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Diario
29 Gennaio 2007
LIBERALIZZAZIONI? Soltanto a .....parole!
Al primo giro delle liberalizzazioni applaudii, per poi essere deluso. Al secondo il sapore che resta in bocca è assai sgradevole e, per dirla tutta, l’approccio culturale sembra quello della lotta, trotskista e staliniana, contro i kulaki, i piccoli proprietari terrieri. Queste non sono liberalizzazioni, in certi casi sono l’esatto contrario. Premetto che: le liberalizzazioni sono cosa buona e giusta; poche sono sempre meglio di nessuna; ed il centro destra, nella scorsa legislatura, ha perso molte occasioni. Ma quelle che Bersani scodella oggi sono cosa ben diversa.
Avendo messo assieme materie le più diverse, ed avendo indotto una detestabile confusione fra quel che si trova nel decreto legge e quel che navigherà lentamente in un disegno di legge, il governo ha puntato all’incasso propagandistico dell’effetto annuncio (coprendo la gravissima spaccatura sull’Afghanistan) . Inoltre rende difficili i commenti seri perché si dovrebbe spaziare dal benzinaio al barbiere, che non sono questioni omogenee. Ma pur nella confusione, qualche paletto lo si può fissare:
1. nessuna delle norme annunciate favorisce la concorrenza nella produzione di beni e servizi, ma molte si concentrano nel colpire gli interessi dell’ultimo anello della catena, quello a diretto contatto con i consumatori;
2. nessuna di quelle norme porta liberalizzazione alcuna nel mercato del lavoro, anzi, con le annunciate trovate pensionistiche e con il colpo di mano sul tfr si è reso quell’importante mercato più vincolato;
3. in nessun caso le presunte liberalizzazioni si accompagnano a diminuita pressione fiscale, ed è emblematico il caso dei benzinai, dove si pretende che il prezzo sia flessibile all’aumento dei punti vendita (quando potrebbe essere vero l’opposto) facendo finta di non sapere che per la grandissima parte è determinato da oneri fiscali;
4. dove s’interviene per far cosa gradita ai consumatori, come nelle ricariche telefoniche, si opera in senso opposto alla liberalizzazione, con un provvedimento dirigistico sulla formulazione della tariffa.
Le ricariche sono il giusto esempio per far capire quel che succede. Il sovrapprezzo praticato dalle compagnie telefoniche è ingiustificatamente alto e segna un abuso della posizione. Lo scrissi, su queste pagine, ben prima che Bersani s’accorgesse del problema. Ma le cose da farsi erano due: da una parte le autorità di controllo dovevano intervenire sanzionando l’abuso e modificando la condotta dei gestori; dall’altra il governo avrebbe dovuto consentire un aumento della concorrenza, già da sola in grado di far scendere le tariffe (com’è avvenuto e come avverrà). Invece s’interviene con un decreto per stabilire cosa deve esserci e cosa no in una tariffa, e questa è economia socialista e pianificata, non liberismo e liberalizzazioni. In Sudafrica se paghi dieci una ricarica telefonica ti accreditano traffico per undici, il che è economicamente possibile perché con le ricariche il cliente paga prima, consentendo un vantaggio finanziario al gestore. Per ottenere questo, in Sudafrica, non è intervenuto il governo sulle tariffe, ma si è allargata la concorrenza e si sono fatti entrare gli operatori mobili virtuali con la Virgin di Richard Branson. Questa è una liberalizzazione, che in Italia ancora non c’è, questa si doveva fare, non il decreto sulle tariffe.
