Falsi sensi di colpa
Ci sono cose che ci si è sentito ripetere fin da bambini, e che si continuano perciò a ripetere, un po’ scioccamente, anche in seguito. Ma ci sono eventi storici che aiutano a ricredersi e a vagliare in modo critico quanto fino a quel momento si era pensato come vero.
Fin da quando ero bambino sentivo dire che i paesi poveri sono poveri per colpa nostra, dei paesi ricchi, che li abbiamo sfruttati e continuiamo a sfruttare. Un po’ leggendo meglio i dati reali, un po’ in virtù di fatti recenti (Genova e New York) ho dovuto mettere in discussione quella che avevo a lungo creduta una verità. Perché Genova, anzitutto? Perché lì ho visto una violenza inaudita, messa in atto dagli "antiglobal". E ho pensato: se c'è gente che si comporta così, bisogna che abbia delle idee sbagliate. Chi è dalla parte della verità non ha bisogno di ricorrere alla violenza. E già lì ho cominciato a informarmi meglio sul problema della globalizzazione, e ho visto che molte cose che prima credevo, non reggevano a un esame critico. E poi New York: davanti allo spettacolo apocalittico dell'abbattimento delle Torri Gemelle ho visto gente reagire con indifferenza, quasi con compiacimento. Tanto forte era l'odio contro l'Occidente! Un odio, mi sono detto, generato appunto dalla criminalizzazione dell'Occidente dovuta agli slogans "antiglobal". E mi sono confermato nella convinzione che un'idea che legittimi una reazione così artificiosa di (compiaciuta) indifferenza davanti a ciò che suscita invece nel Papa "indicibile orrore", sia un'idea sbagliata, anzi gravemente sbagliata.
Ho riflettuto in particolare sulle parole di uno molto bene informato, padre Gheddo, uno dei massimi rappresentanti del PIME, una delle più importanti realtà missionarie italiane. Diceva così: che è un'"'idea rozzamente marxista che i poveri sono poveri perché noi siamo ricchi. Niente di più ingannevole - afferma il missionario - non (...) si tratta di distribuire, ma di produrre e di insegnare a produrre, quindi di educare." Infatti, proseguiva Socci, il gionalista intevistatore " L'errore più puerile degli antiglobal consiste nel credere che (…) i guadagni di chi guadagna determinano le perdite di chi perde. L'altro lato di questo analfabetismo sta nel pensare che vi sia una quantità data di risorse (…). In realtà le risorse di per sé non esistono: «Sono le idee che creano le risorse scoprendo i metodi per utilizzarle» scrivono Lottieri e Piombini in Privatizziamo il chiaro di luna. «Il petrolio, ad esempio, era considerato prima del 1840 una passività, un liquido melmoso che andava a inquinare i pozzi d'acqua e i campi in cui sgorgava»." E questo ragionamento mi è parso decisamente pertinente e calzante. Devo tralasciare per brevità altre considerazioni (chi fosse interessato può saperne di più al sito web.tiscalinet.it/actual).
Non so se l'Occidente non abbia nessuna colpa. Probabilmente ne ha, e magari anche molte. So però che è un comodo alibi attribuirgli tutte le colpe per tutti mali del mondo. È troppo comodo, o meglio è una schematizzazione rozza e violenta. Non a caso fautrice poi di violenza (vedi Genova, vedi New York). E se fosse l'ultima trovata degli orfani del comunismo, che non hanno digerito il crollo del muro di Berlino e cercano con ogni mezzo una rivincita? Così si spiegherebbe, mi sono detto, perché tanto irrigidimento nel rifiutare soluzioni intermedie e graduali, tanto volere "o tutto o niente", tanto toni da guerra totale contro l'Occidente. Ma se è così, per chi è credente in Gesù Cristo, Figlio di Dio, diventa difficile non prendere la distanze da un tale pensiero: perché da un lato non aiuta veramente i poveri, ma guarda loro come "carne da cannone" per una futura rivoluzione, e dall'altro chiude due occhi sul fatto che oggi l'Occidente è mortalmente minacciato. E con la democrazia occidentale ad essere minacciata è la stessa libertà della Chiesa, che infatti nei paesi fondamentalisti islamici è gravemente ridotta o spesso totalmente negata (vedi Sudan, vedi Pakistan, vedi Indonesia). Ora arrivare al punto da augurarsi una sconfitta dell'Occidente, che segnerebbe un gravissimo rischio per la libertà della Chiesa mi appare francamente inaccettabile per un cristiano. Eppure a tanto si arriva, se si pensa che l'Occidente sia un "mostro". Come appunto pensa il pensiero "antiglobal". Che con ciò dimostra la sua alternatività al Cristianesimo.
Bertoldi