntarti il coltello sotto la gola, lo devi lasciar fare: perché "nella sua cultura è giusto così".
Che cosa occorrerà ancora per scuotere le coscienze? Che cosa, per far capire che negando la possibilità di discernere il bene dal male si va incontro al baratro? Che cosa ancora, per disfarsi del vecchio ciarpame ideologico relativista?
Pensiamoci, finché siamo in tempo. Pensare responsabilmente significa pensare non piegandosi alla ricerca del consenso, nè ammicando all'aggressore, per ingraziarsene una improbabile clemenza. Pensare responsabilmente significa pensare la realtà: per quello che è.
Doctor subtilis