L’insidia del decreto, in questo esemplare caso, sta proprio nel mascherarsi dietro una cosa “giusta”, populisticamente facendo appello alla plebe cellularizzata. Ma lo strumento sbagliato aggraverà il problema, rendendo più povero il mercato tutto. La trappola politica sta nell’attendere che gli esponenti dell’opposizione si mettano a cavalcare qualsiasi protesta contro le liberalizzazioni, spesso coprendo egoismi corporativi e consentendo alla sinistra di appropriarsi di una bandiera che onora assai malamente. Non si deve, allora, dire che queste liberalizzazioni sono troppo, ma che sono poco e male. L’Italia ha urgente bisogno di liberalizzare i mercati del lavoro, dell’istruzione, dell’energia, ha bisogno di smontare i centri clientelari e protetti delle Iri municipalizzate, ed anche, magari, di andare a tagliare i capelli il lunedì. Liberalizzare significa colpire le rendite finanziarie ed i potentati, mentre la campagna contro i kulaki non ha nulla, ma proprio nulla a che spartire né con il mercato né con la libertà.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone .it <http://www.davidegi acalone.it>
Pubblicato da Libero
Certo che chi ci (s)governa è davvero fantantisco: far passare per LIBERALIZZAZIONI e provvedimenti "LIBERALI" ciò che va esattamente nella direzione opposta: il peggior dirigismo (per essere teneri) che un Governo potesse partorire e abbia partorito dal dopoguerra ad oggi. Divisi su tutto uniti solo dall'odio dei ceti medi produttivi e berlusconi, forti coi deboli, deboli coi potenti. No, amici miei. questo governo di "fannulloni", iene ridens, sanguisyghe, amici dei terroristi, no-global, fondamentalisti, non ci rapprresenta in alcun modo e ci sta portando al collasso economico e politico. No, noi non ci stiamo. Lotta con noi per cambiare per davvero l'Italia, per una vera RIVOLUZIONE LIBERALE, per dfendere i Principi dell' Occidente Libero che non si arrende. Perchè la RIVOLUZIONE, quella vera, è ancora possibile!
Hasta la libertad, siempre!
CIRCOLO PER LA LIBERTA' Luig EINAUDI_ITALIA MODERATA
Unione per le Libertà
Contro lo "Stato di Diritto". Sempre più....sudditi anzichè "CITTADINI"
Sunday, January 28, 2007 - www.pensalibero .it
APPELLO PER LE ASSOLUZIONI E DDL MASTELLA INDEBOLISCONO LO STATO DI DIRITTO
Se c’era qualche dubbio sulla priorità assoluta che deve guidare l’azione della Casa comune dei laici e liberalsocialisti una volta che sia stata edificata, due improvvide iniziative di queste ultime ore ce lo ha tolto. Mi riferisco alla sentenza della Corte Costituzionale sulla inappellabilità delle sentenze assolutorie e al disegno di legge presentato dal ministro Mastella che colpisce le discriminazioni per motivi razziali, etnici o religiosi. Questi due atti, apparentemente indipendenti, sono legati da uno stesso filo nefasto: quello che unisce tutte le manifestazioni dello Stato tendenti a schiacciare il cittadino trattandolo da suddito. L’inappellabilità delle sentenze di assoluzione è un principio cardine delle democrazie liberali: basti pensare ai tempi praticamente illimitati che ha a disposizione l’accusa per perseguire i reati (e alle sofferenze senza fine cui è sottoposto chiunque, colpevole o no, incappi nelle maglie della giustizia). Come se non bastasse, l’appello da parte dell’accusa nei confronti di un imputato assolto porta ad un’altra aberrante conseguenza : quella di un cittadino dichiarato innocente dopo un pubblico dibattimento nel quale vengono esaminati testimoni e prove, e colpevole, invece, in secondo grado, sulla base di soli documenti. Gravi per le libertà anche le conseguenze del DdL Mastella. Nonostante alcune modifiche, si prevede la punibilità delle opinioni: che, si sa, sono mutevoli sia in chi le manifesta, sia in chi le giudica. Dunque, anche in questo caso, il cittadino è messo alla mercè dello Stato. Ecco: si pensi a tutto questo. E si pensi anche a cosa è stato fatto per minare il concetto di sovranità popolare ( elezioni a liste bloccate, poteri e soldi ai partiti senza il corrispettivo della democrazia interna, etc.). Sarà facile, allora, individuare la priorità assoluta dei laici, liberali e socialisti: le libertà, i diritti ed anche la sovranità dei cittadini. Niente di strano che ai liberali che lo inventarono secoli fa, tocchi anche oggi di difendere lo Stato di Diritto. La democrazia non si conquista una volta per tutte. Ed è per questo che la cultura liberale è sempre attuale.(N. C.)
Condividiamo in pieno. Ma ormai nulla più ci stupisce |