| QUESTO QUI CI SBRANA di OSCAR GIANNINO |
| Tasse, controlli e soldi: oggi passa la persecuzione statalista |
| Caro direttore, tre notizie rilevanti, ieri, dal fronte della politica economica. La prima è che la Finanziaria - quella del governo Berlusconi però, non quella di Prodi che ci verrà rifilata a fine settembre - continua a fare faville. Nel senso che il fabbisogno del settore statale registra a luglio un avanzo di 7,2 miliardi di euro, a fronte dell'1,5 dell'anno scorso. Nei primi sette mesi dell'anno, il fabbisogno pubblico scende a 28,6 miliardi di euro, mentre nel 2005 sfiorava i 50. Prodi deve ringraziare l'odiato Tremonti, e una volta
per tutte si fa giustizia del famigerato "buco" che l'Unione ha strepitato per un anno di esser pronta a ereditare, una volta vinte le elezioni. E tanto per cambiare ad andar bene sono soprattutto le entrate fiscali, tacitando e smentendo chi dice che ad abbassar le tasse si pregiudica il gettito. Balle. La seconda notizia è che Prodi ieri sera ha annunciato che si impegna a non procedere oltre con i voti di fiducia a raffica. Naturalmente, l'impegno viene dopo aver messo la fiducia sul Bersani-Visco, smentendo clamorosamente l'impegno preso con l'opposizione a concordare emendamenti alla Camera. Ancora una volta, la concertazione dell'Unione si rivela per quello che è: coltellate agli avversari e fronde di palma agli "amici". Tanto per dire, ieri dopo i tavoli che il governo ha aperto in questi mesi su sviluppo e previdenza, sanità, Enti Locali e i comparti del trasporto, si sono aggiunti altri quattro tavoli sul Mezzogiorno. Seduti al desco, oltre al governo sempre gli
stessi, i sindacati confederali e Confindustria. Tutte le altre associazioni d'impresa: non previste, come non esistessero. È il governo-Ikea: vive di tavoli a basso costo e bassa conflittualità, per spartirsi fette di pizza tra soli amici. Agli esclusi, avanzi e bastonate. La terza notizia è che a passare oggi, con il voto di fiducia, è la legge manifesto di questo governo, l'unica di respiro varata nei cento giorni prodiani ormai prossimi a spirare. Una legge che per alcuni articoli è passata come manifesto delle liberalizzazioni volute da quel galantuomo di Bersani,prima di ribaltarsi sui tassisti. Ma che in realtà vale soprattutto per tutti gli articoli successivi,chehanno un impatto assai maggiore sulla vita di noi tutti, come cittadini, contribuenti, proprietari e venditori o compratori d'immobili, titolari di partite Iva o lavoratori autonomi, professionisti o artigiani. È un vero e proprio distillato preoccupante - anzi, per noi mosche bianche liberiste,
assolutamente spaventevole - di come l'attuale maggioranza ci proporrà di ridisegnare i rapporti tra cittadino e Stato. È una legge manifesto, sì: ma della persecuzione ingiustificatachedasempre i fanatici dello statalismo destinano a chi vuole sottrarsi alle indebite ingerenze pubbliche nella propria vita, nei propri risparmi come nei consumi, nei rapporti professionali come nei negozi tra privati per realizzare lavori al proprio condominio. La massima C'è una aurea frase del padre massimo di quel grande Paese libero che risponde al nome di Stati Uniti d'America, George Washington, e che suona così: «Il governo centrale non è la Ragione, non è l'Eloquenza, è pura Forza; come il fuoco, è uno strumento pericoloso e ha un'energia indomabile. Nemmeno per un istante dovrebbe essere lasciato alla mercé di forze irresponsabili, perché la trappola che tende alla libertà del cittadino sa di miele ma attanaglia come i ceppi, e una volta che è scattata è assai difficile disinnescarla». È una massima che il Parlamento italiano dovrebbe scolpire nel suo emiciclo. È una filosofia che il decreto Visco - chiamiamolo come merita, e lasciamo da parte le polemiche su Bersani e sull'agenda Giavazzi - sconfessa nella maniera più plateale. C'è solo l'imbarazzo della scelta, per illustrarne la portata ostile alla libertà economica degli individui. Del collasso imposto al settore immobiliare - un miliardo e mezzo di valori di Borsa andati in fumo - grazie alla sottostima del gettito per via dell'originario regime di indeducibilità dell'Iva previsto nel decreto, si è scritto molto. Pensate a che cosa sarebbe successo, se Tremonti avesse presentato un decreto che sottostimava il gettito per un fattore pari a sessanta volte - 60! - quello previsto nella relazione tecnica di accompagnamento del decreto. Ma si pensi altresì all'eliminazione della possibilità per autonomi e imprese minori di sottrarre perdite dal reddito complessivo, dovendole portare in deduzione nei successivi esercizi. Alla comunicazione dell'elenco clienti e fornitori, che costituisce la reintroduzione di un adempimento vessatorio e intrusivo nella sfera di riservatezza dei singoli, senza alcun effettivo beneficio fiscale al fatto che per scoraggiare il lavoro autonomo d'ora in poi l'amministrazione fiscale sarà tenuta a un'istruttoria preventiva, per concederci o meno l'apertura di una partita Iva. Contro la libertà Pensate al nuovo obbligo imposto alle Camere di Commercio e Industria, di comunicare dati delle imprese all'anagrafe tributaria a spese delle imprese, dati estrapolati dai bilanci con il rischio di operazioni incomplete, imprecise e pericolose. Pensate ai nuovi poteri attribuiti alla Guardia di Finanza, che potrà inviare questionari a contribuenti o terzi sanzionando la mancata o incompleta risposta per fini diversi da quelli tributari. O ancora: all'incredibile limite di importo, di soli cento euro (mille per il primo anno), per pagamenti in contanti in favore di autonomi e professionisti, costringendo per ogni importo superiore all'uso di mezzi di pagamento propri del canale bancario, con conseguente aggravio di costi e adempimenti amministrativi, allo scopo di realizzare una ulteriore schedatura di tutte le operazioni economiche effettuate. Pensate alla facoltà che avranno gli agenti della Riscossione s.p.a., che potranno acquisire qualunque tipo di informazione presso tutti i soggetti pubblici o privati che li detengono, con sconfinamenti immensi nella sfera dei dati privati a prescindere da quelli fiscalmente rilevanti. Pensate alle comunicazioni che tutte le banche e gli intermediari finanziari dovranno trasmettere per ciascuna nostra transazione finanziaria all'Anagrafe tributaria, informandola anche - non si sa a che titolo - della natura dei rapporti che giustificano le movimentazioni di denaro. Pensate al fatto che ogni imprenditore dovrà dotarsi di apparecchiature informatiche collegate sempre on line con l'Amministrazione delle Finanze. Pensate che per molte delle nuove modifiche fiscali introdotte per decreto, sono previsti accertamenti retroattivi. Potrei continuare ancora per pagine e pagine. Formidabile avversario Visco merita rispetto, l'ho sempre detto e lo ribadisco. Perché a costruire un Moloch statalista come questo per decreto e sotto stretto vincolo di fiducia, può riuscire solo un uomo di straordinaria passione e temibile ingegno. È un formidabile avversario, per noi liberisti. Caro direttore, alla prossima scarica di mazzate fiscali e di norme vessatorie, in Finanziaria, c'è da sperare che migliaia italiani scrivano la frase di Washington su un cartello, e scendano in piazza. * Vicedirettore Finanza&Mercati |
Franco
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