Caro Cavalli
La ringrazio della sua cortese lettera. Che non vedo
però come contraddica quanto io ho domandato.
1) Anzitutto credo che per un cristiano dialogare con i mussulmani
sinceri è cosa ottima: se si parte dalla fede come certezza non mediabile e
non negoziabile, ma testimoniabile.
2) Lei ritiene di confutare le mie domande invitandomi a sostituire la
parola Islam con la parola Cristianità. Mi spiace deluderLa ma ciò non mi
mette affatto in crisi. Il Cristianesimo e le sue virtù sono qualcosa di
falsificabile, e proprio perciò di verificabile. E' ovvio che il metodo non
sarà quello di una misurabilità matematica, tipica delle scienze
sperimentali, ma di verifica comunque si tratta, dove è impegnata tutta
l'umanità, ragione e affezione. Se il Cristianesimo non mi rendesse più
umano, non mi interesserebbe. Mi preme *verificare* che esso, che la
proposta della fede, corrisponda alla mia umanità, che è identica, nella sua
struttura di domanda di felicità, in ogni essere umano.
Nel caso particolare che Lei rilancia io dico che se la storia del
Cristianesimo fosse costellata, dall'inizio alla fine, di una violenza non
condannata da chi nel Cristianesimo ha una autorità dottrinale, si potrebbe
considerare falsificato il giudizio che il Cristinesimo è una religione non
violenta. Ma così, appunto, non è.
3) Si può dire altrettanto dell'Islam? Davvero non ci sarà un motivo se
l'Islam è universalmente associato alle
parole violenza, aggressività, sanguinarietà, mentre di altre "religioni",
dal Cristianesimo al Buddismo, dal Taoismo all'animismo (ecc.ecc.) ciò non
può essere detto?
Sudan, Timor Est, Molucche, Nigeria, Filippine, Libano, Algeria, Afganistan,
per citare solo i più recenti: luoghi dove la violenza è stata ed è
perpetrata in nome dell'Islam. Un puro caso? Una pura coincidenza?
Davvero sarà un caso se Maometto ha predicato e praticato la Guerra Santa e
i suoi discepoli cercano di non essergli da meno? Se due più due fanno
quattro, non è forse ciò una logica conseguenza del fatto che Dio, per
l'Islam, non è Amore e non aiuta con una energia soprannaturale (la grazia)
l'uomo, che con le sue forze sempre inclina al peccato?
Non amato e non aiutato davvero da un Padre, l'uomo deve arrangiarsi con le
sue forze e con i suoi mezzi: di qui, inevitabile, l'uso di mezzi violenti
per far trionfare visibilmente un Dio che non rivela nella Croce, ma un
freddo e distaccato dominio su uomini con visti come figli ma come schiavi.
Ma lasciamo parlare il Corano. Cito da un recente articolo di Socci sul
Giornale:
"II Jihad - nei vari gradi che vanno dalla lotta contro se stessi alla
guerra agli infedeli per arrivare alla Umma, allo Stato mondiale musulmano -
è infatti dovere primario di tutto l'Islam. Basta leggere il Corano: «Vi è
imposta la guerra anche se ciò possa spiacervi» (sura II, versetto 216).
«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate; catturateli, assediateli,
fateli cadere nelle imboscate» (K, 5). «Ammazzateli dovunque essi si
incontrino!» (II, 191). «Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione e
che la religione sia quella del Dio» (II, 193). «Sia che voi andiate
incontro alla morte, sia che vi ammazzino, verso il Dio sarà certamente il
vostro ritorno» (III, 158). «Non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha
uccisi» (Vili, 17). «Combattete contro coloro che non credono in Dio e nel
Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo
Messaggero han dichiarato illecito. Combattete, fra quelli cui fu data la
Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera
religione. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, e finché
non siano umiliati» (IX, 29). «Non tentennate, non cedete, non invocate
"Pace, pace!", mentre siete i più forti» (XLW, 35)."
Insomma, la mia domanda è: quali fatti, azioni e parole (dette nel Corano o
nel diritto
islamico), potrebbero scuotere la certezza granitica che tanto si sente
proclamare, secondo cui l'Islam niente ha a che vedere con la violenza?
Questo era il senso della mia domanda.
Ma questo, ripeto, non vuol dire che non ci possa e debba essere del dialogo
con i
mussulmani, che sono comunque nostri fratelli, e a cui dobbiamo voler
comunque bene. Lo diceva già Papa Giovanni: distinguere errore e errante. La
condanna più nitida dell'errore (in noi e fuori di noi) non va assolutamente
disgiunta dall'amore per l'errante. Oltretutto è giusto, credo, sperare di
poter aiutare lo stesso Islam a relativizzare ciò che in esso è stato finora
fonte di violenza. Ma ciò non accadrà mai, se continuiamo a cercare un
consenso a buon mercato, a dire che "tutto va bene" così com'è. Una vera
amicizia suppone che ci si dica le cose. Altrimenti si è complici, non
amici.
Distintamente
Bertoldi
----- Original Message -----
From: "Giorgio Cavalli" <cavalli1@...>
To: "webmaster di Cultura cristiana" <webmaster@...>
Sent: Thursday, September 27, 2001 7:52 PM
Subject: Re: [culturacristiana] tra civiltà confronto vietato?
> Caro Bertoldi, ho ricevuto questa tua mail nel momento in cui ho avviato
la
> lettura del libro di Baget Bozzo "Di fronte all'Islam": sto leggendo
questo
> libro, che è dichiaratamente una tesi "contra" l'Islam, nel senso
> apologetico del termine, per cercare in esso prove contro la mia speranza
> (prima che opinione), che qualche forma di dialogo fecondo tra uomini di
> fede cristiana e islamica sia possibile (questo mi sembra che lo speri
anche
> il papa, che in Kazakistan ha invitato i credenti delle diverse fedi a
> pregare per la pace). Non so ancora se troverò queste prove, anche se la
> lettura è senz'altro interessante e perfino affascinante. Ma nonostante
> tutto ciò, credo che la questione così come lei la pone non abbia senso:
la
> verità storica è altra fda quella delle scienze sperimentali, di cui
> soltanto Popper parla: proprio Popper ci mette in guardia dalle pretese
> racchiuse in giudizi onnicomprensivi, assoluti e universali del tipo delle
> filosofie della storia (l'hegelismo, il marxismo, e perfino la
> psicoanalisi): "la storia si spiega sempre con la dialettica", "la
> sovrastrurttura si spiega sempre con la struttura", "il conscio sempre con
> l'inconscio" ... potremmo aggiungere: "l'Islam sempre con la violenza"....
> Proporrei una controprova: prova a sostituire alla parola Islam la parola
> "Cristianità": come si potrebbe "verificare" o "falsificare" le tesi
> (evidentemente assurda) secondo cui la cristianità non c'entra niente con
la
> violenza? Né le crociate e l'inquisizione, né Giovanni Paolo II e Madre
> Teresa, potrebbero valere in modo inconfutabile a favore dell'una o
> dell'altra soluzione. Sbaglio?
> Grazie, e auguri di buon lavoro.
> Giorgio Cavalli
>