Torniamo sul tema globalizzazione, perché, come già detto, è il punto su cui fa perno l'odio contro l'Occidente che, sorprendentemente, annebbia tante menti occidentali, portando ad esaltare Bin Laden come paladino dei poveri. Se si arriva a tale aberrazione è perché si è seminato un odio assolutamente spropositato contro la civiltà occidentale, denigrata con argomenti deliranti e furia devastante.
Gli argomenti che tocchiamo oggi integrano quanto già detto (si veda http://web.tiscali.it/actual/g8).
1) Dire che la povertà del Terzo Mondo non dipende (interamente o in larga parte) dal mondo sviluppato significa forse dire che allora noi, che stiamo meglio, nulla dobbiamo fare per chi sta peggio?
Assolutamente no. Chi sta male, chi sta peggio di noi, va comunque aiutato, indipendentemente dalle cause per cui si trova nella sua attuale condizione. Il fatto che almeno una parte del suo malessere dipenda da lui stesso, non deve attenuare neanche di una virgola l'impegno di una operosa carità, che a) nell'immediato, e per tutto il tempo necessario, sovvenga ai bisogni più elementari, anzitutto quello della sopravvivenza fisica, dentro una complessiva attenzione alla persona, ossia non usando dell'indigenza altrui come pretesto per sentirsi buoni e generosi; b) a più lunga scadenza, cerchi il più possibile di aiutare a sviluppare autonomamente una iniziativa umana ed economica, che renda autosufficiente chi sta oggi ai margini dello sviluppo, in modo che possa inserirsi dignitosamente nel "gioco" di un libero mercato.
2) Chi incita all'odio contro l'Occidente è mosso da vero amore ai poveri, o è animato prevalentemente (ne sia o meno consapevole) da odio?
Non si può in effetti vedere nel movimento antiglobal una sorta di rivincita degli orfani del marxismo? Avendo perso la battaglia all'interno degli stati occidentali, non cercano forse di rifarsi creando una nuova lotta di classe, su scala planetaria? Ma in tal modo non vogliono usare dei "poveri del mondo" come "carne da cannone" per abbattere l'odiato mondo occidentale?
Se è così, e per molti è probabile che lo sia, occorre che i poveri restino poveri, e questo spiega perché tanta ostinazione a non voler vedere soluzioni graduali, intermedie, realistiche; spiega perché tanta rigidezza ideologica del tipo "o tutto o niente". Si spiega, perché nell'ottica marxista rivoluzionaria si tratta di creare appunto delle condizioni di sofferenza tali (talmente forti) da creare la scintilla per la rivoluzione. Soffrano dunque i poveri, e soffrano sempre di più: solo così diventeranno abbastanza arrabbiati per fare una rivoluzione planetaria.
Ma tale disegno è senza futuro. E', in realtà, un grande sogno, fondato sul nulla. E' nichilismo, senza nessun paragone col vero marxismo, che aveva un minimo di realismo (ed è comunque fallito, da Cuba all'URSS, dalla Polonia alla Cina, dalla Cambogia alla Corea del Nord). E' dunque un odio risentito e rabbioso (e infatti alle manifestazioni antiglobal la rabbia esplode sempre, e senza logica, come pura demoniacità distruttiva): un odio, dicevamo, non solo contro l'Occidente, ma più profondamente contro la realtà, di cui si misconoscono le leggi, per affermare astrattamente un sogno furibondo e delirante, tanto più fautore di violenza e morte, quanto più astratto e negatore della realtà.