Allo stato delle cose credo proprio che, da liberale, per una serie
di motivi in negativo ed in positivo, a queste elezioni politiche non
mi resta che votare per il p.s.
I motivi in negativo sono in primo luogo:
- la mancanza di una credibile lista liberale;
i gruppi accreditabili come liberali (ad esempio la FdL –Federazione
dei liberali) non saranno presenti, mentre credo che c'è ne sarà una
denominata PLI ma sulla sua includibilità tra quanti pretendano
riferimenti di personaggi liberali per politiche liberali non vi sono
molte certezze; dopo aver fatto da oggetto lasciato nel ripostiglio
delle scartoffie inutili ed inutilizzate del Cavaliere, ci vorrebbe
ben altro che l'aver forse riscattato il marchio scimmiottante quello
del pli storico che -ricordo si è chiuso col 1994; lieto se sarò
smentito non da dichiarazioni ma da fatti;
- la improponibilità per un liberale (di qualsiasi tendenza, anche
per i c.d. liberal-conservatori e per i liberal-liberisti classici)
di votare PdL e ciò per diversi motivi: la confluenza di AN in FI
che già per un liberale (e quindi antifascista) è più che
sufficiente; il riferimento al ppe (conservatori e democristiani),
altro motivo in sé e per sé sufficiente; la lontananza ed avversione
a politiche liberali anche di tendenza non progressista,
ma "classica", elenco sinteticamente quattro punti di impossibilità
del voto liberale al PdL o a FI:
1) improponibile per chi aderisca al principio della separazione dei
poteri (l'informazione è il IV potere e va trattata alla pari della
separazione tra i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario);
similarmente improponibile per l'adesione alle politiche di contrasto
di posizione dominante di mercato nel campo della comunicazione;
2) improponibile per la posizione antiliberista di tale parte
politica, nonostante le apparenze e autoinvestiture (anche nella
visione hayekiana del mercato, a maggior ragione per quella
keynesiana); anche in senso lato: la libertà contrattuale "asserita"
per l'impresa (poi solo per qualche impresa, in posizione già forte e
dominante, quindi oligopolista) ma non per i contratti dei rapporti
civili (possiamo dire che il Berlusca è caduto sul pisello);
3) improponibile per la estraneità ad una concezione liberale, od
anche più semplicemente democratica, della politica e delle
istituzioni (vedasi alcune sue interviste non smentite), l'insistenza
sul partito unico piuttosto che unitario (reminescenza di altro
ventennio rispetto a quello che si vorrebbe instaurare), la valenza
della costituzione, i partiti come marchio, i parlamentari come "yes
men" o "pianisti" utili in misura non superiore ad una trentina, ecc.
ecc.
4) improponibile per l'antinomia politica di un miscuglio che vede
unito il voto di secessionisti e xenofobi, di istanze pseudo
meridionaliste ed isolane che in realtà vogliono solo fondi dallo
stato e soprattutto vogliono la intermediazione di tali fondi, di
paternalismi sociali e clericali, di antipolitica e moralismo;
- la distanza politica di formazioni quali "la Sinistra -
l'Arcobaleno" o l'UDC di Casini o il suo progetto di costituente di
centro democristiano; qui il distinguo netto è puramente politico
(verso formazioni che vedono rispettivamente nostalgie verso una
filosofia totalitaria sconfitta dalla storia ed un fare l'occhiolino
a settori violenti di "sinistra antagonista" pur assieme a istanze
liberali ben presenti e -spero -ormai consolidate), nonché verso una
formazione con nostalgie verso una concezione socialcristiana incline
al clericalismo di facciata e a far da sponda alle istanze temporali
vaticane, oltre che ad un tradizionalismo politico rispettabilissimo
ma non necessariamente da condividere; va dato atto e va ammirata e
rispettata la scelta casiniana di affrancarsi dal signoraggio
berlusconiano: non tutti l'avrebbero fatto e non tutti l'hanno fatto
(singoli o gruppi di –ex – riformisti, socialisti, repubblicani,
liberali e radicali pro berlusconi, ad esempio );
- la impossibilità di prendere in considerazione formazioni quali la
la "Sinistra critica" o la "Destra" storiaciana-santachetiana (che
avrà i voti da postfascisti e neo fascisti e da similari "forze
