Articolo del nostro Presidente (Club Riformatori Liberali di Liguria) pubblicato da "Il Legno Storto"
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Indulto: Prima di liberare i colpevoli, liberiamo gli innocenti
di andrea amati, inviato il 25/07/2006
di andrea amati, inviato il 25/07/2006
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Un Paese civile non dovrebbe avere bisogno di amnistie o indulti, ma di giustizia, nel senso di corretta amministrazione della legge. Dire che bisogna fare l'indulto per fare spazio nelle carceri troppo affollate è una bestemmia, offensiva del lavoro di chi ogni giorno è impegnato a combattere la criminalità, e dei contribuenti, che pagano montagne di soldi in tasse per finanziare il "sistema giustizia" .
In un Paese civile la carcerazione è il momento finale di uno scrupoloso procedimento, di valutazione del comportamento di una persona, che sia ritenuta colpevole di un reato grave. La carcerazione ha lo scopo di proteggere la comunità da quelle persone che, con il loro comportamento, ne mettono in pericolo la pacifica convivenza. Consentire la liberazione di chi si trova in carcere per un motivo futile come quello di fare spazio nelle celle, significa rinunciare alla sicurezza collettiva per incapacità di risolvere in modo razionale un semplice problema organizzativo, con grave ingiuria nei confronti delle persone vittime dei reati, di chi lavora per difenderci dalla criminalità, del comune senso di giustizia.
Il vero problema è, come al solito, trascurato da media e politicanti. In Italia ci sono due categorie di carcerati: i condannati con sentenza definitiva e quelli che sono in carcere in attesa del loro processo. L'anomalia è proprio questa: un enorme numero di persone in carcere, anche per molti mesi, senza che nei loro confronti sia stata pronunciata una sentenza di condanna. Sono questi ultimi che devono essere scarcerati, senza bisogno di amnistie, ma con una legge che limiti a casi eccezzionalissimi la carcerazione prima del processo, non i condannati.
La carcerazione preventiva in Italia è un vero e proprio abuso. Da mezzo eccezionale è divenuta, nella prassi, strumento ordinario di dissuasione dal crimine, in sostituzione delle pene "normali", per infliggere le quali occorrono oggi tempi biblici: per giungere ad una sentenza definitiva occorre infatti, una media di sei-otto anni dal reato.
La carcerazione preventiva non ha senso: la maggioranza dei detenuti in attesa di giudizio sarebbe controllabile con adeguata efficienza attraverso misure di sicurezza alternative alla detenzione, come gli arresti domiciliari, l'obbligo di presentarsi quotidianamente presso la polizia, ovvero per le persone facoltose, con il pagamento di una cauzione. In ogni caso, deve essere rispettato il principio che, se vi sono indizi così pesanti da fare ritenere che una persona sia un criminale da chiudere in galera, occorre fare subito il processo, senza attendere i mesi, se non gli anni dal fatto delittuoso.
Prima di liberare i colpevoli, liberiamo gli innocenti (ricordandoci che per la Costituzione Italiana ogni imputato è da ritenere innocente prima della condanna definitiva).
I colpevoli devono restare in prigione, in prigioni che favoriscano la reintegrazione dei criminali, favorendo l'educazione, l'apprendimento dei mestieri, in ambienti che siano rispettosi della dignità umana, della privacy, della pulizia. Miglioriamo il sistema premiale, che dia ai detenuti sconti di pena, se il loro comportamento è virtuoso ma, per carità di patria, senza abdicare l'esigenza di sicurezza ed il desiderio di legalità.
Franco
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