attacco all'Occidente e antiglobalizzazione
I due temi si intrecciano in maniera perversa. Se nel mondo occidentale molti non si sono affatto rattristati dell'attacco terroristico, è perché sono convinti che USA e Occidente siano colpevoli dei (di tutti i) mali del mondo. E' il tema della globalizzazione, affrontato così spesso dai giovani in modo spaventosamente sloganistico. Proponiamo perciò alcuni punti fermi al riguardo.
In sintesi
Dire problema della globalizzazione è dire problema del rapporto paesi ricchi ("Nord del mondo") e paesi poveri ("Sud del mondo").
Di problema si tratta. E innegabilmente l'obbiettivo è quello di una diffusione del benessere e della libertà, o comunque di condizioni dignitose di vita materiale e di libertà civili, anche nel Sud del mondo.
Come fare? Qui si dividono le strade. Il bivio essenziale è tra utopia e realismo.
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l'utopia |
il realismo |
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parte dal dovere per il dovere (un kantismo pratico) |
parte dal dinamismo insito in ogni uomo che spinge a cercare la felicità e il benessere |
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deontologismo |
teleologismo |
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si tratta di dire nei no |
si tratta di dire dei sì |
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frenare, limitare (il benessere del Nord, pensando che da ciò nascerebbe il benessere del Sud) |
incrementare, costruire (solo per osmosi si può contagiare anche il Sud alla produttività e alla democrazia) |
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presupposto: le risorse del pianeta (il benessere totale) sono una quantità fissa, statica, dunque il Sud è povero perché il Nord è ricco |
presupposto: le risorse del pianeta non sono statiche, quindi il benessere del Nord e quello del Sud non sono (in termini assoluti) inversamente proporzionali; lo sviluppo del primo è destinato a trascinare con sé quello del secondo |
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meglio essere tutti più poveri |
meglio essere tutti più ricchi |
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per un giudizio | |
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che il benessere totale non sia statico, ma evolva è un dato storicamente inoppugnabile: il benessere totale di inizio 2000 è sensibilmente aumentato rispetto a quello di inizio '900, come questo lo era rispetto all'inizio '800. Dunque non è affermabile a priori che l'accrescersi del benessere di una parte del mondo significhi la diminuzione del benessere nelle altre parti. La quantità totale del benessere planetario (in termini, ovviamente assoluti, non relativi) non è paragonabile a una torta, per cui se la mia fetta è più grossa la tua sarà per forza più piccola. Anzi storicamente appare vero proprio il contrario: oggi nella maggior parte del Terzo mondo le condizioni medie di vita sono molto superiori di quelle che avrebbero avuto se il Nord non li avesse resi partecipi del proprio benessere (ossia di condizioni tribali, o da età della pietra). | |
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storicamente non è mai accaduto che gli esseri umani agiscano per un dovere kantianamente inteso, e le utopie, quando si è cercato di attuarle, hanno prodotto solo sanguinaria violenza, dai catari medioevali a Müntzer, da Robespierre a Lenin e Pol-Pot
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storicamente è accaduto che il benessere si sia diffuso non mediante la furia devastatrice dell'utopia, ma per graduale osmosi; non frenando l'operosità dei più intraprendenti, ma dilatando le possibilità di operosità a tutti: così le società occidentali sono passate dalle diffuse povertà nei ceti inferiori dell'800 alla diffusione del benessere nel '900. Perché quello che è accaduto all'interno delle società occidentali, non dovrebbe accadere nel rapporto tra Nord e Sud del mondo? |
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antropologicamente: l'uomo non ha una struttura deontologica, ma teleologica; il dinamismo di ricerca della felicità non va demonizzato, è buono, è naturale: omne agens agit propter finem. Possiamo fidarci della nostra natura, ce l'ha data un Creatore buono. | |