nuove", da chi vuole un ordine sociale garantito dalla polizia e da
chi vuole un uguale ordine ma che attacca la polizia, e le sue
caserme con la scusa dello sport del calcio e se capita da addosso o
finanche uccide i poliziotti);
- la scarsa comprensione di cosa sia e cosa vuol fare da grande il pd
che allo stato vuole unire in maniera impossibile e similmente - pur
se meno gravemente -al pdl altre antinomie quali lavoristi e
impresisti (senza adeguata buona sintesi, pur possibile, nella
moderne culture che recepiscono le istanze politiche
socialdemocratiche e liberaldemocratiche, nonché per i paesi latini,
del riformismo cattolico-democratico), quali demosociali e
liberaldemocratici (anche qui senza adeguata buona sintesi
possibilissima ed auspicabile e soprattutto senza adeguata presenza e
rilevanza di questi ultimi ma tramite una semplice autoreferenzialità
che se non è più leninista rimane insopportabilmente spocchiosa),
quali laici e clericali; su tale ultima questione – fondamentale
nella politica contemporanea ed a livello internazionale - si è
impostata una operazione fraudolenta spostando l'attenzione con lo
spessore politico di un funzionario del Minculpop o di una Wanna
Marchi, evocando una antinomia tra laici e cattolici che non c'è:
come vorrei ricordare a Veltroni ma anche ai vari Ferrara ed
Adornato, la inconciliabilità è tra chi ha una concezione laica delle
istituzioni - ed è interno ai fautori della democrazia liberale anche
se socialista, liberale, ambientalista, democristiano,
demomussulmano, demoebraico, demoateista, conservatore. ecc. - e chi
ha una concezione clericale o altrimenti totalitaria della politica
ed è esterno al sistema della democrazia liberale –fascisti post e
neo, comunisti e post comunisti ancora inclini al leninismo-marxismo
piuttosto che a visioni libertarie; cattolici-reazionari che
farebbero rivoltare nella tomba il cattolico Rosmini, semplicemente
nostalgici del potere temporale ovvero voglioso di farne gli ascari e
che, liberissimi di usare il cilicio sul loro corpo (apprezzo il
libertinaggio e le pratiche sadomaso, anche se non le pratico più di
tanto e soprattutto non le spaccio per esperienze mistico-religiose),
non possono imporne l'uso sui corpi altrui; idem per le rispettabili
ma non condivisibili e soprattutto non inseribili nel codice penale
opinioni in materia di lavoro nel giorno festivo, di sessualità e
riproduzione, di titolarità dei diritti sul proprio corpo;
.
I motivi in positivo sono riassumibili in poche "etichette"
che mi paiono ascrivibili al ps:
- il costituire un partito di sintesi liberal-socialista;
- il proporre con una certa credibilità e fermezza una politica
positiva laica con annessi e connessi (tra cui la fondamentale
salvaguardia e impegno di promozione qualitativa della scuola
pubblica) pur non potendo da parte mia dimenticare la scelta
neoconcordataria assunta a suo tempo;
- la disponibilità a candidature "laiche" che, opportunamente - pur
nella cornice del tutto impropria per un liberale del richiamo al
socialismo-, consentirebbero al ps quel plus necessario per superare
le forche caudine della soglia elettorale ed ai liberaldemocratici –
spero chiaramente indicati per tali - di potersi esprimere in quanto
tali e per posizioni chiari e forti. Una opportuna ed utile alleanza
elettorale che, nella italietta dei partiti maxi-contenitori,
salvaguardi, due delle tre culture e posizioni politiche
significative e significanti a livello internazionale; ad oggi e per
un tempo presumibilmente ancora lungo i riferimenti politici infatti
i riferimenti principali sono costituiti da socialdemocratici,
liberaldemocratici e conservatori-democratici; per quanto strano
possa sembrare ai "democratici veltroniani" ed ai "popolari
berlusconiani" il mondo non si è fermato ad Arcore ed alle sue
specularità.
Non la scelta ideale, dal mio punto di vista, ma una
soddisfacente opzione per esprimere e far sopravvivere le istanze
liberaldemocratiche e progressiste che vive e forti nella società,
vive e forti nel resto d'Europa e del mondo, spero non
diventino "extraparlamentari" in quest'Italia che non ci piace.
Giovanni